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 La CGIL si piega all'asse euroatlantico BCE-FMI

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alekos18

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MessaggioTitolo: La CGIL si piega all'asse euroatlantico BCE-FMI   Gio Giu 30 2011, 14:41

La CGIL si piega all'asse euroatlantico BCE-FMI

Su rappresentanza, esigibilità (cioè efficacia) dei contratti e contrattazione aziendale, la CGIL cede, si accoda a CISL e UIL e firma alle sostanziali condizioni di Confindustria. La FIOM si oppone.

L'accordo, siglato nella notte di martedì 28, matura nel contesto internazionale delle sempre più pressanti pretese monetariste e neoliberiste dell'Unione Europea, della manovra economica in discussione in queste ore, chiesta espressamente dall'asse euroatlantico Banca Centrale Europea (BCE) - Fondo Monetario Internazionale (FMI) e pretesa sotto ricatto dello spauracchio greco («non fare la fine della Grecia») all'insegna delle logiche da «patto di stabilità» europeo.

L'accordo Confindustria-sindacati recepisce il modello FIAT emerso a Pomigliano e Mirafiori, e cioè la volontà di articolare contrattazione aziendale e territoriale secondo le necessità delle imprese. Il testo (9 punti articolati in più parti) segna per i lavoratori ulteriori passi indietro nella difesa dei propri diritti sociali (dal diritto di organizzazione a quello di sciopero, al diritto di votare piattaforme, accordi, contratti e delegati).
La stessa presidentessa di Confindustria, Emma Marcegaglia, ha commentato soddisfatta che «i contratti aziendali sono ora più forti ed esigibili».

Indipendenza
30 giugno 2011
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Angelo Ruggeri

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MessaggioTitolo: Re: La CGIL si piega all'asse euroatlantico BCE-FMI   Gio Giu 30 2011, 17:48

Chiunque conosca la Camusso, sa che il fatto che sia donna o uomo non conta nulla, conta che è una mezza calzetta la cui sola presenza costituisce un'offesa per la CGIL che ha avuto uomini come di Di Vittorio e Scheda e donne, come ad es. la Nella Marcellino, che avevano coscienza di che cosa è un sindacato dei lavoratori e alle/sulle spalle avevano storia e cultura di lotte e di classe e non "L'Umanitaria" massonica di Milano e il corporativismo di donne che devono essere ben in basso, se quella che emerge è una Camusso.

Basta a farsi prendere in giro da marionette mezze calzette come l'attuale troika della triplice Cgil-Cisl-Uil, in cui la Cgil è tornata ad occupare il ruolo occupato negli almeno ultimi 20 anni di tradimento e di accordi di favore ai governi e ai poteri d'impresa.
Dopo venti anni di rinuncia all'esercizio del potere sociale dei lavoratori, che hanno avuto in cambio il peggioramento delle proprie condizioni di vita e di lavoro, nella società e nelle fabbriche, con il supersfruttamento, l'umiliazione, la soggezione, i salari più bassi d'Europa e i prezzi di merci e servizi che prima delle privatizzazioni erano i più bassi d'Europa ed ora, con le liberalizzazioni-stataliste, cioè lo statalismo-liberista (solo i gonzi non sanno che il liberismo è storicamente e sempre statalista, che è solo una forma di statalismo, il liberal-statalismo, appunto), sono i più alti di tutta Europa.

Non è un accordo sindacale ma è un antioperaio "patto di cartello" tra i tre capi bastone di Cgil-Cisl-Uil e "cosa nostra" padronale, la corporation del potere d'impresa, contro il pluralismo sindacale e politico e l'autonomia sociale dei lavoratori, rispetto al quale anche il Landini segretario della Fiom mostra di non capire il punto (come del resto non lo aveva capito nelle vicende Fiat di Pomigliano, Melfi e Mirafiori).

Perché anche se Landini ha detto di non aver letto mai Marx -quasi vantandosi e quasi per far vedere a giornali, Fiat e sinistra d'impresa, ecc, che lui non è un trinariciuto nel momento stesso in cui, dicendo così, mostrava di esserlo- ed anche se non aver mai letto Marx comporterebbe il licenziamento di un dirigente confindustriale in qualsiasi Paese Occidentale, dove una delle prime cose che i padroni gli fanno studiare è proprio Marx; tralasciando per ora questo, non significa che Landini non deve mai riuscire a cogliere il punto. Che deve continuare a vedere e a parlare come un Cofferati qualsiasi, per il quale il problema del lavoro e dei lavoratori, che vivono la specificità dei rapporti di produzione dell'organizzazione capitalistica del lavoro, sarebbe solo una questione di "diritti della persona": cioè dei diritti civili individuali, come fosse un cittadino che vive nella società civile e dove comunque i diritti individuali sono propri degli albori dello stato di diritto borghese che, in nome di tali diritti, non garantiva nemmeno i più elementari diritti politici e sociali dei cittadini non borghesi.

