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 paleo libertarismo. critiche

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MessaggioTitolo: Re: paleo libertarismo. critiche   Ven Feb 26 2010, 19:47

Io nel riferirmi allo stato , spero non esser stato frainteso, l'ho fatto del tutto negativamente, in modo denigratorio verso questo.
Il fatto che ci sia un entre esclusivo su di un dato territorio è già la contraddizione in nuce di ogni legalità.

-inoltre, se l'unico diritto è non essere oppressi e quindi aggrediti nelle proprie attività e vita, e se ciò com-porta e rientra nella legalità che fa divenire tale diritto un dovere verso gli altri, i diritti non esistono proprio, sono una incongruità.

Nei club, nelle associazioni a cui ci si iscrive ci sono particolari diritti, ma il termine diritto è confusionario applicato in tal modo.
Si dovrebbe intendere tali "diritti" come agevolazioni, facilitazioni ecc.

Per esempio quando sono davanti alla magistratura si dice io abbia diritto ad un'avvocato.
Propriamente sarebbe corretto scrivere che ho l'opportunità di avvalermi di un avvocato, che è la stessa cosa ma detta bene.
Non mi è dovuto , l'opportunità non esige, lascia liberi.
Tutto questo uso retorico della parola diritto è per creare divisioni e incamerare come tu dici capitalisticamente la propria vittoria parziale rimanendo nel sistema per esigere che altri ( che non hanno fatto nulla ) paghino per il danno che abbiamo subito ( non nego quindi che i vari movimenti degli pseudo diritti civili esistano per motivi ben fondanti ci mancherebbe ) .

-Hai colto nel segno...è l'individualismo liberale che ci dà ciò.
E' importante premettere la nascista Stato-nazione che porterà alla monarchia assolutistica e tutto ciò che com-porterà, assieme poi alla riforma...i prodromi del capitalismo appunto.

-Ripeto che l'unico diritto da garantirsi è la giustizia che altro non è che un dovere.
Non colgo la complicatezza della questione.

-Anche io ritengo che la società civile è politica e la politica non è scissa dall società civile. Seguendo tale ragionamento però si è obbligati a dover ammettere che lo stato sia anti-politico poiché intimamente classista ergo contro la società civile che vuole assoggetta.
Cosa intendiamo per politico?
( di certo nella società ci saranno sempre i criminali, dal mio punto di vista anti-politici )
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MessaggioTitolo: Paleo libertarismo. Critiche   Ven Feb 26 2010, 19:48

gorritxo ha scritto:
Come si sostanzia politicamente una prospettiva libertaria (o paleo-libertaria)? Che c'è al posto dello stato? E soprattutto, perché e in che modo dovrebbe costituire una garanzia contro l'oppressione più efficace rispetto al modello statuale? Perché l'oppressione del più forte sul più debole è più accettabile del potere di coercizione di un organismo politico, magari finalizzata alla difesa proprio del più debole?

Mi scuso sin d'ora per il fatto che questo mio intervento vada fuori discussione, se l'admin lo ritiene opportuno lo sposti pure da un'altra parte.
-io non intendo l'anarchia alla maniera dei collettivisti.Innazi tutto il collettivismo dà lo stato ergo solo anarchici a chiacchiere. Tale anarchismo permane fin quando all'interno di tale situazione anarchica sono tutti contenti nella propria volontarietà di venir oppressi dal nuovo stato che hanno creato. Basterà una voce fuori dal coro per rivelarne la natura ( aprirgli gli ochhi no dacché si presuppone siano abbastanza ottusi per giungere a tanto )
Io non ho mai pensato che una società priva di classismo sia senza potere od organizzazione.
Affermo anzi che l'unica anarchia non può che aversi nell'aderenza ai Principi Universali.

Tu mi dici scegliere tra potere demogratico pubblico o potere privato ( ergo monarchia ).
E' anti-storico, quindi c'è ben poco da scegliere. faccio solo notare che se Marx aveva ragione nell'analisi, ha toppato nel proporre ( o forse ci ha azzeccato, dipende per chi lavorava , indipendentemente da qualsiasi dietrologia perché basta non lavorare per la verità per essre dei venduti, seppure tal non lavorare per la verità è inconsapevole, in tal caso si è ingenui ).

E' evidente che il potere pubblico ( ricordiamoci che è un artificio linguistico coma per i diritti civili ) è più oppressivo e crea più stupidità.

Io non ho mai fatto l'equazione Universalità = monarchia.
No no.
Io sono antistatalista.
Ciò nonostante sò che se lo stato ha realtà vi è qualche motivo e che le cose possono venir usate bene o male, tutte, anche la democrazia.
Invoglio soltanto a rendersi conto che deduttivamente-logicamente ed empiricamente la monarchia sia meglio della democrazia.
Ringraziando Dio c'è la relatività di Einstain che sbugiarda quel che ho appena detto e mi fa dire che è meglio la democrazia, non perché sia incoerente, ma perchè non posso dire diversamente a rigore empirico e a rigore logico ( tra sussunzioni e suggestioni ormai esponensialmente diverse nel mio essere qui ).
Ringrazio doppiamente perché è l'universale che però dà credito all'analisi monarchia vs democrazia a vantaggio della prima.
L'Universale a-spaziale, a-temporale, sopra-qualitativo non sbaglia ( oltremodo perché non ha campo in cui applicare un suo ipotetico errore , se fosse possibile) .

-Io non sono paleo-libertarista ( Wink ) .
E' erroneo perché non riconosce che la natura o meglio i beni comuni non sono materia mercantilizzabile.
nega questo che è un principio comunista base.
Ad ogni modo il paleo-libertarismo è migliore del libertarismo mainstream o neutro poiché riconosce che , nella ferrea condanna di ogni crimine, le virtù non sianp però ìnegoziabili né può esservi equiparazione tra queste ed i vizi in un relativismo individualistico.
Eppure stiamo parlando di un liberalismo estremo, purtroppo malcompreso...quella pecca iniziale è però decisiva.
Lì abbiamo il capitalismo a mio dire.
E' ovvio che inun contesto paleo-libertario le discriminazioni sono essensiali.Ma essendo tutto privato sono legittime quanto il fatto che dentro casa mia entra solo chi dico io.
L'ignorare però quel principio comunistico di strade, boschi, fiumi, piazze , aria non comporterebbe affatto come ritengono coloro che non conoscono l'economia che tali aree divengano inaccessibili.
Com-porterebbe semmai una schematizzazione come nuova iper-regolamentazione, alienazione ed infine la riapparizione dello stato.

