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 Caso Calipari. Una sentenza da provincia dell'Impero.

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alekos18

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MessaggioTitolo: Caso Calipari. Una sentenza da provincia dell'Impero.   Sab Ott 27 2007, 16:14

La terza corte d'Assise di Roma proscioglie Mario Lozano, l'ex marine USA che uccise il dirigente dell'intelligence italiana, Nicola Calipari, il 4 marzo 2005. Il marine faceva parte di un gruppo di militari statunitensi che, ad un posto di blocco, sparò al passaggio dell'auto che riportava all'aeroporto di Baghdad la giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena, appena rilasciata dai suoi rapitori. Il suo rapimento aveva di fatto concorso, in Italia, a tenere desta l'attenzione sulle vicende irachene e a interrogarsi sul senso della presenza del nostro paese all'operazione di aggressione voluta dall'alleato/padrone USA. Per chiudere al più presto una imbarazzante -politicamente- vicenda, il governo di allora, presieduto da Berlusconi, decise di avviare con i rapitori delle trattative. La scelta, dettata esclusivamente da ragioni opportunistiche, non fu affatto gradita alla Casa Bianca. Che a dirigere l'operazione e a recarsi personalmente in Iraq fosse un alto dirigente del Sismi come Calipari, rende l'idea dell'importanza attribuita alla vicenda. Era necessario stemperare critiche e proteste che, sentite o opportunistiche che fossero (penso al centrosinistra pacifista allora, e ora, al governo, sfacciato continuatore della stessa linea di politica estera filo-USA), finissero con il puntellare negativamente il governo. Sino all'ultimo gli agenti dei servizi segreti statunitensi cercarono di silurare quella liberazione. Quando tutto sembrava riuscito, sulla strada dell'aeroporto per Baghdad, in circostanze molto sospette e mai chiarite, quella sparatoria, giustificata poi dai militari statunitensi con versioni più volte modificate e con argomentazioni che facevano acqua da tutte le parti.

Forte, insomma, il sospetto dell'intenzionalità dei militari statunitensi di sparare. La domanda è: hanno obbedito a degli ordini? Dal processo a Lozano (il cui nome viene scoperto casualmente in seguito ad una ricerca via internet da uno studente di Bologna, mentre le autorità zelantemente servili di questo paese se ne disinteressavano tranquillamente, impegnate a celebrare Calipari come un eroe e ad utilizzare la sua morte per rinsaldare, in nome di un inappropriato e fuorviato concetto di patria, il ruolo subalterno dell'Italia al padrone imperialista) forse qualche elemento in più per capire sarebbe emerso. E invece "non luogo a procedere", dichiarano i giudici, per "difetto di giurisdizione". Accolte le argomentazioni dell'avvocato di Lozano (mai comparso davanti all'autorità giudiziaria italiana per rispondere dell'accusa di omicidio volontario) che sosteneva il difetto di giurisdizione alla luce dell'adesione dell'Italia ad una risoluzione voluta dagli USA in Consiglio di Sicurezza secondo la quale tutto il personale della coalizione che opera in Iraq è sottoposto alla giurisdizione dello Stato di invio. A capire il peso politico della vicenda, basti l' "apprezzamento" al Pentagono che Ed Hayes, l'avvocato statunitense di Lozano, celebre penalista del foro di New York (negli anni Ottanta una star di celebri processi di mafia), ha ritenuto di dover esprimere, a sentenza pronunciata, "per l'appoggio ricevuto" nel risolvere la vicenda.

