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 Gettiti e parole…

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AutoreMessaggio
Gaspare Serra



Numero di messaggi : 40
Età : 33
Data d'iscrizione : 26.10.09

MessaggioTitolo: Gettiti e parole…   Ven Feb 12 2010, 21:41

TAGLIARE LE TASSE? A CHI? E PERCHE?


UN PAESE DI “TARTASSATI” ED “EVASORI”:

Non esistendo sistemi fiscali “perfetti” (un po’ come le leggi elettorali), un sistema fiscale, generalmente, può essere:
- più “efficace” che giusto
- o più “giusto” che efficace.
Il dramma del nostro sistema fiscale, invece, è che esso non è:
a- né efficace (stante l’enorme “buco nero” dell’evasione fiscale che ha consentito crescere negli anni)
b- né giusto (stante la grave discriminazione dei lavoratori dipendenti e dei pensionati rispetto ai lavoratori autonomi: i primi tartassati con pesanti prelievi alla fonte, i secondi liberi di auto-denunciare a piacimento il proprio reddito!).

Segno evidente del marcato “disequilibrio” del nostro sistema fiscale è che:
a- mentre sulle spalle di lavoratori dipendenti e pensionati grava gran parte del “carico fiscale” pendente sugli Italiani (da soli, queste categorie garantiscono ben l’“82%” dell’intero gettito Irpef!)
b- i lavoratori autonomi sono in grado di difendersi dall’elevata pressione fiscale:
- “evadendo” le tasse (essendo il loro “reddito effettivo” difficilmente accertabile)
- “eludendo” le imposte (ad esempio, scaricando l’Iva anche su beni ad uso personale)
- e “dividendo le fonti di reddito” tra i componenti della famiglia (di modo che, pur a parità di reddito complessivo, il livello di reddito di ogni componente familiare si mantenga più basso di quello effettivo e rientri in scaglioni Irpef inferiori!).


IL “TAX FREEDOM DAY”

Del taglio delle tasse si discute oramai da anni, per lo meno dal 1994 (con lo slogan “meno tasse per tutti” è avvenuta la scesa in campo di Silvio Berlusconi).
Salve qualche intervento settoriale e sporadico (come la cancellazione dell’ICI sulla prima casa), però, di risultati concreti non se n’è visto l’ombra!
L’imposizione fiscale in Italia continua ad essere tra le più alte d’Europa (se non del mondo!).

In Italia quest’anno il “tax freedom day” (ossia il giorno dell’anno a partire dal quale i lavoratori, al netto delle tasse dovute allo Stato, iniziano a guadagnare fino alla fine dell’anno solo per se stessi) si è ulteriormente spostato in avanti: dal 22 al 23 giugno!
Ogni contribuente italiano, in pratica, nel corso del 2010 dovrà devolvere all’erario un’equivalente in media pari a tutto ciò che intascherà col suo lavoro dall’1 gennaio fino al 23 giugno!

Un esempio di quanto il fisco sia vorace?
Nella dichiarazione dei redditi quando si raggiunge la soglia dei 28.000 euro scatta automaticamente l’aliquota del 38%: ciò vuol dire che una famiglia media italiana (con un reddito poco superiore ai 2.000 euro mensili, oggigiorno appena sufficiente per vivere se si è in affitto, si ha un mutuo da pagare o si hanno più figli a carico) deve restituire quasi il 40% del proprio reddito allo Stato!
Per fare qualche utile comparazione:
- in Francia un contribuente dichiarante 55 mila euro di reddito paga solo “3 mila euro” di tasse sul reddito (mentre in Italia lo stesso sarebbe tenuto a pagare ben “16 mila euro”!)
- mentre in Germania i redditi fino a 52 mila euro scontano un’aliquota del solo “15%”, contro un’aliquota del 42% per i redditi superiori (in Italia, invece, entro lo stesso livello di reddito l’aliquota Irpef varia dal 23 fino al “38%”!).


BERLUSCONI (LA PROMESSA): “DUE SOLE ALIQUOTE IRPEF PER GLI ITALIANI!”

“Riforma fiscale? Si parta dalla riduzione a due delle aliquote Irpef!”.
Questo il progetto al quale starebbe lavorando il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ed il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti.
La novità principale altro non è che la riedizione (per la terza volta) della proposta con cui lo stesso Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, si era presentato agli elettori già 15 anni fa: la riduzione delle aliquote Irpef a due sole (del 23% per i redditi inferiori a 100 mila euro e del 33% per i redditi superiori).


IL SISTEMA DELL’IRPEF VIGENTE IN ITALIA:

In Italia l’Irpef (l’imposta sul reddito delle persone fisiche) si articola:
- in “cinque scaglioni” di reddito
- ad ognuno dei quali corrisponde una propria “aliquota imponibile” (progressiva all’aumentare del reddito).
Più in dettaglio:
I- per i redditi compresi tra 0 e 15 mila euro l’aliquota Irpef è pari al 23%
II- per quelli tra 15 e 28 mila euro al 27%
III- per quelli tra 28 a 55 mila euro al 38%
IV- per quelli tra 55 a 75 mila euro al 41%
V- e per quelli oltre i 75 mila euro al 43%.
Sui redditi più bassi, inoltre, grazie ad un complesso sistema di “deduzioni” dal reddito e di “detrazioni” dall’imposta, l’incidenza effettiva media dell’Irpef risulta pari:
- per i redditi fino a 8 mila euro, all’1,6%
- e per quelli compresi tra 8 e 15 mila euro, al 9%.

Che l’Irpef rappresenti l’“imposta perno” del nostro sistema fiscale, infine, lo dimostra il suo enorme gettito, pari:
- a 163,4 miliardi di euro (contro i soli 43 dell’Ires e 38 dell’Irap)
- ad oltre i 2/3 dell’intero gettito delle imposte dirette
- e a ben 1/3 delle intere entrate tributarie dello Stato (pari a 471 miliardi di euro).


COSA CAMBIEREBBE CON LA RIFORMA DELL’IRPEF ANNUNCIATA?

Se la riforma prospettata dal Premier entrasse in vigore, il sistema dell’Irpef si articolerebbe in due soli scaglioni di reddito con aliquote fiscali notevolmente ridotte rispetto alle attuali:
I- per i redditi tra 0 e 100 mila euro l’aliquota risulterebbe del 23%
II- mentre per i redditi oltre i 100 mila euro si ridurrebbe a solo il 33%!


CHI BENEFICEREBBE DELLA RIFORMA?

