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 Giù le mani dalla Libia!

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alekos18

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MessaggioTitolo: Giù le mani dalla Libia!   Gio Feb 24 2011, 18:11

In Libia, più che una guerra per il pane, è in atto una guerra civile. Lo scontro non nasce, come negli altri paesi del Maghreb e arabi, per motivazioni innanzitutto economico-sociali. Le condizioni di vita restano, in Libia, decisamente migliori di quelle negli altri paesi d'area, nonostante contrazioni in tale ambito dal 2003, con l'avvio delle liberalizzazioni (e ripresa delle relazioni con USA e Unione Europea) e con l'esaurimento del processo di socializzazione delle risorse. Il Gheddafi degli ultimi anni è profondamente diverso da quello che animava le lotte anticoloniali e pose il suo paese come sponda dell'antimperialismo africano e della resistenza araba. C'è una spaccatura dentro il gruppo dirigente della Jamayria, con evidenti ripercussioni e spaccature in ambito militare. Ci sono interessi da tempo consolidati di una borghesia clanica, reazionaria, di Stato, sostanzialmente anti-rivoluzionaria ed 'occidentale', ingrassatasi con le rendite petrolifere. Vi sono forze storicamente ribelli nella regione della Cirenaica islamica. Ci sono interessi imperialisti esterni che ambiscono ad inserirsi nel conflitto interno libico per spostare l'asse a tutto vantaggio di una nuova entità politica servile.

Le immagini che vengono di continuo rilanciate dalla grancassa massmediatica 'occidentale' di manifestanti con cartelli in inglese tipo "Free Libya" e bandiere della fu (fino al 1969) monarchia semicoloniale e corrotta di Idris la dicono lunga. Tutto ciò deve far profondamente riflettere. Che il senso critico non si perda sull'onda dei condizionamenti e delle manipolazioni massmediatiche. E' necessario uno sforzo di analisi e di comprensione, di ricerca di fonti alternative e di messa in moto della materia grigia per posizionare al meglio la propria riflessione ed una conseguente azione politica.

Gheddafi sembra si stia comportando in maniera brutale. Allo stesso tempo, però, in campo "occidentale" si danno già i numeri. Si parla di genocidio e fosse comuni, richiamando una situazione già vista contro la Serbia. Il ministro della Difesa francese parla di intervento militare, altri lo pongono di sfondo –e come scusa– per l'evacuazione degli "europei". Poche ore fa, la voce del padrone: il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, nella sua prima dichiarazione da quando la crisi è cominciata, ha detto che la violenza «deve» essere fermata, e ha fatto appello alla comunità internazionale per un intervento «coordinato e concordato». Con lui c'era il segretario di Stato, Hillary Clinton, che lunedì a Ginevra incontrerà altri ministri degli Esteri per valutare un’azione comune. La violenza «deve» essere fermata. Parole non pronunciate per i massacri in Bahrein (anche) di queste ore e di cui nessuno parla o per le repressioni degli alleati filo USA. Parole mai pronunciate verso la violenza pluridecennale antipalestinese di Israele, che si continua anzi a sostenere, anche ponendo il veto all'ultima risoluzione di condanna di Israele (al Consiglio di Sicurezza dell'ONU lo scorso 18 febbraio), stavolta per la sua politica degli insediamenti coloniali.

Per gli USA intervenire in Libia sarebbe una bella mossa per instaurare un regime servile ed impiantarsi in una zona strategica, tra l'altro ricca di petrolio, al confine con l'Egitto, da destabilizzare se la transizione non andasse come auspicato. Avendo un ulteriore trampolino di lancio non solo in funzione di controllo delle economie subalterne cosiddette "europee", comunque da tenere sempre sotto controllo, ma anche per rafforzare la politica di contrasto a tutto campo della penetrazione cinese in Africa. La copertura comunicativa per un intervento militare in Libia ha già cominciato a produrre i suoi rumors di fondo, tra istanze umanitarie contro dittature e azioni preventive contro lo spauracchio di governi della Spectre, cioè pro Al Qaeda. Controllare un Paese di 8 milioni di abitanti non è come intervenire in uno di 40 o 80. Così dovrebbe essere. A Washington lo sperano e hanno già iniziato a muovere le loro pedine.
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iskra

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MessaggioTitolo: Re: Giù le mani dalla Libia!   Gio Feb 24 2011, 18:52

Alekos, sempre stimolanti i tuoi interventi. In aggiunta a quanto dici, segnalo queste perle di propaganda imperialista:

- elicotteri Apache e aerei F-16 libici bombardano la folla (peccato che tali mezzi la Libia non li ha, diversamente da Usa, Israele e pochi altri).

- numero di morti che balla e sale di continuo (siamo a diecimila!!!) con giornalisti che dicono che lo ha detto il tale che lo ha sentito da un altro tale che gliel'ha detto il tal altro.

- video su Youtube con presentazioni ad effetto in cui non si capisce chi sono i morti e ammazzati da chi e come (tra i più diffusi anche sui Tg "fosse comuni", presunti soldati -in abiti civili- fucilati, ecc.). Non so perché, ma il modo di proporre le immagini mi ricorda quelle di Timisoara (Romania), dove poi si seppe che erano cadaveri presi dai cimiteri ed offerti ai fotografi per testimoniare atrocità di Ceausescu (non che lo voglia 'difendere', ma giusto per dire le dinamiche). Allora non si seppe, ma solo qualche tempo dopo si scoprì (ora è noto per chi si interessa di questioni geopolitiche) essere un clamoroso falso storico (il "falso massacro di Timisoara", appunto). All'epoca, nei giorni che precedettero quel Natale del 1990, fecero il loro effetto, d'immagine e pratico.

- Gheddafi subito scappato in Venezuela (così da estendere una cupa ombra d'immagine anche su un altro nemico dell'Impero USAcentrico, il Venezuela di Chavez).

- le bandiere del regno corrotto di Idris fatte passare per bandiere di rivolta e libertà.

E potrei continuare...
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alekos18

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MessaggioTitolo: Re: Giù le mani dalla Libia!   Lun Feb 28 2011, 18:04

Sulla crisi libica Frattini, ministro degli Esteri, oggi si dice disposto all'uso della forza. Raccoglie e rilancia l'input americano che vuole far presto e spinge per l'imposizione della 'no fly-zone', quale evidente primo passo per l'intervento armato. Consapevole dei desiderata americani, Frattini chiede "uno sforzo corale di tutti". Come tutti gli Imperi, i subalterni devono concorrere alle spese e agli oneri. Sui dividendi, a missione compiuta, si spera e si vedrà. Le carte, del resto, le dà sempre il banco. Come atto tangibile di servile acquiescenza, Frattini lamenta che finora "nessuno ci ha chiesto" l'uso delle basi per azioni di questo genere, ma la disponibilità –assicura– c'è, Sigonella è pronta. L'imposizione della “no fly zone” sui cieli di Libia, per evitare (presunti) bombardamenti ordinati dal Colonnello sulla popolazione, è in sé la foglia di fico che serve per giustificare l'intervento militare. Nel momento in cui la si impone in territorio altrui, violandone la sovranità, la possibilità di uno scontro con qualche aereo libico, e quindi un innesco aperto del conflitto, diventa il 'casus belli' di cui si è alla ricerca.

