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 sul Campo di concentramento e di sterminio di Gaza

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Razumichin

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MessaggioTitolo: Ros   Ven Feb 13 2009, 00:27

direi che, e non è un paradosso, dobbiamo ringraziare il sionista Ros. Il suo tentativo di difendere posizioni manifestamente indifendibili ci porta ad approndire argomenti importanti per una lotta sempre più consapevole contro ogni forma di imperialismo e di colonialismo.
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Ros



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MessaggioTitolo: Al Jazira ha toccato il suo punto più basso a Gaza   Ven Feb 13 2009, 11:16

Al Jazira nasce in Qatar nel 1996 e da allora è stata la “all news” egemone nel campo arabo: l’operazione "Desert Fox" in Iraq nel 1998, l’Intifada "Al Aqsa" nel 2000, i video di Bin Laden dopo l’11 Settembre, "Endurance Freedom" in Afghanistan nel 2002 e la Seconda Guerra del Golfo, sono tutti eventi seguiti sul campo dai giornalisti dell'emittente satellitare. Per molto tempo, il mito della "qualità" di Al Jazira consisteva in ciò che i giornalisti arabi definiscono la "rivoluzione di Al Jazira".

"L’opinione e l’altra opinione" era il motto che la sua redazione usava per garantire dibattiti tipici di un’informazione libera e svincolata da legami politici e governativi, tanto da riuscire a offrire spesso al pubblico arabo notizie e commenti sulla corruzione dei leader, offrendo la parola agli oppositori, fino a sfiorare veri e propri incidenti diplomatici. Ma col tempo l’elemento commerciale, emotivo e populista, ha preso il sopravvento e quella che un tempo era "informazione libera" ha ceduto il posto alla partigianeria e alla faziosità politica.

Le censure applicate su alcune testimonianze compromettenti per Hamas, durante la recente Guerra di Gaza, ci riportano a una realtà araba dove la libertà di informazione, nella stragrande maggioranza dei casi, sembra ancora pura utopia. "Hamas criminale, assassina, venduta! Quelli di Hamas volevano farci crepare sotto le bombe sioniste!", così gridavano i militanti di Fatah ai giornalisti di Al Jazira il 28 gennaio scorso, dopo che era stata colpita la prigione Saraja di Gaza, dove erano stati segretamente raccolti i palestinesi rivali di Hamas. "Non si possono mostrare le divisioni interne", intimano i portavoce di Hamas chiedendo che la trasmissione sia interrotta. E Al Jazira non trasmette la notizia.

Mostrare la faccia più drammatica di una guerra, scegliendo intenzionalmente di omettere i dissensi interni al campo palestinese, significa applicare una censura a quelle voci che si sentono vittime di una guerra suicida, e che molto spesso sono stati usati come "scudi umani". L’accusa rivolta ad Al Jazira di aver censurato alcune notizie della Guerra di Gaza viene da molti media arabi, e innanzitutto dall’emittente Al Arabiya, l’unica rivale in grado di competere ad armi (impari) con Al Jazira. Tanto che lo scorso 7 febbraio i miliziani di Hamas hanno intimato all’inviato di Al Arabiya di lasciare la Striscia. Il commento del giornalista: "Dietro la mia espulsione potrebbero esserci elementi legati all’Iran". Hamas ovviamente ha detto di avercela con il cronista e non con la catena televisiva.

Nata a Dubai nel 2003 all’interno del gruppo MBC, Al Arabiya ha un taglio più aperto alle influenze e al dialogo con il mondo occidentale. Viene accusata di non aver concesso abbastanza spazio alla Seconda Intifada, e di aver taciuto sulla gravità delle perdite civili nella Guerra di Gaza. Secondo il parlamentare islamista yemenita Mohammed Al Hamzi, Al Arabiya è una "tromba sionista non meno pericolosa di Israele… che persegue il compito diabolico di coprire e travisare i fatti". Ma il fatto di essere schierata non compromette il suo distacco emotivo ed è per questo che Al Arabiya è stata scelta sia dal presidente Bush che da Obama per rilasciare importanti interviste destinate al mondo arabo e musulmano. Dallo scandalo delle torture americane nelle carceri di Abu Ghraib fino alla prima intervista concessa dal presidente Obama il 28 Gennaio scorso.

Al Jazira, al contrario, viene considerata dal governo americano poco meno che una simpatizzante del fondamentalismo islamico, se non come un network islamista vero e proprio – visto che i video, le immagini e le notizie sulla cupola di Al Qaeda continuano a venire dall’emittente del Qatar. Pensiamo a uno dei personaggi di Al Jazira, chiamato “Abu Akram dalla Svezia”, che telefonava in trasmissione facendo affermazioni tipo: "adesso vi suggerisco un piano per distruggere Israele assumendo mercenari dello Sri Lanka che pompino gasolio nel lago Tiberiade per incendiare le città israeliane". Non siamo davanti a un esempio di satira ma a dei veri e propri boomerang lanciati nel mercato satellitare per colpire il mondo islamico. Un sensazionalismo ricercato ansiosamente che trascina l’intero prodotto Al Jazira verso la banalità, in un modello che dalla tv commerciale sconfina in quella di propaganda.
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kamo

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MessaggioTitolo: Re: sul Campo di concentramento e di sterminio di Gaza   Sab Feb 14 2009, 03:24

Le autorità israeliane si sono più volte espresse con stizza nei confronti di Al Jazeera, per aver questa emittente trasmesso immagini scomode, come nel recente massacro contro la popolazione palestinese di Gaza. E' comprensibile che non si tolleri la messa in onda dei propri crimini. Nel "libero" 'Occidente', anche in questa occasione si è cercato di limitare il più possibile gli effetti negativi d'immagine derivanti ad Israele dalla sua aggressione. Per questo, al più, sono state mandate in onda immagini di macerie, ambulanze che sfrecciavano per strade deserte, qualche cortina di fumo che si levava sullo sfondo di città e villaggi, poche, pochissime immagini di sofferenza umana. Il minimo indispensabile e necessario per apparire credibili; tutto però molto curato per non trasmettere il dramma che viveva, nella sua interezza, la parte aggredita, quella palestinese. Ad essere drammatizzati erano i razzi della resistenza (oggettivamente molto meno devastanti dei bombardamenti continui e con ogni tipo di arma effettuati da parte israeliana), sui quali si montavano servizi incredibili...

Al Jazeera invece è stata molto più puntuale trasmettendo immagini nella loro quotidiana crudezza e non edulcorando l'assassinio di massa che Israele perpetrava. In questo ha ragione Ros ricordando che dal 1998, cioè dalla sua affermazione nel panorama massmediatico, questa emittente ha coperto, direi in modo puntuale, l'informazione sulle diverse guerre che si sono succedute nell'area, coprendo un vuoto di voluta disinformazione. Qualche anno fa Bush e durante l'ultima aggressione anche in Israele ricordo di aver sentito dichiarazioni che esprimevano intenzioni, se non minacce, di bombardare l'emittente qatariota. Quel che è avvenuto è stato, finora, quando si è presentata l'opportunità, colpire volutamente uffici e giornalisti di Al Jazeera operanti sui teatri di guerra. Di Al Arabiya che dire. E' noto che è stata creata per contrastare Al Jazeera e far passare la propaganda israelo-americana tra le masse arabe. Quando hanno trattato al riguardo, ho più volte letto articoli di giornalisti ed analisti che rilevavano la scarsa presa e credibilità di questa emittente proprio per questi motivi...
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Ros



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MessaggioTitolo: Da Panorama la verità sugli assassini di Hamas   Gio Feb 19 2009, 14:05

«Morire con noi è un grande onore. Andremo in Paradiso assieme, oppure sopravviveremo fino alla vittoria. Sia fatta la volontà di Allah». Così reagivano i miliziani di Hamas alle suppliche dei civili palestinesi di non usare le loro case come postazioni durante la terribile offensiva israeliana nella Striscia di Gaza dal 27 dicembre al 18 gennaio.

Ora che i riflettori internazionali si sono spenti, Panorama è andato a vedere cosa succede a Gaza. E ha scoperto l’altra faccia della guerra, altrettanto sporca, che non ci è stata raccontata: interi palazzi presi in ostaggio, la popolazione utilizzata come scudo umano e, per i dissidenti, ancora oggi il rischio di beccarsi un proiettile in quanto «collaborazionisti».

Pericolo tutt’altro che teorico: dalla fine di dicembre 181 palestinesi sono stati sommariamente giustiziati, gambizzati o torturati perché contrari a Hamas. Ma non è finita: oggi il movimento islamico che governa Gaza con Corano e moschetto vuole controllare tutto, compresi gli aiuti e la ricostruzione.

Il palazzo Andalous, nel quartiere al-Karama di Gaza City, è ridotto a uno scheletro di cemento. Gli israeliani hanno pestato duro e a questa coppia di palestinesi di mezza età non resta che raccogliere i cocci di un appartamento ancora da pagare. Ci accompagnano su quel che resta delle scale interne, a patto che Panorama usi solo i soprannomi di famiglia. «Sapevamo che andava a finire così. Fin dai primi giorni dell’attacco i muqawemeen (i partigiani della “resistenza” palestinese, nda) si erano piazzati al dodicesimo e al tredicesimo piano, con i cecchini. Ogni tanto cercavano invano di sparare a uno di quegli aerei senza pilota che usano gli israeliani» racconta Abu Mohammed, scuotendo il capo. Nel palazzo, non ancora finito, vivevano 22 famiglie: oltre 120 civili, compresi donne e bambini. Gli israeliani hanno cominciato a telefonare sui cellulari degli inquilini intimando l’evacuazione. Poi, ai miliziani è arrivato un messaggio più esplicito: un caccia ha sganciato una bomba nel cortile deserto dall’altra parte della strada, senza fare vittime, ma aprendo un cratere enorme. «Una delegazione di capifamiglia ha scongiurato i miliziani di andarsene» riprende l’inquilino. «La risposta è stata: “Morirete con noi o sopravviveremo assieme”».

Il 13 gennaio gli F16 israeliani hanno centrato il palazzo alle 9 e mezzo di sera. «Di notte andavamo a dormire da parenti: ci siamo salvati, ma non abbiamo più la casa e dobbiamo pagare ancora 9 anni di mutuo» si dispera Om Mohammed, un velo sul capo. La Banca islamica non concede deroghe.
In un altro palazzo di Gaza, nel quartiere al-Nasser, vivevano circa 170 civili divisi su otto piani. Quando i miliziani si sono piazzati sul tetto, un ex colonnello palestinese è andato a parlamentare spiegando che avrebbero attirato le bombe israeliane sui bambini del palazzo. «Sarà un grande onore se morirete con noi» hanno risposto i difensori di Gaza. L’ufficiale ha insistito: per toglierselo di torno gli hanno sparato una raffica di kalashnikov sopra la testa.

A Sheik Zayed, 20 chilometri a nord, un farmacista palestinese era barricato con la famiglia al secondo piano del suo condominio. I militanti islamici hanno piazzato una trappola esplosiva sulla strada di fronte e si sono nascosti al terzo piano con il detonatore. «Volevano far saltare in aria il primo carro armato israeliano che passava. Ho cercato di spiegare che la reazione sarebbe stata furiosa e avrebbero colpito anche i nostri appartamenti. Alla fine, per salvarci, ce ne siamo dovuti andare» accusa il farmacista con un velo di rassegnazione negli occhi.

Nel quartiere Tel al-Awa di Gaza, invaso dall’incursione terrestre degli israeliani, c’è chi ha fatto l’ostaggio due volte. «Chiamami Naji, che significa sopravvissuto, perché se scrivi il mio vero nome mi ammazzano» scongiura il capofamiglia palestinese. «Quelli di Hamas arrivavano di notte a dormire nel sottoscala. Prima in uniforme, poi con abiti civili e le armi nascoste. Abbiamo cercato di sprangare il portone, ma non c’è stato nulla da fare. L’intero palazzo era usato come scudo dai miliziani, che avrebbero potuto essere bombardati in qualsiasi momento».

Quando gli uomini di Hamas vinsero le elezioni nella Striscia, Naji era contento del cambiamento, ma ora li odia. «Lanciano i razzi (su Israele, nda) senza alcun risultato militare, se non l’autodistruzione» spiega il sopravvissuto. «Lo fanno per ottenere soldi dai loro padrini iraniani e siriani». All’arrivo degli israeliani, nel quartiere i partigiani della «resistenza» erano spariti. Per trovarli i soldati sono entrati nel palazzo.

