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 Emergenza rifiuti in Campania.

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AutoreMessaggio
norberto



Numero di messaggi : 2
Data d'iscrizione : 23.05.07

MessaggioTitolo: Emergenza rifiuti in Campania.   Mer Mag 23 2007, 14:34

In Campania siamo sommersi dai rifiuti. E per me è una grossa inesattezza parlare di EMERGENZA. Sul vocabolario tale termine sta a significare un evento straordinario racchiudibile in un breve lasso di tempo. Bene 14 anni non sono un breve lasso di tempo. Credo che questa situazione non sia nemmeno straordinaria, ma legata strattamente alla volontà politica ed alla "incapacità dolosa" degli amministratori, oltre che alla criminalità organizzata. Quello che servirebbe sarebbe una seria politica dei rifiuti, perchè la soluzione ai "cumuli" non possono essere inceneritori o nuove discariche, bensì una nuova cultura del consumo sostenibile. In questi giorni ho notato alcuni approfondimenti interessanti su una tv regionale, nei quali un giornalista piuttosto famoso in Campania, Luigi Necco, affronta questi problemi. Li reputo per nulla faziosi e fuori dagli schemi del partitismo, una vera coscienza critica direi... se vi interessano ve li linko.

http://www.9online.it/programmi/emigrante.php
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alekos18

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Numero di messaggi : 999
Data d'iscrizione : 04.04.07

MessaggioTitolo: parliamone...   Gio Mag 24 2007, 21:10

norberto ha scritto:
Quello che servirebbe sarebbe una seria politica dei rifiuti, perchè la soluzione ai "cumuli" non possono essere inceneritori o nuove discariche, bensì una nuova cultura del consumo sostenibile. In questi giorni ho notato alcuni approfondimenti interessanti su una tv regionale, nei quali un giornalista piuttosto famoso in Campania, Luigi Necco, affronta questi problemi. Li reputo per nulla faziosi e fuori dagli schemi del partitismo, una vera coscienza critica direi... se vi interessano ve li linko.

Innanzitutto benevenuto nel forum. La questione che poni è tutt'altro che irrilevante. Investe una diversa concezione e cultura del consumo, delle stesse logiche (oltre che i rapporti) di produzione, più in generale il senso da ricercare e dare al vivere sociale. Tutto questo è legittimamente, inevitabilmente parte del portato politico di una progettualità di cambiamento ad amplissimo raggio di tipo nazionalitario, per usare il termine di chi si riconosce nelle posizioni di "Indipendenza". Peraltro non limitabile, ovviamente, all'Italia. Ad essere investiti, a ben vedere, sono sì i comportamenti sociali ma, in ultima istanza, le stesse modalità di produzione capitalistica e di funzionamento delle relative formazioni sociali.

Tu cosa intendi per "nuova cultura del consumo sostenibile"? Puoi già sinteticamente entrare nel merito? Se puoi, procedi in questo modo, in caso accompagnando i diversi punti / passaggi con i collegamenti (link) a scritti che ritieni importante si abbiano presente. A trarre giovamento da questo approccio più diretto e 'semplificato' sarà la riflessione comune. Ciao
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Annalisa



Numero di messaggi : 12
Data d'iscrizione : 19.05.07

MessaggioTitolo: Re: Emergenza rifiuti in Campania.   Gio Mag 24 2007, 23:05

Credo che quello di cui parli Norberto sia strettamente legato al discorso della decrescita teorizzato da Serge Latouche.
http://it.wikipedia.org/wiki/Serge_Latouche
Una nuova cultura del consumo o meglio del non-consumo porterebbe sicuramente a una diminuzione dei rifiuti. La maggior parte delle risorse oggi disponibili (forza lavoro, strutture, produzione e distribuzione) sono impiegate non per produrre benessere ma per mantenere le strutture stesse.
Ma mi sembra che sia un discorso bellissimo che va troppo in là, soprattutto in una regione quale la Campania dove gli interessi privati che nulla hanno a che fare con il bene collettivo la fanno da padrona.
E dove manca poi come in tutta Italia una base attiva che sia promotrice di istanze nuove.
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norberto



Numero di messaggi : 2
Data d'iscrizione : 23.05.07

MessaggioTitolo: Re: Emergenza rifiuti in Campania.   Mar Giu 05 2007, 12:27

Innanzitutto voglio scusarmi per aver risposto solo adesso al messaggio.

