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 E' morto Massimo Bontempelli

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MessaggioTitolo: E' morto Massimo Bontempelli   Lun Ago 01 2011, 18:47

Si è spento improvvisamente Massimo Bontempelli. Uomo di cultura versatile, storico raffinato, analista politico intelligente e stimolante. Per noi, anche un compagno.

Il suo pensiero critico vive nei suoi numerosi testi: dai manuali di storia ai saggi sul declino della scuola italiana –ricchi di indicazioni propositive per un'inversione di tendenza–, dalla critica della "società occidentale", distinta dalla "civiltà occidentale", all'analisi della pervasività ideologica capitalistica in antropologie e soggettività politiche, organizzate e non, suppostamente antagoniste ed antitetiche, piani –questi ed altri– sui quali Massimo era solito intervenire non solo sul versante 'destruens' ma anche su quello propositivo.

Da molti anni le nostre strade erano intrecciate. Numerosi gli articoli che ha scritto su "Indipendenza". L'essenza del messaggio politico di cui è portatrice "Indipendenza" è stato sempre più forte delle diversità di valutazione su ambiti di intervento politico che è capitato, durante questo lungo periodo di percorso comune, ci vedesse anche fortemente dissenzienti.

Resta un vuoto umano e politico. E soprattutto un patrimonio di idee che è parte della storia, del lavoro e del percorso politico collettivo –che continua– di "Indipendenza".


Ultima modifica di Admin il Ven Ago 12 2011, 14:57, modificato 1 volta
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tadiottof



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MessaggioTitolo: Re: E' morto Massimo Bontempelli   Mar Ago 02 2011, 21:56

Massimo Bontempelli e' l'autore de "il piatto piange"?
Un bellissimo libro.
Consiglio di leggerlo.
2000snlp
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MessaggioTitolo: Re: E' morto Massimo Bontempelli   Mer Ago 03 2011, 12:37

Massimo Bontempelli, una vita semplice, una mente scintillante

Scrivere, oggi, una nota in ricordo di Massimo Bontempelli mi è possibile soltanto perché sono ancora in quella sorta di limbo emotivo che da un lato consente di registrare mentalmente l’incredibile notizia della sua scomparsa, dall’altro non consente ancora, per quanto mi riguarda, di cogliere per intero la smisurata voragine che mi si è aperta dentro. Parlare con distacco della sua vita mi è impossibile, perché la sua vita è stata anche la mia.

Trent’anni fa, quando in questo Paese si facevano ancora i concorsi pubblici per accedere alla professione insegnante, era necessario studiare e approfondire i contenuti di esame.

Conobbi Massimo in occasione di una serie di lezioni da lui tenute a questo scopo. Mi riconosco un merito: dopo poche lezioni compresi subito di trovarmi di fronte a un personaggio eccezionale di cui intuivo una profondità di pensiero che corrispondeva a quello che con passione cercavo nella filosofia. Da quel momento nacque un sodalizio culturale che avrebbe costituito uno degli assi portanti della mia esistenza, non solo professionale.
Le sue analisi storiche, filosofiche, sociali, anche nelle loro punte di massima astrazione, finiscono sempre per dare fondamento teorico a un impegno politico teso ad affermare il valore irrinunciabile della giustizia. Massimo ha scritto pagine e opere memorabili su questo e su tanti altri temi, e fatico a contenere la mia indignazione nel vedere come i suoi scritti siano stati colpevolmente ignorati dai circuiti ufficiali della cultura.

Ma quegli scritti sono lì e devono essere raccolti, ordinati, letti e discussi per rendersi conto del posto che Massimo deve occupare nel panorama della cultura italiana, e per rendersi conto di come in un mondo di intellettuali di cartapesta esistano ancora potenti testimonianze di rigore culturale, di onestà e amore della verità.

E forse è proprio questo che rendeva Massimo un intellettuale scomodo, ma scomodo davvero, temuto dagli apparati: perché ci si trovava di fronte ad un’intelligenza straordinaria non disponibile ad essere piegata ad alcun interesse particolare, perché Massimo quell’intelligenza l’ha messa al servizio dell’essenza della filosofia, cioè dell’amore per la verità e quindi dell’amore per la giustizia, al di fuori di qualsiasi convenienza, al di fuori di qualsiasi appartenenza politico-identitaria.

In trent’anni mai una volta che abbia ceduto di un millimetro quando in gioco c’era il valore della coerenza intellettuale. In trent’anni mai una volta che lo abbia visto cedere anche lontanamente alla malattia del narcisimo; mai una volta che abbia privilegiato la convenienza, spesso anche strameritata, all’amicizia e al valore dei rapporti umani.

