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 Dove va la neonata Federazione della Sinistra?

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Maura

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MessaggioTitolo: Re: Dove va la neonata Federazione della Sinistra?   Mer Gen 06 2010, 20:42

vedraivedrai ha scritto:
La vostra proposta politico-organizzativa?
Io quella che ho scelto l'ho detta. La vostra?

Se non sento proposte ogni commento appare pretestuoso. Per esempio la federazione promuoverà il referendum sulla legge 30, non va bene?
No perchè il post dice che è un'iniziativa ipocrita, tanto si sa che non si vince e si terrà tra due anni, l'ultimo commento dice che non si fa nulla per i lavoratori. E Nessuno tiene a mente cosa sono le pratiche del partito sociale che per esempio hanno tenuto banco nella discussione di Chianciano.

Capisco tutte le antipatie, le disillusioni, le malfidenze e non ho mai detto essere ingiustificate, ma voglio sapere voi cosa proponete, altrimenti, a rigor di logica, state facendo solo un processo alle intenzioni. Peraltro quelle che vi siete messi in testa voi. Quando si afferma che Ferrero ammette la propria impotenza con gli eventuali accordi con l'UDC è evidentemente una mera forzatura perchè finge di ignorare che i campi tra accordo politico-programmatico e accordo istituzionale sono due cose diversi!

QUINDI? COSA PROPONETE A ME E A MILIONI DI PERSONE DI SINISTRA?
Vedraivedrai, con tutto il rispetto, io non devo proporti proprio niente, né a te, né a milioni di persone. Le proposte, se sono valide, vengono prese in considerazione, e stai pur tranquillo che di quello che scrivo non "frega" a nessuno. Detto questo, sulla legge 30 e sulla legge elettorale... insomma ci rendiamo conto che ancora parliamo di queste cose? Qui non si tratta di essere in malafede o di fare un processo alle intenzioni, stiamo solamente prendendo atto di una realtà incontestabile.
Per quanto riguarda l'articolo 30, Alekos lo spiega chiaramente:

alekos18 ha scritto:
Bizzarro, poi, l'annuncio della raccolta firme per «l’abrogazione della legge 30» che fu mantenuta, nonostante ben altri impegni elettorali, durante l'ultimo governo di centrosinistra ed anzi riconfermata anche dal PRC incluso l'allora ministro Ferrero, appena due anni fa, con il famigerato accordo sul Welfare. Ora questa raccolta firme viene proposta come fiore all'occhiello di un rilancio delle lotte sociali, per un referendum che, forse, si terrà tra due anni, ed i cui quorum da anni non vengono mai raggiunti. Se si punta all’alleanza con PD e UDC nelle regioni ed in prospettiva per il governo del paese, non li si può certo irritare. Ecco allora che una raccolta firme è un'operazione-immagine discreta e poco irritante, ed allo stesso tempo consente di accumulare una massa critica contrattuale da spendere sul terreno negoziale con PD e UDC.
Credi che se ora scrivessi che la legge 30 deve essere abolita, domani lo faranno? Quindi ripeto, non sono io a proporre, deve farlo chi di dovere, ma non usarlo come campagna elettorale, come è stato fatto fino ad ora.
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Robespierre



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MessaggioTitolo: Re: Dove va la neonata Federazione della Sinistra?   Gio Gen 07 2010, 01:46

Finchè si persevererà nel delegare agli altri il proprio impegno politico ("deve farlo chi di dovere"), ad esercitare l'iperdelega del non-voto ( che scelgano pure gli altri al posto mio) ed a ragionare con tanto cinismo, non si andrà da nessuna parte.
Comunque i treni speciali ed i pullman non hanno mai fatto schifo ai movimenti... così come le manifestazioni senza manganellate...
Com'è che si dice? Ah, già: scelta politica.
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Maura

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MessaggioTitolo: Re: Dove va la neonata Federazione della Sinistra?   Gio Gen 07 2010, 07:25

Robespierre ha scritto:
Finchè si persevererà nel delegare agli altri il proprio impegno politico ("deve farlo chi di dovere"), ad esercitare l'iperdelega del non-voto ( che scelgano pure gli altri al posto mio) ed a ragionare con tanto cinismo, non si andrà da nessuna parte.
Comunque i treni speciali ed i pullman non hanno mai fatto schifo ai movimenti... così come le manifestazioni senza manganellate...
Com'è che si dice? Ah, già: scelta politica.
Secondo il tuo parere, leggendo il tuo commento, che cosa dovrei risponderti? No perché non attacca più la storiella che siccome non voto non ho il diritto di replica, oppure se non sei con noi, sei contro di noi.
Forse sono io che mi spiego dannatamente male ma credo che ci sia una sostanziale differenza dal proporre al confrontarsi. Qui si sta dialogando, ci si confronta, anche perché ho sempre ritenuto lo scambio di idee, soprattutto quando non coincidono, una sana crescita intellettuale, ma non in questa maniera, quando il dialogo è tutt'altro che costruttivo.
Parli a me di cinismo, ma ti sei arrabbiato per il fatto che io non voto, affermando che lo lascio delegare altri, dato che non ho mai detto una cosa del genere, non vedo come questo possa essere vero. Se tu voti per un Partito, ma lo fai nonostante non ti rappresentino in pieno e soprattutto non rappresentino le tue idee, sono affari tuoi, ma non puoi prendertela con chi ha deciso di non scendere a compromessi. Votare il meno peggio non risolve la politica italiana, semmai l'accentua.

Sinceramente la parte dei pullman e le manifestazioni senza manganellate proprio non l'ho capita, se vuoi illuminarmi in tal senso te ne sarei grata.
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Fernando Rossi



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MessaggioTitolo: Re: Dove va la neonata Federazione della Sinistra?   Gio Gen 07 2010, 12:17

Mi commiato tediandovi per l'ultima volta (non illudetevi, ciò vale solo per questo tema), con l'invito a seguire quello che facciamo e diciamo come PBC: www.perilbenecomune.net
Non credo che l'Italia abbia un gran bisogno di sinistra, visto anche ciò che hanno fatto e stanno facendo.
Mentre lo saluto, voglio dire a Robespierre che i 200 pullmans non erano per "il movimento" ma per la manifestazione della rivoluzione viola che l'apposito ufficio americano vuole avviare in Italia attraverso la Casaleggio & Associati, il cui socio di riferimento è un certo Sasson, imparentato Rothschild e grande sionista. Quindi una sinistra ancillare, animale da cortile della grande finanza, incapace di vedere chi comanda e quindi, se lo volesse (come sai io non credo che nemmeno lo voglia, ed oggi so che da Yalta in poi, con l'intesa che l'Italia doveva restare sotto gli USA e la sinistra non doveva governarla, è stata tutta una finzione) incapace di mettere in campo una politica di liberazione per il proprio popolo (non sanno nemmeno capire, se l'hanno letto, il trattato di Lisbona, tanto che quando l'Irlanda, giustamente, non lo approvò, si stracciarono le vesti).
Se sulla mia posta: ferroferrarese@libero.it l'amico vedraivedrai vorrà dirmi di che città è, io gli fornirò a giro di posta un esempio di uno o più inciuci localmente avvenuti. Un abbraccio a tutti, Nando
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gorritxo

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MessaggioTitolo: Re: Dove va la neonata Federazione della Sinistra?   Gio Gen 07 2010, 14:07

Oltre a sottoscrivere in toto gli interventi Apo e Maura, oltre ad apprezzare quanto detto da Fernando Rossi (a parte l'idea di attribuire -sia pure in teoria- alla parola sinistra tutta una serie di incompatibilità), vorrei aggiungere una cosa.
Sono convinto anch'io che la Federazione della Sinistra non abbia un progetto politico, però rispetto chi decide di aderirvi, pur non condividendo questa scelta. A patto -sia chiaro- che lo faccia cercando di portare avanti in quel contesto idee e proposte in qualche modo compatibili con quelle di Indipendenza.
Per quanto concerne invece SL il discorso è completamente diverso: questa forza incarna compiutamente la sinistra individualista, pacifinta, post-sessantottina, antinazionale, europeista, radical-chic e globalista (quelli della "globalizzazione buona" contro quella "cattiva"). Ovvero la sinistra capitalista (almeno sul piano culturale). Non è subordinata al PD, è praticamente la sua costola sinistra.