Perché, per l'appunto, il problema non è di avere riconosciuti dei diritti cartacei, ma è di avere e di poter esercitare un potere sociale: è una questione di potere sociale dei lavoratori, esercitando il quale si ottengono e si rendono effettivi, e non cartacei, i diritti stessi.

E il punto grave del patto di cartello mafioso è proprio l'eliminazione dell'autonomia sociale dei lavoratori e quindi del loro potere sociale, loro confiscato dai vertici della burocrazia sindacale con un patto di cartello che diventa luogo di simbiosi con i capi di "cosa nostra" padronale.
Anche e non solo con la confisca del diritto di sciopero che permette l'esercizio del potere sociale dei lavoratori e che è il motivo per cui è stato costituzionalizzato, e che si pensa di poterlo ridurre -con un semplice patto- ad un diritto dei vertici delle organizzazioni sindacali.
Potrebbe, Landini, capire che tale patto è: per vanificare la costituzione e la democrazia sociale; per tagliar fuori ed escludere dal circuito sociale e sindacale i lavoratori e tutte le altre sigle sindacali cancellando ogni autonomia sociale residua della classe operaia, ogni residuo di democrazia di base organizzata, di dialettica e pluralismo sociale e persino ogni residuale e semplice espressione di dissenso.
E, con tale accordo, preparandosi a che cosa? A reprimere ogni possibile rivolta come quella in atto in Grecia e che coinvolge tutti i ceti della popolazione, ad eccezione solo della grande borghesia: l'unica classe non toccata dalle misure oppressive e di classe che si vogliono imporre appunto alla Grecia: il paese in cui vige il maggior sistema di esenzione fiscale per i ricchi possidenti e redditieri di tutta l'Europa.
Dove il problema che si palesa non è la Grecia, ma il fallimento delle politiche economiche sociali imposte in passato alla Grecia, come ad altri paesi d'Europa, che ha portato al fallimento e allo scoppio della crisi con conseguenze più o meno grandi in ciascun paese. Ed è per nascondere tale fallimento delle politiche dell'Europa dei liberisti e dei riformisti -mistificatoriamente distinti in destra e sinistra e in euroscettici ed eurottimisti- che si punta una pistola alla tempia di un paese per imporgli di proseguire ancora più in avanti, nella direzione delle fallite linee di politica economica-sociale, di privatizzazioni, liberalizzazioni, speculazioni e rendite imposte dalla UE.

E' democrazia quella che usa puntare una pistola alla tempia per costringere qualcuno a fare ciò che lui vuole, come in questo caso l'Unione Europea? Ed è democrazia quella che così facendo -con tali politiche imposte e che aggraveranno la crisi- punta ad una nuova terza grande guerra per rilanciare, con la guerra, il Kombinat-industriale-militare, il volano del sistema di accumulazione capitalistico che non funziona più, se non appunto ogni volta "provocando crisi sempre più gravi" e sempre nuove guerre con oltre 30 conflitti in atto che già dominano lo scenario mondiale?

In tale quadro e prospettiva si inscrive il "patto di cartello" tra i capi bastone della Triplice Cgil-Cisl-Uil e la corporazione padronale. Patto per di più fatto sottobanco e su cui la firmataria Camusso porrà il voto di fiducia al direttivo Cgil, che può pronunciarsi solo ora nella fase di sepoltura di ogni residuo di democrazia e pluralismo sociale e sindacale di quel poco che è sopravvissuto agli anni di piombo del terrorismo antioperaio padronale-confindustriale e della triplice Cgil-Cisl-Uil degli anni Novanta.

Ora la triplice punta a fare da cane da guardia dei lavoratori tenendo buoni i propri iscritti ed anzi usandoli per far valere la loro assommata maggioranza numerica di iscritti, per escludere e cancellare tutti gli altri lavoratori, o iscritti ad altre sigle, dal circuito della democrazia sociale e sindacale che è tutt'uno con la democrazia sociale e politica del paese.
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alekos18

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MessaggioTitolo: Re: La CGIL si piega all'asse euroatlantico BCE-FMI   Gio Giu 30 2011, 21:48

Alla Fiat il "patto di cartello" non basta

La Fiat apprezza il "patto di cartello" («l'accordo») tra Confindustria, Cgil, Cisl e Uil, ma lo ritiene ancora insufficiente. E allo stato quindi, in assenza di ulteriori cedimenti sindacali, non è in grado di assicurare la sua permanenza in Confindustria. E' in sintesi questo che l'amministratore delegato del Gruppo Fiat, Sergio Marchionne, scrive in una lettera al presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia.

«Nella definizione di un quadro di riferimento necessario a creare le condizioni di rilancio del sistema economico del nostro paese», Fiat chiede più genuflessione sindacale, «ulteriori passi» per garantire l'esigibilità degli accordi raggiunti per Pomigliano, Mirafiori e Grugliasco. In caso contrario Fiat e Fiat Industrial usciranno dal sistema confederale a partire dal 1 gennaio 2012.