Mi fa piacere il riferimento alle teorie di Latouche, ma il mio discorso, per quanto immancabilmente legato al pensiero del professore francese, è di ordine più pratico ed immediato. Oserei dire "di preparazione" ad una società basata sulla "decrescita".

Il mio riferimento era a rimedi più "immediati", ma certamente applicabili in una società come quella campana, che come giustamente faceva notare nella sua risposta Annalisa, non guarda certo all'interesse collettivo come fine ultimo dell'agire.
Io parto dal presupposto che una società a capitalismo avanzato, organizzata in centri urbani più o meno grandi, che produce troppo (malissimo) e consuma altrettanto ( e peggio), genera, fisiologicamente, una quantità abnorme di rifiuti: la "monnezza" diventa, per paradosso, il metro di misura della "civiltà" e dell'industrializzazione. Chiarito questo, c'è da chiederci come limitare il fenomeno. Credo che innanzitutto ci sia bisogno di una forte opera di sensibilizzazione della popolazione sulla situazione di salute del pianeta, e sulle responsabilità dell'uomo in questa, al fine di creare una moltitudine critica, un numero di coscienze consapevoli e pronte a partecipare ad una radaicale svolta nel modo di produrre e consumare, a partire dal vivere giornaliero, anche nella realtà di una società capitalistica -di cui ne spero caduta, ma di cui non ne vedo imminente la fine. Rimedi efficaci possono essere trovati anche all'interno delle istituzioni "borghesi", ma, siccome questo sistema si muove e si regge in diretta proporzionalità con l'economia, solo la moltitudine critica di cui sopra avrebbe potere d'azione, rinunciando al consumo di beni -per entrare nel concreto- che non siano prodotti con il minor impatto ambientale possibile in tutte le fasi, dalla produzione all post-utilizzo.
Ma questo non può avvenire in una società in cui interi blocchi sociali sono intenti a cercare di strappare il "tozzo di pane" con chissà quale espediente. Senza solidità sociale qualsiasi discorso di superamento dell'attuale stato di cose appare -ed è- campato in aria. Senza solidità sociale la camorra continurà ad imperare incontrastata, e ad arricchirsi, anche con i rifiuti, traendo vantaggi dall'emergenza, sia per i suoi traffici illegali che per quelli del tutto legali. Un altro freno per la risoluzione della crisi rifiuti in campania è senz'altro qullo dell'affarismo dilagante: come mai in 14 anni di crisi non si è mai, e dico mai, indagato sul comportamento degli svariati consigli d'amministrazione di derivazione politica che gestiscono tutta la filiera?

la risposta è lampante: le "mani nella marmellata"...ops, "monnezza"... le hanno un pò tutti. e guai a chiedere a qualcuno di rinunciare ai propri guadagni ottenuti con tanto "sudore e professionalità".

ho scritto qualcosa (i concettio sono molto simili ma ampliati) su questo blog con cui collaboro:

http://gc-capua.spaces.live.com
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alekos18

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Numero di messaggi : 999
Data d'iscrizione : 04.04.07

MessaggioTitolo: Re: Emergenza rifiuti in Campania.   Mer Giu 06 2007, 14:44

Caro Norberto, premetto subito che, nelle linee di fondo, sento una comunanza, un'affinità di corde vocali, se non 'di spirito', in quel che dici. Non lo dico per piaggeria o compiacenza. Lo sento. Ciò nonostante sottopongo a te e a chi legge qualche riflessione che spero sia vista non oziosa.

