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 La carica delle poltrone…

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Gaspare Serra



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MessaggioTitolo: La carica delle poltrone…   Mar Mar 02 2010, 17:34

DIVIETI DI DOPPI MANDATI ED EMOLUMENTI: QUANDO L’ECCEZIONE SI FA REGOLA!


LA REGOLA: COSA PREVEDE LA LEGGE?

L’art. 62 del d.lg. n. 267 del 2000 (“Testo Unico degli Enti Locali”) prevede la “INCOMPATIBILITÀ” TRA LA CARICA DI SINDACO O PRESIDENTE DI PROVINCIA E QUELLA DI DEPUTATO O SENATORE.
Più precisamente, si prescrive l’“automatica decadenza” dalla carica di Presidente della Provincia o di Sindaco (di un Comune con una popolazione superiore a 20 mila abitanti) nel caso di accettazione della candidatura a deputato o senatore.

Gli art. 1 e 2 della legge n. 60 del 1953 (sulle “incompatibilità parlamentari”), inoltre, prevedono il “DIVIETO DI DOPPI INCARICHI” PER I PARLAMENTARI.
In particolare, si introduce il divieto di ricoprire cariche:
- in enti pubblici o privati (per nomina o designazione del Governo o di organi dell’Amministrazione dello Stato);
- o in associazioni o enti che gestiscano servizi per conto dello Stato o della Pubblica Amministrazione (o ai quali lo Stato contribuisca in via ordinaria).
La ratio è quella di evitare potenziali “conflitti d’interesse”, ossia l’abuso del proprio incarico al fine esclusivo di condizionare il voto di un pubblico vasto per un proprio tornaconto elettorale.

L’art. 3 della legge n. 1261 del 1965 (sul “trattamento economico dei parlamentari”), invece, prevede il “DIVIETO DI CUMULO” DELLE INDENNITÀ PER I PARLAMENTARI.
In pratica, si stabilisce il divieto di cumulare le indennità parlamentari (di deputato o senatore, pari a circa “13 mila euro” mensili) con altri salari derivanti:
- da incarichi di carattere amministrativo (conferiti dallo Stato, da enti pubblici, da banche di diritto pubblico, da enti privati concessionari di pubblici servizi, da enti privati con azionariato statale, da enti privati aventi rapporti d’affare con lo Stato o da Regioni, Province o Comuni);
- o da rapporti di pubblico impiego (i dipendenti dello Stato, di altre pubbliche amministrazioni nonché di enti ed istituti di diritto pubblico, eletti deputati o senatori, sono collocati d’ufficio in aspettativa per tutta la durata del mandato parlamentare).

L’art. 83 del d.lg. n. 267 del 2000, infine, prevede il “DIVIETO DI CUMULO” DELLE INDENNITÀ PER GLI ASSESSORI ED I CONSIGLIERI DI COMUNI E PROVINCE.
Questi, qualora eletti al Parlamento europeo, al Parlamento nazionale o al Consiglio regionale, se mantengono la loro carica presso l’ente locale, hanno diritto solo al gettone di presenza per la partecipazione ai Consigli o alle Giunte comunali o provinciali.


LO “STATUS QUO”: QUANDO L’ECCEZIONE SI FA REGOLA!

L’attuale legislazione relativa alla compatibilità tra il ruolo di parlamentare e quello di sindaco o presidente di provincia presenta, però, una lacuna evidente:
- mentre l’art. 62 del Tuel obbliga ogni sindaco o presidente di provincia, intenzionato a candidarsi alle elezioni politiche, a dimettersi dal proprio incarico di amministratore locale;
- la legge non vieta espressamente il contrario, ossia ad un parlamentare in carica di candidarsi alle elezioni locali (oppure ad un politico a candidarsi, nella stessa tornata elettorale, contestualmente alle elezioni locali e politiche).