-Purtroppo ci facciamo fregare. Per gestire una risorsa ci vuole un individuo od un gruppo. Per gestire l'approvigionamento d'acqua un propietario.In Italia il propietario è lo stato.
Ora vorresti dirmi che tu sei propietario dell'acqua perché noi siamo lo stato? e ci rappresenta? e ci aiuta?
Pure se fosse il massimo della filantropia l'aacqua sarebbe ugualmente sua poiché deve essere di qualcuno per venir gestita.semplice.
Il problema è allora giuridico.
Se infatti si privatizza tutto ( che già è così oltre la fallacia del termine pubblico, che è un privato con super poteri ) manca però la garanzia del rispetto di tali beni pre-esistenti (fondamentale) e determinanti alla vita dell'uomo stessa ( non alla sua dignità ).
Se infatti l'unico diritto è non aggredire, l'inquinamento aggredisce, disporre male dell'acqua anche ed ugualmente disboscare inaccuratamente un bosco, usufruire di tali risorse porta un accumulo che per definizione è oppressivo superato un certo livello per vari fattori che sarebbe opportuno e necessario scandagliare.
( Lo stato aggredisce per definizione.)
Inoltre è un mancare di rispetto della natura e del cosmo.Un errore filosofico poiché l'individuo è centrale nel cosmo, ma non superiore.E si dovrebbero aprire molte questioni.ed eccoci nell'oppressione odierna c.v.d.
ecco perché è necessario un principio comunistico, di usufrutto di tali risorse comuni.
Si badi.
Sfruttare tali risorse in modo usufruttuario significa allocarle in mano a qualcuno che ne diviene possessore ergo può usarle e gestirle.Sono sue inderogabilmente, sue proprietà ma vincolatamente a tal principio.
Il paleo-liertarismo funzionerebbe lo stesso, egregiamente , nel rispetto di tale principio a mio dire.
Ciò non permette ad esempio un'eccessiva accomulazione di beni.
Ciò lascia il margine tra ricchi e meno ricchi più vicino, non nell'abisso odierno.
Ciò è anti-industrialista e di facile comprensione , diretta; non più lo stato a guardia, ma insieme a guardia come forza collettiva.
Dacché lo stato serve e si pone come garante dell'ordine, se lo si fa tutti poiché tutto ci è più accessibile e chiaro esso qual senso ha?

-I servizi invece, qualsiasi, sono multi-disposti. Libero accesso ossia nessun cartello. Concorrenza civile ossia non criminale ( assunto appunto che senza stato non vi è verticalismo ed è possibile reprimere realmente il crimine ).
ciò non toglie i crimini né la corruzione.ma almeno non la istutizionalizza, quel che fa lo stato che oltretutto dacché esiste le incentiva per via delle sua azione.

-in ultima analisi per permettere una società non statuale è indispensabile che quel che si afferma sia vero ed i principi stessi siano veri.
Ecco l'avvicinarsi del paleo-libertartarismo al cattolicesimo tradizionalista.
Purtroppo il cattolicesimo ( a proposito a contatto con loro, almeno in america - lontano da roma - sembra stia perdendo la sua vena comunistaristica dacché riconosce che i gusti non sono crimini e peccati mortali... ) ma anche il paleo libetarismo in sé sono fallaci e non veri.
Proporre il falso è il primo e sicuro step per ricreare una situazione verticalista.

Difatti il paleo-libertarismo è evoluzionista e capitalista, mentre la chiesa cattolica comunitarista e razionalista.

Quanto di più lontano dall' Universale.

NOn si tratta per me di scegliere.
Quel che oggi c'è va bene lo stesso poiché ogni possibile deve essere.
Ciò che può sarà, non si tratta di probabilità.

Dico semplicemente che parlare di socialismo del XXI secolo e poi di liberazioni varie è incoerente.

Sono d'accordo ( ho imaparto ) con La Grassa riguardo le dinamiche strategiche.
Sò che lo stato non può, ormai a questo livello di degrado, non esserci
Proteggere l'Eni, Finmeccanica e quant'altro di importante e strategico.
Per il resto lo stato dovrebbe ridimensionarsi quindi smantellare parecchio il suo welfare( in realtà anti-sociale ) ed abbassare le tasse.
Addirittura bisognerebbe apportare un protezionismo oculato. ( molte cose anti paleo-libertarie quindi )
Non è chiedere la luna, e bisogna combattere certo.

Però o si combatte con le idee a posto o non si combatte affatto poiché chi ha in testa amenità è prossimo alla strumentalizzazione e quindi non al miglioramento ma al peggioramento della situazione come ogni falsa rivoluzione ha di-mostrato.

Neanche io dico di aver chiare le questioni.Ci mancherebbe.Ma il socialismo è una stupidaggine.

La fabian society farà ciò prima di noi/voi.
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iskra

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MessaggioTitolo: Re: paleo libertarismo. critiche   Ven Feb 26 2010, 20:21

gorritxo ha scritto:
Come si sostanzia politicamente una prospettiva libertaria (o paleo-libertaria)? Che c'è al posto dello stato? E soprattutto, perché e in che modo dovrebbe costituire una garanzia contro l'oppressione più efficace rispetto al modello statuale? Perché l'oppressione del più forte sul più debole è più accettabile del potere di coercizione di un organismo politico, magari finalizzata alla difesa proprio del più debole?
Ottime domande. Certi luoghi comuni anti-statalisti eludono proprio questi punti. Lo Stato è qualcosa di concreto e, nella sua concretezza, ci sono differenze tra Stati e Stati. Il Venezuela di questi anni, bolivariano, è uno Stato, ma differisce in modo abissale da un altro Stato tipo gli USA. Quindi non esprimo alcuna apologia acritica della nozione di Stato, ma invito a ragionarci su, raccogliendo gli ottimi stimoli di gorritxo.
Invito inoltre, chi sia anti-statalista, a chiarire che tipo di organizzazione sociale prefigura. A grandi linee, ma in modo concreto. Sforzandosi di essere sintetici e chiari.
Anch'io, spesso, fatico a leggerti "puntini puntini". Sintesi e chiarezza gioverebbero alla discussione. Comunque complimenti ai più: è sempre un piacere, ed un arricchimento, leggervi su questo forum.
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noname

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MessaggioTitolo: Re: paleo libertarismo. critiche   Sab Feb 27 2010, 02:02

Citazione :
gorritxo scriveva:
Ora, tenuto conto che la prospettiva anarchica (l'idea di fare a meno del potere) è utopia pura priva di senso (dal momento che non tiene conto della natura dei rapporti umani),

Io vorrei cimentarmi un pochino.
Parlare di prospettiva Anarchica prevedrebbe avere un diploma in merito ed inoltre essere stato gia acclamato "l'uomo della pioggia" dalla situazione ed immaginare di aver raccolto tutti gl'Anarchici sotto lo stesso cappello e questo gia sarebbe un miracolo, in ogni caso però io vorrei parlare da Anarchico riferito alla mia Anarchia che forse può essere simile a tante altre o no,dipende.
..La natura dei rapporti Umani...
Ecco,questo per me è il primo punto,è il primo passo verso la costruzione di nuove fondamenta.
Dire secondo me,affermare che l'essere Umano ha,è in un modo specifico nel bene e nel male,è il primo sbaglio che si commette e solo per comodità,per pigrizia.
Come affermare infatti che un qualcuno perche avendo commesso un qualche sbaglio nella vita,debba per forza essere marchiato o essere reticente.
Visto che questa cosa "noi" la combattiamo,non vedo perche commettiamo noi per primi lo stesso sbaglio, generalizzando sull'errore che l'essere Umano ha commesso tanto tempo fa.
Di errore poi non si tratta,in quanto sin dall'inizio l'essere Umano non si deve proprio essere trovato a suo agio,pieno di pericoli a stretto contatto con le bestie feroci e le insidie della natura.
Ma oggi,cioè gia ieri,è giusto che l'essere Umano continui nel tenere vive quelle regole mistificate per istinti e cioè che il più grande debba per forza mangiare il più piccolo,è giusto in una società progredita che vi convivano queste amenità ??
Forse esprimo cosi il desiderio recondito di ogni borghesuccio ma se io dovessi entrare nella società,pretenderi di non pensare più a nulla e tanto meno alla sopravvivenza e tutti quegl'istinti legati alla sopravvivenza,perche altrimenti non mi spiegherei perche vivere in una società,un insieme di persone rette in gioco,sfruttate da quella famosa rincorsa senza fine verso..boh ,verso cosa,se ogn'uno deve fare i conti con la disperazione ???!

