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 Giù le mani dalla Libia!

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alekos18

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MessaggioTitolo: Re: Giù le mani dalla Libia!   Mar Ott 04 2011, 22:25

Panetta scopre la resistenza libica

In Libia i raid della NATO "devono proseguire, perché non possiamo continuare a vedere il livello di combattimenti che vediamo ora". Così l'ex direttore della CIA ed attuale capo del Pentagono USA, Leon Panetta, oggi in visita al Cairo (Egitto), rispondendo a una domanda sui tempi dell'operazione militare dell'Alleanza Atlantica. Queste parole lasciano intendere che la resistenza patriottica libica all'aggressione USA/NATO è tutt'altro che sconfitta e tutt'altro che allo sbando. Smentiti così gli stessi servili gazzettieri imperiali anche della colonia Italia, che cianciano di normalizzazione in atto e di ormai residue sacche di resistenza.

Intanto a Bengasi, Al Baida, Darna e Tobruk numerosi rapporti riferiscono di una situazione in via di deterioramento per i mercenari della NATO. In diverse parti della città, bande armate mercenarie terrorizzano e sottopongono a soprusi e saccheggi gli abitanti. L'esasperazione cresce e con essa coloro che espongono drappi verdi per esprimere sostegno al governo della Jamahiriya. Per questi atti si segnalano arresti ed uccisioni.

Ieri, intanto, nei pressi di Ras-Lanuf, patrioti libici hanno abbattuto con missili SAM-7 un aereo americano di trasporto truppe dell'82^ divisione proveniente dal North Carolina. Un elicottero apache è stato abbattuto a Sirte. Qui e a Beni Walid, tra feriti ed uccisi, si calcolano molte decine di "ribelli" fuori combattimento.

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alexfaro



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MessaggioTitolo: risposta ad Alekos 18   Gio Ott 06 2011, 20:18

Ad oggi, 6/10/2011, cari forumisti di Indipendenza, la situazione in Libia è sostanzialmente questa: il legittimo governo della grande Jamahiriya libica controlla il 70/80% del territorio nazionale cioè quasi tutto il Fezzan, quasi tutta la Tripolitania tranne una breve fascia costiera, comprendente la capitale Tripoli, e soprattutto anche il sud della Cirenaica, pure qui tranne una piccola fascia costiera, dove ci sono città quali Derna, Tobruk, Bengasi, Agedabia, Brega ed altre più piccole città sempre sul mare (ma dove stando alle ultime notizie, in alcune di esse, si sta combattendo aspramente, sia da parte dei lealisti, sia tra le stesse anime del cosiddetto CNT).
Infatti, dopo il cambio di strategia militare escogitato da Khamis Gheddafi, il quale ha optato per una guerriglia attiva (stile Polisario per intenderci) le cose per i "ratti tagliagole" del cosiddetto CNT, nonostante il larghissimo appoggio aereo-terrestre NATO, si stanno mettendo molto male. Ne è la prova che Sirte e Bani Walid, che dovevano cadere già ben oltre un mese fa, sono ancora saldamente nelle mani dei lealisti, nonostante le decine di attacchi dei "ratti", con le fortissime perdite di uomini, mezzi e materiali subite da questi ultimi.

Ulteriore segnale in merito è il fatto che la Libia è virtualmente scomparsa (a parte qualche sparata del cosiddetto CNT) sia dai TG che dalla stampa occidentale, come si suol dire "occhio che non vede, cuore che non duole".

Si deve anche mettere in conto che ora Gheddafi può contare sull'appoggio di circa 12/20.000 Tuareg e di altre tribù Berbere che hanno giurato fedeltà al legittimo governo della grande Jamahiriya libica (e sopratutto non scordiamoci che i Tuareg sono i migliori guerriglieri dell'Africa, vedasi il Polisario).

Comunque, per concludere, fonti qui:

http://gilguysparks.wordpress.com
http://libyanfreepress.wordpress.com
www.libyanfriends.com
http://aurorasito.wordpress.com
o in lingue estere
http://lavoixdelalibye.com
www.mathaba.net
http://nsnbc.wordpress.com
http://noalaguerradelibia.blogspot.com
http://leonorenlibia.blogspot.com
www.libia-sos.blogspot.com
http://libyasos.blogspot.com

un saluto
alexfaro



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sankara

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MessaggioTitolo: Re: Giù le mani dalla Libia!   Ven Ott 14 2011, 18:51

Combattimenti a Tripoli. La Reuters dà oggi notizia di intensi combattimenti in corso tra "decine" di combattenti della Jamahiriya da un lato e dall'altro mercenari e forze CNT (il Consiglio Nazionale Transitorio dei ribelli "embedded" a USA-NATO). Se la Reuters è arrivata a dare questa notizia (e scontri nella stessa Tripoli non sono mancati dalla 'presa' della città) è segno che per le milizie mercenarie e gli occupanti euroatlantici la situazione è ben lungi dall'essere sotto controllo e che la stessa Tripoli non è affatto sotto controllo.

Proprio per oggi, inoltre, è stata indetta su scala nazionale, nel paese, una marcia con la Bandiera Verde, a significare il rifiuto della “democrazia” di stampo 'occidentale'.

Due giorni fa, infine, il portavoce del legittimo governo, Moussa Ibrahim, parlando in pubblico, ha ricordato l'esperienza della rivoluzione vietnamita, nella sua lotta di resistenza all'occupazione sutatunitense, e come avesse raggiunto la vittoria. Ha quindi indicato ad esempio le nuove strategie di guerra che sono già operative nella difesa in atto a Sirte. Città che continua a resistere, nonostante i bombardamenti aerei e i nutriti colpi di artiglieria che sventrano case e quartieri e che fungono da battistrada ai ripetuti, e per ora sostanzialmente infruttuosi, attacchi via terra.
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sankara

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MessaggioTitolo: Re: Giù le mani dalla Libia!   Ven Ott 21 2011, 21:17



Testamento politico di Muammar Gheddafi,
Guida della Rivoluzione della Grande Jamahiriya Araba Libica Popolare Socialista
In nome di Allah, il Clemente, il Misericordioso;

Per 40 anni, o magari di più, non ricordo, ho fatto tutto il possibile per dare alla gente case, ospedali, scuole e quando aveva fame, gli ho dato da mangiare convertendo anche il deserto di Bengasi in terra coltivata.

Ho resistito agli attacchi di quel cowboy di nome Reagan anche quando uccise mia figlia, orfana adottata, mentre in realtà, tolse la vita a quella povera ragazza innocente cercando di uccidere me.

Successivamente aiutai i miei fratelli e le mie sorelle d’Africa soccorrendo economicamente l'Unione africana, ho fatto tutto quello che potevo per aiutare la gente a capire il concetto di vera democrazia in cui i comitati popolari guidavano il nostro paese; ma non era mai abbastanza, qualcuno me lo disse, tra loro persino alcuni che possedevano case con dieci camere, nuovi vestiti e mobili, non erano mai soddisfatti, così egoisti che volevano di più, dicendo agli statunitensi e ad altri visitatori, che avevano bisogno di "democrazia" e "libertà", senza rendersi conto che era un sistema crudele, dove il cane più grande mangia gli altri.

Ma quelle parole piacevano e non si resero mai conto che negli Stati Uniti non c’erano medicine gratuite, né ospedali gratuiti, nessun alloggio gratuito, senza l’istruzione gratuita o pasti gratuiti, tranne quando le persone devono chiedere l'elemosina formando lunghe file per ottenere un zuppa; no, non era importante quello che facevo, per alcuni non era mai abbastanza.

Altri invece, sapevano che ero il figlio di Gamal Abdel Nasser, l'unico vero leader arabo e musulmano che abbiamo avuto dai tempi di Saladino, che rivendicò il Canale di Suez per il suo popolo come io rivendicai la Libia per il mio; sono stati i suoi passi quelli che ho provato a seguire per mantenere il mio popolo libero dalla dominazione coloniale, dai ladri che volevano derubarci.

Adesso la maggiore forza nella storia militare mi attacca; il mio figliuolo africano, Obama, vuole uccidermi, togliere la libertà al nostro paese, prendere le nostre case gratuite, la nostra medicina gratuita, la nostra istruzione gratuita, il nostro cibo gratuito e sostituirli con il saccheggio in stile statunitense, chiamato "capitalismo", ma tutti noi del Terzo Mondo sappiamo cosa significa: significa che le corporazioni governano i paesi, governano il mondo e la gente soffre, quindi non mi rimangono alternative, devo resistere.

E se Allah vuole, morirò seguendo la sua via, la via che ha arricchito il nostro paese con terra coltivabile, cibo e salute e ci ha permesso di aiutare anche i nostri fratelli e sorelle africani ed arabi a lavorare con noi nella Jamahiriya libica.

