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 che fare?

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etrusco

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MessaggioTitolo: che fare?   Gio Lug 23 2009, 17:56

da una parte c'è il malcostume morale, i compromessi e le politiche antisociali e paraleghiste di chi ci governa e insieme a lui tv, giornali, cinema, ass.ni...

dall'altra l'insano liberal-liberismo di chi è all'opposizione, i miti americani di ieri e oggi, radicalchic inconcludenti, banche, ass.ni, larga parte di confindustria, altri giornali, altri poteri esterni...

che fare allora?
auspicare che il governo cada perchè poi in nome di una presunta unità nazionale, salga in sella un nome ancor più gradito ai rapaci di confinduastria, magari proprio banca di italia?
e di pietro e travaglio, a che gioco giocano?
sono davvero degli araldi della morale, dei cavalieri senza macchia?
che ne pensate, amici del forum?

io intanto sono sempre più apolide della politica...
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tadiottof



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MessaggioTitolo: non chiedere cosa lo Stato fa per te ecc.   Lun Lug 27 2009, 08:14

Non chiediamoci a che gioco giocano Di Pietro e gli altri, ma a che gioco "giochiamo" noi.
Il Partito (comunista) con 1 milone e mezzo di iscritti non c'e' piu'.
Sara' difficile ricostituirlo e senza una struttura (organizzazione) che difenda la "classe" siamo destinati al fallimento su qualsiasi fronte: politico, sindacale, sociale ecc.
Verra' bene la strategia di Togliatti? La svolta di Salerno? forse, se facciamo tesoro dell'esperienza negativa (l'abbraccio mortale con la DC).
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etrusco

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Numero di messaggi : 48
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MessaggioTitolo: Re: che fare?   Gio Lug 30 2009, 02:42

Serve invece smascherare la natura "di sistema(perchè tutta interna al pd)" e "reazionaria(perchè serva e strumentale di manovratori potenti)"
dei vari ex magistrati e grilli parlanti, basta farsi una domanda: se il berlusca uscisse di scena che farebbero?disperati sull'orlo del suicidio, forse..
Serve perchè aiuta a capire chi si ha di fronte.

Io soluzioni non ne ho, credo che sia importante sviluppare un forte argine a livello locale alle politiche fascioliberiste(liste di comunità militanti nei comuni), tornare nei luoghi di lavoro e vivere le città a contatto con i problemi reali delle persone in carne e ossa.
Il tutto nel quadro di una azione ITALIANISTA di liberazione nazionale e di azione e prospettiva SOCIALISTA.
E' chiaro che su questi assunti i primi nemici sono proprio lega e leghette localistiche che sviano i problemi, fomentano odii e dividono i lavoratori italiani per trovare poi sempre nemici esterni.
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alfonsomessina



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MessaggioTitolo: Re: che fare?   Lun Ago 17 2009, 11:05

Secondo me bisognerebbe ricosttuire un nuovo soggetto politico all'altezza delle sfide che ci pone il mondo contemporaneo. I partiti di sinistra, così come sono adesso, mi sembrano totalmente inadeguati. La questione di classe si dovrebbe saldare con quella della sovranità nazionale e della salvaguardia dell'ambiente. Mi rendo conto che non è un obiettivo semplicissimo e non so neanche da dove si dovrebbe cominciare. Forse dalle lotte locali come quella contro la base militare u.s.a. di Vicenza. Un altro segnale positivo potrebbe essere quello della lotta vittoriosa degli operai Inse. Forse la crisi economica potrebbe aprire degli spiragli interessanti. Al momento la situazione è piuttosto sconfortante...
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alekos18

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MessaggioTitolo: Re: che fare?   Lun Ago 17 2009, 15:09

alfonsomessina ha scritto:
Secondo me bisognerebbe ricosttuire un nuovo soggetto politico all'altezza delle sfide che ci pone il mondo contemporaneo. I partiti di sinistra, così come sono adesso, mi sembrano totalmente inadeguati. La questione di classe si dovrebbe saldare con quella della sovranità nazionale e della salvaguardia dell'ambiente. Mi rendo conto che non è un obiettivo semplicissimo e non so neanche da dove si dovrebbe cominciare. Forse dalle lotte locali come quella contro la base militare u.s.a. di Vicenza. Un altro segnale positivo potrebbe essere quello della lotta vittoriosa degli operai Inse. Forse la crisi economica potrebbe aprire degli spiragli interessanti. Al momento la situazione è piuttosto sconfortante...
Benvenuto, innanzitutto.

Le strade per arrivare al "soggetto politico" sono tante. Quelle che indichi sono o possono essere valide, purché ci sia una capacità di lettura (contestualizzazione e significato) delle stesse. Non è infatti detto, ad esempio, che una protesta contro la base di Vicenza sia incisiva di per sé, purchessia. Eterogenesi dei fini a parte (sempre possibile), resta che nella storia d'Italia quante sono state le proteste sotto/contro le basi? Tantissime. Per pacifismo, per anti-militarismo, per ragioni ambientali, perché "no vicino casa mia, ma un po' più in là fatela, va bene/non mi interessa", eccetera, e purtuttavia molto marginalmente (per non dire di peggio...) hanno concorso a porre il nodo della sudditanza che connota questo paese. Questione decisiva per chi vuole cambiare in modo significativo questa società.