E poi, soprattutto, ha commesso un reato oggi insopportabile: nessuno scarto tra le sue idee scritte e la sua vita pratica. Un intellettuale con le sue doti avrebbe potuto anche senza grandi compromessi occupare posti di privilegio e cattedre importanti. Massimo Bontempelli ha dato tanto, tantissimo, a chiunque gli si avvicinasse con desiderio di conoscenza, in una misura che è difficile poter anche immaginare. Ci ha insegnato con la semplicità della sua vita, con la sua incredibile disponibilità, con la sua umanità che davvero un altro mondo è possibile. Ciascuno di noi, in coscienza, se vuole ricordare Massimo, rifletta sul valore di questo suo insegnamento.

Fabio Bentivoglio
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MessaggioTitolo: Re: E' morto Massimo Bontempelli   Mer Ago 03 2011, 12:42

“Massimo Bontempelli: un maestro straordinario"

Ho avuto la fortuna di conoscere Massimo Bontempelli al corso di formazione per l'abilitazione all'insegnamento della storia. Ricordo ancora le sue lezioni puntuali, rigorose, appassionate, affascinanti n modo veramente non comune.

Massimo Bontempelli è stato un maestro straordinario e a lui molti di noi insegnanti di storia devono molto, così come i numerosissimi studenti che sono stati da lui formati alla cultura e alla vita.

In lui la passione per lo studio, la scuola, la cultura si accompagnavano ad un uguale impegno civile e politico. Massimo Bontempelli lascerà nella nostra città [Pisa, ndr] un vuoto incolmabile ma anche una grande e significativa eredità culturale che sarà nostro compito conservare e trasmettere.

Titina Maccioni
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MessaggioTitolo: Re: E' morto Massimo Bontempelli   Mer Ago 03 2011, 13:22

Pisa saluta Massimo Bontempelli, filosofo e insegnante

E' scomparso nella serata di domenica 31 luglio presso l'Ospedale di Cisanello il noto docente di storia e filosofia. Una vita dedicata alla ricerca e all'insegnamento nelle scuole superiori per una figura particolare di studioso che ha saputo coniugare impegno politico e didattica. Studenti, insegnanti e amici lo ricordano con commozione e affetto. I funerali si svolgeranno nella giornata di oggi, alle 16, presso la sede della Misericordia in via Pietrasantina

Domenica sera, 31 luglio, alle ore 21 si è spento presso l'Ospedale di Cisanello il prof. Massimo Bontempelli. Scompare con il prof. Bontempelli una figura particolare di studioso e insegnante che ha dedicato buona parte della sua vita alla ricerca in campo filosofico, non trascurando mai una solidissima componente didattica che ne ha distinto il tratto fin nelle sue ultimissime opere.

Nato a Pisa il 26 gennaio 1946 ha insegnato, per lungo tempo, storia e filosofia presso l'Istituto magistrale "G. Carducci" di Pisa, poi al liceo scientifico "G. Buonarroti" e infine presso il Liceo "G. Galilei". Una vita dedicata all'insegnamento alla quale è corrisposta quasi un proverbiale affetto da parte di numerosissimi suoi studenti, che hanno avuto il prof. Bontempelli come insegnante.

In gioventù, negli anni '70 - '80, era stato militante in alcune formazioni della nuova sinistra: nel gruppo del Manifesto (da cui è nato l'omonimo quotidiano tuttora in edicola), nel PDUP di Lucio Magri e, infine, in Democrazia Proletaria. Impegno politico che è naturalmente sfociato proprio nella pratica quotidiana dell'insegnamento, inteso dal prof. Bontempelli quasi come atto "militante" nel quale egli ha sempre investito la maggior parte delle sue energie intellettuali.

E infatti, a partire dagli anni '80, il prof. Bontempelli ha concentrato le proprie attenzioni sulla scuola ed in particolare sulla sua attività didattica e scientifica, ritenendola una modalità di impegno civile più efficace della pratica politica tradizionale. In questa sua ricerca lunga un'intera vita ha elaborato e pubblicato diversi testi scolastici tra cui i manuali di storia per i licei in collaborazione con il prof. E. Bruni (in particolare Storia e coscienza storica, Trevisini, Brescia 1998) e quelli di Filosofia in collaborazione con il prof. F. Bentivoglio (Il senso dell'Essere nelle culture occidentali, Trevisini, Brescia 1992).

Su di un piano più strettamente scientifico ha pubblicato numerosi lavori di storia e di storiografia filosofica tra i quali si ricordano una biografia di Gesù reinterpretato in ottica laica (Gesù uomo nella storia Dio nel pensiero, CRT, Pistoia, 2000), una lettura della Filosofia di Hegel (Filosofia e realtà, CRT, Pistoia 2000), un pamphlet di critica delle riforme scolastiche degli anni '90 (L'agonia della scuola italiana, CRT, Pistoia 2000).