Non voglio morire, ma se succede, per salvare questo paese, il mio popolo e tutte le migliaia che sono i miei figli, così sia.

Che questo testamento sia la mia voce di fronte al mondo: che ho combattuto contro gli attacchi dei crociati della NATO, che ho combattuto contro la crudeltà, contro il tradimento, che ho combattuto l'Occidente e le sue ambizioni coloniali e che sono rimasto con i miei fratelli africani, i miei veri fratelli arabi e musulmani, come un faro di luce, quando gli altri stavano costruendo castelli.

Ho vissuto in una casa modesta ed in una tenda. Non ho mai dimenticato la mia gioventù a Sirte, non spesi follemente il nostro tesoro nazionale e, come Saladino, il nostro grande leader musulmano che riscattò Gerusalemme all'Islam, presi poco per me....

In Occidente, alcuni mi hanno chiamato "pazzo", "demente": conoscono la verità, ma continuano a mentire; sanno che il nostro paese è indipendente e libero, che non è in mani coloniali, che la mia visione, il mio percorso è, ed è stato, chiaro per il mio popolo : lotterò fino al mio ultimo respiro per mantenerci liberi, che Allah Onnipotente ci aiuti a rimanere fedeli e liberi.

Colonnello Muammar Gheddafi, 5 aprile 2011
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alekos18

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MessaggioTitolo: Re: Giù le mani dalla Libia!   Dom Ott 23 2011, 02:37

"Questa storia è lontana dall'essere terminata", ha dichiarato, con riferimento a Gheddafi, Rodríguez Araque, ministro venezuelano dell'energia. "E' nato un martire per i popoli dell'Africa e per i popoli arabi". Ha quindi aggiunto che così come si sono smascherate “le grandi menzogne per invadere l'Iraq (per supposto possesso di armi di distruzioni di massa) e l'Afghanistan (per una presunta lotta contro il terrorismo)" si saprà anche quel che c'è dietro l'invasione della Libia, dove la NATO ed i governi degli Stati Uniti e diversi d'Europa sono intervenuti perché suppostamente venivano bombardati civili indifesi (fonte : http://www.avn.info.ve/node/83272).

Gheddafi, vivo o morto? L'equazione di USA e NATO su Gheddafi=Libia=Jamahiriya ha in maniera evidente puntato a ritenere Muammar Gheddafi l'obiettivo numero uno della guerra d'aggressione per il rovesciamento di un sistema politico e sociale non consono ai canoni capitalistici e non gradito geopoliticamente per il ruolo che svolgeva in Africa. Si è ritenuto che assassinarlo minasse alla radice la società libica, strutturalmente tribale, rilanciando anche qui una logica comunitaristica alla somala o all'irachena. Hanno distrutto un paese, la Libia, hanno perpetrato le loro solite mattanze "umanitarie" e hanno trasformato in un martire un uomo, alla soglia dei 70 anni, morto con dignità, combattendo. E' però tutto da vedere se hanno distrutto la Jamahiriya, i suoi valori, i suoi ideali, le sue conquiste sociali, il fondamento politico della democrazia diretta, partecipata.

Gheddafi è ancora vivo, quindi. Al di là che ad essere stato ucciso sia lui o, come sostengono altri, un suo sosia. Al di là delle incongruenze video e fotografiche, dell'autopsia negata, della dichiarata volontà di sbarazzarsi in fretta del corpo in mare (singolare analogia con la vicenda Bin Laden) o in un altrove segreto. Gheddafi sarà vivo nella resistenza del popolo libico, "nei cuori di milioni di libici", nella continuazione della lotta alla NATO e al colonialismo. Di sé ha detto: "Ho completato il mio lavoro. Ho dato potere, benessere e armi al popolo, che ora li possiede. Io sono solo un uomo in mezzo a milioni in Libia. Io non sono la resistenza libica, la resistenza libica è il popolo".

Sul sito web del giornale internazionale arabo Al Sharq al Awsat, arriva l'annuncio che il figlio maggiore di Muammar Gheddafi, Saif al Islam, è stato nominato -dagli appartenenti alla tribù del padre- suo successore alla testa di quella che hanno definito "la guerra di liberazione". Anche giovani di altre tribù (Warfela e Magareha) hanno designato Saif al Islam successore del padre per ''la liberazione della Libia'', contro la NATO.
Pur in un paese distrutto, diviso, questa storia è davvero lontana dall'essere terminata.
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alexfaro



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MessaggioTitolo: Re: Giù le mani dalla Libia!   Dom Ott 23 2011, 15:28

Ai forumisti di Indipendenza, sull'assassinio di Muhammar Gheddafi, vorrei farvi notare un paio di cosette;
1) tra le cosiddette "testimonianze" dei "ratti" che erano presenti al fatto (o che millantano di esserci stati) non ce ne sono due che collimano nemmeno in minima parte. Tralasciamo poi la storiella del ragazzo 18enne che afferma di avergli tolto la pistola dorata (che a me è sembrata una FN/HP-35 Belga o una sua copia) e di avergli sparato con quella (ma per favore!).
2) Questo a me sembra un copione già visto. Ricordate dove forse (io continuo ad avere dei dubbi anche ora) fu catturato dai soldati USA Saddam Hussein, in una buca nei pressi di Tikrit, sua città natale (ma tu guarda le coincidenze!) mentre il colonnello sembra essere stato catturato (vivo!) in una condotta di cemento, forse nella periferia di Sirte (sua città natale) e poi dopo essere stato torturato spietatamente è stato ucciso, insieme al figlio Moutassim, alla faccia della implementazione della cosiddetta "democrazia" in Libia (naturalmente se tutto quello che ci hanno raccontato finora sia la verità, del che io dubito fortemente). Siccome però, sin dall'inizio della guerra civile, tutti i comunicati del cosiddetto CNT bengasino si sono dimostrati alla realtà dei fatti solo un cumulo di bugie e di panzane colossali, io NON credo ad una sola parola di quello che è stato detto finora della morte di Gheddafi (come non ho creduto ad una sola parola sulla uccisione di Osama bin Laden) una sola per tutte le morti di Khamis annunciate almeno 6-7 volte e poi smentite categoricamente da lui medesimo, visto che è ancora vivo e vegeto, come ha precisato lui stesso in un comunicato proprio ieri.
3) Se veramente Gheddafi è morto, cosa credono gli "avvoltoi" NATO e i "ratti tagliagole" del cosiddetto CNT, che la guerra sia finita? Niente di più falso; i lealisti infatti controllano saldamente una larga parte del territorio Libico, circa il 70-80%.
Ora, senza più l'appoggio ed il supporto della NATO (la quale ha dichiarato che l'operazione Alba dell'Odissea finirà il 31 ottobre), quanto durerà il cosiddetto governo del CNT? Secondo me, bene che gli vada, da un minimo di 6 mesi ad un anno, poi o la Libia diventerà una Somalia oppure i seguaci della grande Jamahiriya riprenderanno il potere, ricacciando i "ratti" nelle fogne da cui sono usciti, visto che il loro comportamento contro la popolazione, soprattutto quella di colore libica (e non), assomiglia molto ad un genocidio in piena regola. Cosa farei infatti io se fossi un libico, di pelle nera, anche se fino ad oggi, non fossi stato un seguace di Gheddafi (od un immigrato di colore) dopo aver visto o subìto le "delizie" della "democrazia" imposta dalla NATO e dai suoi mercenari (questi sì veri, non come quelli fasulli attribuiti a Gheddafi) del CNT? Presto detto: imbraccerei un AK47 e comincerei a sparare su tutti quelli che sventolano o portano la bandiera monarchica, eliminandone un bel po' (e se le centinaia di migliaia di costoro cominciassero a combattere per la Jamahiriya, vedrete che il cosiddetto "governo" del CNT durerebbe ancora meno!).

un saluto
alexfaro
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alekos18

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MessaggioTitolo: Re: Giù le mani dalla Libia!   Gio Ott 27 2011, 01:51

Abdel Jalil, presidente del CNT, teme la Resistenza Libica e chiede che la NATO prolunghi le sue operazioni di attacco "perlomeno" fino alla fine del 2011. Esperti militari francesi hanno dichiarato che la Resistenza Libica potrebbe addirittura riprendere il controllo del paese nel giro di sole 48 ore, se la NATO lasciasse il paese. In tal senso Washington sta predisponendo una forza multinazionale guidata dal Qatar che sostituisca la NATO prevedibilmente impegnata in altro teatro di guerra. La notizia è stata anticipata da Al Jazira che ha citato come fonte il capo di Stato maggiore del Qatar, Ahmed Ben Ali al Attiya, lo stesso che mercoledì scorso aveva rivelato la partecipazione di centinaia di soldati qatarioti all'aggressione alla Libia con funzione attiva sul terreno e di collegamento tra i "ribelli"-ascari del CNT e la NATO.

