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 Dopo il corteo di Roma dell'11 ottobre...

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Admin
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Numero di messaggi : 435
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MessaggioTitolo: Dopo il corteo di Roma dell'11 ottobre...   Sab Ott 11 2008, 19:57

Chiedo a voi tutti di esprimere un parere sulla manifestazione di oggi a Roma, contro il governo Berlusconi, indetta dai partiti della sinistra radicale. Si è trattato della prima uscita significativa dopo il crollo elettorale che li ha fatti sparire dal parlamento. Chiedo a chi ha partecipato di socializzare le impressioni che ha tratto dal corteo, le aspettative che lo hanno spinto a partecipare, le prospettive che vede, politiche e anche organizzative, in relazione al prevedibile rimescolamento dei rapporti "a sinistra". Chiedo di intervenire anche a chi non ha partecipato al corteo, per esporre comunque le sue ragioni e valutazioni.

Dare voce al riguardo non vuole essere un parlare per parlare. E' anche attraverso la percezione e le aspettive individuali o del collettivo/realtà di cui si è parte che è possibile ricostruire spazi dialogici per meglio capire la realtà e con più consapevolezza orientarsi nell'agire sociale e politico. Grazie per il vostro contributo.
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antonella



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MessaggioTitolo: Re: Dopo il corteo di Roma dell'11 ottobre...   Dom Ott 12 2008, 01:40

Ciao, non sono potuta venire a Roma oggi ma dai pochi video che ho visto mi sembra che sia stato un successo!! la sinistra non è morta come credono in molti, ci siamo ! non vedo l'ora di leggere testimonianze dei partecipanti....Antonella
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gian



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MessaggioTitolo: Re: Dopo il corteo di Roma dell'11 ottobre...   Dom Ott 12 2008, 02:43

Non ho partecipato alla manifestazione, e non ho seguito per ora i commenti dei giornali su questa cosa.

Non è che non mi interessi la manifestazione, anzi tutt’altro, mi interessa eccome e di cosa succede in questo arcipelago di sinistra cosiddetta radicale.

Premetto però che non parteciperò più a queste manifestazioni organizzate da…

Oggi sembrano fatte apposta per far resuscitare non una classe dirigente, ma “casta” politica che alcuni mesi fa alle ultime elezioni era stata delegittimata dal suo stesso elettorato.

Ora questi delegittimati ad essere rappresentanti di un popolo in parlamento, sono alla ricerca disperata di credibilità politica e visibilità personale.

Quello che non comprendo è la schizofrenia dell’elettorato di questa sinistra, prima si riesce a cacciare (giustamente) i suoi "dirigenti" dal parlamento, e dopo cinque mesi gli si organizza sempre a questi una manifestazione nazionale, gli si offre una finestra mediatica, perché possano ancora resuscitare, dar voce al loro verbo e poi magari alla loro linea politica, suvvia facciamo i seri. Evil or Very Mad

Saluti
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kamo

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Numero di messaggi : 271
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MessaggioTitolo: Re: Dopo il corteo di Roma dell'11 ottobre...   Dom Ott 12 2008, 09:21

Neanch'io ho partecipato alla manifestazione. Per curiosità sarei anche andato a vedere, ma non ho potuto per varie ragioni. Le riflessioni che ha fatto Gian le condivido in pieno. Temo che possano rientrare dalla finestra figure e linee politiche che sono state giustamente cacciate dalla porta. Se qualcuno è andato, può dire qualcosa in proposito? Dai volantini, dagli slogan, dagli striscioni, cosa emergeva? La cosa mi interessa molto. Mi piacerebbe che non venisse meno la possibilità di costruire qualcosa di nuovo, in Italia, in termini di alternativa politica, che non sia cioè opposizione politica ad un raggruppamento politico (il centrodestra) e alla fin fine una variante interna del sistema politico dominante. Secondo me, la sinistra radicale è stata questo, gravitando nell'orbita del centrosinistra e sostenendone le politiche al governo, in sostanza così molto poco dissimili da quelle del centrodestra. Credo che ci ricordiamo tutti...
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rossaprimavera



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MessaggioTitolo: il corteo dell'11 ottobre 2008 a Roma   Dom Ott 12 2008, 18:52

Ho partecipato al corteo dall'inizio alla quasi fine.....le mie impressioni nonchè speranze sono queste, ve le comunico e mi piacerebbe ricevere dei pareri.
La netta sensazione che ho avuto è stata quella di un corteo, di una conta ,fatta per noi , ad esclusivo appannaggio interno ossia della sinistra definita radicale ( aggettivo che trovo poco calzante ma insomma...) .
Forse e ripeto forse....FINALMENTE CI SIAMO STANCATI DI ESSERE GLI ETERNI DIVISI la costante reductio ad unum...o come si diceva una volta COMPAGNI ANDATE AVANTI A GRUPPI SPARSI...DI UNO.
Questo mi è sembrato veleggiasse nell'aria una voglia di contare anche numericamente e stanchezza dei personalismi che troppo incidono ed hanno tagliato ,storicamente e non, solo la sinistra.
Non so se questo percepire fosse frutto più della speranza che della realtà...ma molt* compagn* nel corteo lamentavano queste stolte operazioni dei vertici....
Quindi io non mi preoccuperei della eventuale ricaduta su le forze di governo....che se ne infischiano altamente dell' opposizione reale e presunta....cercherei invece di far leva sulla base e tastare gli umori per una rinnovellata primavera della sinistra.
Ed aggiungo che secondo me questa è l'ultima chance che abbiamo o ce la giochiamo per bene oppure l'oblio ci offuscherà per no so quanti lustri.
Quindi continuare su questa china sarà la nostra tomba politica e sociale...mi auguro che il corteo che ha visto le sigle ben mescolate nonostante le contrapposizioni dia la stura ad un dibattito che approdi a migliori lidi di quelli attuali....
SIAMO TROPPO GIOVANI PER ATTENDERE.... (slogan di alcuni spezzoni di corteo)
COME DARGLI TORTO?
...io sono troppo vecchia per attendere ancora godot.....e arrivsse perdincibacco!!!!
sunny
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Razumichin

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Numero di messaggi : 67
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MessaggioTitolo: corteo   Dom Ott 12 2008, 21:29

sono stato al corteo e sono rimasto sorpreso dalla partecipazione che immaginavo sarebbe stata più contenuta. Probabilmente, scusate la psicologia da due soldi, le turbolenze economiche di questi giorni hanno portato ad una presenza numerica in altri momenti difficilmente realizzabile.
Il corteo era composto nella quasi totalità da militanti di rifondazione e, numericamente esigui, c'erano i democratici di sinistra, i comunisti italiani e quelli del partito comunista dei lavoratori, oltre ad uno sparuto gruppo dei CARC.
Venendo nel merito, al di là del numero, sono d'accordo con rossaprimavera che si è trattata di una manifestazione fatta per contarsi, un rito di rafforzamento identitario che ha però per me una valenza politica negativa. Gli slogan obsoleti, tra l'altro pochi e raramente scanditi (sembrava quasi una mega scampagnata, più che un corteo di proptesta), "il potere dev'essere operario", "il proletariato non ha nazione, ecc.", attestano il perpetuarsi di vecchi stereotipi politici ormai inservibili per un movimento che volesse caratterizzarsi in senso rivoluzionario ed anticapitalista. C'è la sicurezza psicologica e mentale di far parte di un gruppo numeroso, con la sensazione gratificante di occuparsi di politica per il semplice fatto che si è in tanti a fare le stesse cose. Un rifugio identiario scevro da ogni concreta analisi politica, ribadisco, è quello che offre l'area della 'sinistra radicale'. L'auspicio di Kamo che "non venga meno la possibilità di costruire qualcosa di nuovo, in Italia, in termini di alternativa politica, che non sia cioè opposizione politica ad un raggruppamento politico (il centrodestra) e alla fin fine una variante interna del sistema politico dominante" dovrà necessariamete trovare altre strade per concretizzarsi. Quella che propone Indipendenza, mi sembra valga la pena di essere percorsa.
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AgrimensoreK



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MessaggioTitolo: Re: Dopo il corteo di Roma dell'11 ottobre...   Lun Ott 13 2008, 10:50

Riporto l'opinione di Paolo Cacciari (spero non me ne voglia, se ne viene a conoscenza, per aver destinato qui un post che è la risposta ad un altro e destinato ad altro contesto web ) che mi pare interessante.