Un simile disegno riformatore risulterebbe premiante soprattutto per i ceti sociali più alti.
Più in dettaglio:
- per le fasce sociali basse (dichiaranti fino a 15 mila euro) il beneficio fiscale sarebbe “nullo”: in sostanza, i soggetti più deboli (come pensionati e lavoratori percepenti meno di 1.000 euro al mese) non riceverebbero “1 solo euro” di riduzione fiscale!
- per le fasce sociali medio-basse (dichiaranti dai 15 ai 28 mila euro) cambierebbe ben poco, beneficiando di una minima riduzione dell’aliquota (dal 27% al 23%)
- per le fasce sociali medio-alte (dichiaranti dai 28 ai 75 mila euro) lo “sconto fiscale” risulterebbe già “sostanziale” (beneficiando di una riduzione dell’aliquota dal 38% al 23%)
- mentre le fasce sociali alte (ossia dichiaranti oltre i 75 mila euro) risulterebbero paradossalmente essere quelle in assoluto più premiate, beneficiando di una riduzione dell’aliquota dal 43% al 33% (di 10 punti percentuali netti!).

Secondo l’ufficio studi della Cgia di Mestre (“Associazione artigiani e piccole imprese”):
- a fronte di una riduzione del carico fiscale di “520 euro” annui per una coppia con un figlio a carico e con un reddito di 21.500 euro ciascuno
- coloro che intascano più di 40 mila euro vedrebbero ridurre il loro carico fiscale di “2.320 euro”
- mentre coloro dichiarati oltre 100 mila euro disporrebbero di ben “14.170 euro” di sconto fiscale!


ECCO PERCHE’ L’ANNUNCIATA RIFORMA DELL’IRPEF RISULTEREBBE “CLASSISTA”, “INIQUA”, “INSOSTENIBILE” E “POPULISTA”!

I- UNA RIFORMA “CLASSISTA”!
A seguito dell’approvazione di una riforma del genere, a regime:
- mentre chi dichiarerà 100 mila euro di reddito annuo beneficerà di ben “14 mila euro” di sconto fiscale
- la maggioranza dei pensionati e dei lavoratori (dichiaranti non più di 15 mila euro) non beneficerà di “1 solo euro” di taglio dell’Irpef!
A dimostrazione del fatto che in pochi (anzi “pochissimi”) beneficerebbero della riforma in oggetto basti considerare il fatto che:
- mentre il 50,9% dei contribuenti (oltre 21 milioni) dichiara meno di 28 mila euro annui
- e il 93,2% dei contribuenti dichiara meno di 40 mila euro
- solo il 6, 8% dichiarano più di 40 mila euro
- solo l’1% (pari a 400 mila contribuenti) dichiarano più di 100 mila euro (contribuendo solo per il 17% all’intero ammontare del gettito Irpef)
- e solo lo 0,5% (pari a 150 mila contribuenti) dichiarano oltre 150 mila euro!
Questi dati, da soli, evidenziano il carattere “classista” di una riforma che sarebbe soltanto un’“offesa alla dignità” di chi lavora ed un “regalo” inatteso per grossi professionisti, ricchi ereditieri e speculatori economico-finanziari!
Qual è, dunque, l’“interesse generale” che giustifica una riforma “costosissima” ed a beneficio di una minoranza “risicatissima”???

II- UNA RIFORMA “INIQUA”!
Secondo l’art. 53 co.2 della Costituzione “il sistema tributario è informato a criteri di progressività”.
Progressività dell’imposizione fiscale significa che:
a- chi guadagna di più, per un principio di “equità sociale”, deve pagare più tasse (non in proporzione ma “in progressione” al proprio reddito)
b- mentre chi guadagna di meno è tenuto a contribuire di meno alla finanza pubblica.
La riforma fiscale in discussione, invece, va esattamente nella direzione opposta!
Se si considera che il 99,5% dei contribuenti italiani dichiara redditi inferiori a 100 mila euro (per cui l’aliquota del 33% si applicherebbe soltanto ad una ristrettissima minoranza di contribuenti), tale riforma comporterebbe, di fatto, l’introduzione di un’“unica aliquota” del 23% su tutti i redditi: il pensionato o l’operaio pagherebbero allo Stato (in proporzione al proprio reddito) le stesse tasse dovute da un imprenditore, un medico, un commercialista, un avvocato o un libero professionista!

III- UNA RIFORMA “INSOSTENIBILE”!
Alle considerazioni sull’“impatto sociale” della prospettata riforma vanno aggiunte quelle sul suo “impatto economico”.
Come coniugare, infatti:
- la notevole diminuzione del gettito provocata dalla riduzione degli scaglioni e delle aliquote Irpef (intorno ai 20 miliardi di euro)
- con la tenuta dei conti pubblici dell’Italia (il terzo paese più indebitato al mondo, pur non essendo la terza economia al mondo)?
Quale sarebbe il vero prezzo (in termini di tagli alla spesa sociale e/o di aumenti della fiscalità generale, ossia di “macelleria sociale”) che gli Italiani sarebbero tenuti a pagare???

IV- UNA RIFORMA “POPULISTA”!
Un ultimo interrogativo lo pone la tempistica degli annunci del Governo:
- il 9 novembre 2009 il Premier ha pubblicamente manifestato il suo proposito di riduzione delle aliquote Irpef
- appena quattro giorni dopo, però, ha parzialmente smentito se stesso dichiarando: “l’attuale situazione di crisi non consente alcuna riduzione delle imposte”.
L’impressione, allora, è che si tratti dell’ennesima “boutade berlusconiana”!
Un ulteriore fatto, tra l’altro, ci impone di esser scettici:
- lo scorso ottobre 2009 il Cavaliere si era impegnato (davanti all’assemblea di Confcommercio) per una riduzione dell’Irap nella Finanziaria 2010
- poco dopo, però, il Parlamento, ha piuttosto concesso libertà alle Regioni di aumentare ulteriormente l’Irap in caso di deficit sanitario eccessivo
- e poche settimane dopo, infine, lo stesso Cavaliere, dimenticandosi della promessa fatta, ha trasformare la riforma dell’Irpef nella priorità dell’azione di Governo.
Quale la ratio di questa politica dei “continui proclami”?
Verrebbe voglia, al proposito, di richiamare alla mente una notoria citazione del sen. Giulio Andreotti: “A pensar male si sbaglia… ma a volte ci s’azzecca!”.


