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 Dinamica del capitale... nell'attuale e disinformata crisi

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Jaime

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MessaggioTitolo: Dinamica del capitale... nell'attuale e disinformata crisi   Mer Ott 12 2011, 17:52

Sulla dinamica del capitale... nell'attuale e disinformata crisi

Siamo sommersi di notizie propalate dal centro di Potere economico-finanziario attraverso i suoi numerosi e ben collaudati mezzi di condizionamento delle nostre menti, tese a confonderci il panorama per renderci docili alle peggiorative condizioni di “austerità” che ci stanno imponendo.
Perché questo deficit fiscale che, col passare degli anni e divenuto “pubblico”?
Cos'è un deficit fiscale? È la differenza, in negativo, tra le entrate e le spese dello Stato. Tutti i giorni ce ne parlano e ci dicono che bisogna ridurlo, ma non ci dicono il perché esiste questo deficit fiscale che, sommandosi anno per anno, diventa debito.
Trattandosi di un rapporto tra entrate e uscite (che poi gli economisti lo allaccino al Pil, non ne cambia l'essenza), è importante capire la causa di questo disavanzo.
Vediamo un po':
Uscite:
- spese di guerra (ecco la nostra partecipazione alle aggressioni “umanitarie”)
- catastrofi naturali (che poi, eccetto i terremoti, sono derivati da interventi umani forsennati alla ricerca del profitto)
- politiche economiche a sostegno della domanda (abitualmente, alla domanda dell'imprenditoria e del settore bancario)
- mancanza di volontà di ridurre le spese superflue (gli sprechi di ogni genere e a diversi livelli di attività: burocrazia, lusso, linearità o senso unico dei processi di produzione, grandi opere, ecc.).

Entrate:

- politica fiscale debole che consente (se non addirittura, fomenta) l'evasione che nel nostro paese ha raggiunto la considerevole somma di 255 miliardi di euro. Si ricordi che il governo dell'Unione fu fatto cadere a causa della giusta manovra Visco di colpirla,
- bassa attività economica (meno denaro alle casse dello Stato e quindi a coprire i costi della pubblica amministrazione). Con le delocalizzazioni all'estero di processi di produzione, l'imprenditoria italiana ha contribuito al disavanzo fiscale.
- bassa attività di ricerca scientifica e tecnologica orientata allo stimolo di vie alternative di produzione.

Ad ogni modo, il capitale generato dal lavoro socialmente eseguito non scompare. Come l'energia solare che entra nella Pachamama (la Natura), si trasforma spostandosi verso altri "contenitori". Nel caso che ci occupa, questo "debito pubblico" è andato a costituire il "modesto" fondo di circa 80 trilioni (80 mila miliardi) di dollari in possesso del sistema finanziario mondiale. Questa "modesta" mole di denaro, in costante crescita, è uscita (esce ed uscirà) dalle tasche dei lavoratori, dei pensionati, dal futuro dei giovani e delle generazioni che verranno.
Come è uscita, esce ed uscirà? Principalmente dal sistema del debito: debito delle imprese, debito delle banche i cui depositi oramai automaticamente "on line" dei salari, stipendi e pensioni, sono trasferiti verso investimenti finanziari di varia natura e varia affidabilità.

Dunque, i soldi ci sono, ma non c'è la volontà politica né il potere per ricuperarli. E questa volontà non esiste per il fatto che sono gli agenti del grande capitale ad esserci nei nostri paesi a governare. Per cui, c'è invece la volontà di assicurare che i denari che ci appartengono fluiscano verso le banche.
I soldi ci sono, va ribadito, perché altrimenti non si giustificherebbe il nuovo strumento che il potere finanziario del mondo desidera imporre ai popoli dell'Euro-zona: il Fondo "salva-Stati" (l'Efsf) che nella realtà è un fondo salva-banche. A dimostrarlo sono le intenzioni espresse da uno dei principali agenti del capitale in Europa: il signor Trichet, seguendo la direttiva del ministro delle finanze usamericano, afferma: "bisogna agire presto per garantire la stabilità finanziaria. Sono aumentati i rischi di liquidità e di finanziamento delle banche e l'Efsf può essere utile per ricapitalizzare gli istituti" (mia è la sottolineatura). E aggiunge: "La potenza di fuoco del Fondo deve essere aumentata, anche se non è giusto che sia la Bce a fornire leva finanziaria perché i governi hanno tutti i mezzi per agire da soli" (mia è pure questa sottolineatura).
Inoltre è da notare quest'altra affermazione del signor Trichet, secondo cui "la commissione UE ha presentato rapporto trimestrale dove spiega che il debito pubblico di Eurolandia è aumentato a causa del "deficit" elevato (di cui sopra, segnalo) e degli aiuti statali alle banche" (sottolineatura mia). Di conseguenza, sempre secondo questo agente bisogna "ricapitalizzare le banche in fretta".