Paolo Cacciari ha scritto:
se dici che ieri a Roma hai assistito a "una manifestazione di stupidità politica", rischi di dare degli stupidi a tutti quelli che hanno partecipato. E non credo sia questo ciò che pensi. Non è nemmeno vero che tutti si siamo stretti nei loro spezzoni organizzati. I grandi corti romani hanno sempre questo rischio: mostrare le potenze muscolari delle varie organizzazioni in competizione tra loro. Un po' come giocare a chi ce l'ha più lungo! Ho visto, invece, molte bandiere di partito mischiate tra loro e contente di esserlo. Vi sono poi state presenze significative di insegnati e studenti, di lavoratori della sanità, di lavoro e società, e altre delegazioni territoriali (Messina, Formicino, Val di Susa...) così come quelle di alcune ong (Un ponte per...), de il manifesto...
Hai invece ragione nel dire che i commenti catturati agli "uomini politici famosi" e selezionati dai giornalisti sono quasi tutti in chiave di interpretazione del successo della manifestazione ai fini della lotta in corso per la rappresentanza partitica dei naufraghi delle elezioni del 21 aprile. Del resto come fai a negare che anche questo sia un problema (secondario, conseguente - se lo ritieni)ancora aperto? La questione - a me pare - non è quella di disinteressarsi della questione "politica", ma di trovare il modo che questa lotta (in pratica: chi e come potrà/dovrà essere eletto alle europee il prossimo anno) non distolga, mortifichi, soffochi... le iniziative di lotta, di resistenza e di opposizione (non solo al Governo, ma alla Confindustria, al Vaticano ecc.) che vi sono e che ieri hanno dato una straordinaria manifestazione di vitalità.
Io penso alla manifestazione di ieri come ad un successo anche in questa direzione: nei fatti (per meglio dire: potenzialmente, e in modo ancora più allargato rispetto al 20 ottobre dello scorso anno) si è costituito un terreno comune e aperto, uno spazio di tutti, una piattaforma che include tutte le istanze. Si è stabilito soprattutto un metodo: si parte dal fare, non dal predicare.
Certo, anch'io vedo ancora dei limiti giganteschi. Due soprattutto: i movimenti terriotriali e sociali sono la linfa vitale dell'opposizione e dell'alternativa, ma non ci sono. Sono alla finestra, disincantati, delusi, sospettosi, gelosi... Riconquistare la loro fiducia è possibile solo se i partiti e le forze politiche che hanno sfilato ieri (orgogliosi di esserci ancora, perche no?) sapranno "mettersi a disposizione", riscoprire il loro ruolo "di servizio", aiutare i movimenti sociali a riconquistare forza e incisività. Secondo limite: sono molto poche le città, i quartieri, le fabbriche le scuole... dove si sono costituite istanze unitarie, coordinamenti, agende e piattaforme di iniziative politiche convergenti.
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rifo88



Numero di messaggi : 10
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MessaggioTitolo: Re: Dopo il corteo di Roma dell'11 ottobre...   Lun Ott 13 2008, 17:05

Sono venuto a Roma da Como, con un pullman organizzato dal partito della Rifondazione Comunista, di cui sono militante.
Il corteo di Roma è stata una grande vittoria, una manifestazione molto partecipata che ha visto di nuovo le bandiere della Sinistra, in particolare di Rifondazione Comunista e dei Comunisti Italiani, sventolare a migliaia...
La Sinistra non può prescindere da una forte identità comunista, né si può chiedere ai compagni di altre tendenze di rinunciare a se stessi.
Una Sinistra davvero plurale non può che nascere da una collaborazione pratica nelle lotte, con le realtà di movimento.. Non è tempo di costituenti partitocratiche, è tempo di piazze e fabbriche, di scuola e università.. è tempo di manifestazioni insomma, di politica praticata nei luoghi opportuni e cioè fuori dalle stanze di partito.
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alekos18

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Numero di messaggi : 1013
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MessaggioTitolo: Re: Dopo il corteo di Roma dell'11 ottobre...   Lun Ott 13 2008, 23:53

E' un piacere rileggere rifo88, razumichin, gian, kamo, agrimensorek e trovare anche dei nuovi, meglio... delle nuove forumiste. In ognuno degli interventi che ho letto (in qualcuno più, in qualche altro meno) ho trovato qualcosa che dava da pensare. Sarà la mia partigianeria, ma mi dà sollievo e trovo molto utile la qualità che sta caratterizzando questo forum, anche nei momenti di polemica e di alterità di vedute. Trovo molta ricchezza in tutto questo...

Sabato già in piazza, prima ancora di percorrerlo dalla testa alla coda, ho avvertito forte la sensazione del contenuto identitario che avrebbe avuto il corteo. Pochissimi striscioni 'rivendicativi', moltissimi rappresentativi di federazioni, circoli e quant'altro. Moltissime bandiere (tra loro, in più punti, anche mischiate) e pochissimi i volantini, qualcuno dal contenuto vagamente propositivo, gli altri tra l'anonimo e la riproposizione di formulari stantii e desueti. La nota dominante del corteo, secondo me, sta tutta qui, nel bisogno di riaffermare l'esistenza di un'identità (comunista, prima ancora che di sinistra plurale), una reazione psicologicamente liberatoria al crollo elettorale e alla sparizione dalla scena parlamentare. In tal senso, come ha scritto sopra qualcuno, importava la "conta" e certamente l'obiettivo è stato centrato dagli organizzatori. Dal corteo nel suo insieme, incluse le solite marginali componenti testimonial/residuali, mi è sembrato che si respirasse compiacimento in questo. Indubbiamente restano (secondo me insanabili) le differenze e gli antagonismi tra frazioni, come nel PRC (nel posizionamento ad esempio che hanno assunto nel corteo i "vendoliani"), ma in quel momento era nell'interesse di tutti, anche a fini elettorali e di contrattazione con il Partito Democratico (PD), affermare il fatto di esserci e soprattutto contarsi anche come appartenenza a questa o quella frazione "comunista". Ed è emerso che il grosso era riconducibile al PRC...

