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 Oltre la solidarietà ai braccianti neri di Rosarno

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alekos18

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MessaggioTitolo: Oltre la solidarietà ai braccianti neri di Rosarno   Mar Gen 26 2010, 23:12

Dopo i fatti di Rosarno.
Oltre la solidarietà alla rivolta dei braccianti neri
E' il caso di tornare a riflettere e confrontarsi sui fatti accaduti a Rosarno.
E' possibile che, 'a monte' della rivolta degli immigrati africani in reazione alle aggressioni subite, vi siano stati interessi particolari della 'ndrangheta nei suoi intrecci e contorni poco chiari con la politica istituzionale locale e soprattutto 'centrale'. E' possibile, quindi, che i fatti di Rosarno siano inscrivibili in una 'logica' ben diversa da quella che apparirebbe e da legare (in continuità o come sviamento/alleggerimento?) con la bomba fatta esplodere lo scorso 3 gennaio davanti alla Procura di Reggio Calabria, un avvertimento –così è stato detto– rispetto all'arresto di latitanti e soprattutto contro recenti sequestri di beni della 'ndrangheta. A questo forse si aggiungerebbe il recente ritrovamento di una macchina con armi ed esplosivi fatta ritrovare a cento metri dall'aeroporto di Reggio Calabria, nelle vicinanze del tragitto che doveva seguire il presidente della Repubblica Napolitano durante la sua visita nella città calabrese. Si tratta, non solo adesso, di un qualcosa che andrebbe ben investigato. C'è chi ha fatto notare come certe operazioni dello Stato anti-mafia, anti-'ndrangheta e via dicendo si siano storicamente concentrate su determinate 'famiglie' non toccando altre, quasi ci fosse una 'politica' di intervento alla luce di interessi che prescinderebbero da quel che altrimenti apparirebbe come repressione delle attività della criminalità organizzata. C'è chi parla del ritorno di forti interessi di alcune 'ndrine nell'agricoltura e chi ricorda che è in voga da alcuni anni la prassi, nella zona, di sollecitare la partenza degli immigrati stagionali ricordando loro che il loro servizio (di sfruttamento) è concluso con la chiusura della stagione della raccolta e che tale sollecito alla partenza avvenga con il linguaggio delle schioppettate. Chi avesse osservazioni o contributi informativi in tal senso farebbe cosa gradita se aprisse una nuova discussione al riguardo. Si tratta di un filone assolutamente importante questo delle manifestazioni regionali dei differenti ambiti della criminalità organizzata.

Qui adesso accantoniamo questi aspetti forse particolari che darebbero ai fatti una luce diversa, e concentriamoci su altro che vado ad esporre in estrema sintesi e su cui invito ad intervenire tenendone conto. Nel corso di un servizio andato in onda sul tg3 proprio nei giorni successivi agli incidenti di Rosarno, veniva intervistato un piccolo proprietario terriero di un agrumeto (nella fattispecie arance). Al giornalista indicava un muretto o un ponticello (non ricordo bene questo dettaglio) dove solitamente stazionavano –diceva– duecento lavoratori africani. In quei giorni, dopo gli incidenti, deserto. Lamentava i danni che ciò avrebbe determinato per lui se fosse durato nei giorni successivi. Dovendo pagare regolarmente dei raccoglitori, la spesa non valeva l'impresa, sosteneva. Tanto valeva lasciarle marcire sugli alberi. Integrerei questa vicenda esemplificativa che interessa l'agricoltura nazionale, particolarmente nel meridione, con una notazione da non sottovalutare. Si sa che, nei campi, per lo più nella raccolta (agrumi, olive, ecc.), si ricorre a manodopera in buona parte non-italiana. Chi cerca di evitare problemi nell'utilizzo 'al nero' di detta manodopera (paghe al ribasso, niente contributi, ecc.) ricorre a polacchi, romeni, eccetera, piuttosto che ai cosiddetti extracomunitari. In caso di controlli nei periodi di raccolta, è possibile 'correre ai ripari' regolarizzando 'a posteriori' un lavoratore dell'est europeo piuttosto che un clandestino "extracomunitario". Le conseguenze, in base al "pacchetto sicurezza" Maroni, possono essere pesanti. L'utilizzo degli uni piuttosto che degli altri è quindi indice, orientativo certamente, dello status economico di chi ricorre a detta manodopera.

Vi è quindi un insieme di nodi che emerge complessivamente dai fatti di Rosarno che, mutando quel che c'è da mutare, sono estendibili a tutto il territorio nazionale e riguarda tutto il comparto dell'agricoltura italiana. Il ricorso alla manodopera al prezzo più basso, che resta una forma di sfruttamento indiscutibile, è messa in atto da proprietari terrieri (perlopiù piccoli e medi) che risentono loro stessi delle condizioni di sfruttamento indotte dalla politica dei prezzi agricoli, che ha una sua filiera determinata dalla politica agricola comune europea, essa stessa a sua volta fortemente condizionata dagli interessi geoeconomici e geostrategici statunitensi. In una logica apparentemente assurda al buon senso ma che la ha alla luce delle politiche speculative estere e della condizione coloniale di questo paese, con l'aggravante –per il meridione d'Italia– di un disvalore aggiunto derivato dal colonialismo interno avviato a suo tempo da Casa Savoia e perdurante, nonostante le trasformazioni formali/istituzionali del sistema di potere dominante, nella continuità di una logica di accumulazione interna capitalista. Il tramite delle grandi imprese è la grande distribuzione che determina a livello di territori accordi di "cartello" nell'acquisto di prodotti a prezzi da strozzinaggio. Il proprietario terriero, dovendo far quadrare i conti, è portato immediatamente a tagliare i costi nell'assunzione al nero e alla paga più bassa possibile. Con il che determinando anche la disoccupazione di manodopera autoctona disponibile a svolgere lavori agricoli anche di raccolta, ma, giustamente, ad una 'giusta' paga e garanzia di diritti.
In quest'ultimo capoverso, abbiamo quindi tutti gli ingredienti di una filiera di cause, concause ed effetti che parlano di questione nazionale, che rimandano alla necessità di una proposta nazionalitaria di liberazione, con una capacità di visione che, nazionalmente, veda l'insieme di chi agisce, vive e lavora su questa terra. Che ad esempio significa che certe problematiche sono conseguenza di uno stato complessivo (dipendente e coloniale) di questa nazione, ed anche delle dinamiche di sfruttamento intrinseche al sistema capitalismo. Non dimentichiamo mai l'assunto che qui telegraficamente richiamo, e cioè che l'atto dell'emigrare è, nelle dimensioni degli esodi biblici cui stiamo assistendo da tantissimi anni, un effetto di ritorno del colonialismo e dell'imperialismo di ieri e di oggi. Vi è una lunga catena (di cause e di perché) che non serve qui indicare, ma in cui, ad esempio, si possono ben ascrivere anche le guerre imperiali statunitensi in corso, che vedono diversi Stati subalterni (Italia inclusa) prone a concorrere con l'invio di loro truppe cammellate al seguito dell'alleato/padrone USA. Ma, ripeto, sono tantissimi i nessi capitalistici e/o imperialistici che, tra gli effetti devastanti, producono anche quello dell'emigrazione coatta e supersfruttata.

Tenuto conto di tutto ciò, l'invito alla discussione verte su questo nodo: come tenere conto in una prospettiva di lotta praticabile qui e adesso, parlando d'immigrazione
a) delle condizioni schiavistiche cui sono soggetti gli immigrati (quindi una critica non solo etico/morale, ma anche materialistica, di classe),
b) delle penalizzazioni forti cui sono sottoposti comparti di lavoro 'autonomo' significativo nel nostro paese,
c) della condizione di disoccupazione e precariato che anche per ulteriori ragioni sono costretti a subire cittadini italiani.

Non trovate che la questione immigrazione non possa essere affrontata disgiunta da una questione nazionale italiana (nodi della dipendenza, sudditanza a leggi e vincoli capitalistici ed imperialistici, fattiva assenza di una sovranità nell'adozione di politiche indipendenti effettivamente, ad esempio una ben diversa politica estera, rispondenti agli interessi di chi abita –autoctoni ed immigrati– questo paese)?
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tadiottof



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MessaggioTitolo: Rosarno   Mer Gen 27 2010, 01:12

Rosarno

- L'agricoltura occupa nei paesi industrializzati il 3 - 4% della forza lavoro e la produzione e' soddisfare i bisogni della popolazione occidentale; l'eccedenza viene regalata ai paesi più poveri oppure viene distrutta.
- L’industria nell’era post-industriale ha meno necessità di manodopera rispetto al passato e, come nell’agricoltura, la percentuale degli occupati è destinata a scendere a percentuali di una cifra.
Sono venute al pettine le contraddizioni del capitalismo.
Lo scontro oggi non e’ tra elettorato popolare ricco o povero, tra comunisti e capitalisti alla Don Camillo e Peppone (ci ricordiamo quante risate?), ma tra gente onesta e disonesta, malfattori e delinquenti.
I politicanti, che non hanno dimestichezza con i principi economici e che pensano di risolvere la crisi senza tener conto delle categorie marxiste, cioè forze di produzione, mezzi di produzione, modo di produzione, saranno destinati a fare leggi sbagliate e l’aggraveranno.
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MessaggioTitolo: Re: Oltre la solidarietà ai braccianti neri di Rosarno   Mer Gen 27 2010, 02:14

rimangono altre questioni che aggiungo e frammischio alle tre accennate:

d)diversità etniche ( che possono generare sempre incomprensioni ma anche incompatibilità nel loro declinarsi in situazioni sfavorevoli plausibilmente a causa di biechi comportamenti degli immigrati e degli ospitanti italiani )

e) il falso concetto di razzismo alla "politicamente corretto" ( si prenda ad esempio il caso Balotelli)

f) il buisness dell'aiuto ai disagiati di ogni tipo ( dalla caritas a qualsiasi altra istituzione )

Altro elemento che si tende a dimenticare è inoltre il fatto che la massa della popolazione se ne è sempre fregata della ri-voluzione, ed a ragione!
Ogni uomo mediamente vorrebbe vivere la sua vita in tranquillità.
Ciò è vero sempre, figuriamoci in questi tempi individualistici.
Ogni individuo ha, nel suo limite, la sua verità.
La verità in sé è universale quindi inesistente, ad ogni modo si declina nell'immanenza ( pena non essere affatto ) nei diversi gradi che richiede il mondo ossia nelle sue specificazioni qualitative e quantitative che richiedono ipso facto diseguaglianza, mentre essa è verità uguale per tutti ed IN tutti.
Travalicare le relative verità altrui in nome della propria verità relativa più grande ,poiché comprendente quella, è fascismo.
Finché avremo la "demo-crazia" parlamentarista ogni nostra azione politica sarà strumentale e comportante caos ed immoralità.