Sulla inconsistenza del servile CNT, con poco seguito nel paese e diviso al suo interno, nei giorni scorsi il capo del Consiglio nazionale di transizione, Mahmud Jibril, aveva rincarato la dose, dicendo che la ricostruzione della Libia è una "mission impossible". E non solo per intere città devastate insieme ai loro abitanti (Sirte, Bani Walid...). Il CNT controlla solo qualche città e per giunta precariamente. Si stima il 20% del territorio nazionale.
Secondo il portale web Algeria ISP, oggi patrioti libici si sono scontrati a Tripoli, nei quartieri Abu Slim, El Nasr City e El Fateh con i (famigerati in Iraq e Afghanistan per assassinii, torture e sparizioni) mercenari dell'impresa USA Blackwater che sostengono il CNT. Qui, del resto, domenica, la festa per la "liberazione" era andata pressoché deserta con poco più di un centinaio di persone autotrasportati da Misurata a beneficio di videoreporter e inquadrature strette.
Intanto, per l'esplosione di lunedì, a Sirte, di due depositi di carburanti tramite ordigni fatti detonare a distanza con telefoni cellulari (le stime parlano di oltre 100 morti tra mercenari "ribelli" del CNT e mercenari stranieri), è arrivata la rivendicazione del 'Fronte di Liberazione della Libia' al quotidiano algerino 'en-Nahar' e l'annuncio di analoghe operazioni "di terra bruciata" a Bengasi e Misurata.

Che la situazione desti molta preoccupazione, nonostante i toni trionfalistici rilanciati dalla grancassa massmediatica imperiale, lo prova, secondo il sito resistencialibia.info, l'incontro di poche ore fa, in Qatar, tra i capi di Stato maggiore dei paesi aggressori. Sotto la presidenza statunitense, la riunione ha visto in ordine gerarchico i subordinati Francia, Gran Bretagna, Italia, Belgio, Danimarca, Norvegia, Svezia e Spagna, seguiti dai regimi feudali arabi di Qatar e Emirati Arabi Uniti sotto la supervisione dei militari sauditi. Ultimi i capi militari dei "ribelli"-ascari di Bengasi. I temi all'ordine del giorno: installazione di basi militari permanenti, lotta contro la resistenza nazionale libica, occupazione delle città in cui ancora sventola la bandiera verde, controllo delle risorse petrolifere, misure di intimidazione da prendere contro l'Algeria e le tribù del deserto. Nella riunione si è parlato anche dell'eliminazione sistematica dei dirigenti della resistenza (si è preso a modello l'Iraq), del coordinamento con le milizie che si riconoscono in Al Qaeda ritenute l'unica forza armata libica su cui fare affidamento militare, della cooperazione con militari di Tunisia ed Egitto al fine di consolidare l'occupazione della Libia e l'estensione di piani militari contro Algeria, Egitto, Mali, Niger e Ciad come prima fase.
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tadiottof



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MessaggioTitolo: Re: Giù le mani dalla Libia!   Gio Ott 27 2011, 04:52

senza un Partito che organizzi, sara' sempre piu' difficile cambiare il corso della storia.
Bisogna essere realisti.
In questo periodo sto rivalutando il comportamento di Palmiro Togliatti che ha ceduto alla monarchia.
2000smlp
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kamo

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MessaggioTitolo: Re: Giù le mani dalla Libia!   Gio Ott 27 2011, 11:41

alekos18 ha scritto:
Abdel Jalil, presidente del CNT, teme la Resistenza Libica e chiede che la NATO prolunghi le sue operazioni di attacco "perlomeno" fino alla fine del 2011. Esperti militari francesi hanno dichiarato che la Resistenza Libica potrebbe addirittura riprendere il controllo del paese nel giro di sole 48 ore, se la NATO lasciasse il paese. In tal senso Washington sta predisponendo una forza multinazionale guidata dal Qatar che sostituisca la NATO prevedibilmente impegnata in altro teatro di guerra. La notizia è stata anticipata da Al Jazira che ha citato come fonte il capo di Stato maggiore del Qatar, Ahmed Ben Ali al Attiya, lo stesso che mercoledì scorso aveva rivelato la partecipazione di centinaia di soldati qatarioti all'aggressione alla Libia con funzione attiva sul terreno e di collegamento tra i "ribelli"-ascari del CNT e la NATO.

Sulla inconsistenza del servile CNT, con poco seguito nel paese e diviso al suo interno, nei giorni scorsi il capo del Consiglio nazionale di transizione, Mahmud Jibril, aveva rincarato la dose, dicendo che la ricostruzione della Libia è una "mission impossible". E non solo per intere città devastate insieme ai loro abitanti (Sirte, Bani Walid...). Il CNT controlla solo qualche città e per giunta precariamente. Si stima il 20% del territorio nazionale.
Secondo il portale web Algeria ISP, oggi patrioti libici si sono scontrati a Tripoli, nei quartieri Abu Slim, El Nasr City e El Fateh con i (famigerati in Iraq e Afghanistan per assassinii, torture e sparizioni) mercenari dell'impresa USA Blackwater che sostengono il CNT. Qui, del resto, domenica, la festa per la "liberazione" era andata pressoché deserta con poco più di un centinaio di persone autotrasportati da Misurata a beneficio di videoreporter e inquadrature strette.
Intanto, per l'esplosione di lunedì, a Sirte, di due depositi di carburanti tramite ordigni fatti detonare a distanza con telefoni cellulari (le stime parlano di oltre 100 morti tra mercenari "ribelli" del CNT e mercenari stranieri), è arrivata la rivendicazione del 'Fronte di Liberazione della Libia' al quotidiano algerino 'en-Nahar' e l'annuncio di analoghe operazioni "di terra bruciata" a Bengasi e Misurata.

Che la situazione desti molta preoccupazione, nonostante i toni trionfalistici rilanciati dalla grancassa massmediatica imperiale, lo prova, secondo il sito resistencialibia.info, l'incontro di poche ore fa, in Qatar, tra i capi di Stato maggiore dei paesi aggressori. Sotto la presidenza statunitense, la riunione ha visto in ordine gerarchico i subordinati Francia, Gran Bretagna, Italia, Belgio, Danimarca, Norvegia, Svezia e Spagna, seguiti dai regimi feudali arabi di Qatar e Emirati Arabi Uniti sotto la supervisione dei militari sauditi. Ultimi i capi militari dei "ribelli"-ascari di Bengasi. I temi all'ordine del giorno: installazione di basi militari permanenti, lotta contro la resistenza nazionale libica, occupazione delle città in cui ancora sventola la bandiera verde, controllo delle risorse petrolifere, misure di intimidazione da prendere contro l'Algeria e le tribù del deserto. Nella riunione si è parlato anche dell'eliminazione sistematica dei dirigenti della resistenza (si è preso a modello l'Iraq), del coordinamento con le milizie che si riconoscono in Al Qaeda ritenute l'unica forza armata libica su cui fare affidamento militare, della cooperazione con militari di Tunisia ed Egitto al fine di consolidare l'occupazione della Libia e l'estensione di piani militari contro Algeria, Egitto, Mali, Niger e Ciad come prima fase.
Mi sa che si stanno riproponendo le stesse condizioni che hanno portato all'impasse imperialista in Iraq ed Afghanistan. Le conseguenze negative per l'Italia temo che saranno peggio che lì.
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alexfaro



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MessaggioTitolo: Libia   Gio Ott 27 2011, 17:31

è come dicevo io nei miei post precedenti, la partita è ancora tutta da giocare, nonostante le molto premature e trionfalistiche ammissioni di vittoria sia NATO che del cosiddetto CNT (detti anche ratti di fogna) si profila una situazione tipo Afganistan (o ancora peggio somala). Comunque, su "Liberazione" di ieri, c'è un articolo dove si dà "notizia" di un gravissimo "incidente sul lavoro" in una raffineria Libica, con relativa esplosione e con circa 100 vittime e più di 200 feriti, etichettata, ribadisco dalle cosiddette "autorità" libiche del CNT come "incidente" (sì ed io sono il re d'Egitto!) ha-ha-ha. Strano che (anzi, non è per nulla strano) nessun cosiddetto "media mainstream" abbia riportato la notizia (per quel che ne so). Secondo me cominciano le grandi manovre (stile Irak per intederci) attuate per sviare l'attenzione dell'opinione pubblica mondiale dalla vera situazione vigente in libia propinandoci solo un colossale cumulo di bugie e falsità (come se non bastassero quelle già raccontateci dai nostri "velinari" di regime). Infatti vedrete che d'ora in poi, in Libia ci "saranno"solo incidenti, o atti terroristici vari, questi ultimi attribuiti agli "ultimi irriducibili" epigoni dei seguaci gheddafiani, della Jamahiriya libica.

