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 Base USA Dal Molin. Scontri a Venezia con polizia e leghisti

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sankara

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MessaggioTitolo: Base USA Dal Molin. Scontri a Venezia con polizia e leghisti   Dom Set 13 2009, 23:08

Ore 10.00: attivisti del Presidio No Dal Molin, sul Ponte di Rialto (Venezia), srotolano uno striscione di 12 metri con la scritta "Indipendenza dalle basi di guerra, No Dal Molin", contro la costruzione della nuova base USA nell'area del Dal Molin.
 
Intorno alle ore 10.30 è intervenuta la polizia in assetto antisommossa. Scontri. I militanti con le mani alzate e gridando "Vergogna" hanno impedito alle forze dell’ordine la rimozione dello striscione. Quindi sono scoppiati tafferugli tra simpatizzanti e militanti della Lega ed esponenti del Presidio "No Dal Molin".

L'iniziativa si è quindi conclusa davanti alla Questura dove erano stati fermati una decina di cittadini del presidio fermati prima dell'azione. Unica loro colpa: avere negli zaini le bandiere del No Dal Molin e le corde per calare lo striscione. Intanto, oggi, a Vicenza, ultima giornata del Festival NoDalMolin.

Davide Sponton Al di là delle motivazioni egoistiche che i leghisti adducono a sostegno dell'indipendenza della cosiddetta Padania, l'appoggio che loro danno all'allargamento della base militare dal molin è solo un piccolo esempio di come costoro, perorando una divisione del Paese in unità minori, ne favorirebbero un sostanziale arretramento al prerisorgimento, cioè avremmo un'Italia del sud che avrebbe come destino il divenire una portaerei americana e l'Italia del nord sostanzialmente una subfornitura dell'industria tedesca, con conseguenti arretramenti anche sul livello del tenore di vita dei lavoratori in generale. Ciò ha davvero ben poco a che fare con l'autogoverno locale e pure il fedderalismo, su cui teoricamente non sarei nemmeno contrario, essendomi piaciuto sin dai tempi delle superiori un intellettuale come Cattaneo.
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aposkinhead

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Data d'iscrizione : 22.08.09

MessaggioTitolo: Re: Base USA Dal Molin. Scontri a Venezia con polizia e leghisti   Lun Set 14 2009, 12:16

sankara ha scritto:
Ore 10.00: attivisti del Presidio No Dal Molin, sul Ponte di Rialto (Venezia), srotolano uno striscione di 12 metri con la scritta "Indipendenza dalle basi di guerra, No Dal Molin", contro la costruzione della nuova base USA nell'area del Dal Molin.
 
Intorno alle ore 10.30 è intervenuta la polizia in assetto antisommossa. Scontri. I militanti con le mani alzate e gridando "Vergogna" hanno impedito alle forze dell’ordine la rimozione dello striscione. Quindi sono scoppiati tafferugli tra simpatizzanti e militanti della Lega ed esponenti del Presidio "No Dal Molin".

L'iniziativa si è quindi conclusa davanti alla Questura dove erano stati fermati una decina di cittadini del presidio fermati prima dell'azione. Unica loro colpa: avere negli zaini le bandiere del No Dal Molin e le corde per calare lo striscione. Intanto, oggi, a Vicenza, ultima giornata del Festival NoDalMolin.

