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 il partito del sud

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tadiottof



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MessaggioTitolo: il partito del sud   Mer Lug 29 2009, 19:23

In questi giorni si parla di costituire un Partito del Sud.
E' troppo poco.
Ci vuole una Repubblica Meridionale.
Dopo la sconfitta dei Borboni, Mazzini si precipito' a Napoli per scongiurare Garibaldi a tenersi il meridione e dare vita alla Repubblica Meridionale.
Cavour, che aveva i suoi servizi segreti, fece inscenare a Napoli manifestazioni di piazza in favore dell'annessione allo Stato sabaudo.
Garibaldi avra' capito il gioco, ma non voleva spargere sangue di fratelli e a Teano cedette il meridone a Vittorio Emanuele che rimase terzo e non primo re di'Italia.
Subito dopo in meridione arrivarono i "piemontesi", funzionari che alimentarono la corruzione.
ecc.
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kamo

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MessaggioTitolo: Re: il partito del sud   Mer Lug 29 2009, 22:08

tadiottof ha scritto:
In questi giorni si parla di costituire un Partito del Sud.
E' troppo poco.
Ci vuole una Repubblica Meridionale.
Dopo la sconfitta dei Borboni, Mazzini si precipito' a Napoli per scongiurare Garibaldi a tenersi il meridione e dare vita alla Repubblica Meridionale.
Cavour, che aveva i suoi servizi segreti, fece inscenare a Napoli manifestazioni di piazza in favore dell'annessione allo Stato sabaudo.
Garibaldi avra' capito il gioco, ma non voleva spargere sangue di fratelli e a Teano cedette il meridone a Vittorio Emanuele che rimase terzo e non primo re di'Italia.
Subito dopo in meridione arrivarono i "piemontesi", funzionari che alimentarono la corruzione.
ecc.
Una "Repubblica Meridionale"?!? Poi ne faremo una "Settentrionale"?!? Condivido il riportare fatti storici (la colonizzazione del sud per gli interessi di Casa Savoia e del capitalismo tosco-padano, come ho letto su "Indipendenza") ma il frazionismo di una nazione non mi sembra una cosa buona. Quale sarebbe l'identità di questa Repubblica? L'essere "meridionale"? Una volta a sé stante, non avrebbe senso la nozione di meridione, ed il 'nord' sarebbe Napoli, la Campania, e giù ulteriori frammentazioni. Mi sembra molto più interessante una direzione nazionalitaria italiana in senso anticapitalista....
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etrusco

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MessaggioTitolo: Re: il partito del sud   Gio Lug 30 2009, 02:33

ma per favore, dopo i padani ci mancavano i trasformisti dell'ultima ora..
nè NORD, nè SUD, nè CENTRO,
l'ITALIA è UNA SOLA e dobbiamo difenderne ad ogni costo l'unita-COSTRUITA COL SANGUE DI SECOLI-
come dobbiamo difendere e far avanzare le ragioni dei suoi lavoratori!
Basta leghe e leghette per favore, il loro unico scopo è sviare dai problemi veri e dividere le ragioni dei lavoratori.
il risorgimento non è stato compiuto, non si è concluso in quella rivoluzione sociale che sognava Pisacane, ma non per questo le sue ragioni non erano valide, non per questo non vanno onorati i suoi martiri.
Sarebbe come dire che siccome la Costituzione ha tradito la Resistenza, allora sarebbe stato meglio non farla e rimanere in mano ai tedeschi...
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tadiottof



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MessaggioTitolo: rinnovarsi per rinnovare   Gio Lug 30 2009, 08:10

rispondo ai due commentatori.
La vostra e' retorica: l'Italia e' una sola, il sangue versato dai martiri ecc.
Siete prigionieri dei luoghi comuni.
Io sono del Nord: vivo a Genova e sono nato a Padova.
Ipotizzare una Repubblica Meridionale significa rendere giustizia ai Meridionali che sono sfruttati economicamente e moralmente da un secolo e mezzo: prima la colonizzazione, poi la deportazione (costretti dalla fame) dei cafoni, per realizzare il triangolo industriale (Milano, Torino, Genova).
Se (tra virgolette perche' la storia non si fa con i se), se Garibaldi avesse dato retta a Mazzini, oggi il Meridione sarebbe piu' progredito del Nord.
Non credo tuttavia che la secessione del Sud si realizzera' (sarebbe interessante che la richiesta venisse da loro per motivi opposti a quelli della Lega della prima ora: la Lega voleva trattenere la ricchezza al Nord invece il Sud chiederebbe di separarsi dal resto d'Italia per essere libero di progredire).
Ragionare tuttavia sulla possibilita' della secessione servirebbe almeno ad un esame di coscienza.
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etrusco

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MessaggioTitolo: Re: il partito del sud   Ven Lug 31 2009, 02:01

Ma scherzi, ma quale secessione? fatta da chi e per chi?
Io sono toscano, e non vorrei certo aderire nè a nord nè a sud, cosa facciamo, prepariamo una confederazione del centro Italia?
Sono fermamente contrario sia a livello ideale, sia per motivi concreti, altro che retorica. Retorica è quella usata da "abili manovratori" che vorrebbero fare del revisionismo spicciolo e infelice, riabilitando gli scherani papalini e il resto..Ora ci sarà pure chi sarebbe capace di rivalure l'indipendentismo siciliano del dopoguerra, eterodiretto dagli usa e dalla mafia, senza radici popolari e che sparava sul popolo siciliano che sfilava con le bandiere rosse.
Le motivazioni concrete risiedono invece nel fatto che la classe operaia va unita e non divisa, che più si parcellizzano le vecchie nazioni e più lo pigliano in culo i lavoratori, nel fatto che si regalerebbe il nord più di ora alle multinazionali e il sud alle mafie, questa è la realtà.
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tadiottof



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MessaggioTitolo: esame di coscienza   Ven Lug 31 2009, 07:51

Esame di coscienza

L’esame di coscienza non e’ avvenuto.
Certo che l’eccidio di Portella della Ginestra avra’ avuto l’approvazione della CIA, ma la DC l’ha permesso.
Eravamo alla fine della seconda guerra, un Primo di Maggio, c’era stato il 18 aprile per via del voto alle donne che non erano preparate. Ci fu la Madonna “pellegrina” prima delle elezioni politiche.
C’era stata (Santa) Maria Goretti (“martire” nel 1902; oggi con tutti gli stupri sai quante sante!)
La Repubblica Meridionale servira’ a dare una Patria ai meridionali della “diaspora” (il popolo delle valigie di cartone che si trasferi' a lavorare a Torino, Milano, Genova, che divenne il triangolo industriale).
Hanno chiamato cosi’ anche gli ebrei (ebrei della diaspora) che vivono fuori della Palestina per giustificare la costituzione di uno Stato di Israele.
Ma che abili manovratori, ma quali scherani papalini?
La classe operaia non esiste piu’; esiste una classe di sfruttati senza storia.
Siamo nell’era posti industriale, che e’ l’ultima rivoluzione industriale in ordine di tempo.
L’ho gia’ scritto anche in questo forum.
La prima rivoluzione fu di accoppiare il motore alle macchine (gli automi a molla, fatti di ingranaggi e leve, esistevano gia’ nel medioevo); l’ultima ha introdotto i computer per il controllo delle macchine e dei motori.
Gli operai sono stati estromessi dalla “produzione”, ora lavorano nei call center, nei centri commerciali, come promotori finanziari ecc.
Lavorano nel settore terziario.
Lavori parassiti.
Magari bastasse la secessione del Sud per fermare la Riconquista del Capitale!, potrebbe essere un catalizzatore.
Ci vorra’ un altro Cid Campeador, questa volta “arabo”, usato come sinonimo di “diversi”; ci vuole un sussulto del proletariato divenuto ormai sottoproletariato (cioe’ senza identita’), ci vuole un altro Marx.
Sara’ dura.
La classe operaia aveva conquistato tutto, ma i suoi dirigenti hanno sperperato il patrimonio, frutto di lotte e di cultura.
2000snlp
31/7/2009
PS
A proposito di Garibaldi, il Verga scrisse della repressione di Bronte e le ultime parole del racconto, fatte gridare da un condannato al muro per la fucilazione: "ma non c'era la Liberta'?"
Deve essere quanto pensano gli operai, dopo aver scelto Berlusconi.
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etrusco