Nel corso della prima Repubblica tale anomala eccezione non si è posta, vista la consuetudine politica di considerare comunque “incompatibili” le due cariche.
Nel corso della legislatura Berlusconi del 2001/2006, invece, la maggioranza politica di centrodestra (con l’avallo “complice” dell’opposizione) ha deciso di stravolgere questa prassi consolidata riconoscendo il diritto di ogni parlamentare:
- di candidarsi a sindaco (o presidente di provincia)
- e di mantenere, contestualmente, il proprio incarico da parlamentare!
Questo quanto ha stabilito per la prima volta la giunta delle elezioni della Camera dei Deputati in relazione al caso di Diego Cammarata (onorevole di Forza Italia dal 2001 al 2006 e, al contempo, sindaco di Palermo).
L’“eccezione Cammarata”, così, ben presto è divenuta “regola”: nelle more di una legge silente e contraddittoria sul punto, la giunta delle elezioni della Camera ha dichiarato finora “compatibili” ben 15 onorevoli che hanno assunto il doppio incarico (di deputato e sindaco)!

Il caso di parlamentari-sindaci, però, rappresentano solo la punta dell’iceberg di un “malcostume politico” ben più ampiamente e trasversalmente radicato.
Sindaci, presidenti di provincia, assessori e consiglieri locali, amministratori delegati di aziende e società, presidenti di fondazioni, ministri, parlamentari…: ricoprendo contestualmente più cariche, i nostri politici cumulano ormai con disinvoltura incarichi (ed emolumenti):
- anche quando ciò risulta “vietato dalla legge”
- e pur in presenza di tangibili “conflitti di interessi”!

Mentre molti italiani hanno difficoltà a mantenere il proprio posto di lavoro, così, tale preoccupazione è ben lontana dai pensieri di molti politici “tuttofare” (o “fantuttoni”) che godono dell’unico posto “fisso e inamovibile” rimasto!
Forse perché il Parlamento, di fatto svuotato delle sue funzioni dal Governo, risulta un luogo sempre più monotono, i nostri “poveri” parlamentari preferiscono mantenersi attivi e vitali ricomprendo una svariata infinità di cariche e funzioni!
Secondo i dati forniti da Camera e Senato (e pubblicati dal settimanale “l’Espresso” lo scorso 25 febbraio), in Parlamento attualmente cumulano più incarichi:
- 113 deputati (su 630);
- e ben 150 senatori (su 315).


DOPPI (O TRIPLI) INCARICHI: ECCO ALCUNI NOMI ECCELLENTI...

In questi anni i cittadini italiani hanno beneficiato di un alleato in più nella lotta contro i “fannulloni” e gli incapaci della pubblica amministrazione: il ministro “fantuttone” RENATO BRUNETTA, sempre pronto a stigmatizzare la condotta di quegli impiegati pubblici incapaci di restare incollati alla poltrona per tutto l’arco della giornata lavorativa…
I conti, però, sembrano non tornare più se è lo stesso Brunetta a rischiare di assentarsi parecchio dal proprio ufficio ministeriale per svolgere a tempo pieno un nuovo incarico che per lui si configura: quello di sindaco di Venezia!
Il “superministro” della Pubblica Amministrazione, infatti, si è reso disponibile a candidarsi a sindaco di Venezia solo a condizione di non rinunciare né al suo incarico di ministro né al ruolo di parlamentare, triplicando così i suoi impegni!
Il vero “unto dal Signore”, piuttosto che il Cavaliere, sembra essere proprio Brunetta: in confronto alla sua abilità nel moltiplicare incarichi e poltrone, infatti, Gesù Cristo apparirebbe oggi un dilettante nell’arte di moltiplicare soltanto pani e pesci!
Renato Brunetta sembra addirittura voler capitalizzare la propria influenza ministeriale:
- ottenendo da ben otto ministri di Governo l’impegno a sostenerlo in prima persona nella sua campagna elettorale;
- e servendo ai propri elettori su un piatto d’argento la promessa di ottenere ben “25 miliardi” di investimenti in favore della sua Città!
Alle critiche sulla sua “ingordigia di potere”, allora, il “ministrino” taglio corto, un po’ seccato e infastidito, ripetendo di essere un “superuomo” in grado di lavorare anche 18/20 ore al giorno…