Per quanto riguarda la questione credo che una vera sovranità nazionale potrebbe risolvere:

a) in parte
b) in parte
c) in parte
d) in parte, ma dipende come ci si pone
e) dipende come ci si pone
f) in parte

L ' f potrebbe venir risolto completamente poiché è una questione prioritariamente culturale ( cosa è il razzismo insomma ) e si dovrebbe semmai riadattare il codice giuridico al riguardo.
Il d è anch'esso una questione culturale in sé, ma dipende ancora esclusivamente dall'esistenza statuale quindi potrebbe non trovare completa soluzione.
Gli altri no poiché la natura statuale in sé non ne permette la risoluzione, anche se vi potrebbe essere un forte miglioramento.

Putroppo senza inter-nazionalismo non si potrà risolvere. Il che è a favore dell'importanza dell'elemento nazionale in ogni dove affinché ciò sia realmente possibile, ma pone drasticamente davanti ai nostri occhi l'inattuabilità di tal possibilità fintanto che si ignori la natura del capitalismo che è il frutto finale della potenzialità della Materia Prima che dando all' esistere il mondo ne preannuncia la dissoluzione poiché ogni cosa che nasce muore ed il giovane invecchia.
Si potrebbe dire che il capitalismo è esistito in nuce da quando fu l'esistere.

Perché non c'è la ri-voluzione? Perché questa evidenza è scartata.
Se non fosse scartata, se fosse meditata e su di essa vertessero le nostre azioni ed i nostri ragionamenti questo mondo produrrebbe/causerebbe ciò che ci serve e porterebbe noi tutti a a trovare la possibilità di un cambiamento in meglio per la Libertà.
Chi segue l'errore sbaglia, pur non sapendolo e la verità è vera, non radicale.

Ognuno di noi prenderà fazione là o qua, e lo farà se non in un campo, in questo o nell'altro campo.
Non esistono le etichette fisse, esse sono trasversali, esse mutano al nostro spostamento assiale rispetto un diverso orientamento in cui noi portiamo ogni volta i nostri "bagagli" seppur di essi l'utilità varia nei nuovi contesti ed ugualmente la nostra consapevolezza.
Che sventura...

Io ribadisco che è ora di buttare Hegel nel cestino...poiché

il tradizionalista è un progressista ed il progressista un tradizionalista
il razzista è un buonista ed il buonista razzista.
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tadiottof



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MessaggioTitolo: chiarezza   Mer Gen 27 2010, 09:31

Dici che laverità è vera e anche che e' universale e quindi inestistente (???)
Di buttare Hegel nel cestino. Boh! Chi conosce Hegel? e che cosa c'entra con l'economia? Hegel non e' Marx. Non ha affrontato quanto Marx i problemi dell'economia.
Dici che non si parla di rivoluzione! E chi dovrebbe parlarne? Maroni? 2000snlp
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MessaggioTitolo: Re: Oltre la solidarietà ai braccianti neri di Rosarno   Mer Gen 27 2010, 12:12

Io non dico che non si parla di ri-voluzione.
Scrivo che è inutile parlarne poiché fintanto che si pretenderà di ri-voluzionare in nome di errori, qual mai potrà essere il risultato se non la reificazione del sistema nella sua impersonalità oggettivata?
Maggiore o minore tale partecipazione, tale è il risultato.
Meglio il minore , convengo, ci mancherebbe.

Comunque se esiste una posizione razzistica in Italia è perché essa ha motivo di esistere il ché è estraneo ad ogni concezione moralistica della vicenda.
Che una cosa, avendo una causa sia, è ovvio.
Il razzismo ha il suo "giusto" spazio.
Perché non si indagano tali motivi?Perché non ci si impegna nel risolvere tali cause invece di agire sulle conseguenze ( ed incrementare il caos in risposta)?
C'è una grave superficialità in questo atteggiamento; superficialità che fà aumentare l'infulenza dei destri in scuole e periferie.

La nostra nazione sta per perire...è Bene o è male?
Di solito si risponde sentimentalisticamente o si ignora la domanda o non si risponde per varie ragioni.
Qualunque siano le argomentazioni per avallare una risposta l'errore è scegliere.
Tutte e quattro è la risposta, nei giusti ambiti in cui tali risposte hanno valore. E vai alla grandiosa.

Chi sceglie è un eretico Wink
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Fernando Rossi



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MessaggioTitolo: Re: Oltre la solidarietà ai braccianti neri di Rosarno   Mer Gen 27 2010, 19:34

Facendo attenzione alle merci che ci circondano e ai prodotti che consumiamo ci accorgeremo che la gran parte sono prodoti in paesi dove il lavoro ha costi infimi e non è tutelato in alcun modo.
Questa è la globalizzazione costruita dall'imperialismo finanziario.
Personalmente ritengo che non ci si trovi in una "fase suprema del capitalismo" industriale ma in una fase "altra", non prevista nè prevedibile da Marx (conio ai privati, fine del rapporto moneta/oro, nuove fonti energetiche con l'avvento del petrolio che ha moltiplicato enne volte i margini di profitto, il potere del sistema mediatico globale di proprietà delle oligarchie finanziarie, ecc.).
Sovranità e indipendenza nazionale, sono gli unici bastoni che possiamo mettere nei loro ingranaggi.
Fatti salvi gli asili politici, le persone più giovani, colte e intraprendenti farebbero bene a dare battaglia politica, sociale ed economica (nonchè indipendentista e per la sovranità popolare) nel proprio paese, vittima del neocolonialismo e dell'imperialismo finanziario;...con l'aiuto nostro e di tutte le forze popolari degli altri paesi.
Nando
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iskra

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MessaggioTitolo: Re: Oltre la solidarietà ai braccianti neri di Rosarno   Gio Gen 28 2010, 10:19

Fernando Rossi ha scritto:
Facendo attenzione alle merci che ci circondano e ai prodotti che consumiamo ci accorgeremo che la gran parte sono prodoti in paesi dove il lavoro ha costi infimi e non è tutelato in alcun modo.
Questa è la globalizzazione costruita dall'imperialismo finanziario.
Il termine sarà démodé nella sinistra italiana ma parlerei ancora di imperialismo. "Globalizzazione" è un'operazione ideologica per non dire "imperialismo". Il livello finanziario è sicuramente importante ma non lo vedrei come "fase suprema". A dare direzione strategica è sempre il potere politico. Ricorderai ad esempio l'intervento dell'amministrazione Obama nel salvataggio di alcune banche americane piuttosto che altre.

Fernando Rossi ha scritto:
Personalmente ritengo che non ci si trovi in una "fase suprema del capitalismo" industriale ma in una fase "altra", non prevista nè prevedibile da Marx (conio ai privati, fine del rapporto moneta/oro, nuove fonti energetiche con l'avvento del petrolio che ha moltiplicato enne volte i margini di profitto, il potere del sistema mediatico globale di proprietà delle oligarchie finanziarie, ecc.).
Sovranità e indipendenza nazionale, sono gli unici bastoni che possiamo mettere nei loro ingranaggi.
La penso come te quando dici che ci troviamo in una fase "altra", non prevista nè prevedibile da Marx . Bisogna ben capirle le novità di questa fase. Su "Indipendenza" ho letto articoli interessanti in tal senso.
Ho poi evidenziato in grassetto le tue parole perché le condivido incondizionatamente. Ho maturato questo seguendo i fatti del nostro tempo e sulla scorta delle letture di "Indipendenza", di cui apprezzo analisi critica e ricerca propositiva.

Fernando Rossi ha scritto:
Fatti salvi gli asili politici, le persone più giovani, colte e intraprendenti farebbero bene a dare battaglia politica, sociale ed economica (nonchè indipendentista e per la sovranità popolare) nel proprio paese, vittima del neocolonialismo e dell'imperialismo finanziario;...con l'aiuto nostro e di tutte le forze popolari degli altri paesi.
Nando
Mi trovo d'accordo anche su questo, in linea di principio. Essendo però il bisogno economico la ragione prima dell'emigrazione (con cause politiche più di fondo: colonialismo ed imperialismo), la spinta del bisogno la vedo più forte della spinta ideale. Poi bisognerebbe avere una politica estera molto diversa, tipo Venezuela... Temo che "l'aiuto nostro e di tutte le forze popolari degli altri paesi" possa fare, ma non molto...
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Fernando Rossi



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MessaggioTitolo: Re: Oltre la solidarietà ai braccianti neri di Rosarno   Gio Gen 28 2010, 12:07

Non concordiamo sulla primazia del potere politico sul potere finanziario.
Napoleone Bonaparte (massone ma credibile quando , abbandonato, analizza ciò che gli è accaduto): "Quando un governo dipende dai banchieri per il denaro, questi ultimi e non i capi del governo controllano la situazione...."
Denis Healey (ex ministro della Difesa britannico): "Quel che accade nel mondo non avviene per caso. Sono eventi fatti succedere,...e la maggioranza di questi eventi sono inscenati da quelli che maneggiano i soldi."
(da Rvelazioni non autorizzate,di marco Pizzuti-il colossale inganno di una casta di banchieri che domina il mondo).
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gorritxo

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MessaggioTitolo: Re: Oltre la solidarietà ai braccianti neri di Rosarno   Gio Gen 28 2010, 13:30

La mia impressione (non sono ferratissimo sull'argomento) è che sia corretto non generalizzare troppo né in un senso né nell'altro: il potere delle banche e dei grandi gruppi finanziari è indubbio, così come è indubbia la loro capacità di decidere le sorti di molti paesi. Allo stesso tempo però concordo con iskra quando dice che è corretto parlare di imperialismo (americano). L'esempio di Obama che salva alcune banche e non altre mi sembra pertinente.
Vi sono poi le potenze emergenti come la Cina e la Russia, le quali analogamente agli USA mi sembra che siano nelle condizioni di dare una direzione strategica alla finanza.
Ecco, forse la differenza tra la potenza imperiale (USA) e le nuove potenze emergenti su scala regionale (potenzialmente imperialistiche) da un lato, e i paesi sub-dominanti o dominati dall'altro, sta proprio nella capacità/incapacità di porsi al di sopra del potere finanziario e di dirigerlo.