Ad ogni modo, sarò tardo io, ma non capisco una cosa: qui si sta facendo una discussione sull'opportunità o meno di votare, di aderire o meno a questo o a quel partito. In altre parole, si sta parlando di scelte tattiche e organizzative, di contenitori. Si dà quindi per scontato che sul piano più alto, quello politico-culturale, quello delle idee e dei contenuti, vi sia una sostanziale identità di vedute, e che il problema sia quindi solo (si fa per dire) di natura tattica, appunto.
Vorrei perciò chiedere a Robespierre e a Vedraivedrai: ma voi, rispetto alle analisi e alla proposta politica e culturale che Indipendenza porta avanti come vi ponete? Ne condividete i punti essenziali? No, perché se così non fosse, dovreste convenire che prima di discutere di FED, SL, ecc. ecc. forse sarebbe utile confrontarsi sui contenuti. E soprattutto capire che determinate scelte (vedi il non-voto) sono coerenti con una determinata analisi della situazione, che però forse non è la vostra.
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gian



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MessaggioTitolo: Re: Dove va la neonata Federazione della Sinistra?   Gio Gen 07 2010, 23:40

Robespierre ha scritto:
Mi dispiace per te caro compagno Gian, ma le tue affermazioni circa finanziamenti nordamericani ai partiti della sinistra radicale sono totalmente prive di fondamento ( o se questo fondamento esiste, rendici edotti) e null'altro che uno sterile esercizio di diffamazione ( con effetti qualunquistici) e dietrologismo degno del Codice da Vinci.
Un conto è la critica politica o l'indicazione di storture ( come fa l'on Rossi), un conto è proferire spropositi in libertà.
Inoltre io non ho dato del fascista a nessuno, volevo solo far notare certe somiglianze nel modo di ragionare, come dire, con "l'accetta".
Rileggiti il post, ma di "dollari americani dati alla sinistra radicale", non c'è scritto in nessuna riga. Hai travisato il messaggio, me ne dispiace se non mi son fatto capire.
Saluti
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alekos18

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MessaggioTitolo: Re: Dove va la neonata Federazione della Sinistra?   Ven Gen 08 2010, 01:15

vedraivedrai ha scritto:
La vostra proposta politico-organizzativa?
Io quella che ho scelto l'ho detta. La vostra?
Se non sento proposte ogni commento appare pretestuoso. Per esempio la federazione promuoverà il referendum sulla legge 30, non va bene? (...)
Capisco tutte le antipatie, le disillusioni, le malfidenze e non ho mai detto essere ingiustificate, ma voglio sapere voi cosa proponete, altrimenti, a rigor di logica, state facendo solo un processo alle intenzioni. (...)
QUINDI? COSA PROPONETE A ME E A MILIONI DI PERSONE DI SINISTRA?
Una prima osservazione di metodo. Trovo in generale sbagliato il riflesso condizionato, abbastanza diffuso, di eludere una critica rigettando sull'interlocutore l'onere di proporre e/o essere rappresentativo di chissà che altro, pena l'essere delegittimato a parlare. Questo meccanismo irrazionale può colpire emotivamente e far sentire in soggezione un interlocutore, ma resta dialetticamente debolissimo, politicamente molto pericoloso, culturalmente devastante. Ricorderai, ad esempio, quell'appello al "voto utile", cui ricorse a suo tempo il PD per rastrellare voti a sinistra, atteggiamento figlio di questo approccio emotivamente efficace e produttivo di risultati, ma strutturalmente opportunistico. Si evita di discutere dei contenuti e si gioca tutto sui rapporti di forza. Forza (di mobilitazione, d'incidenza, ecc.) che conta senz'altro nella lotta politica, ma che trovo necessario debba essere costruita in modo ben diverso da queste varianti autoritarie (ed ovviamente per ben altre finalità).

In linea generale, quindi, una critica può essere molto, se non del tutto fondata, anche se non è portatrice di una proposta alternativa. Che questa ci possa essere è auspicabile, sarebbe essa stessa soggetta a discussioni, ma non vedo fondata una prescrittività in tal senso. Anche perché è possibile che la sua assenza sia frutto di una ben diversa visione dello stato delle cose e di una conseguente ben altra prassi. Se questo vale per un singolo che interviene a titolo personale, sussiste viceversa e fondatamente un'aspettativa ben diversa per chi ha deciso di scendere sul terreno politico e mira a costruire una proposta politica. Il che, non ci nascondiamo certo dietro ad un dito, investe sicuramente "Indipendenza". Resta lo stesso la necessità di rispettare la 'tempistica' di cui sopra, cioè del ragionare dello stato delle cose e delle cause dello stato delle cose, perché scaturiscano una prospettiva strategica e quindi passaggi concreti praticabili, non come frutto di un rispettabile idealismo soggettivo (pur di 'gruppo') ma come necessità materiale di rivoluzionamento dell'esistente anche legato ad una visione idealistica di ben diversi assetti e rapporti sociali. Altrimenti, ed è storia di decenni e decenni di lotte politiche e sociali 'antagoniste', 'rivoluzionarie', in questo paese si arriva, alla fine (meglio: a questa fase), allo scenario oggetto di questa discussione, cioè l'oggettiva penosità di un Ferrero che, in qualità di segretario della Federazione della Sinistra, oltre che di Rifondazione, ripropone, con acrobazie politiciste, una tardo-patetica-desistenza (già una iattura politica a suo tempo, oggi rilanciata a prezzi da saldo...) in funzione di cosa? Mi astengo dal qualificarlo, per 'carità di Patria'; dico solo che emerge uno spaventoso disorientamento teorico ed una conseguente insignificanza politica progettuale che interessa direttamente i 'soggetti in causa', ma su cui in generale bisogna interrogarsi...

Ora, secondo me, quest'operazione politica della Federazione della Sinistra va assolutamente contrastata per ragioni che puoi rintracciare in una serie di analisi contenute, ad esempio, in svariati editoriali usciti sulla rivista cartacea e leggibili sul sito di "Indipendenza". Ci potremmo tornare su e farne oggetto di discussione. Qui mi preme sottolineare due cose. La prima: chi si riconosce nella Federazione non resta di per sé un (nostro) avversario politico. Dipende da una variabilità di fattori (ragioni e comportamenti) e quindi esistono distinguo individuali e anche di gruppo. Non è nella nostra mentalità, in genere, buttare via il bambino con l'acqua sporca. Resta che quel percorso è di una assoluta perniciosità politica per ragioni che, solo per cominciare, sono contenute nel documento che ha avviato questa discussione. Seconda cosa. Non perdere di vista i contenuti. Pensare di agire senza aver comunque spirito critico (cioè: discernente) e la maggior cognizione di causa possibile, quantomeno sullo stato effettivo delle cose, candida ad agitazioni forse soggettivamente anche generose, ma fattivamente inconcludenti ed (auto)illusorie.

Per essere propositivo e tornare ai contenuti, ho stralciato i seguenti passaggi di precedenti interventi:

Fernando Rossi ha scritto:
Penso che, stando alle analisi classiche, sinistra e guerra dovrebbero essere incompatibili; come sinistra e massoneria; come sinistra e saccheggio delle risorse pubbliche per alimentare le clientele elettorali; come sinistra e leggi elettorali truffa; come sinistra e rapporti con criminalità organizzata; come sinistra e dominio della grande finanza sionista.
Penso che le analisi classiche non abbiano fatto i conti con gli attuali poteri reali, con i pericoli che corre il pianeta, con lo svuotamento della democrazia, con il potere dei media in mano alla grande finanza sionista.
Fernando Rossi ha scritto:
Innanzitutto, non esiste alcun progetto politico della Federazione, a meno che per tale non venga spacciato il fare quadrato (ad alcuni, troppi, verrebbe meglio il fare triangolo) delle oligarchie e delle clientele pasciute mettendo all’incasso i nostri sogni.
Ho capito che vuoi viaggiare (fare politica) e questo è un diritto civile ed un dovere etico, ma invece di prendere la prima nave, dovresti informarti sulla destinazione. Personalmente, dopo le esperienze vissute mi informerei anche su chi la pilota e sull’equipaggio; le simpatie/antipatie non c’entrano, ma se risultasse che nei viaggi precedenti hanno cambiato rotta rispetto a quella prevista e progettata, o hanno nascostamente trasportato “merce pericolosa” pur di trarne profitto, mi cercherei un’altra nave o preparerei un viaggio con più calma.
Per tua maggiore tranquillità comincerei con il chiedere se nelle ragioni dell’unione ci sono: la sovranità e l’indipendenza della nostra patria (no alla nuova base americana di Vicenza e chiusura delle altre, ridiscussione di Nato, trattato di Lisbona e signoraggio bancario); la difesa e l’attuazione della Costituzione (compresi i diritti in essa sanciti e ignorati per oltre 60 anni, Governi di centrosinistra inclusi); rapporto con massoneria e opus dei (compreso Lega coop/compagnia delle opere); grandi, inutili e dannose opere; piani regolatori concordati con il maggior speculatore immobiliare del luogo (spesso legato od operante per conto della criminalità organizzata); politica energetica affidata a ENEL ed ENI (con fasi attuative lasciate a ditte amiche, di destra, centro e sinistra, in modo da poter costruire turbogas, cancrovalorizzatori, biomasse, carbone e ora nucleare, ovunque, più “contributi” ufficiali al partito).
Fernando Rossi ha scritto:
una sinistra ancillare, animale da cortile della grande finanza, incapace di vedere chi comanda e quindi (...) incapace di mettere in campo una politica di liberazione per il proprio popolo (non sanno nemmeno capire, se l'hanno letto, il trattato di Lisbona, tanto che quando l'Irlanda, giustamente, non lo approvò, si stracciarono le vesti).
Insomma...

gorritxo ha scritto:
Si dà (...) per scontato che sul piano più alto, quello politico-culturale, quello delle idee e dei contenuti, vi sia una sostanziale identità di vedute, e che il problema sia quindi solo (si fa per dire) di natura tattica, appunto.
Vorrei perciò chiedere a Robespierre e a Vedraivedrai: ma voi, rispetto alle analisi e alla proposta politica e culturale che Indipendenza porta avanti come vi ponete? Ne condividete i punti essenziali? No, perché se così non fosse, dovreste convenire che prima di discutere di FED, SL, ecc. ecc. forse sarebbe utile confrontarsi sui contenuti. E soprattutto capire che determinate scelte (vedi il non-voto) sono coerenti con una determinata analisi della situazione, che però forse non è la vostra.
Ci sono una serie di spunti essenziali, 'vitali', che emergono dagli stralci che ho riportato. Tutti riconducibili al denominatore comune di una questione patriottica, nazionalitaria, rimossa o negata, comunque oggettiva causa da molto tempo dell'impossibilità di alcun tipo di cambiamento sociale in questo paese. Discutiamo di questo e anche "Indipendenza" avrà proposte piccole, grandi, da avanzare e discutere.
Una piccolissima 'provocatoria' proposta la rivolgo a te, vedraivedrai, e anche a te Robespierre, e a tutti i compagni. Se convenite sui 'nodi' sopra emergenti, perché non vi attivate da subito a creare dei momenti di discussione nelle realtà locali o al livello in cui operate? "Indipendenza" è disponibile a partecipare, a discutere. E ancora, se si conviene su quei 'nodi', perché non assumere l'esigenza, di costituire dei poli 'patriottici', indipendentisti, al livello in cui si opera?
Ripartiamo da qui. Che dite?
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Maura

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MessaggioTitolo: Re: Dove va la neonata Federazione della Sinistra?   Ven Gen 08 2010, 13:43

Rifacendomi al titolo del post: dove va la neonata Federazione della sinistra. Ribadisco che non va da nessuna parte, soprattutto dopo aver letto un articolo, uscito sul manifesto ( http://www.napolionline.org/new/di-pietro-pronti-a-rompere-col-pd-e-incontra-ferrero ) dove Di Pietro si incontra con Ferrero. Questo tipo di alleanze non rappresentano la sinistra, ma una sorta di inciucio collettivo fatto non per il bene della comunità, ma per salvaguardare la tanto famigerata poltrona. Sono questi i motivi che mi spingono al non voto.
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MessaggioTitolo: Re: Dove va la neonata Federazione della Sinistra?   Sab Gen 09 2010, 01:45

Alla luce dell'intellettualità e dei Principi non serve attendere il futuro per poter sapere con certezza il totale fallimento qualitativo della federazione di sinistra.
Non si processano le intenzioni ma le pseudo-idee, ossia quelle fallacie che deviano le intenzioni le quali , per quanto mi riguarda, non conosco né ho mai avuto voglia e potere di dissezionare e giudicare.
Chi si discosta dai Principi erra, è logicamente stringente.
Ogni cosa si ripete mai uguale a sé stessa, ma in modo analogico.
Ecco perché impariamo dal passato.
Indipendentemente da esso comunque nei Principi di fatto è la risposta al fallimento senza aver emesso alcun tipo di giudizio morale che, solo dopo aver appurato la situazione contingente , può venir espresso e a titolo del tutto singolare.
E non c'è bisogno che lo scriva, in ogni senso...è la vita quotidiana che conferma il rivoluzionario; e due soli giudici sono i Principi ed il tempo, dacché non sempre le condizioni o le attitudini necessarie si sviluppano.

saluti
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vedraivedrai



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MessaggioTitolo: Re: Dove va la neonata Federazione della Sinistra?   Sab Gen 09 2010, 04:52

E no, non ribaltiamo la frittata.
Voi state contestando la federazione su posizioni a mio avviso opinabili e alle quali ho già risposto anche se le risposte non vi piacciono. Se la vostra analisi vi porta a non condividerle dite che non le condividete e basta, non cimentatevi in dimostrazioni empiriche. Ritenete deboli, incoerenti (talvolta ipocrite e corrotte culturalmente e non) posizioni che a me appaiono del tutto diversamente.
Ciò detto io non chiedo ad ognuno di voi di fare una proposta. La federazione non l'ho certo pensata io nella mia cameretta.
Voglio capire secondo voi cosa dovrebbe fare la politica.
Pratiche di resistenza alla greca?
Profilo istituzionale alla tedesca?
Mutualismo alla olandese?
Cos'altro ancora?

Aspetto allora apriate un nuovo post sulle regole della federazione delle quali vi ho informato e che mi diciate se è una pirlata o meno.

Altrimenti il tutto resta un esercizio dialettico per il quale "Indipendenza" è uno dei tanti luoghi.
Nel frattempo la sinistra continua ad essere divisa e inutile.
E nel frattempo io vado a raccogliere le firme per il referendum e informo il consigliere comunale del mio paese che il marciapiede di fronte casa della sciura Maria è da sistemare.
Scusate la franchezza ma il nostro famoso popolo è questo che chiede
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MessaggioTitolo: Re: Dove va la neonata Federazione della Sinistra?   Sab Gen 09 2010, 17:58

La tua analisi della cosidetta federazione mancano almeno di due elementi fondamentali:

-la presa visione della situazione non sovrana dell'Italia
-l'analisi del sistema oppressivo democratico

L'unico metro per riconoscere un inciucio/compromesso da un accordo di ripiego è la fedeltà ai Principi e la consapevolezza delle proprie incapacità o delle varie impossibilità congiunturali essendo ovvio che ogni obiettivo è raggiungibile solo in modo progressivo.
Alla luce di ciò è opportuno ri-scoprire questi Principi e quando possibile organizzarsi conformandosi ad essi.
A me sembra che Indipendenza stia facendo questo.

Nella nostra vita quotidiana c'è ampia scelta per l'attività politica, dai comitati di quartiere, dalle parrocchie, dal condominio stesso.
Ogni nostra scelta è scelta politica, e spesso decidere di non fare una cosa influisce più del farne una tal altra.
Seppur non organizzati, mi sembra comunque che le lotte dei sindacati di base o dei comitati come no dal molin e no tav siano le uniche mosse di piazza possibili e da appoggiare, se non qualche altra sporadica battaglia come quella di un tal Giorgio Fidenato che segnalo di sfuggita.

Non mi sembra comunque il caso di preoccuparsi se un certo tipo di ricerca e di fedeltà o di sacrificio ed impegno com-portano tempi lunghi.
La vita stessa, in definitiva, è prepararsi a morire.