LEGGI IL RESTO DELL’ARTICOLO SU:
http://spaziolibero.blogattivo.com/g-s-b1/LA-CARICA-DELLE-POLTRONE-parte-II-b1-p250.htm


Gaspare Serra

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MessaggioTitolo: Re: La carica delle poltrone…   Mer Mar 03 2010, 11:39

C’è una domanda che mi viene da porti dopo aver letto il tuo soprastante scritto su doppi mandati ed emolumenti.

Due premesse: mi sembra questo un aspetto particolare, ‘uno’ quindi, di un malcostume dalle molte espressioni che è figlio, secondo me, di una filiera di cause tutte politiche che rimandano, a monte, alla natura colonizzata di questo paese, all’intreccio di interessi tra (sub)dominanti di casa nostra e autentici padroni di questa nazione, intreccio mirante ad una sostanziale stabilità nonostante la normale ‘guerra’ (come in ogni Stato/società colonizzata e umiliata nella sua essenza) tra frazioni di (sub)dominanti alla ricerca dell’esposizione massima di subpotere proprio e/o di frazione. Quanto rilevi, insomma, lo vedo derivante dallo status di dipendenza, di subordinazione internazionale, di negazione sostanziale della sovranità popolare e dell’obiettivo principe che dovrebbe essere perseguito in una nazione sovrana: la felicità di chiunque abiti il suo territorio. Certo, mi rendo conto che sarebbe necessario entrare nel merito, perché il concetto di “felicità” potrebbe essere fuorviato e rientrare in una prospettiva interna al capitalismo e alla sua ‘logica’ classista, ma tant'è, giusto per indicare una prospettiva politica (e di discussione).

Alla luce di questo nodo della dipendenza, stralcio due passaggi del tuo scritto, uno nel corpo (Nel corso della prima Repubblica tale anomala eccezione non si è posta, vista la consuetudine politica di considerare comunque “incompatibili” le due cariche), l’altra è il riferimento al gruppo che segnali su facebook e di cui mi colpisce la denominazione “Riformiamo lo Stato, rinnoviamo la Politica, ravviviamo la Democrazia”.

Da qui la domanda: non ti sembra che su questa questione (il malcostume) la risposta che inclini a dare sia illusoria?
Il riferimento che fai alla “Prima Repubblica” mi ha dato l’impressione –posso sbagliare– che tu induca all'idea che allora il malcostume fosse (quantomeno) meno spinto dell’attuale.
Pensare poi di riformare lo Stato, posto come premessa in vista dell’obiettivo finale di “ravvivare la democrazia”, non ti sembra eluda la questione della sovranità? Non so se tu ti sia mai posto questa questione. Se non l’hai fatto, riflettici un momento. Se l’analisi che "Indipendenza" fa al riguardo è corretta, ti rendi conto che la strada che proponi porta solo, in prospettiva, ad alimentare gli appetiti di forze che del ‘nuovo’ purchessia e della moralità fanno il proprio marchio politico/culturale per inserirsi nella lotta tra frazioni di sub dominanti, senza in realtà voler cambiare nulla di ciò che di sostanziale e preliminare va cambiato radicalmente in questo paese?
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Gaspare Serra



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MessaggioTitolo: IN RISPOSTA AL PRECEDENTE COMMENTO...   Mer Mar 03 2010, 13:19

Salve,

non voglio essere prolisso, per questo cercherò di andare al centro della questione.