Di per sé contarsi non lo trovo un fatto negativo, purché sia accompagnato da altro. Nella circostanza, da un abbozzo di progetto, da un'idea di come reimpostare e riorganizzare l'intervento politico e sociale, tanto più alla luce del tracollo che c'è stato ed essendo la prima uscita politica significativa. Nessuna frazione si è pronunciata in tal senso. Non voglio essere categorico -il futuro del resto dirà-, ma nel vedere una sfilata sostanzialmente silenziosa (a parte qualche slogan un po' così ed un paio di carri in musica...) che procedeva alla rinfusa e nel constatare la povertà di comunicazione politica (in termini di idee e di proposte) che emergeva dai pochissimi e mediocri slogan scanditi, oltre che dai pochi e poco significativi volantini distribuiti, la sensazione che ho avuto è che, già nelle aspettative, quel che avrebbe contato sarebbero stati, in un senso o nell'altro, i numeri. Si è arrivati a questa scadenza senza aver niente da trasmettere e da proporre per il futuro, che non fosse la foglia di fico dell'anti-berlusconismo mistico. Questo clima di autoreferenzialità autorassicurante mi ha prodotto inquietudine. Senz'altro per l'immediato futuro. Chi sostiene che non sia nelle competenze di un corteo anche solo indicare una linea politica, un indirizzo progettuale, mostra soltanto di essere privo di memoria storica delle lotte sociali e politiche anche solo di questo paese.

Dal punto di vista della "conta" l'obiettivo -dicevo- è stato raggiunto e alla fin fine non sarebbe potuto essere altrimenti giacché un'area comunista, in questo paese, non sparisce certo per un tracollo elettorale. E poi? Niente. E questo a me sembra molto pericoloso. Quorum o non quorum alle europee, o rimescolamento di componenti tra partiti diversi (con scissioni e ricomposizioni), temo che, sotto la solita coltre dell'anti-berlusconismo che mette superficialmente tutti d'accordo (senza vedere che quel modello 'politico-culturale' è piuttosto un (sotto)prodotto del modello coloniale yankee in questo paese che si sta adeguando e attrezzando anche nella sua variante 'sinistra' da Partito Democratico), si riproporrà in futuro quanto già si è visto. Litanìe sul "voto utile", spaccatura tra entristi nel PD ed identitari, inevitabile attrazione (ad esclusione dei più marginali e quindi dei più oltranzisti) su modalità d'interlocuzione con il PD e poi o al governo (a condividere scelte di indirizzo liberista e di vassallaggio imperiale) o, riconfermandosi le destre, alla 'opposizione' (a reiterare il pericolo del fascismo risorgente). Insomma, mi è sembrato di percepire le solite dinamiche post sconfitta elettorale, un film già visto che riparte dall'ascesa al governo delle destre.

E' positivo il ritrovarsi umano/politico, è positiva la presenza in piazza. Sarebbe assolutamente negativo se questo preludesse allo scenario, che mi sembra si stia riproponendo, di uno sconfortante ritorno dei vari ceti politici cui alludeva Gian. Temo che, al di là della vaghezza oggi sull'identità comunista e su cosa questo voglia significare nel XXI° secolo, si continuerà a procedere a lume di naso. La prima istintiva, ragionevole risposta che verrebbe da dare, è quella di Rifo88: ripartiamo dalle lotte. Sì, giustissimo, di lì non si scappa, ma questo si dice ogni volta che le destre sono al governo per accantonarle poi quando si è al governo con il centrosinistra. Vuol dire che non basta, che a queste lotte bisogna imprimere una qualità altra che non porti ad un incasso d'immagine per esecutivi tipo Prodi. Un riflesso del problema, per riprendere l'interessante contributo di Paolo Cacciari trasmessoci da Agrimensorek, viene dalla sostanziale assenza, al corteo, dei "movimenti territoriali e sociali" che Cacciari vede "alla finestra, disincantati, delusi, sospettosi" verso il pluriverso comunista e di sinistra radicale: poche bandiere del Dal Molin, qualche cartello da Scanziano e non ho visto altro. Non si va lontano surrogando le idee, i progetti, con un revanscismo identitario di bandiere, simboli, canzoni. Ripartiamo da un dato che è il miglior lascito del corteo di sabato: esiste ancora una fetta di popolazione, molto più ampia di quella presente in piazza, che esprime, sia pur senza sapere bene dove andare, insofferenza e rifiuto. Voler capire la realtà, sforzarsi di prefigurare prospettive alternative e indicare passaggi intermedi, sarà già un inizio di risposta.
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gian



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MessaggioTitolo: Re: Dopo il corteo di Roma dell'11 ottobre...   Mar Ott 14 2008, 01:25

Dai commenti letti mi sembra che chi ha partecipato alla manifestazione ci sia andato per partigianeria di partito, e per visibilità identitaria.

Sullo spirito delle manifestazioni.
Penso che quando si partecipi ad una manifestazione contro, non deve essere solamente contro un raggruppamento politico, la si dovrebbe fare con uno spirito da gente contro, arrabbiata, e con slogan appropriati, che devono trasmettere il disagio diffuso della realtà quotidiana nazionale che internazionale, e non più su parole d’ordine di cento anni fa, che fanno ridere anche i morti, tipo ( il potere deve essere ecc.. ecc..).
Credo inoltre sia giunta anche l’ora di finire di fare manifestazioni di gente in festa con canti e balli che rasentano la carnevalata, innocue agli occhi ed alle orecchie dei funzionari del capitale, queste vanno fatte casomai per altre occasioni , questa è l’immagine che viene trasmessa dai media e recepita dalla gente a casa, soprattutto quelle fatte dai studenti.

Se come dice Razumichin si sentono solamente slogan preistorici slegati ormai alla realtà, vuol dire che dentro ai circoli cosiddetti comunisti, nulla di nuovo sta crescendo nelle teste dei giovani militanti. E probabilmente chi dirige questi circoli conviene ancora trasmettere un linguaggio ed un pensiero preistorico, ormai morto e defunto.

Se l’alternativa politica è un raggruppamento di gente solamente perchè ha una tessera di partito in tasca , che giustamente alla fine è una variante interna del sistema politico, ossia l’opposizione ad un altro raggruppamento come dice Kamo, allora c’è ancora molta strada da fare e forse bisogna individuare altre forme di aggregazione politica, che io personalmente non saprei indicare. Accetto volentieri nuove idee su questo campo.

Dai post, noto che nulla di nuovo sta bollendo comunque dentro il pentolone di questa sinistra cosiddetta radicale.

Leggendo l’articolo di P.Cacciari postato, pur essendo veneziano anche io, ne dovrà passare del tempo prima che Cacciari riuscirà a convincermi che quel raggruppamento imposto dall’alto - Sinistra Arcobaleno per fortuna nostra, subito morto - dai vertici di partito, e a tavolino senza consultare i circoli di base, al solo scopo di garantirsi loro, se eletti, uno scranno in parlamento era quello che desiderava il popolo di sinistra. Non credo proprio !

E se quello è stato un evidente errore politico oltre che strategico, come viene riconosciuto ora da dai dirigenti stessi, di solito chi commette errori di quel genere se ne deve tornare a casa , e dedicarsi a fare un dignitoso lavoro manuale, e non fare più il dirigente politico di un partito cosiddetto comunista.

Ritornando sulla manifestazione.
Nessuno mi dice se c’erano slogan contro i funzionari del capitale ? Quelli che ci stanno portando alla rovina economica ? Se c’erano slogan contro la partecipazione alle missioni di guerra del nostro governo?

Saluti
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zerbi



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MessaggioTitolo: Il silenzio dei media : 3 domande.   Mar Ott 14 2008, 01:33

Trovate corretto il silenzio dei media, delle TV (compresa la TV pubblica) e dei giornali di massa sulla manifestazione di sabato scorso ?
Quanto ritenete importante avere degli spazi nei grandi mezzi di informazione ?
Quali proposte avete per riuscire ad ottenere gli opportuni spazi dai media al fine di poter garantire e salvaguardare (o costruire) in Italia la democrazia e il pluralismo ?

