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 Diritti Civili

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Hoffa

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Numero di messaggi : 181
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Localisation : Italia
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MessaggioTitolo: Diritti Civili   Lun Ott 04 2010, 00:26

Dalla caduata del Muro, in Italia e nel resto del mondo abbiamo assistito al fenomeno della globalizzazione che ha portato alla creazione di società multietniche e multiculturali. La politica invece di studiare il fenomeno e di trovare le soluzioni cavalca ora la tigre del buonismo, ora la tigre del razzismo e della xenofobia, invece dovrebbero studiare delle soluzioni per trovare una pacifica convivenza tra le varie culture. In questi giorni nel Mali c'è un dibattito acceso tra coloro che vogliono un nuovo codice della famiglia più attento alle donne e i fondamentalisti che continuano a trattare le donne come pezze da piedi. Eppure c'è una Dichiarazione dei diritti dell'uomo che dovrebbe vigilare affinchè la globalizzazione non sia conflittuale e purtroppo permangono zone d'ombra non solo nel Terzo Mondo ma anche qui in Europa.
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alekos18

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Data d'iscrizione : 04.04.07

MessaggioTitolo: Re: Diritti Civili   Lun Ott 04 2010, 16:42

Hoffa ha scritto:
Dalla caduata del Muro, in Italia e nel resto del mondo abbiamo assistito al fenomeno della globalizzazione che ha portato alla creazione di società multietniche e multiculturali. La politica invece di studiare il fenomeno e di trovare le soluzioni cavalca ora la tigre del buonismo, ora la tigre del razzismo e della xenofobia, invece dovrebbero studiare delle soluzioni per trovare una pacifica convivenza tra le varie culture. In questi giorni nel Mali c'è un dibattito acceso tra coloro che vogliono un nuovo codice della famiglia più attento alle donne e i fondamentalisti che continuano a trattare le donne come pezze da piedi. Eppure c'è una Dichiarazione dei diritti dell'uomo che dovrebbe vigilare affinchè la globalizzazione non sia conflittuale e purtroppo permangono zone d'ombra non solo nel Terzo Mondo ma anche qui in Europa.
Valorizzo il punto che sta a cuore a te, come a noi. Un “punto” assolutamente importante, al pari di altri che si potrebbero indicare. Va bene quindi confrontarsi categorialmente, senza perdere però di vista una visione d’insieme delle cose che, solitamente, ha una valenza fondamentale per il punto, il tema, che si sceglie come oggetto di discussione. Ebbene, proprio in relazione al tuo auspicio (condivisibile) di una “pacifica convivenza tra le varie culture”, ritengo che i concetti (apparentemente) di contorno da te espressi vadano focalizzati.

Innanzitutto rilevo che l’idea/concetto di “globalizzazione” indotta dall’alto, per il tramite degli apparati preposti alla trasmissione ideologico/culturale, viene propaga(nda)ta nel senso comune sotto forma di un’apparenza che si vorrebbe descrittiva laddove essa va compresa nella sua sostanza prescrittiva. "Globalizzazione" non è un fenomeno neutro, su scala mondiale, come se fosse scaturito oggettivamente, naturalmente, in assenza di una qualunque volontà (geo)politica interessata. Non a caso chi ha interesse ad alimentare quest’idea, fa riferimento innanzitutto ad Internet e alla liberalizzazione degli scambi delle merci, proprio a voler ricondurre il fenomeno ad una oggettiva inevitabilità dettata dalla naturale evoluzione delle cose, dal ‘progresso’. Lo spazio è tiranno, adesso; in sintesi ci si può qui limitare a suggerire che proprio la caduta del Muro di Berlino (1989) ed il venir meno dell’URSS (1991) hanno determinato un vuoto geopolitico che la potenza rimasta da sola sul campo si è preoccupata di riempire. "Globalizzazione" o neo-imperialismo, quindi? E’ questa una traccia di discussione da sviluppare.

Le "società multietniche e multiculturali" non sono un portato diretto della "globalizzazione" (del neo-imperialismo, potremmo meglio dire), essendo già in divenire in precedenza per dinamiche proprie dello "sviluppo" ineguale e strutturalmente, necessariamente, inegualizzato dei modi di produzione capitalistici.
Certamente, dopo il decisivo snodo 1989/1991, si ha un incremento dei flussi d’emigrazione scaturenti anche da un indebolimento dei movimenti d’emancipazione dal colonialismo che risentono del venir meno del sostegno di Mosca. Nel quadro del conflitto USA/URSS al tempo della cosiddetta “Guerra Fredda”, Mosca era infatti attiva nel contrastare l’imperialismo statunitense anche attraverso il sostegno politico e militare (in certi ambiti anche economico/finanziario) a taluni movimenti di liberazione e a certi regimi. Il passaggio dal duopolio conflittuale al monocentrismo neoimperialista USA apre un periodo tuttora in divenire in cui la spinta all'emigrazione su larga scala ha le sue radici nell'intreccio predatorio e/o geopolitico tra interessi di Washington e compiacenza/complicità di ceti ascari locali di subdominanti, in via diretta o indiretta. L'ulteriore drastico peggioramento delle condizioni di vita, un portato già consolidato di secoli di colonialismo, è conseguente che sfoghi nell’emigrazione una legittima rivendicazione di diritto alla vita.