Colpisce il silenzio sostanziale, al di là di qualche dichiarazione di circostanza, della classe dirigente di destra, di centro e di sinistra di questo paese. Tutti zitti. Ha ragione la vedova a dire che "hanno ucciso Nicola per la seconda volta". Gli stessi che l'hanno incensato come un eroe, quando è tornato in Italia in una bara, ora tacciono e confidano che tutto venga presto dimenticato. La Sgrena, dopo la lettura della sentenza, ha parlato di "accettazione dell'arroganza degli Stati Uniti che non voleva questo processo". Franco Coppi, legale di Rosa Villeco, vedova di Nicola Calipari, nel corso del suo intervento davanti alla terza Corte d'assise, ha detto che "il governo USA ci ha trattato da pezzenti, prendendoci a schiaffi in faccia, rispetto a questa vicenda". Questo Stato, che ricorda una delle tante bananiland di coloniale memoria, è pronto pure a vedersi uccidere i suoi funzionari, per quanto alti in grado siano, pur di non scontentare Sua Maestà imperiale. Ancora una volta emerge in tutta la sua crudezza la condizione servile, coloniale, di questo paese. Non poter punire i crimini commessi dai militari USA, sia nelle zone dove è in atto un conflitto, sia nel nostro stesso Paese, come nel caso del Cermis, dovrebbe mettere in discussione la reciprocità tra Paesi membri di una stessa alleanza internazionale e rendere più problematica la partecipazione dell'Italia alle stesse "missioni" imposte da Washington. Nulla di tutto questo. Vicende come queste restano solo piccole punte dell'iceberg di sostanziale assenza di sovranità di questo paese in tutti gli ambiti e le circostanze che contano. Prescindere da questo nodo di fondo, quali cambiamenti politici e sociali reali nel nostro paese si potrebbero rendere possibili?
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sankara

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MessaggioTitolo: Re: Caso Calipari. Una sentenza da provincia dell'Impero.   Dom Ott 28 2007, 02:06

Ad integrazione del tuo scritto, Alekos, aggiungo che l'ambasciatore statunitense Ronald Spogli, intervistato da la Repubblica (26 ottobre), ha affermato che la decisione sul caso Lozano " rispecchia le aspettative che il governo americano aveva sul caso".

Anche Rosa Villecco Calipari, sempre sulla stessa edizione di la Repubblica, ha parlato a caldo di "sudditanza agli USA", rilevando che persino in Gran Bretagna hanno condannato in contumacia soldati statunitensi che avevano ucciso militari britannici, mentre noi ci tiriamo indietro ancora prima del processo. Ella nota pure che il 14 luglio è stato estradato negli Stati Uniti un cittadino italiano, Benedetto Cruciani, accusato di triplice omicidio e che rischia la pena di morte. "Mi sembra che siamo fin troppo collaborativi", ha concluso la vedova.
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Rodolfo Loffredo



Numero di messaggi : 34
Data d'iscrizione : 31.08.07

MessaggioTitolo: Compagni dai campi e dalle officine!: nessuno risponde...   Mar Nov 13 2007, 23:30

