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 che fare?

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AutoreMessaggio
giuseppe galluccio

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Numero di messaggi : 3
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MessaggioTitolo: Re: che fare?   Gio Gen 13 2011, 21:14

Salve a tutti.
Ho letto qualche post precedente e mi pare che ci sia in tutti, o quasi, una sensazione di smarrimento dovuta alla frammentazione totale e alla assoluta mancaza di punti di ferimento a "sinistra".
Riflettevo prima su due cose.
Il referendum fiat può dare alcune indicazione su cosa deve essere oggi una sinistra e quali sono i temi rilevanti attorno cui costruire uan nuova politica.
Chi sta con Marchionne sposa l'idea, propria del liberismo, che il mercato viene prima di tutto. E la giustificazione che è la globalizzazione è una stupidaggine. Il tema della politica sarebbe proprio di governare la globalizzazione selvaggia che oggi è regolata solo dal profitto dei pochi. Una sinistra oggi deve porre davanti l'uomo i suoi diritti e l'ambiente in cui esso vive.
Quindi chiamparino veltroni renzi e compagnia si levassero dagli zebedei, si iscrivessero al pdl così facciamo chiarezza.
L'altra questione è il berlusconismo. L'antiberlusconismo vero, non di facciata, è un programma serio.
Non è l'antiberlusconismo dei predicatori alla Di Pietro, che ha anche lui un partito personale, ma è l'idea di chi dice no alla corruzione, ai mafiuosi in politica, che difende i principi costituzionali nati dalla Resistenza, che esercita la democrazia davvero, che tutela i diritti e non il profitto. Vi pare poco?
Eppure basterebbe questo per cominciare a respirare un po' d'aria pura.

Per chiudere credo che oggi la nozione di classe non sia utilizzabile, come quella di proletariato, sottoproletariato...ma la lotta di classe, cioè lo scontro tra ricchi e paveri, tra padroni e servi, tra garantiti e non, è sempre lo stesso ed è in atto.
E credo che questa sia una stagione di conflitto in cui bisogna ristabilire dei principi e dei diritti che ci stanno cancellando e sottraendo.
pino
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tadiottof



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MessaggioTitolo: ricatto   Gio Gen 13 2011, 23:20

come mai nessuno ha detto che la minaccia di Marchionne si potrebbe configurare come una serrata? La serrata e' punita dal codice penale, e' un reato!
2000snlp
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noname

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MessaggioTitolo: ciao a tutti e buon anno(perche no ??!!) :)   Lun Gen 17 2011, 01:50

Vi rimando a questa piccola cosa
Una vecchia storia ?? (la crisi della sinistra)

Ciao e un saluto di cuore anche se, boh, qualcosa mi piace di voi, qualcosa mi disorienta, sarà che io sono rimasto a citazioni tipo cittadino del Mondo bounce Laughing
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tadiottof



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MessaggioTitolo: Re: che fare?   Lun Gen 17 2011, 22:09

ma Noname
trattare del consumismo o degli scansafatiche o degli stupidi che non sanno mettere insieme un circuito stampato, ecc. e' come parlare del sesso degli angeli, dell'uovo o della gallina, ecc.
E' la storia dell'uva o quella dell'orso.
Non porta a nessuna conclusione, non permette di elaborare una strategia.
2000snlp
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gian



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MessaggioTitolo: Re: che fare?   Mar Gen 18 2011, 00:32

alekos18,
Piacevolmente leggo i tuoi post, che complessivamente condivido.
Ma ..
Se “la fuori uscita dal sindacato non la vedi centrale” è forse dovuto al fatto che oggi non c’è , non vedi in gestazione una alternativa sindacale più credibile e autonoma a quella esistente ?

E pensi che dall’interno di questa/e organizzazioni esistenti, ci sia la possibilità da parte degli iscritti di influenzarne oggi la linea politica prestabilita, compresi gli interessi dei loro dirigenti ?