Dunque quel qualcosa che dovrebbe sostituiersi a qualcosa di altro gia esistente,dovrebbe mantenere viva la sua tradizione e cioè far fede al significato di progresso Umano,progresso della civiltà.
Torniamo un attimo indietro :
Io da solo posso fare tanto ma non più di tanto,tutti insieme ma da soli possiamo fare nulla di più di quello che io da solo posso fare.
Nacque cosi l'idea di unire gli sforzi per far di più e stare cosi tutti meglio,nacque quindi la società,un insieme di persone che decidettero diritti e doveri affinche quel progresso ci portasse a stare sempre meglio.
Ora parlando di Natura,si,forse una qualche formica ogni tanto forse ammazza un altra formica cosi per gioco,forse, ma la regola tra le formiche è che tra di loro non v`è battaglia di sopravvivenza e cosi di regola quasi tra tutte le specie animali,poi ci sono degl'animali che sono CARNIVORI e che sconfinano con le regole,rappresentando quella famosa regola del più grande che mangia il più piccolo ma se le formiche o ogni animale della faccia della terra fosse stato costretto o avesse scelto di strutturarsi come l'essere Umano,immagino che ogn'uno di questi animali avrebbe voluto liberarsi dell'istinto di sopravvivenza che non è una bella cosa,anzi genera mostri.
Quale è dunque "la natura dei rapporti Umani"?
Perche non vorrei che discutendo alla fine senza volerlo si arrivasse nel dover decretare Berlusconi come il meglio del meglio riguardo appunto a come si vive seguendo la regola della natura dei rapporti Umani.......
Se l'Anarchia quindi deve essere utopica perche di fondo l'essere Umano è infame e questo deve essere accettato come un dogma,continuo nel non capire perche si fa finta di migliorare il Mondo.
Senza voler dire nulla di personale ma spesso mi imbatto in questo tipo di affermazioni e mi rendo conto che chi le fa, le fa in buona fede ma non si accorge di quello che afferma, di quale principi base si avvale,su quale fondamenta si poggia.
Crescere !!!!!!
La natura dei rapporti Umani,ma si dovrà pur crescere o no ??
Chi si avvale di alcune affermazioni di fondo non si accorge di quale danno conservatore fa.
Affermazioni classiche : La vita è fatta cosi....,l'essere Umano è fatto cosi..,le cose vanno cosi.....ma toh ! ma guarda un po,a chi afferma certe cose mi viene da dirgli se si rende conto che stima Berlusconi.
L'occasione fa l'uomo ladro e l'Anarchia lungi dal venire perche l'essere Umano preferisce essere cosi, come Berlusconi.
La natura dei rapporti Umani.......????

noname
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tadiottof



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MessaggioTitolo: Che c'è al posto dello stato?   Sab Feb 27 2010, 08:46

Andiamo alle origini.
In “origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato” Engels ha detto la sua opinione sui passaggi che hanno portato all’organizzazione della società metafamiliare e metatribale (cioè al di là della famiglia, della tribù, del clan ecc.)
Non resta che leggerlo.
2000snlp
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MessaggioTitolo: Re: paleo libertarismo. critiche   Sab Feb 27 2010, 14:10

E' ovvio che vi sia una diversa gradualità di stati.
Per definizione la monarchia è uno stato migliore della democrazia.
I nostri gusti , come le nostre capacità e la razionalità stessa, dacchè per definizione limitate ( e limitate al momento dell'uso oltretutto )non posso dare risposta, noi viviamo qui e a questo qui siamo affezionati ( basta infatti sapere che vogliamo migliorarlo, non annientarlo, ergo ci piace ) , solo la verità dispone tale critica in un ambito "paritetico" di giudizio se ci si può esprimere così.

la verità è trascendente ossia oltre spazio e tempo. Questo ci dà l' Universale

La libera concorrenza nel crimine incentiviva il crimine; la libera concorrenza nelle attività oneste le fà fruttare.
La povertà ( di cui mi permetto la più importante è quella intellettuale ) deriva dal crimine non dalle libere attività dacché il crimine è per definizione limite delle libertà.
Ciò dovrebbe risultare ovvio.

Configurare una situazione di liberazione sociale implica non avere lo stato.
Lo stato è super partes? NO. E lo si spiega così.
Ciò che può essere super partes per definizione non può essere parte di ciò che è chiamato a governare-amministrare-arbitrare.

Lo stato è quindi una partes che si fa spacciare per super-partes.
Perché è una partes lo stato?
Perché innanzi tutti è fatto da individui , ripeto, lo stato è un concetto giuridico ergo non cosciente, è una creazione umana.
( attenzione fatale a questo che scrivo, ossia ci si basi sul contesto poiché qui tutto va relativizzato sempre )
Postuliamo una società civile nazionale.
In sé, in realtà ogni individuo appartenente ad una data situazione non può verosimilmente esprimersi in modo super partes su quella.
Un italiano non governerà mai super partes l'italia. Che fare?
Per definizione gli unici che potrebbero governarla sarebbero degli stranieri poichè estranei ma neanche loro potrebbero.
( notiamo di sfuggita che il loro essere stranieri implica il loro appartenere ad un'altra nazionalità...ma non è fondamentale)

Oltre ciò passiamo allora al categoriale - ergo un dato contesto situazionale - della giustizia.

Come può lo stato essere super partes innazi tutto se si giudica da sé?
in secondo luogo non è per definizione super partes, mai, per il semplice fatto che lo stato in quanto stato implica la monopolizzazione ossia l'esclusione.
Alla luce dell'atto violento dell sua nascita per essere quel che è ossia lo stato, pretende di poter difendere la giustizia?
Ciò è contraddittorio.

Quindi chiunque lì salga, sarà oppressore. Il tutto sta a vedere se lo sarà molto o poco.

E ciò dervia da cue questioni: l'integrità morale di chi gestisce lo stato e la stessa configurazione dello stato.

Uno stato monarchico ( miglior sistema ) con un grande uomo a capo è la miglior fortuna nella sfortuna dell'esistere dello stato.