UNA PROPOSTA ALTERNATIVA DI RIFORMA DELL’IRPEF E DEL SISTEMA FISCALE:

Una riduzione dell’Irpef, sia pur necessaria (specie in una fase di generale impoverimento delle classi sociali medie, di perdita di potere d’acquisto delle famiglie e di crollo dei consumi), non può che avvenire:
- nel rispetto del principio di “progressività dell’imposta”
- e nel quadro di una lotta senza campo contro l’evasione fiscale.
Stante le limitate risorse finanziarie di cui dispone attualmente lo Stato:
- se è improponibile una “riduzione generalizzata” delle imposte per tutti
- è, di contro, auspicabile una rimodulazione del carico fiscale su lavoratori, pensionati e famiglie in modo da alleviare il carico fiscale specificatamente:
a- sui percettori di “redditi minori”
b- e sulle “famiglie numerose” (l’introduzione del quoziente familiare, benché richieda uno notevole sforzo riformatore, dovrebbe divenire il principale obiettivo di qualsiasi riforma fiscale).
Sarebbe allora opportuna una progressiva RIDUZIONE:
a- e DEGLI SCAGLIONI DI REDDITO (portandoli da 5 a 4)
b- E DELLE ALIQUOTE IRPEF.
Un nuovo possibile schema impositivo dell’Irpef, così, potrebbe essere il seguente:
I- fino a 20 mila euro di reddito, riduzione dell’aliquota Irpef al 15%
II- fino a 40 mila euro, riduzione dell’aliquota al 25%
III- fino a 60 mila euro, riduzione del’aliquota al 35%
IV- oltre gli 80 mila euro, riduzione dell’aliquota al 40%.

Una riduzione così sostanziale del gettito Irpef, ovviamente, sarebbe sostenibile solo riequilibrando il sistema fiscale nel suo complesso.
A tal fine sarebbe auspicabile:

a- l’INTRODUZIONE DI UNA “TASSA PATRIMONIALE” SUI GRANDI PATRIMONI (ossia, di valore stimato superiore a “1 milione di euro”): una sorta di “imposta di solidarietà sociale” che garantirebbe un nuovo gettito fiscale in grado di compensare, almeno in parte, la riduzione del gettito Irpef e di incentivare le fasce sociali più ricche a spendere i propri redditi piuttosto che accumularli parassitariamente.

I- l’AUMENTO DELLA TASSAZIONE SULLE “RENDITE FINANZIARIE”.
In Italia l’aliquota sulle rendite finanziarie è del 12,5%. Ciò significa che:
- mentre chi lavora paga l’Irpef dal 23 al 43%
- mentre chi fa impresa paga fino al 50% di tasse
- mentre chi consuma paga l’Iva dal 4 fino al 20%
- chi dispone semplicemente di rendite finanziarie (dunque guadagna sul capitale investito) paga solo il 12,5% di tasse!
Ragioni di “equità fiscale”, dunque, impongono di portare la tassazione delle rendite ad un livello più adeguato, comparabile con quello europeo: sarebbe auspicabile il raddoppio dell’imposta dal 12,5 al 25%.

II- l’AUMENTO DELL’IVA SUI “BENI DI LUSSO”.
E’ auspicabile spostare progressivamente l’imposizione fiscale sempre più dal reddito ai consumi, sulla base della constatazione che la capacità di consumo (salvo che per i beni primari) cresce all’aumentare del reddito: l’imposta sui consumi di beni “di lusso”, dunque, è l’imposta progressiva per eccellenza!
In Italia l’aliquota Iva varia dal 4% (per beni primari come il pane e la pasta) al 20% (per beni come i profumi): sarebbe opportuno portare al 25% l’aliquota Iva sui beni di lusso (come auto di grossa cilindrata, barche di grosse dimensioni, ville, piscine…).

III- e la REINTRODUZIONE DELL’ICI SULLA PRIMA CASA PER I REDDITI PIU’ ALTI, ossia:
a- per i proprietari di case con redditi personali superiori ai 60 mila euro annui
b- e per i proprietari di abitazioni con un valore stimato superiore ai 500 mila euro.


GASPARE SERRA

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noname

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MessaggioTitolo: Re: Gettiti e parole…   Sab Feb 13 2010, 00:25

Ammetto con sfacciato candore di non aver letto praticamente nulla di quanto hai scritto ma essendo io in stato di trance Lunare(luna nuova),in altre parole in stato di licantropia,mi lascio andare per una volta in questo forum ad un mio attacco anarcastico !!! bom
Lontana da me l'idea di svilire tutto il lavoro fatto da te ne approfitto però per sparare a zero su un mucchio di cose o quasi.
Tolleranza zero verso l'evasione ????
Ma che sei uno sbirro tu generico o un addetto al pagamento delle tasse, come se in ogni caso ti arrivasse una percentuale su ogni centesimo di tassa pagata che parteggi per la tolleranza zero ??
In altre parole oggi hai miei occhi voi che parlate cosi e di queste cose mi fate venire in mente gli schiavi che chiedono al Padrone come essere meglio schiavizzati.
Non sono un rimbambito anche se in fase di licantropia e quindi non voglio fare dell'anarchismo a buon mercato,si lo so,lo Stato sociale,i servizi,gl'optionals Laughing e le tasse in un certo senso da bambini ci hanno insegnato che servirebbero a questo,cioè nel pagare,fornire i servizi necessari alla comunità affinche viva bene e non gli manchi nulla.
E visto che viviamo realmente in una società a dinamica orizzontale e non verticista e visto che le tasse che gl'individui di uno Stato sono obbligati a pagare servono realmente per tutta la massa di individui indiscriminatamente che compongono la società Stato,allora si che io mi sento veramente fuori luogo nel fare questa critica mentre voi in realtà non fate altro che insistere giustamente nel voler far pagare le tasse anche a quei pochi che non le pagano,in nome di quella rispartizione orizzontale e democratica del frutto delle tasse che in questa società Italia avviene oramai da decenni.

..nulla di personale e mi scuso per la franchezza di aver affermato la non lettura di quanto da te scritto ma comunque aver risposto.

noname
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tadiottof



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MessaggioTitolo: bravo   Sab Feb 13 2010, 08:40

bravo noname.
in un altro capitolo del forum, mi sembra cultura e societa', ho scritto di "equo indennizzo, anzi iniquo" che conferma quanto scrivi.
Confesso di non aver letto, tranne poche righe, il testo di gaspare.
Bisognerebbe essere sintetici, come chiedeva Ho Chi Min.
L'approfondimento viene dopo, durante il dibattito, se l'argomento interessa e quindi gli interventi non saranno fuori tema.
2000snlp
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tadiottof



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MessaggioTitolo: dimenticavo   Sab Feb 13 2010, 08:43

ho scritto anche della "tassa sulla polvere" in politica italiana.
2000snlp
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Gaspare Serra



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MessaggioTitolo: IN RISPOSTA A NONAME...   Sab Feb 13 2010, 10:35

Salve,

vorrei precisare solo di non essere:
- né uno "sbirro" (epiteto, tra l'altro, che non mi piace usare per definire le forze dell'ordine)
- né un esattore delle tasse!