E il “disimpegno” (penso politico) che pre-vedi per i lavoratori dall’uscita dal sindacato esistente, non è forse dovuto al fatto che i lavoratori in sé, quelli delle fabbriche le cosiddette tute blu non sono una “Classe” distinta, capace di trasmettere egemonia culturale e capacità di analisi proprie? E meno che meno una cosiddetta classe rivoluzionaria (nei termini che si erano preconizzati nelle analisi teoriche in epoche passate e forse oggi non più idonee per capire i cambiamenti sociali ) ma un’insieme di ceti sociali (giustamente) interessati a godere di un miglioramento delle loro condizioni di vita e di lavoro, che in particolare nel nostro paese non sono per niente floride, ceti complessivamente per nulla interessati a cambiamenti radicali sociali e a modelli economici diversi da quelli esistenti.

Una “vita” iscritto alla Fiom, da operaio, non ho intravisto nel ceto cui appartenevo nulla di tutto quello che gran parte dell’ intelligence attuale cosiddetta di sinistra ha scritto, e preconizzava sulla “Classe egemone” che avrebbe rivoluzionato la società ecc … . No ! Niente di tutto questo, ne più ne meno che il miglioramento delle condizioni di vita e lavorative. Forse mi sono perso qualcosa ? Non credo, appartenevo alla cosiddetta Classe, c’ero dentro fino al collo.
Saluti
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tadiottof



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MessaggioTitolo: classi sociali   Mar Gen 18 2011, 04:44

Il proletariato poteva essere una classe omogenea (senza considerare i sottoproletari overo i traditori).
La classe operaia non e' una classe omogenea. Tra gli operai ci sono persone di estrazione sociale diversa: ci sono coloro che hanno ereditato la casa dai padri, alcuni hanno ereditato le terre, abbandonate al tempo delle migrazioni nel triangolo industriale, ecc.
La coscienza di classe proviene dalle condizioni economiche.
Proletario e' colui che possiede solo la prole.
Oggi quasi tutti hanno la casa, la seconda casa, l'automobile, la pensione ecc.
La coscienza di classe allora e' diventata interclassista: oggi troviamo proletari tra i laureati (insegnanti, medici, avvocati, ecc.), gli artigiani, i bottegai messi fuori mercato dai centri commerciali ecc.
2000snlp
PS
Quando sono stato segretario del SUNIA in un piccolo paese, ho avuto esperienza di una situazione paradossale.
Un inquilino venne a lamentarsi che il padrone di casa gli aveva aumentato l'affitto. Abitava al piano terra di una casa a due piani. Al piano di sopra abitava il padrone, che lavorava assieme a lui nella stessa fabbrica. Questo ad un certo punto si accorge che lo stipendio non gli bastava e risolse di aumentare l'affitto al compagno di lavoro che aveva il suo stesso stipendio e in piu' doveva pagarsi l'affitto.
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alekos18

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MessaggioTitolo: Re: che fare?   Sab Gen 22 2011, 00:31

gian ha scritto:
alekos18,
(...) il “disimpegno” (penso politico) che pre-vedi per i lavoratori dall’uscita dal sindacato esistente, non è forse dovuto al fatto che i lavoratori in sé, quelli delle fabbriche le cosiddette tute blu non sono una “Classe” distinta, capace di trasmettere egemonia culturale e capacità di analisi proprie? E meno che meno una cosiddetta classe rivoluzionaria (nei termini che si erano preconizzati nelle analisi teoriche in epoche passate e forse oggi non più idonee per capire i cambiamenti sociali ) ma un’insieme di ceti sociali (giustamente) interessati a godere di un miglioramento delle loro condizioni di vita e di lavoro, che in particolare nel nostro paese non sono per niente floride, ceti complessivamente per nulla interessati a cambiamenti radicali sociali e a modelli economici diversi da quelli esistenti.

Una “vita” iscritto alla Fiom, da operaio, non ho intravisto nel ceto cui appartenevo nulla di tutto quello che gran parte dell’ intelligence attuale cosiddetta di sinistra ha scritto, e preconizzava sulla “Classe egemone” che avrebbe rivoluzionato la società ecc … . No ! Niente di tutto questo, ne più ne meno che il miglioramento delle condizioni di vita e lavorative. Forse mi sono perso qualcosa ? Non credo, appartenevo alla cosiddetta Classe, c’ero dentro fino al collo.
Saluti
Quello che dici, quantunque non indifferente a quanto stiamo dicendo, apre un diverso discorso sulla capacità della Classe (esclusivamente) operaia di svolgere o no un ruolo inter-modale, di essere cioè soggetto attivo, capace e propulsore nel passaggio dai modi di produzione capitalistici attuali ad altro. Questo tema, che si collega ad altre connesse questioni, è stato più volte trattato, da diverse angolazioni, sulla rivista cartacea ("Indipendenza"). Potrebbe essere il caso di aprire una pertinente voce di discussione.
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alekos18