Riguardo invece ciò che diceva Fernando Rossi a proposito dell'immigrazione, è certamente vero che ci sono molti paesi in cui non ci sono guerre né condizioni economiche (leggi fame) drammatiche a tal punto da spiegare un'immigrazione così massiccia. Immigrazione che peraltro spesso toglie a quei paesi le loro migliori energie e conseguentemente la speranza di possibili cambiamenti. Questo però è dovuto anche alla colonizzazione culturale in salsa occidentaleggiante che il cosiddetto terzo mondo subisce da decenni. I ragazzini di questi paesi spesso crescono guardando la TV europea e americana, TV che veicola quotidianamente i (dis)valori del capitalismo: individualismo, materialismo ecc. Come pretendere quindi che possano desiderare di rimanere nei loro paesi a lottare per indipendenza e sovranità, anziché cercare benessere materiale e successo personale nel luccicante occidente?
Sia chiaro, questo discorso non ha nulla a che vedere con i casi drammatici di quei popoli che vivono in aree di conflitti o che sperimentano quotidianamente la fame.

Tornando invece al postato di alekos non posso che concordare. Sono chiare le responsabilità della PAC (Politica Agricola Comunitaria) nel determinare l'attuale situazione di degrado dell'agricoltura italiana. In linea con tutto ciò che arriva dall'UE, la PAC mira non certo alla qualità dell'agricoltura, alla sua sostenibilità e alla giusta retribuzione economica di agricoltori e salariati. Ha invece come unico scopo l'applicazione delle leggi del mercato, salvo una certa dose di protezionismo nei confronti dei paesi extra-comunitari.
Ecco quindi un altro terreno nel quale le rivendicazioni sociali passano necessariamente per la riconquista dell'indipendenza e della sovranità nazionale.
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noname

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MessaggioTitolo: Re: Oltre la solidarietà ai braccianti neri di Rosarno   Gio Gen 28 2010, 14:22

Una domanda,una questione, mi gira per la testa.
Senza che me ne rendessi conto sono passati 20 anni e 20 anni fa ero certo di dar contro all'Imperialismo Americano ed Imperialismo in genere,oggi invece che un qualcuno ha rimeso in moto la conquista del Pianeta Terra definitivamente,perche questa è stata l'evoluzione e nulla di meglio,mi domando se a questo punto non ci sia veramente bisogno di nascondersi dietro alla potenza o Democrazia Americana ??
Angosciante quesito ma oramai non ci si può nascondere ed evitare di vedere che il Pianeta Terra definitivamente e non una parte di terra in essa, è la metà della conquista odierna.
Io continuo nel fregarmene ed odio gli Stati Uniti ma è inevitabile tentare di pensare cosa accadrebbe nell'attuale scena Mondiale se gli Stati Uniti sprofondassero improvvisamente negl'abissi degl'Oceani ??!!
Sotto quale altro dominio passeremmo ???
Ammeno che non ci si voglia immaginare scene apocalittiche dove tutto ritorna ad un post primitivo ed in cui riformare il tutto,è ovvio che se oggi non ci fosse il dominio Americano ci sarebbe un altro dominio ed è questo il vero Dramma che da anni si è rimesso in moto e che porterà per forza ad una nuova planetaria Guerra,una vera cioè, Guerra Mondiale.
Se poi il tutto sia determinato dall'Economia,dalle Banche o da un idealismo, poco conta,quello che conta è che si è riaccesa la disputa finale per la conquista del Pianeta Terra ma ancora adesso causa le mie povere parole,il tutto sembra fuori luogo.
In conclusione : oggi si vive solo si si ha il protettore e questa non è una bella cosa.
Se non si ha il protettore si è prede del primo stronzo che passa e questo è il frutto segreto secondo me,del Nuovo Ordine Mondiale.
"il Nord Europa come gli Stati Uniti,oramai il possesso di un arma è diventata una prassi inevitabile."
La Sovranità Nazionale ?????
Oggi come oggi per me vuol significare solo Guerra in questo contesto planetario.
Quando si cresce o ci si pone subito sulla strada voluta o altrimenti per ritornare sulla strada voluta ci si esige sempre uno "Scossone".

Secondo me è questo sentire comune che agita e fa strada,i Cinesi,gl'Arabi,i Giapponesi,i Russi,gl'Iraniani,chi potrebbe essere il prossimo "Liberatore" e nuovo futuro Imperialista ???

Questa è la vera catastrofe con qui secondo me dobbiamo iniziare nel fare i conti prima che sia troppo tardi,si sono infrante le regole,si è uccisa la Democrazia in nome della riapertura dei giochi che tanto eccitano il Potere e la fantasia dei malati,la conquista del Pianeta Terra.

Noname
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MessaggioTitolo: Re: Oltre la solidarietà ai braccianti neri di Rosarno   Ven Gen 29 2010, 05:38

Si casca ancora nell'errore privato/pubblico.

Sì, la finanza è gestita dallo stato.
Crediamo peròforse che un politco gestisca la finanza? O la gestisca un burocrate, direttamente?
No.
La finanza è gestita dallo stato poiché lo stato fa le leggi.
Tutta la nostra vita è gestita dallo stato ad esempio.
Il fatto che le leggi vengano evase non è rilevante per quanto riguarda l'evasione, ma per quanto riguarda l'ambiente a cui tale evasione è permessa.
La nosta quotidiana evasione negli ambiti permessi è l'alimentare la falsa coscienza, la falsa libertà, è il perpetuare l'irradiamento della mentalità capitalistica, è creare nuovi punti focali dello stesso insieme affinché più e più ambiti si aprano cosicché anche un ipotetico attacco sia sempre laterale, sia sempre un'apertura ad un nuovo mercato

IL permesso che la finanza ha di evadere le leggi è una mancanza statuale?Tale permesso è in realtà un volere statuale.
Lo stato è un'impersonalità.
Lo stato è la privatizzazione del sociale, ergo perdite collettive guadagni privati.
Tutti corrono appresso alla ferula dello stato.Esso non ha nome.
Lo stato è stato creato affinché i padroni si tirassero fuori dal gioco, ma con tutte le possibilità affinché il loro volere fosse sempre garantito.
Difatti lo stato ha i politici che coprono; difatti lo stato detta legge.


Inolte una precisazione: le banche fanno denaro dal nulla in nome dello stato; ossia è lo stato che di sua spontanea volontà dà tale monopolio alle banche centrali.
Chi è lo stato? I padroni. evidentemente trovavano buono darlo alle loro banche.
Napoleone disse che i banchieri comandano lo stato...parlava innazitutto in un'epoca monarchica, e ciò è fondamentale per la diversità dell'analisi dacché battere moneta oggi ,senza copertura e con la democratizzazione vuol significare collasso economico e povertà.
Napoleone ad ogni modo fu una pedina.
Obama è una pedina.
Di chi ci si verrebbe da chiedere, no?
E' poi così importante mi chiedo io?
Sì, può esserlo. Ma dimentichiamo la natura del sistema.
Non ha né nome né capo, né colore né spazio.

p.s.
L'emissione di moneta è potere politico comunque, non finanziario, dacché la banca centrale è comunque uan banca nazionale poiché essa regola le banche insiste nel suo territorio Vedi la banca europea che ora controlla tuttel le banche centrali statuali.
Guardiamoci le percentuali di proprietà delle azioni della bce. Il fatto che la banca inglese sia proprietaria percentualmente di questa la dice lunga, poiché l'inghilterra non fa parte dell' unione in modo proprio.
la quota degli altri paesi è invece una quota di sottomissione. NOn si è propietari della banca centrale europea, si è compartecipi del suo fallimento, se fosse.
Tutto è giostrato su una ben nota politica in cui gli uomini hanno un peso.E' per questo che il N.W.O potrà forse essere un giorno realtà esteriore, ma già esiste.
E' il capitalismo imperialista che è trascresciuto irrealtando la vita quotidiana.

p.p.s.

Parlando di ferula dello stato...gli immigrati che qui ricevono pensioni di invalidità improvate, case popolari , che portanosi la propria famiglia appresso ricevono pensioni dallo stato senza aver contribuito , che hanno trattamenti sanitari agevolati, che hanno liste d'accettazione più rapide , non si servono forse dellos tato a propria tutela ed a proprio uso e consumo?
Ci vogliamo forse nascondere queste cose?
I fiji de na mignotta sono ovunque. La conformazione stuatale ci sta invogliando allo scontro.
I fasci prenderanno le parti degli italiani, i sinistroidi quella degli immigrati.
E' un fim già scritto.

Come non ci sarà unità d'intenti, ugualmente non ci sarà la ferma condanna degli immigrati pezzi di merda e degli italiani pezzi di merda perché si vorrà vedere la questione faziosamente.
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MessaggioTitolo: Re: Oltre la solidarietà ai braccianti neri di Rosarno   Ven Gen 29 2010, 08:05

Concordo con ...., ma vai a rileggere il mio intervento del 26 gennaio.
Sono convinto che i marxisti tutti abbiano lo stesso metro di misura, ma tra i politici, forse nel mondo intero, non ce ne sono piu'.
Ocalan forse e' stato l'ultimo.
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iskra

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MessaggioTitolo: Re: Oltre la solidarietà ai braccianti neri di Rosarno   Ven Gen 29 2010, 19:54

Fernando Rossi ha scritto:
Non concordiamo sulla primazia del potere politico sul potere finanziario.
Napoleone Bonaparte (massone ma credibile quando , abbandonato, analizza ciò che gli è accaduto): "Quando un governo dipende dai banchieri per il denaro, questi ultimi e non i capi del governo controllano la situazione...."
Denis Healey (ex ministro della Difesa britannico): "Quel che accade nel mondo non avviene per caso. Sono eventi fatti succedere,...e la maggioranza di questi eventi sono inscenati da quelli che maneggiano i soldi."
(da Rvelazioni non autorizzate,di marco Pizzuti-il colossale inganno di una casta di banchieri che domina il mondo).
Per quanto potente, una banca ha necessità di intrecciarsi nel sistema politico di uno Stato e, se vuol contare di più, sovranazionale. Cercherà pure di condizionarlo piazzando suoi "uomini", ma non vi può prescindere. L'imperialismo, "Indipendenza" dice bene sul punto, non è da vedere come un tutt'uno, ma ha radicamento in uno Stato. Quando a diventare imperialisti sono più Stati, i conti per la primazia si regolano anche con "guerre mondiali". Se si vede l'imperialismo come un blocco unitario di interessi tra Stati ed il pur importantissimo versante finanziario come fase suprema dell'imperialismo unitario, ci si trova spiazzati: ad esempio a capire i conflitti scatenati dagli USA nei Balcani, nel mondo arabo, in Asia. La geopolitica imperialista, che è conflittuale al suo stesso interno come si può ben vedere, nel 'dietro le quinte', tra i think tank (centri studi, pensatoi...) americani, traccia il "solco" e fa entrare in gioco varie sfere d'intervento (ideologico/massmediatica, politico/militare, economico/finanziaria...). Esiste una direzione strategica dotata di una visione d'insieme delle cose.