Il tema dei rifiuti, pur nella drammatica specificità anche campana (come, ancora, da cronaca di questi giorni), in una sorta di catena dei perché è un anello del dominante sistema di produzione e consumo, ed anche di comportamenti sociali. I due ambiti non sono separabili, per quanto siano distinti. Sono convinto che rimedi siano trovabili all'interno di istituzioni "borghesi", come dici tu. Non enfatizzerei troppo queste aspettative né nello specifico né in senso lato, giacché esiste un limite oltre il quale, per semplificare, si arriva ad una sorta di negazione del capitalismo e alla formazione di qualche altra cosa. Di questo mi pare che te ne renda conto anche tu, e qui però innesto qualche considerazione. Mostri di confidare in una "moltitudine critica", in "coscienze consapevoli". In sé ovviamente niente da dire. Il lavoro politico di per sé mira ad allargare la presa di coscienza per poi confidare in una massa d'urto e in una conseguenzialità pratica, d'azione. Introduco una nota di disincanto che vuol essere costruttiva. L'idea astratta di rispetto dell'ambiente, di bisogno ecologico (mangiar sano, respirar sano, raccolta differenziata, e via dicendo), mi pare che non sia un obiettivo da conquistare. Anzi, sta diventando sempre più una voce significativa del marketing. Lo dico senza essere sprezzante, giacché l'idea, ad es., di un consumo consapevole lo vedo, perché abbia senso, come un aspetto da integrare in una più complessiva emancipazione / liberazione consapevole (nazionale e sociale). Un altro esempio: pensa al nodo della guerra (lo dico per ricordare l'arrivo imminente di Bush ed invitare a manifestare): forse che il popolo italiano, nella sua stragrande maggioranza, sia guerrafondaio? Personalmente ritengo di no per tutta una serie di considerazioni e circostanze sulle quali qui sorvolo. Purtuttavia non muta il fatto che, ci sia Berlusconi al governo, ci sia il centro-sinistra con partiti comunisti al seguito, l'Italia sempre al carro dell'imperialismo statunitense si trova e non solo fa, ma incrementa il suo impegno. Può sembrarti un saltare di palo in frasca, ma alla fine confido di far emergere la cucitura dei vari punti alla luce della questione "monnezza" da te posta. A leggere / studiare di storia ho imparato che le moltitudini hanno un ruolo nell'irrompere in determinati momenti e scriverne delle pagine, ma il senso e la direzione degli eventi non mi risulta mai essere stato determinato dalle moltitudini (coscientizzate o meno) ma da minoranze significative che intervenivano sul piano della sensibilizzazione e della presa di coscienza (per creare o comunque muoversi a proprio agio nel sociale) ma accompagnavano questo sul piano decisivo della forza di un'analisi concreta della situazione concreta (particolare e generale) per cercare il bandolo politico di una matassa. La "solidità sociale" che auspichi non può nascere solo dal soggettivismo (apprezzabile) e dalla presa di coscienza idealizzata in crescita numerica perché, vedi esempi di cui sopra, può non avere conseguenze nella realtà e alimentare illusorietà e/o disincanto nichilista.

L'idea del limitare i consumi non può attecchire in una società capitalistica. Viviamo in un sistema dalla ossessiva, continua induzione di bisogni e dalla produzione di merci la cui obsolescenza programmata è sempre più ravvicinata nel tempo. Ritieni davvero che il chiedersi come limitare il fenomeno possa diventare un fatto, non dico di massa, ma anche solo di "moltitudini"? Perché questo problema non lo si respira per le strade? Perché l'angoscia, la preoccupazione che si avverte, legittima e comprensibile, per le condizioni sociali, economiche, del costo della vita, lo sono (quasi) generalmente perché riducono la possibilità di stare il più dentro possibile questa società dei consumi. Le legittime rivendicazioni salariali di reddito inglobano, nella quasi totalità dei soggetti, l'aspirazione ad un di più di consumo, non ad un'idea del limite. Che fare? Auspicare emergenze per cambiamenti di rotta sotto l'effetto della paura? Oltre che disumano, a osservare il passato mi sembra non funga granché. Qui, per me, sta il nodo della questione che poni e più in generale dello stato delle cose. La dirò in modo perentorio: se vuoi risolvere il problema della "monnezza", da un lato è giudizioso avanzare delle proposte concrete, utili soprattutto ad acquisire simpatie e consensi e a provocare / aprire contraddizioni nel sistema anche se attraverso rimedi parziali, ma allo stesso tempo -per usare un termine che caratterizza "Indipendenza"- è necessario nazionalizzare il problema, inserirlo in un contesto generale. Ci sono proposte parziali, rimedi "immediati", "efficaci" da proporre come tampone all'interno di "istituzioni borghesi"? Bene, serviranno fondi ad esempio. Un leit-motiv dominante è che soldi non ce ne sono, l'Europa ha i suoi vincoli, eccetera. Ridiscutiamo l'Europa, chiediamo perché i fondi per partecipare alle guerre dell'alleato / padrone si trovano per perseguire da subalterni i disegni di egemonia globale delle classi dirigenti statunitensi, però non si trovano per rispondere a bisogni primari nella società italiana. In altri termini, la "monnezza" può trasmettere anti-capitalismo ed anti-imperialismo, e per farlo deve farsi propositiva in termini collettivi, nazionalitari per usare una nostra espressione, cioè in termini di liberazione nazionale, di un assetto di società espressione delle necessità collettive, non di interessi oligarchici. Questo deve passare nelle coscienze, nei messaggi politici, nel significato stesso delle lotte, anche quando si decide di fare blocchi stradali, occupare e quant'altro. Il problema della "monnezza" (non solo) campana non è indifferente od estranea, che so, alla (ennesima) base USA "Dal Molin" di Vicenza, o alle lotte no-TAV (non solo) in Val di Susa, o alla questione delle pensioni, o alle condizioni di merito della scuola italiana (da non limitare al pur importante problema dello stipendio degli insegnanti), eccetera, eccetera. Dici di non vedere imminente la fine del sistema capitalistico. Sarà. Non lo so. Ma quell'orizzonte va tenuto aperto, va cioè tenuta aperta una prospettiva di società, non da libro dei sogni, ma del qui e ora e del costruire. Osserva le peculiarità dei movimenti di liberazione nazionale conseguenti nel mondo. Il pensare al rimedio efficace all'interno delle istituzioni è un tamponare, nella migliore delle ipotesi. Ma tamponare non risolve il problema. Per la "monnezza" al più la si sposta altrove, a qualche chilometro di distanza. Sarebbe importante, forse decisivo, che già quella larghissima minoranza in piazza, in strada (altro che moltitudini) per il suo (si fa per dire) problema specifico, comprendesse che un blocco stradale, un'occupazione, una resistenza (passiva o meno) va portata avanti per il problema particolare e allo stesso tempo per una prospettiva di ordine generale. Il 9 giugno, con buona pace dell'irritante scadenzario solo occasionale e testimonial-opportunistico di certe lotte (ma questo è un altro discorso), Bush è a Roma con tutto quel che rappresenta. Spero che chi è impegnato lì nei blocchi colga l'importanza di essere a Roma. Altrimenti la "monnezza" ci sommergerà davvero irreparabilmente. Stammi bene
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sankara