Ora ogni stato in sé varia nel suo assetto quindi questa è una semplificazione esplicativa, null'altro.

E' allora evidente che niente è super partes se non l' Universale che per definizione nella sua a-spazialità ed a-temporalità senza negare le diversità dell'immananete ossia senza negare le distinzioni/qualifiche qualitative e di contingenza.

Esso è egualitario in sé ma dispone l'ovveità della gerarchia/organizzazione nel divenire.

Le stupidaggini anarchiche e della sinistra stanno tutte qui, nell'egualitarismo e nell'odio contro il potere che in sé è una facoltà neutra.

Il problema è che giustamente l'anarchismo riconosce la faziosità di ogni finto super partes.
Negando però l'Universale che è unico per definizione ergo oggettivo ma non monopolista poiché in tutti per tutti ( tutti per Uno, Uno per tutto...dovrebbe far riflettere ) l'anarchismo si rivela il miglior alleato del sistema.
Ecco perché ogni "rivoluzione" è fasulla ed incrementa il sistema.

-----

L'organizzazione sociale che si bassasse sui Principi è ad oggi impossibile ed io non dispongo di conoscenze effetive per poterne dare spiegazioni.

Quel che è importante dirsi di questa società basata sull'universale ma non statuale è l'obbligo del vero che per definizione non obbliga ma libera.
Ciò non significa non potere errare o avere situazioni criminali.

Permerrà sempre una lotta di classe orizzontale contro il crimine o le ideologie false( cavallo di troia di chi vuole instaurare un sistema verticalista)

Noi oggi siamo nella situazione delle lotte di classe verticaliste. Tutto sta nell'impegnarsi per ridurre la forbice.

Ragioniamo sull'entità stato.
Se si potesse studiare cosa esso sia si dovrebbe riconoscere che.
-ogni aiuto alla maternità ingenera denatalità
-ogni aiuto ai disoccupati crea disoccupazione
-ogni affermazione della verità tramite di esso ingenera la deturpazione della stessa ed il suo decadimento.

Quale miglior strumento per i dominanti????

Questo è lo stato; il migliore stato è perciò il più piccolo e quello dove l'accesso al potere e più difficile.

Quindi il problema non è tanto Stalin o Hitler o Mussolini o Chavez o Tito o Carlo d'Asburgo o Churchill o Reagan o Craxi

Chi è nello stato ruba, opprime , ammazza per foza di cose.

La differenza la fà la verità e la fedeltà awuesta verità.

NOn abbiamo bisogno di uomini molli né di possibili traditori possibili ebbri di potere e successo o dediti a faziosismi.
NOn abbiamo neanche bisogno di ideologhi stupidit, sentimentalisti, superficiali.

in poche parole destra e sinistra fanno schifo.

Ecco che è importante la liberazione nazionale e la gestione delle industrie strategiche. E' importante un oculato protezionismo. E' importante la riduzione del welfare. E' importante ridurre il valore della democrazia e del voto popolare.

Ma ciò dipende da chi và al potere.
Che garanzie abbiamo della sua integrità?
Questa è una domanda terribile.

Oltre questa domanda che dovrebbe sempre spaventarci, tale situazione non è mai e poi mai APPUNTO liberazione sociale e nemmanco liberazione culturale ( la cultura risponde elle influenze politiche che subisce.Influenze classisiche implicano un non libero fluire delle opportunità culturali).
In verità ad essere rigorosi non è neanche liberazione nazionale poiché il popolo continua ad essere vessato dalla casta parassitaria e finta super partes.

E' per questo che tale situazione non è e non sarà mai rivoluzionaria, che il socialismo del XXI non è rivoluzionario.

Se il socialismo nega la privatizzazione e la distruzione dell'ente pubblico, il socialismo è intrinecamente parte del sistema.

Il socialismo del XXI secolo compie il solito errore lasalliano che porterà al suo collasso ed alla sua peggiore assoggettazione all'imperialismo, mente vivrà il presente delle iper regolamentazioni e dell'austerità imposta ( ma non imposta ai vertici del potere , come ovvio )

Ergo

Fuori da ogni retorica rivoluzionaria.
Dileggio e intervento per smascherare ogni falso rivolzionario che non fa che asservirsi e giovare al sistema.
Dileggio di ogni pseudo Universale , quindi contro la Chiesa cattolica attuale e ogni falsa ideologia parzialista ( contro l'islam odierno oltretutto, negazione del vero islam ).

Perché l'unica garanzia è per definizione l' Universale.
Chi ad esso si appoggia è super partes in sé.
l'esteriorità dell'essere super partes dipende invece dalle condizioni.

Le condizioni esteriori determinano L'OBBLIGATORIETA' DELLA FORMA STATO.
Ma una volta preso il potere dello stato chi garantisce?

La verità e la fedeltà a questa.
Intelligenza e amore.
Conoscenza e virtù.

E ciò sono cose universali.

Chi ha una teoria parziale agirà alla luce della parzialità e di conseguenza terminerà nell'errore.
NOn interessa qui sapere la buona fede o l'infamità di chi ha agito così.
Chi sbaglia è sempre in cattiva fede e l'interrogarsi è semmai sul quanto.
L'errore porterà per definizione alla confusione ed i più scaltri prendono il potere ed affermano il proprio io contro gli altri.
Abbiamo verticalismo classista.

Se ci basiamo sula verità invece, alla luce delle condizioni , una volta preso il potere possiamo agire meno peggio.
Stare al governo dovrebbe essere paradossalmente una pena non un onore.
Chi sta allora al potere riconosce le contingenze. le emergenze e ripara e fa strategia; ma se si ha la parzialità ( che è per definizione faziosa ) da prima , si agirà strumentalmente e si diverrà complici del sistema.

Tutto qua.
Dobbiamo liberararci dei feticci, attrezzarci e fare populismo.
E' un bel problema il populismo oggi.
Indispensabile ma un bel problema.

Fare populismo tramite il socialismo non vuol dire credere nel socialismo ( ergo ritiene che i diritti civili siano un bene, che l'egualitarismo sia un bene, che la democrazia sia un bene, che lo stato sociale sia un bene ) , vuol dire proporre tali cose solo in un'ottica strategica, come con il liberalismo, le cose borghesi e coi fasci addirittura.