Insomma la Fiat, punta di lancia del capitalismo atlantico, parla come se l'attuale scenario greco sia già giunto in Italia.
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Hoffa

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MessaggioTitolo: Re: La CGIL si piega all'asse euroatlantico BCE-FMI   Ven Lug 01 2011, 11:31

Io faccio parte della Uil Funzione Pubblica, devo essere sincero non mi piace questo sparare addosso al sindacato in questa maniera. Quando c'è stato da scendere in piazza sia la CGIL, la CISL e la UIL lo hanno fatto. Se questa volta hanno preferito scendere in piazza è dipeso dal fatto che forse non c'erano alternative. Sono fiducioso che in realtà l'accordo verrà comunque rivisto.
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kamo

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MessaggioTitolo: Re: La CGIL si piega all'asse euroatlantico BCE-FMI   Ven Lug 01 2011, 14:41

Hoffa ha scritto:
Io faccio parte della Uil Funzione Pubblica, devo essere sincero non mi piace questo sparare addosso al sindacato in questa maniera. Quando c'è stato da scendere in piazza sia la CGIL, la CISL e la UIL lo hanno fatto. Se questa volta hanno preferito scendere in piazza è dipeso dal fatto che forse non c'erano alternative. Sono fiducioso che in realtà l'accordo verrà comunque rivisto.
Che senso ha "scendere in piazza" se poi firmi certi accordi capestro? L'alternativa!? Il rifiuto.
La tua fiducia sulla revisione dell'ennesimo accordo capestro per ora trova riscontro nella Fiat di Marchionne: ancora non gli basta...
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Hoffa

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MessaggioTitolo: Re: La CGIL si piega all'asse euroatlantico BCE-FMI   Ven Lug 01 2011, 16:34

kamo ha scritto:
Hoffa ha scritto:
Io faccio parte della Uil Funzione Pubblica, devo essere sincero non mi piace questo sparare addosso al sindacato in questa maniera. Quando c'è stato da scendere in piazza sia la CGIL, la CISL e la UIL lo hanno fatto. Se questa volta hanno preferito scendere in piazza è dipeso dal fatto che forse non c'erano alternative. Sono fiducioso che in realtà l'accordo verrà comunque rivisto.
Che senso ha "scendere in piazza" se poi firmi certi accordi capestro? L'alternativa!? Il rifiuto.
La tua fiducia sulla revisione dell'ennesimo accordo capestro per ora trova riscontro nella Fiat di Marchionne: ancora non gli basta...

Io credo che l'importante fosse mantenere il posto di lavoro, i contratti nazionali che vengono firmati alla fine possono essere pur sempre rivisti dopo un anno non vi pare? Non credo si sia nelle condizioni di poter rifiutare un accordo in questo momento perchè sapete meglio di me che qualunque azienda del settore metalmeccanico può benissimo decidere di fronte all'ennesimo rifiuto di chiudere la fabbrica e trasferirla in India o in Vietnam.
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Giancarlo54

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MessaggioTitolo: Re: La CGIL si piega all'asse euroatlantico BCE-FMI   Sab Lug 02 2011, 12:56

Hoffa ha scritto:
kamo ha scritto:
Hoffa ha scritto:
Io faccio parte della Uil Funzione Pubblica, devo essere sincero non mi piace questo sparare addosso al sindacato in questa maniera. Quando c'è stato da scendere in piazza sia la CGIL, la CISL e la UIL lo hanno fatto. Se questa volta hanno preferito scendere in piazza è dipeso dal fatto che forse non c'erano alternative. Sono fiducioso che in realtà l'accordo verrà comunque rivisto.
Che senso ha "scendere in piazza" se poi firmi certi accordi capestro? L'alternativa!? Il rifiuto.
La tua fiducia sulla revisione dell'ennesimo accordo capestro per ora trova riscontro nella Fiat di Marchionne: ancora non gli basta...

Io credo che l'importante fosse mantenere il posto di lavoro, i contratti nazionali che vengono firmati alla fine possono essere pur sempre rivisti dopo un anno non vi pare? Non credo si sia nelle condizioni di poter rifiutare un accordo in questo momento perchè sapete meglio di me che qualunque azienda del settore metalmeccanico può benissimo decidere di fronte all'ennesimo rifiuto di chiudere la fabbrica e trasferirla in India o in Vietnam.

Non è sbagliato quello che dici, però accettare lo stato delle cose, come hanno fatto i sindacati con questo accordo, vuol già dire ammettere l'impossibilità di cambiamento. E allora che senso ha speraare in qualche cosa di verso, tanto varrebbe schierarsi direttamente con i partiti di regime che questa impossibilità di cambiamento l'hanno già nel loro DNA.
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Hoffa

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MessaggioTitolo: Re: La CGIL si piega all'asse euroatlantico BCE-FMI   Sab Lug 02 2011, 13:03

Giancarlo54 ha scritto:
Hoffa ha scritto:
kamo ha scritto:
Hoffa ha scritto:
Io faccio parte della Uil Funzione Pubblica, devo essere sincero non mi piace questo sparare addosso al sindacato in questa maniera. Quando c'è stato da scendere in piazza sia la CGIL, la CISL e la UIL lo hanno fatto. Se questa volta hanno preferito scendere in piazza è dipeso dal fatto che forse non c'erano alternative. Sono fiducioso che in realtà l'accordo verrà comunque rivisto.
Che senso ha "scendere in piazza" se poi firmi certi accordi capestro? L'alternativa!? Il rifiuto.
La tua fiducia sulla revisione dell'ennesimo accordo capestro per ora trova riscontro nella Fiat di Marchionne: ancora non gli basta...