Sono semplicemente un cittadino italiano:
- che studia diritto all'Università (studiando le regole del nostro ordinamento non posso che rivendicare il rispetto della legalità da parte di ogni persona)
- e che, soprattutto, è figlio di un vigile del fuoco in pensione che nella sua vita ha sempre pagato per intero le tasse (finanche il Canone Rai) credendo con ciò non di essere un erore ma semplicemente di fare il proprio dovere verso la Società!

Detto questo, è così assurdo o straordinario o sovversivo, nel nostro Paese, chiedere a tutti semplicemente il rispetto delle regole???
Io credo che, qualsiasi contribuente onesto, abbia interesse a richiedere alle Istituzioni uno sforzo in più nella lotta all'evasione fiscale, e ciò:
1- non solo per motivi ideali (che pure mi spingono a farlo)
2- ma anche per interesse personale (credo che, ad esempio, se nel mio Comune anche solo l'80% dei contribuenti pagasse regolarmente tutti i tributi dovuti l'ente locale disporrebbe di risorse in più da destinare o al taglio delle tasse o al miglioramento dei pessimi servizi attualmente garantiti!)

Spero di essermi spiegato...

P.S.:
E' mia consuetudine non essere breve e concisa quando espongo un problema perché cerco sempre:
- non solo di lanciare critiche ed accuse
- ma anche di avanzare proposte e alternative serie e concrete.
Chi preferisce le chiacchiere da bar, ovviamente, non è affatto tenuto a leggere e commentare le mie note...

Saluti,
Gaspare Serra
(io ho l'abitudine di cofrontarmi con le persone, anche in rete, mostrando la mia vera identità)
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noname

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MessaggioTitolo: Re: Gettiti e parole…   Sab Feb 13 2010, 15:08

Citazione :
Detto questo, è così assurdo o straordinario o sovversivo, nel nostro Paese, chiedere a tutti semplicemente il rispetto delle regole???

Citazione :
..che studia diritto all'Università (studiando le regole del nostro ordinamento non posso che rivendicare il rispetto della legalità da parte di ogni persona)

Scusami la divagazione ma ho l'impressione che tu abbia un po confuse le idee per motivi professionali,del resto come molti dei miei conoscenti che ad esempio nello studio della psicologia che si dica una gran bella materia,alla fine lavorano come strizza cervelli..
E si che codesti amici miei avevano iniziato nello studiare psicologia per essere più liberi e responsabili delle loro scelte..

Quindi,tu non puoi venire qui e parlarmi del rispetto della legalità,relegata nientepopodimeno Laughing alle tasse, quando l'individuo è leso nelle sue libertà fondamentali di cittadino e di essere Umano,proprio grazie a l'illegalità di pensiero o meglio la furbizia che è l'arma che usa chi domina.
Ci sono tante di quelle ingiustizie che ora ci mancano solo i paladini a difesa delle tasse....
Io non dico mica che in questo forum (per dire) ci debbano stare solo gl'ignoranti come me che si dimentacano le H o ne mettono troppe ma sicuramente ben altri problemi io percepisco come importanti che essere precisi e puntali nel foraggiare chi ci sfrutta,perche ancora una volta le tasse e tutta una serie di invenzioni servono, foraggiano solo una parte di società.
Le tasse come detto prima, da bambini ci avevano insegnato che servivano per il benessere collettivo,oggi che viviamo in una società sempre più a regime privatizzato e dove fin anche si parla di privatizzare l'acqua mi si vuole spiegare il significato di tasse e perche oggi ???

Ed è chiaro che tutto è in tono provocatorio e non offensivo.
Saluti

noname
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MessaggioTitolo: Re: Gettiti e parole…   Sab Feb 13 2010, 16:16

Il vostro amore per le tasse è sinonimo di capitalismo.Innanzi tutto perché la prima forma di tassazione pecuniara fu quella imposta dallo stato assolutista alla nascita del capitalismo.
La "denarizzazione" del commercio divenuto intensivo.In secondo luogo svela l'oppressività che confermate poiché tassazione è coercizione.


Perché volete volete tutti le tasse?

La tassa sulla proprietà è una tassa non equa, và a punire i poveri.
Le tasse sul patrimonio lo stesso ( quando chi ha patrimoni artistici ad esmepio non vengono tassati ).
Le tasse come bolli, rc auto, le accise sulle bensiza, sono tutte a favore dei ricchi.
Si potrebbe scrivere ciò anche riguardo la sanità, l'istruzione...ma ciò è un percorso e indiritto e di lunga esposizione.

Poi la tassazione progressiva è al principio della lotta intra-classista.
Nell'antica grecia i ricchi erano onorati di pagare e coprire i debiti della polis.
Ciò era volontarista, poiché non erano obbligati dalla legge a pagare di più perché ricchi, ma dalla propria coscienza e dalla morale della polisi.
Ciò è qualitativamete diverso che obbligare un ricco a pagare.

Sappiamo bene poi che i padroni le tasse non le pagano, in legalità per leagevolazioni che hanno da contratto,altrimenti loro evadono a vero danno della nazione poiché il loro commercio è per definizione negativo, e di solito quando hanno i buffi se li fanno pagare dalla collettività.


L'unica strategia è difendere ed aumentare i salari dei pubblici, dare ai dipendenti privati i soldi interi in busta paga senza trattenute di alcun tipo, dare ampia manovra di evasione agli autonomi, colpire i capitalisti in ogni modo affinché i loro affari vadano in fumo, colpire i burocrati ed i politicanti affinché si dimettano e siano efficienti.

Solo questa è una strategia vincente ed unitaria ( SEMPRE PER GIUNGERE AL MENO PEGGIO, SIA EVIDENTE )


p.s. un dipendente pubblico non subisce ritenute di alcun tipo poiché i suoi soldi sono frutto delle tasse, ergo il suo stipendio è sempre e solo netto.

