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 Post-(neo?-)fascismo e idea di nazione

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Razumichin

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MessaggioTitolo: la questione nazionale   Sab Ott 24 2009, 12:50

alekos18 ha scritto:
Ovviamente sottoscrivo tutto. Dico "ovviamente" perché lo sbocco del lavoro politico di "Indipendenza" è proprio quello di arrivare ad un soggetto politico che connetta lungo un asse di liberazione nazionale i filamenti, i punti che richiami ed anche altri.
E' un progetto che necessita di due gambe per camminare:
-la prima riguarda l'informazione, l'analisi, la teoria, la proposta. Per dirla in altri termini: conoscenza delle dinamiche della dipendenza e idea pur 'a maglia larga' di società verso cui si intende andare, consapevoli che ci muoviamo alla fine del primo decennio del XXI secolo;
-la seconda riguarda la necessità di dotarsi di un'organizzazione che sarà la risultante di esigenze e spinte in tal senso che proverranno dal basso, dai territori.
Non stiamo parlando di cose facili...ma tant'è.
Sono d'accordo Alekos, non è facile. Nel corso degli anni ho partecipato, come tutti quelli che si interessano di politica, a diverse conferenze ed iniziative nell'ambito, largamente inteso, della sinistra. A volte si trattavano problemi che rendevano -di per sé- ineludibile la questione nazionale italiana, ovvero la dipendenza della nostra patria dall'imperialismo statunitense e questo si rifletteva sulle considerazioni dei relatori, tuttavia in modo sorprendentemente superficiale. Alla luce di fatti oggettivi costoro non avevavo problemi, per onestà intellettuale, a dichiarare l'Italia un paese a sovranità limitata ma questo assunto, di importanza fondamentale per impostare una politica di qualche efficacia in vista di un cambiamento sociale radicale, era posto al livello di una qualsiasi rivendicazione, ancorché sacrosanta, di aumento salariale o di difesa del posto di lavoro. Non per fare della psicologia d'accatto, ma l'impressione era quella di un cortocircuito mentale, a causa del quale certe conclusioni rimanevano nell'ambito 'descrittivo' ma, per motivi culturali e di recenti indirizzi politici (equazione nazionalisno=fascismo, internazionalismo proletario, centralità della classe operaria ecc.), non venivano elaborate come sarebbe stato necessario fare.

Siamo una colonia, per noi è evidente -lo è nella realtà- e il più grande sforzo che dobbiamo fare è renderlo evidente anche al nostro popolo. La 'notizia buona' è che Indipendenza non è più da sola, ci sono gruppi che, nati da poco, hanno capito che non si può prescindere dalla questione nazionale e altri compagni preparati che si muovono sulla stessa linea. L'impresa è difficile ma non impossibile; ci vorranno tenacia, pazienza e umiltà.


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Razumichin

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MessaggioTitolo: curiosità   Sab Ott 24 2009, 18:04

Ospite ha scritto:
Solo un inciso doveroso però: NO GODS è una sintesi che gioca sull'ambivalenza della parola inglese 'god' che significa sia 'beni materiali ' che 'dio' - in breve è una critica a tutto ciò che è assurto a religione nel nostro ultimo secolo passato.
(Per Leandra)
Ciao, scusa se intervengo a scoppio ritardato, ma GOD in inglese significa esclusivamente Dio, mentre 'beni materiali', 'merci' in inglese si traduce con 'GOODS'. Non colgo, quindi, l'ambivalenza...ma non è importante:Smile)

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iskra

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MessaggioTitolo: Re: Post-(neo?-)fascismo e idea di nazione   Sab Ott 31 2009, 16:34

Razumichin ha scritto:
alekos18 ha scritto:
Ovviamente sottoscrivo tutto. Dico "ovviamente" perché lo sbocco del lavoro politico di "Indipendenza" è proprio quello di arrivare ad un soggetto politico che connetta lungo un asse di liberazione nazionale i filamenti, i punti che richiami ed anche altri.
E' un progetto che necessita di due gambe per camminare:
-la prima riguarda l'informazione, l'analisi, la teoria, la proposta. Per dirla in altri termini: conoscenza delle dinamiche della dipendenza e idea pur 'a maglia larga' di società verso cui si intende andare, consapevoli che ci muoviamo alla fine del primo decennio del XXI secolo;
-la seconda riguarda la necessità di dotarsi di un'organizzazione che sarà la risultante di esigenze e spinte in tal senso che proverranno dal basso, dai territori.
Non stiamo parlando di cose facili...ma tant'è.
Sono d'accordo Alekos, non è facile. Nel corso degli anni ho partecipato, come tutti quelli che si interessano di politica, a diverse conferenze ed iniziative nell'ambito, largamente inteso, della sinistra. A volte si trattavano problemi che rendevano -di per sé- ineludibile la questione nazionale italiana, ovvero la dipendenza della nostra patria dall'imperialismo statunitense e questo si rifletteva sulle considerazioni dei relatori, tuttavia in modo sorprendentemente superficiale. Alla luce di fatti oggettivi costoro non avevavo problemi, per onestà intellettuale, a dichiarare l'Italia un paese a sovranità limitata ma questo assunto, di importanza fondamentale per impostare una politica di qualche efficacia in vista di un cambiamento sociale radicale, era posto al livello di una qualsiasi rivendicazione, ancorché sacrosanta, di aumento salariale o di difesa del posto di lavoro. Non per fare della psicologia d'accatto, ma l'impressione era quella di un cortocircuito mentale, a causa del quale certe conclusioni rimanevano nell'ambito 'descrittivo' ma, per motivi culturali e di recenti indirizzi politici (equazione nazionalisno=fascismo, internazionalismo proletario, centralità della classe operaria ecc.), non venivano elaborate come sarebbe stato necessario fare.
Sai che anche a me è capitato più volte di sentire la stessa cosa? Perché nessuno sollevi, a sinistra, questa questione in modo serio mi ha sempre dato da pensare. I richiami da destra alla patria mi sono sempre sembrati falsi: capitalisti (corporativi...) in patria e servi degli americani. Bleah!!

Razumichin ha scritto:
Siamo una colonia, per noi è evidente -lo è nella realtà- e il più grande sforzo che dobbiamo fare è renderlo evidente anche al nostro popolo. La 'notizia buona' è che Indipendenza non è più da sola, ci sono gruppi che, nati da poco, hanno capito che non si può prescindere dalla questione nazionale e altri compagni preparati che si muovono sulla stessa linea. L'impresa è difficile ma non impossibile; ci vorranno tenacia, pazienza e umiltà.
Ti riferisci solo a quei gruppi che ho visto citati poco sopra, o ci sono anche altri? Mi fa piacere se ce ne sono, anche se analisi e proposte come quelle che fa "Indipendenza" non è che ne trovi in giro. Ho provato a cercare sulla rete i gruppi citati sopra e mi sono sembrati interessanti come sensibilità ed intuizione politica, ma un po' 'leggeri'...
Forse, se lavoraste insieme, potrebbero uscire fuori cose migliori.
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