Dopo di che, Fernando, in relazione alla primazia, il rapporto tra potere politico e potere finanziario si diversifica a seconda degli Stati. In Italia uomini della finanza anglosassone occupano da molto tempo posti chiave. Agiscono in genere anche sul piano finanziario in sintonia con gli interessi strategici americani. Ma, appunto, l'Italia è soggetta al potere imperiale americano. Un conto è l'Italia, un conto sono gli Stati Uniti...
Sopra scrivevi dell'importanza della sovranità e dell'indipendenza nazionale. Su questo concordo totalmente. Mi auguro che ci siano sintonie extraforum con "Indipendenza" che svolge da anni, su questi temi, un lavoro politico di valore perché non si limita a porli (e già non è politicamente un fatto comune e scontato) ma, mi sembra ancora in solitudine, faccia un grandissimo lavoro di contenuto.
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aposkinhead

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MessaggioTitolo: Re: Oltre la solidarietà ai braccianti neri di Rosarno   Ven Gen 29 2010, 21:08

Fernando Rossi ha scritto:
Facendo attenzione alle merci che ci circondano e ai prodotti che consumiamo ci accorgeremo che la gran parte sono prodoti in paesi dove il lavoro ha costi infimi e non è tutelato in alcun modo.
Questa è la globalizzazione costruita dall'imperialismo finanziario.
Personalmente ritengo che non ci si trovi in una "fase suprema del capitalismo" industriale ma in una fase "altra", non prevista nè prevedibile da Marx (conio ai privati, fine del rapporto moneta/oro, nuove fonti energetiche con l'avvento del petrolio che ha moltiplicato enne volte i margini di profitto, il potere del sistema mediatico globale di proprietà delle oligarchie finanziarie, ecc.).
Sovranità e indipendenza nazionale, sono gli unici bastoni che possiamo mettere nei loro ingranaggi.
Fatti salvi gli asili politici, le persone più giovani, colte e intraprendenti farebbero bene a dare battaglia politica, sociale ed economica (nonchè indipendentista e per la sovranità popolare) nel proprio paese, vittima del neocolonialismo e dell'imperialismo finanziario;...con l'aiuto nostro e di tutte le forze popolari degli altri paesi.
Nando
devo ammettere che più ascolto il compagno Rossi, più lo apprezzo e lo ascolto volentieri....e mi dà speranza che anche chi è rimasto dentro il pdci ecc possa approdare su queste lande di "proletariato patriota", di sovranità popolare e nazionalitarismo.
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MessaggioTitolo: Re: Oltre la solidarietà ai braccianti neri di Rosarno   Lun Feb 01 2010, 17:39

(ricevuta in redazione)

Lettera aperta di Alessia Petraglia (Sinistra Ecologia Libertà)

COMPAGNO ROSSI, SULL'IMMIGRAZIONE NON INSEGUIAMO LA DESTRA

Caro Rossi,

per quanto ancora il centrosinistra dovrà inseguire la destra sui temi dell'immigrazione? In questi quindici anni di "berlusconismo" e leghismo il nostro paese è stato pervaso da un populismo becero che è penetrato nella società italiana. In questi anni ci è stato detto che il crescere della criminalità dipendeva dalla presenza degli immigrati, speculando sulla crescente insicurezza sociale ed economica di tanti cittadini e contribuendo alla frammentazione e all'isolamento sociale. Sono troppi anni che la destra, incapace di fare proposte concrete di governo, ci sfida su questo.

E noi? Il centrosinistra ha trovato un nuovo punto su cui lacerarsi, senza essere capace di ribaltare il piano della discussione. Noi siamo contro i CIE anche se fossero rispettati i diritti umani, cosa del resto fino ad ora mai accaduta. Cosa sarebbero questi piccoli centri gestiti da volontariato e mediatori nei quali dopo l'identificazione si potrà trovare lavoro e regolarizzazione? Il CIE ha per definizione come unico scopo quello di identificare ed espellere i trattenuti. La Bossi Fini prevede che non esista possibilità di regolarizzazione per chi è senza permesso di soggiorno e non risulta che esista in Parlamento una proposta di riforma della normativa nazionale sull'immigrazione.

Oggi in Toscana ci sono 309.651 stranieri residenti, di cui il 51% sono donne e 209.790 sono occupati. I titolari stranieri di imprese sono 21.978, il traino all'imprenditoria femminile è dato dalle cittadine straniere. Banca d'Italia stima che all'immigrato ritorna solo la metà delle tasse che paga in termini di pensione, sanità e prestazioni a sostegno del reddito. Sarebbe utile, piuttosto, cercare di rendere più facile la vita di queste persone, pensando ad adeguate politiche per regolare i flussi di ingresso degli stranieri sul territorio, velocizzando le pratiche per il rilascio e il rinnovo dei permessi di soggiorno e agevolando i ricongiungimenti familiari.

Si stima che la metà degli attuali stranieri residenti sia entrata in maniera irregolare (tra queste le badanti regolarizzate nell'agosto 2009), e non per questo erano delinquenti. In Italia comunque per chi commette reato esistono le carceri.

Le politiche dell'integrazione non sono un vuoto refrain, ma hanno aiutato a costruire convivenza civile, hanno permesso conoscenza, hanno fatto si che tanti stranieri si sentissero cittadini. Certo c'è ancora molto da fare, ma intanto rifiutiamo qualsiasi logica di apartheid e rivendichiamo con coraggio che noi siamo e facciamo altro: la Toscana è terra di diritti, accoglienza e solidarietà.

Alessia Petraglia
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MessaggioTitolo: Re: Oltre la solidarietà ai braccianti neri di Rosarno   Lun Feb 01 2010, 17:58

Admin ha scritto:
(ricevuta in redazione)

Lettera aperta di Alessia Petraglia (Sinistra Ecologia Libertà)

COMPAGNO ROSSI, SULL'IMMIGRAZIONE NON INSEGUIAMO LA DESTRA

Caro Rossi,

per quanto ancora il centrosinistra dovrà inseguire la destra sui temi dell'immigrazione? In questi quindici anni di "berlusconismo" e leghismo il nostro paese è stato pervaso da un populismo becero che è penetrato nella società italiana. In questi anni ci è stato detto che il crescere della criminalità dipendeva dalla presenza degli immigrati, speculando sulla crescente insicurezza sociale ed economica di tanti cittadini e contribuendo alla frammentazione e all'isolamento sociale. Sono troppi anni che la destra, incapace di fare proposte concrete di governo, ci sfida su questo.

E noi? Il centrosinistra ha trovato un nuovo punto su cui lacerarsi, senza essere capace di ribaltare il piano della discussione. Noi siamo contro i CIE anche se fossero rispettati i diritti umani, cosa del resto fino ad ora mai accaduta. Cosa sarebbero questi piccoli centri gestiti da volontariato e mediatori nei quali dopo l'identificazione si potrà trovare lavoro e regolarizzazione? Il CIE ha per definizione come unico scopo quello di identificare ed espellere i trattenuti. La Bossi Fini prevede che non esista possibilità di regolarizzazione per chi è senza permesso di soggiorno e non risulta che esista in Parlamento una proposta di riforma della normativa nazionale sull'immigrazione.

Oggi in Toscana ci sono 309.651 stranieri residenti, di cui il 51% sono donne e 209.790 sono occupati. I titolari stranieri di imprese sono 21.978, il traino all'imprenditoria femminile è dato dalle cittadine straniere. Banca d'Italia stima che all'immigrato ritorna solo la metà delle tasse che paga in termini di pensione, sanità e prestazioni a sostegno del reddito. Sarebbe utile, piuttosto, cercare di rendere più facile la vita di queste persone, pensando ad adeguate politiche per regolare i flussi di ingresso degli stranieri sul territorio, velocizzando le pratiche per il rilascio e il rinnovo dei permessi di soggiorno e agevolando i ricongiungimenti familiari.

Si stima che la metà degli attuali stranieri residenti sia entrata in maniera irregolare (tra queste le badanti regolarizzate nell'agosto 2009), e non per questo erano delinquenti. In Italia comunque per chi commette reato esistono le carceri.

Le politiche dell'integrazione non sono un vuoto refrain, ma hanno aiutato a costruire convivenza civile, hanno permesso conoscenza, hanno fatto si che tanti stranieri si sentissero cittadini. Certo c'è ancora molto da fare, ma intanto rifiutiamo qualsiasi logica di apartheid e rivendichiamo con coraggio che noi siamo e facciamo altro: la Toscana è terra di diritti, accoglienza e solidarietà.

Alessia Petraglia
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Vabbè, ma che ha detto Rossi? Si espresso a favore dei CIE o contro i diritti degli immigrati? Non mi sembra proprio.

Un conto è parlare di diritti e di integrazione (e qui non bisogna cedere di un millimetro di fronte alle argomentazioni populistico-razziste delle destre), un altro è non rendersi minimamente conto che l'immigrazione - occorre dirlo chiaramente - è anzitutto un problema. Un problema le cui principali vittime sono ovviamente gli immigrati, prima di tutto perché costretti ad abbandonare la propria terra, i propri affetti, il proprio contesto socio-culturale (anche se in alcuni casi è vero il contrario, ossia che lo scopo è proprio quello di fuggire da una situazione sotto questo aspetto opprimente, e difatti è sempre buona norma evitare le generalizzazioni, pur tenendo presente quali sono le tendenze generali). Un problema poi per i paesi di provenienza, che spesso vedono partire gli elementi più giovani e istruiti (come rilevava Rossi), il che finisce per contribuire ad acuire il loro stato di dipendenza. A questi poi naturalmente si aggiungono i problemi relativi alla (si fa per dire) accoglienza che gli immigrati ricevono nei paesi (sempre si fa per dire) ospitanti, e al modo in cui il fenomeno viene strumentalizzato dai ceti dominanti e dai media al fine di creare paure, emarginazione e guerre tra poveri.
Inoltre, se le migrazioni sono sempre esistite, la diffusione globale e le proporzioni attuali del fenomeno non hanno eguali nella storia. E proprio le odierne dimensioni del problema sono una delle principali conseguenze del sistema capitalista e imperialista.
Vorrei infine sottolineare quanto detto già nel precedente intervento, e cioè che in alcuni casi (e sottolineo l'alcuni, ma è giusto secondo me ragionarci su) l'immigrazione è incentivata anche da certe forme di colonialismo culturale che diffondendo i (dis)valori del pensiero liberal-capitalista (individualismo, materialismo, ricerca spasmodica del successo personale ecc.), fa sì che molti paesi che non registrano né guerre, né situazioni economiche disastrose (leggi fame, carestie e quant'altro), si rivelino comunque serbatoio di immigrazione massiccia. Un'immigrazione questa che più di altre tende poi a produrre criminalità, proprio per le sue ragioni di fondo, vale a dire la ricerca di quel paese dei balocchi che la TV lascia intravedere, quando invece la realtà è ben diversa.

