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 FIAT, art. 18 ed euroatlantismo

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alekos18

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MessaggioTitolo: FIAT, art. 18 ed euroatlantismo   Sab Mar 24 2012, 15:10

FIAT, art. 18 ed euroatlantismo

A Melfi la FIAT ha licenziato tre operai "per liberarsi di sindacalisti che avevano assunto posizioni di forte antagonismo". Sono i giudici del lavoro della Corte d'Appello di Potenza a parlare così, nelle motivazioni della loro sentenza letta lo scorso 23 febbraio. Un abuso della FIAT, quindi, una discriminazione in tema di diritti sociali e costituzionali, una violazione della legge conclamata ed impunita. La Corte infatti, un mese fa, ha stabilito il reintegro dei tre operai (Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli) cui la FIAT ha replicato comunicando loro che "non intende avvalersi delle prestazioni lavorative" (stipendio garantito, ma lontano dalle linee produttive).
Disattendendo arrogantemente una sentenza, questi operai sono fuori dal proprio posto di lavoro ed è pressoché certo che non rientreranno più in fabbrica.

Ora, con la riforma del "mercato del lavoro" e lo svuotamento dell'art. 18 (adesso nel privato e poi nel pubblico impiego), imposti dall'Europa come uno (non unico) dei punti di (contro)riforma anti-sociale ed anti-nazionale esplicitamente indicati nella lettera di commissariamento dell'asse UE-BCE-FMI all'Italia dell'agosto scorso e che hanno portato, con il decisivo protagonismo euroatlantico del presidente della Repubblica Napolitano, al varo del governo Monti, ci si rende conto dello scenario in cui già ci troviamo? Ci si rende conto della china di cui stiamo vivendo solo gli inizi? Riconquistare dignità, rispetto, diritti sociali, sarà possibile solo con la conquista della sovranità, con il ripristino, l'applicazione e lo sviluppo dei princìpi della Costituzione della Repubblica italiana, princìpi negati dai Trattati europei e cancellati dalle disposizioni commissariali euroatlantiche.

Questo "modello di società" di tipo americano, veicolato ed imposto progressivamente, con i suoi "stop&go" tramite l'Unione Europea, non ci appartiene, non rispetta gli interessi ed i diritti della nostra (e a ben vedere di nessuna, in Europa) collettività nazionale, popolare, nega sensatezza alla vita dei più. Anche sul terreno dei diritti sociali e del lavoro, non c'è difesa possibile senza riportare in Patria la sovranità. Una sovranità che sarà effettiva e avrà senso solo se si accompagnerà ad un'idea di società liberata da dominanti esterni (Stati Uniti e Unione Europea come loro "terminale") ed interni. Perché, parafrasando l'irlandese James Connolly, noi non dobbiamo e non possiamo concepire un'Italia libera con una classe lavoratrice oppressa.

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