L'Italia è un Paese allo sbando, scarsamente democratica e dominato da un malaffare profondo.
Dal nord al sud Italia le differenze, salvo la maggiore o minore efficienza della classe politica nell'offrire servizi al pubblico, non sono tutto sommato abissali:
- se al nord non manca la corruzione e il malaffare
- al sud manca del tutto la democrazia, essendo il voto non libero ma truccato dal bisogno della gente, che la spinge a scegliere sempre il politico più disposto al clientelismo.

Col mio riferimento alla Prima Repubblica non ho voluto minimamente fare un elogio del passatp, visto che, tra le altre cose, l'enorme debito pubblico che oggi pesa sulle nostre spalle è frutto della gestione politica degli anni '80, così come la distruzione delle coste e di molte città italiane consentita dal partito del cemento selvaggio (ricordo il famoso "sacco di Palermo" degli anni '80, sotto l'Amministrazione locale di Ciancimino padre) e potrei proseguire a lungo...

Detto questo, io, da apolide di Sinistra quale mi ritrovo ad essere, pur non confidando nelle capacità della classe politica attuale, sono sempre stato un "riformista", né un anarchico né un nostalgico del vent'ennio!
Per questo credo che la soluzione ai nostri problemi non posso che essere politica (e, onestamente, non ne intravedo altre!).

Sul manifesto programatico del gruppo "Riformiamo lo Stato, Rinnoviamo la Politica, ravviviamo la Democrazia", che pui consultare su http://www.facebook.com/group.php?sid=26b6b239cae5fe7f39ade08ff9eef8db&gid=62981451472 , tra le varie proposte che ho suggerito, me ne preme sottolineare tre:

1- l’approvazione di una LEGGE SULLA DEMOCRAZIA INTERNA AI PARTITI;

2- l’approvazione di una NUOVA LEGGE ELETTORALE (anzitutto la reintroduzione delle “preferenze”);

3- la RIFORMA DEGLI ISTITUTI DI DEMOCRAZIA DIRETTA (referendum e iniziativa legislativa popolare), volta alla rivalutazione di questi strumenti di democrazia offerti ai cittadini.

Questo, a mio avviso, sarebbe l'Abc necessario per rinnovare la Politica e ravvivare la nostra Democrazia.
Solo in seguito, così, si potrebbe ragionare anche sulle riforme istituzionali del Paese

Come riuscirci?
Senza dubbio occorrerebbe un profondo cambiamento del quadro politico: una sorta di passaggio alla Terza Repubblica (che produca effetti diversi, però, del passaggio alla senconda che abbia avuto!).

Quando sarà possibile ciò?
Onestamente credo non prima la fine (se non fisica almeno politica) dell'esperienza Berlusconi: dopo il suo allontanamento dalla politica, credo ci saranno spiragli per un terremoto politico dalle conseguenze imprevedibili.
Sarà quellla l'occasione migliore (forse l'unica!) che avrà la Società civile italiana per premere verso un cambiamento!
Questa è la mia speranza.

Molti, invece, sostengono che, più che riformare, occorrerebbe abbattere questo Stato.
Quello che chiedo io (senza mai ottenere risposta), però, è:
a- in che modo?
b- con quali mezzi?
c- e con quali prospettive?

Saluti,
Gaspare Serra
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MessaggioTitolo: Re: La carica delle poltrone…   Ven Mar 05 2010, 10:02

gaspare110 ha scritto:
Detto questo, io, da apolide di Sinistra quale mi ritrovo ad essere, pur non confidando nelle capacità della classe politica attuale, sono sempre stato un "riformista", né un anarchico né un nostalgico del vent'ennio! Per questo credo che la soluzione ai nostri problemi non posso che essere politica (e, onestamente, non ne intravedo altre!).
Prima di ulteriori considerazioni sul tuo ultimo postato, ti rinnovo la domanda di cui sopra e che ritengo decisiva per capirci sulla sostanza delle questioni che poni: ritieni fondato il fatto che il nostro paese soffra di uno status di dipendenza, di pluridecennale subordinazione internazionale nei confronti degli Stati Uniti e del suo strumento di controllo e direzione, quale è l’Unione Europea, con tutto quel che ne consegue in termini politici, economici, sociali, culturali, eccetera?
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Gaspare Serra



