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 Referendum in Grecia sul debito. Euroatlantici furiosi

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alekos18

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MessaggioTitolo: Referendum in Grecia sul debito. Euroatlantici furiosi   Mar Nov 01 2011, 15:12

Referendum in Grecia sul debito. Euroatlantici furiosi

Con un paese in rivolta, Papandreou è stato costretto ad indire un referendum. La notizia è definita "choc" (chissà perché... siamo o non siamo in democrazia?) e le agenzie stanno battendo a caratteri cubitali questi titoli: "L'Europa sprofonda sotto la paura della Grecia"; "banche a picco"; "caduta libera delle Borse". Il tutto a peggiorare i cupi scenari già esistenti.

Il primo ministro greco George Papandreou ha annunciato due cose: l'indizione di un referendum sull'ultimo pacchetto di «salvataggio» (gli eurotlantici hanno anche la sfrontatezza di chiamarlo così...) e un voto di fiducia al Parlamento sull'accordo sul debito. La valenza politica del 'combinato' di voto è in tutta evidenza accortamente abbinata. Molto più significativo è ovviamente il referendum, visto che il parlamento (non rappresentativo delle rivendicazioni espresse nei diversi settori della società greca) ha svenduto pezzi di sovranità e subìto i diktat dell'asse Francoforte-Bruxelles-Washington.
Alle urne si andrà all'inizio del 2012.
La decisione, superfluo dirlo, sta sparigliando i piani euroatlantici, il cui obiettivo importantissimo di tappa è l'integrazione e la centralizzazione assoluta della governance europea dei bilanci e delle finanze, e quindi economica. A fronte di 'resistenze' l'operazione non casuale, indotta, di collassamento di alcuni paesi come l'Irlanda e soprattutto la Grecia aveva l'obiettivo di far rompere gli indugi e indurre le popolazioni -e relative classi dirigenti- ad accettare il trasferimento immediato dei poteri nel mentre, comunque, si mettevano le mani sui settori strategici dei singoli paesi. Prima ancora che per soddisfare gli appetiti della speculazione e dell'affarismo a tutto campo al seguito, per togliere punti di forza al mantenimento dei presupposti materiali di effettive riconquiste delle sovranità nazionali. Renderle, in caso di rivendicazioni, molto più difficili, non potendo renderle impossibili.
Questa operazione rischia di essere vanificata e addirittura ritorcersi come un boomerang, rispetto anche a dinamiche finanziarie avviate su scala continentale, in caso di conferma dell'indizione del referendum. L'esito è scontato e i sondaggi al riguardo, che prevedono una valanga massiccia di «no» da parte dei greci, mai sono stati tanto superflui e inutili. Più sensatamente potrebbero dilettarsi a prevedere la portata del rifiuto: il 100% o giù di lì?

Per rendersi conto della portata di questo referendum, bastino alcune dichiarazioni. Il premio Nobel all'economia, Christopher Pissarides, ha dichiarato che «è difficile prevedere cosa succederà alla Grecia se il pacchetto di aiuti venisse respinto. Ci saranno conseguenze negative per l'Eurozona e pesantissime per Atene. Il Paese molto probabilmente dichiarerà immediatamente il default ed uscirà dall'euro». Il ministro finlandese agli Affari europei, Alexander Stubb, in un'intervista televisiva a Mtv3, ha detto che il referendum ellenico sarà un voto sull'appartenenza del Paese all'eurozona («La situazione è così difficile che fondamentalmente sarà un voto sulla loro adesione all'euro»). Sarkozy è costernato («Il gesto della Grecia è irrazionale e, dal loro punto di vista, pericoloso»). In Germania sono irritatissimi. A Washington c'è molta preoccupazione.

In queste ore, curiosamente -si fa per dire-, la Banca Centrale Europea sta intervenendo nuovamente sul mercato secondario per comprare debito italiano. A dirlo è il sito Bloomberg, che cita fonti vicino all'operazione. Non solo. Il rendimento del Btp a cinque e dieci anni sul mercato secondario sta raggiungendo i suoi nuovi massimi storici dall'introduzione dell'euro nel 1999, con effetti di spread verso l'alto con gli equivalenti bund tedeschi, il che vuol dire che uno scenario di tipo greco si sta sempre più materializzando anche in Italia. Insomma, se la Grecia si sottrae al ruolo di cavia euroatlantica da laboratorio a mo' di avvertimento per altri, intendono sostituirla pienamente, come ancora non è, con l'Italia?

