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 Quale azione politica

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Matteo ts

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MessaggioTitolo: Quale azione politica   Ven Dic 09 2011, 02:58

alekos18 ha scritto:
etrusco ha scritto:
credo che sia necessario organizzare un'opposizione vasta il più possibile e quindi cercare il contributo di tutti. Che ne pensi alekos? Credi possibili alleanze strategiche su singole lotte e questioni con forze di cultura e idee diverse da noi? Come vedi la possibilità di eventuali strategie comuni ai mov a 5 stelle?
Un movimento di liberazione è plurale per sua definizione. Quanto alla diversità, in politica non è mai 'a scatola chiusa'. C'è diversità e diversità. Le "alleanze strategiche", come le definisci tu, sono certamente non solo possibili, ma anche necessarie, particolarmente in questa fase. Restano però decisivi sia i contenuti, quantunque parziali e pur con distinguo, sia le prospettive, che siano pure differenti, ma non tali da contenere divergenze che configurino mondi incompatibili.
Sono d'accordo, anche a me pare evidente la necessità di unire le forze.
Un possibile passo in avanti potrebbe essere la creazione di una sorta di "Piattaforma per la sovranità" capace di riunire realtà diverse accomunate da valori condivisi.

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alekos18

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MessaggioTitolo: Re: Quale azione politica   Ven Dic 09 2011, 04:12

Matteo ts ha scritto:
alekos18 ha scritto:
etrusco ha scritto:
credo che sia necessario organizzare un'opposizione vasta il più possibile e quindi cercare il contributo di tutti. Che ne pensi alekos? Credi possibili alleanze strategiche su singole lotte e questioni con forze di cultura e idee diverse da noi? Come vedi la possibilità di eventuali strategie comuni ai mov a 5 stelle?
Un movimento di liberazione è plurale per sua definizione. Quanto alla diversità, in politica non è mai 'a scatola chiusa'. C'è diversità e diversità. Le "alleanze strategiche", come le definisci tu, sono certamente non solo possibili, ma anche necessarie, particolarmente in questa fase. Restano però decisivi sia i contenuti, quantunque parziali e pur con distinguo, sia le prospettive, che siano pure differenti, ma non tali da contenere divergenze che configurino mondi incompatibili.
Sono d'accordo, anche a me pare evidente la necessità di unire le forze.
Un possibile passo in avanti potrebbe essere la creazione di una sorta di "Piattaforma per la sovranità" capace di riunire realtà diverse accomunate da valori condivisi.
Nel concreto, a quali forze ci si riferisce? Non vorrei, però, che si finisca con la solita sommatoria astratta di sigle. Perché non individuare forze che possano realisticamente convergere e collaborare per un'oggettiva consonanza di valori e d'intenti? E poi, perché non ci s'interroga sulle intelligenze individuali e collettive, sui settori sociali, culturali, produttivi, politici che sarebbero davvero interessati a certi discorsi e su come intercettarli, dialogare e interagire concretamente con loro?
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Matteo ts

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MessaggioTitolo: Re: Quale azione politica   Ven Dic 09 2011, 22:11

alekos18 ha scritto:
Matteo ts ha scritto:
alekos18 ha scritto:
etrusco ha scritto:
credo che sia necessario organizzare un'opposizione vasta il più possibile e quindi cercare il contributo di tutti. Che ne pensi alekos? Credi possibili alleanze strategiche su singole lotte e questioni con forze di cultura e idee diverse da noi? Come vedi la possibilità di eventuali strategie comuni ai mov a 5 stelle?
Un movimento di liberazione è plurale per sua definizione. Quanto alla diversità, in politica non è mai 'a scatola chiusa'. C'è diversità e diversità. Le "alleanze strategiche", come le definisci tu, sono certamente non solo possibili, ma anche necessarie, particolarmente in questa fase. Restano però decisivi sia i contenuti, quantunque parziali e pur con distinguo, sia le prospettive, che siano pure differenti, ma non tali da contenere divergenze che configurino mondi incompatibili.
Sono d'accordo, anche a me pare evidente la necessità di unire le forze.
Un possibile passo in avanti potrebbe essere la creazione di una sorta di "Piattaforma per la sovranità" capace di riunire realtà diverse accomunate da valori condivisi.
Nel concreto, a quali forze ci si riferisce? Non vorrei, però, che si finisca con la solita sommatoria astratta di sigle. Perché non individuare forze che possano realisticamente convergere e collaborare per un'oggettiva consonanza di valori e d'intenti? E poi, perché non ci s'interroga sulle intelligenze individuali e collettive, sui settori sociali, culturali, produttivi, politici che sarebbero davvero interessati a certi discorsi e su come intercettarli, dialogare e interagire concretamente con loro?

Mi riferisco a quelli che tu in termini più ricercati dipingi come "intelligenze individuali e collettive, settori sociali, culturali, produttivi, politici che sarebbero davvero interessati a certi discorsi".
Che sia chiaro: non ho la ricetta della soluzione, il mio è uno spunto fondato sulla necessità di costruire ponti.

Nello specifico penso ad intellettuali come Paolo Barnard, Antonella Randazzo, Ida Magli per esempio. O a ristretti circoli culturali che si occupano di "contro-informazione" et similia.
Penso a BancaEtica come punto di riferimento per ciò che concerne il settore finanziario.
Quanto a settori strettamente politici lo scenario è più greve e per quanto mi riguarda non mi pare di scorgere interlocutori in merito, per lo meno adesso:chissà alcuni settori del movimento 5 stelle, ma sono perplesso...ad ogni modo ti rigiro la domanda, proponendola anche agli altri frequentatori del presente forum.

Ribadisco che trattasi di spunti, non di ricette: sta di fatto che per quanto riguarda le modalità di contatto, se non ci si ferma ad essa la possibilità di comunicazione via internet aiuta- come insegna l'esperienza zapatista-.

Mazzini diceva: "Pensiero e Azione".





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alekos18

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MessaggioTitolo: Re: Quale azione politica   Sab Dic 10 2011, 02:38

Matteo ts ha scritto:
alekos18 ha scritto:
Matteo ts ha scritto:
Sono d'accordo, anche a me pare evidente la necessità di unire le forze.
Un possibile passo in avanti potrebbe essere la creazione di una sorta di "Piattaforma per la sovranità" capace di riunire realtà diverse accomunate da valori condivisi.
Nel concreto, a quali forze ci si riferisce? Non vorrei, però, che si finisca con la solita sommatoria astratta di sigle. Perché non individuare forze che possano realisticamente convergere e collaborare per un'oggettiva consonanza di valori e d'intenti? E poi, perché non ci s'interroga sulle intelligenze individuali e collettive, sui settori sociali, culturali, produttivi, politici che sarebbero davvero interessati a certi discorsi e su come intercettarli, dialogare e interagire concretamente con loro?
Mi riferisco a quelli che tu in termini più ricercati dipingi come "intelligenze individuali e collettive, settori sociali, culturali, produttivi, politici che sarebbero davvero interessati a certi discorsi".
Che sia chiaro: non ho la ricetta della soluzione, il mio è uno spunto fondato sulla necessità di costruire ponti.

Nello specifico penso ad intellettuali come Paolo Barnard, Antonella Randazzo, Ida Magli per esempio. O a ristretti circoli culturali che si occupano di "contro-informazione" et similia.
Penso a BancaEtica come punto di riferimento per ciò che concerne il settore finanziario.
Quanto a settori strettamente politici lo scenario è più greve e per quanto mi riguarda non mi pare di scorgere interlocutori in merito, per lo meno adesso:chissà alcuni settori del movimento 5 stelle, ma sono perplesso...ad ogni modo ti rigiro la domanda, proponendola anche agli altri frequentatori del presente forum.