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MessaggioTitolo: L'inceneritore di Acerra: cancro di Stato   Dom Mar 29 2009, 17:31

Cancro di Stato, inaugurato l’inceneritore di Acerra. Tra le province di Napoli e Caserta (nel cosiddetto "triangolo della morte Acerra-Marigliano-Nola"), dove vivono oltre mezzo milione di persone, è stata registrata una percentuale di patologie tumorali fra le più alte al mondo. Nel 2004 The Lancet Oncology, una delle prime riviste scientifiche al mondo, ha dimostrato che l’aumento di cancro e malformazioni è conseguenza diretta dello smaltimento illegale dei rifiuti nelle discariche abusive della zona. Sostanze cancerogene e radioattive riemergono nella catena alimentare, come la gente locale da anni denuncia invano: "In ogni famiglia abbiamo un malato, se non addirittura un morto, di tumore".

Come se ciò non bastasse Acerra, nota per la discarica abusiva dei rifiuti tossici industriali gestita dalla camorra, si fregerà dell’onore di un megainceneritore che avvelenerà l'aria ed il suolo attraverso le sue emissioni contenenti nocivissime nanopolveri. Per la gioia dell’industria farmaceutica, farà aumentare l’incidenza dei tumori e delle malformazioni fetali. A sborsare, per la felicità di Impregilo prima e A2A ora, con le loro cordate politiche e finanziarie di riferimento, ovviamente la collettività, grazie ai contributi Cip6 pagati sotto forma di addizionale alla bolletta elettrica. Addio alla raccolta differenziata ed al riciclo, elementi importanti di un ben diverso modello di sviluppo economico del futuro ed unica soluzione possibile alla ormai strutturale 'emergenza'-rifiuti: i materiali più facilmente riciclabili –plastica, carta e cartone– sono anche quelli con più alto potere calorifico, indispensabili all’inceneritore per funzionare.

Dal 2004 ad oggi decine le manifestazioni popolari represse dalle forze dell’ordine, mentre nel corso dell’ultimo anno l’inceneritore è stato portato a compimento militarizzando l’area, con il ricorso addirittura all'esercito. L'informazione? Una farsa, in un Paese dove il Corriere della Sera titola "parte l’inceneritore verde" e le telecamere dei TG inquadrano un presidente del Consiglio giubilante e soddisfatto come se, anziché un'opera dispensatrice di veleni e di morte, se ne fosse attivata una di reale utilità sociale. Felicitazioni anche dall’opposizione e dal Presidente della Repubblica. La primavera tarda ad arrivare in questa Italia sempre più in decadenza.
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