Ciò comporta che, strategiamente, l'aumento dei salariati pubblici ( uso questo termine per farmi comprendere poiché non esiste il settore pubblico , lo stato è privato sempre ) è funzionale solo e soltanto affinché in una diffusa evasione fiscale dei ceti medi lo stato clientelare e burocratico-partitico sia costretto a ridimensionarsi e a divenire efficiente.
Visto che sappiamo dove si tende a ridimensionarsi e dove di solito vengono fatti i tagli con ciò abbiamo bisogno di un sindacato irriducibile e tostissimo affinché i dipendenti "pubblici" non vengano lasciati in mezzo alla strada e l'autoritarismo si salvi il sedere.
Solo in questa chiave , con uno stato minorizzato e più efficiente, si potrà distruggere lo spreco statuale e il clientelarismo.
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Gaspare Serra



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MessaggioTitolo: Re: Gettiti e parole…   Dom Feb 14 2010, 14:40

IN RISPOSTA ALL’UTENTE “NONAME”…


PRIMO:
Tu parli di altre più prioritarie “ingiustizie”…
Ma forse non è un’ingiustizia che lavoratori dipendenti e pensionati siano “costretti” ad essere “fedeli contribuenti”, mentre si vedono “sbeffeggiati” dal proprio elettricista, barbiere, costruttore edile o commercialista che, al contrario, hanno la possibilità di ricorrere a tutti gli stratagemmi possibili per evadere le tasse???
Lo Stato (la gestione della “res pubblica”) ha inevitabilmente un costo: si pensi soltanto alla Sanità pubblica (anche abolendo tutti gli sprechi -che pure ci sono-, in un sistema di welfare state come il nostro la spesa sanitaria avrà sempre un’incidenza notevole sulle finanze pubbliche!).
Secondo te, dunque, è tollerabile che tale costo debba essere sopportato solo da una parte dei contribuenti???
Oppure, per restare al caso della Sanità, proponi di abolire la Sanità pubblica (in modo da abbattere le tasse), copiando il fallimentare modello americano oggi messo in discussione dallo stesso Presidente Obama (negli Usa si pagheranno pure meno tasse ma chi non si può permettere un’assicurazione sanitaria ben esosa può dimenticarsi di accedere ad interventi sanitari anche banali o di routine come un’operazione dell’appendicite o un’esportazione delle donzille???

SECONDO:
Personalmente:
a- non ho fatto un “elogio delle tasse” (anzi, ho denunciato che in Italia se ne paghino troppe!)
b- né ho proposto di fare “macelleria sociale” (facendo perdere dall’oggi al domani il posto di lavoro a 4 milioni di Italiani che lavorano in nero!).
Ho detto altro, ossia:
1- che le tasse “vanno pagate” (non esiste uno Stato al mondo “esentasse”!) ma non devono divenire eccessive ed intollerabili.
Poiché non è possibile ridurre a tutti le tasse (dato il nostro elevato debito pubblico), inoltre, ho sostenuto che occorre cominciare a ridurle alle fasce sociali medio-basse (ossia a chi è in maggiore difficoltà)
2- che occorrono anni per riaffermare la cultura della “legalità fiscale” e che, per far questo, necessita adottare la “politica del bastone” (non più della carota) contro i “grandi evasori fiscali” (coloro che evadono centinaia di migliaia -se non milioni- di tasse l’anno!).
Solo nel corso degli anni (almeno di un quinquennio), quando il livello di evasione si sarà notevolmente ridotto, si potrà immaginare:
- di ridurre le tasse a tutti
- e di vigilare maggiormente anche contro i “piccoli evasori” (che non avranno più “giustificazione alcuna” per evadere una volta che il fisco sarà divenuto meno oppressivo nei loro confronti!)



IN RISPOSTA ALL’UTENTE “ANONIMO” (………):


Le sue considerazioni mi appaiono alquanto pura “filosofia politica”…
Le tasse sono una “necessità” in una Società civile, poiché consentono allo Stato di funzionare, ossia di garantire a tutti i cittadini servizi e beni pubblici “indivisibili”, ossia:
- o che i privati non offrirebbero in quanto “fuori mercato”, non garantendo un adeguato profitto (si veda, ad esempio, il sistema di trasporti pubblici nelle aree più interne e periferiche del territorio)
- o inaccessibili ai cittadini meno abbienti (poiché troppo esosi: si veda, ad esempio, la sanità).
Lei, inoltre, dimostra:
- di non aver letto bene il mio articolo (né gli altri articoli in oggetto da me pubblicati sul blog “Spazio Libero”: http://spaziolibero.blogattivo.com )
- né di conoscere i miei gruppi facebook dedicati al tema del lavoro, alla politica ed al tema fiscale.
La mia proposta fiscale, infatti, è quella di “riequilibrare” il sistema:
- facendo pagare di più i ceti alti (anche contrastando l’evasione)
- e, di contro, garantendo “sconti fiscali” ai lavoratori (specie dipendenti e precari), ai pensionati (specie con pensioni inferiori ai 1000 euro mensili) ed alle famiglie (specie numerose).
Lei sa benissimo, inoltre, che non è lo Stato:
- né a determinare l’ammontare dei salari in un mercato libero
- né a poter decidere autonomamente di aumentare i salari (ovviamente stiamo parlando dei lavoratori privati, non pubblici).
L’unica cosa che lo Stato può fare, invece, è ridurre il “cuneo fiscale” (ossia la differenza tra il reddito lordo ed il reddito effettivo del lavoratore “al netto delle tasse pagate alla fonte”).
E’ proprio questo che io ho proposto: ridurre le tasse sul lavoro a beneficio esclusivo dei lavoratori (non delle imprese), in modo che questi possano percepire automaticamente salari reali maggiori (ossia più soldi in busta paga!).



IN RISPOSTA AD ENTRAMBI GLI UTENTI:


L’unica cosa che condivido con coi è lo “scetticismo” per le capacità ed intenzioni della politica di realizzare quanto da me proposto…
Le “probabilità” che la nostra classe dirigente (espressione di una immortale “politica politicante”) si faccia realmente carico dei problemi reali della gente e dei “bisogni” delle fasce sociali più in difficoltà è davvero misera!
Ad alimentare il mio scetticismo, del resto, è una semplice constatazione:
a- a dirigere la politica nazionale, nel nostro Paese, per tutta questa Seconda Repubblica sono rimaste pressoché le stesse personalità (al massimo alternandosi un po’ ai posti di comando)
b- e, almeno negli ultimi 17 anni, questa stessa classe politica ha dimostrato, alla prova dei fatti, tutta la sua “mediocrità” ed “inaffidabilità” (non una sola riforma degna di questo nome che si ricordi!).
Cosa mai ci dovrebbe far crede, allora, che queste persone, a partire da domani, riabilitino la propria fallimentare esperienza politica???