In conclusione, questa montagna di trilioni in possesso del mondo finanziario ha ovviamente un peso specifico tale da condizionare decisamente le scelte (se si possono chiamare tali) di politica economica e finanziaria dei governi degli Stati-nazione.
Lo stiamo vedendo, con preoccupazioni alcuni e con dolore i più, come i nostri paesi stanno diventando delle semplici merci, merci del tutto simili agli agrumi e ai citrici, perché vengono spremuti in continuazione.
______________________
Jaime (2011-10-12)
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tadiottof



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MessaggioTitolo: Re: Dinamica del capitale... nell'attuale e disinformata crisi   Mer Ott 12 2011, 21:16

piu' o meno credo di aver detto le stesse cose: le banche, la finanza, vogliono salvare i soldi depositati in Grecia ora e prima in Argentina ecc.
Il fenomeno si ripete e si ripetera' perche' e' cambiato qualcosa nel mondo del lavoro, qualcosa di importante: siamo nell'era post-industriale e la manodopera e' diventata superflua. Il settore industriale potra' dare lavoro al 4 o 5 % del totale dei lavoratori, producendo la stessa, se non maggiore, quantita' di beni. E' stato cosi' anche per l'agricoltura qualche decennio fa: l'agricoltura occupa appunto il 4 o 5 % dei lavoratori e produce piu' che nel passato, quando eravamo tutti contadini.
Il problema che si pone e' alla base della crisi: dove possiamo dirottare gli investimenti per continuare a sfruttare il lavoro?
In agricoltura non piu', nell'industria nemmeno e i servizi per definizione non creano ricchezza.
Dove allora potranno occupare la manodopera per poterla sfruttare?
Ci stanno pensando!
2000snlp
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Jaime

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MessaggioTitolo: Re: Dinamica del capitale... nell'attuale e disinformata crisi   Ven Ott 14 2011, 23:26

Tadiottof:

E' evidente che la produttività del lavoro ha sperimentato un considerevole incremento negli ultimi 60 anni, e la produzione globale di merci non ha paragoni col passato. Proprio per questo assistiamo alla crisi di sovrapproduzione. Non so però se sia appropriato parlare di "era post-industriale", dato che:
- i maggiori saggi di profitti le industrie in condizioni de farlo le hanno ottenuti delocalizzando rami di produzione fuori dall'Europa per sfruttare mani d'opera mal pagata e senza difese contrattuali: vedi l'Africa, l'America Latina, specie il Centro America, il sudest asiatico.
- seppure l'incremento del capitale organico sia uno dei meccanismi responsabile del suddetto aumento della produttività globale di produzione, è altrettanto vero che da esso deriva il decremento medio dei tassi di profitto. In altre parole, il plusvalore del capitale il capitalista lo ottiene esclusivamente dallo sfruttamento del lavoro salariato, da quel tempo di utilizzo della forza di lavoro non remunerato, che dalle macchine e dalle tecnologie assunte non può assolutamente ottenere.
Per quanto rispetta l'agricoltura, essa ha sperimentato uguale processo di concentrazione e di centralizzazione del capitale più o meno al pari dell'industria. Per cui, l'utilizzo della forza umana di lavoro, seppure come dici è diminuita, lo ha fatto preferentemente nei paesi industrializzati, ma non altrettanto nei paesi sottosviluppati. Parlo di agricoltura. Con le oleaginose e cereali geneticamente modificati destinati alle monocolture intensive per l'ottenimento dei biocombustibili, la cosa cambia. In questi casi, le enormi piantagioni hanno provocato praticamente la estinzione dei piccoli e medi contadini e/o imprenditori agricoli, che stanno emigrando verso le grandi città.
Che i servizi non creino ricchezza non mi trova d'accordo, se per "creare" intendi "riprodurre" il capitale. Ti do ragione se, invece, ti riferisci alla produzione. I servizi, proprio perché concorrono alla riproduzione del capitale sono diventati ambiti dai capitali privati. Ecco perché si affannano con le privatizzazioni.
La liquidità accumulata nel sistema è stata deviata verso la finanza. Ma la condizione sine qua non perché il capitale abbia un valore è la sua riproduzione. Esso deve girare. I soldi della Grecia ce l'hanno le banche tedesche e francesi nei loro arcani e nei loro investimenti.
I proprietari-gestori del grande capitale coi loro agenti sparsi per il mondo, coagulati attorno al binomio industria-banche (specie d'affari), sono decisi a prosciugare le popolazioni europee poiché nel resto del mondo le tasche sono pressoché vuote. La forza lavoro la trovano nelle “periferie” del sistema: mal pagate e sensa alcuna difesa contrattuale, quindi, con liquidità gigantesca che riversano sul sistema finanziario, sugli armamenti (il complesso militare-industriale-finanziario nordamericano ingloba circa l'80% dell'economia di quel paese), sulle droghe e creando caos dappertutto con le “missioni di pace” o guerre “umanitarie”.
Perciò che attiene alla mano d'opera eccedente nel mondo, ricorda che i neo-malthusiani abbondano tra le file dei proprietari-gestori del grande capitale.
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tadiottof