ps
proprio oggi, sul TG3 delle h. 14, è andato in onda un cosiddetto "servizio" ipocrita e moralmente inaccettabile, in quanto verteva su dei bambini; di quella stronza e bugiarda al massimo di Lucia Goracci (che io non sopporto per tante ragioni) dove in una scuola (non si sa di dove però) venivano intervistati degli alunni (delle elementari sembra) e delle maestre (tutte rigorosamente con il chador!) i quali stavano imparando il "nuovo" inno nazionale! Alla domanda se approvavano la fine di Gheddafi (e di suo figlio Moutassim) silenzio imbarazzatissimo dei pargoli, subito rotto da una maestra che diceva che sì era stato forse un "pochino eccessivo" però anche loro (i Gheddafi) "erano responsabili di migliaia di vittime innocenti quindi... l'eccessivo "zelo" dimostrato dai "ratti tagliagole" nel finirlo in quel modo era infine scusabile e comprensibile! Ma per favore!
Tutto questo a me ricorda la domanda che un giornalista fece a Madeline Hallbright, dopo la prima guerra del golfo, cioè: secondo lei ne vale la pena la morte di 500.000 bambini Irakeni, uccisi dall'embargo attuato nei confronti dell'Irak? La risposta fu: sì secondo me ne vale la pena.
Questo dimostra che i cosiddetti "potenti" del mondo non ragionano come noi ma come un formichiere che ha appena individuato il formicaio a cui dava la caccia, e si sta mentalmente fregando le mani pregustando il "lauto" banchetto.

un saluto
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alekos18

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MessaggioTitolo: Re: Giù le mani dalla Libia!   Ven Ott 28 2011, 00:32

Gheddafi vivo o morto?

Diversi siti vicini alla Jamahiriya sostengono che la persona ripresa nei video del linciaggio e successivo assassinio di quel che pare essere Muammar Gheddafi, si chiama in realtà Ali Majid Al-Andalus, un abitante di Sirte famoso per la sua forte rassomiglianza con la guida della Jamahiriya.

Ad ingarbugliare la questione interviene oggi il Fronte di Liberazione della Libia che, dopo aver rivendicato il doppio attentato a Sirte di alcuni giorni fa a due depositi di carburanti (morti oltre 100 tra cosiddetti "ribelli" e mercenari stranieri), si è assunto la paternità anche dell'attentato di ieri contro Sind el Aribi, colpito al fianco destro -recita il suo comunicato- da una giovanissima cecchina. Ricoverato in ospedale, sulla sua sorte non si hanno sinora notizie. Questi si era vantato in un video di aver catturato Gheddafi. Nel comunicato, rilanciato da Algeria Isp e ripreso da Seven Days News, il Fronte ha detto di essere in possesso della lista nera dei nomi di tutte le persone che appaiono nei video in cui Muammar Gheddafi (o chi per lui a questo punto, ndr) e suo figlio Moutassim sono stati prima torturati e poi uccisi. Il Fronte ha assicurato che giustizia sarà fatta.

Che sia Gheddafi o meno, quella persona sarebbe stata consegnata ai suoi carnefici (e non da questi catturata, quindi) ad opera di un commando franco-britannico perché lo uccidessero. Lo scrive, nella sua edizione di lunedì, il britannico Daily Express che cita fonti militari. All'opera un commando misto di unità del SRR (una delle forze speciali britanniche) e del servizio operativo della DGSE francese.
Anche il sito “geotribune” (http://geotribune.com/1757-otan-l%E2%80%99operation-commando-qui-a-signe-la-fin-tragique-de-kadhafi.html) sostiene una tesi analoga. L'attacco alla carovana di Muammar Gheddafi (o del suo sosia) non sarebbe stata eseguita solo dall'aria, ma anche da terra. Gli ufficiali della NATO sospettavano la presenza di Gheddafi o di uno dei suoi figli a Sirte, per la resistenza ad oltranza, alla morte, di un gruppo di fedelissimi. Quindi gli apparati NATO hanno localizzato e bloccato un gruppo di veicoli che tentavano di allontanarsi da Sirte. A questo punto un commando britannico è entrato in azione, ucciso ogni resistente di scorta e catturato vivo Gheddafi (o quel suo sosia). Quindi, in base agli ordini ricevuti, prima di eclissarsi, l'hanno consegnato vivo ai “ribelli" affinché, come è stato, lo linciassero e lo uccidessero. Questo per sbarazzarsi di una figura scomoda che, se processato, avrebbe potuto da imputato trasformarsi in accusatore, sia per le dinamiche di questa guerra d'aggressione della NATO, sia per essere depositario di innumerevoli, preziose, per non pochi imbarazzanti informazioni di decenni di attività politica.
Lo stesso commando avrebbe ricevuto l'ordine di dare la caccia al figlio di Gheddafi, Seif el Islam, e di eliminarlo subito per impedire che si tramuti nel nuovo capo carismatico della resistenza libica.
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sankara

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MessaggioTitolo: Re: Giù le mani dalla Libia!   Dom Ott 30 2011, 01:10

La guerra di Libia nel "bilancio" USA

Ecco come si muove un imperialismo dato in crisi. «Il nostro contributo totale in quasi otto mesi di operazioni in Libia sarà di 1,2 miliardi di dollari, meno del costo di operazioni settimanali in Afghanistan o in Iraq. L'operazione mostra come la condivisione dell'onere militare non è solo uno slogan». Così ieri, sul "Washington Post", Tom Donilon, consigliere per la sicurezza nazionale dell'amministrazione guidata dal Premio Nobel per la Pace, Barack Obama.

Insomma, 8 mesi di guerra d'aggressione in Libia meno cari di 7 giorni in Iraq o in Afghanistan.
Da Washington dicono quindi a chiare lettere che coinvolgere gli alleati/subalterni nelle proprie operazioni militari -ovviamente concedendo loro delle prebende e assicurando margini di interesse- conviene. Con i debiti distinguo tra i subalterni, certo.

In tal modo li si saggia, li si aggancia al proprio carro, li si controlla nel mentre si perseguono i propri interessi strategici di dominio. Non è una novità. Quel che è nuovo, in una Libia non ancora 'normalizzata', è l'essersi esposti in misura meno rilevante che nel passato e l'aver fatto svolgere il 'lavoro sporco' maggiormente agli altri (Stati, agenzie private di mercenariato e ascari locali). Sarà lo scenario in cui sempre più si verrà a trovare anche l'Italia grazie all'asservimento sempre più stretto delle sue classi politiche ed in conseguenza della logica da «guerra infinita» che in modo particolare da vent'anni connota la politica USA, a conduzione "repubblicana" o "democratica" che sia.
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MessaggioTitolo: Assassinio di Gheddafi: regìa USA, mano francese,boia ascari   Dom Ott 30 2011, 12:22

Assassinio di Gheddafi: regìa statunitense, mano francese, boia ascari

Muammar Gheddafi vivo sarebbe stato "una vera bomba atomica". Parole di un colonnello del Pentagono che lo scorso 19 ottobre informava le autorità francesi della localizzazione di Gheddafi a Sirte.

Secondo il periodico francese Le Canard Enchainé, Barack Obama avrebbe convenuto con il suo omologo francese, Nicolas Sarkozy, della necessità di assassinarlo. Si temeva anche la sua capacità di guida nell'organizzare una forte resistenza popolare antimperialista non solo libica, ma anche in diversi paesi africani. A quel punto, scrive il periodico, le autorità francesi, per propri interessi e anche come fedeli subordinati del Pentagono, hanno messo in moto la loro macchina di morte e inviato 50 militari delle forze speciali, diretti da Parigi dal Centro di Pianificazione e conduzione delle Operazioni (CPCO). Il 20 ottobre un Miragé F1CR francese di riconoscimento avvistava il convoglio di veicoli in cui viaggiava il Colonnello. Un altro Mirage 200-D lanciava due bombe GBU-12 di 225 chilogrammi a guida laser.

Subito dopo, a terra, intervenivano le truppe speciali francesi, uccidendo i sopravissuti e gli ultimi resistenti. Gheddafi, ferito, veniva consegnato, come da ordini ricevuti, ai miliziani ascari del CNT presenti sul terreno, sapendo che sarebbe stato ucciso. Duplice il fine: 1) tener fuori la mano francese da un'operazione d'assassinio (ricadute giuridico-internazionali di forma e d'immagine nel continente africano); 2) avere -gli euroatlantici- una carta in mano da utilizzare sul piano giudiziario per sbarazzarsi di figure e frazioni scomode del CNT da imputare, un domani, per l'assassinio di Gheddafi.