Un esempio può confermare quanto da me detto:
1- alle ultime elezioni politiche il Presidente Berlusconi aveva dichiarato a “Porta a Porta” (oramai il principale “Teatrino” della politica italiana) che, vinte le elezioni, tra le prime cose fatte avrebbe abolite le province;
2- appena pochi mesi fa lo stesso Premier aveva annunciato agi Italiani l’intenzione di ridurre il numero dei parlamentari, essendo il Parlamento così come composto un organo “pletorico e inconcludente” (queste le sue parole).
Bene: cosa è successo?
Quali iniziative legislative si sono concretamente assunte in merito?
Assolutamente nessuna! Il “vuoto di memoria” si è nuovamente rimpossessato dell’anima di chi ci governa!

La realtà italiana, purtroppo, è quella di un Paese in cui da decenni si discute di riforme di sistema (politiche, sociali, fiscali, economiche...), ma, ad oggi, il dibattito politico è ancorato ai temi:
- del processo breve (di Berlusconi)
- del conflitto d’interessi (sempre di Berlusconi)
- e della legge sulla par condicio (in ostio a Berlusconi)!

Che fare?
Come potere uscire da questa paralisi?!
La sensazione più comune che prova un semplice cittadino è certamente quella di “impotenza”: negli ultimi 15 anni, difatti, Destra e Sinistra si sono alternati al Governo senza risultati significativi!
A parer mio (senza voler insegnare niente a nessuno, poiché ciò non mi compete!) credo che “RESISTERE” a questa assurda condizione comporti anzitutto il dovere di informarsi e di informare, di mantenere viva una autonoma capacità di critica e di giudizio!
Occorre che ognuno di noi si faccia carico di “smascherare” l’ipocrisia di una politica che predica bene e razzola sempre e ancora più male!

Nell’articolo “Gettiti e parole”, in particolare, ho semplicemente cercato di dimostrare (numeri e statistiche alla mano) che, se il Governo intendesse legittimamente realizzare la riforma dell’Irpef annunciata, per lo meno:
- non dovrebbe illudere gli Italiani annunciando un taglio generalizzato delle tasse
- bensì dovrebbe ammettere di adottare un provvedimento a beneficio “quasi esclusivo” di 400 mila contribuenti (tutti di fascia sociale molto alta!) su un totale di circa 40 milioni!
L’unica cosa che non dovrebbe essere mai consentito (da parte dell’opposizione e del mondo dell’informazione) ad un Governo, infatti, è quella di “ingannare” spudoratamente gli Italiani (in tal caso, nascondendo la reale portata dell’annunciata riforma dell’Irpef!).

Il “problema italiano”, però, è che, lasciando perdere il ruolo dell’opposizione (oramai ridotta allo “stato vegetativo permanente”!), nel nostro Paese manca una “informazione libera” e pungente, “cane da guardia” del potere, in grado di fare degnamente il proprio mestiere senza lasciarsi troppo condizionare dalle conseguenze delle proprie denunce e dalle preoccupazioni per la propria carriera!
Per dirla con le parole di Campbel Brown (conduttrice di punta delle Cnn), in Italia sono venuti a mancare (finita la generazione degli Enzo Biagi, degli Indro Montanelli…) i giornalisti che “se il candidato A dice che fuori piove mentre il candidato B dice che fuori c’è il sole, semplicemente si affacciano a guardare…”.

Questa è la realtà, e ne sono consapevole…
Di fronte a questo, però, credete che forse sia meglio “stare zitti” e farsi gli affari propri, consapevoli delle colpe della politica e delle difficoltà di cambiamento???



Saluti,
Gaspare Serra
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MessaggioTitolo: Re: Gettiti e parole…   Dom Feb 14 2010, 20:01

Ciao gaspare110, non dobbiamo andare cosi lontano per portare esempi,io vivo in Olanda e qui la Sanità te la paghi,anche se poi il sistema fiscale(mi scuso per l'ignoranza di termini) ti rimborsa quanto pattuito nel pacchetto assicurativo che paghi ma appunto, ogni mese ti\mi devo pagare la quota dell'assicurazione che va da un minimo di 160 euro al mese in su,ogni mese.
Con 160 euro al mese si ha una copertura "MINIMA",questo vuol dire per esempio che l'assicurazione ti rimborza solo 250 euro di dentista l'anno e non oltre,è chiaro che 250 euro di dentista non sono nulla ma senza assicurazione non si può stare.
Visto che l 'Olanda oltre al piccolo problemino delle droghe,in realtà è una delle Nazioni più progredite del Centro Europa,porta di ingresso per le correnti Statunitensi,va da se che un certo progresso del resto d'Europa momentaneamente vorrebbe essere come l'Olanda escluso le droghe.
Dunque secondo me è da capire prima da che parte si sta andando e poi una volta veramente sicuri, allora batterci per qualcosa.
Dunque oltre il mio "lunatico" intervento,il problema in Italia secondo me ed è il problema di sempre,è l'innesto fallato che in essa lo Stato politico e culturale attiva.
Diminuire le tasse in Italia ?
Io sono il Cavallo della Fattoria degl'animali e ricordo tutto e so ancora oggi da dove si dovrebbe ripartire.
L'Italia è in Europa ma gl'Italiani no.
Ora tu o chiunque altro mi parli delle briciole che lo schiavo si deve accattare per andare avanti,io gli rispondo che ancor prima delle briciole bisognerebbe che tutti abbiano gli stessi diritti e dopo di che io magari sarei anche quello che sta attento alle briciole.
Dunque io non metto l'accento e non faccio la differenza tra chi paga le tasse e chi le evade ma pongo ancora l'accento sul perche in Italia una parte di individui e di mercato si è adeguato agli standar Europei,mentre un altra fetta di Italiani ed è quella stipendiata,operai,precari etc etc etc,è rimasta ai valori di vecchio mercato della Lira.
Io non sono in vena di carriere politiche ma amo la verità e la verità è questa.
Tu mi parli delle tasse e che sarebbe giusto che tutti le pagassero,mentre io mi batto nel mio piccolo ancora per ricordare agl'Italiani in quale truffa continuano nel navigare.
Meglio la Grecia in cui il popolo si è risentito, di questa truffa che l'Italia tace.
"scusami" ,er problema non è che er Panettiere evade le tasse ma er problema è che er Panettiere ha messo er costo del Pane al Kilo in base alle leggi Europee,mentre l'operaio continua nel ricevere lo stipendio secondo i vecchi valori Italiani.
Secondo te, io posso accettare un discorso come il tuo in questo contesto ??
Prima aggiustiamo queste cose,poi si, pensiamo anche a quello che dici tu.