Che ci sia una guerra civile in Libia è acclarato. Che Gheddafi stia bombardando con l'aviazione il proprio popolo, no. Ora non si tratta di aprire qui una querelle su Gheddafi, che sopra si ricordava essere ben diverso dal Gheddafi dei tempi della rivoluzione e successivi. La stessa scelta di fare il guardiano profumatamente pagato dell'Unione Europea per fermare i flussi emigratori dai paesi africani con la costruzione di campi di concentramento, analoghi a quelli che in Italia si chiamano CIE (ex CPT), già dà il polso della profonda mutazione (etico-)politica intervenuta. E bisognerebbe anche entrare nel merito delle politiche economiche e sociali condotte, da un decennio circa a questa parte, all'interno del proprio paese. Che pure, non avendo portato alla fame la popolazione ai livelli di altri paesi d'area, vede ancora una rimozione/disattenzione pressoché generale sulle cause reali che hanno scatenato il conflitto civile. Cause strutturalmente interne, rispetto alle quali Washington non è rimasta a guardare e tantomeno con le mani in mano.

Adesso il punto è però un altro. Siamo prevedibilmente alla vigilia dell'ennesimo tentativo imperialista (USA) di mettere le mani su un paese, stavolta la Libia, che è strategico non solo per le sue risorse petrolifere e di gas, ma anche per il posizionamento nel cuore del Mediterraneo e come retrovia nel cuore dell'Africa. Ora, la versione dei supposti bombardamenti ordinati da Gheddafi sul proprio popolo lascia molto perplessi sulla fondatezza dei riscontri. Sia l'ambasciatore italiano in Libia che diversi italiani rientrati ed intervistati all'aeroporto (anche religiosi in "missione" da tempo nel paese), provenienti dai luoghi presuntivamente sotto bombardamento, hanno tutti dichiarato di non aver mai sentito esplosioni né di aver visto aerei. Si spara nelle strade ma bombardamenti niente. Si sa che i video vanno presi sempre con le molle. Non ci vuole niente a 'fabbricarne', certi del rilancio da parte del circuito massmediatico internazionale se funzionali alla propaganda. E allora, perché non si vedono video dei bombardamenti? Perché non riprenderli con i telefonini come si sta facendo con gli scontri e la guerriglia urbana? Sarebbe possibile farlo anche a distanze di sicurezza significativa...

Intanto ieri ci si aspettava la proclamazione, che non è arrivata, di un governo provvisorio. Hafiz Ghoga, portavoce del Consiglio nazionale libico presentato ieri a Bengasi, ha dichiarato che i rivoltosi libici non hanno contattato alcun governo né vogliono alcun intervento straniero, rispondendo così –per ora– all'offerta di "aiuto", di "qualsiasi forma di aiuto" (ovviamente tutt'altro che disinteressata) che gli Stati Uniti –parola della segretario di Stato, Hillary Clinton– sono pronti a fornire agli oppositori del regime. Segno di cosa? Che ancora sussiste incertezza nello scontro politico/militare nel paese? Indice di debolezza o di qualcosa di radicalmente diverso? E' presto per dirlo. Per L'Italia, intanto, si prefigura un ruolo di prospettiva non indifferente. Quale che sia la piega che prenderanno gli eventi in Libia, sarà principalmente Roma, in subordine Parigi, a svolgere un ruolo di intermediazione, in parte per propri interessi e collocazione geografica, in gran parte per conto degli interessi di Washingtone e a mo' di accreditamento ulteriore in una fase delicata della (im)politica interna italiana. Uno scenario che potrebbe veder entrare la questione libica come ulteriore fronte conflittuale interno tra le frazioni maggioritarie (PDL e PD senza L) del partito atlantico in Italia e, forse, indurre Washington ad aver bisogno di Berlusconi, ancora per un po', in questa fase.
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iskra

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MessaggioTitolo: Re: Giù le mani dalla Libia!   Sab Mar 05 2011, 01:40

Ho l'impressione che si stia scivolando verso l'ennesimo intervento "umanitario" imperialista, con l'Italia coinvolta direttamente, anche per vicinanza geografica, come portaerei degli Stati Uniti. Obama ha sancito che Gheddafi se ne deve andare, ed anche Berlusconi, dopo un differente inizio, si è allineato. Assordante è il silenzio delle sinistre, e dei comunisti, e degli anarchici... Qualche iniziativa qua e là, e basta... A Washington mi sembra stiano aspettando l'evolversi degli eventi. Si teme che si ripeta quanto avvenne in Somalia...
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kamo

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MessaggioTitolo: Re: Giù le mani dalla Libia!   Dom Mar 13 2011, 04:41

iskra ha scritto:
Ho l'impressione che si stia scivolando verso l'ennesimo intervento "umanitario" imperialista, con l'Italia coinvolta direttamente, anche per vicinanza geografica, come portaerei degli Stati Uniti. Obama ha sancito che Gheddafi se ne deve andare, ed anche Berlusconi, dopo un differente inizio, si è allineato. Assordante è il silenzio delle sinistre, e dei comunisti, e degli anarchici... Qualche iniziativa qua e là, e basta... A Washington mi sembra stiano aspettando l'evolversi degli eventi. Si teme che si ripeta quanto avvenne in Somalia...
La voglia di mettere le mani sulla Libia permane senz'altro, ma ho l'impressione che quantomeno le cose si complichino con la reazione delle forze fedeli a Gheddafi e con la relativa ripresa del controllo militare del territorio che allo stato sembra profilarsi.
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alekos18

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MessaggioTitolo: Re: Giù le mani dalla Libia!   Ven Mar 18 2011, 02:15

Pronta l'aggressione militare alla Libia. Come voleva Washington, l'ONU approva la "no-fly zone". Tra i primi a svolgere il lavoro sporco, in vista di dividendi strategici, Francia e Gran Bretagna. Al via un nuovo tragico capitolo della guerra globale di riaffermazione egemonica degli USA, nella fattispecie contro la Cina, in Africa. L'Italia è sempre più in guerra. Liberare la nostra terra, riprenderci la sovranità, è sempre più una necessità. Ed un'urgenza.
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Hoffa

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MessaggioTitolo: Re: Giù le mani dalla Libia!   Sab Mar 19 2011, 17:12

In Libia si sta verificando uno spettacolo già visto, vi ricordate la prima guerra del Golfo? Le forze del Rais erano sull'orlo dell'annientamento. Sarebbe stato sufficiente che le forze della coalizione fossero arrivate a Baghdad per abbattere il regime di Saddam. Da nord i ribelli kurdi avevano messo in rotta l'esercito irakeno, purtroppo gli analisti della Cia sprovvisti di un successore in caso di caduta di Saddam ritirarono l'appoggio ai kurdi che vennero massacrati. Stessa cosa sta per avvenire qui in Libia, la rivolta in Libia non aveva un capo, sono tutti stati in silenzio aspettando l'evolversi degli eventi. Risultato, Gheddafi ha ripreso in mano la situazione respingendo i ribelli. In realtà anche la storia della No Fly Zone è un alibi per perdere tempo perchè non hanno nessuno da mettere al posto di Gheddafi. La guerra vera sarà sicuramente fra qualche anno, hanno solo bisogno di un alibi per intervenire.
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MessaggioTitolo: Re: Giù le mani dalla Libia!   Sab Mar 19 2011, 21:10

L'attacco imperialista, a guida USA, alla Libia è iniziato, per interessi economici e geopolitici differenti, ma ora convergenti.