Ciao a tutti,
Zerbi.
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rossaprimavera



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MessaggioTitolo: manifestazione a Roma   Mar Ott 14 2008, 15:28

leggendo i commenti di gian e di razkumicin....mi sembra di scorgere un certo livore nei confronti di coloro che si schierano.... ( capisco che di qs tempi "baipartisan " schierarsi pare un delitto...ma alcuni lo fanno...) ed inoltre vi è la troppo nota considerazione a fare e proporre qualcosa di nuovo!!!
Ma cosa è questo caspita di NUOVO?
NUOVO cosa?.... rispetto a che? a me sembra che alcuni slogan che forse ad alcuni appariranno prediluviani avevano un senso ed un senso concreto.
Trovare scritto RIFONDAZIONE IN FABBRICA ED IN QUARTIERE per quanto volesse fare il verso ai noti slogan del77 o del 68 aveva il preciso obiettivo di comunicare che era il momento di ritornare nelle realtà quotidiane quelle fatte di gente comune che lavora o che vorrebbe lavorare che ha problemi con la spesa con la casa etc etc....Certo se si vuole essere solo e semplicemente detrattori....prego ci si accomodi...c'è da aspettare però perchè la fila è lunga.
La riflessione che io credo sia più corretta è quella di ripartire da quello che abbiamo in mano per costruire consenso ma soprattutto cultura una cultura sociale che osteggi il fascismo non più strisciante che alligna nella nostra società.
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noname

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MessaggioTitolo: Re: Dopo il corteo di Roma dell'11 ottobre...   Mar Ott 14 2008, 18:55

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Chiedo scusa del modo un po retrò di intervenire (hahahehe)
ma son stato attratto da chi in un certo senso esponeva la visione Orweliana,cioè le famose manifestazioni il cui frastuono non arrivava neanche ai piani in cui alloggiavano i Padroni...
In altre parole quindi, quanto la manifestazione oggi, in una dinamica non più democratica, svolga la sua funzione originale ?? !!
Questa è la domanda e la suguente è una precisazione.
Io so, tutti sanno,quando è il momento di compiere un gesto,io e tutti sanno però che il compiere quel gesto determina un cambiamento reale della realtà,in altre parole alcuni gesti richiedono la presa di responsabilità .
Io so e tutti sanno che ormai la vita sociale viaggia su quella serie di gesti che in realtà simulano una presa di posizione ma che appunto come simulazione esclude il bisogno di una seria responsabilità .
Dunque la manifestazione oggi più di ieri è un modo per lanciare il sasso ma nascondere la mano .
Ancor di più se ci immaginassimo una manifestazione violenta.
Cosa altro fare dunque ??
Prima cosa è la sicurezza di avere un progetto\programma,sicurezza che determina la voglia di responsabilizzarsi,dopo questo e solo questo, allora si potrebbe parlare o progettare la forma definitiva di dissenso atta nell'istaurare il nuovo programma\progetto.
Il sistema sociale,il sistema consumista,lo si chiami come si vuole,brucia e consuma tutto,riesce nel consumare anche il suo più acerrimo nemico,consuma cosi una manifestazione, come se fossero patatine davanti un mediocre film.
La non partecipazione quindi sarebbe la forma di manifestazione atta nel sovvertire le cose ma ci vorrebbe responsabilità.
Chiarisco,se io avessi una bacchetta magica,incanterei tutti i consumatori,affinche restino lì immobili dove sono,lasciando i Padroni morire di fame,perche noi siamo l'unica loro risorsa e l'unica nostra arma è l'assenteismo totale e continuato,uno sciopero ad oltranza,uno sciopero che va da quello della fame a quello della sete che arriva al superfluo come la Tv,come qualsi l'aria che respiriamo.
Dopo di questo però ci vuole l'attuazione del progetto,ma dove è il progetto ???
Ecco perche dunque si continua con le manifestazioni di piazza colorate, etc etc etc .
saluti

noname
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Razumichin

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MessaggioTitolo: Re: Dopo il corteo di Roma dell'11 ottobre...   Mar Ott 14 2008, 23:35

rossaprimavera ha scritto:
leggendo i commenti di gian e di razkumicin....mi sembra di scorgere un certo livore nei confronti di coloro che si schierano.... ( capisco che di qs tempi "baipartisan " schierarsi pare un delitto...ma alcuni lo fanno...) ed inoltre vi è la troppo nota considerazione a fare e proporre qualcosa di nuovo!!!
Ma cosa è questo caspita di NUOVO?
NUOVO cosa?.... rispetto a che? a me sembra che alcuni slogan che forse ad alcuni appariranno prediluviani avevano un senso ed un senso concreto.
Trovare scritto RIFONDAZIONE IN FABBRICA ED IN QUARTIERE per quanto volesse fare il verso ai noti slogan del77 o del 68 aveva il preciso obiettivo di comunicare che era il momento di ritornare nelle realtà quotidiane quelle fatte di gente comune che lavora o che vorrebbe lavorare che ha problemi con la spesa con la casa etc etc....Certo se si vuole essere solo e semplicemente detrattori....prego ci si accomodi...c'è da aspettare però perchè la fila è lunga.
La riflessione che io credo sia più corretta è quella di ripartire da quello che abbiamo in mano per costruire consenso ma soprattutto cultura una cultura sociale che osteggi il fascismo non più strisciante che alligna nella nostra società.
no, rossaprimavera, non nutro alcun livore per chi si schiera, anzi, ne parlavo proprio con un compagno al corteo, lo striscione che mi è piaciuto è quello che riportava la citazione di Gramsci: "Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani (...) Perciò odio gli indifferenti". E ciò proprio perché rivendico apertamente le mie idee politiche. Al di là di questa nota personale, concordo con Alekos che occorre ripartire dal lascito migliore del corteo, ossia che esiste una parte -non del tutto marginale- di popolazione che esprime rifiuto ed insofferenza, ma a questo punto, rossaprimavera, abbiamo idee diverse. Senza ribadire le analisi elaborate da molti sulla natura di Rifondazione Comunista, cosa ha fatto questo partito per farci essere ottimisti sulle sue future scelte politiche? Cosa ha fatto per chi, come dici, vorrebbe lavorare ed ha problemi con la casa e con la spesa se si è sempre supinamente schierato con il governo utlraliberista di Prodi pur avendo le possibiltà, nei numeri parlamentari, di condizionarne la politica? Ricorderai la vergogna del voto sulla missione italiana in Afganistan, non un errore tattico o strategico ma un atto ignobile e di una gravità inaudita. A questo proposito, mi scuso per la digressione, rispondo a gian dicendo che purtroppo non ci sono stati cori contro la guerra.
Certo, mi rendo conto che criticare è un'operazione senza alcun dubbio molto più semplice che non proporre un progetto politicamente efficace, ma lo sforzo sta appunto nel non adagiarsi a realtà consolidate d'opposizione di facciata ma cercare di capire quali sono i nodi da scioglere per provare a spostare i rapporti di forza. Uno di questi nodi, quello fondamentale, è la questione nazionale. Sarà uno sforzo ciclopico...ma, purtroppo, non vedo scorciatoie.
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gian



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MessaggioTitolo: Re: Dopo il corteo di Roma dell'11 ottobre...   Mar Ott 14 2008, 23:50

zerbi ha scritto:
Trovate corretto il silenzio dei media, delle TV (compresa la TV pubblica) e dei giornali di massa sulla manifestazione di sabato scorso ?
Quanto ritenete importante avere degli spazi nei grandi mezzi di informazione ?
Quali proposte avete per riuscire ad ottenere gli opportuni spazi dai media al fine di poter garantire e salvaguardare (o costruire) in Italia la democrazia e il pluralismo ?

