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 Beppe Grillo

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IndividuoLiberato



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MessaggioTitolo: Beppe Grillo   Mer Ott 10 2007, 15:03

Cari amici e compagni,
vorrei sapere qual è il vostro giudizio politico su Beppe Grillo, il Vaffanculo Day, i meet up e tutto ciò che vi gira attorno.

Saluti
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alekos18

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MessaggioTitolo: Re: Beppe Grillo   Sab Ott 13 2007, 21:17

Il comico professionale Grillo non mi dispiaceva. Anche e soprattutto quando veicolava contro-informazione, critica e faceva da cornice, con i suoi spettacoli, ad iniziative interessanti come, ad esempio, quella itinerante dei compagni/e della Mobil sulle energie alternative. Dal circondario di Indipendenza c'è stato chi ha partecipato ed agito attivamente al riguardo, e si è trattato di una buona cosa. Parte di quel Grillo c'è ancora, ma prevale ora un Grillo "tribuno" che mi piace un po' meno per le argomentazioni ambivalenti che lo stanno caratterizzando. Dire che l'attuale sistema politico/partitico rappresenta una “Casta” autoreferenziale, privilegiata (con relativo codazzo di collaboratori e “amici”), nell’acquisto o affitto di case, nell’aumentarsi gli stipendi, nell'usufruire di rimborsi viaggi anche d'interesse proprio, nel pagamento spropositato -con costi scaricati sulla collettività- di amici "consulenti", oltre che per la fruizione di una miriade di altri benefici come gli innumerevoli servizi (trasporti, ristorazione, ecc.), è un fatto. Un degrado della politica che giustamente indigna ed è peraltro punta di un ben più gravoso iceberg di degrado coloniale. Che questa Casta, a diverso grado di individualità e forze politiche, graviti nell'orbita -o comunque risenta/rifletta- degli interessi di questa o quella frazione del potere economico/finanziario non solo di questo paese è già un altro fatto che andrebbe con più circostanza di causa preso in considerazione.

Comunque sia Beppe Grillo, con un veicolo di critica politica legato alla grande tradizione del teatro popolare, legittimamente solleva il problema dell'ormai totale degrado della politica. Lo potrebbe far meglio, con più pertinenza di fatti, personaggi e argomentazioni, ma tant'è. Le 22 pagine del suo programma, però, al di là di qualche proposta interessante, ne contengono diverse di inconsistenti, altre pericolose socialmente e ambientalmente (i biocombustibili, ad esempio) e soprattutto denotano una smania (anche malposta) del dettaglio a danno di una visione d'insieme tra i vari ambiti (politica estera, politica economica, ecc.). Il punto di condensazione di questa ambivalenza, e che non mi convince nemmeno in sé, sta nella risposta "legalitaria" che intende dare al problema del "degrado politico", risposta legata -e non è sorprendente la cosa- al suo auspicio di un "capitalismo che funzioni bene". Quindi: va bene attaccare il degrado della politica, utilizzare anche come grimaldello questo argomento, ma tenendo presente -e mirando ad aggredire- le cause a monte che in ultima istanza sono anche di sistema. Non si vuole arrivare subito ai massimi sistemi? Benissimo. Non si scada però nella banalizzazione di soluzioni ad istanze fondamentalmente serie, come lo è il senso dell'impegno politico. In una concatenazione di perché (che non è da affrontare qui, adesso) le ragioni del degrado politico, per come questo è visibile e fortemente generalizzato, non nascono dal caso né rappresentano un accidenti della Storia.