Il nostro obiettivo strategico è quello di una espansione…verso l’Europa Orientale e l’Africa… Incontestabilmente gli Stati Uniti sono alla ricerca di accrescere la loro presenza e la loro influenza in Africa” (Stars And Stripes, 9 marzo 2006). Parole di James Jones, attuale Consigliere Nazionale per la Sicurezza di Obama.
Nel 2008 seguì la creazione da parte di Washington del comando Africom. Tra i suoi scopi dichiarati: “operazioni militari dirette a promuovere un ambiente africano sicuro e stabile a sostegno della politica estera degli USA”.

Insediarsi in Libia serve ad eliminare un ostacolo alla politica coloniale francese, inglese e americana nell'area, a contrastare la penetrazione cinese in Africa, a saggiare l'impegno di paesi arabi in vista di un'aggressione all'Iran che resta il vero mega teatro di guerra che si sta preparando.
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MessaggioTitolo: L’Italia ha già perso la sua guerra di Libia   Dom Mar 20 2011, 17:15

domenica 20 marzo 2011
L’Italia ha già perso la sua guerra di Libia
Daniela Scalea ("Eurasia")

Dopo aver celebrato in sordina il Centocinquantenario dell’Unità, il Governo italiano ha scelto d’aggiungere ai festeggiamenti uno strascico molto particolare: una guerra in Libia. Un conflitto che sa tanto di amarcord: la Libia la conquistò Giolitti nel 1911, la “pacificò” Mussolini nel primo dopoguerra, e fu il principale fronte italiano durante la Seconda Guerra Mondiale. Questa volta, però, le motivazioni sono molto diverse.

Sgombriamo subito il campo da ogni dubbio: solo uno sprovveduto potrebbe pensare che l’imminente attacco di alcuni paesi della NATO alla Libia sia davvero motivato da preoccupazioni “umanitarie”. Gheddafi, certo, è un dittatore inclemente coi suoi avversari. Ma non è più feroce di molti suoi omologhi dei paesi arabi, alcuni già scalzati dal potere (Ben Alì e Mubarak), altri ancora in sella ed anzi intenti a soffiare sul fuoco della guerra (gli autocrati della Penisola Arabica).

L’asserzione dell’ex vice-ambasciatore libico all’ONU, passato coi ribelli, secondo cui sarebbe in atto un «genocidio», rappresenta un’evidente boutade. È possibile ed anzi probabile che Gheddafi abbia represso le prime manifestazioni contro di lui (come fatto da tutti gli altri governanti arabi), ma l’idea che abbia impiegato bombardamenti aerei (!) per disperdere cortei pacifici è tanto incredibile che quasi sarebbe superflua la smentita dei militari russi (che hanno monitorato gli eventi dai loro satelliti-spia).

Non è stato necessario molto tempo perché dalle proteste pacifiche si passasse all’insurrezione armata, ed a quel punto è divenuto impossibile parlare di “repressione delle manifestazioni”. Anche se i giornalisti occidentali, ancora per alcuni giorni, hanno continuato a chiamare “manifestanti pacifici” gli uomini che stavano prendendo il controllo di città ed intere regioni, e che loro stessi mostravano armati di fucili, artiglieria e carri armati (consegnati da reparti dell’Esercito che hanno defezionato e forse anche da patroni esterni). Da allora Gheddafi ha sicuramente fatto ricorso ad aerei contro i ribelli, ma i pur numerosi giornalisti embedded nelle fila della rivolta non sono riusciti a documentare attacchi sui civili. La stessa storia delle “fosse comuni”, che si pretendeva suffragata da un’unica foto che mostrava quattro o cinque tombe aperte su un riconoscibile cimitero di Tripoli, è stata presto accantonata per la sua scarsa credibilità.

La guerra civile tra i ribelli ed il governo di Tripoli, che prosegue – a quanto ne sappiamo – ben poco feroce, giacché i morti giornalieri si contano sulle dita di una o al massimo due mani, stava volgendo rapidamente a conclusione. Il problema è che a vincere era, agli occhi d’alcuni paesi atlantici, la “parte sbagliata”. La storia – in Krajina, in Kosovo, persino in Iràq – ci ha insegnato che, generalmente, gl’interventi militari esterni fanno più vittime di quelle provocate dai veri o presunti “massacri” che si vorrebbero fermare. In Krajina, ad esempio, i bombardamenti “umanitari” della NATO permisero ai Croati d’espellere un quarto di milione di serbi: una delle più riuscite operazioni di “pulizia etnica” mai praticate in Europa, almeno negli ultimi decenni.

Le motivazioni reali dell’intervento, dunque, sono strategiche e geopolitiche: l’umanitarismo è puro pretesto. In questo sito si può leggere molto sulle reali motivazioni della Francia, degli USA e della Gran Bretagna (vedasi, ad esempio: Intervista a Jacques Borde; Libia: Golpe e Geopolitica di A. Lattanzio; La crisi libica e i suoi sciacalli di S.A. Puttini). Motivazioni, del resto, facilmente immaginabili. Qui ci sofferemo invece sulle scelte prese dal Governo italiano.

Cominciamo dall’inizio. Prima dell’esplodere dell’insurrezione, l’Italia ha un rapporto privilegiato con la Libia. Il nostro paese è innanzi tutto il maggiore socio d’affari della Jamahiriya: primo acquirente delle sue esportazioni e primo fornitore delle sue importazioni. La Libia vende all’Italia quasi il 40% delle sue esportazioni (il secondo maggior acquirente, la Germania, raccoglie il 10%) e riceve dalla nostra nazione il 18,9% delle sue importazioni totali (il secondo maggiore venditore, la Cina, fornisce poco più del 10%). La dipendenza commerciale della Libia dall’Italia è forte, dunque, ma è probabile che il rapporto abbia maggiore valenza strategica per noi che per Tripoli. La Libia possiede infatti le maggiori riserve petrolifere di tutto il continente africano (per giunta petrolio d’ottima qualità), è geograficamente prossimo al nostro paese e dunque si profila naturalmente come fornitore principale, o tra i principali, di risorse energetiche all’Italia. La nostra compagnia statale ENI estrae in Libia il 15% della sua produzione petrolifera totale; tramite il gasdotto Greenstream nel 2010 sono giunti in Italia 9,4 miliardi di metri cubi di gas libico. I contratti dell’ENI in Libia sono validi ancora per 30-40 anni e, malgrado l’atteggiamento italiano che analizzeremo a breve, Tripoli li ha confermati il 17 marzo per bocca del ministro Shukri Ghanem. Attualmente la Libia concede ad imprese italiane tutti gli appalti relativi alla costruzione d’infrastrutture, garantendo così miliardi di commesse che si ripercuotono positivamente sull’occupazione nel nostro paese. Infine la Libia, che grazie alle esportazioni energetiche è un paese relativamente ricco (ha il più elevato reddito pro capite dell’Africa), investe in Italia gran parte dei suoi “petrodollari”: attualmente ha partecipazioni in ENI, FIAT, Unicredit, Finmeccanica ed altre imprese ancora. Un apporto fondamentale di capitali in una congiuntura caratterizzata da carenza di liquidità, dopo la crisi finanziaria del 2008.