Assieme agli altri uomini del condominio, il palestinese è stato tenuto prigioniero per un giorno e una notte. «Per due volte ho fatto l’ostaggio nella stessa guerra» sospira Naji. «E quelli di Hamas mi hanno addirittura minacciato che avremmo fatto i conti alla fine delle ostilità, perché protestavo».

In altri casi gli sgherri delle brigate Ezzedin al-Qassam, il braccio armato di Hamas, non si sono limitati alle minacce. Usama Atalla aveva 40 anni e cinque giorni prima gli era nata l’ultima figlia, Iman. L’hanno ammazzato il 28 gennaio, 11 giorni dopo il cessate il fuoco. Atalla era maestro elementare e attivista di al-Fatah, il partito del presidente palestinese moderato Mahmoud Abbas, meglio conosciuto come Abu Mazen. «Criticava apertamente Hamas, ma non ha mai imbracciato un’arma contro di loro» sostiene Mohammed Atalla, familiare della vittima.

sporca-guerra-hamasGli assassini sono andati a prenderlo a casa con due fuoristrada pieni di gente armata. Con il volto mascherato hanno mostrato dei tesserini della sicurezza interna palestinese. «Solo alcune domande di routine. Fra mezz’ora ve lo riportiamo» hanno detto alla famiglia. Il maestro elementare è stato torturato per una notte intera. Poi l’hanno ucciso con un proiettile nel fianco sparato a bruciapelo, poco prima di abbandonarlo agonizzante davanti all’ospedale Shifa.

«Dall’inizio della guerra abbiamo documentato 27 esecuzioni sommarie. Altre 127 persone sono state rapite, torturate o gli hanno sparato nelle gambe. Almeno 150 costrette agli arresti domiciliari. Di un centinaio di prigionieri di Hamas non sappiamo nulla. I numeri potrebbero essere più alti, ma molti casi non vengono denunciati perché la gente è terrorizzata».

La denuncia sulla sporca guerra di Hamas contro i suoi oppositori arriva da Salah Abd Alati, della Commissione indipendente sui diritti umani di Gaza. Da Ramallah, capoluogo della Cisgiordania dove governa Abu Mazen, sono stati resi pubblici i nomi di 58 gambizzati. Ad altri 112 palestinesi hanno spezzato le gambe a colpi di spranga o con blocchi di cemento. In gran parte sono sostenitori di al-Fatah: li accusano di collaborare con Israele contro Hamas. Da Ramallah il ministro palestinese per i Prigionieri e i rifugiati, Ziyad Abu Ein, ha parlato di «terrorismo» e «di crimini commessi contro il popolo palestinese».

Una delle vittime è Aaed Obaid, ex poliziotto militare fedele ad al-Fatah. Occhi azzurri, barbetta rossa e volto scavato, è disteso dolorante su un divano di casa a Gaza City. Sotto la coperta nasconde la gamba sinistra fasciata. «Il 26 gennaio, verso le 7 di sera, ero seduto fuori del portone e parlottavo con mio fratello» racconta. «È arrivato un fuoristrada color argento, come quelli che usa Hamas, con quattro uomini armati e mascherati. Mi hanno preso, incappucciato e trascinato via. Non avevo fatto nulla». Prima l’hanno portato a un centro di addestramento dei miliziani dicendogli che lo avrebbero giustiziato. Poi lo hanno fatto pregare e ricaricato in macchina. «A un certo punto si sono fermati vicino all’ospedale Shifa facendomi sdraiare a terra. Mi hanno sparato due colpi di kalashnikov nella gamba sinistra, senza neppure dirmi di cosa mi accusavano».

Il fratello del gambizzato, Adel Obaid, è uno dei prigionieri di al-Fatah rilasciato dal carcere di Saraia, nel centro di Gaza, prima che gli israeliani lo bombardassero. Baffi curati, ha l’ira negli occhi. «Alcuni prigionieri sono rimasti feriti sotto le bombe e portati allo Shifa. Ne hanno uccisi almeno sette sui letti d’ospedale».

Dopo avere utilizzato la guerra per regolare i conti interni, ora Hamas vuole controllare la distribuzione degli aiuti e la ricostruzione. Per farlo ha provato a confiscare gli aiuti dell’Unrwa, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi.

Il 4 febbraio i poliziotti di Hamas hanno sequestrato 406 razioni di cibo e 3.500 coperte destinate a 500 famiglie palestinesi. Il giorno dopo il capo dell’Onu a Gaza, John Ging, ha dichiarato duro a Panorama: «È la prima e sarà l’ultima volta che rubano i nostri aiuti. Devono restituirli senza discutere». Nella notte, poche ore più tardi, sono state sequestrate altre 300 tonnellate di rifornimenti alimentari». L’Unrwa ha deciso di sospendere l’arrivo di aiuti a Gaza fino a quando non venisse riconsegnato il maltolto. Il 9 febbraio i fondamentalisti hanno ceduto e restituito tutto, ma puntano sempre a gestire il consenso attraverso gli aiuti.

«Quello che passa da Rafah, il valico con l’Egitto, finisce in mano a Hamas. Della distribuzione si occupano i Comitati sociali delle moschee, per il 90 per cento controllate dal movimento islamico» spiega Mkhaimer Abusada, docente di scienze politiche all’Università al-Azhar di Gaza. Le liste di distribuzione, che favoriscono chi appoggia Hamas, sono l’arma del consenso in cambio di aiuti. A fine gennaio la polizia ha fermato le autobotti di un’organizzazione umanitaria locale, che lavora per una ong italiana. Volevano le liste della distribuzione dell’acqua.

Per incontrare il responsabile di una ong palestinese, finanziata dall’Unione Europea e dall’agenzia americana Us Aid, giriamo guardinghi di notte. L’appuntamento è a Jabaliya. Il presidente dell’ong ha paura di Hamas, non degli israeliani. «Vogliono imporci i loro uomini per controllare la distribuzione» accusa la fonte di Panorama. «Ci hanno intimato di non condurre statistiche sulle case distrutte: metteranno le mani anche sulla ricostruzione. Conosco decine di famiglie che hanno subito l’aggressione israeliana, ma sono discriminate negli aiuti perché non appoggiano Hamas».

A Beit Lahiya, nel nord della Striscia, Fatima ha la casa semidistrutta. «Sono andata dalla Società islamica, un’organizzazione vicina a Hamas che si occupa di aiuti e ricostruzione. Non voto per loro. Guarda caso non ero registrata nella lista di distribuzione» riferisce la donna di mezza età avvolta in un velo multicolore.

A Gaza un giornalista ha perso una bella casa di due piani. Si è visto consegnare 380 euro per trovare una prima sistemazione. «Gli amici di Hamas si sono intascati 4 mila euro. A un mio vicino che ha avuto solo i vetri rotti, ma è dei loro, gli aiuti sono arrivati subito» protesta il giornalista.

Nonostante il disastro, il movimento islamico ha dichiarato vittoria. Fra i palestinesi della Striscia gira una battuta amara: «Ancora un paio di vittorie come questa e Gaza scompare dalla Terra». Ma qualcosa sta cambiando: un sondaggio del Centro Beit Sahour per l’opinione pubblica palestinese rivela che il consenso per Hamas nella Striscia è crollato dal 51 per cento di novembre al 27,8 dopo la guerra.

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alekos18

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MessaggioTitolo: Re: sul Campo di concentramento e di sterminio di Gaza   Ven Feb 20 2009, 03:40

Ros ha scritto:
...Ora che i riflettori internazionali si sono spenti, Panorama è andato a vedere cosa succede a Gaza. E ha scoperto l’altra faccia della guerra, altrettanto sporca, che non ci è stata raccontata: interi palazzi presi in ostaggio, la popolazione utilizzata come scudo umano...

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"Sgherri... di Hamas", "sporca guerra di Hamas", Hamas che avrebbe "utilizzato la guerra per regolare i conti interni" e, per finire, non poteva mancare il sondaggio che vorrebbe "il consenso per Hamas nella Striscia crollato dal 51% di novembre al 27,8 dopo la guerra". Non fa niente il giornalista di Panorama per nascondere gli interessi per conto dei quali scrive. Certo colpisce. Questo sondaggio, diffuso dalla radio dell'esercito dello Stato ebraico, colpisce: arriva a riconoscere che, quantomeno a novembre, Hamas godeva del consenso di più della metà della popolazione di Gaza. E se ce lo dice la radio dell'esercito dello Stato ebraico, vuol dire che almeno il 51% è sicuro, se non di più. Ma come, viene a questo punto da chiedersi, dei "terroristi" che godono di tale consenso? C'è da meditare...

Per rimanere in tema di sondaggi, ce n'è uno realizzato pochi giorni fa dal ‘Jerusalem Media and Communications Center’. Dice che Hamas, il partito che governa la regione dopo aver regolarmente vinto le elezioni legislative del 2006 (certificate tali addirittura dalla pluralità di osservatori europei ed americani che le seguirono), ha aumentato la sua popolarità, dopo la mattanza e le devastazioni che non sono comprensibili e non si esauriscono nei numeri, nei quasi 1400 morti e 6000 feriti che la cronaca ha consegnato alla Storia. Dice questo sondaggio che la crescita di Hamas si è accompagnata a una riduzione del consenso nei confronti di Fatah, il partito del presidente dell’Autorità nazionale palestinese (Anp) Mahmoud Abbas, al potere –illegalmente– in Cisgiordania. Il dato interessante di questo sondaggio è che Hamas sarebbe in forte crescita non solo a Gaza ma anche in Cisgiordania, e proprio a spese di al-Fatah. I consensi del presidente dell'Autorità nazionale palestinese e leader di al-Fatah Abu Mazen (Mahmud Abbas) sarebbero in caduta e si attesterebbero al momento al 13,4%. Inoltre il governo del premier dell'Anp Salam Fayyad è considerato peggiore di quello di Haniyeh dal 40,7% degli interpellati. Il 47,6% dei palestinesi pensano inoltre che il conflitto tra Hamas e Israele si sia concluso con la vittoria del primo, per il 9,8% ha vinto il secondo e per il 37,4% nessuno dei due. È anche aumentato il sostegno dei palestinesi alle operazioni militari contro Israele: è favorevole il 53,5% (49,5% in aprile). Anche questo resta comunque un sondaggio...

Sintetiche considerazioni finali. Chi conosce Gaza city sa che si tratta di un'area molto piccola e molto densamente popolata. Combattere per le strade, e casa per casa, è inevitabile se si vuol difendere la terra dove si vive e la propria gente. Ma la responsabilità del coinvolgimento dei civili non è di Hamas, che vive ed ha il sostegno della sua gente, ma di chi aggredisce e colpisce, come ha fatto l'esercito d'Israele. Resto stupito del fatto che il giornalista di Panorama non abbia speso qualche riga, almeno una, per la politica genocidiaria antisemita (contro i palestinesi, appunto) israeliana e non abbia citato nessuno dei pur non pochi intellettuali israeliani che hanno espresso ferma indignazione e vergogna per i crimini di Israele. Sul sito (www.rivistaindipendenza.org) anche delle loro dichiarazioni si dà conto nei due notiziari di "Eventi, commenti, analisi dal / sul Campo di concentramento e di sterminio di Gaza". Di quel giornalista è mal celata la stessa rabbia e stizza delle autorità politiche e militari israeliane per lo smacco subito a Gaza. Dopo quello, certamente più sonoro, del Libano (2006) grazie alla resistenza guidata principalmente da Hezbollah. Propongo degli interrogativi, dei piccoli, semplici "perché", dei "perché" d'approccio: perché, né durante quest'ultima mattanza sionista né dopo, non c'è stata alcuna rivolta della popolazione palestinese di Gaza contro i "terroristi", gli "sgherri", insomma, i "cattivoni" di Hamas? Come spiegare, pochi giorni dopo quest'ultima mattanza sionista su larga scala, quelle immagini della manifestazione imponente, oceanica, promossa da Hamas nelle strade di Gaza che hanno stupito giornalisti ed osservatori stranieri? Perché in Italia, con molto imbarazzo, le principali emittenti televisive (qualcuna) le hanno mostrate di sfuggita e perché, nei dibattiti sulla questione, si è evitato di aprire un ragionamento al riguardo?
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etrusco

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MessaggioTitolo: Re: sul Campo di concentramento e di sterminio di Gaza   Ven Feb 20 2009, 17:49

anche se simpatizzo per la causa palestinese da sempre, credo purtroppo che oggi sia molto meno questione nazionale e molto più affare legato alla loro identità religiosa. Detto questo, solo i palestinesi hanno diritto di scegliere i loro rappresentanti e il loro futuro, quindi non mi pronuncio.
Sarò eretico ma non credo che il bene e le ragioni siano tutte da una parte, così come non credo che tutti in israele siano aguzzini e guerrafondai o che hamas prefiguri il nuovo sol dell'avvenire ed una palestina rossa, come ingenuamente si canta in qualche curva di stadio..
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Ros