I personaggi di questo squallidissimo ceto politico sono il riflesso di un degrado politico che ha la sua causa prima nella condizione servile e colonizzata di questo paese. Certo, si tratta di quanto di peggio la subalternità coloniale pluridecennale di questo paese abbia prodotto (e al peggio, dice la saggezza popolare, non c'è mai fine...). Ma il fatto che tutti o parte possano essere sacrificabili in vista di un diverso assetto formale di un'inalterata e continuativa condizione servile e subalterna della nazione, sarebbe una magra consolazione. Il legalitarismo come via democratica ad una rivivificazione dei diritti di cittadinanza, quindi, non è che non sia convincente, è semplicemente illusorio se non truffaldino. Fine a se stesso, il legalitarismo mi fa pensare ai sostenitori, non solo di casa nostra, che invitano ad una ulteriore razionalizzazione del quadro politico-istituzionale italiano più aderente al modello "americano". Penso in tal senso ai processi in atto del Partito Democratico e a quanto si sta muovendo specularmente nell'area berlusconiana. Penso a chi invoca una sorta di Seconda "Mani Pulite" per tornare a procedere, per via giudiziaria, alla rimozione di un ceto politico non più funzionale ad una "nuova fase" che deve determinare, in senso più liberista, mutamenti ancora più spinti e non solo sul piano economico. Grillo ne fa l'asse centrale del suo discorso politico. Vietare la candidatura o l'attività politica a coloro che hanno subìto una condanna in via definitiva, che sia per corruzione o per una molotov tirata a 20anni in scontri con la polizia, e sorvolando sul fatto che la sentenza di un tribunale non è una garanzia ontologica nel distinguere "buono" e "cattivo" (e non solo per nient'affatto isolate storie di "giustizia ingiusta"), oltretutto avalla un'idea fuorviante della categoria dell'onesto, tale quindi se non è stato condannato, che non è garanzia di una politica che abbia di vista gli interessi generali nella loro articolazione sociale. Insomma, non mi convince il pensare che l'uscita dal degrado politico e sociale in cui viviamo debba essere avallato da un certificato di buona condotta giudiziaria (secondo criteri peraltro di una giustizia da sistema dominante), e non piuttosto che si debba intervenire sulle dinamiche strutturali, di sistema (capitalistico e servile all'imperialismo dominante) che lo determinano.

Ciò detto, a mio avviso non bisogna nemmeno assumere un atteggiamento sbrigativamente liquidatorio del fenomeno. La parte più interessante non è il legalitarismo di Grillo che potrebbe rivelarsi funzionale, come nel 1992 con "Mani Pulite", ad un regolamento di conti tra fazioni politico/economiche e ad un riassetto dello scenario e della geografia dei ceti politici di riferimento, con interessate attenzioni atlantiche, ad esempio, ed in tal senso essere anche -lo dico con preoccupazione politica- rilevante. La parte più interessante è il movimento di migliaia di persone in tutt'Italia che da anni portano avanti delle battaglie locali ma di carattere globale, che vanno dall'ecologia all'economia, allo sviluppo di energie rinnovabili, alla riduzione degli sprechi energetici, alle problematiche della precarietà, e che, consapevolmente o meno, di fatto investono in modo critico i nodi dell'imperante modello neoliberista. Il punto di condensazione -il legalitarismo- è molto discutibile perché strumentalizzabile ed ambiguo in sé, ma il flusso di energie sociali e politiche sottostanti, catalizzate, che si stanno attivando e muovendo, non sono affatto da buttar via. Certamente non la gran parte. Da tutto questo, secondo me, bisogna trarre le conseguenze di un intelligente intervento e modo d'interlocuzione politico.
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luchia

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MessaggioTitolo: Re: Beppe Grillo   Dom Ott 14 2007, 17:22

Salve a tutti,

Vorrei cogliere l'occasione per dire due cose su questo argomento anche io che seguo Grillo da circa una decina d'anni nei sui spettacoli in giro per l'Italia.

La prima considerazione e' tecnica. Come funziona l'informazione? Cioe', si parla di Grillo ora, perche' dopo anni si oscuramento i mezzi di informazione se ne sono occupati, e si sono messi in moto per distruggerlo. Bene. Ma il fatto che se ne parli ora in TV non vuol dire che prima non esistesse. Le cose che ha detto Beppe nel suo spettacolo a Bologna l'8 Settembre sono cose che dice da circa una decennio in giro per i Palasport ltaliani. Come mai se ne discute solo ora? Si deve prendere per buona l'assunto che "qualcosa esiste solo se e' mostrato in TV?"