Tutto ciò fa della Libia un caso più unico che raro, dal nostro punto di vista, tra i produttori di petrolio nel Mediterraneo e Vicino Oriente. Quasi tutti, infatti, hanno rapporti economici privilegiati con gli USA e con le compagnie energetiche anglosassoni, francesi o asiatiche.

La relazione italo-libica è stata suggellata nel 2009 dal Trattato di Amicizia, Partenariato e Cooperazione, siglato a nome nostro dal presidente Silvio Berlusconi ma derivante da trattative condotte già sotto i governi precedenti, anche di Centro-Sinistra. Tale trattato, oltre a rafforzare la cooperazione in una lunga serie di ambiti, impegnava le parti ad alcuni obblighi reciproci. Tra essi possiamo citare: il rispetto reciproco della «uguaglianza sovrana, nonché tutti i diritti ad essa inerenti compreso, in particolare, il diritto alla libertà ed all’indipendenza politica» ed il diritto di ciascuna parte a «scegliere e sviluppare liberamente il proprio sistema politico, sociale, economico e culturale» (art. 2); l’impegno a «non ricorrere alla minaccia o all’impiego della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica dell’altra Parte» (art. 3); l’astensione da «qualsiasi forma di ingerenza diretta o indiretta negli affari interni o esterni che rientrino nella giurisdizione dell’altra Parte» (art. 4.1); la rassicurazione dell’Italia che «non userà, né permetterà l’uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile contro la Libia» e viceversa (art. 4.2); l’impegno a dirimere pacificamente le controversie che dovessero sorgere tra i due paesi (art. 5).

L’Italia è dunque arrivata all’esplodere della crisi libica come alleata di Tripoli, legata alla Libia dalle clausole – poste nero su bianco – di un trattato, stipulato non cent’anni fa ma nel 2009, e non da un governo passato ma da quello ancora in carica.

L’atteggiamento italiano, nel corso delle ultime settimane, è stato incerto ed imbarazzante. Inizialmente Berlusconi dichiarava di non voler “disturbare” il colonnello Gheddafi (19 febbraio), mentre il suo ministro Frattini agitava lo spettro di un “emirato islamico a Bengasi” (21 febbraio). Ben presto, però, l’insurrezione sembrava travolgere le autorità della Jamahiriya e l’atteggiamento italiano mutava: Frattini inaugurava la corsa al rialzo delle presunte vittime dello scontro, annunciando 1000 morti (23 febbraio) mentre Human Rights Watch ancora ne conteggiava poche centinaia; il ministro della Difesa La Russa (non si sa in base a quali competenze specifiche) annunciava la sospensione del Trattato di Amicizia italo-libica, sospensione per giunta illegale (27 febbraio). Gheddafi riesce però a ribaltare la situazione e parte alla riconquista del territorio caduto in mano agl’insorti. Man mano che le truppe libiche avanzano, il bellicismo in Italia sembra spegnersi: il ministro Maroni arriva ad invitare gli USA a «darsi una calmata» (6 marzo). Ma la risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU del 17 marzo, che dà il via libera agli attacchi atlantisti sulla Libia, provoca una brusca virata della diplomazia italiana: il nostro governo mette subito a disposizione basi militari ed aerei per bombardare l’ormai ex “amico” e “partner”.

È fin troppo evidente come il Governo italiano abbia, in questa vicenda, manifestato un atteggiamento poco chiaro e molto indeciso; semmai, s’è palesata una spiccata propensione ad ondeggiare a seconda degli eventi, cercando di volta in volta di schierarsi col probabile vincitore. Come già in altre occasioni recenti di politica estera, il Capo del Governo è parso assente, lasciando che suoi ministri dettassero o quanto meno comunicassero alla nazione la linea dell’Italia. L’ambivalenza ha scontentato sia il governo libico, che s’aspettava una posizione amichevole da parte di Roma, sia i ribelli cirenaici, che hanno ricevuto sostegno concreto dalla Francia e dalla Gran Bretagna ma non certo dall’Italia. Infine, il Trattato di Amicizia, siglato appena due anni fa, è stato stracciato e Berlusconi si prepara, seppur sotto l’égida dell’ONU, a scendere in guerra contro la Libia.

Qualsiasi sarà l’esito dello scontro, l’Italia ha già perduto la sua campagna di Libia. I nostri governanti, memori della peggiore specialità nazionale, hanno celebrato il Centocinquantenario dell’Unità con un plateale voltafaccia ai danni della Libia: una riedizione tragicomica del dramma dell’8 settembre 1943. Questa volta non sarà l’Italia stessa, ma l’ex “amica” Libia, ad essere consegnata ad una guerra civile lunga e dolorosa, che senza ingerenze esterne si sarebbe conclusa entro pochi giorni.

Ma non si sta perdendo solo la faccia e l’onore. Le forniture petrolifere e le commesse, comunque finirà lo scontro, molto probabilmente passeranno dalle mani italiane a quelle d’altri paesi: se non tutte, in buona parte. Se vincerà Gheddafi finiranno ai Cinesi o agl’Indiani; se vinceranno gl’insorti ai Francesi ed ai Britannici; in caso di stallo e guerra civile permanente in Libia resterà poco da raccogliere. Se non ondate d’immigrati ed influssi destabilizzanti per tutta la regione.
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Hoffa

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MessaggioTitolo: Re: Giù le mani dalla Libia!   Dom Mar 20 2011, 17:30

Nei giorni in cui bombardò gli insorti con l'aviazione i russi monitorarono l'area con i satelliti e pare che quei bombardamenti non hanno mai avuto luogo. Anche la storia delle fosse comuni pare che non sia vera e che il nostro ministro Giovanardi abbia detto solo un sacco di bugie.
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sankara

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MessaggioTitolo: Re: Giù le mani dalla Libia!   Dom Mar 20 2011, 19:35

Mi chiedo, Hoffa, se sia necessario dare spazio ai 'fascio'-imperiali di "Eurasia" per dire cose che già hanno detto altri compagni, oltre che "Indipendenza" stessa. Nella fattispecie delle manipolazioni propagandistiche e del mare di balle che hanno preparato l'attacco alla Libia, certo, si può convenire con quanto scrive l'eurasiatista, giacché di dati di fatto si tratta. Ma non abbiamo bisogno di Eurasia per sentire o leggere certe cose.
"Eurasia" è antiamericana ma non antimperialista. Auspica la creazione, su basi sacrali, di uno spazio imperiale europeo dal Portogallo alla Russia (e c'è, in quell'ambito, chi vorrebbe includere mondo arabo, India e Cina) che farebbe le stesse cose che fanno colonialisti e tardo-imperialisti europei e imperialismo dominante USA, cioè opprimere, dominare, schiacciare.
Tutti gli Imperi/Imperialismi sono così.
Nell'album di famiglia di "Eurasia" c'è un certo Adolf Hitler che invase nel 1939 la Polonia con argomenti di poco dissimili. Le pretestuosità imperialiste per le aggressioni hanno un ventaglio ristretto di argomenti, ma sempre pretestuosità rimangono.
Evitiamo di dare spazio a certa gente. Hanno altri luoghi per ammorbare.
Dai ad intendere di rifarti agli Arditi del Popolo citando il mitico Argo Secondari. Coerenza, quindi.
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Hoffa