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MessaggioTitolo: Re: il partito del sud   Ven Lug 31 2009, 20:26

Storicamente è acclarato che la CIA e parte della dc siciliana complottarono insieme alla mafia per dividere la Sicilia dal Paese e farne uno stato nell'orbita USA. Le nefandezze commesse da quel monstrum le conosciamo bene.."historia magistra vitae".
Culturalmente poi,Verga, Pirandello, Sciascia, Bufalino..usavano spontaneamente l'italiano, lo sentivano proprio e ne hanno fecondato e arricchito la splendida letteratura.
Sulla pretesa estinzione della classe operaia c'è molto da dire. La mia ad esempio è ancora una città e una prov operaia, nei porti ci sono i lavoratori a scaricare le merci, nelle acciaierie ci sono i lavoratori a rischiare la vita, nelle industrie metalmeccaniche idem, i manichini non si sono ancora visti.
Ci sarebbe da parlare a lungo poi di quella grandissima parte di ceto medio proletarizzato, che certo economicamente non se la passa meglio dell'operaio, anzi.
I problemi non sono solo di classe dirigente ma di ordine piuttosto culturale, da noi il proletariato e le avanguardie del cambiamento si sono fatte colonizzare culturalmente dal potere economico e su questo c'è molto lavoro da fare, credo.
Da noi dico, perchè la classe operaia continua a mandare avanti l'economia REALE, quella che tiene, in ogni parte del mondo e ti garantisco che si tratta almeno di milioni e milioni di persone, altro che morte del lavoro operaio-pensiamo alla Cina, all'India..--
L'america latina ci insegna che dove la rivoluzione nazionale si è accompagnata alla rivooluzione socialista, la stessa non solo si è fatta davvero, ma si sono buttati semi nuovi e fecondi capaci di dare frutto e speranze ancora oggi. Quello è il mio modello, non certo quello delle piccole patrie inventate(dico inventate perchè c'è una ragione se "la cultura italiana"malgrado i diversi padroni politici, ha sempre usato senza imposizioni la stessa lingua letteraria), cattive e riottose, che altro non favorirebbero in Italia che i soliti noti, ovvero mafia e capitalismo straniero.
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tadiottof



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MessaggioTitolo: revisione   Ven Ago 07 2009, 15:39

alla luce delle le mie repliche e delle vostre osservazioni cosa ne dite?
Potrebbe essere catalizzatore di cambiamento una Repubblica Meridionale, con la necessaria riorganizzazione del Settentrione?
Un'occasione di progresso per il nord e per il sud?
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pinodeluca



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MessaggioTitolo: Un Partito Italiano   Mer Ago 19 2009, 11:48

Gli appuntamenti agostani della politica hanno riproposto, come ogni anno tranne quello dell'ictus, le esternazioni di Umberto Bossi Ministro di qualche cosa e, da sempre, leader indiscusso della Lega Nord. Le tre boutade bossiane hanno riguardato le gabbie salariali, l'introduzione del dialetto a scuola e la sostituzione dell'Inno di Mameli.
Successive rettifiche, come era facile prevedere, hanno condensato il discorso sulle gabbie salariali, ovvero sulla possibilità di avere stipendi e salari non più legati al tipo di lavoro ma al costo della vita, completando il processo partito nel 1984 quando gli stipendi e i salari, con una legge voluta da Craxi e confermata da un referendum popolare, furono slegati dal costo della vita. Venne cioè abolita la scala mobile, meccanismo che difendeva il potere d'acquisto di salari e stipendi.
La storia ha dimostrato che quel meccanismo imputato di rovinare l'economia Italiana non aveva alcuna colpa come non la avevano le pensioni e tutto quanto è stato cancellato nei diritti dei lavoratori. Le crisi si susseguono e sempre peggiori nonostante questi provvedimenti siano stati perseguiti.
L'idea, bossiana e non solo, di caratterizzare le regioni del paese in modo sempre più marcato segue un percorso ben chiaro e definito e, purtroppo, condiviso da tanti ipocriti che fanno finta di opporvisi. L'idea delle “contee” nelle quali tanti piccoli Sceriffi di Nottingham esercitano il loro dominio in quanto capi della banda più grossa, quella che i professori bravi chiamano la “balcanizzazione” dell'Italia, passa attraverso questi segnali e questi messaggi. Il Sultano perirà o sarà fatto perire presto e non v'è alcuno all'orizzonte che sappia tenere Micciché (e quello che rappresenta) e Salvini (e quello che rappresenta).
Dell'altra sponda, al momento, meglio non parlare.
Due osservazioni a riprova della tesi.
1 - Qualcuno, sciocco o in malafede, marchia come boutade e stravaganze i messaggi della Lega e invece la Lega lega, lega le mani al governo, lega i suoi sostenitori, lega la sua azione tattica ad un disegno strategico, unico partito serio del Paese con una organizzazione seria, con militanti seri e una classe dirigente ormai padrona dei meccanismi più delicati del governo locale e nazionale.
2 - Nel panorama parlamentare non esiste alcuna forza politica che si dichiari Italiana se non l'Italia dei Valori che ha il nome del paese nel simbolo. PdL, PD, UdC, Pr, MPA sono gli altri. Poiché i Partiti sono forieri di notevoli spese di consulenza è evidente che gli studi pubblicitari ai quali hanno commissionato le analisi di marchio hanno sconsigliato il riferimento all'Italia e agli italiani considerandolo, probabilmente, come un disvalore o comunque un minus. Nella prima repubblica l'italianità era un possente valore simbolico, tranne la Democrazia Cristiana tutti i partiti importanti si caratterizzavano come italiani. Lo stesso Berlusconi scese in campo con il tricolore e il richiamo patriottico, e Alleanza Nazionale aveva Mameli come Inno di Partito. Poi tutto è stato sacrificato a qualcosa di dichiarato temporaneo ma, a mio modesto avviso, elemento di un percorso scritto e concordato nei santuari del potere economico e finanziario mondiale fin dagli anni '90 del secolo scorso.
Non so bene se sia giusto o sbagliato. La mia cultura politica internazionalista dovrebbe farmi salutare con piacere la caduta dei simboli nazionali, la mia cultura del rispetto e della tradizione dovrebbe farmi salutare con piacere la tutela delle minoranze e delle tradizioni linguistiche, l'appartenenza nominale al termine comunista della Repubblica Popolare Cinese dovrebbe farmi salutare con piacere il sorpasso dell'economia del Celeste Impero nei confronti dello Zio Sam e anche in Cina ci sono gabbie salariali incredibili, eppure non ci riesco.
Non riesco a staccarmi dall'idea dell'Italia una e indivisibile popolata da Italiani diversi nella personalità ma uguali nei diritti e nei doveri, non riesco a staccarmi dall'idea che l'Italia sia un paese in grado, per storia e cultura, di suggerire regole di convivenza capaci di garantire condizioni di umanità e migliore qualità della vita sia nella culla del capitalismo che sull'altare del comunismo, non ci riesco proprio e continuo a nutrire la speranza che possa esistere un Partito che assuma questi valori, sarei felice sa fosse un Partito Comunista ma, di questi tempi, mi accontenterei anche se fosse solo Italiano.
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tadiottof