Intanto, diciamolo a chiare lettere: Grecia, facci sognare! E, soprattutto, grazie. La grande lezione, vecchia quanto il cucco, è che la lotta paga. Prima o poi. Per i greci non basterà comunque il referendum. Hanno l'opportunità per sbaraccare ceti comunque asserviti, riprendersi l'indipendenza e la sovranità, e pensare a costruire una nuova società su rapporti di rpoduzione e assetti ben diversi dagli attuali dominanti. Roma come Atene? Sì, se si lotta!
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MessaggioTitolo: Re: Referendum in Grecia sul debito. Euroatlantici furiosi   Mar Nov 01 2011, 20:33

Interventi da facebook

Marco Di Branco Sarà che Papandreou si è ricordato di essere socialista. o anche soltanto di essere greco...

Salvatore Tovarish Vicario La decisione politica del governo borghese socialista della Grecia di convocare un referendum è frutto della costante mobilitazione della classe operaia organizzata nel Pame e dal KKE e dalla sua alleanza sempre più forte con le masse popolari... in tal modo cerca di placare la rabbia sociale, l'organizzazione di classe e l'indirizzo della lotta anti-capitalista ed anti-monopoli del KKE e del PAME, dando l'illusione al popolo di poter incidere sul futuro del proprio paese tramite referendum o elezioni. Sono un paliativo, un illusione, un tentativo di placare il popolo. Segno però di un costante indebolimento della classe politica borghese greca. Boicottare questo referendum, come sembra intenzionato fare il Partito Comunista di Grecia, dovrà esser un importante passaggio verso la rivoluzione socialista, che passa dal rafforzamento dell'alleanza sociale della classe operaia e le masse popolari, dal capovolgere i rapporti di forza con l'indebolimento dei partiti borghesi e dei sindacati collaborazionisti ed il consolidamento del Partito Comunista nelle masse.

Diably Penny · Amica di Metastasio Orlando
evvai...ora sì che si sono aperti i giochi...

Rivista Indipendenza ‎@ Salvatore Tovarish Vicario. Se rileggi la parte finale dello scritto, è chiaro che il punto d'approdo di una lotta di liberazione non è mai un referendum. Ciò nonostante mi sfugge il senso del boicottaggio in questa circostanza. Un rifiuto popolare, secondo te, indebolisce o rafforza gli euroatlantici e i loro servi e scherani interni? Se per ipotesi, allo stato assurda per i numeri che si preannunciano, il referendum fosse invece favorevole alle imposizioni degli euroamericani, secondo te "le masse popolari" starebbero meglio o peggio? E' sicuramente possibile che le attuali classi dirigenti greche abbiano messo in conto di non essere spazzati via concedendo il referendum. E' forse possibile che intendano prendere la testa di un movimento sovranista per uscire 'da destra' dalla crisi (i 'socialisti' greci sono come i 'socialisti' spagnoli: varianti di destra). Quanto hanno già fatto li dovrebbe, però, condannare. A meno che 'da sinistra' non ci si suicidi lasciando alle destre, largamente intese, che utilizzino strumentalmente, come è loro costume in ogni dove, la tematica decisiva della sovranità e dell'indipendenza nazionale.
Ora, per un'uscita indipendentista, sovranista, 'a sinistra', il referendum non appare affatto uno strumento negativo, anzi. Dato per scontato il rifiuto pressoché di massa ai diktat euroatlantici, sarebbe una tribuna anche per 'regolare i conti' con i ceti asserviti di destra, sinistra e centro interni, responsabili comunque dello sfacelo presente nel paese. Un boicottaggio-astensione, se confermato, non solo non inciderebbe (e meno male!), ma non verrebbe nemmeno capito. Giustamente, mi vien da dire.

Salvatore Tovarish Vicario Il referendum è un passaggio assolutamente delicato, è utilizzato a mio parere dalla classe borghese greca per placare le masse e per dividere il fronte popolare. In questo modo le forze reazionarie hanno modo di riorganizzarsi e di indebolire l'organizzazione e la linea rivoluzionaria del KKE. Il referendum mira a colpire soprattutto il KKE. L'astensionismo di massa invece colpirebbe il sistema politico borghese, e rovescerebbe i rapporti di forza. La linea del partito comunista è innequivocabile e conosciuta dalla classe operaia e dalle masse popolari, e l'ultimo sciopero generale ha segnato una ulteriore crescita dei consensi per la linea politica e strategica del Partito. Rimane un arma a doppio taglio, ed una decisione tattica delicata in un momento cruciale. http://inter.kke.gr/News/news2011/2011-11-1-oxi-dimopsifisma
Communist Party of Greece - No to the blackmail of the people with the referendum - Down with the go
inter.kke.gr

Silvana Arrichiello
Salvatore Tovarish Vicario, Tafazzi anche in Grecia?? Bisogna cavalcarlo questo referendum; Non boicottarlo!!!!!