Entrando nel merito. Il fatto di avere delle leggi che vanno rispettate non ha niente a che vedere con l'assoggetamento dell'Italia o piu' in generale dell'Europa agli Stati Uniti. Il fatto di avere 25 condannati in via definitiva in parlamento e' una schifezza e non dovrebbe succedere, e' una anomalia Italiana che andrebbe eliminata ora, subito. E c'entra poco con il colonialismo Americano; anzi, in questo particolare caso forse una influenza Americana un pochino piu' forte ci sarebbe voluta, visto per esempio come loro hanno trattato i responsabili del crack ENRON.

Il ruolo del comico nella nostre societa', ora come in passato, e' un ruolo chiave. Ci sono interi periodi storici che sono stati ricostruiti solo grazie allo studio dei testi dei buffoni di corte, perche' le fonti "ufficiose" erano troppo viziate. Il ruolo dissacratorio dei moderni buffoni come Grillo, i fratelli Guzzanti, Luttazzi, etc, sono importantissimi, e vitali per una buona Democrazia. In questo senso potrebbe essere un'utile lettura il libro "Diario minimo dell'attore" di Dario Fo.

Se vogliamo, la componente nuova di Grillo e' il passaggio dall'attivita' dissacratoria a quella propositiva, come la sua proposta di legge popolare che ha raccolto ben 300.000 firme. Ma bisognerebbe benedirla tale proposta di legge. Non tanto per la proposta in merito, ma perche' la gente deve tornare a pensare alla politica non come a qualcosa che ha a che vedere con un voto che uno esprime ogni 5 anni (se non meno) per poi disinteressarsi di tutto, ma come a qualcosa che fa parte della nostra vita, di tutti i giorni. Perche' politica e' cio' che beviamo, mangiamo e respiriamo, non solo la finanziaria dei prossimi otto anni. Per questo bisogna invadere i comuni delle nostre citta' e far capire a quelli che ci stanno dentro che non possono fare i loro porci comodi pensando di non rendere conto a nessuno. Questa e' la questione. A riguardo, Corrado Guzzanti fece un bellissimo intervento ad una manifestazione "Ora Basta!" di qualche anno fa. Per gli interessati al discorso questo e' il link:http://movies.arcoiris.tv/movies/14_12_2003/13_corrado_guzzanti_big.wmv

Ciao a tutti, Luca Chiarabini
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alekos18

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MessaggioTitolo: Re: Beppe Grillo   Lun Ott 15 2007, 00:22

Benvenuto, Luca. Nello spirito della tua lettera, soprattutto per la parte finale, mi sento di convenire. Qualche notazione, però. La questione del degrado politico, che giustamente Grillo stigmatizza, ha delle cause e deve avere delle risposte.

Sul merito della legge ribadirei quanto sopra. Faccio un esempio per chiarirlo. Maroni, della Lega Nord, è assolutamente lontano dall'orizzonte politico mio e di Indipendenza in generale. Lui è stato condannato in via definitiva per aver opposto resistenza passiva ad una perquisizione arbitraria della polizia in una sede della Lega. E' questa una ragione per impedirgli di potersi ricandidare alle elezioni? Non si tratta di un caso isolato e la proposta di Grillo non fa distinguo. Viceversa, non è detto che una fedina penale immacolata sia indice di garanzia di "onestà" o di "buon governo" o di "buona politica". In tal senso, esempi di parlamentari e politici in auge non mancherebbero.

Il merito della proposta di Grillo, che poteva essere pensata diversamente, la vedo veramente discutibile. Ineccepibile l'essenza del problema (la politica intesa da taluni come affarismo), condivisibile la necessità di dare voce ampia a quel pluriverso di energie cui facevo riferimento nel mio post, ma forma e modo li continuo a vedere discutibili e anche pericolosi. Non mi rassicura l'idea dell'onesto, che rischia di sviare dal contenuto, dalle finalità della politica che si intende portare avanti. Il problema del degrado politico condensato nella figura del disonesto per me resta aspetto importante, ma di superficie di un più generale degrado di struttura, di sistema.