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MessaggioTitolo: Re: Giù le mani dalla Libia!   Lun Mar 21 2011, 12:45

sankara ha scritto:
Mi chiedo, Hoffa, se sia necessario dare spazio ai 'fascio'-imperiali di "Eurasia" per dire cose che già hanno detto altri compagni, oltre che "Indipendenza" stessa. Nella fattispecie delle manipolazioni propagandistiche e del mare di balle che hanno preparato l'attacco alla Libia, certo, si può convenire con quanto scrive l'eurasiatista, giacché di dati di fatto si tratta. Ma non abbiamo bisogno di Eurasia per sentire o leggere certe cose.
"Eurasia" è antiamericana ma non antimperialista. Auspica la creazione, su basi sacrali, di uno spazio imperiale europeo dal Portogallo alla Russia (e c'è, in quell'ambito, chi vorrebbe includere mondo arabo, India e Cina) che farebbe le stesse cose che fanno colonialisti e tardo-imperialisti europei e imperialismo dominante USA, cioè opprimere, dominare, schiacciare.
Tutti gli Imperi/Imperialismi sono così.
Nell'album di famiglia di "Eurasia" c'è un certo Adolf Hitler che invase nel 1939 la Polonia con argomenti di poco dissimili. Le pretestuosità imperialiste per le aggressioni hanno un ventaglio ristretto di argomenti, ma sempre pretestuosità rimangono.
Evitiamo di dare spazio a certa gente. Hanno altri luoghi per ammorbare.
Dai ad intendere di rifarti agli Arditi del Popolo citando il mitico Argo Secondari. Coerenza, quindi.

Io non sono indottrinato a leggere solo i bollettini che mi passa la parrocchia, cerco di informarmi e sentire il punto di vista di persone che la pensano diversamente da me e se c'è un punto di incontro bene poi ognuno rimane nelle sue posizioni.
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sankara

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MessaggioTitolo: Re: Giù le mani dalla Libia!   Lun Mar 21 2011, 16:41

Hoffa ha scritto:
sankara ha scritto:
Mi chiedo, Hoffa, se sia necessario dare spazio ai 'fascio'-imperiali di "Eurasia" per dire cose che già hanno detto altri compagni, oltre che "Indipendenza" stessa. Nella fattispecie delle manipolazioni propagandistiche e del mare di balle che hanno preparato l'attacco alla Libia, certo, si può convenire con quanto scrive l'eurasiatista, giacché di dati di fatto si tratta. Ma non abbiamo bisogno di Eurasia per sentire o leggere certe cose.
"Eurasia" è antiamericana ma non antimperialista. Auspica la creazione, su basi sacrali, di uno spazio imperiale europeo dal Portogallo alla Russia (e c'è, in quell'ambito, chi vorrebbe includere mondo arabo, India e Cina) che farebbe le stesse cose che fanno colonialisti e tardo-imperialisti europei e imperialismo dominante USA, cioè opprimere, dominare, schiacciare.
Tutti gli Imperi/Imperialismi sono così.
Nell'album di famiglia di "Eurasia" c'è un certo Adolf Hitler che invase nel 1939 la Polonia con argomenti di poco dissimili. Le pretestuosità imperialiste per le aggressioni hanno un ventaglio ristretto di argomenti, ma sempre pretestuosità rimangono.
Evitiamo di dare spazio a certa gente. Hanno altri luoghi per ammorbare.
Dai ad intendere di rifarti agli Arditi del Popolo citando il mitico Argo Secondari. Coerenza, quindi.
Io non sono indottrinato a leggere solo i bollettini che mi passa la parrocchia, cerco di informarmi e sentire il punto di vista di persone che la pensano diversamente da me e se c'è un punto di incontro bene poi ognuno rimane nelle sue posizioni.
Non è questione di indottrinamento e di parrocchia. Queste cose da noi non sono proprio di casa. Ti chiedevo che senso abbia rilanciare tesi di 'fascio'-imperiali. Il loro essere antiamericani e fautori di un'idea di Impero concorrente, quale quello fantasmagorico di Eurasia, non vedo davvero che utilità e che punto d'incontro possano avere.
Mi ha stupito l'acriticità del tuo rilancio senza nemmeno un commento da parte tua, proprio perché non si vuole essere indottrinati e non ci piacciono -a te (come dici) e a noi- quell'idea di rigidità che evochi con il concetto di parrocchia. Un forum è un luogo di discussione e di confronto. Si vuole postare un articolo? Almeno lo si accompagni con qualche riflessione critica, per essere il più possibile contributivi e chiari su ciò che si condivide e su ciò che non si condivide, nello specifico e nell'insieme. Altrimenti si ha la sensazione (legittima!) di fungere quantomeno da rilanciatori acritici.
Hai poco tempo fa, sempre su questioni internazionali, postato scritti di un altro, sempre di area di fascisteria, come Alberto B. Mariantoni. In quell'area ci sono figure e forze che sono antiamericane e con i quali, in un'astratta ed avulsa disamina generale, ci si può ritrovare su aspetti di critica di dati di fatto. Ma non siamo nel paese di Alice e delle meraviglie. Non possiamo non cercare di cogliere il contesto generale, il sostrato teorico ed ideologico in cui certe affermazioni vengono svolte. E lì altro che punti d'incontro! Si capisce bene il perché di certi posizionamenti.
Dopodiché si può proporre di tutto alla discussione, anche Eurasia. Al riguardo non ci spaventa farlo. Abbiamo già scritto in merito e approfondire fa bene, per conoscere e contrastare meglio, nello specifico, una manifestazione preparata di 'fascisteria'.
Come vedi, niente che abbia a che vedere con "indottrinamenti" e "parrocchie".
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Hoffa

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MessaggioTitolo: Re: Giù le mani dalla Libia!   Lun Mar 21 2011, 17:50