Ciao a tutti,
Zerbi.
Mi sembra che i giornali cosiddetti da massa, hanno tutti una proprietà, un padrone o più azionisti.
E le informazioni le notizie che questi giornali trasmettono, devono garantire per prima cosa dentro gli articoli pubblicati gli ideali del suo padrone o dei suoi azionisti.
Democrazia, pluralismo ? Suvvia non facciamo gli ingenui !!

Purtroppo credo che le aspettative ad avere un’informazione cosiddetta obbiettiva e pluralista , si scontrano credo col concetto di democrazia dell’informazione che questi proprietari e/o azionisti delle testate giornalistiche hanno.

Se poi tu trovi “scandaloso” che non se parli anche in televisione della manifestazione, magari da Santoro, o da Lerdner, o da Mentana o a Ballarò, e compagnie varie, mi sembra che questi danno la parola solamente ai funzionari del capitale, ai dirigenti politici, ai dirigenti di partito o sindacali, o agli imprenditori, ossia a quelli che danno garanzia e longevità al sistema.

Magari distribuendo anche un po’ di pluralismo alla parte avversa, dando pure la parola ai nullatenenti, la cosiddetta gente comune, ma questi hanno solamente diritto di comparsa, più che di parola. Ameno che non succedano disgrazie per questi ultimi, allora li si può anche intervistare e far dire la loro, per umiliarli meglio dopo.
p.s
Ricordo che nella metà degli anni ’70, il mio professore di storia la prima cosa che fece all’inizio dell’anno scolastico, era stata di imporci a tutta la classe la lettura di un libro appena uscito di stampa a quei tempi, però dal titolo abbastanza significativo “Come si legge un giornale “. Non male come inizio scuola.

Saluti
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gian



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MessaggioTitolo: Re: Dopo il corteo di Roma dell'11 ottobre...   Mer Ott 15 2008, 00:10

Razumichin ha scritto:

...... mi scuso per la digressione, rispondo a gian dicendo che purtroppo non ci sono stati cori contro la guerra..........
Grazie,
era quello che sospettavo, ci si sta dimenticando pure che abbiamo i nostri soldati che fanno la guerra in giro per il mondo al soldo degli angloamericani

Saluti
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mario rossi



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MessaggioTitolo: sull' 11 ottobre   Mer Ott 15 2008, 11:17

Admin ha scritto:
Chiedo a voi tutti di esprimere un parere sulla manifestazione di oggi a Roma, contro il governo Berlusconi, indetta dai partiti della sinistra radicale. Si è trattato della prima uscita significativa dopo il crollo elettorale che li ha fatti sparire dal parlamento. Chiedo a chi ha partecipato di socializzare le impressioni che ha tratto dal corteo, le aspettative che lo hanno spinto a partecipare, le prospettive che vede, politiche e anche organizzative, in relazione al prevedibile rimescolamento dei rapporti "a sinistra". Chiedo di intervenire anche a chi non ha partecipato al corteo, per esporre comunque le sue ragioni e valutazioni.

Dare voce al riguardo non vuole essere un parlare per parlare. E' anche attraverso la percezione e le aspettive individuali o del collettivo/realtà di cui si è parte che è possibile ricostruire spazi dialogici per meglio capire la realtà e con più consapevolezza orientarsi nell'agire sociale e politico. Grazie per il vostro contributo.
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mario rossi



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MessaggioTitolo: Sull' 11 ottobre   Mer Ott 15 2008, 11:41

No, non vuol proprio estinguersi il "dinosauro comunista". E' riemerso dalle rovine elettorali e l'ho visto ruggire la sua rabbia proletaria ancora una volta. Acciaccato ma fiero avanzava fra le strade e le piazze di Roma, come un anno fa ma con un significato politico e sociale più forte e nobile. Straordinaria manifestazione di popolo, finalmente libero di ritrovarsi e di esprimersi dopo i lunghi mesi di lotte intestine interne ai partiti della sinistra che hanno rischiato di disperdere il patrimonio umano su cui si deve fondare l'opposizione sociale extraparlamentare. In un tripudio di falci e martello il "dinosauro" esprimeva la sua gioia che era ancora più grande dall'inimmaginabile numero di giovani che a squarciagola cantavano canzoni di lotta di 30-50 anni fa ed è in questi giovani che il "dinosauro" ritrova la sua forza, il suo orgoglio di classe che non può essere seppellito da un manipolo di fascisti al soldo del "grande manovratore". Tutti noi siamo parte del dinosauro, viviamo in lui, lottiamo con lui. A pugno chiuso ancora una volta. A pugno chiuso tutta la vita.
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alekos18

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MessaggioTitolo: Re: Dopo il corteo di Roma dell'11 ottobre...   Gio Ott 16 2008, 02:55

mario rossi ha scritto:
No, non vuol proprio estinguersi il "dinosauro comunista". E' riemerso dalle rovine elettorali e l'ho visto ruggire la sua rabbia proletaria ancora una volta. Acciaccato ma fiero avanzava fra le strade e le piazze di Roma, come un anno fa ma con un significato politico e sociale più forte e nobile. Straordinaria manifestazione di popolo, finalmente libero di ritrovarsi e di esprimersi dopo i lunghi mesi di lotte intestine interne ai partiti della sinistra che hanno rischiato di disperdere il patrimonio umano su cui si deve fondare l'opposizione sociale extraparlamentare. In un tripudio di falci e martello il "dinosauro" esprimeva la sua gioia che era ancora più grande dall'inimmaginabile numero di giovani che a squarciagola cantavano canzoni di lotta di 30-50 anni fa ed è in questi giovani che il "dinosauro" ritrova la sua forza, il suo orgoglio di classe che non può essere seppellito da un manipolo di fascisti al soldo del "grande manovratore". Tutti noi siamo parte del dinosauro, viviamo in lui, lottiamo con lui. A pugno chiuso ancora una volta. A pugno chiuso tutta la vita.
Innanzitutto ben arrivato in questo forum. L'immagine del "dinosauro" mi suscita simpatia, curiosità e interesse, anche se comunicativamente non è delle più promettenti, trattandosi di specie estinta, oggetto peraltro di sempre minor attenzione nelle primissime pagine di ogni manuale di storia al capitolo sulla preistoria. Ora, dò una chiave di lettura alle tue parole (altra se ne potrebbe dare) solo per stimolare il confronto. Mettiamola così: quel tuo "tutti noi siamo parte del dinosauro, viviamo in lui, lottiamo con lui" potrebbe apparire un'ironica affermazione metaforica di un avversario politico ma, per chi se l'assume con "orgoglio" -come scrivi-, anche un'indiretta (ironica?) ammissione di irrilevanza politica e di incapacità a saper vivere ed incidere in questo tempo. Detto in altri termini: qual è, secondo te (e chiunque si definisca tale), il senso dell'essere comunista nel XXI° secolo?