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MessaggioTitolo: Re: Dinamica del capitale... nell'attuale e disinformata crisi   Sab Ott 15 2011, 09:32

dal "giornale della previdenza" n°3/2010 pag 45
2000snlp
'''''''''''''''''''''''''''''
lapsus
http://www.enpam.it/wp-content/uploads/ENPAM.MARZO_WEB.pdf
...Ma se quest’ultimo presenta un grado di insidia altissimo,
ci sono tipi di lapsus che raramente possono trovare una
correzione, ammenoché non si fa ricorso a un certo livello
di riflessività accompagnata dal dubbio. Questi lapsus
hanno come oggetto il vedere e l’interpretare. Il primo lo
possiamo definire lapsus vidère e ha come oggetto il vedere.
In sostanza questo si invera quando vediamo così
come pensiamo che ciò che si sta vedendo sia ciò che il
nostro occhio percepisce. La verifica dell’errore, in questo
caso, può passare attraverso l’uso di una telecamera o
di una macchina fotografica. Ma quello che per antonomasia
è il più diabolico è il lapsus technè o ermeneutico.
Questo ha come oggetto l’interpretare. Questo tipo di errore
ricorre quando interpretiamo le cose occultando grande
parte dell’evidenza attraverso cui quelle cose si manifestano.
I pregiudizi, le convinzioni e/o le credenze sono
la base di questo tipo di errore. Tranne poi ricrederci e cogliere
dentro di noi l’evidenza di esserci sbagliati nel valutare
e giudicare
''''''''''''''''''
rifletti bene su cosa significhi era post-industriale e sulle sue conseguenze per il "capitale"
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alekos18

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MessaggioTitolo: Re: Dinamica del capitale... nell'attuale e disinformata crisi   Dom Ott 16 2011, 00:37

Jaime ha scritto:
Dunque, i soldi ci sono, ma non c'è la volontà politica né il potere per ricuperarli. E questa volontà non esiste per il fatto che sono gli agenti del grande capitale ad esserci nei nostri paesi a governare. Per cui, c'è invece la volontà di assicurare che i denari che ci appartengono fluiscano verso le banche.
Se scaviamo sul perché dell'assenza della "volontà politica", passo dopo passo (e non ce ne vogliono molti...) si arriva al servaggio e alla condizione di dipendenza (anche) del nostro paese.
Il che dovrebbe, comprendendo le cause, meglio indirizzare l'agire politico verso la costruzione delle condizioni per superarle.

Sarebbe da focalizzare poi la pluralità ed il peso dei capitali in lotta tra loro (conflitto grande imprenditoriale e finanziario) ed il ruolo svolto da chi (Stati) si muove con poteri, mentalità e strategia imperialista. Il che non è proprio di tutti; in questa fase gli USA detengono posizioni complessivamente indiscusse a tutto campo, mentre vi sono Stati emergenti economicamente (i paesi cosiddetti Bric: Brasile, Russia, India, Cina) ma arretrati sul piano militare e allo stato assolutamente non in grado di mettere in discussione la predonomia imperialista USA (non essendo nemmeno, lo dico per completezza di messaggio, portatori di un modello economico e sociale realmente alternativo a quello dominante di stampo anglosassone).