Oltre ad agire - in modo sacrosanto e doveroso - sugli effetti, sarebbe quindi ora di iniziare (quantomeno) a pensare anche alle cause. Ma pensare alle cause significa farla finita con l'apologia del gioioso melting-pot globale multicolore e col mito del migrante intrinsecamente buono, nonché potenziale soggetto rivoluzionario del nuovo millennio.

Ancora una volta comunque mi sembra che l'approccio nazionalitario sia l'unico in grado di dare una risposta che coniughi giustizia sociale, vera integrazione e che allo stesso tempo, in uno spirito realmente inter-nazionalistico, possa considerare il problema nella sua reale portata.
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luan

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MessaggioTitolo: Re: Oltre la solidarietà ai braccianti neri di Rosarno   Mar Feb 02 2010, 16:55

afro
E SE CON I SOLDI DEGLI EVASORI PAGASSIMOMEGLIO GLI ITALIANI CHE NON VOGLIONO FARE CERTI LAVORI?
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sankara

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MessaggioTitolo: Re: Oltre la solidarietà ai braccianti neri di Rosarno   Mer Feb 03 2010, 11:59

gorritxo ha scritto:
Oltre ad agire - in modo sacrosanto e doveroso - sugli effetti, sarebbe quindi ora di iniziare (quantomeno) a pensare anche alle cause. Ma pensare alle cause significa farla finita con l'apologia del gioioso melting-pot globale multicolore e col mito del migrante intrinsecamente buono, nonché potenziale soggetto rivoluzionario del nuovo millennio.
Condivido tutto il tuo intervento, gorritxo. Evidenzio questo passaggio perché, secondo me, è la mossa d’apertura per discutere sul tema e vedere come costruire azione sociale e politica.

Ancora una volta comunque mi sembra che l'approccio nazionalitario sia l'unico in grado di dare una risposta che coniughi giustizia sociale, vera integrazione e che allo stesso tempo, in uno spirito realmente inter-nazionalistico, possa considerare il problema nella sua reale portata.[/quote]
Ovviamente sottoscrivo. Il problema, non solo sul tema dell’immigrazione, è squisitamente politico. Se è vero che ci sono, per chi arriva e per gli autoctoni, ricadute sociali ‘controverse’, non è assumendo in modo esclusivo la questione sul terreno sociale che si potrà giungere ad una soluzione ‘giusta’, per tutte le parti sociali interessate, delle problematiche indicate da gorritxo. Dico questo non come un appunto a gorritxo, che infatti inquadra secondo me bene le premesse dell’approccio alla questione, ma come notazione in senso lato che rivolgo ai compagni. Il sociale non va assolutamente scisso dal politico. Farlo significa muoversi nelle compatibilità consentite dal sistema dominante. Come dire, al più si possono trovare aggiustamenti parziali e per pochi (rispetto ai numeri di massa del fenomeno).
Se questo è doveroso e necessario nell’immediato, è al cuore del problema che bisogna puntare. Nelle sue linee generali è come dice gorritxo. In sintesi: dall’interazione politica di nazionalitarismo ed internazionalismo va costruita la strada. E’ questo l’indirizzo politico che “Indipendenza” sta cercando di sostanziare da anni in termini di contenuti, perché possa lievitare un movimento in grado di agire con cognizione di causa e di prospettiva.

luan ha scritto:
afro
E SE CON I SOLDI DEGLI EVASORI PAGASSIMOMEGLIO GLI ITALIANI CHE NON VOGLIONO FARE CERTI LAVORI?
Provocatoriamente, luan, direi che se l’utilizzo dei proventi delle tasse è nel quadro attuale del neoliberismo servile, cioè tagli alle spese sociali a fronte dell’ ingrassamento dei grandi gruppi di subdominanti nostrani e del foraggiamento ascaro alle guerre ed in generale agli interessi imperiali USA, non c’è da strapparsi le vesti mettendo all’indice gli evasori/elusori fiscali. Ci dovrebbe anzi essere, e dovrebbe essere costruita, una grande e continuativa protesta fiscale in un’ottica nazionalitaria. Un riappropriarsi di un pezzo della sovranità popolare che passa anche per quel che esce dalle tasche, dal lavoro, di ognuno. Qui il tema andrebbe certamente sviscerato, perché le ragioni per cui evasione/elusione avvengono sono di diversa natura.
Senz’altro, è un mio convincimento, resta che in linea di principio, ma dovremmo riferirci a ben diversi assetti sociali e configurazione di Stato, la questione dell’evasione/elusione dovrebbe essere vista in termini ben diversi, negativamente critici.
Resta che il tuo auspicio, luan, resterà quantunque lettera morta, essendo assolutamente estraneo alle logiche del neoliberismo ascaro che connota il sistema politico ed economico dominante in Italia.
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etrusco

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MessaggioTitolo: Re: Oltre la solidarietà ai braccianti neri di Rosarno   Ven Feb 05 2010, 14:13

secondo me è il caso di andare oltre
il manicheismo "ogni straniero è bello e buono, facciamo venire milioni di nuovi stranieri in italia.." tipico della sinistra, come quello opposto tipico dlla destra;
guardiamo i fatti invece:

è moralmente giusto incoraggiare lo sradicamento da casa, famiglia e cultura, di milioni di persone voluto dal globalismo?

chi si giova dell'ingresso incontrollato di stranieri?IL PADRONE, che ottiene lavoro a minor costo e innesca una assurda guerra tra poveri tra lavoratori italiani e stranieri.;LE MAFIE che schiavizzano il lavoro a sud

CHE FARE ALLORA?
non ho la bacchetta magica, ma certo unire la solidarietà attiva, la solidarietà operaia e l'antirazzismo ad una visione più pragmatica sulla società italiana non sarebbe male.
altrimenti peer difendere giustamente i lavoratori di colore a rosarno si fa dell'ignobile e strisciante razzismo spicciolo verso i lavoratori italiani che là sono nati e vivono...
commenti purtroppo molto diffusi
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kamo

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MessaggioTitolo: Re: Oltre la solidarietà ai braccianti neri di Rosarno   Lun Feb 08 2010, 13:08

Mi ritrovo, etrusco, su quel che dici, una necessità che pone anche lo scritto di alekos che apre la discussione. Lì vengono dette delle cose che andrebbero sviluppate, ma pur in sintesi ci sono delle indicazioni. L'unica cosa su cui non sono d'accordo con te, riguarda quel che riporto di seguito.

etrusco ha scritto:
guardiamo i fatti invece:

è moralmente giusto incoraggiare lo sradicamento da casa, famiglia e cultura, di milioni di persone voluto dal globalismo?
Non c'è incoraggiamento, ma costrizione presente nelle condizioni di vita in cui si vive, frutto di un presente e spesso anche di radici lontane di natura storico-politica... dipende poi dai posti.
Per il resto, ripeto, condivido. Non italiani contro immigrati, ma uniti contro il sistema. In senso patriottico, inter-patriottico....
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MessaggioTitolo: Re: Oltre la solidarietà ai braccianti neri di Rosarno   Lun Feb 08 2010, 13:42

Del sistema non è mai fregata na ceppa alla maggioranza.
Assodato ciò essa ha in sé un attegiamento confermante il sistema per la sua impossibilità a negarlo per via delli'ignoranza che ha e quindi ripetere che bisogna essere uniti contro il sistema immigrati e italiani, autonomi e dipendenti, terroni e polentoni è e rimane cincinschiare.
Si risponderà che è colpa dell'individualismo atomista che produce la sussunzione capitalistica.
Qual più grande contraddizione pretendere l'unione di categorie così divergenti nei loro bisogni, scopi e retroterra, categorie create dal capitalismo stesso.

( capitalismo in senso lato poiché per quanto riguarda i dominanti dovremmo certamente come detto intendere dei capitalismi. Lo spettacolo alla Debord aiuta di più poiché è immaginabile come nebbia appiccicaticcia che copre e riveste ogni cosa e fa nascere del nuovo in base a tale situazione )

Allo si dice: che fare?

sinceramente non lo so.
Però dai, ste fuffe stanno stancando.
Intanto l'Italianità si prepara ad estinguersi, il ché non è né gisuto né sbagliato, ma un dato di fatto.
Intanto gli immigrati si occidentalizzano e si tradiscono, il ché non è né giusto né sbagliato, ma un dato di fatto.

ci sarebbe una cosa da fare, riuscire a distruggere la mentalità fascista che si pone il problema dell'identità e non lo risolve fomentando oppressione ed ottundendo l'intelletto e riuscire a distruggere la mentalità di sinistra in ogni sua variegata forma che si pone il problema della giustizia in modo astratto in preda al sentimentalismo lasciando l'intellettualità sotto i piedi e predicando l'uniformismo.

Non c'è possibilità di lotta comune.Non può esserci finché non si ha un bacino che ha distrutto tali demenze.
Questo bacino non esiste...

E per tirare fuori, sempre e comunque, che l'approccio che si ha qui del porsi contro il sistema è parziale e di conseguenza non è realmente anti sistemico; ciò contribuirebbe a sviare un bacino che potrebbe magari darsi, facendo rientrare nel novero dello strumentale.
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alekos18

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MessaggioTitolo: Re: Oltre la solidarietà ai braccianti neri di Rosarno   Mer Feb 10 2010, 12:00

Non condivido una serie di cose di ciò che dici.