Ribadisco che trattasi di spunti, non di ricette: sta di fatto che per quanto riguarda le modalità di contatto, se non ci si ferma ad essa la possibilità di comunicazione via internet aiuta- come insegna l'esperienza zapatista-.

Mazzini diceva: "Pensiero e Azione".
Spunti utili a migliorare o ad allacciare rapporti politici sono sempre ben accetti. Degli "intellettuali" che citi, però, con due su tre non sapremmo cosa condividere, il terzo è da conoscere meglio. I "ristretti circoli culturali che si occupano di contro-informazione et similia" quali sono?

Oggi urge un fronte patriottico per la sovranità e che sia molto connotato a sinistra. Nelle analisi, nei contenuti, nelle proposte, più che nel reiterare definizioni.
Quest'anima costitutiva è necessaria perché dobbiamo non solo liberarci da pesantissime subalternità verso l'estero, ma anche riscrivere formazione e rapporti di società in modo profondamente diverso dall'attuale.

Il nostro orientamento è quello di lavorare per una sinistra patriottica che sia l'anima di questo progetto.
Dalle iniziative che teniamo autonomamente e anche osservando le realtà con cui non disdegnamo di costruirne altre, puoi cogliere la direzione del nostro lavoro politico. Ma non siamo ancora ai livelli e alla qualità di rapporti che vorremmo. C'è molto lavoro politico da fare e siamo attenti ai suggerimenti, agli spunti, ai contatti che ci possano essere segnalati.
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Matteo ts

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MessaggioTitolo: Quale azione politica   Sab Dic 10 2011, 15:14

alekos18 ha scritto:
Matteo ts ha scritto:
alekos18 ha scritto:
Matteo ts ha scritto:
Sono d'accordo, anche a me pare evidente la necessità di unire le forze.
Un possibile passo in avanti potrebbe essere la creazione di una sorta di "Piattaforma per la sovranità" capace di riunire realtà diverse accomunate da valori condivisi.
Nel concreto, a quali forze ci si riferisce? Non vorrei, però, che si finisca con la solita sommatoria astratta di sigle. Perché non individuare forze che possano realisticamente convergere e collaborare per un'oggettiva consonanza di valori e d'intenti? E poi, perché non ci s'interroga sulle intelligenze individuali e collettive, sui settori sociali, culturali, produttivi, politici che sarebbero davvero interessati a certi discorsi e su come intercettarli, dialogare e interagire concretamente con loro?
Mi riferisco a quelli che tu in termini più ricercati dipingi come "intelligenze individuali e collettive, settori sociali, culturali, produttivi, politici che sarebbero davvero interessati a certi discorsi".
Che sia chiaro: non ho la ricetta della soluzione, il mio è uno spunto fondato sulla necessità di costruire ponti.

Nello specifico penso ad intellettuali come Paolo Barnard, Antonella Randazzo, Ida Magli per esempio. O a ristretti circoli culturali che si occupano di "contro-informazione" et similia.
Penso a BancaEtica come punto di riferimento per ciò che concerne il settore finanziario.
Quanto a settori strettamente politici lo scenario è più greve e per quanto mi riguarda non mi pare di scorgere interlocutori in merito, per lo meno adesso:chissà alcuni settori del movimento 5 stelle, ma sono perplesso...ad ogni modo ti rigiro la domanda, proponendola anche agli altri frequentatori del presente forum.

Ribadisco che trattasi di spunti, non di ricette: sta di fatto che per quanto riguarda le modalità di contatto, se non ci si ferma ad essa la possibilità di comunicazione via internet aiuta- come insegna l'esperienza zapatista-.

Mazzini diceva: "Pensiero e Azione".
Spunti utili a migliorare o ad allacciare rapporti politici sono sempre ben accetti. Degli "intellettuali" che citi, però, con due su tre non sapremmo cosa condividere, il terzo è da conoscere meglio. I "ristretti circoli culturali che si occupano di contro-informazione et similia" quali sono?

Oggi urge un fronte patriottico per la sovranità e che sia molto connotato a sinistra. Nelle analisi, nei contenuti, nelle proposte, più che nel reiterare definizioni.
Quest'anima costitutiva è necessaria perché dobbiamo non solo liberarci da pesantissime subalternità verso l'estero, ma anche riscrivere formazione e rapporti di società in modo profondamente diverso dall'attuale.

Il nostro orientamento è quello di lavorare per una sinistra patriottica che sia l'anima di questo progetto.
Dalle iniziative che teniamo autonomamente e anche osservando le realtà con cui non disdegnamo di costruirne altre, puoi cogliere la direzione del nostro lavoro politico. Ma non siamo ancora ai livelli e alla qualità di rapporti che vorremmo. C'è molto lavoro politico da fare e siamo attenti ai suggerimenti, agli spunti, ai contatti che ci possano essere segnalati.
Qual è il "terzo (intellettuale) da conoscere meglio?"
Quando alludo a "circoli culturali" mi riferisco al Gruppo di studio Avser ad esempio, o alle varie associazioni impegnate nella difesa ambientale del territorio, di cui la Penisola è costellata.

L'equivoco è questo: il fronte patriottico per la sovranità è urgente, e di questo sono d'accordo. Ma dissento sul connotato "di sinistra". La sovranità non è di sinistra o di destra, è la sovranità, punto.
Comprendo pienamente la necessità di liberazione da vincoli esterni e da fardelli interni. E nella volontà di una sinistra patriottica mi ci ritrovo (con qualche distinguo rispetto a concetti come quello di Tradizione). Ma NEL CONTESTO ATTUALE non si rischia forse l'autoghettizzazione, la replica del nefasto schema "delle parrocchiette" -per citare Barnard-? Ce lo possiamo permettere nell'attuale stato di emergenza democratica?

Ripeto: non si tratta di coinvolgere astratte sigle in un minestrone senza capo né coda, ma di cogliere spunti e tematiche condivise e vedere se effettivamente c'è la possibilità se non di un'alleanza, quantomeno di un'istanza comune.

Un esempio pratico: il 4 novembre, Giorno della Vittoria, nella mia città natale i membri del movimento di protesta "occupy" hanno ben pensato di improvvisare una sfilata clownesca per irridere la parata militare. Eppoi vagli a spiegare che Calamandrei, da loro tanto citato, fu Volontario di guerra!
A ragion di ciò, che spazi di agibilità si trovano nella galassia "sinistra d.o.p" di queso Paese?
Io non ne vedo.

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alekos18

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MessaggioTitolo: Re: Quale azione politica   Sab Dic 10 2011, 16:53

Matteo ts ha scritto:
Quando alludo a "circoli culturali" mi riferisco al Gruppo di studio Avser ad esempio. (...). L'equivoco è questo: il fronte patriottico per la sovranità è urgente, e di questo sono d'accordo. Ma dissento sul connotato "di sinistra". La sovranità non è di sinistra o di destra, è la sovranità, punto.
Comprendo pienamente la necessità di liberazione da vincoli esterni e da fardelli interni. E nella volontà di una sinistra patriottica mi ci ritrovo (con qualche distinguo rispetto a concetti come quello di Tradizione). Ma NEL CONTESTO ATTUALE non si rischia forse l'autoghettizzazione, la replica del nefasto schema "delle parrocchiette" -per citare Barnard-? Ce lo possiamo permettere nell'attuale stato di emergenza democratica?
Il punto è che, per noi, per "Indipendenza", i gruppi fascisti&affini –quantunque non centrali in questa fase specifica– sono parte del problema, parte della logica di dominio capitalistico ed imperialistico da cui liberarci. Converrai –per riscontri storici inoppugnabili– che il fascismo del Ventennio è stata una forma di dominio capitalistico ed imperialistico, e che il neofascismo è stato largamente manovalanza e strumento dei poteri atlantici (gli Stati Uniti) che da oltre sessant'anni conculcano la sovranità democratica del popolo italiano.