Un saluto
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gian



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MessaggioTitolo: Re: Dove va la neonata Federazione della Sinistra?   Dom Gen 10 2010, 02:02

vedraivedrai ha scritto:
.
.........Voglio capire secondo voi cosa dovrebbe fare la politica.

.........Cos'altro ancora?

Mi riallaccio ad un paio di domande poste da vedraivedrai, sul cosa dovrebbe fare una forza politica.

Per chiamarsi ancora comunisti ?

Intanto sarebbe indispensabile una riflessione teorica e una rielaborazione culturale, ma questo compito lo lascio ad altri più capaci. Ho notato che in questo forum almeno qualcuno tenta questa riflessione - rielaborazione. Mi limito intanto a suggerire per la discussione un paio di semplici e banali punti di vista, spero che siano anche condivisibili, e speriamo che se ne aggiungano degli altri, magari da altre voci.

Questa forza politica “comunista” che volesse essere veramente all’opposizione, dovrebbe intanto pensare al problema accennato sopra (ad una ampia riflessione teorica) credo sia di una importanza decisiva, e non limitarsi al tran tran politico di piccolo cabotaggio.

Nel frattempo questa forza politica dovrebbe porsi sul piano della difesa del principale (anche numericamente) gruppo sociale costituito da coloro che sopportano il peso maggiore della riproducibilità di questo sistema capitalistico, i lavoratori dipendenti, privati e pubblici, e una parte del lavoro autonomo (artigiani), escludendo i manager d’impresa o alti dirigenti dello Stato, che sembrano formalmente dipendenti e rappresentano una esigua minoranza rispetto al grosso di tale gruppo sociale (oltre il 90%) che è poi quello che paga la maggior parte delle imposte dirette e non ha la possibilità dell’evasione, su cui gravano pure quelle indirette in misura proporzionalmente più alta dato che il suo reddito è nettamente inferiore a quello di altri gruppi sociali.

Bisogna difendere questo gruppo sociale, intanto con il semplice riferimento alla distribuzione, che non è solamente di reddito per quanto riguarda il lavoro dipendente, ma anche di potere interno ai luoghi di lavoro, di condizioni migliori o peggiori di vita.

Non serve assumersi la difesa di tutti gli interessi delle classi sociali, perché questa la può assumere solo un liberale che crede che gli individui siano tutti eguali, e li pone nelle condizioni di eguale diritto. Lo sappiamo che nella realtà questo non è vero.

Si deve intanto difendere questi raggruppamenti di dominati, almeno i principali e basta; ed è già molto, e ce n'è da fare. Quindi una forza che si definisce comunista si assuma la difesa non corporativa del lavoro dipendente in primis.

Mi sembra inoltre che si possa tenere in considerazione la possibilità di parificare i regimi di lavoro dipendente, sia pubblico che privato, non per eliminare come spesso si suol dire i “privilegi” degli statali (si sa bene che, su questa differenza pubblico - privato, si gioca spesso per provocare la divisione interna tra i lavoratori) e sappiamo bene anche che i veri privilegi si annidano tra le categorie che sono in grado di eludere il carico fiscale. Parificazione tra pubblico e privato anche per migliorare l’apparato pubblico italiano che mi sembra vecchio, e che deve dare servizi migliori, e si dica chiaramente che l’inefficienza dell’apparato burocratico statale, parastatale, ecc., è colpa non dei suoi dipendenti ma di chi li dirige.

Saluti
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MessaggioTitolo: Re: Dove va la neonata Federazione della Sinistra?   Dom Gen 10 2010, 09:19

Sottoscrivo totalmente le parole di Gian. Aggiungo solo che la "sinistra" non si definisce neanche comunista, già è tanto che questa parola viene pronunciata e soprattutto che questa "sinistra" si occupa solo di teorizzare una difesa del lavoratore. Questo contesto lo allargo anche ai sindacati, dove il loro ruolo ormai è marginale, alla singola manifestazione, la lotta per i diritti del lavoratore sono andati, in parte, perduti.

Togliere privilegi ai dipendenti statali, come giustamente scriveva Gian, provoca solo divisioni. Come abbiamo potuto constatare il vero problema non è stato toccato: i Dirigenti.
Queste divisioni tra poveri non sono altro che un escamotage, tipico italiano, per non approfondire un problema che è ormai diventato insostenibile.

Non sono una fan di Grillo, anzi tutt'altro, ma sono d'accordo con quanto ha affermato pochi giorni fa. Se lo Stato deve elargire dei soldi per finanziare un'Azienda, allora farli gestire all'operaio. Lo stiamo vedendo tutti quello che accade nelle fabbriche italiane, operai in cassa integrazione con un'Azienda in attivo. In questo la sinistra dov'è?
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MessaggioTitolo: Re: Dove va la neonata Federazione della Sinistra?   Dom Gen 10 2010, 16:02

i dipendenti pubblici, ad ogni modo, rimangono per la loro stessa natura le guardie del sistema.

Questa è una realtà che oltre ogni prevaricazione ed oppressione subita dagli stessi li rende sostanzialmente diversi dai dipendenti privati ed i lavoratori autonomi di cui si trattava -questi ultimi realmente proletari dacché oltre ad uno sgobbo impressionante ( stile : 12 ore di lavoro 6 giorni a settimana con soli 15 giorni di vacanze oltre le festività ) debbono provvedere essi stessi alla loro pensione ed in più si assumono tutto il rischio della loro attività autonoma senza alcuna garanzia ( ad esempio non possono ammalarsi ) - e ciò risiede nell'ente che gli eroga il salario che, essendo lo stato, ne fa partecipi della natura parassitaria di questo.

E' un problema che non può essere eluso in sé con la solita pantomina degli sprechi o addossando la colpa ai dirigenti.
Questa è un'abile manovra per non risolvere mai il problema.

I lavoratori privati ( non capitalisti ) non potranno mai divenire come i pubblici.Ciò è impossibile.
Ergo è la categoria pubblico che deve scomparire, se si vuole la Libertà.
Se invece si vuole un sistema oppressivo minimo, potrei esser d'accordo con voi ma, la democrazia per natura non permette ciò poiché essa nasce per ampliare l'oppressione non per diminuirla come l'idiozia corrente reputa al riguardo.

E' tempo che si rifletta su queste cose, altrimenti ci contraddiremo ogniqualvolta inevitabilmente.
L'animo della federazione della sinistra non manca neanche qui. Ciò non deve stupire poiché siamo nati in questa epoca e ne portiamo i segni evidenti, ognuno di noi.

La difesa sindacale dei lavoratori pubblici è utile, ma è una mentalità che una volta rovesciato il sistema, non può più sussitere dacché rovesciarli implica per definizione la sparizione del classismo verticalista ergo la sprizione del pubblico.

Ribadisco infatti che il pubblico non esiste in realtà, dacché lo stato è per definizione privato.
Siamo di fronte quindi a dei lavoratori dipendenti privati di rango A contro lavatori dipendenti di rango B, dove i lavoratori autonomi si guadagnano il disprezzo di entrambe le categorie secondo le menate idiote della sinistra odierna e del retroterra pseudo-comunistico quando sono loro che portano avanti la carretta.

Allearsi è un necessario ma si deve avere chiara la Verità dei fatti e quindi essere umili e riconoscere anche cose che non ci piacciono.
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MessaggioTitolo: Re: Dove va la neonata Federazione della Sinistra?   Dom Gen 10 2010, 16:33

Insomma non mi si fraintenda. Difendere le conquiste dei lavoratori è doveroso e fondamentale affinché la piovra del lavoro capitalistico non si diffonda e l'oppressione venga incrementata.

Giustamente le operazioni alla brunetta dovrebbero colpire quegli sprechi nelle zone alte, ed i fannulloni di cui la classe politica-burocratica nelle alte sfere è la più nefasta.

Ciò però non elimina il problema alla radice. Il sistema sà anche ridimensionarsi, ed il motivo non è a favore del popolo, per definizione...

saluti
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gian



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MessaggioTitolo: Re: Dove va la neonata Federazione della Sinistra?   Lun Gen 11 2010, 03:39

Non mi sfugge la differenza che esiste su alcune figure del lavoro autonomo come l’esempio che hai fatto delle 12 ore di lavoro giornaliere ecc.. ecc..