Insomma, c'è un grosso lavoro politico/culturale da svolgere che necessita anche di reti di rapporti che si costruiscono, di formazione di sé in materia, di capacità/necessità di saper collegare, in un quadro unitario, problematiche e risposte. Per tutto questo, ben arrivato quindi. Mi sembra che l'essenza delle ragioni che ti hanno portato qui e che hai sinteticamente esposto sopra, siano molto incoraggianti e propizie in tal senso.
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noname

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MessaggioTitolo: Re: che fare?   Lun Ago 17 2009, 20:46

Citazione :
Insomma, c'è un grosso lavoro politico/culturale da svolgere che necessita anche di reti di rapporti che si costruiscono, di formazione di sé in materia, di capacità/necessità di saper collegare, in un quadro unitario, problematiche e risposte
Se nel mio piccolo provo nello scrivere un qualcosa,tutto fila ed al dunque mi sento eccitato, perche proprio in quel momento, riconosco che è proprio il caso di scrivere la parola Proletariato o peggio ancora sottoproletariato ma dopo un po.., mi rendo conto di essere andato fuori dal tempo,mi fermo,rifletto,tutto fila ma la parola proletariato o sottoproletariato non svoge più il suo compito,che fare ????
Dunque sarebbe il caso, sempre se non sia troppo tardi, di iniziare nello studiare la Societa dell'Imagine e rendersi conto che viviamo in essa.
La prima cosa importantissima, è il notare come oramai ogni cosa,ogni piccolo evento, scateni subito le prese di posizione in merito all'essere protagonista o spettatore.
In altre parole più chiare,esistono due classi fondamentali di individui e cioè gli spettatori ed i protagonisti.
Ben anche oggi anche l'ultimo dei poveri comunque dedito alle usanze della società dell'immagine si crea i suoi spettatori e fa spettacolo,in realtà lo spettacolo vero è quello messo in scena nell'arena Universale che si trova sulla Terra dall'essere Umano stesso.
Mai come oggi viene banale dirlo e mai come oggi la cosa non fa riflettere al punto giusto.
Se prima non esisteva l'idea di società dell'immagine,comunque era sempre il popolo che stava a guardare le ricchezze e le nefandezze del ricco,fino ad arrivare magari alle rivoluzioni,oggi nella società dell'immagine l'esser spettatore ha offuscato queste valenze,oggi si gode nel venir a conoscenza di quale nefandezze combinano i ricchi...e nello stesso tempo anche se si è stanchi di questi spettacoli,ci si inizia nel rendere conto che dall'arena universale non si può uscire che con la morte o chiedendo un altro spettacolo sempre agli stessi teatranti.L'Italia in particolare vista da fuori, sembra un teatrino con teatranti in azione e spettatori tra lo sbigottito e l'incredulo ma impotenti di agire e lo spettacolo indecende cosi continua nell'andare avanti.
Tutto quello che diviene, viene acquisito dallo Stato o stroncato sul nascere,dunque chi è li nel far spettacolo ha dovuto gia prima passare tutta una sorta di giuramenti di fedeltà alla continuazione dell'esistente.
Dunque tutto mi torna a filare se io mi immagino come uno spettatore truffato che rivuole la sua storia,i suoi soldi indietro e vuole andare in un altra sala,in un altro cinema e vedere un altro film !!!

Modo sperimentale di innescare una riflessione..
saluti

noname
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sankara

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MessaggioTitolo: Re: che fare?   Ven Ago 21 2009, 11:23

alfonsomessina ha scritto:
Secondo me bisognerebbe ricosttuire un nuovo soggetto politico all'altezza delle sfide che ci pone il mondo contemporaneo. I partiti di sinistra, così come sono adesso, mi sembrano totalmente inadeguati. La questione di classe si dovrebbe saldare con quella della sovranità nazionale e della salvaguardia dell'ambiente. Mi rendo conto che non è un obiettivo semplicissimo e non so neanche da dove si dovrebbe cominciare. Forse dalle lotte locali come quella contro la base militare u.s.a. di Vicenza. Un altro segnale positivo potrebbe essere quello della lotta vittoriosa degli operai Inse. Forse la crisi economica potrebbe aprire degli spiragli interessanti. Al momento la situazione è piuttosto sconfortante...
Ne sono convinto anch'io. Penso di non sbagliare dicendo che un primo passo sia quello di far circolare questa necessità il più possibile, di porre la questione spiegandola, circostanziandola, collegandola ai fatti che volta a volta si determinano. Attraverso la rete ed anche, laddove possibile, attraverso la diffusione di volantini o la stessa rivista "Indipendenza" in iniziative e manifestazioni...
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profsassola



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MessaggioTitolo: quanta bella teoria   Dom Ago 30 2009, 17:56

E se - senza lasciare la bella teoria - si iniziasse a mettere insieme quelli che non vogliono il governo Berlusconi e che però sono disposti a compromessi anche pesanti per avere un governo almeno un poco migliore?
In pratica la politica dei paesi scandinavi dove il compromesso però porta a società democratiche civili ed evolute.

Ma forse è meglio tenersi Berlusconi.
Così si può andare avanti all'infinito con le belle teorie.
Però la realtà prima o poi ci raggiungerà.
Sottoforma di un regime che tra non molto ci porterà a livello Bielorussia o Russia di Putin.
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Danilo Di Mambro



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MessaggioTitolo: Re: che fare?   Dom Ago 30 2009, 18:31

la Politica dovrebbe creare le condizioni affinché chi vuole e ha i "numeri" possa crescere. In altre parole dovrebbe togliere la blindatura delle opportunità a favore dei soliti.
Senza più lo scontro tra le ideologie, cala a 0 l'interesse per la competizione se la partita vera è tra De Benedetti, Profumo, Colaninno, ecc. e Berlusconi, Geronzi, Caltagirone, ecc.
Forse riuscire a distinguere tra uomini e azienda quando la Politica offre nuove opportunità o sostegni pubblici, darebbe speranza a chi non fa parte della "Casta" e credibilità al sistema. Innescherebbe inoltre una sana competizione nell'interesse generale.
Una proposta in questo senso potrebbe essere fare in modo che le aziende che utilizzano gli aiuti pubblici per sopravvivere siano obbligate a far entrare in partecipazione alla proprietà, con quote proporzionali all'aiuto ricevuto, imprenditori di aziende che vivono senza aiuti di Stato. Si creerebbe così un rinnovamento virtuoso della classe dirigente e si offrirebbero opportunità di crescita anche ai piccoli e medi imprenditori, premiando i migliori secondo le leggi del mercato.
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Danilo Di Mambro



