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 Campo antimperialista, Eurasia e Preve: che rapporti avete?

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kamo

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MessaggioTitolo: Campo antimperialista, Eurasia e Preve: che rapporti avete?   Sab Lug 07 2007, 15:18

Salute a tutti. Stimolato dalla discussione “Comunitarismo contro nazionalitarismo”, ho cercato di farmi un’idea sulle questioni sollevate navigando un po’ sulla rete e leggendo materiale vario. Mi sono trovato a discutere anche su blog con qualche compagno, e mi sembra di aver riscontrato in particolare due motivi di diffidenza nei vostri confronti sollevati: i rapporti con il Campo antimperialista e la presenza (collaborazione?) di Costanzo Preve (questione sollevata anche da Razumichin), molto criticato sulla rete a causa delle sue pubblicazioni per case editrici di estrema destra nonché per la sua collaborazione con "Comunitarismo" e soprattutto Eurasia (mi piacerebbe saperne di più oltre a quanto ho letto nella sezione “Comunitarismo contro nazionalitarismo”). Ci sarebbe forse anche un terzo motivo di diffidenza, cioè l’uso del termine “nazionalitario” ripreso anche da realtà come appunto “Comunità e resistenza” (ex "Comunitarismo"), ma per quel che mi riguarda la succitata discussione, con le vostre teorizzazioni da un lato e le reticenze (a parte la polemica che mi è sembrata vuota di contenuti e da quel che ho capito anche calunniosa) di Sandinista dall’altro, mi hanno fatto capire che si tratta proprio di due realtà distinte e separate.
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sankara

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MessaggioTitolo: Re: Campo antimperialista, Eurasia e Preve: che rapporti avete?   Mer Lug 18 2007, 02:11

Ciao Kamo,
su Preve ed Eurasia hai già letto le risposte a Razumichin in "comunitarismo contro nazionalitarismo"? Ci sono state altre aggiunte rispetto a quanto avevi già letto. Se dovessi avere altri interrogativi da porre in merito, siamo qui.

Quanto al Campo Antimperialista, abbi un po' di pazienza che ti risponderemo, così come sulla questione dell'uso del termine "nazionalitario" che vediamo ripreso da realtà verso le quali abbiamo assoluta disistima politica. Stiamo ultimando la preparazione del numero cartaceo (più altro che non manca). A presto
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sankara

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MessaggioTitolo: Re: Campo antimperialista, Eurasia e Preve: che rapporti avete?   Lun Set 10 2007, 03:04

Ciao Kamo, scusa il ritardo.
In merito alla tua domanda rimasta in sospeso. Non abbiamo alcun tipo di rapporti con il Campo Antimperialista. Ritenere legittime e sostenere politicamente le lotte di resistenza all'imperialismo per noi è un punto fermo, ma non basta a creare rapporti. Contano le modalità d'intervento politico, i rapporti che si stringono, le prospettive di senso sul perché essere anti-imperialisti.

Ebbene, del Campo non c'è mai piaciuta ad esempio la ricerca spasmodica dell'attenzione mediatica (ad es. con sparate politiche a fini di pubblicità, puntualmente a ridosso del loro campeggio estivo), peraltro oggetto di autocritica nel loro ultimo documento "32 Tesi per il rilancio del Campo Antimperialista" (documento dal quale, peraltro, ci sarebbero tante chicche teoriche e politiche, oltre che di forma mentis, da rilevare criticamente).
Non abbiamo condiviso poi certa disinvoltura in rapporti o comunque inciuci politici con (quantomeno) figure dell'area dell'estrema destra in nome dell'anti-americanismo, concetto per noi per più ragioni da respingere.
Constatiamo infine che sulla situazione italiana complessiva nulla dicono, in termini soprattutto di prospettiva politica, anche per contrastare l'imperialismo stesso pure in questa parte di mondo.

Sulla diffidenza che qualcuno può nutrire in merito al termine "nazionalitario", ti rinvio alle considerazioni di Alekos che ritrovi pure in questa stessa sezione ("Parliamo di Indi") alla voce "Il problema della sovranità e dell'indipendenza". Con l'occasione ti invito ad esprimere la tua. Saluti
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Rodolfo Loffredo



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MessaggioTitolo: Re: Campo antimperialista, Eurasia e Preve: che rapporti avete?   Ven Set 21 2007, 05:33