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Numero di messaggi : 999
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MessaggioTitolo: Re: che fare?   Sab Gen 22 2011, 00:34

gian ha scritto:
alekos18,
Se “la fuori uscita dal sindacato non la vedi centrale” è forse dovuto al fatto che oggi non c’è , non vedi in gestazione una alternativa sindacale più credibile e autonoma a quella esistente
Sì, anche per questo. Dico "anche", perché ritengo che il problema di fondo non si risolva né con l'unificazione di sindacati e sindacatini radicali e nemmeno con la creazione di un qualche nuovo sindacato più radicale degli altri sulla 'piazza'. Si può svolgere, nella migliore delle ipotesi, un egregio lavoro di resistenza; e quando e laddove ciò sensatamente avvenga, è secondo me importante spendersi pur nella parzialità o foss'anche nella natura di 'retroguardia' di quella data lotta. Ma il punto è che non vedo una qualunque valenza sindacale che, nella sua autonomia d'ambito, sia in grado di incidere, di condizionare o, addirittura, di indirizzare verso una trasformazione, un rovesciamento radicale dei rapporti di forza sociali.

Scrivevo sopra:
"Alternative di natura esclusivamente classiste hanno dimostrato di non saper reggere la portata dello scontro. Le attuali organizzazioni sindacali e politiche della sinistra di classe o comunque massimalista (...) sono assolutamente inadeguate per la povertà d'idee, per l'evidente (e non da oggi) incomprensione della fase e dei termini decisivi del conflitto, per la fattiva inanità nell'azione politica che conseguentemente li connota".

Aggiungo che si dovrebbe aprire una grande discussione sulle funzioni del sindacato e quale lavoro un sindacato ben orientato possa svolgere. Che non sia, nella migliore delle ipotesi, quello di ritrovarsi a 'difendere', in Italia sempre più al ribasso, gli interessi dei lavoratori. Un sindacato, slegato strategicamente ed operativamente da una prospettiva e da una formazione politica alternativa, finisce strutturalmente con l'essere integrato nelle logiche di riproduzione del sistema dominante: al massimo con la preoccupazione di accrescere la quota della distribuzione subalterna (per quel che è concesso) dei profitti in termini di retribuzioni per i lavoratori, altrimenti –come è anche per sindacati di lunga tradizione nella fase attuale– con un ruolo aziendalista, da "sindacati gialli". Cercare di ritagliare migliori condizioni di reddito è un'istanza pressoché generale e comprensibile, umana, ma è necessario essere consapevoli che ciò non rappresenta una spinta ad un cambiamento sistemico.
Per questo serve un sindacato patriottico, alla basca (tipo LAB per intenderci), che sia componente di un più vasto movimento di liberazione, che abbia chiaro che i luoghi di lavoro sono il terminale sociale di uno stato di cose che si cambia anzitutto sul piano politico.
C'è differenza, insomma, se al governo effettivo e reale di un paese (quindi sovrano) vi sia una direzione socialista (in senso proprio) oppure no.
La partita decisiva si gioca a questo livello, da cui derivano effetti conseguenti negli assetti produttivi, economici e nei rapporti sociali. Quindi, è necessario resistere oggi nelle condizioni di agibilità che ancora permangono, nella consapevolezza politica di una profusione di energie che vada per un indirizzo ben diverso (definibile patriottico socialista, per sintetizzare).
Non siamo ancora, secondo me, in un momento in cui sia sensato spendersi per appelli alla fuoriuscita. Ritengo che chi intende muoversi per questa prospettiva debba parlare e agire, senza 'perdersi', in ogni luogo possibile.
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kamo

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MessaggioTitolo: Re: che fare?   Dom Feb 13 2011, 17:56

Da diverse settimane c'è una risposta araba, dal nordAfrica alla penisola arabica, al "che fare". Voi che ne pensate?
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tadiottof



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MessaggioTitolo: Re: che fare?   Lun Feb 14 2011, 08:12

per il momento, e solo in Egitto, siamo al primo passo della scaletta descritta in "Berlusconi giudicato in contumacia: scenari"
2000snlp
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