Davide Sponton Al di là delle motivazioni egoistiche che i leghisti adducono a sostegno dell'indipendenza della cosiddetta Padania, l'appoggio che loro danno all'allargamento della base militare dal molin è solo un piccolo esempio di come costoro, perorando una divisione del Paese in unità minori, ne favorirebbero un sostanziale arretramento al prerisorgimento, cioè avremmo un'Italia del sud che avrebbe come destino il divenire una portaerei americana e l'Italia del nord sostanzialmente una subfornitura dell'industria tedesca, con conseguenti arretramenti anche sul livello del tenore di vita dei lavoratori in generale. Ciò ha davvero ben poco a che fare con l'autogoverno locale e pure il fedderalismo, su cui teoricamente non sarei nemmeno contrario, essendomi piaciuto sin dai tempi delle superiori un intellettuale come Cattaneo.
Mi permetto 2 parole 2 sul commento di Davide Sponton che non condivido e non capisco. Innanzitutto, in una fase di accelerazione capitalista come quella attuale stare ad argomentare che il Nord ipotetico diventerebbe di fatto colonia tedesca è analisi vecchia e infondata, o in malafede, che una certa sinistra (che vuole campare sugli spettri del passato) ci ha propinato per anni. Non esiste più una Germania, un'Europa, un pericolo tedesco, paranazista o quant'altro. Esiste solo un grande istrione dalle 600 teste con base a Wall Street (alta finanza-multinazionali-banche e compagnia speculatori capitalisti vari) e a cui certe analisi di contrapposizioni inter-europee è servita per dividere i fronti e accecarci coi suoi modelli di tv spazzatura, di pacifismo buonista (stronzista-che ha completamente castrato il movimento di massa, operaio e comunista occidentale). Alla Lega del federalismo non interessa nulla, così come perder tempo con Cattaneo. Dietro la Lega ci stanno anche lì interessi capitalistici, con i loro elettori che in fabbrica assumono immigrati per pagare meno e sfruttarli e poi non volerli vedere in giro perché dan fastidio puzzano rubano. L'immigrazione una diatriba completamente interna al capitalismo dove, mia esperienza personale, ci stanno facendo scontrare sul nulla.
Ai compagni dico: pensate veramente che i migranti che arrivano aspirino a forme di socialismo ecc.?? Io, quelli che conosco (ci vivo in mezzo) sono un incrocio tra istanze 'protofasciste', intolleranze scioviniste e autoemarginazione, sottocultura del fottere....anche peggio di quello schifo di Italiani che abbiamo costruito sul modello tv spazzatura.
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alekos18

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Data d'iscrizione : 04.04.07

MessaggioTitolo: Re: Base USA Dal Molin. Scontri a Venezia con polizia e leghisti   Lun Set 14 2009, 22:49

aposkinhead ha scritto:
Mi permetto 2 parole 2 sul commento di Davide Sponton che non condivido e non capisco. Innanzitutto, in una fase di accelerazione capitalista come quella attuale stare ad argomentare che il Nord ipotetico diventerebbe di fatto colonia tedesca è analisi vecchia e infondata, o in malafede, che una certa sinistra (che vuole campare sugli spettri del passato) ci ha propinato per anni. Non esiste più una Germania, un'Europa, un pericolo tedesco, paranazista o quant'altro. Esiste solo un grande istrione dalle 600 teste con base a Wall Street (alta finanza-multinazionali-banche e compagnia speculatori capitalisti vari) e a cui certe analisi di contrapposizioni inter-europee è servita per dividere i fronti e accecarci coi suoi modelli di tv spazzatura, di pacifismo buonista (stronzista-che ha completamente castrato il movimento di massa, operaio e comunista occidentale). Alla Lega del federalismo non interessa nulla, così come perder tempo con Cattaneo. Dietro la Lega ci stanno anche lì interessi capitalistici, con i loro elettori che in fabbrica assumono immigrati per pagare meno e sfruttarli e poi non volerli vedere in giro perché dan fastidio puzzano rubano. L'immigrazione una diatriba completamente interna al capitalismo dove, mia esperienza personale, ci stanno facendo scontrare sul nulla.
Ai compagni dico: pensate veramente che i migranti che arrivano aspirino a forme di socialismo ecc.?? Io, quelli che conosco (ci vivo in mezzo) sono un incrocio tra istanze 'protofasciste', intolleranze scioviniste e autoemarginazione, sottocultura del fottere....anche peggio di quello schifo di Italiani che abbiamo costruito sul modello tv spazzatura.
La Lega, aposkinhead, indubbiamente esprime interessi capitalistici che non si sentono garantiti dallo Stato e dagli interessi grande-imprenditoriali di questo paese rispetto alle dinamiche cosiddette di "globalizzazione" ed è riuscita a saldare quegli interessi della piccola-media impresa con quelli, territoriali, di una serie di categorie e ceti sociali unitamente ad un diffuso malcontento per le disfunzioni statali. Lo ha fatto leggendo la crisi che stava erodendo il sistema politico/partitico dello Stato italiano che, al tempo della 'guerra fredda', grazie alla 'copertura' atlantica in funzione anti-'comunista' / anti-'sinistre', ha ingrassato imprese e clientele (ed in parte lo 'stato sociale'). Questa crisi è esplosa (in non casuale coincidenza) con l'implosione dell'URSS ed il conseguente drastico mutamento dello scenario geopolitico mondiale unipolarizzato sull'unica potenza mondiale rimasta, gli USA. Essendo l'Italia una colonia americana, questa crisi ha significato una riscrittura per via giudiziaria ("Mani Pulite") del sistema politico/partitico, inadeguato alla nuova fase unipolare, con connessi effetti-domino nelle relazioni e assetti grande imprenditoriale di certi comparti fino addirittura agli equilibri che si erano determinati con il sistema di accumulazione capitalistico formalmente non legalizzato che è la mafia, eccetera.
 