Sankara, tu dici: [...] Non abbiamo condiviso poi certa disinvoltura in rapporti o comunque inciuci politici con (quantomeno) figure dell'area dell'estrema destra in nome dell'anti-americanismo, concetto per noi per più ragioni da respingere. [...]
Se dobbiamo leggere: "...dell'anti-americanismo, concetto per noi per più ragioni da respingere" ci suona strano. Molto probabilmente c'è un "refuso" nel periodo. O no. / Si, lo so, non siamo contro Usa in quanto "americani" ma in quanto ecc. ecc. /Però quel periodo lo leggiamo male. Dovremmo agganciare "concetto" a "rapporti o comunque inciuci"? Rsvp!
Su Indipendenza di carta n.22, in copertina, c'è una colonnina di testo, al centro, che - bellissima - inchioda gli Usa. Come metterla? . rodolfo
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MessaggioTitolo: Re: Campo antimperialista, Eurasia e Preve: che rapporti avete?   Ven Set 21 2007, 12:19

Rodolfo Loffredo ha scritto:
Su Indipendenza di carta n.22, in copertina, c'è una colonnina di testo, al centro, che - bellissima - inchioda gli Usa. Come metterla? . rodolfo
Eccola.

«Una volta erano le colonie, oggi sono le sue basi militari e 2 milioni di soldati nel mondo a misurare la potenza di Washington». Così Chalmers Johnson, storico statunitense, nel suo ultimo libro “Nemesis: the last days of the american republic”. «Un tempo si poteva seguire l’espansione dell’imperialismo contando le colonie. La versione statunitense delle vecchie colonie sono le basi. Seguendo su scala globale i cambiamenti che riguardano le basi si può conoscere molto dell’“impronta” imperiale americana e del militarismo che l’accompagna (...). Forse nemmeno il Pentagono ne conosce il numero esatto. In alcuni casi sono i paesi a tenere segrete le loro basi USA, temendo ripercussioni imbarazzanti se venisse a galla la loro complicità con l’imperialismo USA». Secondo William Arkin, esperto di questioni militari «decine di migliaia di testate nucleari, centinaia di basi, decine di navi e sottomarini [USA, ndr] vivono in un mondo segreto». Cresce un nuovo tipo di basi –senza familiari e strutture loro destinate– nelle aree più remote dove mai c’era stata presenza militare USA. Washington negozia bilateralmente lo Status of forces agreement. Sigla protocolli d’intesa (accesso per velivoli e navi, immunità dei suoi cittadini, ecc.), accordi di «cooperazione», cioè agevolazioni o esenzioni del paese ospitante per gli USA: dal rifornimento carburante e merci in entrata esentasse, ai contratti d'affitto per le proprietà immobiliari, agli accordi di sostegno politico ed economico agli Stati Uniti, allo sgravio di responsabilità ambientali sull’inquinamento, eccetera. Intanto il nucleare USA lascia la Germania. Destinazione sud. Washington cancella la base di Ramstein dalla lista dei siti sottoposti a controlli periodici. Ora, tra i paesi europei al primo posto della classifica nucleare USA, c'è l’Italia.


Ultima modifica di Admin il Gio Feb 12 2009, 04:39, modificato 1 volta
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kamo

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MessaggioTitolo: Re: Campo antimperialista, Eurasia e Preve: che rapporti avete?   Ven Set 21 2007, 15:07

Grazie, Sankara, dei chiarimenti. Vedrò di leggere con più attenzione le "32 Tesi" a cui fai riferimento.

Per Rodolfo: che vuol dire rsvp? A me poi sembra che Indipendenza "respinga" il concetto di anti-americanismo (oltre che gli inciuci che ricordi), senza per questo venir meno al concetto di anti-imperialismo e al ruolo che rivestono in tal senso gli USA. In questo senso ho trovato ben fatto l'articolo di critica all'anti-americanismo (mi pare sia addirittura proprio questo il titolo) che ho letto sul sito. Certo, non sarebbe male se sul sito ci fossero ancor più articoli del cartaceo, magari anche solo quelli usciti in numeri più vecchi...
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Razumichin

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MessaggioTitolo: Costanzo Preve ed euroasiatismo   Mer Gen 14 2009, 00:58

Ritorno, dopo qualche tempo, sulle nuove posizioni politiche di Costanzo Preve. Vi ritorno perché sono rimasto negativamente stupito dalla chiara adesione all'ideologica eurasiatica, peraltro tanto netta quanto non argomentata, espressa da Preve nel libro "La quarta guerra mondiale" (2008) delle 'Edizioni all'insegna del Veltro' nota casa editrice di estrema destra.