Il parere delle masse deve essere ignorato. E' quanto di meno scientifico si abbia e soprattutto oggi da sinistra a destra è asservito ai dominanti.
Le masse sono l'insieme degli incompetenti.
Tutti in determinati ambiti siamo massa ( io lo sono nell'ambito della musica, della matematica ad esempio , massa ossia appartenente al gruppo degli ignoranti in materi ).
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MessaggioTitolo: Re: paleo libertarismo. critiche   Sab Feb 27 2010, 15:56

X no name:
Per come la vedo io, l'uomo è un essere aperto, complesso e per così dire dualistico, bisognoso cioè di libertà come di gerarchia, di autonomia come di appartenenza, di solidarietà come di competizione. Un essere capace in qualunque momento dello slancio più nobile come della crudeltà più efferata. Pensare di eliminare parte di questa complessità in nome di un progresso che non è mai esistito, se non nella mente di qualche positivista ottuso, per me è nel migliore dei casi un'ingenuità colossale.
Questo, sia chiaro, non vuol dire cadere nel machiavellismo, nell'homo homini lupus e roba del genere. Vuol dire però che quando si ragiona politicamente (e ragionare politicamente vuol dire ragionare in termini non individuali) bisogna tenere conto di questa complessità e delle dinamiche possibili. È ovvio che il proposito sia quello dar vita a un sistema che promuova e valorizzi le facoltà migliori dell'uomo e, allo stesso tempo, che canalizzi e renda il più possibile innocue le sue tendenze potenzialmente distruttive.
È questa l'essenza secondo me del politico: non pensare di cambiare la natura umana, non pensare di creare paradisi in terra, ma cercare in maniera realistica di costruire il possibile.
L'anarchismo a mio parere non solo non tiene conto della complessità, non solo è utopistico (poiché ripeto prefigura una sorta di paradiso in terra, ironia della sorte per un pensiero così anticlericale), ma è vago quanto il libertarismo sui nodi essenziali della sfera politica. Vedi, le domande sul libertarismo che rivolgevo a "...." potrebbero valere benissimo anche per l'anarchismo.
La violenza, le ingiustizie, l'oppressione sono certo un prodotto delle condizioni sociali, ma in parte sono anche conseguenza della natura dell'uomo, il quale non è intrinsecamente buono né intrinsecamente cattivo. È entrambe le cose, e questa compresenza non potrà mai essere eliminata del tutto.
Semplificando molto si può dire che alla base di ogni anarchismo c'è la convinzione che eliminando il potere delle istituzioni politiche e sociali si elimini l'oppressione (nella visione anarchica potere=oppressione) e di conseguenza si elimineranno i problemi, perché l'uomo è intrinsecamente buono, e quindi se lasciato libero non potrà che fare il bene. Il potere è invece necessario non solo per proteggere il debole dal forte, ma per tutelare il bene comune (perché una comunità, una società, un popolo sono più della somma degli individui che li costituiscono) dagli interessi individuali e/o di gruppo. Ora, un anarchico non sarà sicuramente d'accordo con quest'ultima affermazione, perché ragiona in termini rigorosamente individualistici. Secondo me però ragionare in termini individualistici significa essere culturalmente in linea col pensiero liberale-capitalista. Difatti l'anarchismo ha al massimo prodotto uscite individuali o di piccoli gruppi dal sistema (comuni, squat-house ecc. ecc.), mai la messa in discussione del sistema stesso.
Infine una piccola annotazione da appassionato di storia: sulla base dei presupposti dell'anarchismo, essa non è altro che storia dell'oppressione, una maniera alquanto riduttiva (per dirla eufemisticamente) e soprattutto triste di leggere il passato. La filosofia poi è sostanzialmente reazionaria, ecc. ecc.
Questi sono secondo me i limiti enormi dell'anarchismo. Poi ci mancherebbe, rispetto te e chiunque esprima le proprie posizioni (a patto che lo faccia argomentando e senza saccenza), però questa è la mia opinione.

X "...."
Avrei un po' di cose da obbiettare, solo che il tempo è tiranno Wink Lo farò nei prossimi giorni, promesso
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MessaggioTitolo: Re: paleo libertarismo. critiche   Sab Feb 27 2010, 23:47

Citazione :
Infine una piccola annotazione da appassionato di storia
Riporto questa tua specifica giusto per ribadirti un mio punto speciale e che cararatterizza la mia "Follia",dopo di che mi fermerò visto che il topic vorrebbe trattare di altro.
Se sei appasionato di storia ti sarà capitato in un qualche momento di riflettere e constatare che tremila anni fa,duemila anni fa,mille anni fa,ieri e sicuramente domani,l'essere Umano è stato sempre uguale con le stesse tematiche,problematiche,furberie,sfruttamenti,bellezze,etc etc etc ???!!!
Ecco,tutto questo e semplicemente questo, per me è inaccettabile.
Sto vivendo di persona cosa voglia significare visto che ho 50 anni e visto che la mia piccola diversità palesata è causa di persecuzione ma è per me segno evidente di follia il non voler perder tempo nell'uscire fuori da questo loop,quindi preferisco la persecuzione alla follia.

Citazione :
Per come la vedo io, l'uomo è un essere aperto, complesso e per così dire dualistico, bisognoso cioè di libertà come di gerarchia, di autonomia come di appartenenza, di solidarietà come di competizione. Un essere capace in qualunque momento dello slancio più nobile come della crudeltà più efferata. Pensare di eliminare parte di questa complessità in nome di un progresso che non è mai esistito, se non nella mente di qualche positivista ottuso, per me è nel migliore dei casi un'ingenuità colossale.
Questo tuo pensiero quindi se pur vero, in ogni caso per me suona come tutto mi ha suonato da molti anni, da quando io cioè sono rimasto fedele alla linea,mentre tutti gl'altri di fatto hanno accettato lo stato delle cose,rilassandosi e vivendo meglio di me.
Questo però è quello che mi rimproverava mio Padre ed il Padre di mio padre a mio Padre,se io avessi seguito il consiglio di mio Padre oggi forse sarei amico di Berlusconi,perche di meglio in Politica a questo punto non c'è ... Razz

Questa se pur pacchiana, è la logica per la quale oggi l'Italia va come va.
Ben anche tu mi abbia citato buoni spunti nella tua risposta,io sono costretto nel ricordarti che proprio quel pensiero individuale,proprio quel cercare di non essere ripetitivo e simili ai propri padri fu la formula vincente che attreverso il Mondo Occidentale durante gl'anni 60 e 70.
Ancora sul finire degl'anni 80 persino i coatti cercavano di essere educati e fini e fin quando questa era la regola le cose secondo me andavano bene,poi iniziò proprio nel prendere il sopravvento questa idea per la quale l'essere umano è un animale capace di essere nobile e selvaggio e di seguito quindi la legittimazione di un essere infame nel nome del rispetto della natura Umana.

Mi scuso per il fuori tema

noname
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MessaggioTitolo: Re: paleo libertarismo. critiche   Dom Feb 28 2010, 13:38

gorritxo ha scritto:
Per come la vedo io, l'uomo è un essere aperto, complesso e per così dire dualistico, bisognoso cioè di libertà come di gerarchia, di autonomia come di appartenenza, di solidarietà come di competizione. Un essere capace in qualunque momento dello slancio più nobile come della crudeltà più efferata. Pensare di eliminare parte di questa complessità in nome di un progresso che non è mai esistito, se non nella mente di qualche positivista ottuso, per me è nel migliore dei casi un'ingenuità colossale.
Questo, sia chiaro, non vuol dire cadere nel machiavellismo, nell'homo homini lupus e roba del genere. Vuol dire però che quando si ragiona politicamente (e ragionare politicamente vuol dire ragionare in termini non individuali) bisogna tenere conto di questa complessità e delle dinamiche possibili. È ovvio che il proposito sia quello dar vita a un sistema che promuova e valorizzi le facoltà migliori dell'uomo e, allo stesso tempo, che canalizzi e renda il più possibile innocue le sue tendenze potenzialmente distruttive.
È questa l'essenza secondo me del politico: non pensare di cambiare la natura umana, non pensare di creare paradisi in terra, ma cercare in maniera realistica di costruire il possibile.
Condivido ogni parola. Si tratta di un approccio realistico che, se si vede bene, è acquisizione che ritroviamo di fatto nel manifestarsi politico nazionalitario, indipendentista, patriottico, di tante realtà in diverse parti del mondo.
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MessaggioTitolo: Re: paleo libertarismo. critiche   Dom Feb 28 2010, 15:58

noname ha scritto:


Se sei appasionato di storia ti sarà capitato in un qualche momento di riflettere e constatare che tremila anni fa,duemila anni fa,mille anni fa,ieri e sicuramente domani,l'essere Umano è stato sempre uguale con le stesse tematiche,problematiche,furberie,sfruttamenti,bellezze,etc etc etc ???!!!
Ecco,tutto questo e semplicemente questo, per me è inaccettabile.
Vedi, è questo il nocciolo. È solo una mia opinione, per carità, ma io non credo sia sensato non accettare la natura dell'uomo.
E ripeto, accettarla anche in tutte le sue implicazioni negative non vuol dire assuefarsi acriticamente alle sue ricadute più negative, non significa non desiderare di cambiare le cose. Significa semplicemente avere in mente obiettivi realistici. Significa che si potrà cambiare la società, ma non la natura umana. Storicamente i tentativi di costruire l'uomo nuovo sono sempre finiti male, producendo a seconda dei casi o delle esperienze di corto respiro, oppure sistemi oppressivi.

Citazione :
Questo tuo pensiero quindi se pur vero, in ogni caso per me suona come tutto mi ha suonato da molti anni, da quando io cioè sono rimasto fedele alla linea,mentre tutti gl'altri di fatto hanno accettato lo stato delle cose,rilassandosi e vivendo meglio di me.
Questo però è quello che mi rimproverava mio Padre ed il Padre di mio padre a mio Padre,se io avessi seguito il consiglio di mio Padre oggi forse sarei amico di Berlusconi,perche di meglio in Politica a questo punto non c'è ... Razz

Questa se pur pacchiana, è la logica per la quale oggi l'Italia va come va.
Ben anche tu mi abbia citato buoni spunti nella tua risposta,io sono costretto nel ricordarti che proprio quel pensiero individuale,proprio quel cercare di non essere ripetitivo e simili ai propri padri fu la formula vincente che attreverso il Mondo Occidentale durante gl'anni 60 e 70.
Ancora sul finire degl'anni 80 persino i coatti cercavano di essere educati e fini e fin quando questa era la regola le cose secondo me andavano bene,poi iniziò proprio nel prendere il sopravvento questa idea per la quale l'essere umano è un animale capace di essere nobile e selvaggio e di seguito quindi la legittimazione di un essere infame nel nome del rispetto della natura Umana.

Mi scuso per il fuori tema
Qui secondo non ci siamo capiti. Riconoscere la complessità della natura umana non significa legittimare nessuna infamità, che peraltro è una caratteristica individuale, della singola persona, la quale deve sempre essere responsabile delle proprie azioni, senza attenuanti fittizie.
Nel momento in cui ragioniamo politicamente però, la consapevolezza della complessità e dei limiti dell'uomo è un presupposto fondamentale affinché si lotti per un obiettivo realistico. E per realistico intendo non tanto dal punto di vista dei rapporti di forza contingenti, ma in senso assoluto. A mio modo di vedere infatti una società senza stato, o meglio, senza forme di potere, è una prospettiva non realistica. E proprio perché non tiene conto della complessità e dei limiti della natura umana.
Vedi, secondo me il piano di ciò che normalmente chiamiamo ideali, e il piano del pensiero politico sono differenti. C'è però bisogno che siano collegati organicamente. Se gli ideali sono utopici si crea una separazione completa che spesso sfocia nel relativismo e nell'opportunismo, per cui si dice "esiste il mondo ideale, ma poi la realtà e diversa", e in nome di questo si finisce col giustificare le peggio cose. Oppure all'opposto produrrà un pensiero politico inesistente fatto solo di velleità ideali (caratteristica secondo me dell'anarchismo e di tanto movimentismo post-moderno). Al contrario, se una certa dose di realismo è una proprietà prima di tutto del piano ideale, è più difficile produrre uno scollamento con quello politico. Certo, ci vuole qualcosa che "scaldi i cuori", ma per farlo non è necessario che sia necessario teorizzare un uomo che non esiste.
Tornando invece all'individualismo, non sono d'accordo che la prospettiva individuale sia stata una carta vincente, anzi. Personalmente ho maturato un giudizio storico nei confronti del Sessantotto non così positivo. Non per quello che è stato, per chi lo ha vissuto in prima persona e per i fermenti culturali che lo hanno determinato. Le mie riserve riguardano la sua eredità, il suo significato storico più profondo. Qualcosa che esula completamente da ciò che in sociologia è definito come "l'intenzione dei partecipanti". Ribadisco quanto detto: l'individualismo è il pilastro del liberalismo, e quindi del capitalismo. Non si tratta ovviamente di non riconoscere che anche prima della modernità esistesse eccome l'oppressione. Si tratta però di capire che non si potrà mai dar vita a una prospettiva anticapitalista sino a quando si tenterà di costruirla sulle fondamenta culturali del capitalismo stesso: individualismo, utilitarismo, edonismo (o nichilismo, che è semplicemente la sua versione sfigata), materialismo (non la validissima analisi dei rapporti sociali e produttivi nella società capitalista, quanto l'idea che questa sia la lente con cui interpretare tutta la storia dell'umanità, e quindi ogni prospettiva di società "altra"), scientismo (intendendo con questo termine l'inconsapevole venerazione religiosa per la scienza e per la tecnica, considerate come sostitute non solo della religione, ma anche della filosofia) ecc. ecc.
E difatti questo atteggiamento cosa ha prodotto? Uscite individuali dal sistema che non lo hanno mai messo in discussione, che non hanno mai spostato di una virgola i rapporti di forza, e banalizzazione di ogni istanza, permettendo al mercato di fagocitare tutto.
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MessaggioTitolo: Re: paleo libertarismo. critiche   Dom Feb 28 2010, 16:43

Attendendo una risposta completa specifico un particolare:

L'individualismo non deriva dal liberalismo, come d'altronde il collettivismo non è MAI fuori dall'individualismo.

La verità non si può AVERE, rigorosamente la si possiede solo e quando la si E'.

L'individualismo è rendere la verità immanente , quindi non sia più essa ( cosa necessaria e logica )come determinante la possibilità di dirsi "vero!" nell'empireo , ma suppore e pretendere che essa sia circostrivibile e palpabile in una PARTE , ossia in qualcosa di non Universale come essa deve per forza essere in realtà.
Ciò è mentire e se si lavora attivamente al riguardo significa che si agisce per propagandare mezogne.
Calcolando che si nega la verità si impesta il mondo di coercizione.