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MessaggioTitolo: I bambini di Gaza costretti a fare gli scudi umani a forza.   Sab Feb 21 2009, 15:19

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kamo

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MessaggioTitolo: Re: sul Campo di concentramento e di sterminio di Gaza   Sab Feb 21 2009, 17:28

Ros ha scritto:
Ecco un video.

http://www.facebook.com/home.php#/video/video.php?v=68652192872&ref=nf
E' pazzesco... Si vede un video con scritte israeliane che parla di "terroristi palestinesi". Dura pochissimi secondi. Si vedono due uomini, uno mascherato (che pare della resistenza palestinese) l'altro non sembrebbe, perché a volto scoperto, comunque entrambi impegnati ad allontanare un bambino verso altri lì assiepati come per curiosare. Poi si vede un altro presumibile combattente della resistenza che trascina via un bambino che non è tra quelli che sono al riparo da (presumibili) attacchi israeliani. Sembra un po' allo scoperto. E allora Ros? Altro che "scudi umani". A me pare proprio che quei presumibili uomini della resistenza palestinese stiano cercando di allontanare dei ragazzi da posizioni pericolose. Considerando l'assassinio indiscriminato di civili da parte dei militari israeliani mi sembra sia un comportamento da ammirare. Non trovi?
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alekos18

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MessaggioTitolo: Re: sul Campo di concentramento e di sterminio di Gaza   Dom Feb 22 2009, 14:44

etrusco ha scritto:
anche se simpatizzo per la causa palestinese da sempre, credo purtroppo che oggi sia molto meno questione nazionale e molto più affare legato alla loro identità religiosa. Detto questo, solo i palestinesi hanno diritto di scegliere i loro rappresentanti e il loro futuro, quindi non mi pronuncio.
Hamas aggrega consistenti consensi proprio per aver preso sul serio la questione della lotta di liberazione nazionale che l'Al Fatah di Abu Mazen (spiace dirlo, ma è così) ha subordinato agli interessi israeliani e portato nelle secche di interminabili ed inconcludenti incontri/colloqui, con accordi (quando ci sono...) sempre più al ribasso per i palestinesi e poi sostanzialmente disattesi dagli stessi israeliani. Non a caso c'è una grossa spaccatura dentro Al Fatah. Simbolico e gravido di significati, ad esempio, che, a Gaza, Al Fatah abbia scelto di combattere con Hamas di fronte all'aggressione sionista, mentre il suo presidente Abu Mazen (con la sua corte di collaborazionisti filo-sionisti più 'spinti' alla Dahlan) era impegnato in acrobazie verbali per compiacere i suoi padroni sionisti e allo stesso tempo non perdere quel po' di seguito che ancora gli rimane tra i palestinesi. Hamas nasce certamente come movimento religioso ma ho la sensazione che abbia imboccato la stessa strada che ha portato Hezbollah da organizzazione di stampo (confessional)comunitarista a organizzazione di liberazione nazionale. Risale a qualche anno fa un'intervista di Nasrallah, figura di riferimento di Hezbollah e tra i suoi massimi dirigenti, dove esplicitava questo cambiamento di rotta di Hezbollah, ponendo un'alterità di fondo (di valenza e di finalità politiche) tra comunitarismo e organizzazione di liberazione nazionale. Hezbollah ha abbandonato la dimensione comunitarista ed ha abbracciato la scelta della liberazione nazionale con un programma sociale indubbiamente avanzato. Qualcosa di molto importante (l'aver evidenziato quell'alterità...), che non è solo questione 'nominale' ma di contenuti, e che non è circoscrivibile al solo Libano...

Non mi pare, poi, ad una lettura neanche troppo approfondita delle cause, dei fatti e del procedere delle cose, che in Palestina sia in corso una guerra di religione. E' un conflitto tra un imperialismo regionale (Israele), legato a doppio, triplo filo con l'imperialismo USA dominante su scala globale da un lato e dall'altro una nazione cui è negato il basilare diritto ad esistere (Palestina). Il sionismo, nel suo odio verso gli arabi, è intriso strutturalmente di antisemitismo che non è affatto circoscrivibile all'ambito religioso. Può apparire paradossale, ma il sionismo, a ben vedere, ha necessità di darsi un fondamento religioso per prefigurare uno Stato che non può quindi non pensare se non in modo ideologico teocratico e razzista, nei termini proprio di una peraltro evidente discriminazione cultural/religiosa (è noto che gli stessi arabi israeliani, cioè arabi residenti in Israele, sono considerati e trattati come cittadini di serie B in quanto arabi, nemmeno e a prescindere –ammessa e non concessa la validità di queste ipotesi– per questo o quell'orientamento religioso e/o politico). E' interesse della propaganda sionista derubricare la valenza di questo conflitto in termini di "difesa dal terrorismo" (come per i nazisti i partigiani cui, impiccati, si appendeva al collo: "Achtung banditen!!!") e, inoltre, 'inventare' una problematica religiosa di fondo. Il sionismo è fondato e si avviluppa su un paradosso culturale prima ancora che politico, giacché mira a determinare un amalgama con l'ebraismo, per due ragioni: 1) si tratta dell'unico fondamento identitario 'radicato' possibile, per Israele, senz'altro da manipolare e non a caso perseguito con molta difficoltà al di là della 'classica' alterità laici/credenti, perché in ambito della (ultra)ortodossia ebraica non sono pochi coloro che ritengono lo Stato d'Israele un'impostura; 2) per legittimare la sua entità statuale sulla base di quella che un intellettuale ebreo, Norman G. Finkelstein, ha espresso come titolo di un suo libro "L'industria dell'Olocausto" ed evitare che emerga la politica genocidiaria di Israele che diverse voci ebraiche non hanno remore a definire di tipo nazista. In questo amalgama, fortemente contrastato e non condiviso proprio a partire dagli ambienti di più stretta osservanza religiosa ebraica, cosa che si evita in ogni modo, anche a livello semplicemente informativo 'globale', di far emergere, sta il paradosso che dicevo.

Come prima conseguenza, è importante far emergere questa radicale alterità tra voci ebraiche e sionismo, alterità non limitata –lo ribadisco perché è importante– solo ad ambienti religiosi. Non per ragioni di strumentalità 'tattica', ma proprio –e tanto per cominciare– per non dare adito a nessuna discriminazione di stampo neofascio&affine in funzione anti-ebraica tout court di farsi strada e dall'altro –altrettanto e forse ancor più importante– per spezzare quel nesso ideologico che è il fondamento strutturale e necessario, quantunque molto dubbiamente sentito, del sionismo.

etrusco ha scritto:
Sarò eretico ma non credo che il bene e le ragioni siano tutte da una parte, così come non credo che tutti in israele siano aguzzini e guerrafondai o che hamas prefiguri il nuovo sol dell'avvenire ed una palestina rossa, come ingenuamente si canta in qualche curva di stadio..
A parte che, anche per le ragioni sinteticamente su dette, emerge cosa penso al riguardo, ritengo che non sia questo il punto, perché –tanto per iniziare– Bene e Male sono dentro già ogni individuo, quantunque –per così dire– la 'partita' si giochi sulla prevalenza in ultima istanza dell'uno o dell'altro. Eviterei però questo terreno 'morale' così generico posto nell'analisi di questioni politiche di una certa portata e complessità come un conflitto, per giunta di lunga durata e così totale, quale quello tra imperialismo sionista e nazionalisti palestinesi. Fermo restando che quelle categorie cui ti richiami possono talvolta essere individuate, perché incorporate, nelle ragioni di fondo ed anche in dinamiche di lotta, talvolta anche apparire 'rovesciate' e apparentemente con/fuse (è Bene o Male, ad esempio, uccidere un occupante?), la condivisione o meno di questo o quel punto (politico o morale che sia), dall'impostazione generale di una lotta politica alla singola azione, al singolo evento, non inficia, non dovrebbe inficiare la comprensione ed una convinta presa di posizione su un discrimine di fondo, decisivo, e cioè che tra chi opprime e chi è oppresso non c'è –non ci dovrebbe essere– discussione sulla scelta di campo, a prescindere che ci piaccia o meno l'orientamento religioso o politico/sociale di quella data realtà in lotta. Che, poi, se osservi bene, ed è questo il punto che caratterizza l'approccio nazionalitario di "Indipendenza" da sempre, dalle sue origini, non c'è discontinuità tra l'oppressione che subisce la nazione e l'oppressione che si possa determinare nella nazione anche liberata da un'oppressione straniera. Appunto: la liberazione nazionale è solo lo snodo concreto per una perseguibile liberazione sociale interna, sul presupposto appunto ineludibile di una sovranità di decisione effettiva e piena della collettività sociale, quantunque divisa al suo interno. Ma senza l'una (liberazione e sovranità nazionali), il resto (emancipazione/giustizia sociale) è aria fritta. Sempre ed in ogni dove. Se vuoi, anche qui, possiamo ritrovare quelle categorie morali che richiamavi e che, però, ripeto, eviterei di porre con troppa categoricità morale/etica per un pudore –come dire– laico. Facciamole vivere piuttosto nelle 'cose', nelle scelte e nelle situazioni...
In tal senso è necessario avviare secondo me qualcosa di più profondo che è dentro il percorso politico nazionalitario di "Indipendenza" ma che dovrebbe essere veramente 'avvertito' ben più largamente –lo dico alla luce delle tue ultime righe–, e cioè una riflessione seria anche sull'implosione del "comunismo storico novecentesco" per una sorta di bilancio storico e teorico che indaghi sulle ragioni di questa implosione e sappia, anche recuperando aspetti ancora validi, dare una risposta d'insieme ad una prospettiva di società che troppo spesso si liquida in sbrigative e molto poco chiare idee di "comunismo" o di, ad esempio, "Palestina rossa". Proseguiremo il ragionamento al riguardo...
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Ros



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MessaggioTitolo: La follia di Hamas corre sul web   Sab Feb 28 2009, 11:35

LA FOLLIA DI HAMAS CORRE SUL WEB
Hamas, il partito armato palestinese armato e finanziato dall’Iran, ci riprova con internet: dopo che i provider francesi e russi s’erano rifiutati di continuare a ospitare il precedente AqsaTube, ora Hamas ha lanciato Palutube, il suo nuovo sito di file sharing. Ovviamente le clip ospitate nel sito web contengono incitamenti alla distruzione d’Israele, inneggiano alla guerra, propugnano il terrorismo, glorificano Hamas, e soprattutto diffondono notizie contraffatte...

Leggi tutto qui:
http://www.loccidentale.it/articolo/la+follia+di+hamas+corre+sul+web.-guardare+per+credere.0067105
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kamo

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MessaggioTitolo: Re: sul Campo di concentramento e di sterminio di Gaza   Sab Feb 28 2009, 16:24

Ros ha scritto:
LA FOLLIA DI HAMAS CORRE SUL WEB
Hamas, il partito armato palestinese armato e finanziato dall’Iran, ci riprova con internet: dopo che i provider francesi e russi s’erano rifiutati di continuare a ospitare il precedente AqsaTube, ora Hamas ha lanciato Palutube, il suo nuovo sito di file sharing. Ovviamente le clip ospitate nel sito web contengono incitamenti alla distruzione d’Israele, inneggiano alla guerra, propugnano il terrorismo, glorificano Hamas, e soprattutto diffondono notizie contraffatte...
Qualcuno mi può confermare le notizie che seguono e che mi hanno sconvolto? Mi dicono che le auto palestinesi utilizzano targhe emesse dalle autorità israeliane che si distinguono da quelle dei cittadini ebrei israeliani per colore e provincia di appartenenza. Ma è mai esisitita una cosa del genere? Possibile? Se confermata, una misura del genere, di chiaro stampo 'razzista', fa accapponare davvero la pelle e mi ricorda pratiche di stampo nazista.

Ancora: è vero che gli israeliani non-ebrei non possono comprare o affittare terre dentro Israele? E' vero, poi, che Israele di fatto vieta i matrimoni tra palestinesi ed ebrei, giacché esistono leggi che rendono impossibile a chi, palestinese, abbia sposato un ebreo/a di poter andare a vivere nel paese? E' vero che il Comitato ONU per l’Eliminazione di tutte le Forme di Discriminazione Razziale ha chiesto invano ad Israele di cancellare la legge che impedisce il ricongiungimento familiare di israeliani/israeliane che sono sposati con palestinesi nei territori occupati? E' vero che il matrimonio di una coppia «mista» non è riconosciuto dallo Stato di Israele, per cui viene espressamente celebrato fuori da questo Stato?