In una esplicita fase 'espansiva' della competizione capitalistica mondiale è evidente che la condizione di sudditanza è penalizzante anche in sistemi capitalistici subalterni. L'idea federalista, cioè –nell'accezione leghista– l'idea di poter far da sé in ambito territoriale, in primis finanziariamente, sfruttando la rendita 'di sviluppo' prodottasi con il disequilibrio economico/sociale di questo paese (un retaggio pluridecennale di colonialismo interno –nord vs sud– che ha radici a partire dall'Unità d'Italia) è un'idea 'accattivante', seducente, che può produrre un immaginario di sicurezze (a mio avviso molto poco fondato) di fronte alle insicurezze (perdita di posti di lavoro, ribasso dei salari/stipendi, contrazione dei pur parziali diritti sociali acquisiti, eccetera) incorporata nelle dinamiche globalizzatrici. L'idea di un 'aggancio' macroregionale all'area produttiva tedesca è idea esplicitamente rivendicata dalla Lega tra la fine degli anni Ottanta e gli inizi degli anni Novanta, quando sembrava che Giappone e Germania, con le loro economie, potessero beneficiare della nuova situazione geopolitica prodottasi con l'uscita di scena dell'URSS, affrancandosi dalla sudditanza (quantunque 'migliore' dell'Italia) americana e proponendosi nell'agone mondiale come potenze a tutto campo emergenti. La realtà è stata ben diversa per ragioni che esulano qui dall'oggetto di discussione.
 
Quel che scrive Davide Sponton non è, a mio avviso, peregrino, quindi. Senz'altro per il passato. Ora, le diverse dinamiche innescate dal meccanismo europeo (committenza atlantica, non tedesca) comportano un qualcosa di diverso, come riferimenti statuali, ma non toglie l'idea/aspirazione leghista che si possa essere competitivi per via diretta, con mani un po' più libere, in un'area mitteleuropea un po' più allargata di quella tradizionale.
Il mio intendimento di non essere prolisso mi porta a soffermarmi solo un passaggio del tuo intervento, aposkinhead, che 'aggiusterei'. L'idea di una onnipotenza finanziaria autoreferenziale sganciata da riferimenti statuali. Non sottovaluto peso e ruolo del sistema finanziario e bancario mondiale, ma mi sembra –alla luce della realtà dei fatti– che questa idea di un super-potere mondiale, sovrastante gli Stati stessi, porti fuori strada e non consenta di ben individuare le dinamiche della dipendenza, nostra e non solo. La crisi finanziaria nata negli Stati Uniti, condizionante soprattutto quei paesi legati con mille lacci e lacciuoli al sistema di dominio statunitense, gli stessi interventi dell'amministrazione Obama a salvataggio di cordate finanziario/bancarie le une piuttosto che altre, secondo me indirizzano su una ben diversa linea di lettura di ciò che avviene e quindi di come intervenire.
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iskra