Ora, il tuo dissenso è certo legittimo, ma dal nostro punto di vista non solo non c'è equivoco ma è espressione di chiarezza e –come dire– di necessaria prospettiva strategica non buttarla in caciara e connotare forma e sostanza della sovranità che si rivendica. Perché, anche a volerla metterla giù facile, a voler essere sbrigativi, c'è sempre da chiedersi a quali interessi risponde –si vuol far rispondere– una sovranità e quale scenario di società si prefigura. Vedi, è un po' come se ci trovassimo nella Germania all'indomani della prima guerra mondiale, di quella grande macelleria umana che fu il primo grande scontro inter-imperialistico del Novecento. Ebbene, al termine di quella guerra lo schieramento imperialistico vincitore impose condizioni di cosiddetta pace durissime alla Germania, la potenza dominante dello schieramento imperialistico sconfitto. In quel paese, nella società, a destra e a sinistra, pressoché ovunque, si diffuse in breve tempo l'indignazione per le pesantissime condizioni economiche e sociali che si accompagnarono a quei diktat.

"Sovranità, punto", dici tu. Beh, al tempo la "sovranità" era rivendicata a destra come a sinistra. Per taluni si trattava di "Volksgemeinschaft" ("Comunità di popolo") e su questo fondamento comunitaristico il nazismo attecchì, sviluppò il suo modo di produzione capitalistico totalitario e la sua particolare forma di sciovinismo imperialistico. Il resto è Storia ed a questa appartengono pure i limiti della sinistra (anche) comunista tedesca dell'epoca che sulla questione nazionale avrebbe dovuto avere ben diverso approccio. Comunque, forse che, prima di allora, prima dell'avvento del nazismo, non vi fosse una condizione di "emergenza democratica", non fosse necessario rivendicare la sovranità rispetto ai dominanti esterni e ai suoi referenti interni? Certo, tutto questo c'era, ma come puoi ben vedere, ieri come oggi, non sono indifferenti natura e direzioni della sovranità. La Storia fornisce anche insegnamenti e noi, per riecheggiare un proverbio russo, non abbiamo dimenticato e abbiamo imparato.
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Matteo ts

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MessaggioTitolo: Re: Quale azione politica   Sab Dic 10 2011, 22:08

alekos18 ha scritto:
Matteo ts ha scritto:
Quando alludo a "circoli culturali" mi riferisco al Gruppo di studio Avser ad esempio. (...). L'equivoco è questo: il fronte patriottico per la sovranità è urgente, e di questo sono d'accordo. Ma dissento sul connotato "di sinistra". La sovranità non è di sinistra o di destra, è la sovranità, punto.
Comprendo pienamente la necessità di liberazione da vincoli esterni e da fardelli interni. E nella volontà di una sinistra patriottica mi ci ritrovo (con qualche distinguo rispetto a concetti come quello di Tradizione). Ma NEL CONTESTO ATTUALE non si rischia forse l'autoghettizzazione, la replica del nefasto schema "delle parrocchiette" -per citare Barnard-? Ce lo possiamo permettere nell'attuale stato di emergenza democratica?
Il punto è che, per noi, per "Indipendenza", i gruppi fascisti&affini –quantunque non centrali in questa fase specifica– sono parte del problema, parte della logica di dominio capitalistico ed imperialistico da cui liberarci. Converrai –per riscontri storici inoppugnabili– che il fascismo del Ventennio è stata una forma di dominio capitalistico ed imperialistico, e che il neofascismo è stato largamente manovalanza e strumento dei poteri atlantici (gli Stati Uniti) che da oltre sessant'anni conculcano la sovranità democratica del popolo italiano.

Ora, il tuo dissenso è certo legittimo, ma dal nostro punto di vista non solo non c'è equivoco ma è espressione di chiarezza e –come dire– di necessaria prospettiva strategica non buttarla in caciara e connotare forma e sostanza della sovranità che si rivendica. Perché, anche a volerla metterla giù facile, a voler essere sbrigativi, c'è sempre da chiedersi a quali interessi risponde –si vuol far rispondere– una sovranità e quale scenario di società si prefigura. Vedi, è un po' come se ci trovassimo nella Germania all'indomani della prima guerra mondiale, di quella grande macelleria umana che fu il primo grande scontro inter-imperialistico del Novecento. Ebbene, al termine di quella guerra lo schieramento imperialistico vincitore impose condizioni di cosiddetta pace durissime alla Germania, la potenza dominante dello schieramento imperialistico sconfitto. In quel paese, nella società, a destra e a sinistra, pressoché ovunque, si diffuse in breve tempo l'indignazione per le pesantissime condizioni economiche e sociali che si accompagnarono a quei diktat.

"Sovranità, punto", dici tu. Beh, al tempo la "sovranità" era rivendicata a destra come a sinistra. Per taluni si trattava di "Volksgemeinschaft" ("Comunità di popolo") e su questo fondamento comunitaristico il nazismo attecchì, sviluppò il suo modo di produzione capitalistico totalitario e la sua particolare forma di sciovinismo imperialistico. Il resto è Storia ed a questa appartengono pure i limiti della sinistra (anche) comunista tedesca dell'epoca che sulla questione nazionale avrebbe dovuto avere ben diverso approccio. Comunque, forse che, prima di allora, prima dell'avvento del nazismo, non vi fosse una condizione di "emergenza democratica", non fosse necessario rivendicare la sovranità rispetto ai dominanti esterni e ai suoi referenti interni? Certo, tutto questo c'era, ma come puoi ben vedere, ieri come oggi, non sono indifferenti natura e direzioni della sovranità. La Storia fornisce anche insegnamenti e noi, per riecheggiare un proverbio russo, non abbiamo dimenticato e abbiamo imparato.
Non condivido a 360° l'interpretazione della Grande Guerra da te fornita, tantomeno il parallelismo con la Germania del "primo" dopoguerra. Al di là di ciò mi preme tornare al discorso principale.

Tu parli di forma e sostanza della sovranità rivendicata.
Mi vengono in mente le parole di Niccolai, rilasciate nel corso di un'intervista nel 1987:
"(...) nella mia concezione della Patria non c'è posto per alcun elemento di aggressività, di supponenza boriosa, di chiusura, di arroccamento, di espansionismo. Per me la Patria va difesa tutelandola ecologicamente, garantendone l'integrità dei paesaggi e delle bellezze artistiche, comportandosi da accigliati restauratori del fascino delle sue coste devastate da speculazioni e abusivismi urbanistici, montando la guardia alla pluralità e ricchezza dei suoi costumi e delle sue tradizioni popolari, battendosi per tenere alto il livello del sapore e della qualità della vita, evitando la messa in non cale dei dialetti. (...) Ammetto, però, che a monte c'è ben altro: l'indipendenza nazionale, la difesa del lavoro italiano nel mondo, la salvaguardia della italianità delle aggregazioni di emigrati, il made in ltaly, la promozione di un nostro ruolo planetario pacifico ma competitivo, la protezione della identità nazionale dagli assalti colonizzatori delle mode e delle culture straniere, specie quelle edoniste, materialiste, consumiste."

Ad ogni modo prendo atto dellla tua posizione (malgrado non mi abbia ancora risposto su quali siano i due intellettuali su tre da me menzionati con cui pensi di condividere nulla).

Ora desidererei passare io alle domande: "a sinistra" si trovano forse margini di agibilità significativi?
In termini pratici: cosa ci si può aspettare da chi il 4 novembre sfila sbeffeggiante imitando i pagliacci del circo a pochi passi dalla celebrazione della Vittoria?