Ho letto anche altro di allucinante, ma vorrei sapere se intanto queste notizie sono vere, fondate. Se così fosse, perché non si dice niente al riguardo? C'è una cappa di silenzio che fa paura e che, se confermate quelle ed altre cose che ho letto, sa tanto di complicità in razzismo... e non solo.
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Razumichin

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MessaggioTitolo: razzismo sionista   Dom Mar 01 2009, 21:07

Scrive Jamil Himal, sociologo palestinese che vive a Ramallah: "E' ironico che la collaborazione e il sostegno di Gran Bretagna e Stati Uniti andassero a un movimento volto alla costituzione di uno Stato etnico-religioso (tale è Israele) e non a un movimento che dichiarasse la sua adesione a una concezione non religiosa e non etnica. L'ironia sta nel fatto che entrambi i paesi si dichiaravano orgogliosi di aver costruito uno Stato fondato sull'uguaglianza dei cittadini, senza divisioni religiose o etniche. Fin dall'inizio fu chiaro che il processo di creazione, consolidamento e conservazione di uno Stato ebraico in Palestina avrebbe comportato un processo di pulizia etnica nei confronti della popolazione originaria, la sua sistematica discriminazione e, prima o poi, un sistema di Apartheid". Tratto da: "Palestina quale futuro? La fine della soluzione dei due Stati". Jaca Book.

La maggioranza dei palestinesi, come anche i "Nuovi Storici" israeliani hanno riconosciuto (Morris e Pappé ad esempio) fu costretta a fuggire davanti all'invasione sionista cercando rifugio altrove; quelli rimasti ricevettero la nazionalità israeliana ma furono e sono trattati come cittadini di seconda classe e come minoranza non ebraica. I loro diritti nazionali collettivi non sono riconosciuti. Tutto questo è in linea con la definizione che Israele dà di se stessa, cioè una combinazione di ebraismo e democrazia che limita i pieni diritti democratici e di uguaglianza ai soli ebrei israeliani.

Il 14 marzo 2006 l'Alta Corte di Giustizia Israeliana ha deciso di confermare la "Legge di cittadinanza e di ingresso nello Stato di Israele", che vieta il ricongiungimento familiare ai cittadini israeliani sposati con palestinesi dei territori occupati. Questo colpisce nello specifico i palestinesi israeliani, che costituiscono un quinto della popolazione di Israele, e i palestinesi di Gerusalemme, poiché sono loro che sposano palestinesi della Cisgiordania e della Striscia di Gaza.
Olmert, non appena diventato Primo Ministro, sintetizzò, come meglio non avrebbe potuto, il fondamento razzista dello Stato israeliano: "Dividere la terra, allo scopo di assicurare la maggioranza ebraica, è l'ancora di salvataggio del sionismo"; la prigione a cielo aperto di Gaza, il 'bantustan' della Cisgiordania sotto il totale controllo israeliano, è tutto ciò che i sionisti sono disposti ad accettare.
Pur non considerando come 'etnico' lo Stato di Israele, rimane inalterata, ripeto, l'ideologia razzista che è a fondamento della sua costruzione.
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alekos18

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MessaggioTitolo: Re: sul Campo di concentramento e di sterminio di Gaza   Mar Mar 24 2009, 16:02

Israele. "Le t.shirt dei soldati israeliani:
Donna incinta? Un colpo due morti..."
Cliccando sul collegamento (link), sotto riportato, del sito del quotidiano israeliano Haaretz, si vede una delle magliette ordinate dall'esercito israeliano con, al centro del mirino, l'obiettivo da colpire. Le altre sono visibili sul sito baruda.net . L’esercito più preparato e equipaggiato del pianeta, Tsahal, l'esercito di Israele, è ora al centro di aspre polemiche dopo la pubblicazione di un reportage di Uri Blau su 'Haaretz' (1) che ha gelato l’opinione pubblica internazionale. In Italia la notizia è stata silenziata, censurata.

24 Marzo 2009 -- La notizia ha fatto orrore ed è rimbalzata di blog in blog in tutto il mondo: la fornitura di t.shirt destinata a diversi battaglioni e brigate dell’esercito per celebrare la conclusione di alcuni corsi d’addestramento. Magliette che hanno fatto la fortuna, in poche settimana, dell’azienda tessile 'Adiv', di Tel-Aviv, specializzata nel rifornire i vari corpi dell’esercito di berretti, t.shirt e pantaloni. Un’ordinazione effettuata con la supervisione di alcuni sottufficiali. Una breve descrizione di quello che indossano orgogliosi questi soldati è sufficiente per capire la gravità dell’accaduto:

- "Un colpo, due morti": il disegno è un mirino di un cecchino che punta direttamente sul 'pancione' di una donna palestinese.
- "Usa il preservativo": una mamma palestinese che tiene i braccio il suo bambino morto.
- Un’altra maglietta, (fornita al battaglione Lavi) riporta un fumetto con un bambino palestinese, che nel crescere diventa prima un giovane lanciatore di pietre, poi un miliziano armato. La didascalia dice "Non importa come inizia, siamo noi a decidere quando finisce la partita".
- "Ogni madre araba deve sapere che il destino del proprio figlio è nelle mie mani" (questa in particolare fornita su richiesta della Brigata Givati).
E purtroppo la lista potrebbe continuare. Già due anni fa era scoppiata una polemica perché, tra i soldati di uno dei reparti d’elite dell’Israel Defence Force, circolava una t-shirt con disegnato un mirino che puntava un bimbo arabo e la scritta che recitava "Più è piccolo, più è difficile", e nessuno era stato punito per questo.

Oltre all’uso spietato di fosforo bianco, a quello massiccio dei nuovi armamenti composti dalle micidiali bombe "Dime", all’aver colpito rifugi per profughi segnalati dalle Nazione Unite, all’aver impedito che stampa e soccorsi entrassero nell’intera Striscia di Gaza per settimane, oltre ad aver ucciso più di 1400 civili, il popolo palestinese deve subire anche l'oltraggio di queste magliette. E il sorriso di chi le indossa.

(1) - http://www.haaretz.com/hasen/spages/1072466.html
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MessaggioTitolo: Re: sul Campo di concentramento e di sterminio di Gaza   Mar Apr 07 2009, 03:28

Una lunga carrellata di opinioni lasciate sulla pagina facebook di "Indipendenza", in relazione alla "nota" di cui sopra. Oltre un centinaio. Ne riportiamo alcune...

Rivista Indipendenza alle 16.34 del 24 marzo
E' importante far emergere la radicale alterità tra ebraismo e sionismo. Innanzitutto perché ci sono ebrei anti-sionisti e solidali fraternamente con i palestinesi. Poi perché questa confusione è curiosamente funzionale sia alle discriminazioni di stampo neofascio&affine in funzione anti-ebraica, sia alla propaganda sionista che ha da sempre un interesse ideologico a confondere ebraismo e sionismo.

Deborah Ancona alle 16.36 del 24 marzo
mi sento male

Nicola Vallerini alle 16.37 del 24 marzo
comunque i vari governi israeliani, resposabili del genocidio dei palestinesi, sono eletti dai cittadini, che sono tutti ebrei ma non tutti sionisti, quindi gli ebrei sono delle merde, è inutile dare la colpa al solo sionismo, la responsabilità è del popolo ebreo in generale...

Michele Scarlato alle 16.38 del 24 marzo
io non sono contro gli ebrei, io sono contro gli israeliani (cittadini dello stato di Israele) tutti, sia chi appoggia il partito fascista al governo, sia con chi è all'opposizione che permette una simile strage.

Nicola Mascia alle 16.38 del 24 marzo
sono persone necrofile e basta. Sono falsi israeliani.

Francesco Marelli alle 16.38 del 24 marzo
che schifo!

Luca Angei alle 16.40 del 24 marzo
incredibile.

Nicola Vallerini alle 16.41 del 24 marzo
sono tutti uguali, l'unica differenza è che alcuni vivono in Israele, altri no.

Rivista Indipendenza alle 16.44 del 24 marzo
Vedo una singolare coincidenza ideologica, di mentalità sopraffattrice e razzista (in senso lato), tra sionismo e fascismo variamente inteso. Le generalizzazioni, l'idea delle responsabilità collettive di un popolo (gli ebrei peraltro non sono un popolo...) o di chi altro, fanno semplicemente rabbrividire. Come quelle magliette...

Nicola Mascia alle 16.45 del 24 marzo
condivido pienamente

Elena Renier alle 16.49 del 24 marzo
Ci sono tanti ebrei antisionisti, anche loro vittime. Mi ripugnano i commenti nazisti che fanno solo comodo a fare peggiorare le cose. Nessuno critica gli Stati Uniti che finanza Israele? Israele si basa sulla Kabbala, non il giudaismo vero (io non sono ebrea in caso abbiate dubbi) ma qui si vuole giocare sul razzismo!

Nicola Vallerini alle 16.50 del 24 marzo
sarà, però io sono dell'idea che come giustamente il popolo tedesco nella sua totalità sia responsabile per i crimini nazisti, in quanto non c'è mai stata una nè Resistenza tedesca nè un'opposizione concreta a hitler, il popolo israeliano per gli stessi motivi sia responsabile dei crimini commessi in suo nome... ed è un popolo in quanto dotato di uno stato.

Nicola Vallerini alle 16.53 del 24 marzo
semmai sono lobby ebree quelle che finanziano i vari governi statunitensi...

Nicola Vallerini alle 16.54 del 24 marzo
Obama compreso

Elena Renier alle 16.57 del 24 marzo
Nicola sono lobby Kabbalistiche per la precisione... quelle ebree non vedono l'ora di condannare Israele e anche Obama, Bush, Berlusconi, Blair e probabilmente tutto il G8.

Andrea Alessandro Perlini alle 17.09 del 24 marzo
Sapete di chi è la colpa:
Benjamin Netanyahu leader del Likud
Avigdor Lieberman leader di Israel Beitenu (Israele casa nostra) formazione arabofoba.
Questi due simpaticoni vogliono instaurare un clima di tensione per spodestare Tzipi Livni attuale premier e leader di Kadima partito di centro.
L'on.le Livni ha dichiarato di non voler entrare in un governo di estrema destra quindi non meravigliatevi se quei due nomi sopra sparissero date pure la colpa al Mossad anche se non dovrei dirvelo.
Un'ultima accortezza: astenetevi dagli insulti gratuiti, non giovano a nessuno. E' come se io dicessi "impiccate a testa in giù tutti gli Italiani per colpa di un porco pelato", scegliete voi quale...

Nicola Vallerini alle 17.14 del 24 marzo
la recente guerra di Gaza, con tutti i suoi crimini contro i civili, è stata voluta e fatta dal governo di centro...

Nicola Vallerini alle 17.14 del 24 marzo
Noi almeno Mussolini l'abbiamo impiccato.

Nicola Vallerini alle 17.15 del 24 marzo
Ci siamo ribellati.

Marco Randolo alle 17.18 del 24 marzo
A.A. Perlini scrive: "Questi due simpaticoni vogliono instaurare un clima di tensione per spodestare Tzipi Livni attuale premier e leader di Kadima partito di centro."

1. La Livni non è attualmente premier, né mai lo è stata.
2. La Livni ha condotto, da ministro, la recente guerra di Gaza, come ha fatto notare N. Vallerini.
3. La Livni (candidata premier di Kadima) è stata "spodestata" da un voto popolare fortemente orientato a destra.

Nicola Vallerini alle 17.19 del 24 marzo
Guarda che, a parte gli USA, Israele è criticato da tutto il mondo, chissà perché. Magari perché la sua politica ricorda vagamente quella nazista?

Nicola Vallerini alle 17.21 del 24 marzo
per non parlare di come vengono trattati gli arabi israeliani...

Nicola Vallerini alle 17.22 del 24 marzo
o degli insediamenti armati in territorio arabo..