sankara ha scritto:
Hoffa ha scritto:
sankara ha scritto:
Mi chiedo, Hoffa, se sia necessario dare spazio ai 'fascio'-imperiali di "Eurasia" per dire cose che già hanno detto altri compagni, oltre che "Indipendenza" stessa. Nella fattispecie delle manipolazioni propagandistiche e del mare di balle che hanno preparato l'attacco alla Libia, certo, si può convenire con quanto scrive l'eurasiatista, giacché di dati di fatto si tratta. Ma non abbiamo bisogno di Eurasia per sentire o leggere certe cose.
"Eurasia" è antiamericana ma non antimperialista. Auspica la creazione, su basi sacrali, di uno spazio imperiale europeo dal Portogallo alla Russia (e c'è, in quell'ambito, chi vorrebbe includere mondo arabo, India e Cina) che farebbe le stesse cose che fanno colonialisti e tardo-imperialisti europei e imperialismo dominante USA, cioè opprimere, dominare, schiacciare.
Tutti gli Imperi/Imperialismi sono così.
Nell'album di famiglia di "Eurasia" c'è un certo Adolf Hitler che invase nel 1939 la Polonia con argomenti di poco dissimili. Le pretestuosità imperialiste per le aggressioni hanno un ventaglio ristretto di argomenti, ma sempre pretestuosità rimangono.
Evitiamo di dare spazio a certa gente. Hanno altri luoghi per ammorbare.
Dai ad intendere di rifarti agli Arditi del Popolo citando il mitico Argo Secondari. Coerenza, quindi.
Io non sono indottrinato a leggere solo i bollettini che mi passa la parrocchia, cerco di informarmi e sentire il punto di vista di persone che la pensano diversamente da me e se c'è un punto di incontro bene poi ognuno rimane nelle sue posizioni.
Non è questione di indottrinamento e di parrocchia. Queste cose da noi non sono proprio di casa. Ti chiedevo che senso abbia rilanciare tesi di 'fascio'-imperiali. Il loro essere antiamericani e fautori di un'idea di Impero concorrente, quale quello fantasmagorico di Eurasia, non vedo davvero che utilità e che punto d'incontro possano avere.
Mi ha stupito l'acriticità del tuo rilancio senza nemmeno un commento da parte tua, proprio perché non si vuole essere indottrinati e non ci piacciono -a te (come dici) e a noi- quell'idea di rigidità che evochi con il concetto di parrocchia. Un forum è un luogo di discussione e di confronto. Si vuole postare un articolo? Almeno lo si accompagni con qualche riflessione critica, per essere il più possibile contributivi e chiari su ciò che si condivide e su ciò che non si condivide, nello specifico e nell'insieme. Altrimenti si ha la sensazione (legittima!) di fungere quantomeno da rilanciatori acritici.
Hai poco tempo fa, sempre su questioni internazionali, postato scritti di un altro, sempre di area di fascisteria, come Alberto B. Mariantoni. In quell'area ci sono figure e forze che sono antiamericane e con i quali, in un'astratta ed avulsa disamina generale, ci si può ritrovare su aspetti di critica di dati di fatto. Ma non siamo nel paese di Alice e delle meraviglie. Non possiamo non cercare di cogliere il contesto generale, il sostrato teorico ed ideologico in cui certe affermazioni vengono svolte. E lì altro che punti d'incontro! Si capisce bene il perché di certi posizionamenti.
Dopodiché si può proporre di tutto alla discussione, anche Eurasia. Al riguardo non ci spaventa farlo. Abbiamo già scritto in merito e approfondire fa bene, per conoscere e contrastare meglio, nello specifico, una manifestazione preparata di 'fascisteria'.
Come vedi, niente che abbia a che vedere con "indottrinamenti" e "parrocchie".

1) Per evitare fraintendimenti io penso che destra e sinistra siano due concetti obsoleti e vista la politica italiana e lo spettacolo dato da certi esponenti dell'Italia dei Valori credo che ci voglia un Robespierre che acchiappi tutti questi farabutti e li faccia fucilare o ghigliottinare. Sono contrario alla globalizzazione e al modello di sviluppo occidentale imposto ai paesi del Terzo Mondo perchè l'immigrazione da quei paesi avviene non per colpa della fame o della carestia ma per colpa del modello occidentale che noi gli abbiamo imposto l'indomani della decolonizzazione, e delle società antiche con delle tradizioni sono state distrutte. Sono d'accordo con quelli che lottano per difendere la loro diversità e la loro cultura, anche se per noi può essere primitiva. Come Massimo Fini sono per l'autodeterminazione dei popoli.

2) Sono nipote di un partigiano per parte di padre che faceva parte delle formazioni Giustizia e Libertà e se sapesse che il nipote fosse diventato di destra si rivolterebbe nella tomba per cui non datemi del nazista o del fascista, ho amici, conoscenti e qualche parente che fanno parte di quell'area, la democrazia è anche accettare persone che non la pensano come te.

3) Riguardo la Libia non ho simpatia ne per il beduino della Sirte e tantomeno per i buoni che per 40 anni lo hanno appoggiato ufficiosamente facendo affari con lui e ora gli fanno la guerra per paura che il colonnello torni al governo e decida di vendere il petrolio e il gas naturale ai cinesi, ai russi e agli indiani.
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MessaggioTitolo: Re: Giù le mani dalla Libia!   Mar Mar 22 2011, 02:28

20 marzo. Da fine febbraio centinaia di militari britannici del Sas, lo Special Air Service, in azione al fianco dei gruppi ribelli in Libia. Lo rivela il Sunday Mirror, scrivendo che da tre settimane due unità sono impegnate in Libia a preparare l'operazione. Si tratterebbe di gruppi soprannominati Smash per la loro capacità distruttiva.

La loro presenza è stata indirettamente confermata dal domenicale Observer: una delle preoccupazione dei piloti dei Tornado -scrive il giornale- sarebbe quella di non colpire i commilitoni delle forze speciali, operative a Bengasi per aiutare a “illuminare” i bersagli e offrire intelligence sul terreno.

Non è la prima volta che le unità d'elite entrano in azione in Libia: a fine febbraio gli uomini del Sas hanno tratto in salvo dipendenti del petrolio bloccati a sud di Bengasi.
Più di recente, il Sas è stato al centro di una clamorosa gaffe quando un team diplomatico britannico, assieme al commando mandato per proteggerlo, è finito in stato di arresto presso una base militare controllata dai rivoltosi. I diplomatici erano stati inviati in Libia per stabilire contatti con l'opposizione ma il loro fermo e successiva liberazione aveva smascherato la loro presenza che doveva restare segreta con grave imbarazzo del Foreign Office.
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MessaggioTitolo: Re: Giù le mani dalla Libia!   Mer Mar 23 2011, 23:25

Documenti della Dgse (direzione generale della sicurezza esterna), il servizio segreto francese, e notizie fatte circolare in ambienti diplomatici francesi da una newsletter loro dedicata, Maghreb Confindential (di cui esiste una versione sintetica e accessibile a pagamento), indicano una regia francese nella rivolta libica. Almeno dall'ottobre 2010, e per volontà del presidente Nicolas Sarkozy.

Uomo chiave: Nouri Mesmari, uno dei più alti papaveri del regime libico, capo del protocollo di Gheddafi, parte di una frazione di palazzo libica collegata alla borghesia mafiosa bengasina degli arricchiti con le rendite petrolifere.

In nord Africa è in corso una confliggenza di interessi franco-USA, accelerata dai sommovimenti in Tunisia ed Egitto, che hanno come sfondo innanzitutto l'area sub-sahariana.
Giù le mani tutti dalla Libia! No alla guerra imperialista! Fuori l'Italia dalla guerra! Riprendiamoci l'indipendenza e la sovranità!
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MessaggioTitolo: Re: Giù le mani dalla Libia!   Ven Mar 25 2011, 23:21

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Hoffa

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MessaggioTitolo: Re: Giù le mani dalla Libia!   Dom Mar 27 2011, 13:38

Io credo che la recente crisi libica prova che il nostro paese, dalla fine della guerra, non è uno Stato indipendente e sovrano e che questa classe politica (tutti i partiti), non è in grado di perseguire l'interesse nazionale e tantomeno di governarci e la prova sta nel fatto che dopo che abbiamo combattuto per la nostra libertà noi siamo militarmente occupati dagli USA e sotto ricatto del governo israeliano che tendono a intimarci cosa si debba o non si debba fare. Io non voglio difendere ne il Nano di Arcore e tantomeno il Beduino della Sirte, ma con la Libia c'era un trattato di non aggresione e di cooperazione, e per gli interessi politici, economici ed energetici in gioco non dico che dovevamo spingerci a schierarci con il Beduino ma quanto meno di restare neutrali e cercare nel frattempo una via d'uscita diplomatica che evitasse la morte di tanti civili innocenti e che salvaguardasse i contratti delle imprese italiane in Libia.
Per quanto riguarda la mia posizione dico subito che è contraria a qualunque azione militare camuffata da missione di pace in Libia e questo va fatto al di la delle idee di ciascuno e degli schieramenti ideologici, politici e partitici di appartenenza, qui non è questione di comunismo o anticomunismo, di fascismo o antifascismo la linea di demarcazione, tra di noi deve essere tra coloro a cui sta bene questa situazione, e quegli Italiani che tendono a rifiutarla, e vorrebbero rimetterla in discussione. E che in futuro le nostre parole d'ordine siano Libertà, Autodeterminazione e sovranità politica, economica, culturale e militare non solo per noi italiani e per gli altri popoli europei ma per tutti i popoli che oggi si trovano a lottare per la propria sopravvivenza e la propria libertà.
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MessaggioTitolo: Re: Giù le mani dalla Libia!   Dom Mar 27 2011, 19:11