---------------------

Parigi ha comunque una lunga storia di assassinii di figure guida anticolonialiste. Ne ricordiamo alcuni:

- Chình e Hoc, esponenti del partito nazionalista vietnamita VNQDD condannati a morte da un tribunale coloniale francese e ghigliottinati nel 1930.

- Didouche Mourad, importante dirigente del Fronte di Liberazione Nazionale (FLN) algerino nel 1955.

- Mostefa Ben Bulaid, uno dei capi storici del FLN assassinato dai francesi con una bomba nel 1956.

- Ruben Um Nyobe, dirigente della lotta per l'indipendenza del Camerun asassinato dai militari francesi nel 1958.

- Lardi Ben M’hidi, dirigente del FLN assassinato sotto tortura dai paracadutisti francesi sotto comando del generale Salan nel 1959.

- Felix-Roland Moumié, dirigente dell'Unione dei Popoli del Camerun, avvelenato a Ginevra da un terrorista del servizio segreto francese SDECE nel 1960.

- Mehdi Ben Barka, importante dirigente antimperialista marocchino sequestrato a Parigi dal servizio segreto francese e assassinato dagli sbirri di Hassan II nella stessa città nel 1965.

- Jacques Nestor, membro del Gruppo dell'Organizzazione Nazionale di Guadalupe (GONG), assassinato dalla polizia il 26 maggio 1967 a Point-à-Pitre.

- Eloi Machoro, dirigente del Fronte di Liberazione Nazionale Kanak e Socialista (FLNKS) asassinato dalla gendarmeria francese nel 1981.

Una lunga lista, tra cui anche patrioti còrsi e baschi.
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alexfaro



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MessaggioTitolo: risposta ad Alekos 18   Lun Ott 31 2011, 22:50

cari forumisti di "Indipendenza"
a proposito di Libia e di panzane mediatiche è di ieri domenica 30/10 la "notizia" data da Al Arabya e ripresa anche oggi dai nostri cosiddetti "media" embedded (io l'ho sentita sul TG3 delle h. 14) di regime che è però di fonte del cosiddetto CNT (ma per favore!) i quali, come è arcinoto da tutti, non ne hanno detta una, ma che sia una sola che si sia dimostrata vera (quindi da prendere con le proverbiali molle).
Non si sa dove "sarebbero" (il condizionale è d'obbligo) state "rinvenute" fantomatiche "armi nucleari" che Gheddafi "avrebbe" nascosto, dopo aver "rinunciato" nel 2003 alla produzione di materiale fissile per armi nucleari; ora vorrei sapere come e dove diavolo la Libia è riuscita a produrre il materiale fissile per la costruzione, anche di un solo ordigno nucleare, visto che, a quanto mi risulta, non ha e non ha mai avuto, non dico una sola centrale nucleare, ma nemmeno un reattore per quanto piccolo sia.
Forse sono quelle "armi" che non sono state trovate in Irak, dopo l'invasione USA/UK (e lacchè vari) cedutegli da Saddam Husseyn, prima dell'impiccagione?
Comunque sia, sembra che l'AIEA svolgerà una "indagine approfondita" sulla vicenda; cosa ne pensate cari forumisti?
Io credo che sia un'enorme bufala, come tutte quelle che ha propalato a destra e manca il cosiddetto CNT di Bengasi (detti anche ratti di fogna)

un saluto
alexfaro
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MessaggioTitolo: Re: Giù le mani dalla Libia!   Mar Nov 01 2011, 03:01

Ultime dalla resistenza libica

Oggi operazione contro il porto petrolifero di Sadra. Un'esplosione seguita da un grande incendio. Molti i morti e i feriti. Secondo la stessa fonte (http://www.algeria-isp.com/) ieri due mercenari sono stati uccisi da cecchini della resistenza libica appartenenti al battaglione “El Dakr Awhed”, vicino al Consiglio Militare di Tripoli.
In queste ore la resistenza sta mettendo a segno, in diverse parti del paese, operazioni che mirano a recuperare, dopo l'immaginabile contraccolpo psicologico tra la popolazione derivante dall'assassinio di suoi dirigenti importanti, fiducia tra le masse. Fiducia essenziale per ricevere appoggio logistico e politico e l'incorporazione di ulteriori nuovi volontari e soprattutto per liquidare qualsiasi ombra di stabilizzazione del dominio straniero. Il Fronte di Liberazione di Libia si sta delineando come il motore della resistenza. Ha esplicitamente dichiarato che nei prossimi giorni procederà ad un'intensificazione degli attentati con esplosivo e delle operazioni di cecchinaggio (sulla scia dell'IRA irlandese) contro i ribelli-mercenari. Le operazioni vengono condotte da piccoli gruppi (tra i 3 ed i 5 combattenti) in continuo movimento. Nella città di Derna è stata messa in campo l'operazione "Bab Azizia", con una combinazione di veicoli-bomba e cecchini. A Tripoli cecchini hanno attaccato dirigenti del CNT nel quadro dell'operazione chiamata “Kafte el Zokoum”. Particolarmente nella zona est del porto si contano molte decine (alcune fonti parlano tra i 150 e i 180) di morti di "ribelli"-mercenari del CNT. Liberata la città di Ghat nel sud della Libia. A Bani Walid la città è ridivenuta "verde" in molti quartieri. Imboscata nei pressi della città di Zliten (quattro pick-up distrutti e 20 "ribelli" di Misurata uccisi). Operazioni di cecchinaggio si segnalano qua e là nel paese. Non si è spenta l'eco dell'attacco a Bengasi, da parte di un gruppo di patrioti della resistenza libica, alla Banca Centrale di Libia con prelievo di fondi tolti alla gestione del CNT e, a seguire, l'assalto al Tribunale della Giustizia messo in piedi dal CNT. Non solo a Bengasi si registrano manifestazioni non armate, alcune spontanee altre no, a sostegno della Jamahiriya, tutte disperse con la forza da miliziani del CNT.
Tripoli non è ancora considerata sicura dai miliziani al seguito della NATO. Non solo non si è tenuta lì, ma a Bengasi, la festa della "liberazione", ma il CNT non si è installato nella capitale ritenendola allo stato non sicura.

Stime inevitabilmente approssimative in questa fase dicono che la Jamahiriya disporrebbe attualmente tra gli 8 e i 10mila uomini ben addestrati ed armati. Senza contare milizie tribali, gruppi di resistenza che stanno sorgendo più o meno spontaneamente tra i civili ed i militari a riposo ed i Tuareg che, al termine di una loro assemblea generale nel deserto, hanno deciso di intervenire massicciamente a difesa della loro patria, della Jamahiriya.

"La Voz de Rusia" riferisce (http://spanish.ruvr.ru/2011/10/27/59436262.html) che sono sempre più numerosi i libici che si stanno incorporando nelle fila della resistenza nazionale. In diverse città i combattimenti stanno continuando e tra le ragioni che portano allo schierarsi tra i partigiani dell'assassinato Gheddafi ci sono i continui saccheggi e gli assassinii perpetrati dai miliziani del CNT.

Secondo Seven Days News, qualcosa di grosso sta maturando tra i ribelli di Misurata ed il CNT. Ritenendo di essere l'anima della ribellione, questa componente ha deciso di disattendere alla consegna delle armi che il CNT ha chiesto e di proseguire i combattimenti fino a una non ben chiara "liberazione totale" dichiarando Misurata stessa indipendente. Secondo questa fonte informativa che cita imprecisati "osservatori", il CNT potrebbe sollecitare le forze NATO o del Qatar a forzare militarmente i ribelli di Misurata all'obbedienza al CNT stesso. Questo potrebbe aprire un altro round d'interventi militari che sarebbe uno dei segni tangibili del caos in Libia.