Eli Mcbett alle 17.48 del 24 marzo
- http://www.haaretz.com/hasen/spages/1072466.html

Eli Mcbett alle 17.49 del 24 marzo
Di chi si tratta? le magliette sono fornite a quei poveri profughi della diaspora con fosforo bianco solo nelle bombe (niente nel cervello) su ispirazione dello spirito umanitario nazista?
Vergogna, miserabili becchini.
Per ogni criminale che indossa quella maglietta auguro una serie di diarree interminabili con infezioni varie a tutta la famiglia. ...e vai!! veste uno, si riempiono i cessi. E non si ammazza nessuno.
segui il link
http://www.haaretz.com/hasen/spages/1072466.html


Ultima modifica di Admin il Mar Apr 07 2009, 03:37, modificato 1 volta
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MessaggioTitolo: Re: sul Campo di concentramento e di sterminio di Gaza   Mar Apr 07 2009, 03:30

Ancora...

Giulia Adinolfi alle 17.58 del 24 marzo
Non facciamo della stupidità di alcuni un motivo di razzismo, nessun inno all'antisemitismo, altrimenti saremo proprio come quegli idioti che hanno creato un simile slogan.

Rivista Indipendenza alle 18.23 del 24 marzo
Fai bene a dirlo, Giulia A. Con "Indipendenza" sfondi porte aperte ma, certo, visti alcuni commenti sopra... Detto questo, non sarà stata tua intenzione, ma non vorrei che si minimizzasse sugli slogan di quelle magliette. Proprio qualche postato fa, più sotto, riportavo quanto reso pubblico giorni fa dai quotidiani israeliani "Haaretz" e "Yediot Ahronot" e dalle radio pubbliche e militari: testimonianze di piloti e soldati israeliani che ammettono, durante l'operazione militare (27 dicembre - 18 gennaio) nella Striscia di Gaza, l'uccisione di civili palestinesi indifesi, atti di distruzione intenzionale di proprietà, ecc., obbedendo ad ordini superiori.

Rivista Indipendenza alle 18.23 del 24 marzo
Un tale fiume in piena di dichiarazioni che il capo dei servizi giuridici di Tsahal (l'esercito israeliano), Avijai Mendelblit, non ha potuto sottrarsi ad ordinare alla Polizia Militare l'apertura di un'inchiesta. Ma è la storia della nakba ("catastrofe") palestinese ad opera dell'occupante sionista ad essere costellata di atti analoghi, come i "Nuovi Storici" israeliani da tempo stanno documentando. Pratiche genocidiarie che riecheggiano neanche tanto lontanamente il nazifascismo... Questo per dirti che gli slogan di quelle magliette saranno pure stati pensati da "idioti", ma da decenni, in Palestina, stanno trovando applicazione su larga scala.

Michele Proietto alle 18.32 del 24 marzo
Ma che minchia ci sta a fare l'ONU?
EMBARGO PER ISTRAELE.
Non è antisemitismo, Giulia, ma è il lato più becero della criminalità!

Giulia Adinolfi alle 18.38 del 24 marzo
Pensa che sono al settimo mese di gravidanza. Nessun minimizzare, ci mancherebbe altro, solo non facciamo il gioco dei bastardi, menti malate, che hanno partorito simili ed altre mostruosità

Claudio Torreggiani alle 18.42 del 24 marzo
Terrificante!!!! Ma non hanno un briciolo di petà umana

Lu Snakecharmer alle 19.00 del 24 marzo
Perché non si sparano loro nei coglioni invece? Ammesso che li abbiano...

Michele Proietto alle 19.01 del 24 marzo
Capisco quello che vuoi dire Giulia, ma non indietreggiamo mai a quelle forme di cui ne siamo vittime. A questa gente, se vai indietro di un sol centimetro, ti cataloga come difattista, populista, giustizialista e anti semita. Uniti in coro dobbiamo sempre dire No ai soprusi, alla guerra, allo sfruttamento del debole e a queste forme di criminalità contro l’essere umano. Un NO non ha bisogno di essere giustificato! UN NO E’ SEMPRE UN NO!!!

Marta Covolato alle 19.35 del 24 marzo
E' un altro mostruoso capitolo della guerra israeliana di questi anni e del recente passato. Ho raccolto delle fotografie orrende delle mostruosità e degli scempi da parte dei soldati isareliani, incredibili e indescrivibili. Immagini, ovviamente, censurate dalla nostra stampa libera e progressista. In nessun telegiornale, in nessun quotidiano sono apparse quelle foto. Censurate. E la gente non sa, o non vuole sapere. Non viviamo in un mondo normale. Penso inoltre che le atrocità commesse dagli israeliani (accettate, a quanto pare) siano pari a quelle del peggior terrorista fanatico (l'immaginario ci dice che questo è arabo, giusto?..)

Eli Mcbett alle 19.37 del 24 marzo
Se questi capolavori dell'alta moda sono "legali", lo Stato di israele deve essere incriminato, messo sotto inchiesta / subire un severo embargo e conseguire la severa condanna della società internazionale degli esseri ancora umani per questo incitamento alla barbarie e alla disumanità razzista.

Se questi stracci da pezzenti non sono legali, i responsabili di queste vergogne vanno arrestati dallo Stato israeliano e condannati severamente di fronte a tutta la comunità internazionale per atti contro l'umanità.
Vigliacchi vergogna.
Spero che chi porta queste magliette si prenda la rogna e soffra per dieci anni di conseguenze e malattie della pelle.

Questa gente dovrebbe essere condannata a lavorare per la comunità araba e a ricostruire i villaggi distrutti per tutta la vita, sotto gli effetti delle bombe al fosforo e provare le conseguenze della loro idiozia. Imparerebbero un po' di umanità e di rispetto.
Che schifo.

Mario Cecere alle 19.41 del 24 marzo
L'accusa di antisemitismo serve a criminalizzare chi osa criticare lo stato d'Israele. E' un'accusa violenta che porta all'isolamento e alla persecuzione, ma pure un'accusa infondata: semiti semmai sono gli arabi di Palestina non la popolazione askenazita dello stato sionista, popolazione delle steppa caucasica convertitasi all'ebraismo secoli orsono e non appartenentre alla tribù di Giuda. Sono loro gli unici antisemiti, mentre qui e altrove ci si limita a fare critiche -anche durissime- che se rivolte a un qualsiasi altro stato -meno che l'entità sionista, s'intende- sarebbero considerate del tutto normali. Siamo tutti complici del massacro del popolo palestinese, e siamo paralizzati da un'accusa falsa ed infamante.

Nicola Vallerini alle 19.43 del 24 marzo
Il punto è che con la scusa dell'olocausto, nessuno può criticare uno Stato che non ha il benché minimo rispetto per i diritti umani di chi non è ebreo. Ne sono dimostrazione (senza scomodare i crimini di guerra contro civili palestinesi) le discriminazoni ed i soprusi che deve subire la minoranza di arabi israeliani (cittadini israeliani, però non ebrei). Se dire questo vuol dire essere antisemita, allora sono orgoglioso di esserlo.

Mario Cecere alle 19.46 del 24 marzo
e già

Manuela Serra alle 20.16 del 24 marzo
Il problema principale è il Sionismo, pertanto, politico: non si tratta di ebraismo o anti ebraismo...Ho degli amici di Gaza qua in Italia, non li ho mai sentiti parlare male degli ebrei, né come popolo, né come religione...eppure sono vittime dello Stato Ebraico-Sionista e di questa assurda politica...hanno perso parte dei familiari nell'ultima guerra; dal 2005 non riescono a tornare a casa, causa chiusura frontiere...solo per citare una testimonianza...

Manuela Serra alle 20.23 del 24 marzo
Non tutti gli ebrei sono nemici dei palestinesi... bisogna distinguere e poi la nostra complicità, in quanto paesi occidentali, non è altrettanto trascurabile...

Nicola Vallerini alle 20.29 del 24 marzo
Non hai tutti i torti, però la cosa che mi fa pensare è che i vari governi israeliani che si susseguono (democraticamente eletti, quindi rappresentanti della volontà popolare) sono fondamentalmente razzisti, per i vari motivi sopracitati.

Pierfrancesco Angelini alle 20.31 del 24 marzo
certo donne e bambini sono sempre innocenti. E poi ricordo che l'Italia è comandata da un nano psicotico... che prende le decisioni per convenienza e non per coscienza

Simona Baldelli alle 21.09 del 24 marzo
orribile!!!!

Emilio Fidel alle 21.12 del 24 marzo
"Quello che sogno di vedere qui è il consolidamento dello Stato ebraico e sionista. Sono molto favorevole alla democrazia, ma quando c’è contrasto fra valori democratici e valori ebraici, i valori ebraici e sionisti sono più importanti".

(Avigdor Lieberman, attuale Ministro degli Esteri del governo israeliano)

Manuela Serra alle 21.19 del 24 marzo
già...

Nicolò Quagliata alle 22.37 del 24 marzo
"ebrei nei forni, anzi no, bisogna evidenziare la diversità fra ebraismo e sionismo, in cui il sionismo è causa dei mali" bene facciamo la separazione ma gli ebrei devono armarsi ed unirsi alla resistenza democratica diversamente non avranno più nessun alibi o scusante. Gli ebrei di oggi non hanno più nulla a che vedere con quelli arsi insieme ai comunisti ed agli zingari ed ai gay nei forni crematoi nazisti. Gli ebrei oggi sono come i tedeschi durante il nazismo, sono colpevoli e complici dei crimini del loro governo e del loro esercito, sempre più spesso vedremo ebrei=nazisti.

Nicola Vallerini alle 22.42 del 24 marzo
concordo

Ivan Mellace alle 22.47 del 24 marzo
Questa è pulizia etnica. Lo stato di Israele è uno stato fondamentalista e fascista con contatti importanti nella vita economica di tutto il mondo che non ha mai avuto ragione di esistere. Non c'è alcuna differenza con la Germania nazista che ha sterminato non l'intero popolo ebraico ma determinate etnie rafforzandone una sola, costituita da banchieri e imperialisti in generale, che oggi è l'80% del totale degli ebrei in tutto il mondo. Lo Stato di Israele è una minaccia per il medio-oriente e per il mondo intero.UN grave errore degli Usa che deve essere ripianato. Non si può sopportare oltre una bestialità simile per chi ha una minima dignità di uomo e crede nella pacifica cnvivenza delle nazioni. Ovviamente nessuna discriminazione religiosa ma una forte discriminazione per lo stato israeliano e gli stati razzisti e fondamentalisti in generale, compresa l'Italia.

Nicola Vallerini alle 22.49 del 24 marzo
concordo..

Carlo Siniscalchi alle 23.01 del 24 marzo
che vergogna....

Ivan Mellace alle 23.02 del 24 marzo
Chiunque risieda in uno Stato civile deve obbligare il proprio governo a prendere provvedimenti concreti come ha fatto il Venezuela, noi italiani dobbiamo costringere il nostro attuale e spero breve governo a prendere una posizione univoca, anche se con "ominicchi" come Berlusconi è un po' difficile.

Mario D'Alessandro alle 23.55 del 24 marzo
ho sentito dire che le SS si siano reincarnate...
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MessaggioTitolo: Re: sul Campo di concentramento e di sterminio di Gaza   Mar Apr 07 2009, 03:35

...continuando...

Nicola Ancona alle 0.05 del 25 marzo
Durante l'ignobile attacco a Gaza non hanno rispettato nessun trattato, hanno ucciso tantissime donne e bambini, hanno ucciso 9 autisti d'ambulanza mentre accorrevano a soccorrere i feriti; hanno bombardato scuole, asili, case di civili, ospedali e poi quando qualcuno (?) gli chiede perché l'han fatto, si giustificano dicendo: - è stato un errore!- e l'ONU dice: -ah...ok, non fa niente... ma attenti la prossima volta! Intanto sono morti chissà quanti bambini innocenti...!

Nicola Vallerini alle 0.12 del 25 marzo
e nessuno ha fatto niente per fermarli, possono fare quello che vogliono, hanno sempre ragione loro, gli altri sono terroristi... TERRORISTA E' ISRAELE!!!

Mario D'Alessandro alle 0.17 del 25 marzo
sono d'accordo con Michele Proietto l'accostamento è fastidioso ma emotivamente immediato perché se scendiamo dalla rappresentazione ideologica alla radice economica alla base di tali azioni inumane troviamo la radice comune nell'imperialismo. Scriveva il poeta della Martinica Aimé Césaire: "Ciò che il borghese molto cristiano del ventesimo secolo non perdona ad Hitler, non è il crimine in sé, è il crimine contro l'uomo bianco. Di avere applicato all'Europa metodi colonialisti fino ad ora subiti solo dagli arabi, dai lavoratori indiani e dai negri dell'Africa". Eh già, nel nostro immaginario i palestinesi sono arabi e non bianchi....