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tadiottof



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MessaggioTitolo: Re: Dinamica del capitale... nell'attuale e disinformata crisi   Dom Ott 16 2011, 08:44

mi sembra che a poco a poco arrivate a comprendere quanto ho sempre detto.
ora bisogna elaborare una strategia adeguata.
prima di tutto si deve organizzare un Partito (non sara' facile e ci vorra' del tempo).
intanto quali saranno le classi sociali interessate?
individuate bisognera' formare una coscienza di classe ecc.
2000snlp
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Jaime

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MessaggioTitolo: Sulla dinamica del capitale... nell'attuale e disinformata c   Dom Ott 16 2011, 23:17

alekos18:
Quei passi dopo passi provengono da un lungo camminare e il traguardo che menzioni è in flagrante attività. E' lo "Stato sociale" ad aver mascherato il processo. Non v'è dubbio che tra la classi imprenditoriali esistono forti contraddizioni e il panorama che dipingi risulta abbastanza chiaro. Tuttavia, qualsiasi sia il centro di potere finanziario, il suo compito è e sarà quello che ha intrapreso contro con i paesi europei e in questa crocciata conta da parte sua i gestori-proprietari dei grandi capitali industriali, del commercio e dei servizi. La centralizzazione gigantesca del capitale va escludendo masse di lavoratori ma anche di imprenditori e di impiegati finora più o meno benestanti. E' la "proletarizzazione" delle società. Tuttavia, in maniera dialettica, promuove la proliferazione di attività "micro-imprenditoriali" di sopravvivenza a conduzione diretta, ma anche a carattere capitalistico. Il problema, e qui mi collego a quanto affermato da tadiottof, è che in questi nuovi settori "imprenditoriali" si moltiplica, rafforzandosi, l'ideologia della classe egemonica, rendendo assai complitato e difficile i compiti per "creare una coscienza di classe" (e per la classe, aggiungo io) e un idoneo partito politico. Questa costatazione non nega la validità dell'asserzione di tadiottof, anzi, pone il compito su di una nuova realtà socio-economica che ancora non si intravede con chiarezza in Europa, ma che è oramai collaudata, per esempio in America Latina.
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DonV



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MessaggioTitolo: Re: Dinamica del capitale... nell'attuale e disinformata crisi   Lun Ott 17 2011, 10:23

Tutte le istituzioni culturali, sociali ed economiche oggi più che mai incoraggiano un pensiero unico basato sui valori del potere. E` una trappola che di fatto rovina la vita anche ai padroni dell'umanità. Ho avuto modo di conoscere miliardari, e posso dire senza cliché che la loro reale qualità di vita e`a dir poco infima. Loro sono le prime vittime delle loro stesse dottrine, l'unico sollazzo che vivono e` il momentaneo rush di sopraffare un altro essere umano, il resto della loro vita e`vuota, drammatica solitudine.

Credo che l'unica via d'uscita sia l'organizzazione in carne ed ossa, ma qua mi perdo. Dove iniziare? Che fare? Qui c'è qualcuno di Milano che vuole incontrarsi in una cantina e iniziare a stilar volantini? Very Happy
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tadiottof



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MessaggioTitolo: Re: Dinamica del capitale... nell'attuale e disinformata crisi   Ven Ott 21 2011, 06:04

Jaime ha scritto:
alekos18:
... Tuttavia ...promuove la proliferazione di attività "micro-imprenditoriali" di sopravvivenza a conduzione diretta, ma anche a carattere capitalistico. Il problema è che in questi nuovi settori "imprenditoriali".... si moltiplica l'ideologia della classe egemonica, rendendo assai complicato e difficile il compito di "creare una coscienza di classe" ...e un idoneo partito politico. Questa costatazione ...(presup)pone ... una nuova realtà socio-economica che ancora non si intravede con chiarezza in Europa, ma che è oramai collaudata, per esempio in America Latina.

Le attivita' "micro-imprenditoriali" con carattere "capitalistico" traggono origine dall'ignoranza dei "microimprenditori".
Le piccole industrie hanno bisogno per lavorare dei semilavorati cioe' dei prodotti dell'industria pesante: siderurgia, chimica e, oggi, le comunicazioni (trasporti e computer; un hacker potrebbe deviare un missile con testata atomica, forse e' per questo che gli Stati Uniti non ci provano).
L'industria pesante e' considerata dal marxismo "strategica" e quindi sottratta alla proprieta' privata. Cosi' era in Italia fino a Berlusconi quando l'Italsider, la Montedison, le Ferrovie e la Telecom erano statali. Questi sono i "mezzi di produzione" no di certo le forbici del barbiere o la macchina per fare il caffe' espresso: voglio dire che le attivita' che lavorano i semilavorati dovrebbero essere lasciate gestire dai privati, anche con rischio di impresa, al contrario di quanto e' avvenuto nell'URSS o a Cuba.
Non so cosa succeda nel resto dell'America latina, ma, seguendo il ragionamento, anche il Brasile deve fare i conti con l'industria pesante.
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