E' (in verità...) la parte semmai che deve provarsi fedele e coerente alla verità per poter immanentemente dirsi vera, ergo logica quindi coerente e realistica, ossia in parole povere concorde con il vivere , equilibrante ed equilibrata nel fluente della Libertà cioè , in questo campo che indaghiamo, il vivere civile non classista.

Chi nega la verità nega il vero; questi è un individualista; e la verità si nega con le proprie teorie.
Chi non è criminale e rispetta gli altri e non gli nuoce rimane un vizioso ed i vizi non sono crimini ( se non in casi d'emergenza effettivi, ma è altro discorso ).

Se io voglio essere un avaro, se voglio essere scontroso, se voglio essere maleducato sono nel pieno del DIRITTO.
Lo stesso atteggiamento razzista , se non sfociasse in atti coercitivi e violenti, dovrebbe essere possibile.

Ciò non significa né negare un potere in sé in una società non classista, né esigere una società non classista che caschi dal cielo.

Il socialismo, essendo individualista, fa parte del sistema.

Per ridurre la coercizione si deve essere fuori dalla coercizione.
La verità è fuori dalla coercizione per definizione ( difatti ne è fuori perché la coercizione è immanente).
Ci si appoggi ad essa semmai, non ai sentimentalismi e gli errori tecnici del socialismo o del nazionalitarismo stesso.

O dico qualcosa di incoerente?
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MessaggioTitolo: Re: paleo libertarismo. critiche   Dom Feb 28 2010, 22:08

Grazie delle precisazioni, le leggo e le rileggo sperando di trovare un qualcosa in più da dirti. bounce
Per il momento mi scuso per la mia innata propensione verso questo utopico paradiso in Terra, però mi conviene far sapere al mio/ai miei interlocutori che io so di non essere normale.
Lo spiego subito anche se non darò la soluzione: la prima volta che ricordo questa cosa avevo più o meno 7 anni. Giocavamo a nascondino (da immaginarsi il classico rione di paese degli anni '70), ricordo quella volta in cui io mi nascosi così bene che gli altri ragazzini pensarono che io fossi uscito dal gioco, poi un'altra constatazione simile avvenne quando ero adolescente andante, quando cioè mi accorsi che io in discoteca ballavo, poi infine la stessa cosa mi accadde da adulto all'interno del movimento ed ovviamente oggi la vita mia è ancora così.
Cosa ho voluto dire: io a tutt'oggi trovo assurdo che le persone facciano una cosa per coprirne un'altra o letteralmente fare una cosa con il chiaro intento di farne un'altra e questa come si vede e da come ho raccontato è una cosa più vecchia di me, visto che a sette anni ero gia così.
Da bambini i ragazzini miei coetanei giocavano a nascondino per infilarsi nei portoni con le ragazzine ed io invece mi impegnavo a giocare a nascondino. Da adolescenti i miei coetanei andavano in discoteca per rimorchiare, io invece ci andavo per ballare, dico poco se affermo che per qualcuno io, a questo punto, faccio venire in mente un ritardato, mentre per me io sono una persona integra non avente né peccato originale e né educazioni schiaviste per cui è meglio non dire e non fare quello che si vorrebbe fare ma parruccarlo??
Io giocavo a nascondino e giocavo a nascondino, poi in altri momenti chiaramente sbattevo le ragazzine dentro i portoni ma senza il bisogno di scuse, io andavo in discoteca e ballavo, poi in altri momenti rimorchiavo ma senza scuse!!!
Ancora oggi tutto quello che faccio lo faccio perché è quello che è ma sto avendo una marea di seri problemi !!!!!!
Ti/vi sembra normale che in linea di massima questo sia l'igiene mentale standard, cioè dire una cosa con l'intenzione di dirne un'altra e via dicendo??
Mi si dice di non poter cambiare l'uomo ma è evidente come la perversione che oramai domina il genere umano sia data proprio dalla noiosa e ripetitiva vita che esso replica. Ora so che questa non è politica ma so anche che è strano definirmi down o ritardato solo perché vivo nella verità, non la verità assoluta ma quella verità diretta discendente dell'onestà.
Saluti comunque e grazie per lo scambio per il momento

noname
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MessaggioTitolo: Re: paleo libertarismo. critiche   Lun Mar 15 2010, 14:11

Caro "....", come promesso riprendo la discussione

..... ha scritto:

-io non intendo l'anarchia alla maniera dei collettivisti.Innazi tutto il collettivismo dà lo stato ergo solo anarchici a chiacchiere. Tale anarchismo permane fin quando all'interno di tale situazione anarchica sono tutti contenti nella propria volontarietà di venir oppressi dal nuovo stato che hanno creato. Basterà una voce fuori dal coro per rivelarne la natura ( aprirgli gli ochhi no dacché si presuppone siano abbastanza ottusi per giungere a tanto )
Io non ho mai pensato che una società priva di classismo sia senza potere od organizzazione.
Affermo anzi che l'unica anarchia non può che aversi nell'aderenza ai Principi Universali.
Mi spiegheresti come si articola una società aderente ai Principi Universali? Inoltre penso che su questo forum non tutti abbiano ben presente cosa intendi tu per Principi Universali, potresti dirci qualcosa a riguardo?
E soprattutto, riusciresti a giustificare perché dei principi che, in quanto universali sono a-storici e presenti in ogni contesto culturale, dovrebbero concretizzarsi in un sistema politico e sociale ben preciso? Tutta la storia è stata dunque storia di non aderenza ai Principi Universali?

..... ha scritto:
Tu mi dici scegliere tra potere demogratico pubblico o potere privato ( ergo monarchia ).
No, io ti ho chiesto di scegliere tra potere politico di natura pubblica e potere politico di natura privatistica. La dicotomia non c'entra nulla con quella democrazia/monarchia.
Qualche esempio storico per intenderci:
- I romani non erano certo una democrazia, nemmeno ai tempi della Repubblica, però si basavano sul diritto romano, ovvero in una serie di norme certe, cui tutti erano sottoposti (sebbene ovviamente non tutti avessero gli stessi diritti); inoltre il potere politico era di natura territoriale.
Una situazione simile la ritroviamo in età moderna con la nascita degli stati nazionali (in origine monarchie assolute).
- Le popolazioni barbariche di origine germanica invece non avevano leggi scritte e il potere si esercitava non su una dato territorio, ma su determinate persone, era cioè di natura personale.
Nel Medioevo i Franchi daranno inizialmente vita a un originale connubio tra l'eredità latina e quella germanica, ma sarà questa a prevalere nettamente dopo Carlo Magno. Il sistema feudale si basava sulla concessione personale del potere politico su un dato territorio o su date persone (feudo), concessione in cambio di servigi ricevuti ma a volte anche come effetto di una transazione in denaro o in natura.

Ora, un sistema dove è tutto privato può in astratto fare a meno dello Stato ma non della dimensione del politico, che è ineliminabile, analogamente al potere. Di conseguenza finirà col presentare analogie al contesto medievale.
Dovendo scegliere tra i due modelli non ho dubbi.