Io credo che l'importante fosse mantenere il posto di lavoro, i contratti nazionali che vengono firmati alla fine possono essere pur sempre rivisti dopo un anno non vi pare? Non credo si sia nelle condizioni di poter rifiutare un accordo in questo momento perchè sapete meglio di me che qualunque azienda del settore metalmeccanico può benissimo decidere di fronte all'ennesimo rifiuto di chiudere la fabbrica e trasferirla in India o in Vietnam.

Non è sbagliato quello che dici, però accettare lo stato delle cose, come hanno fatto i sindacati con questo accordo, vuol già dire ammettere l'impossibilità di cambiamento. E allora che senso ha speraare in qualche cosa di verso, tanto varrebbe schierarsi direttamente con i partiti di regime che questa impossibilità di cambiamento l'hanno già nel loro DNA.

Non credo che i leader sindacali vogliano giocarsi il futuro ed eventuali iscrizioni sottoscrivendo accordi capestro per gli iscritti, l'accordo è rinegoziabile, intanto portiamo a casa i posti di lavoro poi in un secondo momento si rivedano gli accordi a favore dei lavoratori.
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iskra

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MessaggioTitolo: Re: La CGIL si piega all'asse euroatlantico BCE-FMI   Dom Lug 03 2011, 11:10

Hoffa ha scritto:
Io credo che l'importante fosse mantenere il posto di lavoro, i contratti nazionali che vengono firmati alla fine possono essere pur sempre rivisti dopo un anno non vi pare? Non credo si sia nelle condizioni di poter rifiutare un accordo in questo momento perchè sapete meglio di me che qualunque azienda del settore metalmeccanico può benissimo decidere di fronte all'ennesimo rifiuto di chiudere la fabbrica e trasferirla in India o in Vietnam.
Hoffa ha scritto:
Non credo che i leader sindacali vogliano giocarsi il futuro ed eventuali iscrizioni sottoscrivendo accordi capestro per gli iscritti, l'accordo è rinegoziabile, intanto portiamo a casa i posti di lavoro poi in un secondo momento si rivedano gli accordi a favore dei lavoratori.
Accondiscendere alle imposizioni di Confindustria e grandi imprenditori in vista di miglioramenti futuri anima i sindacati confederali da parecchio tempo. Non ricordo alcun contratto che abbia spostato a vantaggio dei lavoratori qualche cosa. La rinegoziabilità di un accordo è da molto tempo una prerogativa padronale che spesso non rispetta nemmeno contratti già firmati superandoli unilateralmente. Dire ai lavoratori, come anche tu dici, è bene firmare tanto in un secondo tempo l'accordo lo rivediamo, secondo me significa ingannare i lavoratori.
Se vuoi cambiare i rapporti di forza, devi seguire altre strade. La minaccia della delocalizzazione è reale e non è motivata solo da ragioni di risparmio sulle buste-paga. Chi può permettersi di delocalizzare lo fa per un insieme di vantaggi e non c'è alcun "secondo momento" come tu ritieni.

Secondo me, la risposta sindacale, solo sindacale, è da molto tempo insufficiente; serve una risposta principalmente politica. I compagni di Indipendenza hanno colto molto bene il punto politico. Forse dirò una cosa scandalosa ai loro occhi, ma investire politicamente sul tema dell'indipendenza e della sovranità politica, sulla fuoriuscita dall'Unione Europea e dall'euro, avrebbe effetti positivi anche solo in termini riformistici. Una forte pressione popolare sul governo obbligherebbe ad intervenire, a limitare le "mani libere" della grande impresa, per non dover vedere una rivoluzione scoppiare nel paese. Non è meglio lavorare per questo piuttosto che piegarsi di continuo per "secondi momenti" che così non si vedono mai?
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Hoffa

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MessaggioTitolo: Re: La CGIL si piega all'asse euroatlantico BCE-FMI   Dom Lug 03 2011, 11:39