Guarda, proprio perché prendo sul serio la necessità di un'alternativa al sistema dominante, non vorrei che quanto tu scrivi sul "tripudio" di bandiere, sui canti "a squarciagola" (ma queste "canzoni di lotta di 30-50 anni fa" erano proprio pochine pochine ed appannaggio di sparutissimi gruppetti) sia un'indiretta conferma di quanto si diceva sopra e che ho avvertito personalmente al corteo, e cioè un'auto-consolazione identitaria che ha voluto riprodurre in brutta copia l'estetica delle manifestazioni di 30-40 anni fa. Includerei anche quei pochi slogan che ho sentito e che mi hanno lasciato perplesso. Come se nulla fosse successo nel frattempo. Chiedo a te e a chi voglia intervenire in tema: non c'è il rischio che la reiterazione, pressoché senza contenuti, di dizioni ideologiche del Novecento porti ad adagiarsi su più o meno comode (oggi obiettivamente un po' meno...) definizioni identitarie perdendo la misura della realtà e della capacità di interpretarla? Non sarebbe meglio -ed è la scelta che come "Indipendenza" s'è presa dalle origini- partire dalle cose, dai fatti, dall'analisi (anche teorica), dalle esperienze concrete di lotta con attenzione particolare ai grandi movimenti di liberazione (nazionali e sociali) per ripensare credibilmente un superamento del sistema di produzione capitalistico e delle sue forme particolari (non generali o scontate) di trascrescenza imperialista quando ciò si manifesti?

Anche sull'individuazione del nemico avrei delle osservazioni da muovere. Sul "manipolo di fascisti al soldo del grande manovratore", ritengo che si tratti, purtroppo, di ben altro che di "manipolo". Magari fosse solo così. L'intreccio di potere vigente, che non limiterei ai (sub)dominanti nostrani, non lo banalizzerei con un fuorviante (perché depotenziante) richiamo al fascismo (che resta fenomeno storico). Se tale termine si vuole mantenere, lo si aggiorni nei suoi contorni e significati. L'inflazionare allegramente e banalmente, come concetto e come comunicazione alla/nella società, il termine "fascismo" personalmente lo ritengo un grosso errore/abbaglio politico perché sdogana il "fascismo" moderno che sa presentarsi anche con un pedigree immacolato da "antifascismo". Ad esempio, tutte le guerre imperiali di Washington, da circa un ventennio, hanno individuato degli "Hitler" di turno in Milosevic, Saddam Hussein, eccetera. In questo paese, chi si dice erede dell'antifascismo e ne richiama la memoria, mi riferisco a personalità politiche e governi, non ha esitato a mettersi al seguito dell'alleato/padrone USA per aggressioni di tipo "fascista" e violando la Costituzione italiana "nata dall'antifascismo e dalla resistenza". E il discorso si potrebbe allargare ad altri esempi di "fascismo" moderno...

Diffiderei, inoltre, di questa immagine del "grande manovratore" perché continuo a pensare in termini oggettivi ai processi sociali, quantunque entrino in gioco figure e gruppi che a certi processi danno vita e personificazione. Processi che sanno all'occorrenza fagocitare anche i propri uomini perché questi passano ma (da tempo) il sistema resta e si alimenta delle sue stesse crisi. Scendendo nel concreto, se il "grande manovratore" è un modo per intendere Berlusconi, dissento nella maniera più categorica. Non avendo remore ad esprimere la mia più assoluta disistima e avversità politica per quel che questo personaggio rappresenta, mi pare un modo gratuito ed infondato di esaltare Berlusconi, di attribuirgli ruolo e doti che francamente non ha. Trovo del paradossale nel fatto che il peggior effetto del berlusconismo, parafrasando altro d'affine, sia stato l'aver prodotto l'anti-berlusconismo, cioè l'idea nefasta che Berlusconi sia l'alfa e l'omega della politica italiana, il baricentro su cui si accapigliano apologeti e denigratori, il punto di riferimento e di snodo, nel bene o nel male (a seconda che ci si riferisca ai primi o ai secondi), dello stato di questo paese. L'ego del Cavaliere non potrebbe essere solleticato ed alimentato meglio. Resta il punto: il berlusconismo è un sotto-prodotto innanzitutto culturale, prima ancora che politico, dell'americanizzazione della società italiana. Il suo rovesciamento nel (l'attuale e per ora in auge) veltronismo è la versione riproposta in salsa 'sinistra' sullo stesso terreno. Prova a spiegarlo il berlusconismo; ti accorgerai che, mutando nomi e poc'altro, avrai il veltronismo ed anche tutto il circuito satellitare (a chiacchiere alternativo, nei fatti para-governativo) della "sinistra radicale", partiti "comunisti" compresi...

Prendi queste mie parole, caro Mario Rossi, come spunto dialettico. Per interrogarci, ad esempio, su come fare la nostra parte affinché questo tuo evocato "pugno chiuso tutta la vita" abbia un significato ed una capacità di incidenza non marginale, irrilevante, testimoniale, preistorica, da "dinosauri" appunto, ma reale. Io sono profondamente convinto che energie positive in tal senso, intese come aspirazioni o, se vuoi, come manifestazione di non accettazione di questo presente, fossero in grandissima parte diffuse, quel giorno, nel corteo. E non solo per quei tanti, tantissimi giovani che sfilavano. Ma liberiamole realmente dall'angolo in cui sono per ora cacciate, immobilizzate, forse, più che dal "nemico", dal "grande manovratore", da una inadeguatezza culturale e politica che si vorrebbe antagonista e che secondo me, solo per cominciare, trova nel suo generalizzato vuoto identitario il proprio peggior nemico. Grazie per gli spunti di riflessione che mi hai dato e fatti risentire. C'è bisogno del contributo dei più (possibili). Stammi bene.
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Redcar



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MessaggioTitolo: Re: Dopo il corteo di Roma dell'11 ottobre...   Gio Ott 16 2008, 19:27