..... ha scritto:
Del sistema non è mai fregata na ceppa alla maggioranza.
Assodato ciò essa ha in sé un attegiamento confermante il sistema per la sua impossibilità a negarlo per via delli'ignoranza che ha e quindi ripetere che bisogna essere uniti contro il sistema immigrati e italiani, autonomi e dipendenti, terroni e polentoni è e rimane cincinschiare.
Si risponderà che è colpa dell'individualismo atomista che produce la sussunzione capitalistica.
Qual più grande contraddizione pretendere l'unione di categorie così divergenti nei loro bisogni, scopi e retroterra, categorie create dal capitalismo stesso.
Parto dalla fine. L’articolazione sociale in categorie, ceti, classi, pre-esiste al capitalismo. La frammentazione sociale introdotta dalla parcellizzazione laburista pur espansiva in questa fase della particolare forma di capitalismo dominante non è una buona ragione per subire lo stato di cose esistenti. Se l’articolazione sociale è uno degli aspetti variabili, come forma/sostanza, da società a società capitalista, con tutto quel che ne consegue nei termini da te usati (“bisogni, scopi e retroterra”), non è contraddittorio ricercare una convergenza su obiettivi. Siamo qui nel campo della politica, quindi.
Si tratta di avere ingegno politico, un ingegno ad ampio raggio che va ben oltre la sola “teoria” e la necessaria “pratica”. Se l’atteggiamento fosse quello che avverto –posso ‘avvertire’ male– dalle tue parole, il Venezuela sarebbe ancora una delle pompe di benzina degli Stati Uniti e non l’attuale laboratorio politico e sociale di un socialismo da XXI secolo. Per noi si tratta di declinare nella realtà italiana un’essenza valoriale politica e sociale analoga…

..... ha scritto:
Allo si dice: che fare?
sinceramente non lo so.
Però dai, ste fuffe stanno stancando.
Intanto l'Italianità si prepara ad estinguersi, il ché non è né gisuto né sbagliato, ma un dato di fatto.
Intanto gli immigrati si occidentalizzano e si tradiscono, il ché non è né giusto né sbagliato, ma un dato di fatto.
ci sarebbe una cosa da fare, riuscire a distruggere la mentalità fascista che si pone il problema dell'identità e non lo risolve fomentando oppressione ed ottundendo l'intelletto e riuscire a distruggere la mentalità di sinistra in ogni sua variegata forma che si pone il problema della giustizia in modo astratto in preda al sentimentalismo lasciando l'intellettualità sotto i piedi e predicando l'uniformismo.

Non c'è possibilità di lotta comune.Non può esserci finché non si ha un bacino che ha distrutto tali demenze.
Questo bacino non esiste...

E per tirare fuori, sempre e comunque, che l'approccio che si ha qui del porsi contro il sistema è parziale e di conseguenza non è realmente anti sistemico; ciò contribuirebbe a sviare un bacino che potrebbe magari darsi, facendo rientrare nel novero dello strumentale.
Ci sono due passaggi, i due più lunghi, di cui sinceramente non comprendo il senso. Trovo discutibile quel passaggio sull’italianità in estinzione (per via forse dei flussi immigratori, giacché questo è l’oggetto della discussione?) che sembra presupporre un’idea di razza. Non dico che sia un presupposto consapevole; avverto un ‘retrogusto’ di questa natura in quel tuo passaggio che pure potrebbe avere un’origine inconsapevole.

Queste notazioni a parte, è sul punto che sostieni della non possibilità di una lotta comune che chiudo provvisoriamente e telegraficamente. Dici che questa non possibilità permarrà finché non si distruggeranno certe “demenze”: quella fascista che si pone il problema dell’identità e quella di sinistra che si pone astrattamente sul piano della giustizia e predica l’uniformismo. Non vedo un binomio fascismo=identità, se per identità ti riferisci a quella nazionale. Ritengo sia un grande equivoco culturale, storico e politico. Non si deve mai buttare via il bambino (in questo caso l’identità), ma sempre e solo l’acqua sporca (in questo caso il fascismo). Sulla sinistra. Non so di quale uniformismo parli, ma se ti riferisci al principio di uguaglianza di trattamento oltre che di eguagliamento di possibilità direi che è un bel principio nazionalitario, in quanto tale valido quindi in ogni luogo, quindi concretamente inter-nazionalitario, che andrebbe certamente riempito di contenuti. C’è da parlarne…
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MessaggioTitolo: Re: Oltre la solidarietà ai braccianti neri di Rosarno   Ven Feb 12 2010, 19:32

alekos18 ha scritto:
Parto dalla fine. L’articolazione sociale in categorie, ceti, classi, pre-esiste al capitalismo. La frammentazione sociale introdotta dalla parcellizzazione laburista pur espansiva in questa fase della particolare forma di capitalismo dominante non è una buona ragione per subire lo stato di cose esistenti. Se l’articolazione sociale è uno degli aspetti variabili, come forma/sostanza, da società a società capitalista, con tutto quel che ne consegue nei termini da te usati (“bisogni, scopi e retroterra”), non è contraddittorio ricercare una convergenza su obiettivi. Siamo qui nel campo della politica, quindi.
Si tratta di avere ingegno politico, un ingegno ad ampio raggio che va ben oltre la sola “teoria” e la necessaria “pratica”. Se l’atteggiamento fosse quello che avverto –posso ‘avvertire’ male– dalle tue parole, il Venezuela sarebbe ancora una delle pompe di benzina degli Stati Uniti e non l’attuale laboratorio politico e sociale di un socialismo da XXI secolo. Per noi si tratta di declinare nella realtà italiana un’essenza valoriale politica e sociale analoga…

Che la massa sia massa, non senziente, e si muova secondo regole collettivizzate è assodato.
La massa protesta perché vuole essere favorita dal sistema, non oppressa (il che è contraddittorio ma la massa non lo può sapere).
Ora qui entrano in giochi le molteplici sfaccettature dell'umano.
E' meglio lottare per una rivoluzione, al costo di sacrifici tosti, o godersi la vita ma coartati?
Non c'è risposta. E chi impone risposta o decide risposta e forza le situazioni affinché ci si schieri, è in realtà un infame che non rispetta le altrui posizioni.
Si vedano i crimini di tutte le pseudo rivoluzioni (il potere, si sa, è alquanto criminale di suo, dipende dal suo grado) e la situazione via via peggiore che l'umanità ha subìto.

Affarmo ora che non è contraddittorio trovare un convergenza seppur sembrerebbe. Il problema che mi pongo è:
-si può realmente trovare? - o meglio - su che base trovarla?
E' ovvio che tale comunione deve essere la verità.
Calcolando che oggi il vero è talmente difficile da intendere e scorgere, non c'è spazio che per una pseudo rivoluzione.

Ulteriore problema è il seguente. Ci si libera nel campo dell'azione? Questo è contraddittorio, ed oltretutto dovrebbe apparire sproporzionato poiché l'esteriore è quasi completamente in mano al capitalismo (per esteriore intendo il binomio mentale-corporeo ossia pensiero-raziocinio-coscienza-immaginazione-memoria-sentimenti-istinti-corpo ).
Solo l'intelligenza libera ed infatti è grazia a d essa che la sussunzione non è completa, altrimenti saremmo automi.
Solo questa, che è universale ( e non può non esserlo altrimenti sarebbe tutto inutile, ma più che altro sarebbe illogico ) ci dà la capacità di compiere un'azione libera.
Ritornando all'inzio, l'azione non è mai liberante, ma è segno ed indice della Libertà che già si ha in sé.

La vanità (nella doppia accezione) di ogni intento rivoltoso è nel presumere vittoria usando gli stessi mezzi e dimenticando l'Intelligenza.

Per quanto mi riguarda Chavez non è né buono né cattivo. Sinceramente vedo Hitler nello stesso modo.
Quel che mi interessa è appunto la politica che si ha, che mi porta a condannare molto Hitler e molto meno Chavez.
Fatto è che appartengono alla stessa classe politicante-burocratica. Essa è per definizione coartante; in uno stato "repubblicano"-democratico-parlamentare a maggior ragione.
La simpatia non c'entra nulla.
Chavez è quel che è, e tutto quel che accade lo conferma, ossia può essere un meno peggio.
Il socialismo del XXI secolo non libera poiché obbligante; e dubito verrà realizzato dalle pedine, piuttosto che dai manovratori fabiani.

alekos18 ha scritto:
Ci sono due passaggi, i due più lunghi, di cui sinceramente non comprendo il senso. Trovo discutibile quel passaggio sull’italianità in estinzione (per via forse dei flussi immigratori, giacché questo è l’oggetto della discussione?) che sembra presupporre un’idea di razza. Non dico che sia un presupposto consapevole; avverto un ‘retrogusto’ di questa natura in quel tuo passaggio che pure potrebbe avere un’origine inconsapevole.

Queste notazioni a parte, è sul punto che sostieni della non possibilità di una lotta comune che chiudo provvisoriamente e telegraficamente. Dici che questa non possibilità permarrà finché non si distruggeranno certe “demenze”: quella fascista che si pone il problema dell’identità e quella di sinistra che si pone astrattamente sul piano della giustizia e predica l’uniformismo. Non vedo un binomio fascismo=identità, se per identità ti riferisci a quella nazionale. Ritengo sia un grande equivoco culturale, storico e politico. Non si deve mai buttare via il bambino (in questo caso l’identità), ma sempre e solo l’acqua sporca (in questo caso il fascismo). Sulla sinistra. Non so di quale uniformismo parli, ma se ti riferisci al principio di uguaglianza di trattamento oltre che di eguagliamento di possibilità direi che è un bel principio nazionalitario, in quanto tale valido quindi in ogni luogo, quindi concretamente inter-nazionalitario, che andrebbe certamente riempito di contenuti. C’è da parlarne…
No non è inconsapevole, è consapevole.
Spiego più volte che se esiste il razzismo, un motivo c'è. Un paese di 500 abitanti mongoli, spariti questi e messi lì 500 spagnoli, non è più lo stesso paese.
L'integrazione è un conto e non può esserci integrazione.
Il capitalismo non la vuole perché dobbiamo divenire tutti meticci, tutti assenti a noi stessi.
Non lo permette, servendosi della democrazia, creando scontri su scontri e oppressione di ogni genere, di cui quella fiscale è la più forte.
Ad ogni modo faccio presente che io non avrei difficoltà a divenire islamico ad esempio, se le necessità lo richiedessero, come poco mi interessa che l'Italia sia italiana in perpetuo, il che è cosa assai improbabile.
Inoltre l'italianità ha da sempre varie radici.
Quel che mi interessa è il capire perché ci sia un ribollimento.
E' cosa generale comunque, perché una Milano che non ha più che ben poco di milanese è cosa molto triste.
Ugualmente per Roma.
E sappiamo perché vi furono tali migrazioni interne.
Quindi non si tratta di non appoggiare la causa degli oppressi. Si tratta di notare lo sradicamento degli uni e la sparizione / annacquamento degli altri e vedere che a lungo andare ci sarà un appiattimento degli uni e degli altri, vedere che sempre la classe degli oppressi lotta contro sé stessa.
Ai buonisti ciò non interessa, poiché conta focalizzare l'impegno e la tranquillità della propria coscienza nell'immediato, e fa più pulito.
Come dare contro all'immigrato può far più macho, in una terra italica dove si ha paura ma non lo si dice.