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MessaggioTitolo: Re: che fare?   Lun Mar 22 2010, 21:25

Quale speranza di cambiamento abbiamo se il potere rimane sempre in mano agli stessi? Se, in altri termini, sono i potentati economici (le solite famiglie che posseggono denaro e proprietà) a dettare alla politica le cose da fare? Se non si modifica questo stato di cose, che differenza fa se governa uno o l'altro degli schieramenti? Perché l'Italia deve sottostare al ricatto dei proprietari della FIAT per esempio? E' vero che le aziende, anche per difendere i posti di lavoro, vanno difese, ma è pure vero che, se questa difesa deve essere effettuata a spese dello Stato, allora lo Stato stesso dovrebbe pretendere quote di proprietà proporzionali agli aiuti. Ovvero potrebbe "regalare" tali quote a imprenditori virtuosi invece di regalare denaro ad imprenditori "assistiti" e ricattatori.
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etrusco

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MessaggioTitolo: Re: che fare?   Sab Apr 24 2010, 13:07

Mi permetto di aggiungere un nuovo spunto di riflessione.
La sinistra terminale è fuori dal parlamento e più che mai marginalizzata nella società sino a rischiare la prossima estinzione.
L'Idv (Italia dei valori) che poteva essere un'ottima chance di attrarre voti al centro e a destra sui temi della questione morale e della giustizia, ha deciso di voltare a 360° la sua politica e di drenare i voti ultimi e residui della sinistra radicale ed è diventata -anche elettoralmente- la copia giacobina e molto più confusa della vecchia Rifondazione comunista. Cui prodest?
Il Pd, beh, il pd ormai non è sinistra.
A destra la Lega occupa la scena e dirige la barca, una barca pericolosa intrisa di un populismo egoista e padronale che purtroppo adesso è vincente. L'altra destra, quella finiana e legata al carro dei poteri forti dell'economia e a una visione lib/liberista, è socialmente anche più pericolosa. Lo scontro tra queste due anime rischia di polarizzare l'attenzione di tutto l'elettorato.

Da dove si può ripartire, secondo me? Di certo non dalla sinistra terminale, sempre più inasprita e chiusa nei suoi ANTI, sempre più antiitaliana e alla ricerca di nuovi soggetti rivoluzionari che non saranno mai dei nostri.
UNITA'. (strenua difesa -culturale, sociale, militante- della unità della Patria e della Costituzione antifascista da attacchi leghisti e centrifughi che mirano solo a dividere il lavoro per conto di interessi di piccola bottega)
LAVORO. (mettere al centro la difesa strenua dei diritti sociali e del lavoro)
Il tutto, facendosi popolo, abbandonando preconcetti e pregiudizi, parlando con tutti e mescolandosi alle strade, abbracciando anche il populismo, perché no, ma un populismo ITALIANISTA E LAVORISTA, un populismo che difende il Paese e il Lavoro ed è capace di offrire un sogno ai giovani, un'Italia diversa e SOCIALISTA.

Tra poco si festeggia il 25 aprile, allora, come nelle migliori pagine della storia del paese, QUALI IL RISORGIMENTO, la sinistra seppe interpretare lo spirito del popolo italiano, conquistare l'egemonia culturale e politica e infine partecipare alla partecipazione di una Patria nuova. Antifascismo, Resistenza e Costituzione furono la pietra angolare di un sogno, ora è necessario confezionarne un altro.

L'alternativa? Il nord ai verdi e al razzismo istituzionale, il sud alle mafie, i lavoratori ai padroni!
Credo che non sia una bella alternativa...
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sankara

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MessaggioTitolo: Re: che fare?   Dom Mag 16 2010, 12:46

Danilo Di Mambro ha scritto:
Quale speranza di cambiamento abbiamo se il potere rimane sempre in mano agli stessi? Se, in altri termini, sono i potentati economici (le solite famiglie che posseggono denaro e proprietà) a dettare alla politica le cose da fare? Se non si modifica questo stato di cose, che differenza fa se governa uno o l'altro degli schieramenti? Perché l'Italia deve sottostare al ricatto dei proprietari della FIAT per esempio? E' vero che le aziende, anche per difendere i posti di lavoro, vanno difese, ma è pure vero che, se questa difesa deve essere effettuata a spese dello Stato, allora lo Stato stesso dovrebbe pretendere quote di proprietà proporzionali agli aiuti. Ovvero potrebbe "regalare" tali quote a imprenditori virtuosi invece di regalare denaro ad imprenditori "assistiti" e ricattatori.
Molti buoni spunti nelle tue osservazioni. Questo paese, però, è in progressiva svendita di sovranità e di beni. Lo Stato esistente pare sempre più una struttura funzionale all'amministrazione e all'esecuzione di decisioni esterne ed estranee agli interessi nazionali.
E' luogo di interessi di gruppi grande imprenditoriali e finanziari parassitari 'nostrani' (che mungono aiuti di Stato in funzione privatistica) e di quelli prevalenti di uno Stato estero che da 65 anni detta le decisive linee di indirizzo politico ed economico di questo paese, gli Stati Uniti. Questi soggetti sono intrecciati tra loro a molteplici fili.
Se poi consideri che oltre il 70% delle decisioni assunte in parlamento sono la ratifica di direttive imposte dall' "Europa" (Commissione Europea e Banca Centrale Europea), cioè euro-atlantica, e che si mira ulteriormente a defraudare alla sovranità dello Stato (non solo quello italiano, crisi greca docet...) altri suoi ambiti decisivi, lo scenario è quello di uno "Stato" che eserciterà solo funzioni amministrative, di controllo e di polizia. Ovviamente conto terzi...
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alekos18

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MessaggioTitolo: Re: che fare?   Lun Dic 27 2010, 17:23

Fine 2010

Fiat-Chrysler: battistrada geopolitico ed economico-sociale del modello imperiale USA, impregnato di ideologia fascista (restrizione dei diritti e cancellazione delle libertà sindacali).