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MessaggioTitolo: analisi   Gio Ago 20 2009, 05:10

concordo sull'analisi tranne su due punti.
a -I militanti della Lega non sono seri, ma sempliciotti manipolati.
b - Non ho il tabu' dell'unita' d'Italia.
Quindi mi sembra che l'idea di una Repubblica Meridionale, che ha padrini nobili, cioe' Mazzini e forse anche Garibaldi, se fosse stato un sanguinario, sia dirompente, rivoluzionaria, nel panorama paludoso dei partiti.
La classe operaia non esiste piu'; esiste un esercito di precari che non hanno tradizioni di classe, ne' cultura di classe.
La classe operaia non tornera'.
Si puo' produrre senza addetti alle macchine.
Siamo nell'era post-industriale, quarta rivoluzione industriale (dell'industria).
Le macchine sono guidate dai computer e la necessita' di operai, per metterle in movimento, e' scomparsa con l'avvento dei "motori", prima rivoluzione dell'industria.
Bisogna riappropriarsi dei "mezzi di produzione".
Non sara' facile, visto che sono stati "privatizzati".
Nessun partito attuale fara' leggi per tornare all'industria di Stato o alle partecipazioni statali.
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lina arena



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MessaggioTitolo: è solo una follia di mezza estate !   Gio Ago 20 2009, 18:23

Come se non bastassero i partiti che abbiamo con le conseguenti confusioni ideologiche , la calura estiva riscalda le menti al punto da prefigurare un nuovo partito del SUD. Ma di quale SUD si parla? si accenna al Nord Africa? Non abbiamo bisogno di nuovi organigrammi e di nuovi leader. Ne abbiamo tanti e di testa fina.Mancano solo le idee e la voglia di lavorare.Quale programma dovrebbe avere il partito del SUD? Siamo già da tempo sudditi di idee bislacche e banali ed abbiamo liquidato, tristemente, la socialdemocrazia. Ci vuole solo un partito socialdemocratico che c'è già e che non ha bisogno di nuove bandiere e di nuove idee. C'è anche l'Inno. Mi riferisco al vecchio e sempre famoso INNO AL SOLE con musica di Puccini.Perchè non ripescarlo ? Forse è un inno troppo bello e troppo intelligente per le menti dei lombardi, irretiti da un Và pensiero riferito a popoli raminghi che cercano una patria. Noi già ce l'abbiamo per cui inneggiare al Sole è forse l'unica via d'uscita .
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tadiottof



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MessaggioTitolo: novita' cinica e bara   Dom Ott 18 2009, 07:28

meglio della Repubblica meridionale, la Banca del sud.
Si sentiva davvero la mancanza di una nuova banca.
Prima hanno scritto pagine intere di giornale e detto interi telegiornali e giornali radio sulla necessita' di concentrare i santuari della finanza, adesso viene bene tornare alla parcellizzazione.
Tremonti si e' scordato quanto diceva poco tempo fa.
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aposkinhead

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MessaggioTitolo: Re: il partito del sud   Lun Ott 19 2009, 16:58

lina arena ha scritto:
Come se non bastassero i partiti che abbiamo con le conseguenti confusioni ideologiche , la calura estiva riscalda le menti al punto da prefigurare un nuovo partito del SUD. Ma di quale SUD si parla? si accenna al Nord Africa? Non abbiamo bisogno di nuovi organigrammi e di nuovi leader. Ne abbiamo tanti e di testa fina.Mancano solo le idee e la voglia di lavorare.Quale programma dovrebbe avere il partito del SUD? Siamo già da tempo sudditi di idee bislacche e banali ed abbiamo liquidato, tristemente, la socialdemocrazia. Ci vuole solo un partito socialdemocratico che c'è già e che non ha bisogno di nuove bandiere e di nuove idee. C'è anche l'Inno. Mi riferisco al vecchio e sempre famoso INNO AL SOLE con musica di Puccini.Perchè non ripescarlo ? Forse è un inno troppo bello e troppo intelligente per le menti dei lombardi, irretiti da un Và pensiero riferito a popoli raminghi che cercano una patria. Noi già ce l'abbiamo per cui inneggiare al Sole è forse l'unica via d'uscita .
PARTITO SOCIALDEMOCRATICO??????? Ma va là...poi scusate certe frasi tipo ...troppo intelligente per le menti dei lombardi...popoli raminghi....... fanno affiorare una generalizzazione (con dose di razzismo) che invece di risolvere problemi ne costruisce. Cara compagna Arena, cosa ne penseresti se ti dicessero che allora prima di parlare dovresti pulire la bocca, e come napoletana (o del sud) la cosa non vi appartiene? Suvvia se vuoi lo scontro nord sud, polentoni terroni ci sei cascata in pieno.

PS: non sta a me, che sono oppositore sulla strada delle idee leghiste, ma nulla c'entrano con l'accomunare i lombardi, tutto il nord e cercando di spiegarti che il voto di massa alla lega ha anche tante altre ragioni, a partire dallo stato burattino, fantasma e rapace che ci ha unificato. Senza offesa, perché di polli ce ne sono tanti in giro (a partire dal tuo cognome), visto che ne dai tu a piene mani di offese e banalizzazioni gratuite.
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MessaggioTitolo: Re: il partito del sud   Ven Ott 23 2009, 12:35

Ma come si fa a parlare di secessione? E' proprio il venir meno del senso nazionale che ha portato la classe operaia a votare Lega al nord. Se il PCI non avesse continuato a sputare sul Tricolore, ora non saremmo qui a chiederci come mai l'elettorato "naturale" di sinistra voti per i padani.
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luan