Compagni dai call centers e dalle università, compagni dai vostri i-pod e dai vostri motori...
A questo bruciante "oggetto" posto da Alekos 18 e da Sankara tra il 27 e 28 ottobre (07) nessuno ha fatto eco, nemmeno per dire ok, d'accordo od un pur flebile Yankee go home. E sono passati 16 giorni.
A questo intrigante giallo posto da Alekos 18 e da Sankara tra il 27 e 28 ottobre (07) nessuno ha fatto eco, nemmeno per dire ok, che fare compagni? Io penso che potremmo... od un pur flebile Amerikani porci domani prosciutti. E sono passati 16 giorni.
A questa umiliante sudditanza della grassa Italia richiamata da Alekos 18 e da Sankara tra il 27 e 28 ottobre (07) nessuno ha fatto eco, nemmeno per dire ok, così non si campa più: scendiamo in piazza, facciamo un sit-in od un pur flebile prendiamoli a calci nel culo. E sono passati 16 giorni.
A questo disastroso esser proni del nostro governo raccontato da Alekos 18 e da Sankara tra il 27 e 28 ottobre (07) nessuno ha fatto eco, nemmeno per dire dalla prossima volta non andrò più a votare od un pur flebile Governo lecchino torna nel vasino. E sono passati 16 giorni.
Al servile "Baciamo le mani, Usa!" cantato in falsetto dalla Nostra Magistratura di cui Alekos 18 e da Sankara ci hanno informati tra il 27 e 28 ottobre (07) nessuno ha fatto eco, nemmeno per dire Uffa! od un pur flebile magistratura strisci sicura e ci fa paura. E sono passati 16 giorni.
A questo furbetto inchinarsi prostrati al bacio del sacro anello imperiale dinnanzi al Padrone americano da parte della inesistente ma assai affarista sinistra italiana raccontato da Alekos 18 e da Sankara tra il 27 e 28 ottobre (07) nessuno ha fatto eco, nemmeno per dire ok, you care, Veltrò? e Bertinotti che vo? od un pur flebile D'Alema tornatene dai Blair e chiudiciti!. E sono passati 16 giorni.
SONO PASSATI 16 GIORNI. In 16 giorni si fa una rivolta, si scrive una tesi, ci si scambiano fiumi di proposte o di analisi. Ci si strappano i capelli o si riflette fitto fitto. NO, nessun riverbero, nessun feed-back, non un pigolìo.
C'E' DEL MARCIO NEI 300 E PASSA COMPAGNI REGISTRATI NEL FORUM.
il vostro pessimo Rodolfo
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alekos18

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Numero di messaggi : 999
Data d'iscrizione : 04.04.07

MessaggioTitolo: Re: Caso Calipari. Una sentenza da provincia dell'Impero.   Mer Nov 14 2007, 02:37

Rodolfo Loffredo ha scritto:
Compagni dai call centers e dalle università, compagni dai vostri i-pod e dai vostri motori...
A questo bruciante "oggetto" posto da Alekos 18 e da Sankara tra il 27 e 28 ottobre (07) nessuno ha fatto eco, nemmeno per dire ok, d'accordo od un pur flebile Yankee go home. E sono passati 16 giorni.
A questo intrigante giallo posto da Alekos 18 e da Sankara tra il 27 e 28 ottobre (07) nessuno ha fatto eco, nemmeno per dire ok, che fare compagni? Io penso che potremmo... od un pur flebile Amerikani porci domani prosciutti. E sono passati 16 giorni.
...
SONO PASSATI 16 GIORNI. In 16 giorni si fa una rivolta, si scrive una tesi, ci si scambiano fiumi di proposte o di analisi. Ci si strappano i capelli o si riflette fitto fitto. NO, nessun riverbero, nessun feed-back, non un pigolìo.
C'E' DEL MARCIO NEI 300 E PASSA COMPAGNI REGISTRATI NEL FORUM.
il vostro pessimo Rodolfo

Sai, Rodolfo, magari il problema fosse limitabile ai "300 e passa compagni registrati nel forum [ohibò, ancora non ci sono... ci rallegra il tuo ottimismo, e comunque puntiamo oltre, nda]" rei, a tuo dire, di non aver mostrato "nessun riverbero, nessun feed-back, non un pigolìo" alle ragioni che hai esposto condivisibilmente (per me) con dovizia anaforica. Il fatto di cui sopra è stato trattato dai tg nazionali e ha avuto spazio anche in programmi di info-intrattenimento (l'accostamento, non mio, è molto ammmerikano e significativo in sé, nel suo stesso definirsi). Trattasi (il caso Calipari è solo uno dei molteplici epifenomeni di una questione irrisolta di fondo di questo paese: la sua decolonizzazione) di fatti di una tale solarità da chiamare in causa milioni e milioni di residenti in Italyland ben più (per il numero, intendo) dei "300 e passa".