Tagli euroatlantici alla scuola (ulteriore tappa del processo di demolizione della scuola pubblica, nazionale).

Rifinanziamento (22 dicembre) delle missioni di guerra subalterne all'alleato/padrone. Nuovo attacco alle pensioni (27 dicembre) sulle "finestre": si dilaziona il momento effettivo in cui il lavoratore potrà accedervi.

E' necessario irrobustire, rilanciare l'antagonismo e la resistenza sociale con il collante e valore aggiunto di una grande lotta di liberazione patriottica, nazionale, da avviare in questo paese. Lavoriamo insieme per costruirla...
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tadiottof



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MessaggioTitolo: Re: che fare?   Mer Dic 29 2010, 09:05

alekos18 ha scritto:
E' necessario irrobustire, rilanciare l'antagonismo e la resistenza sociale con il collante e valore aggiunto di una grande lotta di liberazione patriottica, nazionale, da avviare in questo paese. Lavoriamo insieme per costruirla...
Come? con blocchi stradali?
Ci vuole organizzazione! ci vuole un partito che organizzi! C'era ma siamo rimasti delusi.
Se il PCI si e' rivelato antidemocratico, la colpa va assegnata prima di tutto agli iscritti.
Si dice che sono i clienti che fanno la fortuna di un'attivita' commerciale: gli iscritti erano appunto i clienti che hanno continuato a votare per un'azienda cialtrona.
Sara' difficile rimettere in piedi una organizzazione tanto potente con migliaia di sezioni in tutto il paese.
Stesso discorso per il sindacato, per la CGIL, che ha preferito fare "clientelismo" cioe' trovare posti di lavoro privilegiati per i suoi funzionari.
Anche in questo caso gli iscritti avrebbero dovuto abbandonarla molto tempo prima.
Per conto mio sono fuori dal partito dal 1970 e dalla CGIL dL 1972 senza piu' svolgere attivita' ne' contro il partito ne' contro il sindacato; non si deve sparare contro la croce rossa.
La partita si vinceva con dimissioni di massa che avrebbero avuto il significato della consapevolezza della gente.
2000snlp
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gian



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MessaggioTitolo: Re: che fare?   Mer Gen 05 2011, 03:32

tadiottof ha scritto:

.....Per conto mio sono fuori dal partito dal 1970 e dalla CGIL dL 1972 senza piu' svolgere attivita' ne' contro il partito ne' contro il sindacato; non si deve sparare contro la croce rossa......
Non capisco questa affermazione “ ne’ contro il partito ne’ contro il sindacato “ e “ non si deve sparare contro la croce rossa”.

Più che Croce rossa, questi, “partito-sindacato“ oggi mi sembrano una G-rossa Croce da sopportare per tutti noi, di cui liberarsene quanto prima.

Su quale partito non bisognerebbe “sparare”? Su quel gruppo dirigente che si fa chiamare partito della cosiddetta sinistra? Quello che dalla caduta del muro di Berlino, o dal disfacimento dell’URSS, ha rinnegato tutta la sua storia, il suo passato e che da oltre 20 anni sta cambiando nome e non sa cosa vuole essere, che ormai non rappresenta più nessuno se non se stesso, men che meno le classi meno abbienti.

E su che sindacato non si dovrebbe “sparare”? Su quello i cui suoi organi dirigenti, per fare un esempio, vengono eletti attraverso elezioni blindate con risultati a maggioranza bulgara, dove le RSU non contano assolutamente nulla, parlo ben inteso in base alla mia esperienza, e che i tavoli ufficiali dove siedono le RSU sono una vera e propria farsa, e la quadratura del cerchio la si trova nei “tavoli” segreti dove siedono solo i vertici aziendali ed i capi sindacali.

Non si dovrebbe “sparare” (metaforicamente parlando) su quest’apparato sindacale finanziato dalla Confindustria in “concertazione”, oggi "modernizzatrice" ma in chiave subdominanza agli USA?

Non si dovrebbe "sparare" su quest’apparato sindacale che non ha fiatato quando è stata svenduta gran parte dell’industria pubblica ai privati? Quel sindacato, allora, non ha protestato, non ha fatto scioperi, o spinto per referendum, ecc…? Nient’affatto, non si poteva fare a questi torto, i “padroni” non avrebbero più “unto” quell’ingranaggio arrugginito e parassitario, apparato servile oggi più ai dominanti che ai dominati.

Gian
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tadiottof



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MessaggioTitolo: gian   Mer Gen 05 2011, 15:15

Veramente ho scritto anche altro.
Comunque oggi il Partito non c'e' piu': e' rimasta la croce rossa, con la Caritas e le Dame di San Vincenzo.
Anche "i" sindacati non organizzano piu', solo manifestazioni romane o sit-in contro Battisti e Lula.
Leggi meglio e leggi tutto.
2000snlp
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gian



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MessaggioTitolo: Re: che fare?   Mer Gen 05 2011, 16:47

tadiottof ha scritto:
Veramente ho scritto anche altro.
Comunque oggi il Partito non c'e' piu': e' rimasta la croce rossa, con la Caritas e le Dame di San Vincenzo.
Anche "i" sindacati non organizzano piu', solo manifestazioni romane o sit-in contro Battisti e Lula.
Leggi meglio e leggi tutto.
2000snlp
E' vero che hai scritto anche altro, ma sono quel "... né contro il partito... né contro il sindacato..." che potrebbe creare confusione tra i lettori. Sono questi apparati oggi i più parassiti e conservatori, quelli dello status-quo quotidiano, della conservazione dell'esistente.