La scelta individuale di un’attività autonoma comporta i “rischi” che hai evidenziato, dentro a questa fascia del lavoro autonomo che è estremamente composito, soprattutto non come numero ma sicuramente come peso, si annida anche una grossa fetta dell’evasione fiscale, si tratta di elettori in grande prevalenza di centro o di destra, di tipico “ceto medio”, in questi ceti si annidano la maggior parte di lavoratori anche intellettuali, tipo giornalisti, o figure miste come ad es. i professori universitari, che sono in gran parte sia dipendenti pubblici (A o B come li definisci nel tuo termine) sia liberi professionisti, i ceti professionali; avvocati, ingegneri, medici, sono cedi che hanno anche notevole ricchezza (rispetto alla media) di sicuro rispetto ai lavoratori dipendenti, in ampi strati di questi ceti che rientrano nel lavoro autonomo, prevale il più irriducibile individualismo e poco senso di solidarietà sociale.

Credo che la maggior parte del ceto che rientra nella categoria del lavoro autonomo sia decisivo al capitale dominante industriale finanziario, che specie in Italia, è spesso fuso e confuso insieme. I ceti professionali tradizionali, come gli avvocati, ingegneri, medici ecc... forniscono gran parte del personale politico e sono importanti per la trasmissione di ideologie egemoniche delle classi dominanti, servono quindi alla riproduzione del sistema, non sono certo le classi popolari o affini ad impensierire il grande capitale, ogni qualvolta questi ceti detti medi sono stati o a causa di crisi o robe simili, toccati e le loro condizioni di vita sono diminuite, si sono verificate reazioni forti di destra, e antidemocratiche.

Le classi popolari o dominate, sono state sì protagoniste in eventi storici anche di eccezionale intensità, ma di brevissima durata, legati soprattutto a congiunture speciali quali le guerre mondiali: es. nel “socialismo reale” pur durato alcuni decenni, le classi popolari hanno esercitato un qualche potere, o almeno lo hanno influenzato per un breve periodo, per pochissimi anni.

Un’alleanza si cerca con chi è possibile farla, tra il lavoratori autonomi, alcuni sono nelle stesse condizioni dei lavoratori dipendenti, se non a volte anche peggio, credo che con questi si deve cercare un dialogo per un’alleanza, ma la gran parte di questo ceto sono di certo al servizio del gruppo dei dominanti, per la riproduzione del sistema.

Considerazioni discutibili, senza nessuna pretesa di verità assolute, che lasciano lo spazio per proseguire la discussione nei termini i più semplici possibili, e ben coscienti che non siamo in prossimità di nessun rovesciamento del sistema attuale. Siamo parte integrante di questo sistema.

Saluti

p.s
Cosa intendi per “lavoratori privati (non capitalisti)…“? Non sono riuscito ad assimilare il concetto.
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MessaggioTitolo: Re: Dove va la neonata Federazione della Sinistra?   Lun Gen 11 2010, 17:42

Gian permettimi di farti notare che la classe operaia non è mai esistita e che il proletariato è una parola gettata al vento, sensibile a molti, ma a tal altri no.
Queste divisioni fittizie e faziose si hanno esclusivamente quando il tornaconto e l'ignoranza ottenebrano la verità.
Chiunque sia, sia.
E il gioco delle divisioni si sà a chi è sempre giovato.

Il proletariato non è altro che la classe degli sfruttatti.
Nel mondo di oggi lo stesso manager multi miliardario è uno sfruttato.
Difficile da digerire ma è così poiché l'impersonalità del turbo-capitalismo corporativista e socializzatore , ossia statalizzatore, ci rende tutti schiavi a questa oggettivazione impersonale.
Di converso rimangono gradi di incidenza e partecipazione a questo gioco al massacro che debbono invogliarci a giudicare la posizione di ognuno e di ogni ruolo sistemico.
In tal caso il maneger , ad esempio, non ha via di scampo.

Non ci vuole una grande scienza per comprendere come io, in questo ora, sia ambivalentemente sfruttato e sfruttatore, inequivocabilmente, sotto piani e relazioni differenti di importanza diversa.
E' necessario quindi gerarchizzare "le importanze" e non dimenticare i vari piani su cui l'oppressione striscia.

Ho chiamato i lavoratori privati non-capitalisti coloro che non hanno accesso al sistema e da questo non sono protetti.
E' alquanto buffo però reputarsi esenti da macchie quando siamo noi il sistema dacché vive sulle nostre spalle, sui nostri consumi e svaghi, sui nostri soldi e sui nostri sogni.

Ora Gian hai accennato alla questione delle tasse come se l'evasore fiscale fosse l'uomo da combattere.
Il problema dell'evasione fiscale è il seguente.
C'è chi evade perché non può non evadere, o comunque , evade per assicurarsi la dignità che gli spetta per dover lavorare a livelli che un operario non concepisce.
C'è chi evade perché è un capitalista, ossia ha aggangi con il sistema.
La fiat ad esempio per detrminate leggi mi sembra paghi solo il 10% di imposte quando, per il redditto che produce, dovrebbe giungere al classico 43%.
La fiat stessa che fa pagare la cassa integrazione alla cittadinanza italiana.

Ora, non è qui il momento di discutere il perché un individuo martorizzi sé stesso lavorando per prendere 4000 euro al mese e realmente non poterne godere sia per il non-tempo a disposizione che per l'incapacità di vivere la vita, maturata nella costrizione lavoro ( tralasciando i disagi di una vita votata al lavoro, diversi da chi deve affrontare problemi pecuniari-materiali, ma molto incidenti sul piano psichico ).
E' un problema di mentalità che risale al Rinascimento che io, in tutta sincerità, chiamerei Decadimento checché l'ignoranza possa dire il contrario, Principi alla mano con chiunque voglia approfondire.

E' però necessario rendersi conto che evadere le tasse è in sé onesto.
E' necessario fare opera certosina nel discernere quali siano i lavori strumentali al sitema e quali no; quali sono ad esso collegati e quali no; ed indagare sugli individui per vedere se si ricevono agevolazioni dal sistema o no.

I lavoratori di stile A ( i pubblici ) sono le guardie inconsapevoli del sistema da sempre, per definizione.
Il lavoratore pubblico non paga le tasse poiché il suo stipedio è frutto delle tasse.
Il fatto che i lavoratori pubblici debbano difendere ed aumentare i loro "diritti" è solo un elmento strategico.

Nel difendersi infatti costringono lo stato a dover pagare stipendi/salari ad una grande massa di dipendenti NON facenti parte in sé del sistema,e quindi a levare al sistema risorse ( seppur le clientele si allargano).
Congiuntamente un'evasione fiscale degli autonomi molto diffusa, laddove i dipendenti pubblici siano in un sindacato non venduto e forte e si facciano rispettare in modo serrato, costringerebbe lo stato a ridimensionare gli sprechi innanzitutto ed in secondo luogo a ridimensionare e tagliare i fondi-agevolazioni alla classe politico-burocratica di alto rango, se non diminuirne il numero.

Il passo successivo che ci si può aspettare da una situazione del genere è l'efficienza statuale.
Ed è qui che di solito ci si rilassa, come se l'obiettivo fosse raggiunto, quando invece è l'abile mossa dello statega che vuol far rientrare in sé il malcontento.
Tali mosse sono inoltre utili; fare questo allena il sistema e crea dirigenti sempre più adatti a fronteggiare le nuove situazioni.
La democrazia è poi uno di quei sistemi oppressivi dove l'accesso e molto facile. Basta un po' di onestà e funzionalità

Il problema più grave rimane la mentalità dell'epoca, cosa che la federazione di sinistra incarna sia inevitabilmente che, a quanto pare, con suo piacere.
Basti vedere la lobotomizzazione dei paesi scandinavi.
Si ripeterà che lì le cose funzionano; si scorda a quale prezzo : la libertà e l'intelligenza e la costretta povertà di metà del globo.