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MessaggioTitolo: Re: Base USA Dal Molin. Scontri a Venezia con polizia e leghisti   Mar Set 15 2009, 09:23

Trovo che il silenzio-assenso della Lega sulla base USA sia molto in contraddizione con l'idea che proclama di autogoverno del territorio. Sono d'accordo con Davide. Secondo me la Lega dovrebbe essere incalzata su questa questione ed obbligata a prendere una chiara posizione. Resta che la presenza delle basi NATO ed USA è un problema di sovranità nazionale. In base al Trattato, poi, ci dovrebbe essere reciprocità tra i paesi NATO. Non mi risulta che ci siano basi militari italiane o di qualche altro paese NATO sul territorio degli Stati Uniti. Viceversa questi le hanno anche in paesi che non fanno parte della NATO. In effetti, questa questione della "dipendenza" che pone "Indipendenza" è qualcosa di molto importante, che va oltre il profilo militare...
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aposkinhead

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MessaggioTitolo: Re: Base USA Dal Molin. Scontri a Venezia con polizia e leghisti   Mar Set 15 2009, 19:04

alekos18 ha scritto:
aposkinhead ha scritto:
Mi permetto 2 parole 2 sul commento di Davide Sponton che non condivido e non capisco. Innanzitutto, in una fase di accelerazione capitalista come quella attuale stare ad argomentare che il Nord ipotetico diventerebbe di fatto colonia tedesca è analisi vecchia e infondata, o in malafede, che una certa sinistra (che vuole campare sugli spettri del passato) ci ha propinato per anni. Non esiste più una Germania, un'Europa, un pericolo tedesco, paranazista o quant'altro. Esiste solo un grande istrione dalle 600 teste con base a Wall Street (alta finanza-multinazionali-banche e compagnia speculatori capitalisti vari) e a cui certe analisi di contrapposizioni inter-europee è servita per dividere i fronti e accecarci coi suoi modelli di tv spazzatura, di pacifismo buonista (stronzista-che ha completamente castrato il movimento di massa, operaio e comunista occidentale). Alla Lega del federalismo non interessa nulla, così come perder tempo con Cattaneo. Dietro la Lega ci stanno anche lì interessi capitalistici, con i loro elettori che in fabbrica assumono immigrati per pagare meno e sfruttarli e poi non volerli vedere in giro perché dan fastidio puzzano rubano. L'immigrazione una diatriba completamente interna al capitalismo dove, mia esperienza personale, ci stanno facendo scontrare sul nulla.
Ai compagni dico: pensate veramente che i migranti che arrivano aspirino a forme di socialismo ecc.?? Io, quelli che conosco (ci vivo in mezzo) sono un incrocio tra istanze 'protofasciste', intolleranze scioviniste e autoemarginazione, sottocultura del fottere....anche peggio di quello schifo di Italiani che abbiamo costruito sul modello tv spazzatura.
La Lega, aposkinhead, indubbiamente esprime interessi capitalistici che non si sentono garantiti dallo Stato e dagli interessi grande-imprenditoriali di questo paese rispetto alle dinamiche cosiddette di "globalizzazione" ed è riuscita a saldare quegli interessi della piccola-media impresa con quelli, territoriali, di una serie di categorie e ceti sociali unitamente ad un diffuso malcontento per le disfunzioni statali. Lo ha fatto leggendo la crisi che stava erodendo il sistema politico/partitico dello Stato italiano che, al tempo della 'guerra fredda', grazie alla 'copertura' atlantica in funzione anti-'comunista' / anti-'sinistre', ha ingrassato imprese e clientele (ed in parte lo 'stato sociale'). Questa crisi è esplosa (in non casuale coincidenza) con l'implosione dell'URSS ed il conseguente drastico mutamento dello scenario geopolitico mondiale unipolarizzato sull'unica potenza mondiale rimasta, gli USA. Essendo l'Italia una colonia americana, questa crisi ha significato una riscrittura per via giudiziaria ("Mani Pulite") del sistema politico/partitico, inadeguato alla nuova fase unipolare, con connessi effetti-domino nelle relazioni e assetti grande imprenditoriale di certi comparti fino addirittura agli equilibri che si erano determinati con il sistema di accumulazione capitalistico formalmente non legalizzato che è la mafia, eccetera.
 