Salvatore Tovarish Vicario Guarda che anche il boicottaggio è un utilizzare il referendum, soprattutto se questo si presenta come un ricatto, anche perchè la propaganda europeista sia della UE che della borghesia nazionale, sra portata sul piano del ricatto, se dite NO per voi è finita. Il KKE ha una posizione maggioritaria nelle avanguardie operaie e nelle masse popolari in mobilitazione.

Rivista Indipendenza ‎@ Salvatore Tovarish Vicario. Non trovo affatto convincenti gli argomenti sulla scelta dell'astensionismo. Anche alla luce dell'ulteriore tua precisazione a Silvana A. La portata del "no" esprimerebbe oggettivamente interessi nazionali di larghi strati di classi dominate nel paese e darebbe una ulteriore legittimazione politica, in termini anche di numeri, ad una prospettiva strategica di liberazione nazionale e di rivoluzionamento dei rapporti sociali interni. Uscendo dall'Unione Europea e dall'euro non ci si riprende solo la sovranità ma si rimettono in discussione, radicalmente, modo di produzione e rapporti sociali interni e internazionali. Questo significato va esplicitato e diffuso in una battaglia per il "no". Il "no" è all'asse UE-BCE-FMI/USA e anche ai loro referenti interni, di sedicente governo e di finta opposizione. E' secondo te un messaggio così difficile da trasmettere? Ritengo che questo lungo periodo di macelleria sociale in Grecia abbia consentito maturazioni anche a chi poteva essere considerato analfabeta politico.
Ciò detto, piuttosto che "dar modo alle forze reazionarie di riorganizzarsi" (il referendum può e deve quindi concorrere al loro sbaraccamento), è bene prepararsi per il 'dopo': un "no" referendario sul debito avrà effetti. Reattivi e presumibilmente devastanti nell'immediato. L'asse UE-BCE-FMI/USA non può consentire alla Grecia di fare come l'Islanda. Banalmente perché fungerebbe da esempio, da ben più significativo precedente per altri paesi subalterni. Per questa prospettiva, per il 'dopo', è quindi importante che il "no" sia più largo possibile ed è necessario che si ponga esplicitamente e da subito il problema della direzione politica del paese. I referenti interni che hanno portato il paese in queste condizioni, se ne devono andare. Senza far riferimento ad 'altro', Pasok e Nuova Democrazia hanno, nello specifico, responsabilità storiche e politiche per aver 'accettato' Unione Europea ed euro. Se ne devono quindi andare perché non sono più credibili. Non sono e non possono essere più credibili per chi li ha votati. Non è pensabile che siano loro a gestire l'impatto della reazione che verrà al "no" greco. La direzione politica del paese si pone in termini di potere reale, con tutto ciò che ne consegue. E anche questo porrà questioni sul campo. I problemi verranno certamente 'da fuori' ma non è da escludere che possano avere sponde compiacenti in Patria. Ad es., che farà l'esercito?
Per la Grecia il "no" referendario è un passaggio di tappa. Che sia il più largo possibile, perché anche i numeri avranno il loro piccolo-grande significato simbolico per la lotta di liberazione che necessariamente dovrà proseguire. La prospettiva di rinascita si chiama sovranità nazionale che, per reggere, avrà bisogno di una politica estera intelligente, con relativa costruzione di nuovi rapporti di politica internazionale ed internazionalista. Una sovranità nazionale deve avere una propensione internazionalista foss'anche solo per tutelarsi; un internazionalismo senza sovranità nazionale è solo una parola vuota, impotente, senza senso.

Il Sikulo ma come si puo essere cosi disfattisti? diciamo che qst europa impone leggi, regole, trattati che annullano in un sol colpo costituzioni democratiche senza consultare i cittadini e poi andiamo a boicottare un referendum che per la prima volta permette di dare un calcio in culo all UE e alle loro ipocrisie sulla democrazia? Sarebbe da boicottare solo nel caso le masse fossero inermi e rassegnate, ma nn mi sembra proprio il caso..

Athanasia Andriopoulou
da greca.... dico .... se tutto ciò che c'è scritto quì fosse così CERTO io andrei già a manifestare.... purtroppo fino a gennaio (la fame è giù

Athanasia Andriopoulou
è già iniziata e c'è Natale di mezzo... niente regalini! niente tacchini!!!!) .......

Athanasia Andriopoulou
i greci con i quali ho parlato mi hanno riferito che c'è ... PAURA .... da parte di coloro che ancora ricevono 4 miseri soldi pensando che quelli li devono agli aiuti europei!!!......

Athanasia Andriopoulou
si ha PAURA della dracma.... si ha PAURA della fame nera che arriverà (è già in corso, ma la gente ancora non ha capito.....)