iskra ha scritto:
Hoffa ha scritto:
Io credo che l'importante fosse mantenere il posto di lavoro, i contratti nazionali che vengono firmati alla fine possono essere pur sempre rivisti dopo un anno non vi pare? Non credo si sia nelle condizioni di poter rifiutare un accordo in questo momento perchè sapete meglio di me che qualunque azienda del settore metalmeccanico può benissimo decidere di fronte all'ennesimo rifiuto di chiudere la fabbrica e trasferirla in India o in Vietnam.
Hoffa ha scritto:
Non credo che i leader sindacali vogliano giocarsi il futuro ed eventuali iscrizioni sottoscrivendo accordi capestro per gli iscritti, l'accordo è rinegoziabile, intanto portiamo a casa i posti di lavoro poi in un secondo momento si rivedano gli accordi a favore dei lavoratori.
Accondiscendere alle imposizioni di Confindustria e grandi imprenditori in vista di miglioramenti futuri anima i sindacati confederali da parecchio tempo. Non ricordo alcun contratto che abbia spostato a vantaggio dei lavoratori qualche cosa. La rinegoziabilità di un accordo è da molto tempo una prerogativa padronale che spesso non rispetta nemmeno contratti già firmati superandoli unilateralmente. Dire ai lavoratori, come anche tu dici, è bene firmare tanto in un secondo tempo l'accordo lo rivediamo, secondo me significa ingannare i lavoratori.
Se vuoi cambiare i rapporti di forza, devi seguire altre strade. La minaccia della delocalizzazione è reale e non è motivata solo da ragioni di risparmio sulle buste-paga. Chi può permettersi di delocalizzare lo fa per un insieme di vantaggi e non c'è alcun "secondo momento" come tu ritieni.

Secondo me, la risposta sindacale, solo sindacale, è da molto tempo insufficiente; serve una risposta principalmente politica. I compagni di Indipendenza hanno colto molto bene il punto politico. Forse dirò una cosa scandalosa ai loro occhi, ma investire politicamente sul tema dell'indipendenza e della sovranità politica, sulla fuoriuscita dall'Unione Europea e dall'euro, avrebbe effetti positivi anche solo in termini riformistici. Una forte pressione popolare sul governo obbligherebbe ad intervenire, a limitare le "mani libere" della grande impresa, per non dover vedere una rivoluzione scoppiare nel paese. Non è meglio lavorare per questo piuttosto che piegarsi di continuo per "secondi momenti" che così non si vedono mai?
Il problema è che queste forme di pressione politica e popolare non possono funzionare nell'Europa delle banche e delle agenzie di rating è come se il sistema ci avesse ingabbiato. Guardate la Grecia, la gente scende in piazza un giorno si e l'altro pure eppure il governo greco continua imperterrito a reprimere le rivolte.
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MessaggioTitolo: Re: La CGIL si piega all'asse euroatlantico BCE-FMI   Dom Lug 03 2011, 11:58

Hoffa ha scritto:
Il problema è che queste forme di pressione politica e popolare non possono funzionare nell'Europa delle banche e delle agenzie di rating è come se il sistema ci avesse ingabbiato. Guardate la Grecia, la gente scende in piazza un giorno si e l'altro pure eppure il governo greco continua imperterrito a reprimere le rivolte.
In molti tuoi interventi ciò che esiste lo fai diventare un quadro obbligato ed immutabile di condizioni.
Proponi il suicidio di massa in alternativa all'accettazione di questo quadro?
La Grecia è un esempio di come un paese possa essere spremuto dalla politica e dalla finanza anglosassone ed è un esempio anche la reazione popolare che è seguita. Lì per me ci sono condizioni ideali per una svolta politica, che passa per la riconquista della sovranità e dell'indipendenza. Assaltare il palazzo d'inverno? In Grecia i comunisti, gli indipendentisti, i socialisti veri devono puntare a prendere il potere.
E' importante sapere che posizioni ci sono nell'esercito. Disponibile in modo compatto per la repressione oppure qualcuno ricorda che si è al servizio del popolo? In Venezuela un bell'inizio di cambiamento è venuto da un'alleanza tra classi sfruttate e componenti dell'esercito.
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MessaggioTitolo: Re: La CGIL si piega all'asse euroatlantico BCE-FMI   Dom Lug 03 2011, 12:06

iskra ha scritto:
Hoffa ha scritto:
Il problema è che queste forme di pressione politica e popolare non possono funzionare nell'Europa delle banche e delle agenzie di rating è come se il sistema ci avesse ingabbiato. Guardate la Grecia, la gente scende in piazza un giorno si e l'altro pure eppure il governo greco continua imperterrito a reprimere le rivolte.
In molti tuoi interventi ciò che esiste lo fai diventare un quadro obbligato ed immutabile di condizioni.
Proponi il suicidio di massa in alternativa all'accettazione di questo quadro?
La Grecia è un esempio di come un paese possa essere spremuto dalla politica e dalla finanza anglosassone ed è un esempio anche la reazione popolare che è seguita. Lì per me ci sono condizioni ideali per una svolta politica, che passa per la riconquista della sovranità e dell'indipendenza. Assaltare il palazzo d'inverno? In Grecia i comunisti, gli indipendentisti, i socialisti veri devono puntare a prendere il potere.
E' importante sapere che posizioni ci sono nell'esercito. Disponibile in modo compatto per la repressione oppure qualcuno ricorda che si è al servizio del popolo? In Venezuela un bell'inizio di cambiamento è venuto da un'alleanza tra classi sfruttate e componenti dell'esercito.
No, il problema è che occorrerebbe stabilire un fronte comune in Europa che raccolga le proteste nostre, dei greci, degli indignati spagnoli, dei portoghesi e degli irlandesi. Riguardo l'esercito credo che la cosa sarebbe fattibile se avessimo davanti un esercito di leva, in Grecia ho notato che finora il ricorso all'esercito non c'è stato e la cosa fa sperare che il punto di rottura non si voglia superare. Ma per quanto tempo?
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MessaggioTitolo: Re: La CGIL si piega all'asse euroatlantico BCE-FMI   Dom Lug 03 2011, 13:55