Alla luce di questo, gli individualisti fanno bene.
Privati di Verità, i Principi , senza alcun piano per riappropiasi della Libertà ed avere Giustizia, cos'altro si dovrebbe fare?
Far parte della federazione di sinistra e prenderla come al solito dietro al cxlx?
Fare i finti solidali, quelli buoni? Quelli che sanno e la vedono lunga con lo spocchioso razzismo da intellettualoidi?
Ma il primo che fa lo stronzo, lo smonto e a ragione.
E' il sistema che porta a ciò che percepiamo come caos, ma non lo permette mai poiché vuole e deve dominare.
Ed è per questo che ci buttiamo tra le sue braccia ora che non sappiamo più chi siamo, privi di ogni identità , paurosi dei beni materiali che abbiamo raggiunto ( o che ci hanno lasciato per dominarci meglio? ).
"Solo lui ci può salvare!"
con la sua agenda globalista, per l'ambiente, per vincere la fame del mondo, per il pieno impiego, per debellare le malattie, per aiutare i deboli ecc...

Perché si ha paura del Caos?
Già ci siamo e sì ha paura del caos?
Si scorda che l'unico ORDO AB CHAOS è sul piano universale.
Il resto qui intorno sono finti ordini fomentatori di situazioni caotiche.
Il caos assoluto è inoltre un non senso logico.

Si metta in discussione la possibilità di ri-voluzionare il sistema.
Lo faccia Indipendenza essa stessa.
Lo stronzo individualista, se tale possibilità è preclusa, nella sua ignoranza è molto più saggio delle ipocrisie o le disfunzioni di molte persone.

( l'individualista di cui parlo è uno stronzo, non un criminale, assodato che evadere le tasse è opportuno e non illegale )

saluti
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MessaggioTitolo: Re: Dove va la neonata Federazione della Sinistra?   Lun Gen 11 2010, 18:03

precisazioni:

-democrazia onesta e funzionale. Con amore e garanzie ammalia sindacati, con morsa d'acciaio combatte l'evasione.La popolazione elogia il suo operato.

- lavori non capitalistici non esistono ad oggi per varie cause che Indipendenza ha spiegato molto bene. Intendevo solo dire che il datore di lavoro non è un dominante.
E' il lavoro stesso che è oppressivo, ecco perché siamo tutti contro tutti.
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gian



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MessaggioTitolo: Re: Dove va la neonata Federazione della Sinistra?   Mar Gen 12 2010, 00:56

..... ha scritto:

Ora, non è qui il momento di discutere il perché un individuo martorizzi sé stesso lavorando per prendere 4000 euro al mese e realmente non poterne godere sia per il non-tempo a disposizione che per l'incapacità di vivere la vita, maturata nella costrizione lavoro ( tralasciando i disagi di una vita votata al lavoro, diversi da chi deve affrontare problemi pecuniari-materiali, ma molto incidenti sul piano psichico ).......

Visto che l’hai accennato.

II sottoscritto si è “martorizzato “ da lavoro dipendente (35 anni) per molto meno, poco più di un quarto dei 4000 euro al mese indicati. Lascio a te indicare in che ceto , o altra categoria sociale posso essere inserito, forse proletariato, sottoproletariato, ecc… ma anche queste categorie credo siano oggi superate e da rivedere (la classe operaia non esiste hai scritto, forse è vero se intendi una categoria di lavoratori che riesce ad imporre una sua egemonia di pensiero e di potere nella società ).

E’ evidente che il tenore, le pretese di vita, la stessa “incapacità di vivere la vita”, rispetto ai modelli imposti attraverso i mezzi di “persuasione” TV , stampa , ecc.., di questa forza lavoro sono molto diversi, compresi i costi della sua riproduzione.
Eppure mi pare di aver vissuto “dignitosamente” rispetto a ….. nell’ambito della categoria sociale di appartenenza.

Ho faticato a seguirti nella tua “cascata “di nozioni teoriche filosofiche, alcune condivisibili, anche se sembra il contrario, sulla questione evasione in parte sono d’accordo su quanto scrivi, altre forse per mia carenza teorica culturale, le sto vagliando nella testa.

Ritorniamo al titolo del topic.
Dove va la Federazione … senza idee.

Sul cosa abbiamo bisogno in questo periodo ….(non certo una Federazione …..come indicata nel titolo, del topic).

Credo che oggi abbiamo bisogno di ricostituire forme embrionali di nuove organizzazioni assolutamente autonome- soprattutto culturalmente- rispetto alle fazioni dominanti capitalistiche che sono in lotta con scorri-bande politiche la cui degradazione, la cui delinquenzialità, l’amoralità, la corruzione, ecc.. ecc.. sono l’espressione del periodo tipico che stiamo vivendo.

Da questo punto di vista, la richiesta di una forza (che non ha nulla a che vedere credo con la Federazione … di cui sopra , ma qualcosa di nuovo ) che cominci a difendere il lavoro dipendente e affini.
Pur essendo una richiesta misera, di misura distributiva (appare una misura socialdemocratica) ma credo sia semplicemente la richiesta di misure difensive puramente tattiche, ma situate in un periodo in cui si deve ricominciare proprio da capo, dando autonomia ad organismi che non debbono per nessuna ragione porsi subalterni alle forze politiche che hanno visioni oltre che nazionali , supernazionali, sovranazionali ecc..tutte interne ai progetti delle classi dominanti industrial-finanziarie.

E’ un errore secondo me appoggiarsi ad una delle due scorri- bande politiche che oggi si affrontano in Italia, senza diversità di programmi strategici, ma solo con fini di completa occupazione del potere.

O ci si comincia a preparare all’opposizione in piena autonomia, o si sarà risucchiati verso la banda vincente.
Saluti
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MessaggioTitolo: Re: Dove va la neonata Federazione della Sinistra?   Mar Gen 12 2010, 06:23

Gian purtroppo sono torrenziale ed in questo devi vederci più una mancanza di rispetto verso gli utenti che altro.
Se vuoi una certa vanità.
Pensandoci comunque mi vedo coerente , ossia questa tiritera è atta a demolire e sflosciare i discorsi, per non programmare.
Essendo collaborazionisti già da ora per situazione, sarebbe veramente triste divenirlo anche "in movimento" ed entrare a far parte del club degli illusi o dei profittatori, a seconda del percorso di ognuno.
Ciò lo esprimo ad Indipendenza ma anche a chi qui difende la neonata federazione.

(Ad ogni modo ognuno risponde al suo grado di coscienza.)

Una teoria non può non essere anche pratica.
Come assentire razionalmente ad un tutto teorico rivoluzionario è un processo, ugualmente lo sarà per la pratica.
Ma questa procede da quello.

Gli ignoranti non sono mai arrivati da nessuna parte, come mai è esistito un movimento spontaneo popolare; la bontà non è scissa dalla verità.

Sarebbe giunto il momento di porre l'egualitarismo sull'unico piano in cui può aver valore, ossia l'universalità trascendentale.
L'egualitarismo politico è contraddittorio di per sé stesso.

p.s. Gian non intendevo alludere a nessun giudizio di valore comunque nel mio scrivere riguardo i lavoratori autonomi. Io comunque non li vedo neanche da lontano 4000 euro al mese!

ciao
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tadiottof



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MessaggioTitolo: la federazione della sinistra non e' di sinistra   Mar Gen 12 2010, 09:03

Saprete dai miei interventi precedenti che per "sinistra" intendo coloro che organizzano le legittime richieste degli sfruttati e per me organizzare significa chiamare in piazza la gente, visto che nei consigli comunali, provinciali, regionali, nazionali non ci sono politici che abbiano a cuore i problemi quotidiani: pensione, stipendio, casa, scuola, salute.
Altro che "grande fratello", ovvero vetrine TV, cioe' l'oppio dei popoli.
Ma dove volete che vada la federazione della sinistra!?
Andra' a destra!
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MessaggioTitolo: che tristezza compagni!   Gio Gen 14 2010, 00:10

Come ulteriore contributo al dibattito, vi riporto qui sotto le considerazioni dello storico e studioso Aldo Giannuli, iscritto a Rifondazione.

Sul proprio sito Giannuli, partendo dalla possibilità che il gruppo di Vendola si allei elettoralmente con la "federazione delle sinistre", ripercorre dal di dentro la storia recentissima dei due gruppi. Un racconto veramente triste, che non meriterebbe ulteriori commenti. Sono comunque perplesso sul richiamo ai "due diversi progetti politici" effettuato da Giannuli. Dietro i due gruppi non intravedo alcun progetto degno di questo nome, semmai una mera 'strategia' da marketing elettorale...