La Francia ha tentato di ritagliarsi un proprio ruolo petrolifero-strategico in Libia e regolare i conti con la Jamāhīriyya Araba Libica che da tempo le crea problemi nell'area subsahariana che Parigi ritiene di sua pertinenza coloniale. Il passaggio di consegne del comando dell'aggressione alla NATO ribadisce la leadership USA e per ora ridimensiona le ambizioni coloniali francesi.

La resistenza della Jamāhīriyya Araba Libica Popolare Socialista, al di là delle sue luci e delle sue ombre di politica interna degli ultimi anni, sta svolgendo in questa fase, oggettivamente, un ruolo anti-imperialista ed anti-colonialista. Cioè: anti-fascista. Ben al di là dei suoi confini.

Intanto l'attuale modello libico di 'costruzione' di un'aggressione si sta replicando in Siria e c'è da aspettarsi che raggiungerà anche il Libano, per liquidare il tanto temuto Hezbollah. Con, a medio termine, l'Iran, quale obiettivo strategico regionale.

La vassalla Italia è sempre più intensamente coinvolta nelle guerre imperiali euro-atlantiche. Contro i suoi stessi interessi, con costi sociali crescenti, contro ogni principio etico e morale.

Senza una forza popolare, patriottica, per l'indipendenza e la sovranità, da costruire, non se ne uscirà mai. Urge lavorare per un Terzo Risorgimento di liberazione. Assumersi responsabilità. Agire. Collegare le forze.
Siamo tutti coinvolti...
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MessaggioTitolo: Re: Giù le mani dalla Libia!   Ven Apr 01 2011, 01:23

Perché queste immagini non le fanno vedere? Perché non gioverebbe all'immagine di chi, all'estero, sta strumentalizzando per i propri interessi questi presunti "ribelli".
Li riprendono spesso e volentieri e sempre quattro gatti rimangono. Pompati dai bombardamenti e dai giornalisti embedded...

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MessaggioTitolo: addebiti   Lun Apr 04 2011, 07:40

non si puo' sostenere Gheddafi, che non e' stato eletto, come dice Berlusconi a proposito del governo della Tunisia, sostituito per merito della insurrezuione popolare.
Si potrebbe piuttosto rinfacciare all'Occidente, ma non agli Stati Uniti, di averlo in precedenza sostenuto.
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MessaggioTitolo: Re: Giù le mani dalla Libia!   Lun Apr 04 2011, 10:57

tadiottof ha scritto:
non si puo' sostenere Gheddafi, che non e' stato eletto, come dice Berlusconi a proposito del governo della Tunisia, sostituito per merito della insurrezuione popolare.
Si potrebbe piuttosto rinfacciare all'Occidente, ma non agli Stati Uniti, di averlo in precedenza sostenuto.
2000snlp
Il problema non è sostenere o no Gheddafi. Il problema sta nel comprendere la natura della rivolta in Libia, la quale non corrisponde per nulla all'immagine del "popolo" contro il "dittatore" propagandata dai media occidentali. In primo luogo perché non è stata scatenata da cause materiali, come avvenuto per esempio in Tunisia o Egitto. In secondo luogo perché strettamente legata alla natura tribale della società libica e perché i ribelli non sono certo portatori di un progetto più democratico da contrapporre a quello di Gheddafi, senza contare la connotazione integralista di larghi spezzoni dell'opposizione. Terza ragione: i ribelli sono stati armati dalle potenze occidentali, interessate a rovesciare un governo che, a prescindere da come lo si voglia giudicare (e qui nessuno mitizza Gheddafi), ha comunque dato prova di una certa autonomia, sebbene negli ultimi anni si sia notevolmente aperto all'Occidente sul piano degli interessi economici. Non abbastanza però... evidentemente. E le immagini dei cosiddetti ribelli che manifestano con slogan quali "Oil for the west" dicono tutto sulla natura imperialistica di questa guerra e di questa ribellione indotta. Come mai negli altri paesi dove sono scoppiate delle rivolte, l'opposizione non era armata? Come mai, nonostante la repressione feroce di governi come quelli di Bahrein e Yemen, nessuno ha pensato di intervenire militarmente per difendere i diritti umani e sostenere i popoli contro i dittatori? Perché l'esercito dell'Arabia Saudita ha invaso il Bahrein e nessuno ne parla? E dobbiamo parlare delle bufale mediatiche, tipo i 10mila morti in Libia nei primissimi giorni di guerra (civile), in linea con analoghe strategie disinformatrici messa in atto per preparare il terreno alle precedenti guerre imperiali di Kosovo e Iraq?
La politica di grandeur francese si è sposata in un primo tempo con la volontà di Obama di non farsi coinvolgere in maniera così "pesante" come in altri scenari. La sua strategia imperiale si differenzia infatti da quella del suo predecessore proprio per la volontà di coinvolgere maggiormente gli alleati subalterni, ai quali si richiede un maggiore sforzo. Ad ogni modo, quando l'iniziativa francese rischiava di andare oltre il consentito, non a caso il comando delle operazioni è tornato alla N.A.T.O.
Basta quindi con i "né con, né con". Oggi l'urgenza primaria è sostenere l'indipendenza e la sovranità della Libia, consapevoli che questa guerra è solo un tassello di una strategia che vede nella Siria, nel Libano e soprattutto nell'Iran i prossimi obbiettivi.
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MessaggioTitolo: Re: Giù le mani dalla Libia!   Lun Apr 04 2011, 13:58

tadiottof ha scritto:
non si puo' sostenere Gheddafi, che non e' stato eletto, come dice Berlusconi a proposito del governo della Tunisia, sostituito per merito della insurrezuione popolare.
Si potrebbe piuttosto rinfacciare all'Occidente, ma non agli Stati Uniti, di averlo in precedenza sostenuto.
2000snlp
dimenticavo... a quanto scritto nel mio postato precedente aggiungerei
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MessaggioTitolo: puntualizzazione sulle armi dei "ribelli" Libici    Sab Apr 16 2011, 19:52