Davide Sponton alle 0.28 del 25 marzo
Ora qui siamo davvero all'assurdo. Il mondo è sempre stato pieno di orrori, che ci siano o non ci siano gli ebrei. La denuncia dell'oppressione di un popolo da parte di uno Stato deve portare alla denuncia della politica di quello Stato, non alla condanna di un popolo in quanto tale. Allora visto il curriculum di tante potenze coloniali che diciamo il mondo sarebbe meglio senza inglesi francesi americani tedeschi spagnoli russi e visto il genocidio in Ruanda senza hutu e poi ancora senza turchi. Qui mi fermo. Uno è meglio che pensi prima di scrivere certe cose. Tutto ciò nulla ha a che fare con la condanna di Israele e del sionismo, che io condivido

Rivista Indipendenza alle 1.40 del 25 marzo
Ora chi confonde ebraismo con sionismo, chi fa di tutt'erba un fascio (il termine non è casuale, è... qualificativo) fa un'operazione filo-sionista e mostra di condividere con il sionismo la stessa mentalità, la stessa estrazione di intolleranza totalitaria e persecutoria verso l' "altro da sé" da genocidiare, annullare, annichilire. Ragiona di fatto allo stesso modo, con gli stessi parametri ed automatismi mentali. Per una lotta di liberazione nazionale (anticapitalista ed antiimperialista) necessaria anche in questo paese, da costruire, organizzare, è vitale resistere, lottare, anche su questi versanti politici e culturali...

Davide Sponton alle 1.43 del 25 marzo
ben detto, condivido in toto

Eli Mcbett alle 1.57 del 25 marzo
Condivido con Davide ma ripugno la pena di morte anche contro tali criminali,
Gli slogan razzisti non servono a niente e se siamo diversi dobbiamo dimostrarlo in questi casi.
Non contro persone di fede ebraica né contro persone americane, ma contro politiche ufficiali che si muovono a danno dell'umanità.
Non credo nelle nazioni e nelle religioni.
Dobbiamo sviluppare altre forme di pensiero, sennó che cambia?

"Dopo l'ultima guerra ci furono vincitori e vinti.
Tra i vinti la povera gente faceva la fame.
Tra i vincitori la povera gente faceva la fame ugualmente". Bertold Brecht

Mario Cecere alle 3.24 del 25 marzo
Ma se Israele è antifascista -e tutti gli italici lecchini di sion si proclamano tali e tali sono- se la seconda guerra mondiale è stata anti fascista, se hanno trionfato le potenze liberali e se lo stato d'Israele è stato costruito solo ed esclusivamente su tali basi; se l'America ha combattutto contro il fascismo ed appoggia incondizionatamente israele; se l'intero popolo tedesco è fatto oggetto di una vendetta psicologica che dura da oltre sesassanta anni per colpe commesse in guerra da generazioni dissolte nel vortice della storia;...come mai, tutto ciò premesso, lo Stato d'Israele sarebbe da considerarsi fascista, mentre i suoi abitanti -che lo tengono in vita- sarebbero gentiluomini ebrei, che non debbono essere colpevolizzati, come si fa invece per i tedeschi dopo sessanta anni dalla fine della seconda guerra mondiale, di atrococità ininterrottamente perpetrate da oltre mezzo secolo??

Georgeo Olodum alle 9.02 del 25 marzo
La colpa politica dello Stato d'Israele non deve essere scaricata su milioni di persone e a tutti i morti nei campi di sterminio è dovuto un rispetto senza il quale non ritengo utile discutere.

C'è gente, anche in Israele, che va in galera per non dover combattere i palestinesi. Hanno 20 anni, una di loro, Tamar Katz, è stata già 3 volte in prigione e una settimana fa era in giro nelle università britanniche a dare testimonianza del suo coraggio e della sua coscienza civile.

Non voglio avere a che fare con gente che, dalle nostre latitudini, fa professione di odio antisemita. Sono le stesse persone che vorrebbero cacciare gli arabi dalle "nostre" città, che bruciano le moschee o tirano moltov sulle baracche dei campi rom. Io non ho nulla a che fare con questa gente che, in questo momento, finge di difendere i diritti palestinesi.

Nicola Vallerini alle 10.43 del 25 marzo
sono daccordo con Mario Cecere, i tedeschi sono stati ritenuti colpevoli moralmente per i crimini commessi da una dittatura, allo stesso modo gli israeliani hanno le loro responsabilità, forse anche maggiori, in quanto non devono subire una dittatura, ma vivono in democrazia, votano i governi che violano i diritti umani dei palestinesi... non è odio antisemita, è odio per i soprusi, che in questo caso sono fatti egli eredi delle vittime dell'olocausto che di quest'ultimo si fanno scudo per compiere le più efferate nefandezze. Poi è chiaro che non tutti gli israeliani la pensano allo stesso modo, ma la stragrande maggioranza appoggia le varie politiche criminali dei propri governi, ne è dimostrazione il fatto che anche se c'è alternanza politica fra destra e sinistra, per i palestinesi o gli arabi israeliani non è mai cambiato niente. vedo molta ipocrisia da parte di chi, quasi dopo settantanni, tira fuori la shoa per giustificare ed il nazismo per attaccare.

Mario Cecere alle 11.47 del 25 marzo
Consiglierei, edito da Rizzoli, il seguente libro di Norman G.Finkelstein, ebreo americano e docente universitario: L'Industria dell'olocausto e lo sfruttamento della sofferenza degli ebrei.
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MessaggioTitolo: Re: sul Campo di concentramento e di sterminio di Gaza   Mar Apr 07 2009, 03:36

Eli Mcbett alle 13.32 del 25 marzo
Qualsiasi sia la colpa di chiunque non è questo il punto.
Gli Israeliani credono ancora di dover sterminare coloro che sterminarono i loro predecessori facendosi spazio tra gente che non c'entra niente?
Chi subisce violenza deve saper spezzare la catena della violenza per avere giustizia e cambiare il sistema di cose.
La differenza non può essere solo trovarsi su questa o quell'altra linea del fronte e cambiare nome o bandiera o etichetta.
La mia unica vita non è sprecata così grossolanamente a uccidere gli altri che uccidono me.
Anche se uccideranno, i morti sono sempre e soltanto coloro che uccidono.
Non esiste un altro qualcosa al di fuori di noi.
Le nostre mani di Italiani sono macchiate di sangue orribile. Vogliamo sterminarci tutti?
Le mani degli individui liberi senza nazione, no.
Ciò che mi disgusta principalmente sono il razzismo e la mancanza di umanità.
Non posso condannare queste due disgustose violenze con lo stesso razzismo e la stessa mancanza di umanità.

Eli Mcbett alle 14.37 del 25 marzo
Crescere e a cambiare.
Cambiare cambiare e cambiare. Non se ne può più delle solite provocazioni stereotipate.
La politica è il mezzo, il fine è la cultura.

Il problema per molte persone è che la loro aspettativa di vita è talmente bassa da non riuscire a crescere in tempo per capire che la catena si può/deve spezzare e lottano per la sopravvivenza con i mezzi che sono stati inculcati loro nella testa.
Se io arrivo a quarant'anni e capisco qualcosa ho la possibilità di cambiare. Se muoio a venti ancora vittima della violenza subita nella mia famiglia, nel mio quartiere e nel mio Stato no.
La maggior part dei miei coetanei in molti paesi del mondo sono giá tutti statisticamente morti da più di dieci anni.
Dunque è su queste giovani vite che non matureranno mai che attacca bene la coercizione.
La guerra facilita il controllo delle masse perché ne uccide i germogli più vivaci.
Mi aspetto grandi intelligenze da tutti i paesi del mondo perché si tratta di una palla sola.

Eli Mcbett alle 14.47 del 25 marzo
Io combatto il fascismo e non i fascisti.
Combatto il crimine, ma non i criminali.
Un criminale senza crimine è un essere umano come me e ha il suo diritto di vivere.
Senza il crimine la persona è innocente.
Non credo neppure nella punizione o nell'isolamento del criminale.
Le prigioni sono il fallimento della civiltà.
Esistono infiniti modi per riabilitare gli individui.
Credo nella cultura.
Una persona colta non ha bisogno di perpretare il crimine come mezzo perché il mezzo è la negazione del fine.
Una cosa è l'immediato bisogno, lo stato di necessità e la leggittima difesa.
Un'altra cosa è la legittimazione di questa necessità da parte di istituzioni formali per il mantenimento di ordini fittizi funzionali a pochi basati sul principio della coercizione e del ricatto.

Marco Zambaldi alle 14.53 del 25 marzo
Buon articolo, ben scritto e meglio argomentato, pur al di là della conclusione (personale, ergo lecito concordare tanto quanto il discordare). Non da Pulitzer, certo; ma confermo la bontà dell'intervento.
http://www.loccidentale.it/articolo/perch%C3%A8+l%27esercito+israeliano+%C3%A8+sotto+accusa+e+cosa+significa+per+noi.0068299

Marco Zambaldi alle 14.55 del 25 marzo
Aggiungo solo: si eviti di dire che la notizia in Italia è stata censurata etc. etc. poiché è stata riportata da tutti i maggiori quotidiani e cartacei e on line.
Ad abundantiam.

Fabio Conti alle 19.27 del 25 marzo
SIONAZISTI

Luigi Abate alle 21.30 del 25 marzo
se non è genocidio questo!

Vincenzo Cuoco alle 1.27 del 26 marzo
Israele è anche la patria dei refiusnik, gli obiettori di coscienza che rifiutano di fare servizio contro l’Intifada o bombardare i Territori occupati. Per la verità stavolta o non ce ne sono stati, oppure pochini. E poi ricordatevi gli interventi di David Grossman.

Mario Cecere alle 2.23 del 26 marzo
bene.
che i refiuscin si mobilitino allora per portare in galera e fare subire un giusto processo ai criminali responsabili di questo:

www.hrw.org
... se loro dovessero tacere -o fossero impegnati- ci penserà David Grossman...
;-)
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MessaggioTitolo: Re: sul Campo di concentramento e di sterminio di Gaza   Mar Apr 07 2009, 03:37

E per finire (provvisoriamente)...

Rivista Indipendenza alle 5.02 del 26 marzo
La notizia delle t-shirt dell'orrore, come altre notizie ben più gravi sui crimini sionisti in Palestina, sono sistematicamente taciute, censurate, ignorate. Quando proprio non ci si può astenere, si manipola, si edulcora, si minimizza. E' una costante della grancassa massmediatica che conta a livello globale, inclusa quella nell'insieme servile di 'casa nostra'. In questo paese colonizzato da tempo, la notizia delle t-shirt è stata subito censurata e lo è ancora da parte di tutti i più importanti mezzi televisivi. Quei quotidiani che l'hanno ripresa con ritardo, dopo che già circolava nei circuiti internazionali, hanno dato un peso a dir poco discutibile. Eppure questo fatto, collegato alle testimonianze di piloti e soldati israeliani sull'uccisione (nell'ultima mattanza sionista nella Striscia di Gaza) di civili palestinesi indifesi, su atti di distruzione intenzionale di proprietà, ecc., obbedendo ad ordini superiori, avrebbe potuto essere argomento di trasmissioni tv.Nulla di nulla

Rivista Indipendenza alle 5.03 del 26 marzo
1) Parlare di responsabilità collettiva di un popolo per le scelte dei propri governi è un assunto da respingere sempre e comunque. Quando ci si rifà a quella logica, ci sono sempre fini pretestuosi di dominazione (geo)politica.