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alekos18

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MessaggioTitolo: Re: Quale azione politica   Dom Dic 11 2011, 00:30

Matteo ts ha scritto:
Non condivido a 360° l'interpretazione della Grande Guerra da te fornita, tantomeno il parallelismo con la Germania del "primo" dopoguerra. Al di là di ciò mi preme tornare al discorso principale.
Non condividendo a 360° ti ritrovi... a condividere. Attenzione ai gradi, quindi! In secondo luogo nessun parallelismo con la Germania. Solo il far emergere che la sovranità generica poi comunque si sostanzia quando si realizza. E, pur con sfumature interne, il bivio è sempre tra sciovinismo e liberazione. Su questo ti sottrai dal prendere posizione...

Matteo ts ha scritto:
Tu parli di forma e sostanza della sovranità rivendicata.
Sì.

Matteo ts ha scritto:
Mi vengono in mente le parole di Niccolai, rilasciate nel corso di un'intervista nel 1987:
"(...) nella mia concezione della Patria non c'è posto per alcun elemento di aggressività, di supponenza boriosa, di chiusura, di arroccamento, di espansionismo. Per me la Patria va difesa tutelandola ecologicamente, garantendone l'integrità dei paesaggi e delle bellezze artistiche, comportandosi da accigliati restauratori del fascino delle sue coste devastate da speculazioni e abusivismi urbanistici, montando la guardia alla pluralità e ricchezza dei suoi costumi e delle sue tradizioni popolari, battendosi per tenere alto il livello del sapore e della qualità della vita, evitando la messa in non cale dei dialetti. (...) Ammetto, però, che a monte c'è ben altro: l'indipendenza nazionale, la difesa del lavoro italiano nel mondo, la salvaguardia della italianità delle aggregazioni di emigrati, il made in ltaly, la promozione di un nostro ruolo planetario pacifico ma competitivo, la protezione della identità nazionale dagli assalti colonizzatori delle mode e delle culture straniere, specie quelle edoniste, materialiste, consumiste."
Molte notazioni condivisibili! Dopodiché una domanda: che ci faceva Niccolai nell'atlantico e neofascista MSI-DN? E perché, nel Ventennio, era fascista? A quelle sue parole non hanno corrisposto fatti, cioè relativa collocazione e relativa azione politica.

Matteo ts ha scritto:
Ad ogni modo prendo atto dellla tua posizione (malgrado non mi abbia ancora risposto su quali siano i due intellettuali su tre da me menzionati con cui pensi di condividere nulla).
Paolo Barnard è una figura da conoscere meglio...

Matteo ts ha scritto:
Ora desidererei passare io alle domande: "a sinistra" si trovano forse margini di agibilità significativi?
Per "chi"? Per "cosa"?

Matteo ts ha scritto:
In termini pratici: cosa ci si può aspettare da chi il 4 novembre sfila sbeffeggiante imitando i pagliacci del circo a pochi passi dalla celebrazione della Vittoria?
Non so bene a chi ti riferisci e alle ragioni di costoro. Dico solo che questa data è considerata festa delle Forze Armate italiane e dell'Unità nazionale. Forze armate inviate al seguito delle aggressioni militari USA/NATO ed Unità nazionale che viene disgregata con il servilismo e la connivenza subalterna ed interessata ai dominanti la nostra Patria. E' materia, con il governatore euroatlantico italoparlante Monti, ancora di questi giorni. Lo sbeffeggiamento è davvero poca cosa. Spero ci si possa aspettare molto di più da queste persone.
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iskra

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MessaggioTitolo: Re: Quale azione politica   Dom Dic 11 2011, 01:26

Alekos, apprezzo davvero la lucidità delle tue parole e la pazienza che mostri nel parlare anche con chi, come Matteo, è su posizioni antitetiche alle nostre (consentimelo di dire "nostre" perché più vi leggo, più mi ritrovo in ciò che Indipendenza dice...).
M'inserisco nella discussione solo per farvi notare che i discorsi che ci stanno a cuore, tra i compagni io li vedo diffondersi. Diversi gruppi di sinistra parlano esplicitamente di indipendenza e sovranità, anche compagni senza appartenenza partitica o di gruppo e gente comune fa considerazioni davvero interessanti e aderirebbe di sicuro alle posizioni di Indipendenza. Se ne trovano parecchi su facebook e twitter e vi ho mandato diverse volte segnalazioni.
Vi vedo molto attivi e appassionati, quindi non mi permetto di darvi lezioni, anche considerando il poco che io stesso faccio. Una cosa però la penso, e cioè Indipendenza dovrebbe avere più visibilità per essere un punto di riferimento e attirare queste e altre persone.
Cercherei di organizzare iniziative in città che non siano solo quelle dove già Indipendenza è attiva. Perché non proporsi esplicitamente a qualche contatto utilizzando ad esempio facebook dove ho visto che siete presenti? Secondo me è importante conoscere le persone oltre la rete. Non so se già lo fate, ma dare visibilità a Indipendenza e ai temi "nostri" in manifestazioni pubbliche, come i cortei, anche unendosi ad altri gruppi di compagni che sono su analoghe posizioni, si potrebbe fare?
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Razumichin

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MessaggioTitolo: Re: Quale azione politica   Dom Dic 11 2011, 01:43

Indubbiamente i neofascisti, veterofascisti, parafascisti, criptofascisti non sono, in questa fase storica, il nemico principale. L'antifascismo è e sarà sempre, concettualmente, corretto, un valore da rivendicare con forza ed orgoglio per ogni movimento di liberazione nazionale e sociale; tuttavia assumerne oggi la centralità politica è come impegnarsi nello stanare i topi di fogna mentre le tigri stanno per sbranarci. D'altro canto, ciò non significa auspicare l'alleanza con i topi di fogna, fuor di metafora, con i fascisti. La loro idea di società è sideralmente distante dalla nostra (ritengo superfluo entrare nel merito) tanto da rendere tale alleanza un'aberrazione inconcepibile. I nazionalisti corsi hanno sempre dichiarato che importante quanto l'indipendenza è l'eliminazione di ogni tipo di sfruttamento che non sarebbe tollerato anche se attuato da uno Stato corso sovrano. La sovranità, ancorché premessa indispensabile per un radicale cambiamento politico, nel nostro pensiero dovrà caratterizzarsi come socialista, anti imperialista, anti capitalista ed aliena ad ogni forma di razzismo e di esclusione. Nel percorso che abbiamo intrapreso, tra i compagni di strada, non ci sarà mai posto per i fascisti.
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Matteo ts

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MessaggioTitolo: Re: Quale azione politica   Lun Dic 12 2011, 02:04

alekos18 ha scritto:
Matteo ts ha scritto:
Non condivido a 360° l'interpretazione della Grande Guerra da te fornita, tantomeno il parallelismo con la Germania del "primo" dopoguerra. Al di là di ciò mi preme tornare al discorso principale.
Non condividendo a 360° ti ritrovi... a condividere. Attenzione ai gradi, quindi! In secondo luogo nessun parallelismo con la Germania. Solo il far emergere che la sovranità generica poi comunque si sostanzia quando si realizza. E, pur con sfumature interne, il bivio è sempre tra sciovinismo e liberazione. Su questo ti sottrai dal prendere posizione...

Matteo ts ha scritto:
Tu parli di forma e sostanza della sovranità rivendicata.
Sì.

Matteo ts ha scritto:
Mi vengono in mente le parole di Niccolai, rilasciate nel corso di un'intervista nel 1987:
"(...) nella mia concezione della Patria non c'è posto per alcun elemento di aggressività, di supponenza boriosa, di chiusura, di arroccamento, di espansionismo. Per me la Patria va difesa tutelandola ecologicamente, garantendone l'integrità dei paesaggi e delle bellezze artistiche, comportandosi da accigliati restauratori del fascino delle sue coste devastate da speculazioni e abusivismi urbanistici, montando la guardia alla pluralità e ricchezza dei suoi costumi e delle sue tradizioni popolari, battendosi per tenere alto il livello del sapore e della qualità della vita, evitando la messa in non cale dei dialetti. (...) Ammetto, però, che a monte c'è ben altro: l'indipendenza nazionale, la difesa del lavoro italiano nel mondo, la salvaguardia della italianità delle aggregazioni di emigrati, il made in ltaly, la promozione di un nostro ruolo planetario pacifico ma competitivo, la protezione della identità nazionale dagli assalti colonizzatori delle mode e delle culture straniere, specie quelle edoniste, materialiste, consumiste."
Molte notazioni condivisibili! Dopodiché una domanda: che ci faceva Niccolai nell'atlantico e neofascista MSI-DN? E perché, nel Ventennio, era fascista? A quelle sue parole non hanno corrisposto fatti, cioè relativa collocazione e relativa azione politica.