Premettendo che sono un estimatore dei lavori di Aldo Giannuli sui "misteri italiani", vorrei chiedere a lui e agli aderenti ai due partiti: ma tanto tempo, passione, energia, sforzo intellettuale, non sarebbe meglio destinarli ad una più seria progettualità politica? Si reputa lo stare dentro a questi partiti il "male minore"? Lo ritengo sbagliato, però aggiungo: allora perché non starci dentro promuovendo contenuti politici reali, a partire dalla rivendicazione dell'indipendenza nazionale?



Grande vittoria: il compagno Vendola torna con noi!
….che tristezza ragazzi!


Si legge sulla stampa della storica decisione di Sinistra Ecologia e Libertà (il gruppo di Nichi Vendola) sta decidendo di tornare a fare cartello elettorale con Rifondazione Comunista e gli altri della “Federazione anticapitalista”. Ferrero esulta e si prepara a riabbracciare l’antico compagno.
Nel 2008, subito dopo la batosta elettorale e prima ancora che fosse indetto il congresso del partito che culminò nell’epico duello Vendola-Ferrero, scrissi una lettera a diversi dirigenti del partito (cui mi ero reiscritto, proprio a causa della sconfitta, per cercare di contribuire a salvarlo). In essa facevo questa semplice considerazione: nello schieramento dell’Arcobaleno erano emerse due distinte aree politiche: una comunista, a dominante anticapitalistica (mezza Rifondazione e il Pdci) da un lato e una più genericamente libertaria ed ecologista (mezza Rifondazione, Verdi e Sd) dall’altra. Era evidente che si trattasse di due progetti politici diversi, forse alleabili, ma comunque diversi.

Ne deducevo che non aveva senso tentare di tenerli nello stesso contenitore, a costo di una rissa permanente per la conquista di ridicoli “posti di potere” che ormai erano solo macerie fumanti. Per cui proponevo una separazione consensuale delle due anime di Rifondazione, senza veleno ed acrimonia, in modo che ciascuno potesse dedicarsi al proprio progetto, per poi tentare un accordo elettorale alle europee, motivato dalla prevedibile clausola di sbarramento che già si annunciava. Aggiungevo che, in caso diverso, si sarebbe andati ad un congresso-rissa e, dopo un periodo di coabitazione forzata e di aggressioni reciproche, saremmo andati lo stesso alla scissione. E l’accordo elettorale sarebbe stato a quel punto improponibile per il veleno accumulato.

Alcuni dirigenti (fra gli altri Alberto Burgio e Giovanni Russo Spena) ebbero la cortesia di rispondermi, spiegandomi che la scissione sarebbe stato il peggiore dei mali da evitare come la peste, che bisognava tenere unito il partito eccetera eccetera, secondo la ben nota liturgia della Terza Internazionale in edizione fumetto.
Quel che è seguito lo sappiamo tutti:
- un congresso sguaiato con accuse di brogli, tesseramenti truccati ecc
- otto mesi di coabitazione da guerra civile con insulti quotidiani
- la puntuale scissione a febbraio
- una marea di compagni che se ne vanno disgustati (se non erro i tesserati a Rifondazione del 2009 sono il 60% circa in meno dell’anno precedente: dicesi sessanta per cento!)
- il mancato accordo elettorale, con due liste che ottengono oltre il 6% e bucano tutte due il quoziente.
Bel risultato vero?

Ora, Vendola, dopo aver coperto di altri insulti i suoi vecchi compagni (stalinisti, roba da astenteria neuro, ecc.), dopo qualche problemino nella sua giunta (le parole Sanità, Cosentino ecc. vi dicono nulla?), dopo essersi persi per strada la maggioranza dei verdi ed i socialisti, dopo che una parte dei suoi e degli Sd è andata nel Pd, essendo stato scaricato dal Pd, annuncia di voler fare l’”unità della sinistra” con Rifondazione ecc.
Considerato che alle europee Sel ha preso circa il 3% di cui presumibilmente un uno e mezzo di socialisti e verdi ora volatilizzati, che quella percentuale è “gonfiata” dall’eccezionale astensionismo di quella tornata elettorale, che una parte dei suoi elettori voterà Pd per la solita solfa del “voto utile” (che alle Europee non c’era), questo significa che possiamo stimare la ricca dote elettorale che porta alle nuove nozze con Rifondazione, intorno allo 0.55% (il prefisso di Firenze).

Rifondazione da parte sua, non ha saputo dire niente sulla crisi in atto, ha avuto una iniziativa politica di poco superiore allo zero, continua a spendere la maggior parte dei pochi soldi restati per mantenere funzionari che non si sa bene cosa facciano, ha varato una federazione con Pdci e Socialismo 2000 che è solo un manifesto espediente per evitare l’unificazione dei due partiti e questo per mantenere gli attuali equilibri correntizi che consentono la sopravvivenza dello zombie Ferrero alla “guida” del partito. I sondaggi parlano chiaro: se va bene si supera di poco il 2% nazionale.
Essendo iscritto a Rifondazione farò il mio dovere di votare per la lista, ma che tristezza compagni!

Aldo Giannuli, 11 gennaio '10
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MessaggioTitolo: Re: Dove va la neonata Federazione della Sinistra?   Gio Gen 14 2010, 16:26

vedraivedrai ha scritto:
E no, non ribaltiamo la frittata.
Voi state contestando la federazione su posizioni a mio avviso opinabili e alle quali ho già risposto anche se le risposte non vi piacciono. Se la vostra analisi vi porta a non condividerle dite che non le condividete e basta, non cimentatevi in dimostrazioni empiriche. Ritenete deboli, incoerenti (talvolta ipocrite e corrotte culturalmente e non) posizioni che a me appaiono del tutto diversamente.
Ciò detto io non chiedo ad ognuno di voi di fare una proposta. La federazione non l'ho certo pensata io nella mia cameretta.
Voglio capire secondo voi cosa dovrebbe fare la politica.
Pratiche di resistenza alla greca?
Profilo istituzionale alla tedesca?
Mutualismo alla olandese?
Cos'altro ancora?

Aspetto allora apriate un nuovo post sulle regole della federazione delle quali vi ho informato e che mi diciate se è una pirlata o meno.

Altrimenti il tutto resta un esercizio dialettico per il quale "Indipendenza" è uno dei tanti luoghi.
Nel frattempo la sinistra continua ad essere divisa e inutile.
E nel frattempo io vado a raccogliere le firme per il referendum e informo il consigliere comunale del mio paese che il marciapiede di fronte casa della sciura Maria è da sistemare.
Scusate la franchezza ma il nostro famoso popolo è questo che chiede

Mah, come ho scritto nel mio precedente intervento, sono perplesso riguardo la piega che ha preso la discussione: il problema principale non è la tattica (affidarsi o meno alla forma-partito, scelte più o meno "istituzionali", più o meno "resistenti"). O meglio, non è il primo problema da affrontare. Come ho già detto, ho il massimo rispetto per chi - come te - decide di aderire alla Federazione della Sinistra e ai singoli partiti che ne fanno parte. A patto però che il fine sia quello di tentare di portare avanti in quel contesto idee, analisi, proposte in linea con quelle di Indipendenza. Perché è in queste che mi riconosco.
Voglio essere più preciso e fare qualche esempio concreto: mi considero nazionalitario, ritengo cioè inscindibili i concetti di liberazione nazionale e liberazione sociale. A tal fine trovo decisivo inquadrare le varie lotte sociali, ambientali ecc. ecc. in una proposta che metta al centro la rivendicazione della sovranità nazionale. Non sono contrario al Trattato di Lisbona "per un'altra Europa", sono contrario a qualsiasi forma di federazione, perché parlare di sovranità nazionale nel quadro di una federazione europea (fosse anche di fantomatici stati socialisti), è semplicemente un ossimoro. O ancora: non ritengo Berlusconi il male assoluto, né che la lotta tra PD e PDL abbia una valenza politica reale, ma che sia più che altro una competizione tutta interna ai gruppi dominanti per la gestione del potere in Italia. Potere peraltro che nella sostanza relega questi gruppi al rango di ascari dell'imperialismo statunitense.
Se hai letto la rivista o altre discussioni sul forum, ti sarà chiaro che su questi (e tanti altri, a dire il vero) nodi decisivi il mio pensiero coincide sostanzialmente con quello di Indipendenza.
Ora, mi pare però che su questi temi le posizioni ufficiali di Rifondazione, Comunisti italiani, e ora della Federazione della Sinistra siano completamente diverse.
A questo punto la domanda è: tu come ti poni?
Ti riconosci nell'impostazione di Indipendenza ma pensi che sia necessario stare nella FDS per portare avanti al suo interno determinate idee?
Oppure ritieni che parlare di nazione, patria, indipendenza, sovranità non abbia nulla a che vedere con l'essere comunisti (o meglio che vada bene per baschi, irlandesi, palestinesi, venezuelani ecc., ma non per l'Italia), che cacciare Berlusconi sia la priorità, indipendentemente da chi prenderà il suo posto ecc. ecc.?
Nel primo caso può avere certamente un senso impostare una discussione intorno alle modalità di fare politica, come stai facendo tu.
Nel secondo caso invece occorre prendere atto che le differenze "tattiche" sono riflesso di differenze politiche, e che quindi prima di confrontarci su Federazione sì o no, sarebbe il caso di confrontarci sui contenuti.
È per questo che ti rinnovo la domanda preliminare dalla cui risposta secondo me dipende il tipo di impostazione che dovrebbe prendere la discussione: come ti poni rispetto alle analisi e alla proposta politico-culturale di Indipendenza?
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MessaggioTitolo: Re: Dove va la neonata Federazione della Sinistra?   Gio Gen 14 2010, 17:54