Negli ultimi anni il suo pensiero si era orientato verso i temi della critica ambientalista al modello di sviluppo economico contemporaneo con la pubblicazione di alcuni lavori sui temi della decrescita e della crisi economica come occasione di cambiamento positivo (Marx e la decrescita, Abiblio, 2010).

Profonda la commozione in città per la sua scomparsa. Anche il sindaco di Pisa, Marco Filippeschi ha espresso il suo cordoglio per la scomparsa del prof. Bontempelli: "E' un lutto per la città e per la cultura italiana. L'intera sua vita è stata dedicata all'insegnamento e alla trasmissione di valori quali la passione per gli studi e il rigore della scienza, sui quali si sono formate generazioni di studenti pisani. Massimo Bontempelli ci lascia importanti pubblicazioni sia di storia della filosofia, sia dettati da un sentito impegno civile. Pisa lo ricorderà come un maestro".

2 agosto 2011
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Valerio



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MessaggioTitolo: Massimo Bontempelli: un Maestro   Mar Ago 09 2011, 10:29

Ciao,
sono un abbonato alla rivista cartacea.
Vi segnalo questo contributo, che, essendo di una certa lunghezza,
non mi sembra il caso di copiare&incollare qui nel forum:

Massimo Bontempelli: un Maestro

Un saluto,
Valerio
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comitato scuola ferrara



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MessaggioTitolo: Un saluto per Massimo   Mar Ago 09 2011, 14:03

Abbiamo avuto il piacere di incontrare Massimo Bontempelli e di apprezzarne la penetrante lucidità e la carica di profonda umanità.
Dai suoi scritti e dal suo impegno civile emerge la figura di un intellettuale rigoroso che sviluppa coerentemente le proprie riflessioni sia sul piano teorico sia su quello della prassi sociale, incurante delle mode ed anche per questo emarginato dai grandi circuiti del mercato culturale.
Nella speranza che il patrimonio del suo pensiero non si disperda, salutiamo con un velo di tristezza la scomparsa di un grande intellettuale italiano del Novecento.

Comitato Scuola Pubblica - Ferrara
Lia Bazzanini, Claudia Maria Belardi, Francesco Borciani, Daniela Cataldo, Sandra Ferrighi, Fabiano Minni, Paolo Trabucco
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MessaggioTitolo: Re: E' morto Massimo Bontempelli   Sab Ago 13 2011, 18:01

LA BICI DI BONTEMPELLI

Il primo giorno di agosto si è spento Massimo Bontempelli, storico e uomo di cultura poliedrico. Giulietto Chiesa: «…Un amico, compagno di viaggio, di idee e di passione. Uno degli intellettuali italiani tra i più lucidi del nostro tempo». Quello che segue è uno scritto privato, appassionato di Sergio, il figlio.

Quando una persona cara non c'è più, capita di pensare alle cose più stupide: alle bischerate, come si dice a Pisa. In questi giorni in cui mio padre se ne è andato ho pensato molto ad un piccolo episodio, accaduto quando avevo cinque, forse sei anni.
Babbo aveva da sempre l'abitudine di andare ovunque in bicicletta. E quando ero piccolo mi portava sulla canna: a fare lunghe girate, o semplicemente a prendere il pane e a fare la spesa. Quel giorno, rimasto chissà perché impresso nella mia memoria, decise appunto di andare a fare la spesa, e mi portò con sé.
Scendemmo in strada a prendere la bicicletta, che come di consueto era legata a un palo davanti alla porta di casa. Attorno alla bicicletta trovammo dei ragazzi, dovevano essere poco più che adolescenti, che chiacchieravano. Uno di loro era seduto sul sellino, un altro si appoggiava alla canna, un altro ancora stava in piedi, ma reggeva con la mano destra il manubrio.
Nella mia mente di bambino, quella scena mi fece orrore. Letteralmente. I ragazzi mi sembravano brutti, aggressivi, minacciosi. Tra l'altro uno di loro portava addirittura gli occhiali scuri, che per me erano il simbolo di una persona cattiva, di un brutto ceffo da cui stare alla larga. E poi, osavano toccare impudicamente – e senza permesso – la cosa più sacra di babbo, la sua bicicletta. Pensai che sarebbe successo qualcosa. Babbo si sarebbe arrabbiato, forse ci sarebbe stata una rissa. Ebbi un attimo di paura: i ragazzi dovevano essere cattivi, forse potevano farci del male. Poi mi tranquillizzai: si sa che da bambini i genitori sembrano onnipotenti, e babbo per me era forte, più forte anche di Mazinga Z che era il robot dei cartoni animati di allora.