L'idea di razza è poi fondata. I colori simbolici non ebbero una fondatezza? i gialli, i neri, i bianchi ossia la vasta gamma di popoli europei, del nord Africa e del corno d'Africa, indo-iraniani e Russia slava.
Se non vogliamo chiamarle razze, ad ogni modo è innegabile che questi tre insiemi hanno una radicale divergenza fra loro; ed è indubbio anche fisiognomica.

Ora.

Il fascismo si pone il problema dell'identità. Se lo pone per servirsene e poi direzionarla a suo piacimento (l'uomo fascista). Noto.
La sinistra predica l'uguaglianza. Purtroppo questa cosa è un'impossibilità.
Per essere uguali bisogna essere gli stessi sotto ogni attributo.
Per avere uguali possibilità bisogna essere la stessa cosa.
Un nano non ha la stessa possibilità di un individuo mediamente alto.
Un celebroleso non ha la stessa possibilità di un individuo mediamente razionale.
Un contadino non ha le stesse possibilità di un medico.
Una donna non ha le stesse possibilità di un uomo.
Un nero non ha le stesse possibilità di un cinese.

E tutto ciò lo dico in sé.
Chi ritiene il contrario è nell'errore, predica menzogne e lavora per il sistema.

"Indipendenza" ha liberato l'identità dal fascismo. Non ha liberato la sinistra dal feticcio dell'uguaglianza.

Siamo in buona compagnia. D'altronde anche i fisici hanno scritto la III legge della dinamica:

ad ogni reazione corrisponde una reazione uguale e contraria.
Ciò è contraddittorio.Il termine giusto è equivalente.

Questa è una delle prime demenze da annichilire. L'uguaglianza.
In secondo luogo è da annichilire il concetto di pubblico associato allo statuale.
Poi vedremo.

p.s. ho letto di Dughin il paradigma della fine su qualche sito nazional-bolscevico.
La prospettiva oltre che accattivante è fondata. Il suo errore è, a mio avviso, usare il simbolismo della croce in modo errato.

Vi è nord-sud-ovest-est, ma pur sempre zenit e nadir. Essendo lo zenit ed il nadir estranei alle vicissitudini paradigmatiche che egli ha utilizzato, poiché sopra e sotto stanti in ogni generico punto visuale della spiegazione.
Ciò darebbe un sapore ed una visione completamente diversa ed imparziale del suo scritto, corretto ma fazioso.
Ebbene mi sembra lui sia alquanto nadir.

Ogni individuo di destra è nadir. Ma intelligente.
Ogni individuo di sinistra è zenit. Ma stupido.

Come non si può avere reale ed aperta solidarietà e carità da stupidi, ugualmente non si può avere intelligenza con un animo nadir, che per definizione ottunde.

Giusto per dire...
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iskra

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MessaggioTitolo: Re: Oltre la solidarietà ai braccianti neri di Rosarno   Ven Feb 12 2010, 20:15

aposkinhead ha scritto:
Fernando Rossi ha scritto:
Facendo attenzione alle merci che ci circondano e ai prodotti che consumiamo ci accorgeremo che la gran parte sono prodoti in paesi dove il lavoro ha costi infimi e non è tutelato in alcun modo.
Questa è la globalizzazione costruita dall'imperialismo finanziario.
Personalmente ritengo che non ci si trovi in una "fase suprema del capitalismo" industriale ma in una fase "altra", non prevista nè prevedibile da Marx (conio ai privati, fine del rapporto moneta/oro, nuove fonti energetiche con l'avvento del petrolio che ha moltiplicato enne volte i margini di profitto, il potere del sistema mediatico globale di proprietà delle oligarchie finanziarie, ecc.).
Sovranità e indipendenza nazionale, sono gli unici bastoni che possiamo mettere nei loro ingranaggi.
Fatti salvi gli asili politici, le persone più giovani, colte e intraprendenti farebbero bene a dare battaglia politica, sociale ed economica (nonchè indipendentista e per la sovranità popolare) nel proprio paese, vittima del neocolonialismo e dell'imperialismo finanziario;...con l'aiuto nostro e di tutte le forze popolari degli altri paesi.
Nando
devo ammettere che più ascolto il compagno Rossi, più lo apprezzo e lo ascolto volentieri....e mi dà speranza che anche chi è rimasto dentro il pdci ecc possa approdare su queste lande di "proletariato patriota", di sovranità popolare e nazionalitarismo.
Pur leggendolo con un po' di ritardo, ho pensato la stessa cosa, apo....
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alekos18

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MessaggioTitolo: Re: Oltre la solidarietà ai braccianti neri di Rosarno   Dom Feb 14 2010, 00:53

kamo ha scritto:
Mi ritrovo, etrusco, su quel che dici, una necessità che pone anche lo scritto di alekos che apre la discussione. Lì vengono dette delle cose che andrebbero sviluppate, ma pur in sintesi ci sono delle indicazioni. L'unica cosa su cui non sono d'accordo con te, riguarda quel che riporto di seguito.

etrusco ha scritto:
guardiamo i fatti invece:

è moralmente giusto incoraggiare lo sradicamento da casa, famiglia e cultura, di milioni di persone voluto dal globalismo?
Non c'è incoraggiamento, ma costrizione presente nelle condizioni di vita in cui si vive, frutto di un presente e spesso anche di radici lontane di natura storico-politica... dipende poi dai posti.
Per il resto, ripeto, condivido. Non italiani contro immigrati, ma uniti contro il sistema. In senso patriottico, inter-patriottico....
Assolutamente in sintonia, kamo...
Certo, dopodiché è bene considerare le 'contraddizioni in senso al popolo'. Cioè è necessario scaricare l'arma dello scontro tra classi subalterne, tra 'proletariati' esterni e interni, che è la classica arma dei dominanti. Non è facile perché, tanto più in passaggi di crisi, ci si abbarbica alla difesa dei propri 'privilegi' (subalterni) rispetto a chi si trova in condizioni sociali più marginali ed è maggiormente esposto ad un'offerta di sfruttamento per ragioni di pura e semplice sopravvivenza. Sarebbe da parlarne a più voci, 'affondando' da una pluralità di angolazioni... Proprio nello 'spirito' di ciò che dici e che, ripeto, mi trova in assoluta sintonia.
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iskra

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MessaggioTitolo: Re: Oltre la solidarietà ai braccianti neri di Rosarno   Lun Feb 15 2010, 13:03

alekos18 ha scritto:
kamo ha scritto:
Mi ritrovo, etrusco, su quel che dici, una necessità che pone anche lo scritto di alekos che apre la discussione. Lì vengono dette delle cose che andrebbero sviluppate, ma pur in sintesi ci sono delle indicazioni. L'unica cosa su cui non sono d'accordo con te, riguarda quel che riporto di seguito.

etrusco ha scritto:
guardiamo i fatti invece:

è moralmente giusto incoraggiare lo sradicamento da casa, famiglia e cultura, di milioni di persone voluto dal globalismo?
Non c'è incoraggiamento, ma costrizione presente nelle condizioni di vita in cui si vive, frutto di un presente e spesso anche di radici lontane di natura storico-politica... dipende poi dai posti.
Per il resto, ripeto, condivido. Non italiani contro immigrati, ma uniti contro il sistema. In senso patriottico, inter-patriottico....
Assolutamente in sintonia, kamo...
Certo, dopodiché è bene considerare le 'contraddizioni in senso al popolo'. Cioè è necessario scaricare l'arma dello scontro tra classi subalterne, tra 'proletariati' esterni e interni, che è la classica arma dei dominanti. Non è facile perché, tanto più in passaggi di crisi, ci si abbarbica alla difesa dei propri 'privilegi' (subalterni) rispetto a chi si trova in condizioni sociali più marginali ed è maggiormente esposto ad un'offerta di sfruttamento per ragioni di pura e semplice sopravvivenza. Sarebbe da parlarne a più voci, 'affondando' da una pluralità di angolazioni... Proprio nello 'spirito' di ciò che dici e che, ripeto, mi trova in assoluta sintonia.
In effetti, alekos, a sinistra mancano una filosofia ed una strategia politica sulla questione immigrazione che, sono d'accordo con te, va affrontata in sé ed inserita in un insieme politico di analisi e di progetto.
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kamo

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MessaggioTitolo: 1 marzo 2010: sciopero dei migranti, occasione da non perder   Ven Feb 19 2010, 13:31

Di seguito il "manifesto" che accompagna la manifestazione del 1° marzo. Che ne pensate? "Indipendenza" partecipa?

1 marzo 2010: sciopero dei migranti, un’occasione da non perdere
Le leggi in materia di immigrazione, dalla Turco-Napolitano, alla Bossi-Fini, fino al Pacchetto sicurezza ed all’introduzione del reato di clandestinità, fanno parte di una più generale ristrutturazione del mercato del lavoro, avviata tra l’altro dai governi di centro sinistra con il Pacchetto Treu, approfondita dalla legge 30 e dalla riforma del ccnl del centro destra.

La flessibilità è il comun denominatore di un medesimo progetto che ha il principale obbiettivo di abbassare il costo del lavoro di tutta la forza-lavoro e di affermare il primato dell’impresa sugli individui.

Gli immigrati soprattutto se “irregolari”, sono una “risorsa” per molti imprenditori, in particolare delle piccole e medie imprese che, potendo usare la loro maggiore ricattabilità e subordinazione, impongono loro uno sfruttamento e trattamenti salariali altrimenti intollerabili.

Condizione questa che si aggrava ancor di più nel caso delle donne “irregolari”.

La rivolta di Rosarno, ha squarciato quindi il velo che le imprese, non solo meridionali, con la complicità dei governi cercano di stendere rispetto all’equazione clandestinità=lavoro nero=schiavitù. Si tratta infatti di moderne forme di schiavitù, sia nelle retribuzione che nei ritmi di lavoro, ma anche nelle più generali condizioni di vita.

Con l’aggravarsi della crisi e l’accesso a forza lavoro ricattabile peggiorano anche quelle dei lavoratori italiani.

Imprese, banche e governi cercano di scaricare i costi della crisi economica da loro provocata su tutti i lavoratori. Licenziamenti, cassa integrazione, abbassamento dei salari, disoccupazione, difficoltà a permettersi una casa, taglio alle spese sociali, dalla scuola alla sanità, sono diventati una dura realtà anche per milioni di lavoratori italiani.