Da come avrai dunque capito,io non sopporto passare una vita nel ereggere sostegni, affinche il Palazzo non crolli,visto che in realtà il problema è nelle fondamenta,preferisco buttare giu il Palazzo,farmi un culo cosi grande ma ricostruire il Palazzo dalle fondamenta.
Ciao ed alla prossima.
noname
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MessaggioTitolo: Re: Gettiti e parole…   Dom Feb 14 2010, 20:04

signor Giuseppe io scrivo in maniera del tutto autonoma ed in linea di pensiero con me stesso soltanto.Provo, per quel che posso ( ed alle volte voglio, che l'utile egoistico non nascondo ovviamente di averlo ) a seguire la Verità.

Gli unici beni fuori "mercato" sono i beni comuni , in parole povere la natura.
Ciò è , ad asser rigorisi, comunque falso poiché far sì che la natura venga conservata e rimanga usufruibile da tutti ne fa comunque un "mercato".
Solo sotto il capitalismo si può pensare al mercato monetaristicamente , in modo esclusivo.Cosa che facciamo.
Come mai se posseggo un quadro da 1 miliardo di euro ( avendo quindi un tale patrimonio ) esso non è tassatto...mentre se ho 400.000 euro in banca essi vengono tassati?
La cruda realtà è che non esiste un metro per calcolare equamente le tasse.Chiunque sta lì sopra è lì per deufradarci.
Oltre modo obbligare i più ricchi a pagare più tasse vuol dire due cose ( ipotizzando uno stato efficiente come lei desidera , ossia dove sia difficilissimo non pagare le tasse )
- meno ricchi
-meno lavoro

Purtroppo lei come altri vi concentrate sulla solita sentimentalistica , e frutto dell'individa , congettura che chi sia più ricco abbia rubato e debba risarcire; che ci sia l'obbligo alla solidarietà.
L'obbligo alla solidarietà uccide la solidarietà.

La sanità, la giustizia, l'istruzione sono MERCATO per definizione poiché venuti con l'uomo.
Lei crede che lo stato sia pubblico, ecco la sua falla logica e le sue elucubrazioni fideistiche.

Io so che lo stato impone il minimo sindacale creando disoccupazione.Sò che lo stato impone il minimo sindacale nella sua giurisdizione in barna alle differenti aree di quest'ultima.
Sò che lo stato devia e distorce il mercato libero che ci potrebbe essere senza di esso.
Sò che lo stato non è un'entità neutra ma clientelare e violenta, del tutto incoerente.

Le uniche tasse possibili sono quelle proporzionali. Dacché non c'è limite teorico/pratico che possa determinare quando si rientra in una fascia irpef o in un'altra dacché ciò è del tutto arbitrario ( ma tanto che ce frega se ce lo inventiamo? ) , come è del tutto arbitrario che esista il limite di diciotto anni imposto arbitrariamente a tutti per fare determinate cose , le uniche tasse possibili sono le tasse proprozionali.

Ciò lei crede vada contro i "poveri" e a favore dei ricchi. NO, questo è il problema.
I ricchi di oggi non sono ricchi per il loro acume, ricchi per il sacrificio che fanno, ricchi per l'ardire che mettono nell'aprire nuove frontiere di mercato.
Sono ricchi perché rubano, perché si fanno proteggere dallo stato, perché negano l'accesso ai loro settori creando cartelli corporativistici, sono ricchi perché non pagano le tasse anche, certo, sono ricchi perché i loro debiti vengono coperti dallo stato e restano sempre a galla senza fallire mai.

Questi sono i capitalisti.A loro espropiazione immediata, ma il lavoratore autonomo che non paga le tasse ( le paga le paga ) ha ben ragione di non pagare quel che riesce a evadere.

precisamente si chiama elusione fiscale non evasione, l'evasione la fanno solo i capitalisti.Altra pecca del suo discorso fazioso.

Ad ogni modo tutto questo discorso utopico che fa, perché di irrealizzabilità si tratta , non può sussistere se non si indaga il lavoro cosa sia in sé( 8 ore di lavoro e passa al giorno non si sono che viste, nella storia, con il capitalismo ; gli antichi "lavorano" molto meno).
Ecco perché si odia il datore di lavoro indiscriminatamente, e perché si tende a cercar di lavorare il meno possibile.Per via dell'alienazione che esso com-porta per forza di cose.

Inoltre senza capire cosa sia la mentalità capitalistica non si può che rimanervi all'interno.
Pensare che la democrazia sia un progresso, il televisore un progresso, i treni, gli aerei, persino l'eletricittà siano un progresso è senz'altro lecito, ma è manifestare accordo con il capitalismo.

Poiché, ignorando inoltre completamente i danni che tali realtà hanno innescato , si è abbandonata l'unica cosa che realmetne conta, ossia il vero.
Tant'è che se si facesse una domanda di tal fatta alla stragrande maggioranza dei contemporanei non saprebbero rispondere.Mi spiega allora come può credere di dar via a riforme/rivolte/gestioni sensate?

p.s. se necessita di una spiegazione la dò volentieri

p.p.s non esiste l'informazione libera in sé. L'informazione è sempre di parte.Sarebbe quindi auspicabile che la maggior parte ( o tutte ) le parti abbiano visibilità. Il ché, in regime statuale , è impossibile. D'altronde, mi permetta, i comunisti bordighisti hanno le loro pubblicazioni, i fasci anche, e molte altre settucole pure, come la mettiamo?
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Gaspare Serra



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MessaggioTitolo: UN'ULTIMA CONSIDERAZIONE...   Mer Feb 17 2010, 12:28

Nell'articolo su pubblicato, di per sé già lungo, non ho potuto affrontare tutti gli aspetti (diretti e indiretti) del problema...

Il punto centrale da cogliere, al di là delle proposte concrete, è comunque il seguente:

a- è possibile una riduzione delle tasse?

b- è opportuno concentrare tutti gli sforzi per abbassare la pressione fiscale sulle fasce sociali più deboli (le classi medio-basse, che di più hanno pagato il prezzo della crisi)?

c- infine, è possibile una lotta più efficace (senza se e senza ma, senza buonismi e senza giustificazioni) all'evasione fiscale (cominciando col perseguire, ovviamente, i "grandi evasori")?