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MessaggioTitolo: Re: La carica delle poltrone…   Ven Mar 05 2010, 11:56

Ritengo che l'Italia sia eccessivamente passiva nei confronti dell'influenza degli Usa (e del Vaticano), dettata -almeno la prima- da una storica condizione di dipendenza politica ed economica del nostro Paese, che difficilmente, onestamente, credo possa cambiare più di tanto anche al cambiare dei governi...
Nel sistema internazionale, comunque, ho imparato che:
1- nessuno Stato è pienamente autonomo e sovrano
2- e non vigono regole perentorie (o, meglio, l'unica regola vincolante è quella del predominio dei Paesi più forti ed influenti, per cui le regole valgono solo per i più deboli!).

Per quanto riguarda L'Ue, invece, non posso dichiararmi ostile per principio ad un progetto europeo che ho condiviso negli anni e che ritengo abbia rappresentato quanto di meglio la storia europea post-bellica abbia prodotto!
L'Ue ha garantito 60 anni di pace e relazioni amichevoli tra stati fino a pochissimi anni fa (in termini storici) nemici ed ostili tra loro!
La moneta europea, inoltre, a mio avviso non è stata una "clave" per il nostro sistema, come alcuni tendono a rappresentarla, bensì una provvidenziale opportunità!
I cittadini comuni, infatti, non possono avere la cognizione per interpretare in maniera lungimirante le trasformazioni dell'economia.
Osservatori e mass media, invece, dovrebbero rivelare all'opinione pubblica che:
1- l'inflazione effettivamente conseguente l'introduzione dell'Euro è dipesa non dall'Euro in sé ma:
- dall'incapacità di controllo dell'economia dei governi italiani
- e dalle speculazioni dei nostro operatori economici!
2- e, inoltre, senza l'Euro, probabilmente, l'Italia sarebbe andata vicino alla "bancarotta" (stile argentina), con la sua "liretta", a seguito della recente (e ancora attuale) crisi economica mondiale!
Il problema dell'Ue, a mio avviso, è un altro: una riforma democratica del funzionamento delle sue Istituzioni, resa necessaria dal fatto che, ormai da decenni, l'Ue non svolge più funzioni economiche ma anche prettamente politiche.
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MessaggioTitolo: Re: La carica delle poltrone…   Sab Mar 06 2010, 01:58

compagno, mi sembra che ti vai a incartare su problemi assolutamente secondari e fuorvianti. Qui viviamo in un sistema, il capitalismo dove una minoranza di banksters affama le masse lavoratrici (nuovi e vecchi proletariati, consci o inconsci). Lo capisci???? Oppure fai come i trombettieri alla Travaglio e banda dipietrista che strumentalizzano tutto e di più per poi esser peggio dello schifo attuale!!
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tadiottof



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MessaggioTitolo: prossime elezioni   Sab Mar 06 2010, 09:53

hanno approvato un decreto che riammette Polverini e Formigoni.
Ci sara' chi li votera'.
La strategia vincente e' di non andare a votare, per non legittimarli e per rendere impraticabili possibili brogli elettorali.
Dovrebbero dirlo ai loro elettori anche Bersani, Di Pietro, Casini, Bonino ecc.
2000snlp
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alekos18