A partire da qui scaturiscono indubbiamente tutta una serie di osservazioni e riflessioni da fare, in funzione di indirizzo, di costruzione di una adeguata azione culturale e politica, ma mi preme rilevare –e chiudo– che la "politica" cui ti appelli, Hoffa, cioè i ceti politici di riferimento nelle formazioni sociali a capitalismo avanzato che secondo me non hanno la dignità di essere definiti tali ("politica", appunto, esprimendo un senso altro/alto e collettivo dell'agire), non sono e non saranno mai in grado di dare una risposta al tuo auspicio, per il semplice fatto che anche questi, pur in ruoli anche differentemente subalterni, sono parte del problema.
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Razumichin

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Numero di messaggi : 67
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MessaggioTitolo: Re: Diritti Civili   Mar Ott 05 2010, 23:15

innanzitutto benvenuto anche da parte mia Hoffa. Sono certo che ti troverai bene in questo forum. Sull'immigrazione, brevemente, è banale dirlo ma giova sempre ripeterlo, chi emigra lo fa perché è costretto. Se ci fossero condizioni di vita minimamente accettabili resterebbe volentieri nel paese dove è nato. Ma non può farlo, non può farlo principalmente a causa delle guerre scatenate dall’Occidente’ per depredarne le ricchezze, per motivazioni geopolitiche, per fini altri che incidono, in modo devastante, sulla vita delle popolazioni costrette a subire il conflitto. Risolvere il problema dell’immigrazione che, a ben vedere, è più un problema di emigrazione, significa individuarne le cause e rimuoverle. La guerra, appunto, è la principale (non unica, quindi) tra queste. E l’Italia vi partecipa in condizione subordinata da paese colonizzato. Sciogliere il nodo della dipendenza ci consentirebbe di rifiutare la guerra e contribuire in modo sostanziale a rendere vivibili paesi oggi quasi senza speranza. Il sostegno ed appoggio incondizionato a tutte le comunità di immigrati presenti nel territorio nazionale è quindi il minimo del minimo eticamente praticabile. Riporto un brano significativo tratto da un articolo uscito sul numero 16 di Indipendenza: (...) Infine, chi pensa all’identità come a qualcosa di fissato nel tempo da riportare com’era, vive nell’illusione che le cose rimangano come sono. Le identità che nella storia hanno resistito sono quelli che hanno saputo affrontare ed inglobare elementi estranei. L’identità è relazionale ed ha una base di partenza: questa viene definita dal rapporto con l’altro, dalla cui esistenza essa dipende. Il confronto fa crescere solo chi non teme la diversità e non ha paura di perdere la propria. Una cultura si perde quando non è più viva. Per questo un’identità culturale, con l’insieme delle tante varianti al suo interno, non si protegge imponendola e non si distrugge se entra in contatto con gli altri.
Indipendenza continuerà a promuovere iniziative a Roma. Potresti cogliere l'occasione per parlare con i compagni; sicuramente sarebbe un incontro interessante per tutti Smile

Il segreto dell'esistenza umana non sta soltanto nel vivere, ma anche nel sapere per cosa si vive. (F. Dostoevskij)
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Hoffa

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MessaggioTitolo: Re: Diritti Civili   Lun Ott 11 2010, 00:56

Razumichin ha scritto:
innanzitutto benvenuto anche da parte mia Hoffa. Sono certo che ti troverai bene in questo forum. Sull'immigrazione, brevemente, è banale dirlo ma giova sempre ripeterlo, chi emigra lo fa perché è costretto. Se ci fossero condizioni di vita minimamente accettabili resterebbe volentieri nel paese dove è nato. Ma non può farlo, non può farlo principalmente a causa delle guerre scatenate dall’Occidente’ per depredarne le ricchezze, per motivazioni geopolitiche, per fini altri che incidono, in modo devastante, sulla vita delle popolazioni costrette a subire il conflitto. Risolvere il problema dell’immigrazione che, a ben vedere, è più un problema di emigrazione, significa individuarne le cause e rimuoverle. La guerra, appunto, è la principale (non unica, quindi) tra queste. E l’Italia vi partecipa in condizione subordinata da paese colonizzato. Sciogliere il nodo della dipendenza ci consentirebbe di rifiutare la guerra e contribuire in modo sostanziale a rendere vivibili paesi oggi quasi senza speranza. Il sostegno ed appoggio incondizionato a tutte le comunità di immigrati presenti nel territorio nazionale è quindi il minimo del minimo eticamente praticabile. Riporto un brano significativo tratto da un articolo uscito sul numero 16 di Indipendenza: (...) Infine, chi pensa all’identità come a qualcosa di fissato nel tempo da riportare com’era, vive nell’illusione che le cose rimangano come sono. Le identità che nella storia hanno resistito sono quelli che hanno saputo affrontare ed inglobare elementi estranei. L’identità è relazionale ed ha una base di partenza: questa viene definita dal rapporto con l’altro, dalla cui esistenza essa dipende. Il confronto fa crescere solo chi non teme la diversità e non ha paura di perdere la propria. Una cultura si perde quando non è più viva. Per questo un’identità culturale, con l’insieme delle tante varianti al suo interno, non si protegge imponendola e non si distrugge se entra in contatto con gli altri.
Indipendenza continuerà a promuovere iniziative a Roma. Potresti cogliere l'occasione per parlare con i compagni; sicuramente sarebbe un incontro interessante per tutti Smile

Il segreto dell'esistenza umana non sta soltanto nel vivere, ma anche nel sapere per cosa si vive. (F. Dostoevskij)

Tu dici che è banale dirlo ma è bene ricordarlo, se ne vanno via per colpa delle guerre che noi occidentali scateniamo ma anche per il modello di sviluppo che noi abbiamo imposto per esempio alla società africana e asiatica creando dei disadattati che vengono nelle nostre periferie e fanno i lavori che gli italiani non vogliono fare a quelle condizioni.
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