Mentre mi preparavo a una scena di sangue, successe l'imprevedibile. Babbo si avvicinò con la chiave per aprire il lucchetto della bicicletta. I ragazzi si spostarono tutti, qualcuno di loro arrossì, e quello seduto sul sellino chiese scusa. Forse, pensai, si erano accorti che babbo era più forte di Mazinga Z, e ne avevano avuto paura. Babbo però non manifestò nessuna aggressività: disse anzi che non c'era niente di cui scusarsi, che avevano fatto bene a usare la sua bicicletta per stare insieme e fare due chiacchiere. Mi pare di ricordare che subito dopo, salito sulla canna, gli chiesi spiegazioni, e lui mi disse che non davano fastidio a nessuno, quindi in fondo che male c'era? Nella mia mente di bambino pensai a lungo a quell'episodio. E ne ricavai alcune riflessioni che in qualche modo hanno accompagnato tutta la mia vita. Anzitutto, pensai, la bicicletta di babbo non era solo di babbo. Era di tutti quelli che – come aveva detto lui - "non davano fastidio a nessuno".Non solo. La bicicletta di babbo poteva essere usata in tanti modi: per andarci in giro, ma anche per starsene seduti a chiacchierare al fresco dell'estate, e per fare chissà quante altre cose che avrei scoperto piano piano, crescendo e diventando grande. Unica condizione richiesta per usare la bicicletta di babbo era, appunto, quella di non dare fastidio a nessuno.

La cosa più sorprendente, per la mia intelligenza di bambino, era che la bicicletta di babbo poteva essere usata non solo dagli amici di babbo, ma anche da persone sconosciute, e persino da brutti ceffi con gli occhiali scuri. Perché i ragazzi brutti (o che apparivano tali, a me o ad altri) avevano anche loro diritto di usare la bicicletta di babbo, purché rispettassero l'imperativo più sacro: quello di non dare fastidio a nessuno.
Mi accorgo solo ora, pensandoci, che la bicicletta di babbo è stata fondamentale per me. Oggi penso che anche la città in cui vivo, la mia città, è come la bicicletta di babbo: possono starci tutti, purché non diano fastidio a nessuno. E così non importa se uno è cattolico o musulmano o valdese o ateo, se è italiano o straniero, se ci somiglia o se ci sembra diverso, se ha il permesso di soggiorno o se è "clandestino", se è povero o ricco, se lavora o se chiede l'elemosina, se abita in una casa o in una baracca. Perché nella mia città, come nella bicicletta di babbo, deve esserci posto per tutti. Da grandi, alle cose piccole non ci si pensa più: si guarda – sbagliando – ai contesti, e si perdono i dettagli. E così anche io non ho più pensato alla bicicletta di babbo.

Nel frattempo il mio rapporto con lui è diventato difficile, pieno di equivoci e incomprensioni. A volte mi sembrava di non riconoscerlo più: negli ultimi anni era diventato rigido, intollerante con gli altri e qualche volta anche con sé stesso. Parlava male di tutti, e sembrava non sopportare nessuno. Litigava con i suoi amici per motivi che a me parevano insignificanti, e per quei motivi levava il saluto. Era cambiato persino il suo tono di voce, e non c'era modo di avere una comunicazione serena con lui.

Tutto questo accadeva forse perché sia io che lui, per motivi diversi, avevamo dimenticato la sua bicicletta. La bicicletta di babbo. Quando se ne è andato, a me è rimasta l'amarezza di non aver più dialogato veramente con lui (forse questo non è vero, e infatti a volte non lo penso: ma in questi momenti capita che ti balena un pensiero e subito dopo non lo pensi più). Poi ho trovato su Facebook un ricordo commosso di babbo, scritto da una mia amica che si chiama Tania. Lo riporto così com'è: «me lo ricordo che usciva dal liceo e se ne andava a casa in bici. Una volta gli ho chiesto un passaggio per scherzo e lui mi ha caricato». E' stato questo messaggio che mi ha riportato alla mente l'episodio della bicicletta, quando ero piccolo. E solo leggendo quel messaggio ho capito quanto era importante quella storia così marginale e stupida. Così oggi so cosa voglio dire a mio padre, so cosa urlerei se lo avessi qui, vivo: «Babbo, la bicicletta!».

Sergio Bontempelli
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Francesco Ravelli



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MessaggioTitolo: Re: E' morto Massimo Bontempelli   Ven Ago 26 2011, 10:39

Costanzo Preve - Ricordo di Massimo Bontempelli

Ho saputo oggi, 1° agosto 2011, della morte di Massimo Bontempelli. Esprimo
le mie più profonde condoglianze alla famiglia e ai suoi amici ricordando il
suo grande contributo al pensiero storico, filosofico e politico. Il valore
dei suoi scritti è tale da poter pacatamente prevedere che avrà influenza
anche nei tempi futuri.

Torino, 1° agosto 2011 Costanzo Preve
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