La scelta tra monarchia/democrazia che tu poni viene dopo, ed è tutta interna all'idea di potere al potere politico di natura pubblica.
Nell'ambito dell'altro modello non può esistere democrazia, ma solo assenza formale di coercizione, la quale lascia spazio alla coercizione "informale".
Una qualche forma di coercizione è quindi anch'essa ineliminabile. Pensare che invece lo sia è l'ingenuità secondo me di tutti i libertari, che finiscono nel nome della libertà per demonizzare lo stato e il potere politico, senza rendersi conto che nel sistema prospettato da loro ci sarebbe più - e non meno - coercizione.

Tra l'altro, giustamente rilevi che il socialismo o il marxismo di certo non sono aderenti ai Principi Universali. Nessuna ideologia, nessun pensiero politico, in quanto storici possono esserlo. Il punto è che non spieghi perché mai ciò dovrebbe valere per il libertarismo.

Un'ultima precisazione: io non mi definisco marxista (non filosoficamente almeno), ritengo però il marxismo uno strumento imprescindibile per comprendere la realtà nel contesto del capitalismo.
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MessaggioTitolo: Re: paleo libertarismo. critiche   Gio Apr 08 2010, 16:53

Ma non ti avevo già risposto? Evidentemente no... Very Happy

Non sò come possa essere una società libera ed organizzata sulle Leggi generali aderenti ai Principi.

Fatto è che è questo l'errore: sistema politico.
Laddove c'è un sistema si svia dalla vera politica per me.
La vera politica è ogni giorno nella mia scelta quotidiana. NOn posso cedere davanti all'assimilazione della politica a sistema che, per esistere, implica secondo quel che affermo coerentemente ( e non smentito ) un classismo.

E' poi bizzarro dire che la storia non aderisca ai Principi Universali quando essendo a-storici ed a-prioristici essi permangono ovunque.
Semmai si può dire che è necessario affinché il mondo sia, che si nasca e si muoia.
Si aderisce ai Principi quindi in modo sempre diverso poiché diversa è la situazione...
NON si può allora più intendere la questione in termini di giustizia o schiavitù.
Una società come la nostra và valutata così: è utile ?
Questa domanda presuppone un fine che è la LIBERAZIONE.

Mi chiedi un Principio Univesale.
Io rispondo con una domanda: "è più reale il mondo corporeo od il mondo intellettuale?"
Tradotto: sono più reale io o la verità ?

Ecco.
L'infinito è incontraddicibile. E' illimitato.
NON può avere spazio né tempo né succesione né determinazione.
Tutto.
Essendo tutto è la positività assoluta dacché la negatività assoluta non esiste.
E' la negazione della negazione. Ciò implica che io sono meno reale della verità perché molto più soggetto alla limitazione.
Ciò è ovvio e si dovrebbe ridicolazzare come demente chiunque cerchi di contraddire una tal evidenza.
Ecco che il fine è in realtà un NON fine!
Ecco che non c'è opportunismo!


Poniamoci allora nuovamente la domanda scevra da concettualità come la giustizia intensa moralisticamente e sentimentalisticamente.
E' utile una società come oggi alla liberazione? No.
Furono più utili le società del passato? Sì.

E' giusto o sbagliato? ALLA LUCE DELL' INFINITA' E DEI PRINCIPI NON HA SENSO.

Scegliere quindi tra stato privatistico e stato pubblico è incongruo soprattutto con gli esempi che porti.
Lo stato pubblico è privatistico.Io dò valore all'aggettivo pubblico che è un chiaro camuffamento solo per far intendere che l'oppressione e l'azione parassitaria incrementa.
Roma fu privata ed anche pubblica qualora si ebbe una tendenza schiavistica maggiore o minore.
Lo stato democratico PERO' E' PER DEFINIZIONE sproporzionato quindi più oppressivo e parassitario.
Per avere un'organizzazione di natura personale massimamente utile e giusta ( ALLA LUCE DELL' IMMANENZA ) non può esserci un monopolio cosa che accade invece.
Ugualmente DEVE aversi la Scienza poiché ogni azione che contraddica la Scienza ( morale, giuridica, artistica, liturgica, sociale,geometrica, geografica, medica, artigianale, calendaristica ecc ecc ) deve avere la sua punizione e rimedio pel danno.
Chi ignora l'eternità ergo la simultaneità INTERNA di ogni avvenente come chi ignora le entità psichiche considererà questi gli sproloqui di un pazzo.
Non ho problemi al riguardo.
Fatto è che come vedi si riesce ad avere una organicità nel centralismo essenziale poiché ogni Scienza è la particolarizzazione del Principio ( e dei suoi attributi che quindi permettono la declinazione plurale PRincipi ) in un dato campo.La scoperta e la spiegazione delle Leggi modulate in un dato campo.
Chi afferma STATO e libertà mente poiché dà classismo
Chi afferma organicità e stato mente poiché dà autoritarismo.
Non sono solo io a dirlo.

L'organicismo è statuale.
Dato che organizzare significa rendere organo...una società libera è, per forza di cose, organizzata, ed è l'unica che può esserlo.

Sapendo quindi che la dimensione del politico è ineliminabile, ed anzi affermo che irrigidirla e circo-scriverla allo stato è prodromo di disastri,.
ti scrivo che le tue distinzioni di coercizione formale od informale non hanno senso; semplicemente cambia l'agente di tale coecizione che APPUNTO tale è e rimane come noti.
LA SCELTA che io pongo tra monarchia e potere demogratico è TUTTA interna ad un sistema di potere PRIVATISTICO dove il termine pubblico è il grado di oppressione raggiunto.
Roma era privatistica non certo pubblica...suvvia.


IO non demonizzo lo stato, sarebbe alquanto sentimentalistico. Affermo che è oppressivo per sua natura.
Con ciò sono favorevole AD OGNI intervento che possa giovare come ad esempio:
-ridurre l' apparato burocratico
-abbattere ogni monopolio
-abbattere ogni protezionismo corporativista
-sottomettere l'economia all'etica
-svincolare l'economia dallo stato
-combattere il crimine
-ridurre le tasse

In democrazia è più o meno irrealizzabile tutto ciò.Ci vuole una dittatura.


Specifico Gorritxo che io non sono libertario. Io sono Io. Noto però che il libertarismo sul piano economico e giuridico ha un metodo corretto.
Purtroppo alle volte è impreciso poiché si ignorano altre componenti sia poiché le altre Scienze sono ignorante , sia perché i Principi Universali non sono ottimamente com-presi.
Il marxismo ad esempio mi sembra molto utile sociologicamente. Insomma, non rifiuto niente che sia valido ( spesso non ho la capacità di riconoscelo cmq ) e rifiuto solo le stronzate ( spero ).
Ciò è ovvio se si comrende cosa è la Verità e qual è il suo grado di realtà rispetto alla realtà assoluta che è l' Infinito.

Sò che la religione non è quel che dovrebbe, o che fu; se si in-tuisce l'Infinito non diviene più una cazzata.
A me il Papa spesso mi appare come un superstizioso... Very Happy
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