Citazione :
No, il problema è che occorrerebbe stabilire un fronte comune in Europa che raccolga le proteste nostre, dei greci, degli indignati spagnoli, dei portoghesi e degli irlandesi. Riguardo l'esercito credo che la cosa sarebbe fattibile se avessimo davanti un esercito di leva, in Grecia ho notato che finora il ricorso all'esercito non c'è stato e la cosa fa sperare che il punto di rottura non si voglia superare. Ma per quanto tempo?
L'ho gia' scritto: la sinistra per me e' organizzazione.
La sinistra (sindacato o partito) non c'e' piu' e non si potra' formare un fronte comune di greci, spagnoli, italiani ecc.
Ricorrere all'esercito e' inutile: il fronte spontaneo, disorganizzato, si sfasciera' da solo.
Per i "facinorosi" bastera' la polizia.
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Hoffa

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MessaggioTitolo: Re: La CGIL si piega all'asse euroatlantico BCE-FMI   Dom Lug 03 2011, 14:23

tadiottof ha scritto:
Citazione :
No, il problema è che occorrerebbe stabilire un fronte comune in Europa che raccolga le proteste nostre, dei greci, degli indignati spagnoli, dei portoghesi e degli irlandesi. Riguardo l'esercito credo che la cosa sarebbe fattibile se avessimo davanti un esercito di leva, in Grecia ho notato che finora il ricorso all'esercito non c'è stato e la cosa fa sperare che il punto di rottura non si voglia superare. Ma per quanto tempo?
L'ho gia' scritto: la sinistra per me e' organizzazione.
La sinistra (sindacato o partito) non c'e' piu' e non si potra' formare un fronte comune di greci, spagnoli, italiani ecc.
Ricorrere all'esercito e' inutile: il fronte spontaneo, disorganizzato, si sfasciera' da solo.
Per i "facinorosi" bastera' la polizia.
2000snlp
Questa situazione mi ricorda una situazione già descritta dallo scritttore Valerio Gentili nei suoi due libri sugli Arditi del Popolo, si combatte il fascismo fiancheggiato dal governo ma lo si fa in maniera disorganizzata e il risultato è lo stesso, oggi come allora il fronte si sfasciò a causa dei contrasti tra Arditi, socialisti e comunisti.
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tadiottof



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MessaggioTitolo: Re: La CGIL si piega all'asse euroatlantico BCE-FMI   Dom Lug 03 2011, 20:23

Ci vuole dunque una organizzazione che sia riconosciuta dalle truppe e con un leader, o un gruppo dirigente, carismatico, a capo.
Era cosi' il PCI fino a Luigi Longo. Poi venne Berlinguer e Napolitano e... che sfasciarono il Partito.
Berlinguer era carismatico, ma non era onesto o capace.
Per farsi accettare dalla DC rinuncio' alle manifestazioni di piazza.
L'unica forza del PCI erano gli iscritti e i simpatizzanti; non aveva il PCI sostenitori nella Confindustria e nella Chiesa.
Cosi' consegno' il suo patrimonio politico e culturale agli avversari.
Non sara' facile riorganizzare.
Bisognerebbe saper valorizzare le persone oneste.
Ho letto su "Il Potere" edito da Telenord a Genova, che i Malacalza, industriali di La Spezia, sono imparentati per parte di madre con i "fratelli bobbiesi": uno Marco Bellocchio regista di "La Cina e' vicina", "I pugni in tasca", l'altro, Piergiorgio, editore dei "Quaderni Piacentini".
Piergiorgio "partito come trader dell'acciaio, e' entrato nel salotto buono della finanza, diventando partner rilevante di Marco Tronchetti Provera nella Pirelli".
Non mi ricordo di aver mai letto niente di questo nell'Unita'.
Perche' si deve venirlo a sapere dai giornali di destra?
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MessaggioTitolo: Re: La CGIL si piega all'asse euroatlantico BCE-FMI   Lun Lug 04 2011, 09:53