Viviamo in un paese, del resto, dove un poliziotto (domenica scorsa) spara in aria due colpi per sedare una rissa presuntivamente in corso ed uno "accidentalmente" -precisa il questore di Arezzo- colpisce alla nuca, dritto per dritto, uno dei presunti rissaioli, un giovane che stranamente è intento a ciò, stando seduto in macchina. Acrobazie balistiche autonome e bizzarre di un proiettile, che ricorda quello altrettanto maligno e "accidentale" che ammazzò Carlo Giuliani a Genova (2001), anch'esso arrivato ad uccidere, sempre "accidentalmente" è chiaro, per via di un sasso malandrino che in volo aveva deviato il corso peregrino, spensierato e allegro di quell' "oggetto volante" (il proiettile) in -par di capire- autonoma mobilità. "Muro di gomma", si titolò un simpatico film su un altro caso, l'abbattimento su Ustica (1980) del DC-9 dell'Itavia: 81 morti. Ricorderai senz'altro...

"Muro di gomma", cloroformizzazione delle coscienze, colonizzazione, eccetera. Aspetti diversi del solito problema che evochiamo, caro Rodolfo, rovesciandolo, nel nostro stesso nome: "Indipendenza". Senza scadere nel fatalismo, nel disincanto, nella rassegnazione -che sa tanto di connivenza oggettiva con il [scusa il termine un po' così...] nemico- badiamo a non gettar via il mitico, evocatissimo (e preoccupatissimo) bambino con l'acqua sporca, pardòn, "marcio". La pazienza è rivoluzionaria. A vossignoria piacendo.
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lu agnello



Numero di messaggi : 9
Data d'iscrizione : 05.11.07

MessaggioTitolo: In risposta all'indignazione di Rodolfo   Mer Nov 14 2007, 12:32