Ti faccio un esempio: l'idea di istituzionalizzare il precariato e di regolamentarlo per legge, per me resta inconcepibile per la devastazione sociale che riflette e per il degrado morale, sociale e politico in senso lato che produce. Basta interrogare chi vive questa condizione di precariato per rendersene conto. Il disonesto "politico" (le virgolette sono d'obbligo, perché politica per me continua ad avere una valenza alta) lo vedo come un epifenomeno, un sintomo di un più generale e degradato sistema politico che consente provvedimenti del genere e produce atti di un certo tipo. Se poi affondo, alla ricerca delle cause (necessarie per intervenire al meglio su ogni male), come non vedere che questo degrado è frutto della perdita di effettiva e piena democrazia, espressione di una inesistente sovranità, e quindi reale ed effettiva autoderminazione del popolo italiano? Mi citi Enron, ma non Guantanamo ed altro. Nel senso che non è inusuale che per via giudiziaria si regolino conti tra frazioni di classe dominante. Con buona pace, cioè, del rispetto o meno delle leggi o addirittura dei principi costituzionali.

Comunque resta l'essenza di ciò su cui convengo con te: riappropriarsi della nostra sovranità, della sovranità popolare, a tutti i livelli. A presto
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Nereo



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MessaggioTitolo: I non valori dell’Italia dei valori   Sab Ago 23 2008, 13:36

I non valori dell’Italia dei valori [(1)]

[ (1) La pagina è stata pubblicata come Url nel sito di Grillo, integralmente in quello di Travaglio http://www.marcotravaglio.it/forum/viewtopic.php?p=153888 e modificata per il sito di Di Pietro:
http://italiadeivalori.antoniodipietro.com/elezioni/2008/02/11_ambiente.php#comment-234008 ]

