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 Gioco a somma zero

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tadiottof



Numero di messaggi : 621
Data d'iscrizione : 04.08.08

MessaggioTitolo: Gioco a somma zero   Sab Nov 26 2011, 12:01

Gioco a somma zero

Il quadro di Marx sullo sfruttamento dell'uomo sull'uomo si puo' paragonare ad un gioco "a somma zero", cioè alla situazione in cui il guadagno o la perdita di un partecipante è perfettamente bilanciato da una perdita o un guadagno di un altro partecipante come nei giochi d'azzardo.
Il plusvalore in questa situazione rappresenta la vincita. Il plusvalore è per Marx il profitto e corrisponde alla "posta" del gioco.
"Nei giochi "a somma diversa da zero", non esiste un rapporto diretto tra vincite e perdite, o meglio non esistono sconfitti in senso stretto.
Un esempio tipico di gioco a somma diversa da zero è il bingo, dove al termine di una partita ci sarà chi vince molto, chi poco e chi non vince; però nessuno lascerà il gioco con la percezione di aver perso: non essendo un confronto diretto, non c'è sconfitta."
Questo giro di parole non cambia la natura del gioco, che e' sempre e comunque a somma zero, con una variante: ai partecipanti si aggiunge il "banco", lo Stato, che vince sempre. Possiamo a questo punto sostenere che il salariato perde sempre e comunque anche se gli oppositori alle teorie marxiane tentano di presentare lo sfruttamento, l'appropriazione del plusvalore, come una piccola perdita, necessaria per il progresso della società.
Non si possono disconoscere i progressi tecnologici e scientifici, ma non è lecito attribuirli all'imprenditore, relegando la manodopera al semplice ruolo di esecutore. E' vero infatti che gli stessi sostenitori della libera iniziativa, per il successo imprenditoriale, assegnano all'esperienza delle maestranze, la buona qualità del prodotto finale.
I progressi della tecnologia e della scienza sono quindi da attribuire all'intelligenza del genere umano. Ecco quindi che l'imprenditore non ha il diritto di chiudere la fabbrica, di interrompere la produzione. Lui è solo il gestore e, quando il suo progetto commerciale fallisce, ha il dovere di lasciare la gestione ad altri, senza reclamare indennità.
Non dobbiamo dimenticare a questo punto il terzo elemento, lo Stato.
Lo Stato si aggiunge legittimamente, all'imprenditore e preleva una parte del reddito al lavoratore dipendente con le tasse. Legittimamente in quanto lo Stato ha il dovere di organizzare la convivenza della popolazione. Ma con le tasse prelevate finanzia anche le industrie, che dovrebbero allora rinunciare al profitto.
2000snlp
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