Salve!
Con questa lettera desidero sollecitare il nostro forum ad una necessaria, salutare maggiore attenzione circa le riflessioni proposte ieri dal "pessimo Rodolfo", nella consapevolezza che non ci potrà essere nessun altro mondo possibile senza un forte recupero di dignità, autonomia, indipendenza. Alcune considerazioni:
Dopo aver appreso dell’(annunciatissima) assoluzione del soldato statunitense Mario Lozano, quello che aprì il fuoco sulla macchina in cui c’erano la giornalista del Manifesto e l’alto funzionario del Sismi che rimase ucciso – perché il proscioglimento? Perché l’Italia ha recepito la risoluzione del Consiglio di sicurezza secondo cui per i militari inviati in Iraq è competente la giurisdizione del Paese d’invio… – Rosa Villecco vedova Calipari ha annunciato di voler restituire la al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano la medaglia d’oro alla memoria.
Come biasimarla?
Soprattutto: perché l’Italia, inopinatamente, vuole assassinare la Verità?
L'assenza d'adeguata reazione tradisce l'assuefazione allo stato esistente delle cose, da parte, ormai, anche di quelle forze che quanto meno dovrebbero sentirsi dirette espressioni di valori come dignità, autonomia, sovranità popolare, rispetto delle regole, indipendenza, ecc... Già con il "caso Calipari" e con l'altro, scandaloso, caso dell'Imam di Milano, sequestrato, rapito e torturato da un nugolo (14!?!) di agenti Cia abbiamo dovuto registrare la sostanziale assenza di una proporzionata reazione, tanto più inquietante se si tiene presente la massiccia, sistematica campagna di mobilitazione ideologica scatenata dalle forze di destra attorno al tema della così detta "lotta al terrorismo".
Dopo una camera di consiglio durata più di due ore è arrivato il pronunciamento della Corte che ha posto fine al processo a Lozano, mai comparso davanti all'autorità giudiziaria italiana. La Corte di Assise, in particolare, ha accolto le argomentazioni dell'avvocato difensore del marine, Alberto Biffani. Tra le tesi sostenute dal legale, appunto, il difetto di giurisdizione alla luce dell'adesione dell'Italia ad una risoluzione del Consiglio di Sicurezza. Secondo questa risoluzione tutto il personale della coalizione che opera in Iraq sarebbe sottoposto alla giurisdizione dello Stato di invio.
Anche non volendo entrare nel merito dell'interpretazione normativa adottata oggi dalla Corte di Assise, rimane il fatto che così l'uccisione di Nicola Calipari rischia di restare un delitto impunito e un evidente caso di giustizia negata. E questo non può che suscitare sfiducia e rifiuto in qualsiasi cittadino che voglia credere in un sistema giudiziario capace di assicurare diritto e verità.
Alcune dichiarazioni "a caldo", subito dopo la sentenza di assoluzione del marine americano:
Sgrena: "Ha vinto l'arroganza americana"
"Penso che questa decisione sia incredibile e che sia ancora una volta l'accettazione dell'arroganza degli Stati Uniti". E' il commento a caldo di Giuliana Sgrena, giornalista del Manifesto, pochi minuti dopo la lettura della sentenza. La decisione, ha spiegato la giornalista rapita per un mese a Baghdad, dà ragione agli Usa "che non volevano questo processo e hanno fatto di tutto per impedirlo". Si tratta anche di "una rinuncia alla ricerca della verità sull'omicidio di Calipari e su quello che è successo quella notte a Baghdad". "Di fatto - conclude Sgrena - l'Italia rinuncia alla sua sovranità attraverso questa sentenza".
Soddisfazione, al contrario, è stata espressa dallo stesso Biffani (difensore di Lozano): "Il nostro ordinamento è un sistema coi fiocchi in grado di correggere errori di esercizio dell'azione penale".
Concludo questa lettera con tre dichiarazioni della stessa vedova Calipari che, mi auguro, solleticheranno le coscienze di chi finora ha più comodamente deciso di "lavarsene le mani".
La vedova: "Ucciso per la seconda volta"
"Hanno ucciso Nicola per la seconda volta, e stavolta in nome del popolo italiano". E' duro il commento di Rosa Villecco Calipari. La senatrice parla di una conclusione "contraddittoria": "La Corte ha dovuto decidere sulla qualificazione del delitto politico senza conoscere gli atti. La sovranità del nostro Stato si ferma davanti alla discrezionalità di un cittadino straniero che decide di non mettere piede in territorio italiano". Rosa Villecco ha saputo la notizia mentre era in aula in senato: "Casson è intervenuto a fine seduta per chiedere l' intervento immediato in aula del ministro della Giustizia per avere delucidazioni".

"Forse dovrei rinunciare alla medaglia".
"Non possiamo chiedere giustizia su quello che il popolo italiano ha definito un eroe e non abbiamo la possibilità di giudicare chi ha ucciso mio marito, al quale lo Stato Italiano ha dato la medaglia d'oro al valor militare. Forse dovrei rinunciare alla medaglia", dice con amarezza Rosa Villecco Calipari. "Mi chiedo che senso, infatti, ha se poi non si può giudicare in contumacia e stabilire che cosa è accaduto - spiega -. E' un fatto sorprendente che non abbiamo giurisdizione sull' omicidio di Nicola. Ancora una volta sudditi...".

"Non mi fermo"
Lo sconcerto però non cambia la determinazione di Rosa Villecco a "cercare la verità": "Aspetto le motivazioni dopodichè ho la possibilità di ricorrere in Cassazione. Ma andrò oltre in ogni sede competente... c'è la Corte di Giustizia Europea. Non mi fermo. Non è possibile che io non possa avere contezza di quello che è successo. Voglio affermare il diritto mio e dei miei figli a sapere se, oltre alla responsabilità diretta di Mario Lozano, ci sono altri responsabili".