2) Il sionismo è al governo dal 1948 in Israele, e le sue varianti di destra-centro-sinistra hanno significato solo una diversità interna di indirizzo e di strategie. Questo è un fatto, come lo è che sionismo ed ebraismo non sono sovrapponibili. Chi confonde, esprime solo ignoranza al riguardo e, consapevolmente o meno, un retroterra mental-culturale di dominazione e sopraffazione che nella Storia ha prodotto colonialismo/imperialismo. Chi dice che la stragrande maggioranza della popolazione israeliana appoggia l'ideologia sionista, ignora il 20% della popolazione (araba israeliana), che massicciamente questo appoggio non lo dà, e quella componente ebraico/'israeliana' anti-sionista che non si riconosce nei partiti sionisti e non è rappresentata in parlamento

Mario Cecere alle 9.09 del 26 marzo
Di fronte alla mattanza inaudita subita dal popolo palestinese ininterrottamente, dalla nascita dello stato d'Israele ad oggi, compiuta col supporto dell'Occidente e in particolar modo degli usa che sono i principalei finanziatori di israele; di fronte alla punizione collettiva del popolo civile di Gaza colpita con bombe al fosforo; di fronte al silenzio servile dei media occidentali e italiani in particolare; di fronte al fatto che la popolazione israeliana -certo non quella araboisraeliana: mi pare pleonastico: sono loro le vittime dell'antisemitismo in quanto unici semiti d'Israele: i caporioni israeliani sono invece askenazyti, popolazioni caucasiche convertitesi al giudaismo secoli orsono; la popolazione israeliana si è mostrata solidale e compatta col suo governo, che liberamente ha eletto, negli attacchi terroristici contro la popolazione civile di Gaza. A fronte di documentazione inoppugnabile prodotta da organismi internazionali e da ultimo il video pubblicato

Mario Cecere alle 9.17 del 26 marzo
Da Human Rights Watch, ci si chiede perché Woody Allen o David Grossmann, quest'ultimo presenzialista da Fazio, non abbiano formulato la più ferma condanna e la richiesta dell'immediata esemplare punizione degli assassini che hanno sterminato donne e bambini che vivono su una terra inguustamente occupata. Un Guccini qualunque in Italia minacciò ai suoi tempi, in caso di vittoria del berlusca, di abbandonare il paese in segno di protesta e affllizione. Ci si potrebbe attendere un gesto del genere dalla società 'civile' israeliana? Finora esso NON c'è MAI stato, né mai ci sarà. Oppure stasera Moni Ovadia, appellandosi alla dignità del genere umano, chiederà di intervenire da Fazio dove lancerà la ferma e inequivocabile condanna dello Stato d'Israele di cui egli è cittadino e chiederà ai suoi governanti di processare per crimini contro l'umanità i responsabili delle stragi sulla popolazione civile di Gaza. Tutto il resto sono chiacchiere.

Nicola Vallerini alle 13.53 del 26 marzo
In una demoscrazia è ovvio che un popolo sia responsabile della condotta dei suoi governi, Israele non è una dittatura. Però certe cose non si possono dire, perché loro sono le vittime dell'olocausto e chi si oppone ai loro crimini è antisemita...

Donatella Bianchi alle 20.02 del 26 marzo
Con tutto il rispetto per il popolo israeliano, non si può però accettare e non condannare i loro crimini solo perché sono le vittime dell'olocausto.

Rivista Indipendenza alle 1.24 del 27 marzo
Nicola V.: Parli di democrazia, ma a dire ciò che è, si tratta dove più dove meno di "democrazie" rappresentative maggioritarie con premio di maggioranza in cui lo spazio parlamentare è occupato da varianti politiche intercambiabili nell'esercizio (da noi, ad es., subalterno) del potere. Pur nella diversità dei casi e delle specificità delle situazioni, mi sembra evidente che viga un moderno totalitarismo: di fatto un'oligarchia con una parvenza di legittimazione popolare attraverso il formale esercizio del voto. Anche quest'unica forma di "intervento popolare" è da tempo ulteriormente pilotata attraverso modifiche delle leggi elettorali con evidenti finalità politiche. Il processo non è ancora completato e la forma del bipartitismo (sostanzialmente fittizio) è l'ulteriore passaggio verso una sempre più organica americanizzazione della scena politica dei (sub)dominanti 'nostrani'. Quando dici che "un popolo è responsabile della condotta dei suoi governi" c'è da sorridere amaro...

Rivista Indipendenza alle 1.34 del 27 marzo
Mario C.: Ci sono intellettuali e intellettuali. I "nuovi storici" israeliani (S. Flapan, T. Segev, A. Schlaim, I. Pappé, B. Morris, ecc.) e diverse componenti ebraiche anti-sioniste, pur in una diversità di intenti, metodo ed opinioni, da molti anni hanno sottoposto a revisione i miti della storia ufficiale d'Israele a partire dalla guerra del 1948 e dall'esodo/cacciata dei palestinesi. Pensa a un Z. Sternhell ("Nascita di Israele", da Baldini&Castoldi) o a un B. Kimmerling o a un G. Shafir e alle loro storie sul sionismo in Palestina. Analizzando la matrice colonialista di popolamento e statalista del sionismo, hanno demolito il mito dei pionieri e del kibbutz visto non come la realizzazione di un sogno socialista, ma come strumento di persecuzione verso la popolazione araba. Nessuna vera pace potrà scaturire senza il riconoscimento della tragedia permanente palestinese a partire dal 1948, cioè "il peccato originale dello Stato d'Israele", titolo di un libro dello storico D. Vidal.

Mario Cecere alle 4.38 del 27 marzo
Concordo. Ma vivendo anche ciò che ci passa il convento mediatico -in forme arroganti e banali- la spontaneità ribelle insorge perché si sente presa i n giro. Precisazione comunque puntuale.

Nicola Vallerini alle 9.54 del 27 marzo
E' troppo facile giustificare così.

Mario Cecere alle 16.15 del 27 marzo
Non era una giustificazione. Solo che ogni qualvolta si tocca l'argomento Israele vengono sistematicamente fatti scattare precisi meccanismi psicologici che presto o tardi portano noi stessi a reprimere ogni critica per evitare l'accusa annichilente e infamante del secolo. Guai sono: il totem dell'antisemitismo, il mito dell'eterna colpa per l'olocausto, in base al quale tutto è e sarà eternamente giustificato per Israele.

Nicola Vallerini alle 16.23 del 27 marzo
c'è un equivoco, io sono completamente d'accordo con te. Mi stavo rivolgendo a Rivista Indipendenza.

Eli Mcbett alle 14.31 del 28 marzo
Il fatto che non ci sia dissenso in uno Stato non vuol dire che lo Stato sia libertario o che tutti siano concordi.
Potrebbe voler dire che la gente che dissente viene mandata a fare tirocinio all'estero, esiliata in qualche modo, oppure viene fatta sparire, .....sleeping with the fishes....?
Non tutte le forme di esistenza accadono sotto bandiere ... politiche e con forti risposte sociali...
Non sono io una delle migliaia di individui che in Italia sarebbe adesso morto ma sopravvive perché è un po' fuori tiro?... Poi iniziano a metterti sotto tiro pure se ti sposti... Ma non c'è nessuno che ne parla e molta gente non si accorge neppure di stare "agendo politicamente".... Oggi è tutto il giorno che firefox si chiude in continuazione... chissà... chi può fare politica è già un passo avanti a molti altri che la pensano allo stesso modo ma stanno a guardare i pesci che gli mangiano il naso...

Emilio Rivetti alle 10.39 del 30 marzo
Un popolo veramente civile non avrebbe permesso quello che stanno facendo gli israeliani con i palestinesi, è sotto gli occhi di tutti!!! ed i governanti di paesi "civili" , COME CON IL NAZISMO, permettono che avvengano queste cose senza reagire!!!!!!

Emilio Rivetti alle 12.12 del 30 marzo
Un sistema dove non esiste la possibilità di reagire porta al nazismo. Sto leggendo "La banalità del male" di Hannah Arendt, un libro che dovrebbe essere riletto in continuazione perché spiega come è potuto accadere che il nazismo facesse quello che ha fatto senza che nessuno facesse niente: ci sono complicità enormi fatte di silenzio, interessi economici, cose dette per confondere o cose non dette, far diventare delle persone asociali (vedi ora i romeni) ma sorprendente è che chi si è ribellato, vedi la Danimarca, non ci sono state tutte quelle atrocità avvenute in altri stati.
Sono contento che abbiamo internet e che riusciamo a far girare informazioni che la politica ufficiale non vuole che girino, e che ci permetta di vedere veramente quello che succede.
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MessaggioTitolo: Sinn Fein solidarizza con il popolo palestinese e Hamas   Sab Apr 11 2009, 17:55

Avete letto questa notizia lanciata dalla France Presse? Ne sono venuto a conoscenza poco fa e ho visto riscontri sulla stampa irlandese.

Gerry Adams esprime ad Haniyeh l'appoggio dei repubblicani irlandesi alla Palestina. A Gaza, il presidente del Sinn Féin, Gerry Adams, si e' incontrato due giorni fa (il 9) con il presidente del Governo di Gaza, Ismail Haniyeh (Hamas), per manifestare l'appoggio suo e del suo partito al popolo palestinese per il massacro commesso dall'esercito israeliano in questo territorio.

Mi sembra una posizione molto significativa quella di Sinn Féin, non trovate? Coraggiosa sul piano internazionale e molto significativa politicamente.
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MessaggioTitolo: L'ultima versione della "pax israeliana"   Lun Giu 15 2009, 16:39

L'ultima versione della "pax israeliana". Esclusivismo teocratico comunitarista ("Israele come Stato del popolo ebraico"), stato palestinese bantustan (frammentato, "senza armi, senza controllo dello spazio aereo, senza la possibilità di ingresso di armi, senza la possibilità di allacciare relazioni con l'Iran o Hezbollah"), annessione di Gerusalemme ("capitale indivisibile di Israele"), negazione ai profughi palestinesi del diritto alla terra e al ritorno ("il problema va risolto fuori dal territorio di Israele. Il loro ritorno andrebbe contro l'esistenza di Israele come Stato ebraico"). Ha quindi escluso, nei territori palestinesi occupati, e come richiesto dalla cosiddetta Comunità internazionale, il congelamento delle costruzioni nelle colonie esistenti. Lo ha escluso perché, ha detto, bisogna soddisfare le necessità della "crescita naturale".

Su queste basi, e senza condizioni preliminari da parte palestinese, ha chiesto ai palestinesi la ripresa immediata dei colloqui di pace. Un diktat. All'università Bar Ilan (vicino Tel Aviv) Netanyahu, primo ministro di un governo israeliano che va dall'estrema destra ai laburisti, ne ha esposto le linee nel suo primo discorso di politica estera dalle elezioni di febbraio. Una "soluzione di pace", ha detto. Senza sprezzo del ridicolo. L'amministrazione Obama plaude all' "importante passo avanti", ma incassa il dissenso del filo-'occidentale' presidente palestinese Abu Mazen -il che la dice lunga- che accusa il premier israeliano Netanyahu di "silurare" tutti gli sforzi di pace. E Hamas denuncia l'ideologia "razzista ed estremista" del discorso di Netanyahu.

La resistenza palestinese continuerà...
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Volpone

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MessaggioTitolo: Re: sul Campo di concentramento e di sterminio di Gaza   Lun Ago 24 2009, 00:22

Metafora del conflitto in Palestina

Supponiamo che tu lettore abiti con i tuoi 5 figli, tua moglie e i tuoi genitori in una casa di due piani con annesso giardino, autorimessa, laboratorio artigianale, campo e stalla con le mucche.
Il fondo appartiene alla tua famiglia da decine di generazioni e tu vivi con il ricavato del laboratorio, dalla coltivazione del terreno annesso e dall’allevamento delle mucche.

Un giorno un tale ti chiede di ospitarlo per qualche giorno con la sua famiglia. Lo sistemi nella camera per gli ospiti al piano terreno per la quale ti paga un piccolo affitto.
Col tempo “loro” (gli ospiti) diventano sempre più intraprendenti : utilizzano la lavanderia, il giardino, la tua automobile, ecc. Dopo qualche mese non pagano più l’affitto.

Un giorno li richiami all’ordine ma loro minacciano di ucciderti. Spaventato ti rifugi da tuo cugino. Approfittando della tua assenza, “loro” si installano al I. piano. Al tuo ritorno si rifiutano di lasciarti entrare e sei costretto a soggiornare nella camera degli ospiti al piano terreno. Quando tenti di salire al I. piano ti danno un sacco di legnate e come se non bastasse sparano uccidendo uno dei tuoi figli. Chiami la polizia ma non ha tempo.

Un giorno “loro” utilizzano il tuo laboratorio e con il denaro prelevato dai tuoi libretti di risparmio lo ingrandiscono. Grazie alla loro abilità e alle loro relazioni internazionali e al lavoro sottopagato di due dei tuoi figli riescono a farne una piccola industria.

Un giorno arrivano dei parenti di “loro” in difficoltà : sei costretto a liberare la camera degli ospiti al piano terreno e alloggiare nell’autorimessa. I tuoi figli devono dormire sotto una tenda in giardino e i tuoi genitori sono costretti a bivaccare in strada.

Un giorno ne hai piene le scatole e tenti di sloggiarli con la forza. Uccidi uno dei loro figli ma anche loro sparano e uccidono uno dei tuoi figli, inoltre danneggiano l’autorimessa e distruggono la tenda. Nella tua casa e nelle adiacenze ogni tua traccia è stata cancellata e “loro” hanno applicato su tutto il loro stemma di famiglia. Interviene la polizia ma non sa che pesci pigliare, ha pure paura di “loro” e ti suggerisce di trasferirti da tuo cugino.