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MessaggioTitolo: Re: il partito del sud   Gio Ott 29 2009, 20:08

afro
Se fossi in procinto di scrivere un libro sull'argomento il titolo sarebbe: QUANDO I TERRONI ERANO AL NORD.
E' un po una battuta sul binario di una verità storica fatta sparire, nascosta per non ricordarla mai più.
Potrei scrivere fiumi di parole sull'inganno unitario dei Savoia e sulla stoltezza dei Borboni poco lungimiranti rispetto, allora sì, ad una confederazione di Stati dove il Regno Delle Due Sicilie avrebbe avuto un ruolo primario. Ma tant'è, la Storia non si fa con i se ed i ma. I meridionali sono stati ingannati, affamati, sterminate intere comunità dagli "italiani" per il sostegno a quelli che chiamavano "briganti". Ancor oggi questa non-nazione sesta potenza mondiale (sulla pelle del Sud) non trova il coraggio di rendere omaggio agli eroi trucidati dai piemontesi. Eroi che erano anche donne bambini e anziani. Una vergogna nazionale volutamente fatta cadere nell'oblio.
Con questo non voglio dire che la Nazione Napoletana non fosse attratta dall'idea di una grande nazione italiana, ma ha dovuto pagare, ancora oggi, un prezzo salatissimo per aver creduto di dover far parte a pieno titolo di una nuova Patria che ben presto ha distrutto la nuova idea di fratellanza diventando la causa di una tragedia che dura da 150 anni. Nella situazione attuale il Sud attanagliato da 4 mafie locali alleate con quelle albanese ucraina e africane è senza speranza; forse rimane l'ultima illusione e cioè quel federalismo che le è stato negato dai Savoia e che oggi ormai rimane l'ultima spiaggia.

luan
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MessaggioTitolo: un altro passo verso l'imbarbarimento del Sud   Mer Nov 04 2009, 00:33

Dopo la banca del Sud, il PDL del Sud del padrino Micicche'..
Secondo me era preferibile la Repubblica del Sud.
Il Nord che si arrangi e al diavolo l'unita' d'Italia.
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alekos18

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MessaggioTitolo: Re: il partito del sud   Dom Nov 08 2009, 19:11

luan ha scritto:
afro
Se fossi in procinto di scrivere un libro sull'argomento il titolo sarebbe: QUANDO I TERRONI ERANO AL NORD.
E' un po una battuta sul binario di una verità storica fatta sparire, nascosta per non ricordarla mai più.
Potrei scrivere fiumi di parole sull'inganno unitario dei Savoia e sulla stoltezza dei Borboni poco lungimiranti rispetto, allora sì, ad una confederazione di Stati dove il Regno Delle Due Sicilie avrebbe avuto un ruolo primario. Ma tant'è, la Storia non si fa con i se ed i ma. I meridionali sono stati ingannati, affamati, sterminate intere comunità dagli "italiani" per il sostegno a quelli che chiamavano "briganti". Ancor oggi questa non-nazione sesta potenza mondiale (sulla pelle del Sud) non trova il coraggio di rendere omaggio agli eroi trucidati dai piemontesi. Eroi che erano anche donne bambini e anziani. Una vergogna nazionale volutamente fatta cadere nell'oblio.
Con questo non voglio dire che la Nazione Napoletana non fosse attratta dall'idea di una grande nazione italiana, ma ha dovuto pagare, ancora oggi, un prezzo salatissimo per aver creduto di dover far parte a pieno titolo di una nuova Patria che ben presto ha distrutto la nuova idea di fratellanza diventando la causa di una tragedia che dura da 150 anni. Nella situazione attuale il Sud attanagliato da 4 mafie locali alleate con quelle albanese ucraina e africane è senza speranza; forse rimane l'ultima illusione e cioè quel federalismo che le è stato negato dai Savoia e che oggi ormai rimane l'ultima spiaggia.

luan
Intervengo sulla serie di spunti che poni.
Hai perfettamente ragione nello stigmatizzare la rimozione storica della "conquista del sud" e successive modalità del "colonialismo interno" avviata da parte sabauda. Al riguardo abbiamo scritto parecchio sulla rivista cartacea. Quei passaggi storici, tutt'altro che da archiviare, sono strettamente legati e spiegano le motivazioni politiche ancora attuali di questa rimozione. Una parte significativa della qualità di un progetto nazionalitario di liberazione si misurerà anche sul terreno della questione sudica, che rimanda alle radici storiche di formazione dello Stato capitalistico italiano e alle dinamiche da “colonialismo interno” che l’hanno accompagnata (drenaggio di fondi a partire dai proventi dell'agricoltura e poi delle rimesse degli emigrati quale base dell'accumulazione dell'allora capitalismo tosco-padano poi fattosi 'italiano'). Insomma, la questione sudica va affrontata ben al di là di un omaggio ed oltre una necessaria, imprescindibile ricostruzione storica di quel che è avvenuto.

Ciò detto sarebbe riduttivo, meglio, insostenibile sostenere che il Risorgimento italiano sia da connotare globalmente come “conquista piemontese” e, che so, i garibaldini siano da vedere come “mercenari”. L'organizzazione politica, il farsi Stato dentro una nazione, è frutto del confronto e spesso anche dello scontro di interessi politici e sociali. Quel che avvenne allora fu che, alla fine, i cavourriani e gli interessi capitalistici tosco-padani che vi stavano dietro ebbero l'egemonia ad esempio sui mazziniani e sui garibaldini (di questi ultimi sfruttando le ben note carenze strategiche) grazie soprattutto alle interessate interferenze estere, francesi e soprattutto britanniche, che intervennero a vario grado in funzione antiborbonica (per stroncare temibili concorrenti sempre più in crescita espansiva nel commercio marittimo e nell'acquisizione di mercati).
Il differente status tra Sud e Nord Italia è, secondo l’analisi che sviluppiamo, principalmente dovuto a ragioni economiche (‘sviluppo’ ineguale determinato dalla esclusività di interesse –nient’affatto ‘nazionale’– di consorterie sabaude e tosco-padane per ragioni di accumulazione di capitale ‘interno’, una faglia ‘di classe’ che taglia/va peraltro lo stesso nord Italia). Una questione cruciale questa del rapporto tra processo di unificazione ed espansionismo capitalistico (e territoriale) dello Stato sabaudo, da cui sono scaturiti nuovi rapporti di dominazione capitalistica e riposizionamenti di classi dentro il nuovo Stato, con dinamiche di (propria) riproduzione che arrivano all’oggi.
Siamo coscienti dello status di “territori dominati” del Mezzogiorno (sul piano dell’egemonia politica, degli indirizzi industrial-capitalistici, ecc.) e convinti che vi sia una continuità di fondo tra gli orientamenti dello Stato sabaudo 'unificatore' e l’attuale “Seconda repubblica” europeista e “atlantica” (per dirla meglio: sotto l’influenza politica, economica e culturale statunitense), passando per la “Prima Repubblica” e il periodo della cosiddetta “Guerra Fredda” (sempre ad egemonia USA).