Dal momento che la Lettera aperta che segue era stata fatta per discuterne, discutiamone. Ecco il testo:
I primi mesi del Governo Berlusconi sono stati davvero cupi. A fronte di provvedimenti d'inaudita gravità e di segno marcatamente antipopolare, hanno prevalso la passività e - si direbbe - una sorta di stordimento. Prevaleva, forse, la sorpresa davanti ad uno scenario nuovo, che evidenzia un salto qualitativo nella democrazia rappresentativa italiana.
A compimento di un processo in atto da almeno quindici anni, volto ad estromettere dal Parlamento gli interessi dei ceti meno abbienti, si è arrivati ad una Camera e ad un Senato in cui nessuno più si dichiara socialista o comunista. In cui, cioè, di quegli interessi non è prevista neppure la rappresentanza formale.
C'è posto solo per due schieramenti relativamente dissimili sui modi di condurre l'attacco antiproletario ed in gara tra loro come migliori esecutori del programma confindustriale. …E siamo alla necessità di scaricare sulle solite spalle anche la cosiddetta crisi delle Borse! Infine l’'opposizione presenta pure una coda, l'Italia dei Valori, che, nel suo ringhiare legalitario, si fonda anch’essa sui dogmi dell'economia di mercato e non fa che alimentare la confusione.
Tempi duri, dunque.
Tempi in cui vanno valutati attentamente e senza pregiudizi tutti i segnali di una possibile opposizione generale.
Il nodo principale, secondo noi, sono i contenuti su cui si fonda una mobilitazione, e non chi la promuove. E' in quest'ottica che abbiamo analizzato attentamente l'appello firmato da intellettuali e politici per l'11 Ottobre. Di seguito ci soffermiamo solo su alcuni passaggi, che riteniamo perlomeno discutibili.
1) Il primo punto dell'appello invoca una azione di pace dell'Europa capace di stemperare la tensione tra USA e Russia. Tale posizione rinvia ai discorsi degli ultimi venti anni sull'Europa, vista come forza di pace (in tal senso, il movimento pacifista che ha sfilato nella capitali europee contro l'aggressione all'Iraq è stato arbitrariamente etichettato come "popolo europeo"). Questa impostazione rischia di incanalare in una direzione sbagliata qualsiasi movimento sul tema. SI parte, infatti, dal falso presupposto per cui l'UE, libera dal vincolo con gli USA, sia spinta ad una politica di cooperazione tra i popoli. Ma cosa fa, in realtà, l'Europa in nome dei propri interessi? Non si può dimenticare che le bombe sulla Serbia, nel 1999, sono state una premessa per l'espansione dell'UE verso est (poi avvenuta, certo, in parziale competizione politico-economica con gli USA). E quanto allo sfruttamento delle risorse altrui, vi sono casi clamorosi; ad esempio, la BEI (Banca Europea per gli Investimenti) non vuole modificare, nella Repubblica Democratica del Congo, i termini delle concessioni minerarie stipulate quando quel Paese era più debole nel contrattare, perché avvolto da una guerra spaventosa, fomentata anche da potenze come USA, Francia, Belgio. E’ questa la logica della UE, presunta forza pacifica e solidale! La lotta contro la guerra, condotta qui, non ha il suo nemico a Washington, e, perciò, di riflesso a Roma (imputando magari a Berlusconi di essere succube degli USA e di non spingere per un maggiore protagonismo europeo). Internazionalismo vuol dire combattere in primo luogo contro l'imperialismo di casa propria, che è quello europeo ed, in particolare, italiano. Anche l'Italia, infatti, ovunque è intervenuta, lo ha fatto per un proprio tornaconto. Così è avvenuto in Iraq, nella più “americana” delle missioni, ottenendo vistosi vantaggi per l'ENI. Così nei Balcani, area di interesse storico, ove l'Italia gode pure d'un avamposto-protettorato: l'Albania.
2) Il secondo punto, quello relativo alle politiche economico-sociali, contiene formulazioni generiche, del tipo: "Imporre su larga scala un'azione di difesa di retribuzioni e pensioni falcidiate dal carovita"; ma a cosa rimandano in concreto?
Peggio ancora sono i riferimenti agli "omicidi bianchi", per cui ci si limita a parlare di maggiori controlli e di una più netta applicazione della sanzioni. Ma come, proprio adesso che è stato da poco approvato, e proprio dal centro-sinistra, un Testo Unico che aiuta la “privatizzazione dei controlli” stessi? Dopo la tragedia della Thyssen-Krupp è ormai evidente a tutti l'inferno della condizione operaia in Italia e quasi più nessuno invoca la fatalità rispetto alle morti in fabbrica ed in cantiere. Come si fa a non suggerire almeno il nesso tra queste tragedie ed il peggioramento generale delle condizioni normative e salariali dei lavoratori?
Bisogna andare oltre, perché la stampa padronale, non potendo più negare il fenomeno, pone il problema con questa logica: se aumenta la produttività, per noi la sicurezza non è più una grande spesa, e potremmo, così, pensare a rispettare le leggi vigenti al riguardo. Ma aumentare la produttività vuol dire aumentare il ritmo e l'intensità dello sfruttamento, dunque incrementare il rischio di incidenti! La battaglia, quindi, non è solo sul piano, pur sacrosanto, dei controlli, ma su quello delle condizioni complessive dei lavoratori.
Si parla poi della lotta contro il precariato ed il lavoro nero, rimandando alla determinazione di un nuovo quadro legislativo. I richiami conflittuali, invece, sono generici e l'idea di "fare leggi" sottolinea una vocazione parlamentare e governativa mai sopita. Ci vuole, lo diciamo con franchezza, una lotta che parte dal basso e che muove da parole d'ordine chiare.
Non mancano, invece, ambiguità. Cosa significa valorizzare e riconoscere le forme di lavoro informale e, soprattutto, di economia solidale? Non si dimentichi che anche il settore “no-profit” si basa, in sostanza, sullo sfruttamento!
3) Il discorso sull'immigrazione, nell'appello legato ai gravi provvedimenti razzisti del Governo, viene svolto nella introduzione. Invero, tale aspetto non rimanda solo ad una necessaria battaglia generale di civiltà, ma è strettamente connesso alla lotta contro le attuali politiche economico-sociali.
Per essere chiari: i razzisti sanno bene che l'Italia ha bisogno di immigrati. La Lega Nord, ad esempio, con le sue proposte infami (ultima delle quali è il permesso di soggiorno “a punti”), interpreta le mire di chi gli immigrati li sfrutta e li vuole senza diritti, quindi ricattabili al massimo. In sostanza, stiamo parlando di un aspetto del conflitto capitale/lavoro che non può più essere isolato in una mera battaglia democratica ed umanitaria, ma ricompreso nell’unità di classe fra lavoratori, italiani e stranieri,
E' vero: un tempo si ironizzava, forse non a torto, sui gruppetti “settari” che criticavano ogni cavillo della "linea". Ma ora le cose sono molto cambiate: formulazioni generiche sulla lotta contro la precarietà non sono ammissibili, né lo sono posizioni equivoche sulla politica internazionale. Non lo sono perché richiamano subito alla mente esperienze tanto recenti, quanto devastanti: la partecipazione della "sinistra radicale" a precise esperienze di governo, dove le suddette formulazioni non sono servite altro che a "coprire a sinistra" scelte antiproletarie ed una politica estera di potenza. Noi sappiamo che chi è in piazza oggi è fortemente indignato per le politiche in atto contro gli immigrati ed i Rom. Siamo consapevoli pure che chi manifesta respinge il bellicismo imperante ed ha nausea verso la campagna patriottarda patrocinata da Napolitano. Né abbiamo dubbi sulla rabbia per gli "omicidi bianchi", non generica, ma rivolta contro i padroni. In considerazione di ciò, riteniamo questa piazza uno dei momenti di ripresa di una opposizione generale nel Paese, soprattutto se si dialettizza con altri momenti di lotta, a partire dallo sciopero del 17 p. v. indetto dal sindacalismo di base, che - per le sue indicazioni precise contro l’insieme delle scelte padronali e governative - invitiamo a non disertare.
Ma c'è bisogno di chiarezza. Mai come oggi, il Parlamento e le istituzioni, aldilà di quelli che continuano ad essere gli orizzonti politici di molti firmatari dell’appello, non prevedono forze di sinistra e rappresentanze dei ceti meno abbienti. L'opposizione va pensata anzitutto come un qualcosa che nasce nei territori e nei luoghi di lavoro e non può essere calibrata su obiettivi parlamentari, legittimi ma illusori. In questo senso, compagni, dovrete convenire con noi che è proprio inaccettabile, ad esempio, che continuino a credere di rappresentare “la sinistra” quei consiglieri ed assessori che, da dentro o da fuori delle giunte, avallano di tutto e di più, compresi i maggiori poteri dati dal Governo Berlusconi ai Sindaci, votando a favore anche del “decoro urbano”, contro i più deboli, gli immigrati e perfino gli accattoni! Quei “rappresentanti” (e non sono pochi!) se ne devono solo andare, in tutti i sensi!!!
In fondo, i bisogni sociali rappresentati in Parlamento venivano sempre, tutto sommato, mediati e depotenziati, per essere incanalati nelle compatibilità vigenti. Ora, almeno a livello nazionale, non è più così, e possono esprimersi liberamente, in tutta la loro radicalità. C'è dunque la possibilità di intraprendere una nuova direzione e di chiudere definitivamente con quella fase che ha spinto alla disillusione tanti, troppi compagni, anche generosi e combattivi.