Il possibile arrivo di una delegazione di "diplomatici” e “militari” del CNT ad Algeri potrebbe determinare ondate di proteste. Nella capitale algerina si registrano "intensi preparativi" in diversi quartieri per azione di rappresaglia di massa contro l'eventualità di una visita di detta delegazione. “Non vogliamo criminali nel nostro paese” è lo slogan più diffuso che ricorre nei quartieri. Fonti di polizia segnalano il rischio di un "assalto all'aeroporto internazionale di Algeri" nell'eventualità dell'arrivo di personalità del CNT (info anche qui : http://www.letempsdz.com//content/view/65035/177/).
Non solo in Algeria ma anche nel mondo arabo, la stazione televisiva via satellite Arraya, che diffonde dalla Siria, e che sostiene la causa della Jamahiriya, sta registrando ascolti crescenti, a detrimento dell'altra emittente, Al Jazira, che segna netti cali dovuti alla flagrante violazione dei principi di etica giornalistica nella copertura degli eventi, inclusi quelli libici, per essersi schierata smaccatamente da una parte contro l'altra, occultando ad es. i morti dei bombardamenti NATO ed i massacri di milizie del CNT contro civili, in un generale taglio manipolativo dell'informazione che ha portato diversi dirigenti e giornalisti dell'emittente qatariota (paese intervenuto al seguito della NATO in Libia) alle dimissioni.


P.S. Pochi minuti fa, intorno alla mezzanotte, è saltata la sede del CNT a Fernadj. I ribelli avevano sequestrato un pick-up Toyota come bottino di guerra. All'interno, una cellula della resistenza aveva nascosto una bomba. Quando i ribelli sono rientrati alla sede, la bomba è stata fatta detonare a distanza. Distrutti diversi altri pick-up. Non è stato ancora fornito il numero ufficiale delle vittime. Le prime informazioni parlano di numerosi morti. L'operazione è stata rivendicata dal battaglione Raed del Fronte di Liberazione di Libia.
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alexfaro



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MessaggioTitolo: puntualizzazione sulla Libia   Mar Nov 01 2011, 19:24

Alla fine (anzi questo è un inizio, secondo me!) la Libia sta diventando, come pensavo io, una seconda Somalia (nella peggiore delle ipotesi) oppure un nuovo Afghanistan posto nel Maghreb nord Africano (e per l'Italia saranno dolori!). Infatti si sta delineando la situazione che avevo prospettato, in un post precedente, cioè costituzione di un fronte di liberazione nazionale, dove sono confluite tutte le parti in lotta e cioè lealisti, appartenenti alle tribù che sono ancora fedeli alla Jamahiriya, più altre che sono diventate acerrime nemiche (gli Obeidi per dirne una) del cosiddetto CNT di Bengasi (detti anche ratti di fogna). Un fronte dedito alla guerriglia (stile Polisario per intenderci) con supporto ed appoggio (molto discreto) da parte del governo algerino (ed anche di altri paesi vicini) che è letteralmente terrorizzato nel vedere insediato, in una nazione confinante come la Libia, un "governo" prono ai voleri del fondamentalismo Islamico Salafita di cui una parte (il GIA per capirci) ha insanguinato l'Algeria scatenando una guerra civile, durata circa 10 anni, costata ben più di 100.000 vittime da ambo le parti (ma sopratutto civili innocenti).
Non dimentichiamo poi che l'Algeria ha ancora il dente avvelenato con la Francia (e con gli USA/UK per il sostegno dato a questa durante la guerra di liberazione algerina) allora sua padrona coloniale, ed anche il timore, abbastanza fondato, di essere una delle prossime vittime della cosiddetta "esportazione di democrazia" (ma per favore!) visto che è una delle nazioni africane con enormi riserve di idrocarburi e gas naturale, oltre che essere anche nella "lista nera" del dipartimento di stato USA, nonostante il riavvicinamento con gli USA/UK e l'occidente in genere avvenuto da qualche anno, che però aveva cominciato a fare anche Gheddafi, dal 2003, ma abbiamo visto poi come è andata; morale:
DAGI "AMICI" MI GUARDI DIO CHE DAI NEMICI MI GUARDO IO!

un saluto
alexfaro
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MessaggioTitolo: Re: Giù le mani dalla Libia!   Gio Nov 03 2011, 01:08

L'uomo americano a Tripoli

Si chiama Abdurrahim el-Keib ed è stato designato da Obama come primo ministro libico. E' un accademico e uomo d'affari. Prima della nomina, capo della commissione per la sicurezza di Tripoli. Mansione che ha svolto In stretta sinergia con la CIA, di cui molti ritengono sia un agente. Da 35 anni risiede negli Stati Uniti. Di libico ha solo il cognome. Oltre ad esercitare attività accademica, è un consulente e un formatore al Petroleum Institute, con sede ad Abu Dhabi (Emirati Arabi Uniti). Un ammanicato con le grandi company petrolifere, insomma. Abdurrahim el-Keib è un uomo americano. La sua designazione è un colpo che l'amministrazione Obama mette a segno contro Sarkozy, rimpiazzando agenti pro francesi come Jalil e Jibril. Alla faccia degli Stati-Uniti-Impero-in-declino. Alla faccia del basso profilo di Washington nel conflitto. L'ha ben spiegato pochi giorni fa, il 28 ottobre, sul "Washington Post" Tom Donilon, consigliere per la sicurezza nazionale dell'amministrazione guidata dal Premio Nobel per la Pace, Barack Obama (cfr. il testo sotto).

Insomma, le aspettative francesi che sul petrolio libico la Total andasse a fare la parte del leone pare stiano andando in fumo. E questo nonostante lo zelo di Parigi mostrato sul terreno con i suoi attacchi aerei, i suoi lanci di missili, lo sbarco di sue truppe speciali, l'addestramento dei "ribelli"-mercenari e l'esecuzione di altre attività richieste dal Pentagono.
A conti fatti, si sta delineando sempre più la mirabilità di un'operazione di aggressione militare imperiale finanziata dal Qatar e dagli Emirati Arabi Uniti, condotta sul campo principalmente da Francia, Gran Bretagna ed Italia e con gli Stati Uniti che incassano su diversi rilevanti fronti, ivi compreso il recupero della base militare USA a suo tempo chiusa dalla Rivoluzione Verde guidata da Gheddafi e l'acquisizione in Libia di un'altra base operativa di Africom (l'Africa Command del Pentagono, formalmente attivo dall’ottobre 2008, con comando in Germania, a Stoccarda, base aerea a Vicenza e base navale a Napoli). Il tutto a minacciare non solo Algeria, Egitto, Tunisi, Niger, Mali ed altri paesi africani, ma anche la penetrazione cinese nel continente.

Sullo sfondo, però, riecheggiano i colpi della resistenza patriottica. A Sirte, resistenti delle tribù dei Kdadfa, Maedene, Wled wafi, Ziyaniya e Ferjane hanno ripreso pochissime ore fa il controllo dell'aeroporto. "Algeria Isp" parla di 142 "ribelli" di Misurata uccisi. Diversi gli attacchi nella giornata di oggi, in diverse parti del paese, anche con autobombe e operazioni di cecchinaggio. A favorire la resistenza, anche gli scontri che si stanno acuendo tra gli stessi "ribelli"-mercenari. Ieri, durissimi, si sono protratti per ore in differenti aree di Tripoli e specificamente nell'area di fronte al Mansoura Hospital di Zawiya. Per non pochi osservatori, così continuando le cose, la NATO potrebbe essere obbligata ad interventi di terra più massicci e continuativi degli attuali.

sankara ha scritto:
La guerra di Libia nel "bilancio" USA

Ecco come si muove un imperialismo dato in crisi. «Il nostro contributo totale in quasi otto mesi di operazioni in Libia sarà di 1,2 miliardi di dollari, meno del costo di operazioni settimanali in Afghanistan o in Iraq. L'operazione mostra come la condivisione dell'onere militare non è solo uno slogan». Così ieri, sul "Washington Post", Tom Donilon, consigliere per la sicurezza nazionale dell'amministrazione guidata dal Premio Nobel per la Pace, Barack Obama.

Insomma, 8 mesi di guerra d'aggressione in Libia meno cari di 7 giorni in Iraq o in Afghanistan.
Da Washington dicono quindi a chiare lettere che coinvolgere gli alleati/subalterni nelle proprie operazioni militari -ovviamente concedendo loro delle prebende e assicurando margini di interesse- conviene. Con i debiti distinguo tra i subalterni, certo.

In tal modo li si saggia, li si aggancia al proprio carro, li si controlla nel mentre si perseguono i propri interessi strategici di dominio. Non è una novità. Quel che è nuovo, in una Libia non ancora 'normalizzata', è l'essersi esposti in misura meno rilevante che nel passato e l'aver fatto svolgere il 'lavoro sporco' maggiormente agli altri (Stati, agenzie private di mercenariato e ascari locali). Sarà lo scenario in cui sempre più si verrà a trovare anche l'Italia grazie all'asservimento sempre più stretto delle sue classi politiche ed in conseguenza della logica da «guerra infinita» che in modo particolare da vent'anni connota la politica USA, a conduzione "repubblicana" o "democratica" che sia.
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MessaggioTitolo: Resistenza libica (1-13 novembre 2011)   Lun Nov 14 2011, 05:17

Resistenza libica (1-13 novembre 2011)

1 novembre. «Le informazioni ci venivano da diverse fonti, comprese da giornalisti sul posto che ci hanno dato molte informazioni sulle intenzioni e sul dislocamento delle forze libiche di terra». Questo ha dichiarato il generale Bouchard Charles, comandante dell'Operation Unified Protector in Libia, intervistato ieri a Radio Canada. Ha quindi aggiunto che una cellula d'analisi di queste informazioni era stata installata al quartier generale NATO a Napoli. E' la prima volta che un responsabile della NATO ammette che giornalisti stranieri presenti in Libia sono stati agenti NATO.