Matteo ts ha scritto:
Ad ogni modo prendo atto dellla tua posizione (malgrado non mi abbia ancora risposto su quali siano i due intellettuali su tre da me menzionati con cui pensi di condividere nulla).
Paolo Barnard è una figura da conoscere meglio...

Matteo ts ha scritto:
Ora desidererei passare io alle domande: "a sinistra" si trovano forse margini di agibilità significativi?
Per "chi"? Per "cosa"?

Matteo ts ha scritto:
In termini pratici: cosa ci si può aspettare da chi il 4 novembre sfila sbeffeggiante imitando i pagliacci del circo a pochi passi dalla celebrazione della Vittoria?
Non so bene a chi ti riferisci e alle ragioni di costoro. Dico solo che questa data è considerata festa delle Forze Armate italiane e dell'Unità nazionale. Forze armate inviate al seguito delle aggressioni militari USA/NATO ed Unità nazionale che viene disgregata con il servilismo e la connivenza subalterna ed interessata ai dominanti la nostra Patria. E' materia, con il governatore euroatlantico italoparlante Monti, ancora di questi giorni. Lo sbeffeggiamento è davvero poca cosa. Spero ci si possa aspettare molto di più da queste persone.
Una premessa: riguardo alla tua interpretazione della Grande Guerra ti rassicuro sull'attenzione da me riservata ai gradi, ovvero alle sfumature veicolate con determinate parole. Non ho approfondito non per mancanza d'argomentazioni ma per non andare fuori discorso.

Sul bivio cui suppostamente sfuggirei. Il bivio esiste: non a caso accennai ad una "piattaforma per la sovranità" fondata su VALORI CONDIVISI. Un tanto per chiarire di non essere così tonto da proporre una convergenza con chiunque. Portando un esempio pratico, ho citato Niccolai, la cui idea di Patria era piuttosto distante da sentimenti sciovinisti.
Niccolai era un fascista di sinistra, vedeva nel Msi l'erede dell'esperienza repubblicana (o "repubblichina"). Un uomo onesto che in un'intervista del 1987 sostenne quanto segue:
"(...) Ora, la ragione della nascita e dell'esistenza del MSI mi sembra consistesse nell’obbligo etico e politico di trasformare in realtà di tutti e per tutti gli Italiani il sogno-disegno dei combattenti repubblicani. Ebbene, se questo non è avvenuto, le colpe vanno equamente divise tra la cecità e il livore della fazione antifascista, e l’ottusità e la miopia di un neofascismo oscillante tra nostalgismo reducistico, compromessi col regime democristiano, anticomunismo viscerale, atlantismo sfegatato, moralismo bigotto, ecc. Non tutto il MSI è stato questo ed è da quarant'anni che si ripropongono i termini del dibattito su ciò che il MSI doveva o dovrebbe essere; ma il MSI che ha imposto la sua immagine, il MSI che ha prevalso è stato soprattutto questo: una Destra nazionalista, clericale, benpensante, fondamentalmente venticinqueluglista, certamente non in sintonia con lo spirito e il magistero della fronda fascista durante il Ventennio, altrettanto sicuramente non in sintonia con la lezione dei disperati pieni di speranze di Salò (...)".

Detto ciò ripropongo la domanda, riarticolandola secondo le tue esigenze:
"a sinistra" si trovano forse margini di agibilità significativi per istanze patriottiche tese alla riconquista della sovranità nazionale (e non solo)?
E quando intendo "a sinistra" vi includo politici, intellettuali ma anche militanti e gente comune gravitante attorno all'area -senza riferirmi alla realtà internettiana però!-.

Sull'esempio pratico da me citato trattasi della costola del movimento "occupy" presente nella mia città natale. In essa sono convogliati studenti "di sinistra", "no-global" etc... un vivido ritratto della sinistra "di movimento" attuale.
Si dà il caso che, malgrado la smemoratezza di molti cittadini italiani, il 4 novembre non sia solo la "giornata delle Forze Armate Nato e Unità nazionale svilita" ma l'anniversario della Vittoria. Tant'è che in passato la Grande Guerra era considerata da parecchi la Quarta Guerra d'Indipendenza.
Attenzione! Svalutarne la portata implica lo smantellamento della Memoria storica, con tutto ciò che ne consegue in termini di sentimento identitario.
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alekos18

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MessaggioTitolo: Re: Quale azione politica   Lun Dic 12 2011, 18:39

Matteo ts ha scritto:
Una premessa: riguardo alla tua interpretazione della Grande Guerra ti rassicuro sull'attenzione da me riservata ai gradi, ovvero alle sfumature veicolate con determinate parole. Non ho approfondito non per mancanza d'argomentazioni ma per non andare fuori discorso.

Sul bivio cui suppostamente sfuggirei. Il bivio esiste: non a caso accennai ad una "piattaforma per la sovranità" fondata su VALORI CONDIVISI. Un tanto per chiarire di non essere così tonto da proporre una convergenza con chiunque.
Quali potrebbero essere questi "valori condivisi"?

Matteo ts ha scritto:
Portando un esempio pratico, ho citato Niccolai, la cui idea di Patria era piuttosto distante da sentimenti sciovinisti. Niccolai era un fascista di sinistra, vedeva nel Msi l'erede dell'esperienza repubblicana (o "repubblichina"). Un uomo onesto che in un'intervista del 1987 sostenne quanto segue:
"(...) Ora, la ragione della nascita e dell'esistenza del MSI mi sembra consistesse nell’obbligo etico e politico di trasformare in realtà di tutti e per tutti gli Italiani il sogno-disegno dei combattenti repubblicani. Ebbene, se questo non è avvenuto, le colpe vanno equamente divise tra la cecità e il livore della fazione antifascista, e l’ottusità e la miopia di un neofascismo oscillante tra nostalgismo reducistico, compromessi col regime democristiano, anticomunismo viscerale, atlantismo sfegatato, moralismo bigotto, ecc. Non tutto il MSI è stato questo ed è da quarant'anni che si ripropongono i termini del dibattito su ciò che il MSI doveva o dovrebbe essere; ma il MSI che ha imposto la sua immagine, il MSI che ha prevalso è stato soprattutto questo: una Destra nazionalista, clericale, benpensante, fondamentalmente venticinqueluglista, certamente non in sintonia con lo spirito e il magistero della fronda fascista durante il Ventennio, altrettanto sicuramente non in sintonia con la lezione dei disperati pieni di speranze di Salò (...)".
Innanzitutto non trovi curioso, nella fascisteria che afferma di essere "al di là della destra e della sinistra", il volersi presentare come "fascista/-i di sinistra"? In secondo luogo, ti ripropongo le domande di cui al postato precedente, alla luce proprio delle parole che riporti di Niccolai e che pronunciava da dirigente del MSI-DN: perché è sempre rimasto nell'atlantico e neofascista MSI-DN? Perché, nel Ventennio, era fascista? Non discuto l'"onestà" o la convinzione nelle sue idee, ma mi chiedo dove mai si possa trovare una convergenza. Non si tratta di fare le pulci a questo o quel passaggio, ma si tratta di collocazione politica e quindi di contenuti. Ad es.: la "miopia di un neofascismo" lui la vede nell'"anticomunismo viscerale", nell'"atlantismo sfegatato", eccetera. Se gli aggettivi hanno un peso, vuol dire che l'anticomunismo era da sostenere, non quello "viscerale" però, che l'"atlantismo" andava bene (filo-USA durante la Guerra Fredda?) purché non fosse "sfegatato". Avrei altro da rilevare. Ripeto, non si tratta di fare le pulci a questo o quel passaggio di un discorso, ma senso delle parole, dei concetti e dei fatti interagiscono. Con maggior sforzo, con un'analisi più attenta delle cose, se certe idealità 'strategiche' erano in Niccolai presenti, forse avrebbe potuto rendersi conto di trovarsi in uno schieramento politico non confacente a certe confuse e approssimative affermazioni ideali, di visione della politica, che esprimeva. Ma questa sarebbe stata un'altra storia...