Riporto alcuni passi significativi: "Per l'Europa, invece, l'eurasiatismo resta la sola possibilità strategica reale per garantirsi alleati che non intendano anche dominarla ed occuparla con basi nucleari. Un'Europa isolata ed eurocentrica è certamente un dato economico e culturale credibile, ma i dati economici e culturali sono insufficienti se ci si colloca all'interno di uno scenario geopolitico mondiale (...). Non vi è quindi alternativa all'eurasiatismo. (...) Ribadita l'ovvia evidenza per cui nella presente quarta guerra mondiale in corso l'impero USA tende ad un dominio geopolitico globale, sia pure con gradi di controllo differenziati (alcuni diretti, altri indiretti) e ribadita anche la tesi, certamente meno ovvia ma non per questo meno razionalmente argomentabile, per cui la soluzione eurasiatica è la più credibile (...)" (pag. 166/167).

"La prima operazione simbolica di questa quarta guerra mondiale in corso, almeno per quanto concerne l'Europa, è mirare a sostituire la manipolazione politologica Sinistra/Destra con la nuova esplicita opposizione tra fautori dell'euroatlantismo e dell'impero americano da una parte e fautori dell'euroasiatismo e oppositori dell'impero americano dall'altra". (pag.177).

Infine: "Ed una volta acquisiti questi tre concetti, si apre la discussione geopolitica, e allora l'eurasiatismo diventerà rapidamente più plausibile delle due alternative dell'euroatlantismo e del puro eurocentrismo difensivo. Una volta stabilita la preferenza geopolitica per l'eurasiatismo, si alzerà immediatamente il gracidio fastidioso delle cornacchie del PSIOP, per cui nessuna azione potrà essere condotta senza l'approvazione della redazione del "Manifesto", delle Fondazioni Culturali Ingrao-Rossanda e del Politicamente Correto Mondiale Unificato". (pag. 182/183).

Chiudo, riportando uno stralcio de "Le ragioni di un dissenso. Notazioni critiche a Costanzo Preve" ( agosto 2007, www.rivistaindipendenza.org ) di Indipendenza, ché mi sembra il giusto, indiretto, commento ai passi sopra citati:

"Costanzo Preve, in Italia, collabora con "Comunitarismo", "Eurasia", e in generale scrive articoli e pubblica libri prevalentemente, in questi ultimi tempi, per una serie di riviste e case editrici della "destra radicale". Rivendica questo come una scelta di libertà per l'espressione delle sue idee a prescindere dai luoghi e che queste idee, quindi, debbano essere valutate in sé. Tutto questo è legittimo sostenerlo, ma rimuove, a nostro avviso, un non detto che è intuibile con il buon senso ed è verificabile alla lettura. Quando realtà molto caratterizzate politicamente e culturalmente, qualunque esse siano, aprono a delle collaborazioni e quando case editrici, altrettanto caratterizzate politicamente e culturalmente, qualunque esse siano, decidono di spendere soldi per editare qualcosa, non avviene per compiacere la libera espressività creativa di un Costanzo Preve qualsiasi, ma per l'ovvia ragione che si individuano dei motivi di interesse e/o di ritorno politici e/o di affinità in questo. Questo spiega perché certuni pubblicano alcune cose e mai pubblicherebbero altro. Cambiando i soggetti editanti, cambiano gli indirizzi, ma non una logica assolutamente comprensibile e per la quale non c'è niente da lamentare".
Nel caso specifico, non c'è ora necessità di 'individuare' alcunché, giacché l'adesione alle tematiche della casa editrice, da parte dell'autore del libro, non potrebbe essere più esplicita e totale!
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IndividuoLiberato



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MessaggioTitolo: Re: Campo antimperialista, Eurasia e Preve: che rapporti avete?   Mer Feb 04 2009, 18:22

Ma in che rapporti è oggi Preve col Campo Antimperialista?
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Razumichin

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MessaggioTitolo: Preve/Campo Anti imperialista   Gio Feb 05 2009, 00:05

da quello che leggo su vari siti in rete e sulle riviste cartacee, mi sembra che Preve abbia ormai rapporti solo con quell'arcipelago che va dai comunitaristi ai fascisti dichiarati.
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IndividuoLiberato



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MessaggioTitolo: Re: Campo antimperialista, Eurasia e Preve: che rapporti avete?   Lun Feb 09 2009, 01:57

Razumichin ha scritto:
da quello che leggo su vari siti in rete e sulle riviste cartacee, mi sembra che Preve abbai ormai rapporti solo con quell'arcipelago che va dai comunitaristi ai fascisti dichiarati.
Che sia nella redazione del giornale dei comunitaristi è palese (c'è scritto), come è palese che pubblichi con due case editrici di destra, ma ho notato che ha scritto ultimamente un libro con la Manifestolibri.