Saluti
Gian.
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tadiottof



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MessaggioTitolo: eliminiamo la confusione   Mer Gen 05 2011, 20:24

Hai ragione perche' anch'io odio le ambiguita'.
Tuttavia non sono contro il Partito, ne' contro il sindacato.
Sono senz'altro contro i D'Alema, i Napolitano (ex PCI di destra (?)), contro i Veltroni ecc.
Sono contro tutti i falsi (profeti).
Preferisco Di Pietro e o De Magistris (ma non li votero'); non sono marxisti, non hanno una cultura marxista, non hanno capito, mi sembra, il materialismo storico, si fanno imbrogliare e non organizzano.
2000snlp
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MessaggioTitolo: Re: che fare?   Gio Gen 06 2011, 19:22

Di simpatizzare per Di Pietro (sembrerebbe che negli anni ‘70 fosse simpatizzante dell’MSI) me ne guarderei ben bene, forse ci è sfuggito un po’ di analisi storica di un dato periodo, e la funzione che questo personaggio ha avuto sulle vicende della cosiddetta prima repubblica sconquassata da tangentopoli, e dalle indagini del pool di Milano.

Da più parti ormai si ipotizza che quel terremoto politico-giudiziario del '92 fu opera di ambienti angloamericani i quali decisero sul panfilo Britannia, col consenso dei nostri governanti di allora, di dismettere tutta l’industria pubblica per regalarla allo straniero.

Si ipotizza (con sempre più conferme) che certi ambienti che stanno oltre oceano, 18 anni fa, strinsero saldamente, un meschino accordo antinazionale, col “braccio secolare” del nostro potere giudiziario, che si mise “a disposizione”, con i propri mezzi e la propria influenza, per garantire la riuscita di un piano eversivo contro lo Stato italiano.

E Di Pietro era uno tra i protagonisti dello “show” a sfondo moralistico e forcaiolo di quella fase storica, furono osannati e sostenuti oltre che dalla sinistra ormai in disfacimento anche da Alleanza Nazionale anche questa in disfacimento, quali nuovi paladini della lotta alla corruzione e al malaffare dei partiti ecc.. ecc..

Di una congiura di palazzo manovrata da ambienti angloamericani ne hanno parlato vari esponenti politici di quel periodo, in diverse interviste.
Saluti
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tadiottof



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MessaggioTitolo: Re: che fare?   Gio Gen 06 2011, 20:36

Puo' essere che tangentopoli sia stata favorita dagli Americani.
Craxi li aveva ridicolizzati a Sigonella e gli Americani non dimenticano.
Credo tuttavia che ci fossero anche i Tedeschi: il Nord in quegli anni produceva 200 mila miliardi di beni dei 300 mila miliardi che venivano esportati e la Germania forse, voleva liberarsi dei maneggioni della DC.
La Lega di Bossi, la secessione, poteva essere un'occasione per trattare direttamente con il Nord, dopo che tangentopoli avesse distrutto DC e l'alleato PSI.
Bossi in televisione, alla lettura dei risultati elettorali, disse allora: "mai al governo coi fascisti"
Fu un errore per Bossi allearsi con Berlusconi e con AN: poteva correre da solo, avrebbe guadagnato di piu' e forse, con l'aiuto di Americani e Tedeschi, avrebbe ottenuto la secessione.
Di Pietro avra' trascorsi missini ma non puoi dire che sia berlusconiano o finiano.
Non e' fascista; purtroppo non ha una cultura marxista anche se ha sempre lavorato per mantenersi agli studi.
Una decina di anni fa gli scrissi (adesso non saprei come contattarlo) e gli dissi che avevo capito quale fosse stato il suo errore cioe' di non essersi garantito i successori dei politici corrotti; i successori dovevano essere onesti.
Mi rispose che l'avrebbero accusato di golpe.
Eppure gli avevo fatto un esempio.
Quando ero segretario del Sunia, un vigile urbano del paese, venne a cercarmi per dirmi che il primo nella graduatoria delle case popolari era proprietario di casa.
Lo dissi ai miei capi di Venezia, ma non fecero niente.
Allora andai alla procura della Repubblica e chiesi di annullare la graduatoria.
Il magistrato voleva che gli facessi il nome (che comunque avrebbe potuto cercarsi) ma risposi che denunciare il primo poteva favorire il secondo o un altro. Quindi visto che graduatorie erano vecchie di anni era meglio invalidarle e rifarle.
Anche di Pietro poteva fermarsi dopo Mario Chiesa se non gli avessero assicurato la trasparenza per i nuovi.
Ecc. ecc.
2000snlp
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gian



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MessaggioTitolo: Re: che fare?   Ven Gen 07 2011, 01:12

tadiottof ha scritto:

.....Una decina di anni fa gli scrissi (adesso non saprei come contattarlo) e gli dissi che avevo capito quale fosse stato il suo errore cioe' di non essersi garantito i successori dei politici corrotti; i successori dovevano essere onesti.
Mi rispose che l'avrebbero accusato di golpe.
......
2000snlp
I successori erano già stati designati - ma non garantiti - infatti quegli “ambienti” che stanno oltre oceano, avevano scelto la cosiddetta sinistra quella del rinnegamento come nuovi interlocutori politici, per gestire le loro strategie geopolitiche imperiali.

Oggi la cosiddetta sinistra si dimostra il più bieco e servile alleato degli interessi americani, una sinistra che sotto il governo D’Alema non aveva esitato un attimo ad ubbidire alle direttive americane di entrare in guerra e bombardare l’ex Jugoslavia, infatti, questa “nuova classe dirigente”, doveva dare prova di fedeltà al dominatore sul campo.