Il ruolo assegnato ai territori meridionali del nostro paese dai vari governi dal 1861 a oggi, la condizione “arretrata”/colonizzata e anche ecologicamente sfruttata del Sud andrebbe infatti analizzata alla luce del (fondamentale) rapporto di dipendenza dello Stato italiano da centri politici e finanziari esterni (storicamente Regno Unito, Francia, Germania, e, nell’epoca contemporanea, USA ed il suo vassallo Unione Europea) e dagli intrecci interessatamente servili delle strategie finanziarie e speculative che il capitalismo tosco-ligure-piemontese mise in opera una volta effettuata l’unificazione della penisola: strategie che comportarono un notevole accrescimento del loro potere anche grazie a un’unificazione monetaria, il che dovrebbe far riflettere molto, peraltro, su quanto avviene ai nostri giorni con l’euro, su quali rapporti di forza si celino dietro una moneta e la relativa politica monetaria…

È importante infatti intendersi su uno snodo preliminare: la già limitata sovranità politica ed economica di questo paese –e dunque del Sud– ad opera degli Stati Uniti, evidente dalla fine del secondo conflitto mondiale, si è da alcuni anni accentuata grazie ai vincoli esterni di Bruxelles (politica monetaria, direttive economiche, eccetera). Riteniamo che questi siano fattivamente determinati dall’essere l’Unione Europea nell’orbita statunitense –come grande area di libero commercio di concorrenziali e diseguali interessi capitalistici– ed in tale contesto lo Stato italiano è sempre più riposizionato con funzioni di organismo amministrativo e poliziesco in senso lato conto terzi. Il che, forse ne converrai, obbliga ad analisi e capacità di lettura del potere e del dominio effettivi, oltre che delle sue modalità di manifestazione.

A nostro avviso è del tutto possibile pensare ad uno Stato unitario italiano che abbia la forma di una res publica, finalmente liberata da assetti inegalitari e/o discriminatori tra Nord e Sud, tra uomini e donne, tra cittadini italiani e di origine straniera ecc. Premessa imprescindibile è il conseguimento della liberazione nazionale avente per scopo l’indipendenza politica, economica e culturale, l’emancipazione sociale, il solidarismo concreto negli ambiti “materialistici” vitali (dal credito alla casa, dall’energia al settore alimentare, dall’educazione alla sanità).
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etrusco

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MessaggioTitolo: Re: il partito del sud   Dom Nov 22 2009, 21:38

E' bene ricordare a qualche smemorato che alla causa del Risorgimento hanno contribuito con il loro sangue un bel numero di idealisti, di studenti e di popolo, visto che pochi ricordano che intere città sono letteralmente insorte, al nord, al sud e al centro del paese.
E' bene ricordare che i marxisti di allora, appoggiavano senza esitazione la causa risorgimentale, anche a mezzo di proprie riviste.
Anche la mia regione e la mia città, economicamente e del tutto egoisticamente, hanno rimesso non poco dopo l'unità d'Italia; questo non vuol dire che l'unità del Paese fosse allora il completamento di un passaggio storico giusto e ineludibile e un progresso evidente per i lavoratori e la loro possibilità di fare rivendicazioni unitarie.

I lavoratori italiani devono marciare uniti per limitare l'erosione dei loro diritti sociali, per conquistarne di nuovi e "un giorno" avanzare UNITI verso il socialismo.
Il leghismo del nord e del sud svia dai veri problemi e divide i lavoratori. Svegliamoci!!!
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MessaggioTitolo: Re: il partito del sud   Mar Nov 24 2009, 16:17

afro
a mio modesto parere se nelle scuole non si incominci a dire la verità su questa falsa unità italiana non si andrà da nessuna parte.Sarà doloroso,ma la verità deve emergere in tutti i suoi aspetti a cominciare dalle stragi di innocenti perpetrate dagli "italiani" a danno di popolazioni inermi.
Non dimentichiamo che l'unico Stato in attivo era quello duo-siciliano(600 milioni di lire del tempo),e la cassa è sparita senza più fare ritorno.Basta con l'inganno savoiardo e la reticenza patriottica di chi non comprende la necessità di scrivere la vera storia dell'unità.Il Sud merita rispetto e deve quindi essere risarcito di tutte le sofferenze imposte.Eravamo una grande nazione all'avanguardia in tanti campi(sarebbe sufficiente citare il tasso di mortalità infantile più basso tra gli stati italici) e ci hanno trasformato in carne da cannone e da emigranti ancora oggi.Ignorantoni padani e non che fino a ieri ci sputavano addosso trarrebbero grande giovamento dal conoscere l'inganno su cui si basa questa non-nazione.
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adri60



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MessaggioTitolo: partito del sud   Mar Nov 24 2009, 21:27

...che tristezza...."partito del sud"...ma c'è quello che uno si sente nel cuore...e io mi sento italiana...questa Italia.......c'è ..anche se non si coltiva più e sta franando...e non si coltiva più soltanto la terra...
......c'è ..anche se gli uomini l hanno depauperata...svilita....ma il concetto di patria...di indipendenza....c'è..
.........c'è anche se la scuola non scolarizza...c'è..anche se viene offesa vilipesa calpestata...
.un giudizio dello scomparso meridionalista Giustino Fortunato secondo il quale «lo Stato italiano, non essendo riuscito a conseguire l'avvicinamento fra Nord e Sud, ha fallito il suo obiettivo storico».....spiega tutto.....
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MessaggioTitolo: Re: il partito del sud   Mer Nov 25 2009, 00:43

A parte che è dimostrato che il frazionamento dello stato in sue unità più piccole giova alla libertà ed al benessere del popolo, mi chiedo ancora su cosa si basino queste richieste, perché non vi vedo altro che risentimento.
D'altronde , se si è onesti, non c'è alcun motivo per avere una Nazione Italia definitiva, spero questo sia evidente.
Il diritto a secedere deve infatti sempre essere disponibile altrimenti siaremmo difronte ad una imposizione.
Visto che non esiste una nazione Italiana indipendente poi...non vedo perché allarmarsi.Semmai indaghiamo sul perché l'identità del sud, già così vilipesa e oppressa, rivedica un certo tipo di ragione sicuramente fondate, non come le banali pretese padane in cui dietro vi sono solo interessi privatistici.
E' ciò non può solo ricodursi al colonialismo interno sabaudo ed alla conquista del regno borbonico da parte di questi.Il sud ha realmente un'identità particolare che và analizzata a mio dire, perché da Palermo e Reggio Emilia c'è un abisso.

Per quanto riguarda queste frasi

Premessa imprescindibile è il conseguimento della liberazione nazionale avente per scopo l’indipendenza politica, economica e culturale, l’emancipazione sociale, il solidarismo concreto negli ambiti “materialistici” vitali (dal credito alla casa, dall’energia al settore alimentare, dall’educazione alla sanità)
di Alekos18

mi dispiace ma ciò è classimo e monopolismo coattivo.
Belle parole, che mi scaldano il cuore.Alla realtà dei fatti però si evince la natura coercitiva di tale assetto sperato, dedotto proprio dalle cose che ho sottolineato.
Perché c'è quel che si vede, ma anche quel che non si vede, ahinoi.