A proposito dell'armamento dei cosiddetti "ribelli Libici" in molti filmati e foto giornalistiche ho notato che questi, oltre ad impugnare versioni di nazionalità diverse del Kalashnikov AK47 [Russe, Rumene, Polacche, Ungheresi ed Egiziane(ma guarda un po'!)] molti di loro imbracciano anche parecchi esemplari di FN-FAL, i quali, dopo averli osservati attentamente, sembrano di fabbricazione Argentina (come quelli che nei primi anni '90 finirono nelle mani delle milizie Croate, impegnate nella guerra contro le truppe Serbe). Se ciò fosse vero, ho una ipotesi che la dice lunga su quanto questa cosiddetta "rivolta" sia veramente "spontanea e popolare".
Dunque, dicevo, vi ricordate della guerra delle Falkland del 1982 tra il Regno Unito e l'Argentina? Orbene, dopo la resa delle truppe Argentine nelle Falkland, gli Inglesi catturarono tutto il loro armamento, sia leggero che pesante (ricordo che si trattava di circa 20.000 uomini) tra le altre armi leggere incamararono anche all'incirca 15.000 o più FAL prodotti nella città di Rosario (sede di un arsenale governativo). Ora, dopo averne sicuramente fornito un buon numero alla Croazia (come dicevo più sopra), non vorrei che i restanti siano finiti nelle mani dei cosiddetti "ribelli Libici", alla faccia della cosidddetta "non ingerenza negli affari interni" di una nazione sovrana, come era la Libia prima di questa guerra di AGGRESSIONE (perchè di questo si tratta).
Comunque nei filmati di cui sopra ho notato anche un buon numero di pistole FN mod.HP, e di MG FN-MAG (mitragliatrici) anche queste fabbricate, in Argentina, su licenza belga, e dulcis in fundo anche di mitra "Sterling" (questi di progetto e fabbricazione britannica). Tutto questo la dice lunga di come sia cominciata questa cosiddetta "rivolta popolare" contro il legittimo (piaccia o non piaccia) governo di Tripoli presieduto dal colonnello Gheddafi il quale, sicuramente, non è un soggetto molto simpatico nè malleabile, da parte delle cosiddette potenze occidentali.
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MessaggioTitolo: Re: Giù le mani dalla Libia!   Mer Apr 27 2011, 12:56

Sull'aggressione alla Libia e con l'Italia sempre piu' coinvolta sul terreno, il PD si colloca a destra del PDL e la Lega, timidamente, sembra svolgere un ruolo di opposizione. Siamo alla frutta coloniale!!
Bersani, segretario del PD, non ha di meglio da dire che chiedere, "davanti a contingenze così rilevanti", una verifica in Parlamento, se ci sia o meno una maggioranza e un governo "che tiene la barra".
Valvassini, servi dei servi del premio nobel per la pace, il "democratico" Obama, e del gran vassallo di fase, il pied noir Sarkozy...
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MessaggioTitolo: puntualizzazione sulla Libia   Mer Apr 27 2011, 20:17

Ma qualcuno di voi ha mai letto gli articoli N°2/3/4/ e 5 del trattato di amicizia. partenariato e collaborazione, sottoscritto tra la Libia e l'Italia nell'Agosto del 2009 dall'attuale governo del Cai-nano asfaltato, pres. del cons. in carica? poi ratificato dal Parlamento, E TUTTORA IN VIGORE!
link qui:
http://wikisource.org/wiki/Trattato_Di_Amicizia_Partenariato_E_Cooperazione_Tra_La_Repubblica_Italiana_E_La_Grande_Giamhairia_Araba_Libica_Popolare_Socialista_
secondo me da ora in poi quale stato, estero sovrano,appena degno di questo nome, potrà mai più fidarsi dell'Italia nel sottoscrivere un qualunque trattato od accordo, internazionale, dopo questo ennesimo voltafaccia di questa classe dirigente di merda(compresa l'opposizione s'intende) guidata da un governo che ha fatto perdere quel poco di rispetto internazionale(se mai ne ha avuto)dell'Italia, prima con il Bunga-bunga ed ora con questo TRADIMENTO(perchè di questo si tratta)
potevamo fare la più bella figura, impedendo alla cd "coalizione dei volenterosi"(ma tu guarda a volte ritornano,ricordate la coalizione dei volenterosi voluta da "Dubia" Bush x l'invasione dell'Iraq nel 2003) di bombardare la Libia, non concedendo le ns basi aeree,in modo da mettere un pò di acqua sul fuoco di quel pagliaccio di Sarkozy, e metterci in prima fila(con la Germania,Russia e Cina)x una soluzione politico-diplomatica, a livello internazionale(ma tantè ormai è troppo tardi)avremmo preso così ben 2 piccioni con una fava, e cioè non tradire il trattato sottoscritto con la Libia, e riacquistare un pò di rispetto internazionale x il ns paese ormai percepito all'estero come una nazione da barzelletta.
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MessaggioTitolo: Re: Giù le mani dalla Libia!   Ven Apr 29 2011, 01:40

"Bombardare è il naturale (NATURALE!!!) sviluppo del nostro impegno". Così il presidente della Repubblica, Napolitano, che avalla la decisione di Berlusconi di far bombardare la Libia dai nostri caccia. In pluridecennale continuità e trasversalità di violazioni della legalità e in spregio della Costituzione (art. 11) e senza nemmeno un formale voto in Parlamento. Allineatissimo il PD di Bersani.

Il tutto ad avallo della subalternità del nostro Paese ai bunga bunga del premio nobel bombardiere, Obama, e ora anche del gran vassallo di Francia, il pied noir Sarkozy, nostalgico di grandeur coloniale.
Siamo all'apoteosi dell' "Ahi serva Italia..."
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MessaggioTitolo: Re: Giù le mani dalla Libia!   Gio Mag 05 2011, 00:44

La NATO replica alla mozione pateracchio Lega-PDL sulla Libia: "non si è in grado di fissare una data in cui la missione potrà essere considerata compiuta". Il PD con tutti i suoi ominicchi, Bersani in testa, urla indignazione e vergogna per -blaterano- l'Italia ed incalza il governo chiedendo sostanzialmente, fascisticamente, di "bombardare, bombardare, bombardare" senza "se" e senza "ma". Manca solo l'eja eja alalà
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MessaggioTitolo: Italia. Arrestato responsabile studenti libici, Nuri Ahusain   Sab Giu 11 2011, 02:31

Nuri Ahusain è ricercatore all’università di scienze politiche di Pisa e rappresentante degli studenti libici presso l’università per studenti stranieri dell’Umbria. Meno di 24 ore fa Nuri Ahusain è stato arrestato dai carabinieri di Perugia con altri due studenti Libici; l’accusa è di associazione a delinquere finalizzata a “reato transnazionale”, una legge datata 2006.

Secondo la Digos di Perugia l’aggravante del reato transnazionale è dovuta al fatto che Nuri Ahusain, seguendo le linee di Tripoli, stesse cercando di supportare in Italia la causa di Gheddafi, mettendo in cattiva luce la rivolta libica e il governo provvisorio di Bengasi. Evidentemente Nuri Ahusain era riuscito nell’intento di far crollare l’ottima reputazione che i ribelli nutrono qui in Occidente; così è scattato l’arresto.

Come afferma Lorenzo Manso, il dirigente Digos di Perugia, è stato svolto unicamente un lavoro di “prevenzione“, dal momento che il Governo Italiano riconosce come legittimo unicamente il Governo Transitorio di Bengasi.

http://www.umbria24.it/libia-arrestato-il-capo-degli-studenti-in-italia-nuri-ahusain/45123.html
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MessaggioTitolo: Re: Giù le mani dalla Libia!   Gio Giu 16 2011, 14:04

Ci hanno fatto credere che Gheddafi si serviva di mercenari africani per riconquistare il potere, ma se fossero stati dei mercenari non avrebbero conservato le posizioni così a lungo, non vi pare?
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