A mio avviso la risposta è "SI" a tutte e tre le domande!

Se si è d'accordo su questo, al di là dei dettagli, si può ragionevolmente discutere di tutto il resto...
Altrimenti vuol semplicemente dire che si ha, legittimamente, visioni diverse della politica e della società!

Il problema che sento da semplice cittadino è il fatto di non vedere nessun accordo su tali tre questioni da parte della politica:
- il centrodestra concentrale tradizionalmente le proprie attenzioni sulla politica del "meno tasse per tutti" (tra l'altro,ad oggi, praticamente inattuata....), mostrando, però, poca attenzione per le fasce più deboli e quasi "disinteresse" per la lotta all'evasione!
- il centrosinistra, dal canto suo, si mostra da sempre più attento ai bisogni delle fasce sociali più deboli e più deciso nel contrasto all'evasione fiscale ma rischia sempre, con le sue politiche, di incrementare (piuttosto che ridurre!) la pressione fiscale!

Un quarto punto che non ho citato (ma che ritengo "fondamentale" da ogni punto di vista!) è quello della riduzione degli sprechi e delle inefficienze della pubblica amministrazione: in pratica, della riduzione dei "costi della politica", condizione co-essenziale per poter procedere ad una significativa riduzione delle tasse!
Sul punto, per conoscere meglio le mie idee e proposte, mi limito a rinviare:
- alla pagina del blog "Spazio Libero", su http://spaziolibero.blogattivo.com/g-s-b1/18-SPRECHI-PRIVILEGI-ED-ENTI-INUTILI-primo-abolire-le-province-b1-c13.htm
- oppure al gruppo facebook "Riformiamo lo Stato, rinnoviamo la politica, ravviviamo la democrazia", su http://it-it.facebook.com/group.php?sid=26b6b239cae5fe7f39ade08ff9eef8db&gid=62981451472

Molti giudicano improbabile che questi buoni propositi siano fatti propri dalla nostra attuale classe politica.
Condivido le loro preoccupazioni!
Da semplice cittadino ed analista, però, il mio compito non si può ridurre alla sterile ed inutile protesta!
Per questo occorre dimostrare ad una classe politica "inetta ed incapace" che esistono idee e progetti alternativi a quelle oggetto di critica!
Questo è quello che, senza pretese, cerco di fare: dimostrare che "un'altra Italia è possibile"!

Se la nostra classe politica (o, forse, se il nostro stesso Paese) è all'altezza di quello che potrebbe essere, invece, è tutt'altra storia...
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MessaggioTitolo: Re: Gettiti e parole…   Mer Feb 17 2010, 16:22

La pressione fiscale massima in Italia raggiunge il 70% tra imposte dirette e indirette.
Chi è esentato dalle imposte dirette poiché con reddito troppo basso paga ugualmente intorno al 25 % di tasse ( zingari o clandestini ad esempio, il ché significa che anch'essi sono contribuenti... ).

Cosa si riceve in cambio?Disservizi.
NOn si possono ricevere servizi adeguati perché l'alta pressione fiscale serve per pagare gli statali di ogni tipo, dal più piccolo al più grande ( più i compensi sottobanco...)

Lei sbaglia visione.
Chiede meno tasse, ma vuole questo sistema.Se dice poi che la sinistra si interessa delle fasce più deboli ciò è inoltre falso, dato che è solo una facciata; come quando si dice che la destra si interessi a liberalizzare il mercato quando non fa che irrigidirlo a favore della sua cerchia di uomini fidati a cui tutto è permesso.

Tasse al 10% , proporzionali per tutti. E' studiato che questo è il limite massimo della tassazione.
Solo sotto la monarchia è possibile avere tasse così basse.
Accetta?
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Gaspare Serra



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MessaggioTitolo: IN RISPOSTA A .......   Mer Feb 17 2010, 19:43

La sua proposta di imporre tasse sul reddito proporzionali e con una sola aliquota del 10% la ritengo suggestiva ma improponibile:

1- perché la proporzionalità dell'imposta principale del nostro sistema l'Irpef, risulterebbe semplicemente contraria all'art. 53 della nostra Costituzione (oltre che, a mio avviso, ingiusta)

2- perché una sola aliquota Irpef del 10% farebbe saltare i conti dello Stato e ci porrebbe fuori dall'Unione europea.
Per realizzare una proposta simile, infatti, non credo che basterebbe nemmeno introdurre un sovrano assoluto che sostituisca la cospicua e costosa classe politica italiana: anche i sovrani, infatti, per governare un territorio hanno bisogno di una minima forma di pubblica amministrazione, che non credo si potrebbe finanziare facilmente con le poche entrate che una aliquota tale consentirebbe!

Sulla proporzionalità, dunque, sono nettamente in contrasto.

Sulla necessità di ridurre la pressione fiscale, invece, puoi trovare un mio accordo ma certo entro livelli più ragionevoli di riduzione, che non facciano saltare lo stato sociale.
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MessaggioTitolo: Re: Gettiti e parole…   Mer Feb 17 2010, 20:50

Le consiglio signor Giuseppe per cambiare parere sull' imposta progressiva i seguenti libri:

-Pascal Salin; La tirannia fiscale; Liberilibri edizioni

-Charles Adams; For Good and evil.L'influsso della tassazione sulla storia dell'umanità; Liberilibri edizioni

D'altronde l'imposizione tramite decreto legge della tassazione progressiva conduce alla contraddizione di questa Normale Legge del cosmo ( quindi non solo termo-dinamica):

ad ogni azione corrisponde una reazione equivalente e contraria.

Si soppianta la solidarietà reale; si toglie ogni motivo di responsabilità individuale; che quindi lo stato sociale venga distrutto è una necessità per la libertà di ognuno e la giustizia sociale poiché lo stato è per definizione parassitario e schiavista e giammai sociale, patina di cui si serve per rabbonirci e fregarci.Lo stato sociale è solo stato assistenziale, è clientelarismo.


Io ad ogni modo facevo solo notare come l'imposizione fiscale più bassa, costantemente, per definizione si può avere solo in monarchia.
Certo bisognerebbe rinunciare a molto, poiché in monarchia tante belle comodità di oggi non esisterebbero...come dice ciò è impossibile, convengo, d'altronde tale fase è stata appunto superata.
Faccio solo presente la contraddizione che espone e contrasto le vane speranze che ripone nei suoi/nostri oppressori.
Tutto qua.

Se fosse possibile uscire dall'unione europea sarebbe opportuno sfruttare tale oportunità in men che non si dica...

saluti
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