Fra le proposte per la “tutela del risparmio”, illustrate dal senatore Elio Lannutti (“Italia dei valori”), primo firmatario dei relativi otto disegni di legge, che prevedrebbero fra l’altro la proprietà popolare della moneta e la “restituzione allo Stato italiano” di quanto incassato dalla banca “d’Italia” a titolo di “diritto di signoraggio”, ve ne è anche una finalizzata a sollecitare la vendita delle riserve auree italiane ( http://www.diritto-oggi.it/archives/00034338.html ). Lannutti propone infatti di contribuire a risanare il debito pubblico attraverso la vendita dell’oro “della Banca d’Italia”, cioè di quell’oro mediante il quale la cartamoneta era “pagabile a vista al portatore”! Pagabile solo in teoria però. Perché di fatto quell’oro non fu mai restituito agli italiani possessori di valuta “pagabile a vista”. Ed ora, in nome del risanamento dell’economia, l’armata Brancaleone, anzi l’armata “Brankitalia dei valori”, o “Brancavalori”, vuole addirittura vendere l’oro! Sorgono due domande. Prima domanda: chi è il proprietario che vende l’oro? Seconda domanda: chi è il non proprietario che compra l’oro? La risposta a queste due domande sembra essere una sola: la “Banca d’Italia”, che con questa ennesima truffa legale sarebbe promossa a “Istituto del diritto... di Stato”! Altro che Stato di diritto. Questo mio parere poggia sull’ultimo libro di Lannutti, in cui è presente una colossale contraddizione, o svista, di cui il senatore mostra di non accorgersi. Se infatti Lannutti parla nel suo libro di “debito pubblico” e di “prodotto interno lordo” rispettivamente come di cose generate da “politiche economiche di finanza allegra, attivate dagli anni Settanta” (E. Lannutti, “La repubblica delle banche”, Bologna, 2008, p. 227) e di “vecchia tirannia” (p. 69) perché nel medesimo libro queste stesse cose sono indirettamente ed acriticamente postulanti l’esigenza di “risanare il debito” (p. 220) senza spiegare come mai diventi così importante che gli italiani tartassati da queste così allegre tirannie debbano vendere poi il loro oro per sopperire agli ulteriori danni da quelle generati? In altre parole come fa a divenire seria la finanza allegra nella testa di Lannutti? Se il debito pubblico è una truffa fatta al pubblico da parte di truffatori che non sono il pubblico, perché dovrebbe pagarlo il pubblico in luogo dei truffatori? Non sarebbe ora di finirla con questi giochetti? Perché Lannutti, Di Pietro, Grillo, e &, e tutti coloro che continuano ad illudersi che mediante una magistratura “reset” o alla Chavez, o mediante governi alla Tizio o alla Caio, sia possibile avere uno Stato etico in cui non vi sia corruzione, quando la storia ha dimostrato che ciò è impossibile? Già dal tempo di Aristotele si parlava infatti dell’impossibilità di provare la disonestà finanziaria di un pubblico ufficiale, in quanto paragonabile a quella di scoprire “quanta acqua può bere un pesce che nuota liberamente nell’acqua” o di “non assaggiare il miele posto sulla lingua”, “perché è difficile quanto maneggiare i soldi del re senza assaggiarne almeno una piccola parte” (Kautilya, “Arhtashastra”, in Brioschi, “Breve storia della corruzione”, Milano, 2004). A quando dunque il risveglio anti-usura dell’io se il politicismo di destra e di sinistra forma di continuo “fotografi” della realtà che hanno come principale obiettivo la creazione di ideologie a loro favorevoli, poggianti su mezze verità, funzionali ai loro interessi, e mascherate da rivoluzionarie proposte? Questa continuità di intenti non è altro che l’evoluzione… della corruzione stessa! L’evoluzione storica della corruzione abbisogna di questi soldatini del nulla, conformi al cosiddetto nichilismo giuridico. Esiste perfino un volume sul nichilismo giuridico, che già dal titolo dovrebbe far pensare alla mancanza di logica di questi novelli scribi e farisei (Irti, “Nichilismo giuridico”, Bari, 2005), o di magistrati che poi sono costretti a dire che “la giustizia italiana non funziona perché programmata per non funzionare” (Tinti, “Toghe rotte”, Milano, 2007). A quando la fine dell’imbecillità e della crassa ignoranza (perfino nella sintassi e grammatica italiana) di coloro che paghiamo 20 mila euro al mese per sparare continue stupidaggini? Oggi la maggior parte di coloro che combattono il signoraggio lo combatte senza alcuna reale base culturale, o fingendo di possederla secondo la finzione tipica della cosiddetta cultura del pensiero-debole, per il quale basta citare un aforisma o un autore per apparire colti o saggi agli occhi degli sciocchi. E ciò genera come conseguenza rimedi peggiori del male che si vuole curare. Questo “ignorantismo”, che io chiamo da anni “mentecattocomunismo” è un fatto in atto soprattutto dal tempo di Marx, che nel suo manifesto dei comunisti scriveva: “il proletario si servirà del suo dominio politico per strappare alla borghesia tutto il capitale e per accentrare tutti gli strumenti nelle mani dello Stato, vale a dire del popolo stesso”. “Ma lo Stato non è il “popolo stesso”: lo Stato è lo Stato, e il popolo è il popolo! Lo Stato è sempre gestito da un comando centrale, che non è affatto il popolo, anche se chi comanda viene eletto da un tonnellaggio prevalente di carne popolare. Dire che lo Stato è il popolo è una solenne castroneria!” (Paolo Pasotto, “La pentola magica, ovvero prolegomeni di una cultura a venire”, Bologna, 2005).
Per concludere, mi sembra di poter dire che questo nuovo partito di valori “ideali”, che si propone di restituire il maltolto attraverso ulteriori sottrazioni di valori reali in nome della legalità, è qualcosa da cui bisognerebbe guardarsi come dalla peste, se non si vuole assistere al prosciugamento completo di ciò che dovrebbe appartenere all’intero organismo sociale, in cui ogni individuo dovrebbe sentirsi parte in quanto socio contribuente di uno Stato di diritto moderno.
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FilippoRosso



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MessaggioTitolo: Re: Beppe Grillo   Lun Ago 25 2008, 12:36

Io farei la domanda in questi termini: "cari compagni, cosa ne pensate del fatto che in Italia la classe politica in generale sia a livelli infimi (di moralità e presentabilità), e quella di sinistra si sia autodistrutta per mano di alcuni babbei?"

Perché è facilissimo criticare un comico che, bene o male, pone l'accento su numerosi e importantissimi temi che spetterebbero alla politica, se esistesse ancora una politica.
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Nello

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MessaggioTitolo: Re: Beppe Grillo   Gio Ott 02 2008, 17:19

Quoto FilippoRosso.
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Beppe Grillo
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