Alcuni compagni mi hanno detto che sta ri-teorizzando il comunismo...staremo a vedere. Ma col Campo Antimperialista?
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Guinness



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MessaggioTitolo: Re: Campo antimperialista, Eurasia e Preve: che rapporti avete?   Lun Feb 09 2009, 12:53

Magari tornerò per discutere, per ora ci tengo a sottolineare che "insegna del veltro" non è "estrema destra".

Chi usa quella categoria è o ignorante o in cattiva coscienza.

Questo per dire, che dare giudizi sulle persone in base a cose del genere non solo è ridicolo ma deleterio.
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IndividuoLiberato



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MessaggioTitolo: Re: Campo antimperialista, Eurasia e Preve: che rapporti avete?   Gio Feb 12 2009, 03:44

Guinness ha scritto:
Magari tornerò per discutere, per ora ci tengo a sottolineare che "insegna del veltro" non è "estrema destra".

Chi usa quella categoria è o ignorante o in cattiva coscienza.

Questo per dire, che dare giudizi sulle persone in base a cose del genere non solo è ridicolo ma deleterio.
...non è una casa di estrema destra?! Ma hai mai letto i libri che pubblicano?!
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alekos18

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MessaggioTitolo: Re: Campo antimperialista, Eurasia e Preve: che rapporti avete?   Mer Feb 18 2009, 02:17

IndividuoLiberato ha scritto:
Razumichin ha scritto:
da quello che leggo su vari siti in rete e sulle riviste cartacee, mi sembra che Preve abbai ormai rapporti solo con quell'arcipelago che va dai comunitaristi ai fascisti dichiarati.
Che sia nella redazione del giornale dei comunitaristi è palese (c'è scritto), come è palese che pubblichi con due case editrici di destra, ma ho notato che ha scritto ultimamente un libro con la Manifestolibri.

Alcuni compagni mi hanno detto che sta ri-teorizzando il comunismo...staremo a vedere. Ma col Campo Antimperialista?
Quel che è palese, purtroppo, è che da alcuni anni Preve collabora con diverse riviste nonché case editrici (più di due) della destra radicale, le quali –bisogna riconoscerlo visto il target– investono soldi non per Preve e non proprio per ragioni commerciali, ma per un 'ritorno' politico. Quel che è palese, purtroppo, è che parte sostanziale del contenuto politico attuale di ciò che Preve scrive (basta leggere...) spiega il perché di queste collaborazioni: condiscendere e sottoscrivere posizioni comunitariste-eurasiste gli ha aperto le porte di settori di fascisteria esplicita e non.
Con la Manifestolibri non mi risulta che Preve abbia scritto alcunché di proprio, come autore. So che ha trovato spazio in un paio di libri di natura storica (sui marxismi in Italia e sul '68 ) scritti (per la Manifestolibri appunto) da persone che conosce da anni... Questo per le mie conoscenze.

Sulla ri-teorizzazione del comunismo. In libri ed anche libretti editi anni fa dalla CRT, Preve poneva a diverso livello (filosofico, politico, economico, sociale, ecc.) dei nodi importanti, se non decisivi, per chi intende agire per una prospettiva di società non capitalista. Ma per far questo, diceva, dal comunismo era necessario "congedarsi" per una serie di notazioni teoriche e storico/politiche che a suo parere avevano determinato l'implosione del "comunismo storico novecentesco" ben oltre i confini sovietici e che non erano liquidabili con fuorvianti argomenti (categoria dell'errore e del tradimento, innanzitutto). Penso, ad esempio, al lavoro di analisi (svolto peraltro non dal solo Preve) a motivare l' «insufficienza scientifica nella teoria economica di riferimento» e la correlata «impotenza della teoria politica di riferimento». Svariati gli scritti al riguardo. Pur riconoscendo dei meriti storici a "quel" comunismo, proprio il suo esaurimento 'interno' lo aveva portato a sostenere che: «...il presupposto per una credibile prospettiva anticapitalistica futura è, fra le altre cose, il congedo irreversibile dal comunismo, da considerare come un grande fenomeno storico, legittimo ma anche compiuto, cioè concluso» (in "Contro il capitalismo, oltre il comunismo", CRT, 1998. I corsivi sono dell'autore). Era interessante lo stimolo per un'uscita 'a sinistra' e non 'a destra' (per giocare con queste categorie politiche...) di questo "congedo" posto in funzione della ricerca di una adeguata forma di opposizione al capitalismo. Stimoli che a mio avviso restano, nonostante le evoluzioni (meglio: involuzioni) del Preve di alcuni anni a questa parte...