Ed io batto sempre su questo chiodo perché la scuola austriaca sarà anche capitalismo poiché non valuta il bene comune di tutti e di nessuno come NON sfruttabile e danneggiabile ed ha un'ottica troppo propensa a considerare i danni sempre risarcibili monetariamente, ma quella è episteme, scienza economica.
Il resto sono tentativi e già se ne son fatti troppi , secondo il mio stupido parere.
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alekos18

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MessaggioTitolo: Re: il partito del sud   Mer Nov 25 2009, 03:13

..... ha scritto:
è dimostrato che il frazionamento dello stato in sue unità più piccole giova alla libertà ed al benessere del popolo
"Dimostrato" dove? Come? Se penso al frazionamento anti-statalista come fu in Jugoslavia, o a similari linee di tendenza comunitarista in atto in Libano o in Iraq, non vedo traccia del supposto giovamento che evochi. Questa mistica del frazionamento non la capisco, come nemmeno quella dell'unitarismo a tutti i costi. Dipende caso per caso. Nel caso italiano, questi leghismi mi sembrano espressione di egoismi particolaristici e potenzialmente funzionali in scenari da destabilizzazione esterna. Il che non significa santificare l'idea di Stato. Ritengo che nulla sia da santificare, figurati. Semmai, è necessario ragionare di quale tipo di Stato, di organizzazione. Il problema non lo si risolve aggirandolo con riduzioni di scala, tipo "piccolo è bello". O pensando, idealmente, che tutto possa fluttuare liberamente nell'etereo, come più aggrada...

..... ha scritto:
D'altronde , se si è onesti, non c'è alcun motivo per avere una Nazione Italia definitiva, spero questo sia evidente.
Mi sfugge il senso. Che vuol dire? Di "definitivo" non so cosa ci sia, una qualsiasi nazione inclusa. Ciò detto: e allora?

..... ha scritto:
Il diritto a secedere deve infatti sempre essere disponibile altrimenti siaremmo difronte ad una imposizione.
Certo, dipende però, secondo me, dalle basi (ragioni, motivazioni, situazioni) e dal consenso. Altrimenti il diritto a secedere, anche con ogni mezzo necessario, vale tanto quanto il diritto a secedere da chi secede e ad opporvisi anche con ogni mezzo necessario. Sono i rischi della categoricità, caro puntini puntini. Ritengo che la strada migliore, non priva lo stesso di ostacoli, sia quella di avere orizzonti ideali, valoriali, ed una capacità di analisi e di visione caso per caso. L'astrattezza, assolutizzata, porta con sé il rischio del vicolo cieco.

..... ha scritto:
Visto che non esiste una nazione Italiana indipendente poi...non vedo perché allarmarsi.Semmai indaghiamo sul perché l'identità del sud, già così vilipesa e oppressa, rivedica un certo tipo di ragione sicuramente fondate, non come le banali pretese padane in cui dietro vi sono solo interessi privatistici.
Scusa, mi sfuggono un po' di passaggi. Innanzitutto già definire una identità "del sud" è espressivo di una sua non definizione in sé, necessitante di una identità "del nord" che si ritrova nelle medesime condizioni di insignificanza. In secondo luogo, per le mie conoscenze, nel localismo legaiolo sudico trovo, se vogliamo, analoghe interessate preteste privatistiche del localismo legaiolo nordico. Entrambi li rileverei piuttosto come effetti di una formazione originaria capitalistica dello Stato italiano e di una dipendenza pluridecennale dello Stato italiano che ha prodotto questi fenomeni. Per 'giocare' con categorie politologiche, direi che il risorgimento ha visto una vittoria delle forze 'di destra' e non, come sarebbe dovuto essere, e non disperiamo stante l'attualità di quel processo, 'di sinistra'. Una chiosa. Tu dici: "non esiste una nazione Italiana indipendente", io sostengo all'ingrosso e per parafrasarti molto liberamente: "esiste una nazione Italiana dipendente". Convengo che si potrebbe intravedere un comune intendimento (quasi) ultimo...

..... ha scritto:
Il sud ha realmente un'identità particolare che và analizzata a mio dire, perché da Palermo e Reggio Emilia c'è un abisso.
Detta così, l'abisso che evochi potrebbe essere analogo a quello che troveresti da Catania a Foggia, o se preferisci da Latina a Reggio Calabria. E mi astengo dall'entrare in dinamiche rionali, di quartieri-bene e non. Partiamo dalla storia politica, ancora in corso, della dipendenza di questa nazione. Secondo me, consente di capire molte cose ed aiuta ad orientarsi nel presente e per il futuro.

..... ha scritto:
Premessa imprescindibile è il conseguimento della liberazione nazionale avente per scopo l’indipendenza politica, economica e culturale, l’emancipazione sociale, il solidarismo concreto negli ambiti “materialistici” vitali (dal credito alla casa, dall’energia al settore alimentare, dall’educazione alla sanità)
di Alekos18

mi dispiace ma ciò è classimo e monopolismo coattivo.
Belle parole, che mi scaldano il cuore.Alla realtà dei fatti però si evince la natura coercitiva di tale assetto sperato, dedotto proprio dalle cose che ho sottolineato..
Anche lo schiavo che si libera dai ceppi del padrone farà del "classismo e monopolismo coattivo", come dici tu. Lo trovo un processo molto, molto interessante...
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MessaggioTitolo: Re: il partito del sud   Mer Nov 25 2009, 14:24

alekos18 ha scritto:

Dimostrato" dove? Come? Se penso al frazionamento anti-statalista come fu in Jugoslavia, o a similari linee di tendenza comunitarista in atto in Libano o in Iraq, non vedo traccia del supposto giovamento che evochi. Questa mistica del frazionamento non la capisco, come nemmeno quella dell'unitarismo a tutti i costi. Dipende caso per caso. Nel caso italiano, questi leghismi mi sembrano espressione di egoismi particolaristici e potenzialmente funzionali in scenari da destabilizzazione esterna. Il che non significa santificare l'idea di Stato. Ritengo che nulla sia da santificare, figurati. Semmai, è necessario ragionare di quale tipo di Stato, di organizzazione. Il problema non lo si risolve aggirandolo con riduzioni di scala, tipo "piccolo è bello". O pensando, idealmente, che tutto possa fluttuare liberamente nell'etereo, come più aggrada...
Non un frazionamento antistatalista. Intendo che stati più piccoli sono meno onerosi sulla classe produttiva, più gestibili. Inoltre la classe parassitaria è meglio riconoscibile ed a portata di mano. Per quanto sia banale, è così.
E' evidente che ciò non comporta miglioramenti di coscienza o non evita atteggiamenti e pratiche razziste o fasciste o autoritariste.
Non mettevo in discussione questo.
Concordo quindi sulla Lega. Perché il reale problema è appunto far sì che le secessioni coincidano con le nazioni...
Ma ad ogni modo una "Padania" fuori dall'Italia significherebbe che il giogo americano sia incrinato.
Io non auspico né appoggio ciò, né prefiguro soltanto l'utilità, in un mondo dei sogni poiché, ribadisco, stato più piccolo a parità di condizioni con uno stato più grosso, è meglio.
Sulla questione stato io volevo capire finalmente e benedettamente cosa sia:
-monopolio di alcuni servizi su di un territorio gestito da una minoranza esclusiva su cui predisporre tassazione (coattiva).

fascista, monarchico, demogratico, nazionalitario o cosa...cambia solo la gradazione.
Questo ci terrei che venisse compreso.

alekos18 ha scritto:
Mi sfugge il senso. Che vuol dire? Di "definitivo" non so cosa ci sia, una qualsiasi nazione inclusa. Ciò detto: e allora?
Magari la nazione Padana si viene a creare davvero! Wink