Matteo ts ha scritto:
Detto ciò ripropongo la domanda, riarticolandola secondo le tue esigenze:
"a sinistra" si trovano forse margini di agibilità significativi per istanze patriottiche tese alla riconquista della sovranità nazionale (e non solo)?
E quando intendo "a sinistra" vi includo politici, intellettuali ma anche militanti e gente comune gravitante attorno all'area -senza riferirmi alla realtà internettiana però!-.
C'è un non-detto che colgo nella domanda e che mi preme chiarire: quand'anche "a sinistra" non ci fossero in senso assoluto "margini di agibilità significativi per istanze patriottiche tese alla riconquista della sovranità nazionale (e non solo)", non verrebbe meno il senso di una collocazione. Piuttosto si tratterebbe di svolgere un lavoro politico consustanziale e indispensabile nelle sue premesse ad una progettualità politicamente valoriale 'di sinistra'; a ben vedere, questo varrebbe per qualunque sua declinazione. Certo, significherebbe che le sinistre di quella data nazione sono messe veramente male sotto il profilo dell'analisi, delle proposte e della prospettiva.

Ciò detto, in Italia, "a sinistra", si è messi peggio che altrove, purtuttavia vi sono individualità e realtà organizzate, non solo politiche, che valorizzano quelle istanze. Direi che negli ultimi tempi si ha una forte ripresa in tal senso, anche dovuta probabilmente all'evidenza e alla forza dei fatti che stiamo vivendo/subendo. Comunque dovendo pensare a delle forze, il pensiero corre immediatamente a svariate realtà della Giovanile Comunista (PRC), del PdCI, dei Comunisti - Sinistra Popolare di Rizzo, di realtà locali, associative, sparse. Ci sono comparti produttivi dove si lamenta la mancanza di sovranità nazionale, ad esempio associazioni di agricoltori, di allevatori, di piccola e media imprenditoria non agricola. Certo, si sta segnalando un diffuso fermento da alcuni anni a questa parte, ben diverso dagli anni che videro Indipendenza sorgere proprio su una ben precisa piattaforma culturale e politica che guardava alle condizioni storiche in cui si operava, all'analisi di fase e alla prospettiva strategica, al come potesse maturare, anni in cui Indipendenza poneva pressoché in solitudine certe istanze. C'era una componente molto interessante di Partigiani, con riferimento in Angiolo Gracci, che si ritrovava intorno alla testata "la Resistenza continua!", dopodiché c'era poc'altro o niente.

Mi ricollego, a questo punto, all'inizio di questa risposta. Oggi ci sono indubbi cambiamenti in positivo da questo punto di vista. Qualcosa, in tal senso, lo puoi ricavare proprio dalla rubrica "bacheca", alla luce delle iniziative che teniamo; lo puoi ricavare dai luoghi e dalle sigle con cui collaboriamo. C'è ancora molto da fare, però tanto è cambiato rispetto ad anni medio-lungo lontani. Ci piace pensare che un po' sia dipeso anche dal lavoro politico/culturale di Indipendenza, dalla sua pazienza, dal suo non lasciarsi né scoraggiare né intimidire, dal vasto insieme reticolare a tutto campo che ha prodotto nella penisola. Ma non abbiamo ancora fatto niente. Abbiamo una vita davanti, ancora, sempre. Anche oltre noi.

Matteo ts ha scritto:
Sull'esempio pratico da me citato trattasi della costola del movimento "occupy" presente nella mia città natale. In essa sono convogliati studenti "di sinistra", "no-global" etc... un vivido ritratto della sinistra "di movimento" attuale.
Si dà il caso che, malgrado la smemoratezza di molti cittadini italiani, il 4 novembre non sia solo la "giornata delle Forze Armate Nato e Unità nazionale svilita" ma l'anniversario della Vittoria. Tant'è che in passato la Grande Guerra era considerata da parecchi la Quarta Guerra d'Indipendenza.
Attenzione! Svalutarne la portata implica lo smantellamento della Memoria storica, con tutto ciò che ne consegue in termini di sentimento identitario.
Il 4 novembre è divenuta pressoché prevalentemente "giornata delle Forze Armate Nato e Unità nazionale svilita". Concordo però con te. E' necessario contrastare "lo smantellamento della Memoria storica" e non solo per "tutto ciò che ne consegue in termini di sentimento identitario" (politico, aggiungerei). Al 4 novembre si può dare una lettura che richiama fortemente, per analogia, l'altra grande data della "Memoria storica" di questo paese, e cioè il 25 aprile. Una vittoria ed una liberazione incompiute.
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etrusco

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MessaggioTitolo: Re: Quale azione politica   Mar Dic 13 2011, 11:06

Il dibattito si è fatto di grande interesse,
quello che secondo me si è capito ancora poco è che la nuova fase politica aprira. una fase nuova dove saranno evidenti amici e nemici del governo dei liquidatori e dove saranno necessarie anche composizioni e ricomposizioni.
Io credo che sarà necessario in futuro guardare oltre i vecchi riferimenti e perchè no cercarne di nuovi anche solo e soltanto per singole battaglie; il sogno?che sulla battaglia per la sovrantià del nostro Paese si possa trovare la formula di una vasta alleanza di POPOLO, una sorta di grande lista civica nazionale che su 3 o 4 punti consenta dare battaglia deponendo per un attimo ognuno di noi, dalle posizioni più diverse, le proprie bandiere,. Non dobbiamo avere paura di eventuali contaminazioni perchè possiamo essere in grado di contaminare!
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Matteo ts

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MessaggioTitolo: Re: Quale azione politica   Mar Dic 13 2011, 20:11

alekos18 ha scritto:
Matteo ts ha scritto:
Una premessa: riguardo alla tua interpretazione della Grande Guerra ti rassicuro sull'attenzione da me riservata ai gradi, ovvero alle sfumature veicolate con determinate parole. Non ho approfondito non per mancanza d'argomentazioni ma per non andare fuori discorso.

Sul bivio cui suppostamente sfuggirei. Il bivio esiste: non a caso accennai ad una "piattaforma per la sovranità" fondata su VALORI CONDIVISI. Un tanto per chiarire di non essere così tonto da proporre una convergenza con chiunque.
Quali potrebbero essere questi "valori condivisi"?