Ciò detto, se la ri-teorizzazione del comunismo è lo sviluppo di quello che ha scritto ultimamente su Marx, e cioè che si tratta del «primo pensatore comunitarista», beh stiamo freschi. Sarebbe interessante chiedergli perché, per anni, abbia sostenuto esattamente il contrario, parlando di individualismo di Marx («...Marx è in effetti un episodio della storia dell'individualismo radicale, anche se questa affermazione suona strana e paradossale, perché va contro pregiudizi tenacissimi», in "Individui liberati, comunità solidali", 1998). Un aspetto, questo, dell' «interpretazione di Marx in termini di pensatore della libera individualità, e non di un annunciatore di un collettivismo organicistico dipinto di rosso», che lo stesso Preve ha affrontato in saggi di inizio anni Novanta ("L'assalto al cielo. Saggio su marxismo e individualismo", 1992 e " L'eguale libertà. Saggio sulla natura umana", 1994).

Temo, insomma, che questa intenzione di Preve di ri-teorizzazione del comunismo, se confermata dai fatti, sarà pesantemente condizionata dagli intervenuti avvitamenti teorici degli ultimi anni e dalle concessioni alle frequentazioni politiche del nostro. Paradigmatico, secondo me, resta un suo libro "Elogio del Comunitarismo" (edito nel 2006 per Controcorrente, altra entità della galassia editoriale della destra radicale) dove, a parte la ripresa di spunti riflessivi critici sul marxismo/comunismo ovviamente ben accolti 'a destra' (e del tutto avulsi dallo 'spirito' e dalla funzionalità di significato che potevano avere su ben altri e più pertinenti versanti politici e culturali) e passaggi espressivi coloritamente simpatici, al "dunque", nell'essenziale, c'era pochissimo e di banale sull'oggetto dell'Elogio. Ci è parsa, visto il tema ed il contenuto, un'operazione che, sotto una patina di intellettualità, mirasse a compiacere certi ambienti ed alimentare un'aurea di credibilità politico/culturale per un concetto (quello di "comunitarismo") caro alle destre. Questo, ripeto, senza che emergessero nel testo elementi significativi, fondativi e costitutivi, di legittimazione politica e culturale di questa supposta idea-forza.
Può non essere sorprendente questo, riflettendo su quanto lo stesso Preve scriveva nel su citato saggio "Individui liberati, comunità solidali": «...Se personalmente fossi costretto a scegliere in modo 'digitale', premendo cioè un tasto, sceglierei come male minore il "comunitarismo", che contiene almeno alcuni timidi elementi di critica alla globalizzazione imperialistica. Ma questo breve saggio è stato scritto appunto per rifiutare recisamente la dicotomia fra individualismo e comunitarismo, una dicotomia ancora più illusoria di quella già estremamente illusoria fra destra e sinistra...». (continua)
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alekos18

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MessaggioTitolo: Re: Campo antimperialista, Eurasia e Preve: che rapporti avete?   Mer Feb 18 2009, 02:32

IndividuoLiberato ha scritto:
Razumichin ha scritto:
da quello che leggo su vari siti in rete e sulle riviste cartacee, mi sembra che Preve abbai ormai rapporti solo con quell'arcipelago che va dai comunitaristi ai fascisti dichiarati.
Che sia nella redazione del giornale dei comunitaristi è palese (c'è scritto), come è palese che pubblichi con due case editrici di destra, ma ho notato che ha scritto ultimamente un libro con la Manifestolibri.

Alcuni compagni mi hanno detto che sta ri-teorizzando il comunismo...staremo a vedere. Ma col Campo Antimperialista?
(prosegue) Non sappiamo niente di preciso. Non abbiamo, del resto, mai stretto rapporti con il Campo Antimperialista (e sulle ragioni ricollegati anche a quanto diceva sopra, alcuni postati fa, Sankara e su cui in parte torno). Sappiamo chi sono e ci capita di leggere ciò che ci inviano per posta elettronica (cosa che facciamo in genere, per sapere, per informarci ed anche per parlare con la miglior cognizione di causa possibile). Al di là dell'aver ritrovato, in certi loro articoli, alcune posizioni di massima, di orientamento generale, che non possiamo non condividere visto che le sosteniamo e le diffondiamo da anni (significativa la loro evoluzione d'approccio sulla valenza della questione nazionale nei suoi risvolti politici), è l'insieme che non ci ha mai convinto e che forse è all'origine della crisi e dello sfaldamento interno di cui loro stessi hanno scritto e che ha fortemente ridimensionato quel gruppo.