Quello che ha fatto saltare, in parte, il banco del gioco (o più giustamente il golpe) è stato l’imprevedibile entrata in campo in politica del Berlusca alleatosi con una parte di imprenditoria nostrana in conflitto con l’altra parte di imprenditoria legata agli interessi americani, oggi più che mai, col cuore in USA, cioè la Fiat.
E' in questo cambio di personaggi politici, corrotti, con altrettanto di corrotti ma guarda caso più protetti dalla magistratura, e che stavano all’opposizione che il Berlusca ne aveva intravvisto un attacco diretto per demolire le sue aziende, e i suoi interessi personali, indubbiamente.

E i “giochi” a quando sembra, credo non siano ancora finiti.
Il guaio è che i ceti meno abbienti, i lavoratori in genere, o come c … o li si vuol chiamare, oggi sono disarmati sia teoricamente che politicamente, quindi non hanno mezzi e strategie politiche neanche per tutelare quel che è rimasto dei loro esigui diritti, men che meno per quanto riguarda nel poter intervenire sui cambiamenti sociali in atto. Questi sono perennemente sotto ricatto, l’esempio lampante è la questione sugli accordi produttivi dei stabilimenti Fiat. E questo disarmo sia teorico che politico è da imputare in gran parte alla classe dirigente ed intellettuale oggi ai vertici dei partiti/sindacati dell’arcipelago della cosiddetta sinistra. Guardacaso tutta formatasi nel periodo tumultuoso di sessantottesca menoria.
Che siano i danni collaterali del '68?

Almeno così la vedo io.

Saluti
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tadiottof



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MessaggioTitolo: contraddizioni   Ven Gen 07 2011, 09:36

se rileggi bene il tuo ultimo intervento troverai delle contraddizioni o quanto meno un elenco di eventi che si sovrappongono.
La discussione, per chiarire, meriterebbe un incontro invece di un sempllice scambio di lettere.
Se ne hai facolta' organizza una assemblea a Genova.
2000snlp
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gian



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MessaggioTitolo: Re: che fare?   Ven Gen 07 2011, 17:29

tadiottof ha scritto:
se rileggi bene il tuo ultimo intervento troverai delle contraddizioni o quanto meno un elenco di eventi che si sovrappongono.
La discussione, per chiarire, meriterebbe un incontro invece di un sempllice scambio di lettere.
Se ne hai facolta' organizza una assemblea a Genova.
2000snlp
Ti ringrazio, dell'opportunità che mi dai, ma ti assicuro che non sono in grado di organizzare nessun incontro pubblico. Sono solamente un singolo cittadino del Veneto, come tanti altri che si interessa di discussioni politiche, che legge questo Forum, come tanti altri forum di discussione politica.

E lo scambio di "lettere" mi sembra il mezzo più pratico, per le mie, minime e per di più modeste capacità intellettuali. Quello che scrivo sono degli spunti di pensiero e analisi scritti a caldo, forse anche stesi con poca organicità, puramente personali, maturati nel tempo frequentando a partire dei primissimi anni '70 sia sedi di partito, sindacali, e di movimento, nulla di più, oggi senza nessun legame con gruppo o gruppetto politico che sia.

Oggi comune "cane sciolto" -come si diceva una volta- senza nessuna pretesa di insegnare niente a nessuno, ma curioso, magari intromettendomi con qualche spunto personale, sul dibattito teorico e politico che mi circonda.
Saluti
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tadiottof



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MessaggioTitolo: orfano   Ven Gen 07 2011, 22:04

Sono felice di aver incontrato un corregionale.
Anch'io sono un cane sciolto, cosi' mi avevano definito i colleghi sindacalizzati di San Dona' di Piave.
Dopo essermi allontanato dal Partito non mi sono piu' iscritto con nessuno.
Manlio di Genova mi aveva a sua volta definito "vedovo": chissa' perche' non "orfano".
Il fatto e' che un'organizzazione e' necessaria, pero' la massa di "tifosi" mi scoraggia (i malati di tifo, a causa della malattia, hanno la mente annebbiata, confusa) .
Lo Stato e' il massimo dell'organizzazione: scuole, ospedali, forze armate, vigili urbani, polizia, tribunali, prigioni,,,, ma anche l'amministratore di condominio e' una organizzazione: ufficio , impiegata, telefono, fax e riesce a disorganizzzare i condomini che, per far dispetto al vicino del piano di sopra, perdono di vista il proprio interesse.
In Democrazia sono le classi sociali che, contrapponendosi, favoriscono i politici disonesti e incapaci.
Beccarsi, come i capponi di Renzo, e' tipico della gente senza diritti, senza voce in capitolo, che non comanda su niente.
Anche in questo forum, ogni mia frase non completata, viene criticata e rinfacciata, invece si dovrebbe prendere e sviluppare dal punto in cui l'ho lasciata.
Cosi' crescono le idee, altrimenti abortiscono.
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tadiottof



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MessaggioTitolo: Un libro sulla organizzazione scolastica    Sab Gen 08 2011, 09:15

In “Segmenti e bastoncini” pubblicato nel 2000, Lucio Russo, nel primo capitolo secondo paragrafo “Concentrazione e globalizzazione”, senza la formula era post-industriale, forse perche' non era ancora usata, rende ragione della diminuzione della occupazione nell'industria.
Ne avevo fatto una lettura frettolosa.
Mi e' tornato in mente in questi giorni chiaccherando con un commesso di un centro commerciale. Ricordavo che nel libro si insisteva sul fatto che oggi l'istruzione e' piu' necessaria al cliente per poter leggere le istruzioni degli apparecchi high tech sempre piu' difficili da maneggiare.
L'ho cercato per prestarglielo; quando l'ho trovato ho cominciato a sfogliarlo.
Ora non so piu' se la mia tesi sull'era post-industriale l'abbia elaborata per conto mio o se invece sia stata suggerita da questa lettura, sia pur frettolosa.
Consiglio a tutti di cercare il libro e di leggerlo attentamente.
Se ci fosse una scuola di Partito, dovrebbe essere li' oggetto di trattazione e di studio.
Il libro si potra' trovare nelle biblioteche; sara' ormai fuori catalogo.
2000snlp
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sankara

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MessaggioTitolo: Re: che fare?   Sab Gen 08 2011, 14:54

Fotografia di fase sul lavoro in Italia: il modello Marchione preannuncia un balzo ulteriore nella regressione dei diritti. Stime provvisorie Istat sul tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni): a novembre è al 28,9%, il livello più alto dal gennaio 2004.