Su tutto questo resto a riflettere "fitto fitto".
E sono passati 17 giorni.
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Rodolfo Loffredo



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MessaggioTitolo: Ok, nice, my friend: uccisi per sbaglio e per il gusto di...   Mer Nov 14 2007, 12:40

Ok, nice, my friend Alekos 18! Non so dissentire. /Un particolare. Non ho difficoltà ad individuare il mio nemico, ed a chiamarlo nemico. Guarda caso "nemico di classe", se sei d'accordo. /// Quanto agli uccisi inciampando - ed agli altri uccisi o malmenati-massacrati in posti nascosti - ci sarebbe da fare (ri-fare) e ripubblicare aggiornati, periodicamente ed ossessivamente, gli elenchi. Degli uccisi per "ragion di Stato" e degli uccisi "per il gusto di farlo", "per affermare il proprio potere" o "per fottere un comunista". Sennò rischiamo - per la tendenza a sintetizzare della memoria - a credere che siano stati solo Giorgiana Masi e pochi altri. Sappiamo il nome di Bobby Sands - Marcella - ma degli altri nove non solo non sappiano i nomi MA NON CI RICORDIAMO PIU' CHE CE NE FURONO ALTRI NOVE! Vedi, così a caldo io non so più scrivere il nome di quel compagno-ragazzo che dopo pestaggi inimmaginabili fu lasciato morire in cella - agonìa di giorni - senza chiamargli il medico= ché certo anche il più venduto dei medici non avrebbe potuto coprire la cosa. E' un esempio. Ma facciamo la conta a chi si ricorda di chi era Pedro? E non era uno sconosciuto...
E chi ha scritto mai del vezzo di interrogare personalmente a manganellate sulle ginocchia gli autonomi interrogandi di quel magistrato che oggi è - efficiente pare ed intelligentissimo in verità - capo dell'Antimafia o simile entità? Me ne sfugge il nome ma è toscano, sguardo acuto e buon parlar chiaro - ma aveva quel vizietto! Come si può? (Oddìo, sarò prelevato da due volanti e portato chissà dove! Non sono un eroe, porcavacca! Avvisatemi i familiari, ed un avvocato del nord, ché qui sono tutti connessi!)
Vedi, Alekos18, io (ma non solo io, of course) ho una bella storia di uno, - un marginale, ma scelto come capro espiatorio in una sporca faccenda tra Mafia & Carabinieri e non precisati Poliziotti + Magistrati distratti - torturato all'inverosimile in una stazioncina di polizia di campagna, confesso, ma riconosce il posto di campagna e ci porta il magistrato: ovviamente senza esiti per i torturatori né chiarezza sulla sua posizione di presunto reo e reo confesso a mezzo tortura. E nulla gli impedirà di essere indotto al suicidio in carcere per chiudere la faccenda con soddisfazione di tutti. Della storia si occuparono anche periodici di controinformazione, e in carcere lo aiutò Sante Notarnicola che cercò di tirarlo fuori dalla depressione; poi accortisi di questo li separarono; e proseguì l'induzione al suicidio. Si chiamava Vesco, era considerato lo scemo del paese - non era scemo, ma uno per i cazzi suoi - gli mancava una mano ma gli attribuirono un intero massacro - lui da solo - di tre o quattro Carrubbinieri nella loro piccola casermetta di campagna. Che nemmeno Charles Bronson o l'Uomo Bionico...
Ma a Voi le storie di cultura mafiosa non interessano, s'è capito dalla primavera scorsa. Ed allora scusate - lettori e professori - dello spazio occupato. La prossima ve la scriverò - tutta in filosofese - sulle aporìe del terzo libro del Capitale. Così qualche pirlottone da " vero forum politico" potrà farci la sua bella figura replicando anche lui in filosofese stretto.
Con amore e squallore rodolfo.
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MessaggioTitolo: Re: Caso Calipari. Una sentenza da provincia dell'Impero.   Gio Nov 15 2007, 01:58

Rodolfo, ho spostato la risposta di Alekos al tuo postato in "Parliamo di Indi", alla voce "Liberazione nazionale e lotte di classe". Il tema merita uno spazio di discussione autonomo. Ciao
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