Insomma, potremmo pure avere qualcosa di nazionalitario, e appena fatto, decidere che ognuno si farà i cavoli suoi perché ci gira ed avere 5 italie e non le due supposte (con la lega 3) in questo messaggio digitale

alekos18 ha scritto:
Certo, dipende però, secondo me, dalle basi (ragioni, motivazioni, situazioni) e dal consenso. Altrimenti il diritto a secedere, anche con ogni mezzo necessario, vale tanto quanto il diritto a secedere da chi secede e ad opporvisi anche con ogni mezzo necessario. Sono i rischi della categoricità, caro puntini puntini. Ritengo che la strada migliore, non priva lo stesso di ostacoli, sia quella di avere orizzonti ideali, valoriali, ed una capacità di analisi e di visione caso per caso. L'astrattezza, assolutizzata, porta con sé il rischio del vicolo cieco.
Certo che c'è il caso per caso. Il problema è sapere chi deciderà il caso per caso...
Oltre ciò, se qualcuno vuole secedere e si creassero non 5 ma 20 nazioni italiane, perché impedirlo. Non è forse il territorio di chi lo vive, come casa mia è mia?
Ma questi nostri discorsi risentono proprio dell'impostazione statuale della nazione.
La nazione non si impone, fa parte dell'essenza. Se si lasciasse Libertà, essa verrebbe riconosciuta spontaneamente da tutti coloro che hanno un motivo per farlo, primo fra tutti la propria identità.
Chi volesse allora discostarsene avrebbe con ciò stesso notato la sua appartenenza ad altro e viene quindi a cascare ogni dubbio su una possibile regionalità come nazione (anche se è un processo che può naturalmente avvenire) e di bisogni o interessi particolaristici/privatistici/proto-capitalistici

aleikos18 ha scritto:

Scusa, mi sfuggono un po' di passaggi. Innanzitutto già definire una identità "del sud" è espressivo di una sua non definizione in sé, necessitante di una identità "del nord" che si ritrova nelle medesime condizioni di insignificanza. In secondo luogo, per le mie conoscenze, nel localismo legaiolo sudico trovo, se vogliamo, analoghe interessate preteste privatistiche del localismo legaiolo nordico. Entrambi li rileverei piuttosto come effetti di una formazione originaria capitalistica dello Stato italiano e di una dipendenza pluridecennale dello Stato italiano che ha prodotto questi fenomeni. Per 'giocare' con categorie politologiche, direi che il risorgimento ha visto una vittoria delle forze 'di destra' e non, come sarebbe dovuto essere, e non disperiamo stante l'attualità di quel processo, 'di sinistra'. Una chiosa. Tu dici: "non esiste una nazione Italiana indipendente", io sostengo all'ingrosso e per parafrasarti molto liberamente: "esiste una nazione Italiana dipendente". Convengo che si potrebbe intravedere un comune intendimento (quasi) ultimo...
Io infatti ritengo e so che il Sud è Italia, o meglio, è parte della nazione italiana e concordo, per quel che so e sento (oltretutto per mezzo vostro)

aleikos18 ha scritto:

Detta così, l'abisso che evochi potrebbe essere analogo a quello che troveresti da Catania a Foggia, o se preferisci da Latina a Reggio Calabria. E mi astengo dall'entrare in dinamiche rionali, di quartieri-bene e non. Partiamo dalla storia politica, ancora in corso, della dipendenza di questa nazione. Secondo me, consente di capire molte cose ed aiuta ad orientarsi nel presente e per il futuro.
Certo. La chiarezza oltretutto non è il mio forte...


aleikos18 ha scritto:
Anche lo schiavo che si libera dai ceppi del padrone farà del "classismo e monopolismo coattivo", come dici tu. Lo trovo un processo molto, molto interessante...
Aspetta.
Analizzando lo stato nazionalitario, la presenza di una qualsiasi struttura pubblica come sanità, polizia, istruzione, edilizia popolare, assistenza sociale, previdenza sociale, c'è schiavitù e si incrementa la povertà, per quanto si ritenga ciò sia "solidale" e "giusto".
Niente di più falso.
Lo stato ha la forza dalla sua parte e questa da che mondo è mondo andrebbe usata per garantire la giustizia, ossia, ad ingiustizia manifesta, reagire: una forza "negativa".
Purtroppo l'esistenza statuale non è neutra e la sua schematizzazione è essa stessa aggressiva ed ogni "sua" decisione è arbitraria poiché basantesi su una pretesa giurisdizionale e coattiva.
Sono forse io a dover dimostrare come la forza in ogni campo (come quello religioso ad esempio) non fa che danni? La forza non ha campo perché esige di venir impiegata al momento dell'ingiustizia.

Per quanto riguarda lo schiavo...questo è il pericolo. Può essere una concezione mentale o un problema interiore e varie menate del tipo.
Guardiamo però questo stato nazionalitario...in cosa differisce dagli altri se non nella pretesa di impersonificare le giuste necessità e le reali aspirazioni di una nazione (nazione che appoggio del tutto sia inteso a tutti)?

Un saluto
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MessaggioTitolo: Re: il partito del sud   Ven Nov 27 2009, 14:55

etrusco ha scritto:
E' bene ricordare a qualche smemorato che alla causa del Risorgimento hanno contribuito con il loro sangue un bel numero di idealisti, di studenti e di popolo, visto che pochi ricordano che intere città sono letteralmente insorte, al nord, al sud e al centro del paese.
E' bene ricordare che i marxisti di allora, appoggiavano senza esitazione la causa risorgimentale, anche a mezzo di proprie riviste.
Anche la mia regione e la mia città, economicamente e del tutto egoisticamente, hanno rimesso non poco dopo l'unità d'Italia; questo non vuol dire che l'unità del Paese fosse allora il completamento di un passaggio storico giusto e ineludibile e un progresso evidente per i lavoratori e la loro possibilità di fare rivendicazioni unitarie.

I lavoratori italiani devono marciare uniti per limitare l'erosione dei loro diritti sociali, per conquistarne di nuovi e "un giorno" avanzare UNITI verso il socialismo.
Il leghismo del nord e del sud svia dai veri problemi e divide i lavoratori. Svegliamoci!!!
Ritrovare le radici nazionali nel risorgimento, come processo per l'indipendenza del paese, lo trovo storicamente e politicamente giusto. Nel recupero della memoria includerei fenomeni come il brigantaggio che fu la reazione agli interessi particolaristici e antinazionali savoiardi.
La condizione del sud Italia nasce da lì e si prolunga nel tempo. Il malessere del nord ha ragioni più contemporanee e non solo egoistiche di interessi locali; è anche effetto della globalizzazione e delle stringenti regole europee, come per il resto del paese...
Sarebbe importante capire le cause che portano oggi a certe posizioni, al leghismo del nord e del sud, partendo dalla storia di ieri e di oggi, e dare risposte politiche. Tenendo conto del passato di questo paese e legandolo alle forme della dipendenza, come fa "Indipendenza", mi sembra che si possa sviluppare un interessante percorso che può portare positivamente lontano.
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MessaggioTitolo: Re: il partito del sud   Sab Nov 28 2009, 19:59