Dal privato al pubblico peggiora la qualità e si contraggono stipendi/salari anche in relazione al costo della vita. Sullo sfondo: delocalizzazioni e svendite di Stato a gruppi privati. Dalla ricerca ai settori di punta, dall'istruzione all'agricoltura, è tutta una regressione nazionale. Euro e politiche europee impoveriscono. Banche, grandi imprese, spese militari, spirale del debito estero: ingrassano. Contro gli interessi nazionali.

Un esito positivo delle lotte sociali, di classe? Con la liberazione dai vincoli della dipendenza, contro i soggetti e le forze che la determinano.

Se condiviso, proviamo a ragionare su un "che fare" (come da discussione) a ciò relazionato?
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tadiottof



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MessaggioTitolo: Sono d'accordo.   Sab Gen 08 2011, 21:43

Per una discussione proficua bisogna che qualcuno fissi dei punti, per esempio:
- situazione attuale con dati sulla produzione, occupazione, ricchezza;
- tipo di organizzazioneche della discussione;
- strumenti per informare sui progressi della discussione;
- sintesi;
- realizzazione se praticabile.

Sia chiaro che questa scaletta e' solo un esempio, ma non deve essere troppo lunga.
2000snlp
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gian



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MessaggioTitolo: Re: che fare?   Mar Gen 11 2011, 00:43

sankara ha scritto:
Fotografia di fase sul lavoro in Italia: il modello Marchione preannuncia un balzo ulteriore nella regressione dei diritti. Stime provvisorie Istat sul tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni): a novembre è al 28,9%, il livello più alto dal gennaio 2004.

Dal privato al pubblico peggiora la qualità e si contraggono stipendi/salari anche in relazione al costo della vita. Sullo sfondo: delocalizzazioni e svendite di Stato a gruppi privati. Dalla ricerca ai settori di punta, dall'istruzione all'agricoltura, è tutta una regressione nazionale. Euro e politiche europee impoveriscono. Banche, grandi imprese, spese militari, spirale del debito estero: ingrassano. Contro gli interessi nazionali.

Un esito positivo delle lotte sociali, di classe? Con la liberazione dai vincoli della dipendenza, contro i soggetti e le forze che la determinano.

Se condiviso, proviamo a ragionare su un "che fare" (come da discussione) a ciò relazionato?

Concordo quanto scritto.
Ma il nodo sta proprio “sulla liberazione dai vincoli della dipendenza“ e dell’autonomia decisionale. In questo contesto storico manca ai ceti subalterni un’organizzazione seria e autonoma, che dovrebbe e potrebbe svolgere un ruolo importante non solo per la tutela della loro condizione.

Nelle fabbriche i sindacati oggi esistenti sono apparati di Stato fra i più reazionari e corrotti, con dirigenti di vertice inamovibili (fino a quando non vengano cooptati nelle altre Istituzioni centrali e locali dell’amministrazione pubblica), e gestiti con singolare ottusità burocratica da uno sciame di funzionari inetti e solo interessati alla “carriera”, e in gran parte gli accordi che questi fanno e firmano sono viziati da ricatti.

Ormai la cosiddetta base operaia non ha più alcuna voce in capitolo ed è dunque disorientata, depressa, incazzata ma sfiduciata, priva di una qualsiasi rappresentanza effettiva.

Che fare, in codeste condizioni ?
Forse bisogna abbandonare le attuali organizzazioni sia sindacali che politiche che si pretendono rappresentanti dei "lavoratori" (quali poi ?) per ricrearne di nuove con nuovi rappresentanti.

Forse occorre abbandonare anche vecchie modalità di pensare e vecchie ideologie della lotta di un tempo ormai trascorso, oggi queste modalità di lotta legate a vecchie ideologie non riescono a spostare di un millimetro a favore dei ceti subalterni, i rapporti di forza esistenti.

Ricette già pronte nessuno le ha, credo che oggi, bisogna affidarsi al "possibile” senza fughe utopiche.

Saluti
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tadiottof



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MessaggioTitolo: la via   Mar Gen 11 2011, 10:36

ll da fare e' impervio, e' una strada difficile .
Bisogna costituire una nuova organizzazione.
Come il Bossi, che ha costituito un nuovo partito dal niente in Val Brembana, anche noi dobbiamo battere tutte le osterie dei paesi, delle periferie.
E dovremo essere convincenti.
Non bastera' sedersi sul bordo della sedia, bisogna dare una spallata per occupare il posto, altrimenti saranno piccoli aggiustamenti senza cambiamenti.
Votare no al referendum, senza essere pronti a lottare, sara' come perdere due volte.
Votare si' significhera' sopravvivere.
In guerra si muore.
2000snlp

PS
mi ripeto
Per una discussione proficua bisogna che qualcuno fissi dei punti, per esempio:
- situazione attuale con dati sulla produzione, occupazione, ricchezza;
- tipo di organizzazione della discussione (un topic a se stante);
- strumenti per informare sui progressi della discussione (editoriali);
- sintesi finale;
- realizzazione se praticabile.