Matteo ts ha scritto:
Portando un esempio pratico, ho citato Niccolai, la cui idea di Patria era piuttosto distante da sentimenti sciovinisti. Niccolai era un fascista di sinistra, vedeva nel Msi l'erede dell'esperienza repubblicana (o "repubblichina"). Un uomo onesto che in un'intervista del 1987 sostenne quanto segue:
"(...) Ora, la ragione della nascita e dell'esistenza del MSI mi sembra consistesse nell’obbligo etico e politico di trasformare in realtà di tutti e per tutti gli Italiani il sogno-disegno dei combattenti repubblicani. Ebbene, se questo non è avvenuto, le colpe vanno equamente divise tra la cecità e il livore della fazione antifascista, e l’ottusità e la miopia di un neofascismo oscillante tra nostalgismo reducistico, compromessi col regime democristiano, anticomunismo viscerale, atlantismo sfegatato, moralismo bigotto, ecc. Non tutto il MSI è stato questo ed è da quarant'anni che si ripropongono i termini del dibattito su ciò che il MSI doveva o dovrebbe essere; ma il MSI che ha imposto la sua immagine, il MSI che ha prevalso è stato soprattutto questo: una Destra nazionalista, clericale, benpensante, fondamentalmente venticinqueluglista, certamente non in sintonia con lo spirito e il magistero della fronda fascista durante il Ventennio, altrettanto sicuramente non in sintonia con la lezione dei disperati pieni di speranze di Salò (...)".
Innanzitutto non trovi curioso, nella fascisteria che afferma di essere "al di là della destra e della sinistra", il volersi presentare come "fascista/-i di sinistra"? In secondo luogo, ti ripropongo le domande di cui al postato precedente, alla luce proprio delle parole che riporti di Niccolai e che pronunciava da dirigente del MSI-DN: perché è sempre rimasto nell'atlantico e neofascista MSI-DN? Perché, nel Ventennio, era fascista? Non discuto l'"onestà" o la convinzione nelle sue idee, ma mi chiedo dove mai si possa trovare una convergenza. Non si tratta di fare le pulci a questo o quel passaggio, ma si tratta di collocazione politica e quindi di contenuti. Ad es.: la "miopia di un neofascismo" lui la vede nell'"anticomunismo viscerale", nell'"atlantismo sfegatato", eccetera. Se gli aggettivi hanno un peso, vuol dire che l'anticomunismo era da sostenere, non quello "viscerale" però, che l'"atlantismo" andava bene (filo-USA durante la Guerra Fredda?) purché non fosse "sfegatato". Avrei altro da rilevare. Ripeto, non si tratta di fare le pulci a questo o quel passaggio di un discorso, ma senso delle parole, dei concetti e dei fatti interagiscono. Con maggior sforzo, con un'analisi più attenta delle cose, se certe idealità 'strategiche' erano in Niccolai presenti, forse avrebbe potuto rendersi conto di trovarsi in uno schieramento politico non confacente a certe confuse e approssimative affermazioni ideali, di visione della politica, che esprimeva. Ma questa sarebbe stata un'altra storia...

Matteo ts ha scritto:
Detto ciò ripropongo la domanda, riarticolandola secondo le tue esigenze:
"a sinistra" si trovano forse margini di agibilità significativi per istanze patriottiche tese alla riconquista della sovranità nazionale (e non solo)?
E quando intendo "a sinistra" vi includo politici, intellettuali ma anche militanti e gente comune gravitante attorno all'area -senza riferirmi alla realtà internettiana però!-.
C'è un non-detto che colgo nella domanda e che mi preme chiarire: quand'anche "a sinistra" non ci fossero in senso assoluto "margini di agibilità significativi per istanze patriottiche tese alla riconquista della sovranità nazionale (e non solo)", non verrebbe meno il senso di una collocazione. Piuttosto si tratterebbe di svolgere un lavoro politico consustanziale e indispensabile nelle sue premesse ad una progettualità politicamente valoriale 'di sinistra'; a ben vedere, questo varrebbe per qualunque sua declinazione. Certo, significherebbe che le sinistre di quella data nazione sono messe veramente male sotto il profilo dell'analisi, delle proposte e della prospettiva.

Ciò detto, in Italia, "a sinistra", si è messi peggio che altrove, purtuttavia vi sono individualità e realtà organizzate, non solo politiche, che valorizzano quelle istanze. Direi che negli ultimi tempi si ha una forte ripresa in tal senso, anche dovuta probabilmente all'evidenza e alla forza dei fatti che stiamo vivendo/subendo. Comunque dovendo pensare a delle forze, il pensiero corre immediatamente a svariate realtà della Giovanile Comunista (PRC), del PdCI, dei Comunisti - Sinistra Popolare di Rizzo, di realtà locali, associative, sparse. Ci sono comparti produttivi dove si lamenta la mancanza di sovranità nazionale, ad esempio associazioni di agricoltori, di allevatori, di piccola e media imprenditoria non agricola. Certo, si sta segnalando un diffuso fermento da alcuni anni a questa parte, ben diverso dagli anni che videro Indipendenza sorgere proprio su una ben precisa piattaforma culturale e politica che guardava alle condizioni storiche in cui si operava, all'analisi di fase e alla prospettiva strategica, al come potesse maturare, anni in cui Indipendenza poneva pressoché in solitudine certe istanze. C'era una componente molto interessante di Partigiani, con riferimento in Angiolo Gracci, che si ritrovava intorno alla testata "la Resistenza continua!", dopodiché c'era poc'altro o niente.

Mi ricollego, a questo punto, all'inizio di questa risposta. Oggi ci sono indubbi cambiamenti in positivo da questo punto di vista. Qualcosa, in tal senso, lo puoi ricavare proprio dalla rubrica "bacheca", alla luce delle iniziative che teniamo; lo puoi ricavare dai luoghi e dalle sigle con cui collaboriamo. C'è ancora molto da fare, però tanto è cambiato rispetto ad anni medio-lungo lontani. Ci piace pensare che un po' sia dipeso anche dal lavoro politico/culturale di Indipendenza, dalla sua pazienza, dal suo non lasciarsi né scoraggiare né intimidire, dal vasto insieme reticolare a tutto campo che ha prodotto nella penisola. Ma non abbiamo ancora fatto niente. Abbiamo una vita davanti, ancora, sempre. Anche oltre noi.

Matteo ts ha scritto:
Sull'esempio pratico da me citato trattasi della costola del movimento "occupy" presente nella mia città natale. In essa sono convogliati studenti "di sinistra", "no-global" etc... un vivido ritratto della sinistra "di movimento" attuale.
Si dà il caso che, malgrado la smemoratezza di molti cittadini italiani, il 4 novembre non sia solo la "giornata delle Forze Armate Nato e Unità nazionale svilita" ma l'anniversario della Vittoria. Tant'è che in passato la Grande Guerra era considerata da parecchi la Quarta Guerra d'Indipendenza.
Attenzione! Svalutarne la portata implica lo smantellamento della Memoria storica, con tutto ciò che ne consegue in termini di sentimento identitario.
Il 4 novembre è divenuta pressoché prevalentemente "giornata delle Forze Armate Nato e Unità nazionale svilita". Concordo però con te. E' necessario contrastare "lo smantellamento della Memoria storica" e non solo per "tutto ciò che ne consegue in termini di sentimento identitario" (politico, aggiungerei). Al 4 novembre si può dare una lettura che richiama fortemente, per analogia, l'altra grande data della "Memoria storica" di questo paese, e cioè il 25 aprile. Una vittoria ed una liberazione incompiute.
I valori condivisi potrebbero essere la lotta per la sovranità nazionale (in tutte le sue sfaccettature: decisionale, monetaria etc...), la difesa del territorio/ambiente, la tutela e l'incentivazione di lingua e cultura Italiana, l'opposizione ai pescecani etc.

Non so se Niccolai si pose "al di là della destra e della sinistra". Perché rimase nel Msi? Perchè era fascista? Ti riporto alcune sue parole che potrebbero chiarire le sue motivazioni: "(...) siamo a fine estate dell'anno di grazia 1987 e sono ancora dove stavo da ragazzo, a battermi per la sinistra, e sia pure per una sinistra intesa come la intendo io e, soprattutto, come la intendeva Berto Ricci (...)".

Detto ciò, mi sembra affrettato sospettare Niccolai di atlantismo: aveva subito la dura prigionia negli Stati Uniti d'America in quanto "non cooperatore", tant'è che da quanto ho letto risulta che non volle mai imparare la lingua inglese, per ragioni chiaramente deducibili.