2 novembre. Parlamentare russo vaticina una resistenza libica per decenni. Mijail Marguelov, presidente della Commissione degli affari internazionali del Consiglio della Federazione (camera alta del parlamento russo) afferma che la resistenza “pro Gheddafi”(in realtà la resistenza nazionale libica legittima) nel sud della Libia potrebbe durare per diversi decenni.

2 novembre. Fidel Castro ricorda uno dei principali errori di Gheddafi nella quinta parte delle sue riflessioni su “Il ruolo genocida della NATO”. "Consegnò le batterie di missili ai nemici imperialisti con la vana intenzione di ottenere la non aggressione militare e la sopravvivenza della Libia come paese indipendente. Gheddafi si sentiva senza protezione dopo la caduta dell'URSS e probabilmente intimidito dalla brutale aggressione imperialista contro il principale paese arabo indipendente, l'Iraq". Prima della fine del 2003, la Libia consegna ad esperti dell'intelligence di Gran Bretagna e USA documentazione dei programmi non convenzionali di armi, così come i missili balistici con un raggio superiore ai 300 km. Frutto, disse al tempo lo stesso Bush, di molti mesi di colloqui tra Tripoli e Washington.
Gheddafi adempì alle sue promesse di disarmo. In pochi mesi la Libia consegnò le cinque unità di missili Scud-C con un raggio di 800 km e centinaia di Scud-B, la cui gittata superava i 300 km” (http://www.cubadebate.cu/reflexiones-fidel/2011/11/01/el-papel-genocida-de-la-otan-quinta-parte/). La conclusione logica che si può apprendere da questa situazione è inequivoca: se un paese del Terzo Mondo o d'Europa vuole difendere la sua sovranità, unità nazionale e indipendenza a fronte dei tentativi USA-NATO di trasformarlo in protettorato o colonia, assassinare la sua popolazione civile, imporre autorità ascare e saccheggiare le sue risorse naturali non deve fare concessioni che compromettano la sua capacità di autodifesa.

3 novembre. I Tuareg liberano le città di Chouiref, Obary, Murzag e Ghat nel sud della Libia. La bandiera verde della Jamahiriya sventola di nuovo in tutte queste città.

3 novembre. Ucciso questa sera l'ex segretario generale del ministero del lavoro, Lamine Manfor El Menfi. E' accaduto nella regione di Bayda. A bordo della sua vettura è stato fatto oggetto di colpi d'arma da fuoco. Nel corso dell'aggressione della NATO, Lamine Manfor El Menfi aveva lasciato Tripoli per assistere ad una conferenza in Svizzera. Da qui aveva annunciato la sua defezione ed il passaggio con il Consiglio Nazionale Transitorio.

4 novembre. Diversi siti e pagine facebook leali alla Libia Verde sono state bloccate in Libia. Il Consiglio Nazionale Transitorio si è avvalso delle competenze USA-NATO in materia per tentare di bloccare la circolazioni di informazioni tra i simpatizzanti, i patrioti ed i combattenti del Fronte di Liberazione Popolare di Libia. Quest'ultimo sta fornendo i dati per scaricare dei programmi che aggirano la censura.

4 novembre. La cellula «Saraya El Hak», di Tripoli, del Fronte di Liberazione Popolare di Libia ha comunicato di aver lanciato a partire da oggi operazioni contro gli hotel dove alloggiano spie e agenti dei servizi segreti stranieri. Si invita la popolazione, per la propria sicurezza, ad evitare di avvicinarsi a questi hotel.

5 novembre. Violenti scontri, nella zona turistica di Tripoli, tra gruppi ribelli della città contrapposti a quelli di Zenten. Nel quartiere El Andalous parecchie vetture sono state date alle fiamme. Scontri tra "ribelli" si registrano da giorni con diversi morti.

5 novembre. Liberati prigionieri lealisti dal campo militare Oum El Koroune a El Aziziya. E' accaduto alle 3 del mattino di oggi, ad opera dei combattenti della cellula «El Mazarie» in collaborazione con la cellula «Soukour Tadmir» che si è occupata del fuoco di copertura. Quest'ultima ha poi attaccato un check-point nel villaggio di Saleh. Cinque i ribelli uccisi e due bruciati nei loro pick-up colpiti.

5 novembre. La cellula «Saif 2» del Fronte di Liberazione Popolare di Libia ha annunciato l'uccisione di sette mercenari qatarioti. In un suo comunicato ha aggiunto di aver condotto a termine dodici operazioni dopo che per tre giorni cecchini della cellula hanno colpito "ribelli" a Zliten, Khomse e Tripoli

5 novembre. Prosegue l'operazione di "pulizia" razzista da parte dei cosiddetti "ribelli" nei confronti degli abitanti del Ciad residenti a Bengasi. Con manifesti e scritte murali, è stato loro fissato un ultimatum per l'abbandono della città prima dell'11 novembre 2011. Dopo questa data, ogni ciadiano preso in città sarà ucciso sul posto.

7 novembre. Giovani di tre città di cui per sicurezza non sono stati forniti i nomi, scrive Algeria Isp, hanno stretto un'alleanza con l'obiettivo di cacciare i "ribelli" da Misurata. Il numero dei volontari è stimato in 20mila volontari.

7 novembre. Mercenari del Qatar e degli Emirati Arabi Uniti sono stati visti nel campo di Aïn Zara a Tripoli. I qatarioti stanno dando man forte all'uomo di Al Qaeda, Belhadj, investito della carica di governatore militare di Tripoli.

7 novembre. Sarebbero 4mila i combattenti, provenienti dal sud della Libia, che costituiscono la cellula «Touyour Jariha» del Fronte di Liberazione Popolare di Libia. Questa cellula collaborerà con le altre che sono: la cellula «Saif 2», la cellula «Ikab» (unità di forze speciali), la cellula «Soukour Tadmir» unita dei combattenti, la cellula «Mazarie» (unità d'intervento), la cellula Bani Walid, unità di sicurezza. La cellula «Raed» ha ieri condotto un'operazione contro un convoglio di parecchi pick-up nella regione Ganima in direzione del sud della Libia. Del convoglio, sei i pick-up distrutti con gli occupanti morti. Ieri è stata costituita la nuova cellula «El Nousour» che comincerà le operazioni a Tripoli per poi allargarsi ad altre zone. Le cellule si sono organizzate per disperdersi su tutto il territorio della Libia.

8 novembre. Convoglio di 30 pick-up dei cosiddetti "ribelli" sono stati attaccati dal Fronte di Liberazione Popolare di Libia. A condurre l'attacco, secondo Algeria Isp, i combattenti della cellula «Sakr EL Awhed». Il convoglio procedeva in direzione di Djebel Garbi venendo da Tripoli. Il capo dei "ribelli", Ibrahim El Himi, è stato ucciso con altri 47 suoi miliziani.

9 novembre. Il sud della Libia è sotto il controllo di un Fronte di Liberazione Popolare di Libia guidato da Saif al-Islam Gheddafi. Lo scrive il sito Lybian Free Press. "Il Fronte sta consolidando il proprio sostegno tra i Tuareg e altre tribù", si legge in un articolo accompagnato da una mappa nella quale tutto il sud del Paese è colorato di verde, il colore del rais. Altre sacche di resistenza "sono attive nelle principali città".

10 novembre. Attaccato un gruppo di otto soldati francesi nei pressi di Ajdabiya. Due i militari uccisi dopo violentissimi scontri. Ne dà notizia Algeria Isp.

10 novembre. Dimissionati tutti i membri del CNT di Misurata a seguito della scoperta di un consistente saccheggio di denaro ai danni della popolazione. Del fatto, avvenuto ieri, dà notizia Akhbar El Mokawama Libya.