Sia chiaro che questa scaletta e' solo un esempio, ma non deve essere troppo lunga.
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alekos18

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MessaggioTitolo: Re: che fare?   Gio Gen 13 2011, 15:19

gian ha scritto:
il nodo sta proprio “sulla liberazione dai vincoli della dipendenza“ e dell’autonomia decisionale. In questo contesto storico manca ai ceti subalterni un’organizzazione seria e autonoma, che dovrebbe e potrebbe svolgere un ruolo importante non solo per la tutela della loro condizione.

Che fare, in codeste condizioni ?
Forse bisogna abbandonare le attuali organizzazioni sia sindacali che politiche che si pretendono rappresentanti dei "lavoratori" (quali poi ?) per ricrearne di nuove con nuovi rappresentanti.

Forse occorre abbandonare anche vecchie modalità di pensare e vecchie ideologie della lotta di un tempo ormai trascorso, oggi queste modalità di lotta legate a vecchie ideologie non riescono a spostare di un millimetro a favore dei ceti subalterni, i rapporti di forza esistenti.
Un movimento patriottico, tipo basco o venezuelano, qui in Italia allo stato ancora non esiste. Eppure se ne sente un bisogno estremo, motivabile, ragionevole. E' sempre più evidente la necessità non solo di collegare ma di imprimere una prospettiva comune emancipativa a tutta la serie di conflittualità sociali che stanno scaturendo da un attacco diffuso agli interessi generali della nostra nazione, attacco che si consuma nella consapevole connivenza e/o responsabilità delle classi politiche dirigenti tanto di governo quanto di sedicente opposizione. Nelle condizioni attuali, ogni ambito o comparto della vita sociale di questo paese vive nella purtroppo fondata prospettiva di veder regredire diritti e condizioni materiali e qualitative di vita.
Non si tratta affatto di rinunciare alle lotte, ma di imprimere ad ognuna di esse una valenza, una trascrescenza qualitativa. Ogni rivendicazione "particulare", se ben si analizzano forma e natura degli anelli della catena della dipendenza, dei suoi tanti "perché" esplicativi, rimanda ad una necessità che è la contraddizione politica principale che soffre questo paese da decenni ed in maniera più accentuata a partire dagli anni Novanta (dopo l'implosione sovietica e l'avvio di Mani Pulite): una lotta di riappropriazione della sovranità popolare contro la dipendenza, una lotta di liberazione nazionale contro una condizione di servitù e di colonizzazione militare, culturale, economica, finanziaria, sostenuta dalle classi di sub/dominanti interni, propaggini servili inclusive di sacche sociali legate per interessi allo status quo della dominanza euroatlantica. Un nuovo risorgimento nazionale fondato sul rifiuto di ogni forma di imperialismo e delle sue conseguenti politiche e sulla fuoriuscita da un sistema di rapporti sociali capitalistici, innanzitutto quello egemone americano di riferimento, ha enormi spazi per diffondersi e radicarsi nel nostro paese.

Alternative di natura esclusivamente classiste hanno dimostrato di non saper reggere la portata dello scontro. Le attuali organizzazioni sindacali e politiche della sinistra di classe o comunque massimalista –convengo con te, Gian– sono assolutamente inadeguate per la povertà d'idee, per l'evidente (e non da oggi) incomprensione della fase e dei termini decisivi del conflitto, per la fattiva inanità nell'azione politica che conseguentemente li connota. Il ribellismo nelle manifestazioni di questi ultimi tempi è un prodotto di questo vuoto politico, sicuramente importante perché esprime una volontà di insottomissione. Rischia però di esaurirsi in sé, di essere valvola di sfogo incanabile e controllabile. Tutto si gioca sulla consapevolezza politica di fase e di contesto e su una ricerca di conseguenti forme di intervento politico e sociale. Altrimenti il ribellismo (legittimo e necessario rifiuto di uno stato di cose e di un futuro sempre più nebuloso, privo di ragionevoli e sensate aspettative) finirà anch'esso con l'esprimere frustrazione sociale e impotenza politica.

Allo stato non vedo centrale l'insistenza sulla fuoriuscita (o meno) dalle attuali organizzazioni della sinistra sindacale e politica. Rischia di essere un'istanza politica debole, come quella di chi, sul piano sociale, invoca scioperi generali come se questa oggi sia in sé una risposta adeguata alla pesantezza degli attacchi. A livello locale ci possono essere svariate ragioni per restare o per fuoriuscire. Ne parlo con cognizione di causa, per i rapporti che come "Indipendenza" abbiamo qua e là, per ciò che sentiamo. Da un lato si avverte il rischio che una fuoriuscita sia anticamera del velleitarismo e poi del disimpegno, e si preferisce stare dentro organismi seguendo un percorso politico 'proprio'. Allo stesso tempo c'è l'altro oggettivo rischio che una permanenza nei suddetti organismi frustri un lavoro politico e disperda energie per miglior causa, per la costituzione di un soggetto patriottico e socialista nei termini dell'incisività politica che auspichiamo e per il quale lavoriamo. Non mancano poi organismi 'autonomi' che finiscono con il muoversi in ordine sparso, semmai portando avanti anche iniziative importanti, ma...

Uno degli ambiti d'intervento di "Indipendenza", auspicabilmente da irrobustire con l'ingresso di altri compagni, è costruire coscienza politica attraverso iniziative e promozione di campagne. In ogni dove possibile. Dentro e fuori le attuali organizzazioni è importante costruire referenze, focolai consapevoli di patriottismo rivoluzionario socialista. Portare fondamento e necessità dell'assunzione patriottica nei luoghi di conflitto e non solo, quale condizione ineludibile per un cambiamento effettivo degli assetti dominanti. Crescendo la consapevolezza dell'esigenza di un soggetto politico patriottico anche la fuoriuscita da organismi imbelli, a quel punto, verrà da sé.
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