Sulla sinistra attuale: "il senso della collocazione non verrebbe meno qualora non ci fosse margine di agibilità", dici tu (aggiungo: lo stesso potrebbe valere per Niccolai e la sua posizione all'interno del Msi?). Condivido, se con esso ci si riferisce alla valenza di una posizione a prescindere dal contesto nel quale ci si muove. Su questo non discuto: se un'idea è giusta poco importa delle circostanze, punto.
Il mio sguardo critico è volto invece all'alleanza "in nome di valori condivisi" con settori della "sinistra" movimentista attuale italofona, cui imputo il reiterato ostracismo all'ideale patriottico (e non solo).

Ti dirò di più: la cartina da tornasole più significativa in merito mi sembra potersi concretizzare nell'opinione sulle vicende del nostro confine Orientale (dalla Grande Guerra all'Esodo Istriano-Fiumano-Dalmata, senza dimenticare l'Impresa di Fiume ed il trattato di Osimo).
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iskra

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MessaggioTitolo: Re: Quale azione politica   Gio Dic 15 2011, 01:12

etrusco ha scritto:
Il dibattito si è fatto di grande interesse,
quello che secondo me si è capito ancora poco è che la nuova fase politica aprira. una fase nuova dove saranno evidenti amici e nemici del governo dei liquidatori e dove saranno necessarie anche composizioni e ricomposizioni.
Io credo che sarà necessario in futuro guardare oltre i vecchi riferimenti e perchè no cercarne di nuovi anche solo e soltanto per singole battaglie; il sogno?che sulla battaglia per la sovrantià del nostro Paese si possa trovare la formula di una vasta alleanza di POPOLO, una sorta di grande lista civica nazionale che su 3 o 4 punti consenta dare battaglia deponendo per un attimo ognuno di noi, dalle posizioni più diverse, le proprie bandiere,. Non dobbiamo avere paura di eventuali contaminazioni perchè possiamo essere in grado di contaminare!
Quali sarebbero secondo te questi 3-4 punti aggreganti? Pensi che con l'attuale meccanismo elettorale una lista civica nazionale avrebbe qualche possibilità di entrare in parlamento? E se anche ci entrasse, per fare cosa? Quale strategia perseguire? Con quali obiettivi intermedi?
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gorritxo

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MessaggioTitolo: Re: Quale azione politica   Ven Dic 23 2011, 12:51

Con un po' di ritardo dico la mia.
Penso che il nodo fondamentale non sia nelle biografie delle singole persone. Mi spiego meglio: non metto in dubbio che vi siano stati -e vi siano- soggetti sinceramente antimperialisti che per svariati motivi hanno creduto di trovare la loro collocazione politica naturale nella destra radicale. Il problema è un altro, e cioè che i fatti ci dicono che l'anticapitalismo del fascismo è stato solo propaganda, peraltro assai fumosa e limitata al manifesto di San Sepolcro e ai proclami che accompagnarono la nascita della RSI. Contrapporre, come fa da sempre la destra radicale, i "produttori" ai "mercanti", non è anticapitalismo. È semplicemente un modo per legittimare un capitalismo "buono" (produttivo), in alternativa a uno "cattivo" (speculativo, finanziario). Non a caso -e questa è storia, non opinioni- il movimento fascista nacque in seno alla piccola borghesia in chiave prima di tutto anticomunista. Si pose certo in alternativa a un liberalismo, che era allora in forte crisi e sembrava destinato al tramonto, tanto è vero che incassò gli appoggi di agrari e borghesia industriale, che lo consideravano molto più che un male minore rispetto al "pericolo rosso". Cosa assai strana per un movimento che dovrebbe dirsi anticapitalista. I settori più eretici poi mi pare che abbiano sì assunto posizioni critiche venate da una forte carica anti-borghese, ma che non abbiano per contro mai dato vita a un anticapitalismo conseguente. Per conseguente intendo non limitato a generici proclami contro i "plutocrati", e in favore di "produttori" e "socializzazione". Il marxismo, pur con i suoi limiti e i suoi errori, sul piano dell'analisi è proprio su un altro pianeta.
In merito all'antimperialismo poi le contraddizioni sono se possibile ancor più evidenti. Le guerre coloniali e la costruzione del mito imperiale non lasciano spazi a dubbi, e soprattutto va sottolineato che su questi temi il cosiddetto fascismo di sinistra non si è mai minimamente smarcato.
In quanto al dopoguerra infine, l'anti-atlantismo non solo è stato smentito dai fatti (coinvolgimento pesante del neofascismo come manovalanza per le stragi di stato, con regia a Washington), ma anche laddove sia stato più coerente non dimostra niente. Il fascismo è ideologicamente imperiale, e l'opporsi agli USA in chiave inter-imperialista non c'entra nulla con l'antimperialismo. Non a caso il neo-fascismo (soprattutto quello più "rivoluzionario") ha insistito molto sui idee e suggestioni come quelle di Europa-nazione, Eurasia, Impero (senza imperialismo, sic!), criticando al contempo i nazionalismi. Né mi pare di avere mai letto critiche all'imperialismo mussoliniano in Etiopia. Il richiamo al patriottismo e alla sovranità nazionale non sono che cavalli di battaglia da cavalcare utili per aggregare, ma in vista di obiettivi che con l'indipendenza e la cooperazione dei popoli poco hanno a che vedere. Chi è sul serio patriota è al tempo stesso inter-nazionalista (non cosmopolita), perché sostiene il diritto di tutti i popoli alla sovranità e all'indipendenza. A tale proposito basta leggersi con attenzione non solo gli slogan, ma soprattutto la produzione culturale dell'area della destra radicale, facendo bene attenzione al significato delle parole e ai concetti che vengono veicolati.
Infine due precisazioni: la prima è che non è questione di bandiere, ma di contenuti. Una lotta patriottica deve certamente essere di popolo, ma questo non significa connotarla ideologicamente in modo tale che il patriottismo diventi solo una facciata frutto della contingenza, dietro il quale si celi un altro imperialismo. Certo, di segno opposto a quello atlantico, ma pur sempre imperialismo, con tutto ciò che ne segue in termini di rapporti socio-economici, di relazioni internazionali, di razzismo, ecc.
La seconda è che la collocazione naturale a sinistra si deve al fatto che il tentativo più coerente di superare il capitalismo è stato quello del comunismo storico, pur con i suoi limiti e i suoi fallimenti di cui bisogna prendere atto. Così come le lotte patriottiche di liberazione nazionale, quelle che hanno saputo coniugare patria e socialismo, sempre a "sinistra" hanno guardato (di esempi vicini e lontani nel tempo ce ne sono quanti volete: dalla Cina al Vietnam, dai Baschi all'Irlanda, dal Venezuela all'Ecuador ecc.). Il fatto che la sinistra occidentale (italiana nello specifico) odierna non tenga nella dovuta considerazione i temi di patria, indipendenza, sovranità, non vuol dire che questi siano sempre stati estranei alla sinistra stessa (basti pensare alla lotta partigiana, e allo stesso PCI sino agli Anni '60). Vuol dire semmai che urge una battaglia culturale a sinistra, con l'appoggio di quei soggetti e quei gruppi che citava Alekos e che sono sulle nostre stesse posizioni. Non vuol dire invece riconoscersi nella sinistra cosmopolita, new-global o come la si vuole definire, che anzi consideriamo una autentica iattura, né tanto meno pensare ad "alleanze" o collaborazioni di vario tipo con essa. Né soprattutto deve essere una giustificazione per connubi o sintesi ideologiche con chi utilizza i concetti di patria e sovranità nazionale per i propri slogan propagandistici, ma in ottica di Europa-nazione, Eurasia, Impero. Ovvero i fascisti, soprattutto quelli cosiddetti "di sinistra".
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MessaggioTitolo: Re: Quale azione politica   Mer Dic 28 2011, 12:37

Gorritxo, condivido anche la punteggiatura.
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