tadiottof ha scritto:
Ci vuole dunque una organizzazione che sia riconosciuta dalle truppe e con un leader, o un gruppo dirigente, carismatico, a capo.
Era cosi' il PCI fino a Luigi Longo. Poi venne Berlinguer e Napolitano e... che sfasciarono il Partito.
Berlinguer era carismatico, ma non era onesto o capace.
Per farsi accettare dalla DC rinuncio' alle manifestazioni di piazza.
L'unica forza del PCI erano gli iscritti e i simpatizzanti; non aveva il PCI sostenitori nella Confindustria e nella Chiesa.
Cosi' consegno' il suo patrimonio politico e culturale agli avversari.
Non sara' facile riorganizzare.
Bisognerebbe saper valorizzare le persone oneste.
Ho letto su "Il Potere" edito da Telenord a Genova, che i Malacalza, industriali di La Spezia, sono imparentati per parte di madre con i "fratelli bobbiesi": uno Marco Bellocchio regista di "La Cina e' vicina", "I pugni in tasca", l'altro, Piergiorgio, editore dei "Quaderni Piacentini".
Piergiorgio "partito come trader dell'acciaio, e' entrato nel salotto buono della finanza, diventando partner rilevante di Marco Tronchetti Provera nella Pirelli".
Non mi ricordo di aver mai letto niente di questo nell'Unita'.
Perche' si deve venirlo a sapere dai giornali di destra?
2000snlp
Più che per farsi accettare dal Pci voleva partecipare alla spartizione della cosa pubblica.
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MessaggioTitolo: Re: La CGIL si piega all'asse euroatlantico BCE-FMI   Lun Lug 04 2011, 13:47

queste continue puntualizzazioni mi mettono a disagio.
Farsi accettare per....
ma per qualsiasi secondo fine.
Il risultato fu di sfasciare i l Partito.
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MessaggioTitolo: Re: La CGIL si piega all'asse euroatlantico BCE-FMI   Lun Lug 04 2011, 16:45

tadiottof ha scritto:
queste continue puntualizzazioni mi mettono a disagio.
Farsi accettare per....
ma per qualsiasi secondo fine.
Il risultato fu di sfasciare i l Partito.
2000snlp

In ogni caso non credo sia difficile riorganizzarsi, l'importante è che l'organizzazione non venga lasciata ai politicanti ma parta dal basso.

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MessaggioTitolo: asse multinazionali-pseudo sindacati -potere finanziario.   Lun Lug 04 2011, 23:02

Il 28 giugno 2011 si è compiuto uno degli atti più vergognosi nella storia delle relazioni sindacali del nostro paese.

L’accordo,DIRETTA EMANAZIONE DEL VOLERE del Ministro Tremonti e di Sacconi, sottoscritto dalla Marcegaglia a nome di Confindustria, e dai segretari delle confederazioni CGIL CISL UIL è la DIFFUSIONE UFFICIALE IN LARGA SCALA della dottrina Marchionne. Punto e basta.Da ora in poi ci saranno fortissime limitazioni al diritto di sciopero,direttamente sotto il controllo delle segreterie nazionali dei 3 sindacati firmatari e il controllo capillare sui lavoratori,attraverso le deleghe INPS di iscrizione ai sindacati.

Il Contratto nazionale con questo accordo fatto di deroghe,praticamente non c’è più, rimane semplicemente un velo di copertura, ma è in totale balia della contrattazione aziendale che può stravolgerne legittimamente il contenuto al fine di adattarlo alle esigenze delle aziende in cui si deve applicare. E per farlo basta il 50% più uno delle RSU,ovvero stando alle modalita’ di elezione che blindano CGIL CISL UIL ad una quota fissa di NOMINATI (e NON di eletti),anche circa il 30% basterebbe allo scempio della democrazia.

È fortemente a rischio,con questo accordo” TREMONTI CGIL CISL UIL CONFINDUSTRIA”,il diritto di dissenso,di alternativa sindacale.' in pieno atto il tentativo di imbavagliare le forme di dissenso al sistema,alla globalizzazione della miseria umana,alle delocalizzazioni dell'egoismo.
Tocca ora ai lavoratori scegliere di RI-alzare la testa oppure …di subire in silenzio questa situazione di imbavagliamento,di “facchinaggio bestiale”,da sudditi silenziosi.

Tralasciamo come al solito CISL E UIL che firmano in abbonamento con TRemonti e Confindustria accordi per noi molto discutibili,ma Spiace ancora una volta prendere atto che anche la Cgil nei fatti si comporti come gli altri 2.Le parole si sciolgono come neve al sole,di fronte a questi “schiaffi tremontiani” che delegittimano democrazia,presunte battaglie Fiom,….e resta solo la firma della CGIL insieme a Bonanni e al resto della truppa.Squallido!Ma tremendamente reale,col rischio appunto di militarizzare il dissenso nei luoghi di lavoro,imbavagliando i non allineati al modello occidentale-atlantista-consumista-capitalista-

NOI come sindacato di base diciamo di no,e non ci arrendiamo:ALZIAMO LA TESTA,coi fatti,col nostro stile,con le nostre tematiche,……gli altri,anche se borbottanti, seguano IL GREGGE DEI LORO PADRONI.

La storia insegna che senza democrazia,se non si riceve rispetto, prima o poi si arriva alla fame e allo schiavismo.28 giugno,una vergogna:una resa al potere!
sandro pescopagano, direttivo nazionale ALLCA-CUB CHIMICI VETRO,DELEGATO RSU industrie Zignago portogruaro VEnezia.