Per farti un esempio: al tempo dell'aggressione imperialista statunitense all'Iraq (2003), al di là di una condivisibile posizione antimperialista e di solidarietà alla resistenza irachena, peraltro diffusa nell'area della sinistra radicale largamente intesa, non ci convinceva la loro piattaforma "anti-americanista", che metteva esplicitamente –in uno stesso calderone– amministrazione, apparati e tutta la cittadinanza statunitense. Non ci convincevano, poi, certe modalità operative di conduzione della campagna di appoggio alla resistenza irachena: da un lato –come dire– inciuci, convergenze, condivisioni a nostro avviso allacciate quantomeno un po' disinvoltamente (il riferimento è a figure –e relativa rappresentanza politica– provenienti da aree della destra radicale, esplicite e non), dall'altro modalità di comunicazione che, per la ricerca della pubblicizzazione massmediatica a tutti i costi, solleticavano l'attenzione giornalistica con dichiarazioni ed operazioni politico-pubblicitarie forti che facessero parlare di loro purchessia e che si ripercuotevano negativamente sulla stessa possibile capacità d'incidenza di campagne come quella a sostegno della resistenza irachena. Telegraficamente ricordo che, al tempo, Rifondazione Comunista (PRC) visse una spaccatura forte (al suo interno innanzitutto 'militante') proprio per la posizione da assumere sulla resistenza irachena. La valenza di quella campagna, quindi, avrebbe potuto essere molto interessante anche per effetti in politica interna, se pensiamo che la dirigenza del PRC era intenta ad un'operazione di avvicinamento all'Ulivo ed aveva necessità di ritagliarsi un'immagine gradita senza, possibilmente, determinare spaccature significative all'interno del partito. PRC aveva, tra l'altro, già avviato un'operazione "culturale" e politica al suo interno per la rimozione della categoria di "imperialismo" e la realtà dei fatti (dopo l'Afghanistan, l'aggressione all'Iraq) ne stava smentendo la fondatezza rivelandone tutta la natura e funzionalità opportunistica. Ci pensò il Campo, di fatto con il suo operato, a far ricompattare il PRC in chiara difficoltà sull'appoggio (anti-imperialista) da dare o meno alla resistenza irachena. I dirigenti di quel partito colsero la palla al balzo dell'avventurismo politico-operativo del Campo (anche con i suoi inciuci con certa fascisteria più o meno dichiarata) per sviare il nodo e gli sgraditi effetti...
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gorritxo

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MessaggioTitolo: Re: Campo antimperialista, Eurasia e Preve: che rapporti avete?   Gio Gen 12 2012, 16:10

Rispolvero questa discussione, sulla scia di un dibattito che sta prendendo piede in varie realtà di matrice comunista, nell'ambito delle giovanili (ma non solo). Accade sempre più spesso che alcuni tra i compagni più formati in senso antimperialista e anticapitalista si sentano attratti da realtà per così dire ambigue sul piano politico e culturale. Trattasi di soggetti e gruppi intenzionati a superare il neo-fascismo del dopoguerra, ma sulla base degli stessi nuclei concettuali, delle stesse idee-forza (Europa -o Eurasia- Impero, comunitarismo...), dello stesso retroterra culturale (Evola, Guènon, Dughin, Thiriart, Junger, Schmitt, Haushofer, Trubeckoj, Eliade, ecc.). L'opposizione all'imperialismo statunitense fa sì che questi soggetti si schierino dalla stessa parte degli antimperialisti in occasione di conflitti indotti, rivoluzioni colorate ecc. A questo si deve aggiungere l'opera di mimetismo politico che li contraddistingue, non da oggi. Completa il quadro la desolante rimozione delle categorie di imperialismo, antimperialismo, sovranità, patria, da parte della sinistra italiana e occidentale (salvo rare eccezioni), la cui principale conseguenza è un clima di isteria antifascista, in cui viene incluso nella categoria di "rossobruno", chiunque si azzardi a portare avanti questi concetti. Il risultato è quello di fare il gioco dei veri "rossobruni", dal momento che se si lanciano accuse con motivazioni ridicole, le persone intelligenti tenderanno ancor di più a essere attratte e irretite da chi se non altro dà prova di assumere posizioni corrette in politica estera. Per cercare di fare un po' di chiarezza riporto una elaborazione di alcuni interventi in risposta a un postato sul blog http://patriadelribelle.blogspot.com/ gestito da un esponente di spicco dei Giovani Comunisti Torino, coi quali Indipendenza collabora da un diverso tempo.