Un giorno la faccenda finisce davanti al giudice : “loro” affermano che la proprietà appartiene loro perché quando sono arrivati era disabitata, perché i loro antenati, con l’aiuto di Dio, vi vissero 2000 anni fa, perché “loro” hanno trasformato il terreno arido in un giardino, hanno creato un’industria e ora, grazie a “loro”, tutto è in ordine. Inoltre ricordano i loro fratelli assassinati dai banditi in un paese straniero.
Malgrado che anche tu sei un credente praticante, “loro”, mentendo, affermano che Dio è dalla loro parte e che per questo il vostro è solo un contenzioso di natura religiosa.
Il giudice, considerata la situazione esistente e visto che non è possibile stabilire a chi appartenga il fondo perché “loro” hanno distrutto i registri fondiari e tutti i documenti, decide salomonicamente di assegnare il I. piano, il laboratorio a “loro” e il piano terreno, il campo con la stalla, il giardino e l’autorimessa a te. “Loro” uccidono l’assistente del giudice e nottetempo posano una recinzione che t’impedisce l’accesso al campo e alla stalla. Impotente vedi “loro” mungere le tue mucche e lavorare con i tuoi attrezzi.

Furioso, con alcuni amici tenti di riconquistare la tua casa, ma “loro” respingono l’attacco distribuendo legnate a tutti. Inoltre occupano tutta la proprietà e pure gli orti dei vicini dai quali prelevano gli ortaggi.
Il giudice permette ai tuoi figli di soggiornare nella camera per gli ospiti mentre tu puoi stabilirti nell’autorimessa che devi riparare a tue spese.
“Loro” fanno lavorare saltuariamente i tuoi figli nella stalla.

Un giorno “loro” , aiutati da un amico potente, con minacce o con la restituzione di una parte dell’orto, riescono a convincere i tuoi vicini a non aiutarti più. Nel frattempo “loro” progettano la tua espulsione definitiva e per convincerti ad andartene distruggono l’autorimessa, controllano la tua posta, le tue telefonate, i tuoi spostamenti, ti confiscano l’automobile, ti rompono la tele, ecc. Per pagare questi interventi “loro” ti obbligano a partecipare alle spese amministrative. Mentre tu sei ridotto in miseria “loro” prosperano.
Il giudice ti regala una tenda e attribuisce una misera rendita ai tuoi genitori sistemati in un provvisorio-definitivo in mezzo alla strada. Due figli vivono alla bellemeglio al piano terreno della casa e il terzo è emigrato all’estero e saltuariamente ti invia un po’ di denaro.

Un giorno “loro” posano un cancello all’entrata del giardino e uno all’entrata della casa. Non puoi più recarti dai figli ne’ dai genitori e neppure al lavoro, a scuola o all’ospedale.
I tuoi genitori e tuo figlio emigrato non possono più entrare. Nel frattempo arrivano altri parenti di “loro” e si sistemano in una roulotte che posteggiano nel giardino.
“Loro” uccidono anche il tuo fedele cane perché “potrebbe diventare pericoloso”.

Un giorno ti rassegni e ammetti la tua sconfitta. Accetti che la casa sia “loro” in cambio della possibilità di vivere in pace nel giardino e di ricostruire l’autorimessa. “Loro” si dichiarano contenti che finalmente hai ammesso che “loro” sono i legittimi proprietari, ma sul resto nicchiano. Alcuni di “loro” ti insultano, distruggono nuovamente la tua tenda, tagliano anche gli ulivi dai quali ricavavi il tuo sostentamento e ti chiudono l’acqua.
Generosamente “loro” ti offrono di stabilirti in un angolo del giardino sotto loro controllo.

Un giorno, visto che la situazione diventa insostenibile, spari un colpo di fucile verso la casa ferendo uno di “loro”. Per risposta “loro” uccidono un altro tuo figlio, ti rifilano un sacco di legnate e ti rinchiudono nel ripostiglio affermando che sei un pericoloso terrorista e finchè non ti calmi non ti rivolgeranno più la parola. Come se non bastasse tua moglie ti accusa di inettitudine e minaccia di andarsene per la propria strada.

Un giorno, per la disperazione, tuo figlio incomincia a lanciare sassi verso di “loro” , ma loro rispondono con fucili, cannoni, bombe, divieti, controlli, distruzioni, minacce, muri, ecc.
La gente, informata solo da “loro” , pensa che siete dei violenti e non vi aiuta.
Molte persone, incluso il giudice, tacciono perché intimorite dal potente amico di “loro” o perchè si sentono toccate dall’assassinio avvenuto all’estero dei fratelli di “loro”.
Qualcuno incomincia a dire che fai solo casino, che aiutarti costa troppo, che avresti dovuto accettare la generosa offerta di “loro” e che forse è meglio che te ne vai…Altri, pur denunciando la situazione, non osano intervenire o se ne disinteressano.

Caro Lettore : se sei in questa disgraziata situazione non puoi essere altro che un Palestinese.
Ovviamente “loro” sono i sionisti, la polizia sono gli inglesi, il giudice è l’ONU , la gente è la comunità internazionale, i vicini sono L’Egitto, la Giordania, la Siria, il Libano, il potente amico di “loro” sono gli USA, la moglie è Hamas, ecc.

Come si farà ora a convincere “loro” a restituire il maltolto, o perlomeno a permettere una accettabile coabitazione ?
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Ros



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MessaggioTitolo: LE MENZOGNE DELL'ONU SU GAZA   Sab Ott 31 2009, 11:11

LA TRAGICOMICA DELL’ONU E LE MENZOGNE SU GAZA

Negli ultimi anni da parte delle Nazioni Unite si sono moltiplicati i documenti infondati e ingannevoli contro Israele, i quali poi devono essere smentiti e ritrattati dalla stessa Onu. Nel frattempo Gaza è diventato terreno fertile per qualsiasi accusa contro lo stato ebraico: ogni falsità, propaganda mediatica, mistificazione, alterazione della verità è non solo abilmente creata dai terroristi di Hamas e dai loro alleati arabi, ma pedissequamente riportata dai media occidentali senza alcuna verifica. Di ciò si avvantaggiano le parti politiche internazionali pervicacemente avverse a Israele, così come sta accadendo appunto anche all’interno dell’Onu. Questa tragica pagliacciata si è ripetuta negli ultimi giorni grazie al giudice Richard Goldstone e al Rapporto d’indagine sulla guerra nella Striscia di Gaza.
Continua a leggere tutto qui:

http://www.loccidentale.it/articolo/s.0080737

Se questo articolo ti sembra interessante ti sarei molto grato qualora, con la tua mailing-list, vorrai darne massima risonanza inoltrandone l’INIZIO e il LINK. Ti ringrazio molto.
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iskra

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MessaggioTitolo: Re: sul Campo di concentramento e di sterminio di Gaza   Mer Nov 04 2009, 11:37

Volpone ha scritto:
Metafora del conflitto in Palestina
Bellissima davvero la tua metafora/storia del conflitto. Invito tutti a leggerla per intero. Potrebbe adattarsi anche a tante altre realtà...
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kamo

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MessaggioTitolo: Re: sul Campo di concentramento e di sterminio di Gaza   Gio Nov 19 2009, 16:21

iskra ha scritto:
Volpone ha scritto:
Metafora del conflitto in Palestina
Bellissima davvero la tua metafora/storia del conflitto. Invito tutti a leggerla per intero. Potrebbe adattarsi anche a tante altre realtà...
Condivido, iskra
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kamo

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MessaggioTitolo: Re: sul Campo di concentramento e di sterminio di Gaza   Dom Gen 03 2010, 15:21

Hamas è ostile «allo stato sionista», non all'ebraismo. Questo hanno dichiarato e spiegato, a più riprese, ai giornalisti quattro rabbini antisionisti e una donna ortodossa, ospiti di Hamas. Lo riferisce la stampa ortodossa in Israele. I religiosi, giunti da qualche giorno nella Striscia di Gaza in segno di «solidarietà al popolo palestinese che soffre per la occupazione israeliana», hanno poi trascorso il riposo sabbatico in un albergo di Gaza. A loro le autorità di Hamas hanno avuto cura di far pervenire nel loro albergo cibi 'kosher', ossia confezionati secondo la più rigorosa ortodossia ebraica.

I rabbini Israel Weiss, Israel Pinchas Friedman, Yishai Rozenberg e David Feldman, entrati con passaporti statunitensi e canadesi (l'identità della loro accompagnatrice non è stata resa nota) sono stati ricevuti dal leader di Hamas a Gaza, Ismail Haniyeh. Sono esponenti dell'organizzazione internazionale di ebrei ortodossi "Neturey Karta" ("I guardiani della mura", in aramaico) che, per motivi teologici, non riconosce lo stato di Israele perché espressione non di una volontà divina, ma di un movimento laico, il sionismo.

Questo –sostengono– nulla ha a che fare con i principi ed i valori religiosi dell'ebraismo, del cui nome piuttosto si è servito e si serve per giustificare la propria politica coloniale e genocida contro i palestinesi. Il sionismo –aggiungono– ha alterato drammaticamente la pacifica convivenza, tra culture e religioni diverse, che esisteva in Palestina prima della conquista sionista. Neturey Karta è fautrice di un ripristino dello status quo precedente alla "nakba" (catastrofe) dell'occupazione sionista del 1948.
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rtino66



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MessaggioTitolo: Re: sul Campo di concentramento e di sterminio di Gaza   Dom Gen 03 2010, 17:19

http://www.youtube.com/watch?v=SUcZqXBsASw

Il link appena sopra è a proposito del messaggio precedente e di cosa veramente pensano gli ebrei (veri) del piano sionista
L'argomento in generale cmq è molto, molto più vasto di quel che si pensi...
La Palestina è l'agnello sacrificale per un disegno dai connotati più inquietanti che fa il paio con tutta la politica estera internazionale dello stato sionista.
"Qualcuno" in un link, che posto subito sotto, dichiara: non c'è alcun bisogno di essere ebreo per essere SIONISTA".
Nel link appena sotto, vi prego di prestare attenzione a cosa viene detto ed al significato reale di tutto ciò che accade in Palestina. Si evidenzia a chiare lettere da che parte sta il POTERE e qual è il suo reale obiettivo.

http://www.youtube.com/watch?v=ro3LXfq9ozA&feature=player_embedded
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sankara

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MessaggioTitolo: Re: sul Campo di concentramento e di sterminio di Gaza   Lun Dic 27 2010, 04:25

Il 27 dicembre di due anni fa iniziava l'operazione "Piombo Fuso".

Israele, con la connivenza di fatto di USA e Unione Europea, bombardava Gaza: circa 1500 morti tra la popolazione. In quasi un mese. Un'accelerazione alla normale mattanza di assassinii di palestinesi pressoché quotidiani.

Ma come due anni prima in Libano, anche a Gaza, Israele non è riuscito a soffocare militarmente la resistenza né a piegare il sostegno ad essa della popolazione.

Su www.rivistaindipendenza.org due speciali di notizie di allora: "Gaza. Controinformazione e Resistenza" e "Gaza: notiziario 10-23 gennaio 2009".
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MessaggioTitolo: Re: sul Campo di concentramento e di sterminio di Gaza   Lun Mag 16 2011, 16:34

15 maggio, anniversario della "nakba". Ai profughi che dal 1948 rivendicano il diritto a tornare nelle terre da cui furono espulsi, Israele ha risposto sparando alla frontiera libano-palestinese, siro-palestinese, in Palestina.
L'ennesima mattanza.
Per molto molto meno, altrove, già si sarebbe urlato ai crimini contro l'umanità e accesi i motori dei bombardieri umanitari...
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sankara

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MessaggioTitolo: Re: sul Campo di concentramento e di sterminio di Gaza   Mar Ott 18 2011, 12:35

1.027 prigionieri, nella quasi totalità palestinesi, in cambio della consegna del prigioniero di guerra israeliano Gilad Shalit, catturato da Hamas nel giugno 2006.

Una gran bella notizia per la resistenza palestinese e per gli altri suoi prigionieri ancora da liberare.
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kamo

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MessaggioTitolo: Re: sul Campo di concentramento e di sterminio di Gaza   Gio Ott 20 2011, 00:34

sankara ha scritto:
1.027 prigionieri, nella quasi totalità palestinesi, in cambio della consegna del prigioniero di guerra israeliano Gilad Shalit, catturato da Hamas nel giugno 2006.

Una gran bella notizia per la resistenza palestinese e per gli altri suoi prigionieri ancora da liberare.
A quando la cattura, quindi, di altri "prigionieri di guerra" israeliani?
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