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MessaggioTitolo: Re: La carica delle poltrone…   Mer Mar 10 2010, 11:43

gaspare110 ha scritto:
Ritengo che l'Italia sia eccessivamente passiva nei confronti dell'influenza degli Usa (e del Vaticano), dettata -almeno la prima- da una storica condizione di dipendenza politica ed economica del nostro Paese, che difficilmente, onestamente, credo possa cambiare più di tanto anche al cambiare dei governi...
Questo tuo convincimento finale lo trovo categorico, deterministico ed incapacitante. Per giunta ritengo quel tuo “eccessivamente passiva nei confronti dell’influenza degli USA…”, riferito all’Italia, un'espressione eufemistica stante la dipendenza coloniale…

gaspare110 ha scritto:
Nel sistema internazionale, comunque, ho imparato che:
1- nessuno Stato è pienamente autonomo e sovrano
2- e non vigono regole perentorie (o, meglio, l'unica regola vincolante è quella del predominio dei Paesi più forti ed influenti, per cui le regole valgono solo per i più deboli!).
E’ sovrano chi decide in stato d’eccezione. Mi sembra che, quantunque in crisi, gli Stati Uniti mantengano su una parte del globo una posizione di predominanza (predoneria…) in maniera diretta ed invasiva, pur differenziata per grado e modalità a seconda degli Stati subalterni/dipendenti. Si tratta di un assetto geopolitico fluido in questa fase, nel senso che sono in emersione aspiranti potenze concorrenti, ma allo stato (e nell’essenza dei rapporti di forza interstatuali) gli Stati Uniti si trovano in condizioni (per quanto ‘calanti’) di esercitare capacità egemonica monocentrica imperiale/imperialista.
In genere, poi, non confonderei le relazioni, i rapporti, a diverso livello da sempre esistenti tra Stati, con la limitazione o negazione dell’autonomia e sovranità di qualunque di questi a danno di altri.
Non mi pare sia mai esistita, infine, nessuna perentorietà in nessun campo in termini di regole. Condivido –del resto è, come dire, descrittivo– che l’esercizio della forza sia il fattore principale regolante i rapporti tra Stati nella Storia. Il rivoluzionamento dei rapporti sociali di produzione (anti-capitalismo) ritengo che sia parte dell’orizzonte ideale, di liberazione nazionalitario, di un necessario rivoluzionamento anche dei rapporti di predominanza/predoneria interstatuali (anti-imperialismo). Esempi immediati che indicherei come interessanti modelli a partire da quest’ultimo versante sono Cuba, Venezuela…

gaspare110 ha scritto:
Per quanto riguarda L'Ue, invece, non posso dichiararmi ostile per principio ad un progetto europeo che ho condiviso negli anni e che ritengo abbia rappresentato quanto di meglio la storia europea post-bellica abbia prodotto!
L'Ue ha garantito 60 anni di pace e relazioni amichevoli tra stati fino a pochissimi anni fa (in termini storici) nemici ed ostili tra loro!
La moneta europea, inoltre, a mio avviso non è stata una "clave" per il nostro sistema, come alcuni tendono a rappresentarla, bensì una provvidenziale opportunità!
I cittadini comuni, infatti, non possono avere la cognizione per interpretare in maniera lungimirante le trasformazioni dell'economia.
Osservatori e mass media, invece, dovrebbero rivelare all'opinione pubblica che:
1- l'inflazione effettivamente conseguente l'introduzione dell'Euro è dipesa non dall'Euro in sé ma:
- dall'incapacità di controllo dell'economia dei governi italiani
- e dalle speculazioni dei nostro operatori economici!
2- e, inoltre, senza l'Euro, probabilmente, l'Italia sarebbe andata vicino alla "bancarotta" (stile argentina), con la sua "liretta", a seguito della recente (e ancora attuale) crisi economica mondiale!
Il problema dell'Ue, a mio avviso, è un altro: una riforma democratica del funzionamento delle sue Istituzioni, resa necessaria dal fatto che, ormai da decenni, l'Ue non svolge più funzioni economiche ma anche prettamente politiche.
Qui il dissenso è assoluto, totale, radicale. Ho da obiettare ad ogni capoverso. Tantissime motivazioni al riguardo sono contenute in svariati articoli d’analisi pubblicati sulla edizione cartacea di “Indipendenza” (in minima parte sul sito). A questi ti rimando, fermo restando che avremo modo di parlarne, per punti ed in sintesi, anche qui sul forum.
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