Guardare con occhio critico e il più possibile scevro da retorica la storia, non solo è sintomo di intelligenza ma è anche operazione necessaria per comprendere l'oggi e cercare di modificare il domani. Questo vale per evidenziare anche che il risorgimento mancò di rispondere a quelle istanze sociali che l'avevano promosso(a nord, centro e sud) e che erano la linfa migliore-persero infatti le ragioni del risorgimento più schiettamente socialista- ma deve accompagnarsi anche ad una riflessione critica diversa. Da Crispi in poi, non credo che il sud Italia non sia stato rappresentato a livello di classe dirigente nazionale o apparati dello stato-come qualcuno vorrebbe far credere-, semmai si può dire che è stato rappresentato da una pessima classe dirigente e che la stessa-insieme alle mafie- è riuscita a manipolare e a strumentalizzare il voto e il consenso di milioni di persone, aggravando con sprechi, imbrogli e trasformismo, le condizioni di vita dei lavoratori.
Lo stesso vale e a maggior ragione per le regioni meridionali a statuto speciale e per le classi dirigenti che hanno gestito assai male, un'autonomia molto ampia.
Per il resto a chi vorrebbe l'italia a pezzetti propongo invece il modello delle città stato greche e dalla democrazia diretta ateniese..
La lingua italiana nasce contemporaneamente in Toscana e Sicilia, Verga, Capuana, Pirandello, Sciascia, Vittorini, Bufalino, Quasimodo....scrivono e illustrano con le loro opere la lingua e la cultura italiana!
Nell'epoca della divisione politica del paese e del dominio STRANIERO(perchè i lorena erano austriaci, come i borboni erano spagnoli..) della nostra terra, le personalità maggiori della cultura(da nord a sud) usavano e sentivano proprie la lingua di Dante, Machiavelli, Boccaccio e Petrarca.
Questa è la storia, l'italia e il suo popolo vivranno sempre-con questo, con altri o con diverse manifestazioni statuali- e non saranno nè calderoli nè i fans di lombardo o del papa re, a cambiare le cose.
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MessaggioTitolo: Re: il partito del sud   Sab Nov 28 2009, 23:01

il fatto che il risorgimento perse le sue venature socialistiche...dovrebbe venir spiegato.

Se per socialismo si intende politica statuale "welfare" o collettivizzazione o socializzazione ossia ad ogni modo pianificazione economica, è un bene che esista più.
Secondo questa prospettiva lo stato italiano è oggi alquanto socialista.Il ché non è un bene, ma un male.

Se per socialismo intendiamo giustizia sociale ed economica e quindi Libertà, secondo verità ovvie ed oggettive, il risorgimento non fu questo.

Concordo con etrusco, ossia, c'era la nazione, ed aveva bisogno di una forma: l'Italia.
I modi sono stati nefasti.

Per quanto infatti reputi la vulgata odierna la democrazia come un'evoluzione.
Stato per stato, meglio la monarchia quindi.

il problema è...cosa è lo stato, o meglio, cosa determina l'oppressione sistemica sulla socialità? ( oltre il crimine di singoli o singoli gruppi)

Alla luce di questo, per esempio, si potrebbe aprire un bel discorso sul perché al sud sia nata e pasciuta la Mafia, in cosa essa realmente consista e su cosa prosperi ma soprattutto...è meglio la Mafia od il governo italiano?
La risposta è scontata, meglio il governo italiano...un'intelligenza direbbe: BINGO!

saluti
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MessaggioTitolo: Re: il partito del sud   Dom Nov 29 2009, 02:00

etrusco ha scritto:
Da Crispi in poi, non credo che il sud Italia non sia stato rappresentato a livello di classe dirigente nazionale o apparati dello stato-come qualcuno vorrebbe far credere-, semmai si può dire che è stato rappresentato da una pessima classe dirigente e che la stessa-insieme alle mafie- è riuscita a manipolare e a strumentalizzare il voto e il consenso di milioni di persone, aggravando con sprechi, imbrogli e trasformismo, le condizioni di vita dei lavoratori.
Si chiama "ascarismo", di coloniale memoria quindi. Cui vanno connessi clientelismo e arte d'arrangiarsi, in un sistema di poteri eredità di un colonialismo per giunta a sua volta dipendente... Non parlerei di rappresentanza che pure, se ben inscritta in un sistema democratico, cioè con opportuni correttivi di effettivo collegamento con i rappresentati, non è da disprezzare ed è anzi inevitabile nelle società attuali.

etrusco ha scritto:
Per il resto a chi vorrebbe l'italia a pezzetti propongo invece il modello delle città stato greche e dalla democrazia diretta ateniese..
Eh eh, "Indipendenza" dà giù di brutto a questa "filosofia politica" da comunitarismo d'antan... E direi con buone argomentazioni... La "democrazia diretta" ateniese non era poi questo modello mitico che si vuol far passare. Se penso al periodo (in crescendo) considerato d'oro che va da Solone a Clistene a Pericle, beh, ci sarebbe da dire... Certo, paragonata alla democrazia all'americana, ci fa un figurone! Dalle stelle alle stalle (con rispetto per quest'ultime)!!

etrusco ha scritto:
La lingua italiana nasce contemporaneamente in Toscana e Sicilia, Verga, Capuana, Pirandello, Sciascia, Vittorini, Bufalino, Quasimodo....scrivono e illustrano con le loro opere la lingua e la cultura italiana!
Nell'epoca della divisione politica del paese e del dominio STRANIERO(perchè i lorena erano austriaci, come i borboni erano spagnoli..) della nostra terra, le personalità maggiori della cultura(da nord a sud) usavano e sentivano proprie la lingua di Dante, Machiavelli, Boccaccio e Petrarca.
Questa è la storia, l'italia e il suo popolo vivranno sempre-con questo, con altri o con diverse manifestazioni statuali- e non saranno nè calderoli nè i fans di lombardo o del papa re, a cambiare le cose.
Osservazione molto azzeccata. Una nazione, quella italiana, che ha preso corpo ed identità via via nei secoli, nonostante le dominazioni straniere, è qualcosa che andrebbe ricordato a chi dice che l'Italia non esiste come nazione e semmai si fa pure portatore di supposte nazioni senza nemmeno una lingua di riferimento...
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Lino.Martone

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MessaggioTitolo: Precisazione Storica   Sab Dic 12 2009, 20:46

In ogni caso Garibaldi non consegnò il sud al Re a Teano, anche se corrisponde al vero che Garibaldi non reagì. Ma non reagì quando fu fermato dal RE a Taverna Catena (comune di Vairano Patenora-CE), nel grande bivio che incrociava (e incrocia) la via per l'Abruzzo e la grande storica strada statale Casilina. Continuare a dire incontro di Teano (capisco che così è passato nell'uso comune) si commette il grande errore non topografico ma storico, poiché si continua a dare un'immagine agiografica di quell'incontro, voluta dalla monarchia e da Cavour. Teano era il comune più grande del comprensorio e di certo la volontà agiografica non avrebbe funzionato se avessero raccontato realmente come i fatti sono avvenuti.
Garibaldi fu fermato perché non gli si poteva permettere di marciare verso Roma. L'ironia della sorte ha poi voluto che quella Taverna (Catena) fu poi adibita a Caserma dei Carabinieri dove partirono le tante offensive contro i briganti e nel "ventennio" divenne la prigione di Gramsci per due giorni mentre veniva trasferito al carcere di Campobasso.
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