Per i migranti tali effetti sono ancora più disastrosi, poiché per il tipo di lavoro che svolgono e per la condizione di non cittadini in cui si trovano, non usufruiscono nemmeno di quei miserabili ammortizzatori sociali previsti per la maggioranza dei lavoratori italiani; inoltre la perdita del lavoro significa spesso ripiombare nella condizione di clandestinità perché la infame legge Bossi-Fini lega il possesso del permesso di soggiorno al mantenimento di un’occupazione.

In questo contesto le politiche razziste e populiste, dei governi di centro destra, con il concreto sostegno di esponenti ed amministratori di centro sinistra, mirano a contrapporre i lavoratori immigrati ai lavoratori italiani (precari e non, a nero, inoccupati), favorendo un pericoloso clima di odio sociale. L’immagine dell’immigrato-ruba-lavoro-terrorista-violentatore-criminale, da respingere/rinchiudere, viene utilizzata con l’unico scopo di indicare un capro espiatorio sul quale scaricare le tensioni prodotte dalle precarietà dell’esistenza. In tal modo si rendono più ricattabili e succubi gli immigrati che sono costretti ad accettare condizioni ancora peggiori alimentando un circolo vizioso che si ritorce sugli stessi lavoratori italiani.

In realtà padroni e loro rappresentanti politici non vogliono e non possono espellere l’enorme massa di migranti di cui hanno estremo bisogno e vorrebbero rimandare a casa solo quelli che eccedono le loro esigenze di sfruttamento. Ecco perché è una deriva autolesionista aderire alle campagne xenofobe e razziste anche da parte di proletari italiani.

Siamo, allora, di fronte ad un bivio: farsi trascinare da questa perversa spirale oppure respingerla al mittente riconoscendo nei migranti dei propri fratelli di classe, per quanto al momento trattati in maniera molto peggiore di noi, con i quali abbiamo in comune gli stessi nemici, gli stessi interessi di fondo, con la prospettiva di difenderci insieme o precipitare nel baratro di uno scontro tra sfruttati e di un comune ulteriore peggioramento.

Infatti, difendere i diritti di migranti, quelli di cittadinanza come quelli lavorativi, non è solo un atto di umanità di fronte alle criminali politiche messe in atto nei loro confronti, ma è l’unica arma che abbiamo per contrastare in maniera efficace la politica di chi li vuole utilizzare come massa di ricatto e di pressione nei nostri confronti.

Le lotte dei migranti in alcune aziende del nord e ancor di più i ribelli di Rosarno, ci parlano, (ed è questo l’aspetto più importante) di dignità e determinazione, voglia di protagonismo, di rivendicazione di diritti elementari: lavoro/reddito, casa, salute, istruzione, gettando ponti verso quel mondo del lavoro, in tutte le sue sfaccettature che è drammaticamente aggrappato a qualche straccio di garanzia che viene continuamente erosa dalle politiche antisociali di questo governo.

Si tratta di raccogliere questo importante segnale nella prospettiva di sperimentare e organizzare lotte che mirino a conquistare migliori condizioni di lavoro e di vita per tutti, al di là del colore della pelle, della religione, della cittadinanza, cominciando dal sostegno alle rivendicazioni specifiche degli stessi migranti che li rendano meno ricattabili.

La giornata di lotta del 1° marzo proclamata anche in Italia, in coincidenza con lo sciopero dichiarato dai migranti in Francia, rappresenta quindi un’occasione importante per rompere questa artificiale e velenosa dicotomia tra lavoratori migranti e non. Essa assume un carattere transnazionale e segna la ripresa delle mobilitazioni contro la “Fortezza Europa”.

Durante quella giornata è quanto mai necessario promuovere scioperi e/o fermate nei posti di lavoro, blocchi e mobilitazioni nei territori per rafforzare le rivendicazioni dei migranti e per esprimere la nostra ripulsa contro il clima e la politica razzista portata avanti dal governo e dalle istituzioni.

Questo vuol dire la scesa in campo ed un impegno preciso di tutto il sindacato.

I sindacati confederali, infatti, nonostante abbiano, soprattutto al nord, centinaia di migliaia di iscritti immigrati, non fanno quasi nulla di concreto per la tutela dei loro diritti dentro e fuori i posti di lavoro, anzi spesso li utilizzano come alibi per portare avanti una politica di ulteriore subalternità alle pretese padronali di ottenere nuovi peggioramenti generalizzati.

Anche di fronte all’iniziativa del 1 marzo hanno in buona sostanza tergiversato accampando, quando pure si sono espressi, inconsistenti motivazioni. E’ ora di prendere una chiara posizione ed assumere iniziative concrete e vere di sostegno alle lotte e ai diritti dei migranti a partire proprio dal 1 marzo.

Promuoviamo delle mozioni nel corso dei congressi in corso e nelle assemblee sui luogo di lavoro per i contratti e le vertenze in atto, affinché la questione dei diritti dei migranti ed il sostegno alle loro rivendicazioni venga messo al centro della mobilitazione per respingere gli attacchi padronali.

Ma soprattutto facciamo del primo marzo una base di partenza per avviare ovunque dei comitati unitari composti da migranti ed italiani in cui paritariamente si discuta come promuovere la comune lotta contro il razzismo e per una più efficace difesa della condizioni di vita e di lavoro.

Rete anticapitalista campana
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MessaggioTitolo: Re: Oltre la solidarietà ai braccianti neri di Rosarno   Ven Feb 19 2010, 23:58

qualche errore ideologico del soprastante testo:


a)

"Gli immigrati soprattutto se “irregolari”, sono una “risorsa” per molti imprenditori, in particolare delle piccole e medie imprese che, potendo usare la loro maggiore ricattabilità e subordinazione, impongono loro uno sfruttamento e trattamenti salariali altrimenti intollerabili."

tale frase è faziosa. Diffati con i primi flussi immigratori incontrollati i primi a pagare sono stati i lavoratori salariati italiani non qualificati che sono stati costretti ( seguendo la terminologia di questi asserviti al capitale ) o alla disoccupazione o a ridimensionare il proprio potere contrattuale per via della concorrenza inaspettata.Solo successivamente questa frase che riporto ha valore.

La famosa "gli immigrati fanno i lavori che gli italiani non vogliono fare" è una frase furba e tendenziosa dacché ignora innazitutto che lo stato stesso invoglia gli imprenditori ( non i padroni, se potesse esser chiaro questo staremmo un passo avanti ) ad assumere in nero degli straneri maggiormente ricattabili.
L'italiano, d'altronde figlio della propaganda plagiante degli yankee, avvezzo al consumismo d'oltreoceano e a tali stili di vita, non accetta più determinati lavori.
Questa è una questione culturale ergo nazionale che non và mai dimenticata.
L' italiano che comunque non si abbassa a certi tipi di lavori ha vari motivi, oltre alla propria stupidità ed accondiscendenza al sistema, come asse su tasse da pagare.
Inoltre sembra quasi si voglia recriminare alla classe salariata italiana il suo voler svagarsi e trovare il suo relax ( relax ugualmente asservito al capitale, ma anche l'immigrazione è capitalismo tou court e che famo...la distruggiamo, vietiamo, debelliamo? e quindi inneggiamo allo stakanovismo oppure allo stoicismo? ) e di conseguenza non sottostare a certi tipi di lavoro.


b) la logica dello stato assistenzialista è vomitevole.
Non sono gli immigrati che debbono venir aiutati dallo stato, sono il resto degli italiani che devono smetterla di vivere da parassiti elemosinando pietà allo stato che ancora una volta viene messo al centro delle richieste di soluzione e che quindi accresce il suo potere; mai messo in discussione seppure agli occhi degli ignari la sua degradazione ed inefficenza siano segno di un suo superamento o di una sua debolezza...quale più falso pensiero...esso estorce ad altri salariati il denaro od il tempo od il lavoro per dar soddisfazione ad altri salariati.Accresce la schiavitù degli uni per lenire momentaneamente ed illusoriamente quella degli altri, mentre la classe dominante è estranea a queste vicende.
Rivolgersi al proprio aguzzino è poco intelligente.

"In realtà padroni e loro rappresentanti politici non vogliono e non possono espellere l’enorme massa di migranti di cui hanno estremo bisogno e vorrebbero rimandare a casa solo quelli che eccedono le loro esigenze di sfruttamento. Ecco perché è una deriva autolesionista aderire alle campagne xenofobe e razziste anche da parte di proletari italiani."

Innazitutto questa frase lascia il discorso amputato...abile mossa oserei dire, ma oltremodo abile per riuscire a svagare chi si contrappone alla "linea guida" poiché è chiaro che questa frase è stata elaborata sotto il retaggio del "patentismo".Le due proposizioni non c'entrano niente l'una con l'altra, ma rivelano la mentalità che caratteriza chi le ha scritte.
Ad ogni modo , io qui leggo tutto il compromesso che tale rete ha in sé con il capitalismo , promuovere una lotta contro il razzismo senza circostanziarla e motivarla è fare una critica laterale quindi strumentale.

c) per quanto riguarda queste questioni in sé stesse come:

-diritto di cittadinaza
-razzismo
-il lavoro

si dovrebbe aprire a parte un tema per sviscerarne la complicità con il sistema. Ad esempio il lavoro è la riproduzione del Capitale; chi lavora è uno schiavo di per sé, un complice del sistema...ma non si dica troppo in giro...la cittadinaza è il riconoscimento dello stato ed è permettere ad esso di renderci rintracciabili e piegabili ad esso. Il razzismo è creare lotte interne tra la classe oppressa , è fomentare violenza ma non solo, ( e proprio qui punto ) è anche da parte di individui presenti soprattutto nell'accozzaglia di sinistra collaborare con lo stato poiché si esige ancora una volta la statualità per fermare le discriminazioni.
Purtroppo si dovrebbe comprendere che discriminare è cosa ovvia, giusta, naturale, indispensabile.
Discriminare ( non crimine indi il solo giudicare ) un negro, un gay, un cattolico, una donna , un deficiente o un handicappato è legale.
Fin quando non si sarà in grado di scindere l concetti di discriminazione e violenza, la questione razzismo non verrà mai risolta, la violenza aumenterà sempre di più ed ugualmente lo sfruttamento.

E' elementare. Se si rende appunto la discriminazione crimine, non si aumentare il razzismo.E' la solita illusione statalista, agire per risolvere, quando invece si accresce.
E' la natura stessa del cosmo che reagisce ad azioni tanto avventate e squilibrate.

Questa sinistra è vittima del solo sentimentalismo.
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