Athanasia Andriopoulou
SPERO CON TUTTO IL CUORE CHE IL VOTO AL REFERENDUM SIA QUELLO DEL POPOLO GRECO CHE IO CONOSCO: DIGNITOSO, ORGOGLIOSO, CORAGGIOSO......

Giuseppe Marraffa Onore a Papandreou e ai GRECI e a tuuta la GRECIA! Ancora una volta, nonostante i loro problemi economici (indotti) hanno dimostrato di sapere cosa vuol dire DEMOCRAZIA! Ma soprattutto senso della NAZIONE! FORZA GRECIA! VIVA LA LIBERTÀ! Spero e credo che voteranno NO! Questo sarà un pesantissimo schiaffo morale a Germania, Francia e USA!
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alekos18

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MessaggioTitolo: Re: Referendum in Grecia sul debito. Euroatlantici furiosi   Mar Nov 01 2011, 21:32

Sul referendum: c'è chi ritiene che Papandreou se ne voglia servire come strumento per contrattare con la UE "aiuti" più consistenti in cambio del suo annullamento. Altri che, a seguito delle pressioni che stanno già arrivando in queste ore ed in presenza di dimissioni da una maggioranza già risicata di governo che ha cominciato a perdere pezzi a seguito dell'annuncio, Papandreou presenti le sue dimissioni e si rilanci agli occhi dei greci come colui che intendeva dar voce al popolo, ma gli è stato impedito.

Un'altra notizia da non sottovalutare riguarda il cambio ai vertici militari. Dal consiglio di sicurezza dello Stato, che si è riunito sotto la presidenza del primo ministro Papandreou, è scaturita la decisione di sostituire tutti i vertici delle forze armate: i capi di stato maggiore di Esercito, Marina e Aviazione e il capo di stato maggiore Interforze.
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sankara

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MessaggioTitolo: Re: Referendum in Grecia sul debito. Euroatlantici furiosi   Mer Nov 02 2011, 00:13

Perché non anche in Italia, come in Grecia, un referendum sui vincoli e i provvedimenti impostici dall'Europa? Sarebbe da pensare tenendo conto della fattibilità 'tecnico-giuridica'. Abrogativo? In caso, toccando cosa? Consultivo? Può essere un'idea da far girare e da discutere, valutando attentamente, non trovate?
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alekos18

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MessaggioTitolo: Re: Referendum in Grecia sul debito. Euroatlantici furiosi   Gio Nov 03 2011, 22:13

Soggetto ad un fuoco di sbarramento, George Papandreou fa marcia indietro: nessun referendum sull'accordo del 27 ottobre. L'esito, temutissimo, di una valanga di no doveva essere impedito. Ed allora è partito un fuoco di fila dagli euroatlantici di Bruxelles-Francoforte-Washington, dai "mercati" speculativi ed anche tra le quinte colonne euroatlantiche ed anti-nazionali greche. Per impedire che i greci si esprimessero. Questa è la "democrazia" euroatlantica. E Papandreou? Dopo la marcia indietro, con una maggioranza a pezzi e non più tale, si è proposto per un governo d'unità nazionale di transizione incassando il sostegno delle destre. Che farà quanto deve.

E sull'onda di questo grande valore di civiltà qual è la "democrazia" euroatlantica, all'occorrenza da esportare e imporre con tutti i mezzi, anche con le bombe umanitarie, non poteva mancare una perla 'nostrana', su La Stampa, a firma di Massimo Gramellini: "Oggi qualsiasi persona di buonsenso, di destra o di sinistra, riconosce che questa politica svilita dai clown e dalle caste dovrebbe affidarsi ai seri e ai competenti. Figure alla Mario Monti, per intenderci. E ce ne sono tante. Ma qualsiasi persona di buonsenso sa anche che, se i Mario Monti si presentassero alle elezioni, le perderebbero. Perché non sono istrionici né seducenti. Verrebbero surclassati da chi conosce l’arte della promessa facile e dello slogan accattivante, in quanto una parte non piccola degli elettori è così immatura da privilegiare i peggiori: per ignoranza, corruzione, menefreghismo. (...) Per realizzare una democrazia compiuta occorre avere il coraggio di rimettere in discussione il diritto di voto".
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tadiottof



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MessaggioTitolo: Re: Referendum in Grecia sul debito. Euroatlantici furiosi   Gio Nov 03 2011, 23:49

Citazione :
Per realizzare una democrazia compiuta occorre avere il coraggio di rimettere in discussione il diritto di voto".
L'elettorato e' immaturo (!) e quindi il Consiglio europeo rifiuta il referendum.
2000snlp
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