Ci giochiamo la libertà o la vittoria? forse questa domanda sarebbe da porsi.

Ebbene, non prendiamoci in giro.Il compromesso non è strategia.
Il compromesso rivela semplicemente che dentro di sé la tensione per la libertà è ottenebrata e che si vuole con più forza la vittoria.
Si può crepare da sconfitti, ri[cord]iamocelo.
Quantunque si reputi la spiritualità psicologismo classista, è pur sempre la Verità che renderà liberi, questa è l'unica strada come unica è la Verità.
Il settore statuale è a fianco del Capitale.

Per quanto riguarda il federarsi.
Ogni federazione non può sussistere se non trova l'origine in qualcosa che gli è superiore.
Ecco il senso della Fides ( che per la fede c'è sempre stata un'altra virtù teologale che è la speranza ).
Il federazionismo è appunto un'illusione.

p.s. gorritxo una domanda.

-Come credi sia possibile che la sovranità nazionale sia liberazione sociale, dacché sovranità indica sovrano ed un popolo sovrano è una contraddizione in termini?
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MessaggioTitolo: Re: Dove va la neonata Federazione della Sinistra?   Gio Gen 14 2010, 18:28

..... ha scritto:

p.s. gorritxo una domanda.

-Come credi sia possibile che la sovranità nazionale sia liberazione sociale, dacché sovranità indica sovrano ed un popolo sovrano è una contraddizione in termini?
Per "....": prima di tutto ho scritto che considero inscindibili i concetti di liberazione nazionale e liberazione sociale (e con inscindibili intendo dire che non vi può essere l'una senza l'altra), non che "la sovranità nazionale è la liberazione sociale" come tu hai riportato.
Sul concetto di sovranità nazionale, di cui tu - correggimi se sbaglio - contesti la validità si apre un altro discorso. Discorso al quale non mi voglio sottrarre, ma in primo luogo non ha attinenza con questa discussione, e in secondo luogo richiede tempo.
Se vuoi quindi ci potremo confrontare prossimamente, magari però in una discussione come questa http://indipendenza.lightbb.com/parliamo-di-indi-riflessioni-suggerimenti-e-quant-altro-f3/il-problema-della-sovranita-e-dell-indipendenza-t72.htm così saremmo in tema.
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MessaggioTitolo: Re: Dove va la neonata Federazione della Sinistra?   Gio Gen 14 2010, 20:42

Forse è fuori luogo...ma come criticare il signor vedraivedrai se poi si è nello stesso recinto , magari più vicini all'uscita ma ugualmente all'interno, per di più con l'intenzione di far sì di rimodellarlo questo recinto invece di schiopparlo.
Alché, dacché ogni ri-voluzione tale è stata solo nominalmente divenendo soltanto sovversione strumentale ed incrementato la finzione della nostra realtà passo , in questa discussione digitale, dalla parte dell'utente Vedraivedrai.

Si vuol continuare ad eludere la questione sovranità.
L'unica Sovranità è la sovranità Unica.

Il nazionalitarismo lo farete diventare un'etichetta.
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tadiottof



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MessaggioTitolo: Federazione della sinistra   Ven Gen 15 2010, 10:02

Prima di iniziare una ricerca, si guarda la bibliografia in materia, per evitare di cercare cose gia’ trovate.
Rinnovo il suggerimento di leggere “Mazzini e Bakunin” di Nello Rosselli scritto negli anni 20.
E’ un indagine sulle organizzazioni del movimento operaio dal 1870 al 1980 circa.
Si legge di congressi, di posizioni politiche, di abbozzi di sindacato ecc.
E’ un buon libro per iniziare.
Se non avete queste cognizioni, non c’e’ una base comune, non una cultura comune che permetta una fruttuosa discussione.
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sankara

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MessaggioTitolo: Re: Dove va la neonata Federazione della Sinistra?   Ven Gen 15 2010, 16:34

..... ha scritto:
Forse è fuori luogo...ma come criticare il signor vedraivedrai se poi si è nello stesso recinto , magari più vicini all'uscita ma ugualmente all'interno, per di più con l'intenzione di far sì di rimodellarlo questo recinto invece di schiopparlo.
A quale recinto e a quale rimodellamento ti riferisci?

..... ha scritto:
Alché, dacché ogni ri-voluzione tale è stata solo nominalmente divenendo soltanto sovversione strumentale ed incrementato la finzione della nostra realtà passo , in questa discussione digitale, dalla parte dell'utente Vedraivedrai.
Anche qui, non è che tu sia chiaro...

..... ha scritto:
Si vuol continuare ad eludere la questione sovranità.
L'unica Sovranità è la sovranità Unica.
Non è chiaro a chi ti riferisca. E nemmeno cosa tu voglia dire posponendo l'aggettivo maiuscolato "Unica" a sovranità. Ti inviterei, chiarendo il punto, ad accogliere l'invito di Gorritxo a proseguire la discussione alla voce più appropriata che ti ha segnalato, cioè qui: http://indipendenza.lightbb.com/parliamo-di-indi-riflessioni-suggerimenti-e-quant-altro-f3/il-problema-della-sovranita-e-dell-indipendenza-t72.htm.

..... ha scritto:
Il nazionalitarismo lo farete diventare un'etichetta.
Al riguardo sarebbe da parlarne qui (è più pertinente): http://indipendenza.lightbb.com/parliamo-di-indi-riflessioni-suggerimenti-e-quant-altro-f3/nazionalismo-e-nazionalitarismo-t12.htm
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kamo

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MessaggioTitolo: Re: Dove va la neonata Federazione della Sinistra?   Dom Gen 17 2010, 16:36

tadiottof ha scritto:
Prima di iniziare una ricerca, si guarda la bibliografia in materia, per evitare di cercare cose gia’ trovate.
Rinnovo il suggerimento di leggere “Mazzini e Bakunin” di Nello Rosselli scritto negli anni 20.
E’ un indagine sulle organizzazioni del movimento operaio dal 1870 al 1980 circa.
Si legge di congressi, di posizioni politiche, di abbozzi di sindacato ecc.
E’ un buon libro per iniziare.
Se non avete queste cognizioni, non c’e’ una base comune, non una cultura comune che permetta una fruttuosa discussione.
2000snlp
A quali "cognizioni" ti riferisci? Cosa, di allora, può essere "fruttuoso" oggi? Perché, in sintesi, non le richiami qui?
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tadiottof



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MessaggioTitolo: sintesi   Dom Gen 17 2010, 17:08

si parla di scontri, di incomprensioni, di battaglie aspre tra compagni e preti, tra le due anime del movimento operaio.
bisogna leggerlo, cosi' ognuno puo' farsi la sua opinione e qualcuno, tra tanti, potrebbe ritrovare la strada.
Comunque si tratta di lavoro, lavoro, lavoro.
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