10 novembre.
«Ho ricevuto 200mila euro dai servizi segreti USA». Così ha dichiarato Mehdi Harati, uno dei capi dei "ribelli", che ha ricoperto il posto di vice-presidente del consiglio militare di Tripoli, dopo che il domicilio di quest'ultimo a Dublino, in Irlanda, ha subito un'effrazione da parte di membri di una gang irlandese che si sarebbe impadronita di gioielli per un valore di 200mila euro. Il Sunday World, nella sua edizione di ieri, riferisce che Mehdi Harati, che ha la doppia cittadinanza irlandese e libica, ed è stato assistente dell'emiro dell’ex Jamaâ dei combattenti libici, Abdelhakim Belhadj, ha sporto denuncia alle autorità. Interrogato sulla provenienza di questi gioielli, a sorpresa ha dichiarato di aver ricevuto soldi dalla CIA e che il furto è avvenuto mentre lui si trovava all'estero, tra Stati Uniti, Francia e Libia.
(http://niarunblog.unblog.fr/des-guerres-de-plus-en-plus-couteuses/la-libyequel-avenir)

11 novembre. Attacchi coordinati della resistenza in distinte città libiche nel cosiddetto “giorno della rivoluzione 11-11-2011″. Tra giovedì notte e venerdì mattina, in una di queste città, Al Zawiya, combattenti delle tribù Warfala e Worchefana incorporate nella resistenza hanno liberato 300 prigionieri dal carcere della città, tra cui un generale dell'esercito, responsabile del fronte ovest. Tutti si sono subito incorporati nelle fila della resistenza, entrando in azione. Sono stati quindi attaccate diverse caserme di miliziani e recuperate armi pesanti. I miliziani hanno perso il controllo di varie zone della città e si sono concentrati nel centro. Un'enorme nuvola di fumo ricopre la totalità dell'accampamento n.27 tra Zawiya e Tripoli. L'inno nazionale della Libia Verde è stato fatto sentire a lungo in tutta la città.

11 novembre. Cinquemila i prigionieri detenuti nella sola Misurata. Della cosa, secondo Akhbar El Mokawama Libya, è stato informato il Fronte di Liberazione Popolare di Libia. I prigionieri sono torturati contravvenendo la stessa legge islamica e lo stesso diritto internazionale sulla tutela dei prigionieri di guerra. Sono segnalate anche diverse donne prigioniere.

13 novembre. L'agenzia Reuters riconosce che la bandiera verde della Jamahiriya sventola nelle vicinanze di Al Zawiya. I canali lealisti ironizzano sulle modalità di camuffare e sminuire la portata dell'azione della resistenza libica, per cui non si dice "in città" e si sfuma facendo riferimento "alle vicinanze" (cfr. 11 novembre).

13 novembre. Secondo Algeria Isp, il Fronte di Liberazione Popolare di Libia ha effettuato differenti operazioni a Zawiya. Questo il bilancio: 15 miliziani uccisi, 25 prigionieri, 6 pickup distrutti. Requisiti 8 pickup equipaggiati con armi di calibro 106, 5 pickup equipaggiati con armi di calibro 14.5, 3 pickup equipaggiati con lancia missili grad.

13 novembre. Altre forme di resistenza scendono in campo. Ad es. a Beni Walid. Vari esempi. Miliziani del CNT (filo-USA e filo-NATO) che controllano l'ospedale, hanno posto all'ingresso un passatoio con l'immagine dell'assassinato Muammar Gheddafi, affinché chiunque entri debba calpestarlo a mo' di sfregio. La maggior parte della gente sta evitando rispettosamente di farlo ed il fatto si è trasformato in una forma simbolica di sostegno di massa alla Jamahiriya. Tutti i manifesti affissi in città con l'immagine oltraggiata di Gheddafi vengono immediatamente coperti, alterati con scritte inneggianti alla Jamahiriya o strappati. Sui muri della città sempre più numerose sono però le scritte di minacce all'incolumità dei miliziani del CNT.

13 novembre. Il CNT ha fatto tagliare le linee internet in città come Sormane, Laejilates, Jamile, Zliten e Zowara (queste le città finora accertate) per evitare la propagazione del movimento di resistenza in queste città.



(Nella foto: in verde, dalla frontiera con la Tunisia e l'Algeria al sud e fino alla frontiera con l'Egitto, le città e regioni difese dal Fronte di Liberazione Popolare di Libia, dalle tribù del deserto, dai Comitati Popolari. In rosso le zone occupate dal “CNT” filo-NATO di Bengasi ed in nero le zone occupate dalle bande di Al Qaeda in contatto con la CIA ed appoggiate e finanziate dal Qatar feudale ed altre satrapie petrofeudali).
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sankara

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MessaggioTitolo: Re: Giù le mani dalla Libia!   Mar Nov 29 2011, 03:13

Abdelhakim Belhadj, l'uomo di Al Qaeda di origine libico, comandante militare a Tripoli per conto della coalizione USA-NATO-CNT, si trova ora al confine turco-siriano. Secondo Algeria Isp è al comando di una forza di 700 uomini, di cui s'ignora l'identità, ma che si suppone possano provenire da varie filiazioni di Al Qaeda di diversa provenienza (Libia, Yemen, Arabia Saudita, Caucaso del Nord, Egitto, etc). L'identità ora assunta da Abdelhakim Belhadj è Salem El Alwani. Si sarebbe messo a disposizione dei dissidenti siriani e avrebbe il sostegno militare turco per colpire in Siria e rovesciare il governo del Baath e del Fronte Nazionale Progressista. Lo scenario che si sta prospettando è una replica dell'operazione euroatlantica in Libia.

http://www.algeria-isp.com/actualites/politique-libye/201111-A7285/libye-abdel-hakim-belhadj-conduit-bataillon-compose-700-hommes-frontiere-syro-turque-novembre-2011.html
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MessaggioTitolo: Re: Giù le mani dalla Libia!   Mar Nov 29 2011, 23:51

La notizia trova conferma nell'incontro a Istanbul (Turchia) tra Abdulhakim Belhaj, capo del consiglio militare di Tripoli dell'asse USA-NATO-CNT, e rappresentanti dell'esercito siriano dei disertori (Esl). Belhaj ha offerto "soldi e armi" e ha discusso l'ipotesi di inviare combattenti libici in Siria, con il consenso di USA e alleati subalterni della NATO.
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kamo

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MessaggioTitolo: Re: Giù le mani dalla Libia!   Lun Dic 12 2011, 01:49

Com'è attualmente la situazione della resistenza libica?
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alekos18

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MessaggioTitolo: Re: Giù le mani dalla Libia!   Lun Gen 23 2012, 21:14

La bandiera verde della Jamahiriyya sventola a Bani Walid, 170 km a sud-ovest di Tripoli. Oggi la resistenza libica ha ripreso il controllo di quartieri importanti nel centro della città. Utilizzate armi pesanti, comprese armi anti-carro. Diversi i morti e decine i feriti tra i miliziani del CNT uccisi nell'assalto, tra cui il comandante della brigata attaccata. Lo riferisce il portavoce dell'amministrazione comunale, Mahmud el-Werfelli. Conferme sono giunte da diverse emittenti e agenzie di stampa. Alla France Presse una delle sue fonti sul posto, M'Barek al-Fotmani, ha detto di trovarsi in una base del CNT, l'organismo filo-NATO dei cosiddetti "ribelli", circondata dai "lealisti" alla Jamahiriyya. A Tripoli, intanto, parecchie esplosioni sono registrate da oggi nella regione El Hadaba.
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alexfaro



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MessaggioTitolo: Bani Walid nelle mani dei combattenti della giamahiria!   Mar Gen 24 2012, 21:37

il TG di SKY di ieri sera ha dato anche lui la notizia che "Bani Walid è totalmente nelle mani di combattenti fedeli al defunto colonnello Gheddafi" citando come fonte primaria la TV AL Arabya (sì proprio quella dell'Arabia Saudita se vi par poco!). Ora, vista la "fonte", come minimo bisognerà moltiplicare almeno per tre o più gli obiettivi e le città che sono ora controllate dall'esercito di liberazione Libico, fedele al legittimo governo della grande Jamahiriyya Libica.

ps
come ho sempre sostenuto, senza "l'ombrello" aereo NATO, le raccogliticce (per usare un eufemismo!) milizie del cosiddetto CNT (detti anche ratti di fogna) non sono capaci nemmeno di difendersi pur con una totale superiorità di uomini, mezzi ed armi, pertanto aspettiamoci altre e ben più eclatanti notizie a breve termine.

pps
dopo la sconfitta subita (dalla NATO e non certo dal CNT) le forze armate del legittimo governo LIbico della grande Jamahiriyya si sono riorganizzate ed ora stanno sferrando colpi su colpi ai fantocci della NATO (e del Qatar). Quanto resisteranno questi ultimi?

un saluto
alexfaro
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MessaggioTitolo: Re: Giù le mani dalla Libia!   

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Giù le mani dalla Libia!
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