In una esplicita fase 'espansiva' della competizione capitalistica mondiale è evidente che la condizione di sudditanza è penalizzante anche in sistemi capitalistici subalterni. L'idea federalista, cioè –nell'accezione leghista– l'idea di poter far da sé in ambito territoriale, in primis finanziariamente, sfruttando la rendita 'di sviluppo' prodottasi con il disequilibrio economico/sociale di questo paese (un retaggio pluridecennale di colonialismo interno –nord vs sud– che ha radici a partire dall'Unità d'Italia) è un'idea 'accattivante', seducente, che può produrre un immaginario di sicurezze (a mio avviso molto poco fondato) di fronte alle insicurezze (perdita di posti di lavoro, ribasso dei salari/stipendi, contrazione dei pur parziali diritti sociali acquisiti, eccetera) incorporata nelle dinamiche globalizzatrici. L'idea di un 'aggancio' macroregionale all'area produttiva tedesca è idea esplicitamente rivendicata dalla Lega tra la fine degli anni Ottanta e gli inizi degli anni Novanta, quando sembrava che Giappone e Germania, con le loro economie, potessero beneficiare della nuova situazione geopolitica prodottasi con l'uscita di scena dell'URSS, affrancandosi dalla sudditanza (quantunque 'migliore' dell'Italia) americana e proponendosi nell'agone mondiale come potenze a tutto campo emergenti. La realtà è stata ben diversa per ragioni che esulano qui dall'oggetto di discussione.
 
Quel che scrive Davide Sponton non è, a mio avviso, peregrino, quindi. Senz'altro per il passato. Ora, le diverse dinamiche innescate dal meccanismo europeo (committenza atlantica, non tedesca) comportano un qualcosa di diverso, come riferimenti statuali, ma non toglie l'idea/aspirazione leghista che si possa essere competitivi per via diretta, con mani un po' più libere, in un'area mitteleuropea un po' più allargata di quella tradizionale.
Il mio intendimento di non essere prolisso mi porta a soffermarmi solo un passaggio del tuo intervento, aposkinhead, che 'aggiusterei'. L'idea di una onnipotenza finanziaria autoreferenziale sganciata da riferimenti statuali. Non sottovaluto peso e ruolo del sistema finanziario e bancario mondiale, ma mi sembra –alla luce della realtà dei fatti– che questa idea di un super-potere mondiale, sovrastante gli Stati stessi, porti fuori strada e non consenta di ben individuare le dinamiche della dipendenza, nostra e non solo. La crisi finanziaria nata negli Stati Uniti, condizionante soprattutto quei paesi legati con mille lacci e lacciuoli al sistema di dominio statunitense, gli stessi interventi dell'amministrazione Obama a salvataggio di cordate finanziario/bancarie le une piuttosto che altre, secondo me indirizzano su una ben diversa linea di lettura di ciò che avviene e quindi di come intervenire.
caro compagno, non vedo le mie tesi in antitesi con quanto dici tu e neppure su una parte del discorso del compagno Sponton. Ho voluto solamente analizzare il passo "retro-styling" che secondo me era fuori luogo, vecchissimo e superato dagli eventi. Non ci vedo contraddizioni nel vedere come nemico principale Wall Street, la finanza speculatrice e il suo baricentro in USA. Nulla a che vedere col popolo americano
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