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MessaggioTitolo: Re: La CGIL si piega all'asse euroatlantico BCE-FMI   Dom Lug 10 2011, 02:13

Quello che vediamo è già accaduto ma nei libri di storia se ne parla sempre meno. Si chiama sindacato bianco e coincide con la dittatura che agevoliamo ogni giorno cadendo nel tranello di un voto od una simpatia per un opposizione che non esiste più. La crisi dei padroni incapaci di organizzare il sistema lavoro, ma sempre pronti a pretendere l'intoccabilità della casta di depravati, manifesta per l'ennesima volta uno stato di buoni a nulla semplicemente perché guidato da personaggi che hanno ereditato la loro carica e acquisito un educazione ancora fascista continuandosene a vantare. Il quarto livello governa i tribunali che giudicano sconosciuti al potere. Come è accaduto che una costituzione costata sangue, la legge di una nazione, diviene carta straccia? Ci hanno imbrogliato con le sceneggiate televisive di scontri politici che nascondono invece un'unica volontà criminale perseguita da un'unica casta. Dalla giustizia alla politica ed ora tocca anche al sindacato arruolare fantocci al servizio dei fascisti. Facciamocene una ragione: il posto pubblico è venduto o ceduto al prezzo dell'indifferenza mentre 15 milioni di lavoratori portano sulle spalle una nazione intera. La legge della repubblica è ormai una farsa che mano a mano diventa un incubo per l'onestà e il merito che resistono in questo paese. Il salario è un miraggio ma solo la speranza di un salario costringe all'omertà tante persone che qui al sud lavorano gratis grazie alla benda che quieta le istituzioni.
Facciamocene una ragione e ripartiamo dai sindacati di base e creiamo democrazia attraverso lo strumento essenziale e ormai scomparso. Bisogna avere il coraggio di dire la verità e trovare il modo di gridarla in maniera unisona al di fuori dei sindacati bianchi e delle sfilate del sabato pomeriggio. Quando si richiede una tessera bisogna farsi una semplice domanda : questo sindacato utilizza i fondi a mio vantaggio? Fosse anche nessuno svantaggio comunque non serve.
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MessaggioTitolo: Re: La CGIL si piega all'asse euroatlantico BCE-FMI   Mar Lug 12 2011, 17:13

14ivan10 ha scritto:
Quello che vediamo è già accaduto ma nei libri di storia se ne parla sempre meno. Si chiama sindacato bianco e coincide con la dittatura che agevoliamo ogni giorno cadendo nel tranello di un voto od una simpatia per un opposizione che non esiste più. La crisi dei padroni incapaci di organizzare il sistema lavoro, ma sempre pronti a pretendere l'intoccabilità della casta di depravati, manifesta per l'ennesima volta uno stato di buoni a nulla semplicemente perché guidato da personaggi che hanno ereditato la loro carica e acquisito un educazione ancora fascista continuandosene a vantare. Il quarto livello governa i tribunali che giudicano sconosciuti al potere. Come è accaduto che una costituzione costata sangue, la legge di una nazione, diviene carta straccia? Ci hanno imbrogliato con le sceneggiate televisive di scontri politici che nascondono invece un'unica volontà criminale perseguita da un'unica casta. Dalla giustizia alla politica ed ora tocca anche al sindacato arruolare fantocci al servizio dei fascisti. Facciamocene una ragione: il posto pubblico è venduto o ceduto al prezzo dell'indifferenza mentre 15 milioni di lavoratori portano sulle spalle una nazione intera. La legge della repubblica è ormai una farsa che mano a mano diventa un incubo per l'onestà e il merito che resistono in questo paese. Il salario è un miraggio ma solo la speranza di un salario costringe all'omertà tante persone che qui al sud lavorano gratis grazie alla benda che quieta le istituzioni.
Facciamocene una ragione e ripartiamo dai sindacati di base e creiamo democrazia attraverso lo strumento essenziale e ormai scomparso. Bisogna avere il coraggio di dire la verità e trovare il modo di gridarla in maniera unisona al di fuori dei sindacati bianchi e delle sfilate del sabato pomeriggio. Quando si richiede una tessera bisogna farsi una semplice domanda : questo sindacato utilizza i fondi a mio vantaggio? Fosse anche nessuno svantaggio comunque non serve.

Io sono un iscritto alla Uil funzione pubblica. Chiaramente parlo per me e non per l'intero sindacato, personalmente per gli iscritti ho sempre cercato di impegnarmi facendo da tramite tra il delegato RSU e i nostri iscritti e facendo sempre in maniera che agli iscritti del nostro settore e l'ho sempre fatto gratis senza riaggiustarmi la carriera. Non mi piace che si butti fango addosso ai tre sindacati in questa maniera perchè non si tratta solo dei dirigenti che comunque possono essere sostituiti ma degli iscritti che sono tanti e moltissimi questo governo non lo appoggiano neanche ma molto semplicemente chiedono ai propri dirigenti di salvaguardare il posto di lavoro quando questo è minacciato.
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