La sinistra occidentale (salvo rare eccezioni) ha da tempo abbandonato i concetti di antimperialismo, liberazione nazionale e sovranità, e così facendo ha di fatto abbandonato l'anticapitalismo. Si cita Marx come se fosse un testo sacro (dimenticano che sia pur geniale, sempre di un mortale si tratta, e come tale non infallibile), dimenticando -guarda caso- Lenin, Mao, e tutte le esperienze socialiste realizzate, nonché quali sono gli unici movimenti socialisti e anticapitalisti di massa in occidente (baschi, irlandesi, corsi, ecc.). In altre parole prevalgono solo quelle letture del marxismo che hanno tentato di prescindere completamente dal fatto nazionale (luxemburghismo, trozkismo, operaismo, negrismo). Esattamente quelle letture che sono rimaste confinate ai salotti o che hanno prodotto movimenti fallimentari.
Tuttavia il pericolo rosso-bruno non va sottovalutato, ma deve essere compreso sulla base dei contenuti e dei riferimenti culturali, che non sempre vengono esplicitati quando si parla di geo-politica. Esattamente ciò che i diffusori di dossier vari non sono in grado di fare, col risultato di rendersi ridicoli. Proverei a fissare dei punti:
- Parlare di patriottismo e sovranità è di per sé tutto fuorché ambiguo, altrimenti sarebbero tali pure la Resistenza o Che Guevara
- L'antimperialismo non è ambiguo. Difendere la sovranità dei paesi non allineati deve essere un punto fermo, a prescindere dalla valutazione del loro sistema politico.
- La costruzione del socialismo può e deve avvenire sulla base delle storie e delle culture di ciascun paese, non contro di esse. Sostenere vie differenti al socialismo non vuol dire auspicare per l'Italia l'adozione di quei modelli.
- Non ci si può formare la propria opinione su realtà come Libia, Iran, Siria, ecc. sulla base di quanto propinatoci dai media mainstram.
- Capire che, quando si è accerchiati e si subiscono embarghi o tentativi di destabilizzazione dall'esterno, il bivio è tra difendersi (restringendo inevitabilmente le libertà personali) o arrendersi.
- Distinguere l'eventuale critica legittima dei sistemi politici di questi paesi (sempre però sulla base dei precedenti punti), dal sostegno a chi attenta alla loro sovranità in chiave imperialista.
- Rigettare l'idea che le democrazie liberali occidentali siano il miglior sistema possibile, quello a cui tutti devono tendere, e soprattutto che siano l'unica reale forma di democrazia
Che cos'è invece ambiguo sul serio, e da cui bisogna stare lontani (non senso di non leggere per paura di contaminarsi, nel senso di prospettare connubi politici e roba del genere)?
- Tutta la retorica intorno alla costruzione di un grande spazio geo-politico europeo, o peggio eurasiatico, presentato come unica via per contrastare l'imperialismo atlantico. Tra antimperialismo e alter-imperialismo c'è una bella differenza. Per questi gruppi la rivendicazione della sovranità nazionale è puramente strumentale, dato che l'obbiettivo è un suo superamento in chiave imperiale.
- Ogni fittizia distinzione tra capitalismo finanziario (cattivo) e capitalismo industriale e produttivo (buono).
- Tutta la retorica intorno a radici spirituali comuni dei popoli eurasiatici, mutuata dal cosiddetto pensiero tradizionale, in primis quello di Evola.
- La centralità di concetti quali talassocrazie e tellurocrazie, che implica il fatto di fissare i caratteri culturali come se questi fossero un dato immodificabile ed ereditario. In altre parole razzista.
- La rivalutazione del concetto di Impero (senza imperialismo, sic!)
- Il comunitarismo, una categoria politica estremamente vaga sul piano teorico, e dai contenuti irricevibili sul piano pratico.

Su Preve il discorso è complesso e la valutazione non può che essere articolata.
Partirei col dire che si tratta di una figura intellettuale di grandissima statura, che nel corso degli anni ha dato un contributo fondamentale nell'interpretare la storia del comunismo storico novecentesco, nonché su alcuni nodi culturali e filosofici relativi al pensiero di Marx e al marxismo. A un certo punto però c'è stata la svolta comunitarista, in contraddizione peraltro con alcune delle tesi sino a quel momento sostenute. Una svolta avvenuta non casualmente in coincidenza con l'inizio di nuove frequentazioni politiche ed editoriali. A tale proposito, è evidente che se una piccola casa editrice connotata ideologicamente ti fa pubblicare un libro, lo fa perché pensa di ottenere un ritorno politico, non certo per motivi economici, né in nome della libertà d'espressione.
Ora, il concetto di comunitarismo è storicamente patrimonio culturale degli ambienti politici neo-fascisti. Poter contare su uno dei massimi studiosi del marxismo su scala mondiale che ti propone una nuova concezione di Marx e del comunismo in chiave comunitarista diventa una forma di pubblicità e di legittimazione (agli occhi di alcuni per lo meno) mica da poco.
Fa riflettere poi che, leggendo i testi di Preve che dovrebbero trattare proprio del comunitarismo, di questo se ne parla poco e in maniera talmente vaga da non riuscire mai a definirlo e a sostanziarlo, se non come alternativa all'individualismo. Una dicotomia, quella individualismo-comunitarismo, che in passato lo stesso Preve aveva definito illusoria. Discutibile è poi il fondamento marxiano di questo comunitarismo, ovvero la concezione dell'uomo come "ente naturale generico", che presupporrebbe una comunità umana mondializzata. Una prospettiva tra l'altro nella quale vi si potrebbe far rientrare tutto e il contrario di tutto in termini culturali e di assetti e modi di produzione sociali. Ci si chiede quindi a che pro insistere su una categoria i cui contenuti e le cui articolazioni sono tutti da definire. Preve ha inoltre aderito a una versione sia pure edulcorata dell'eurasiatismo (una concezione a suo dire "geo-politica" e "difensiva", non "culturale"), categoria che in determinati ambienti politici viaggia sempre a braccetto con quella di comunitarismo.
Infine sul superamento della dicotomia destra-sinistra:
- a seconda dei contesti storici e culturali, destra e sinistra sono state riempite di contenuti assai differenti. Sono quindi esistite le destre e le sinistre, a volte anche nello stesso paese e nello stesso frangente storico
- è innegabile che oggi in Occidente la destra e la sinistra genericamente intese si rivelino solo due varianti del pensiero liberale
- è altrettanto innegabile che in altri contesti (es. America Latina) sono categorie che hanno ancora una loro validità intrinseca, così come avvenuto in passato anche nello stesso Occidente
- infine, per quanto svuotate di contenuti, la destra e la sinistra dei paesi occidentali continuano a essere percepite da molte persone come identità fondamentali
Alla luce di questo, da un lato è sacrosanto mettere in discussione la logica del bipolarismo. Dall'altro però non bisogna incorrere nella trappola di vedere come naturale e automatica la convergenza di chiunque contesti il sistema attuale, come se bastasse essere contro qualcosa per condividere un'orizzonte culturale e politico. Tra chi contesta il sistema avendo come progetto politico l'Eurasia, l'impero, il comunitarismo, ecc. e chi invece porta avanti un discorso autenticamente patriottico e inter-nazionalista, non vi sono spazi per connubi possibili, essendo le rispettive progettualità e i rispettivi orizzonti culturali assolutamente antitetici. Ora, in questo caso Preve, pur partendo dalla condivisibile constatazione di ciò che sono oggi in Occidente destra e sinistra, omette questo punto fondamentale, aprendo così di fatto (e nei fatti) a quei connubi di cui si è appena detto.

Su Indipendenza tra l'altro sono numerosi gli articoli che trattano di questi argomenti, smontando pezzo per pezzo sia le teorie rossobrune, sia il presunto antifascismo di chi la butta in caciara includendo chiunque parli di patria e sovranità nella categoria. Questo sia a beneficio di chi vuol capirne di più, sia di chi, non avendo mai letto nulla di noi, ci accusa di essere comunitaristi, eurasiatisti e quant'altro.
Sul sito internet potete trovare:
- Comunitarismo, Eurasia, Impero. Le ragioni nazionalitarie di un rifiuto (prima e seconda parte)
- Comunità contro comunitarismo
- Fascismo contro nazione. Storia e attualità di una strumentalizzazione

Tra i più recenti (presenti solo sul cartaceo)
- L'idea di comunità: teoria, ambiguità, contaminazioni (n. 29)
- Quale antifascismo? Tra smarrimenti, involuzioni, attualità (n. 31, quello in uscita in questi giorni)

Infine segnalo sul nostro forum le seguenti discussioni sul tema
http://indipendenza.lightbb.com/t28-comunitarismo-contro-nazionalitarismo
http://indipendenza.lightbb.com/t924-quale-azione-politica

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MessaggioTitolo: Re: Campo antimperialista, Eurasia e Preve: che rapporti avete?   

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Campo antimperialista, Eurasia e Preve: che rapporti avete?
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