Circolo ALTERNATIVA DI CLASSE – alter_classe@yahoo.it
Corrispondenze Metropolitane – cmetropolitane@yahoo.it
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C'è molto da parlare...
...ma siamo qui apposta!
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alekos18

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MessaggioTitolo: Re: Dopo il corteo di Roma dell'11 ottobre...   Ven Ott 17 2008, 02:27

Intanto benvenuto e grazie per l'intervento. Il testo che proponi al confronto, Redcar, tocca varie questioni indubbiamente meritevoli di essere affrontate anche in vista delle modalità d'intervento. Ritengo però sempre importante non eludere mai gli snodi di fondo, che si riflettono poi anche sul come affrontare le varie questioni 'spicciole'. Una diversa valutazione di questi snodi non comporta necessariamente che non ci si ritrovi su similari posizioni su questa o quella questione; purtuttavia quelli restano, a mio avviso, decisivi in un'ottica di possibile soluzione strategica generale, anche per problematiche altrimenti condannate ad accomunare solo sul piano protestatario-rivendicativo, piano di certo necessario ma parziale. In questo intervento toccherò solo il punto del (per me) supposto ed infondato imperialismo italiano. Non la ritengo una questione oziosa perché, se ben si riflette, la questione rimanda all'esistenza o meno di una sovranità statale (non necessariamente coincidente, in senso lato ed anche nello specifico italiano, con quella nazionale) ed incide non solo sull'essenza delle questioni politiche e sociali da te poste, ma pure sulla taratura, sull'impostazione degli interventi specifici di tipo sociale e politico da mettere in campo in un quadro di costruzione strategica (cioè finalizzata ad un'alternativa di modello e di società) di un'opposizione effettivamente radicale. Come a dire: si vuole costruire una lotta di alternativa al sistema o perseguire lotte rivendicative nel sistema? Il legittimo, comprensibile rivendicazionismo, altrimenti è condannato ad essere variabile subalterna agli interessi strategici del sistema e dei processi dominanti. Ritengo preliminare la questione del (per me) supposto ed infondato imperialismo italiano per essere un nodo preliminare e decisivo. Da qui, poi, può scaturire un'eventuale discussione su come leggere l'Unione Europea, sul nuovo scenario parlamentare italiano, sulla questione della rappresentanza dei bisogni sociali extraparlamentarizzata ed il loro presunto e possibile, secondo te, esprimersi adesso in tutta la loro radicalità, sulla centralità che mi pare tu dia alla classe operaia nella lotta sociale, eccetera.

Innanzitutto poche righe per dirti che io intendo per "imperialismo" un trascrescere intrinseco, strutturalmente aggressivo, potenzialmente (non un fatto automatico o scontato, quindi) di ogni capitalismo, di ogni specifica forma di capitalismo (non esiste per me un capitalismo unitario). Ogni capitalismo, oltre a non accettare altro modo di produzione e formazione sociale fuori –prima ancora che controdi sé, è allo stesso tempo portatore di una carica conflittiva, ricorsivamente anche per via militare, nella struttura degli stessi rapporti interni a quella che, solo all'ingrosso, si può intendere come formazione sociale mondiale capitalistica. All'ingrosso, appunto, perché questa non è un organismo unitario e omogeneo quanto a configurazione e finalità. La competizione e il conflitto sono strutturalmente interni a detto sistema, arrivando a condizionare, all'interno di ogni forma sociale, anche le classi subalterne. Certe lotte di classe –provocatoriamente (per la discussione, nel senso di "pro-vocare": chiamare in avanti...) direi la gran parte delle lotte di classe– sono lotte nel Capitale e non al Capitale. Questi diversi (e conflittuali tra loro) spazi di produzioni e formazioni sociali si concretano in distinte entità: imprese e Stati. Le prime non possono prescindere, pur a diverso livello, dai secondi. Un capitalismo, quindi, non fa automaticamnete un imperialismo. Per esemplificare: il fatto che vi fosse un contingente militare nepalese o salvadoregno in Iraq al seguito dell'alleato/padrone USA, non significa che esista un imperialismo nepalese o salvadoregno. L'esistenza di un imperialismo si concreta nell'essere interazione di com-presenti e inter-agenti diverse sfere (militare, finanziaria, economica, politica, culturale, tecnologica, ecc.), al di là della preminenza tattica –in questa o quella congiuntura o fase– di uno o più di queste. Se una di queste è assente o largamente deficitaria, non c'è fattivamente imperialismo di quello Stato. Scrivi:

Redcar ha scritto:
(...) Internazionalismo vuol dire combattere in primo luogo contro l'imperialismo di casa propria, che è quello europeo ed, in particolare, italiano. Anche l'Italia, infatti, ovunque è intervenuta, lo ha fatto per un proprio tornaconto. Così è avvenuto in Iraq, nella più “americana” delle missioni, ottenendo vistosi vantaggi per l'ENI. Così nei Balcani, area di interesse storico, ove l'Italia gode pure d'un avamposto-protettorato: l'Albania.
Sul principio "internazionalista" concordo. Ma il punto è un altro e ribadisco la ragione di una discussione al riguardo. Cambia tutto (analisi, teoria, modalità tattiche, prospettiva strategica di liberazione) se si vive in un paese sovrano, che può drenare un indirizzo capitalistico aggressivo trascrescente in imperialismo, oppure in un paese "dipendente", senza effettiva sovranità ("è sovrano chi decide in stato d'eccezione"). Perché la sovranità può condurre in una direzione capitalista o anti-capitalista, imperialista o anti-imperialista. Ovviamente la dipendenza non assolve i sub-dominanti interni, ma impone una taratura adeguata del come intervenire, del come costruire resistenze e liberazione.

Prendiamo l'esempio balcanico, ma analogamente potrei argomentare per altri scenari. Il capitale 'italiano' non ha mai avuto interessi a confliggere contro la Jugoslavia e più in generale a destabilizzare l'area balcanica. La questione degli interessi economici resta uno dei parametri di riferimento decisivi. In tal senso è importante valutare l'interrelazione tra le politiche estere degli esecutivi, il commercio estero e le coperture di operazioni commerciali e finanziamenti assicurati in tutto il mondo. In Italia, nell'ordine, ciò si chiama Farnesina, Ice e Sace. Ricordo solo alcuni dati. L'interscambio commerciale con la Jugoslavia andò crescendo nonostante l'Italia avesse aderito, nel 1992, alle sanzioni contro Belgrado. Se si analizzano i diversi rami d'investimento in quel paese del capitale 'italiano' (soprattutto piccole e medie imprese, in particolare del nord-est, ma anche nomi del calibro di Benetton, Fiat, Telecom, Barilla, Lavazza, ecc.), ed in tal senso andiamo dal manifatturiero (tessile, macchine, apparecchi, ecc.) ai servizi (telecomunicazioni soprattutto), con in aggiunta il vantaggio imprenditoriale di una manodopera a basso costo, emerge chiaro l'interesse, per detto 'capitale', a che si mantenessero dei mercati in pace e non che si scatenasse una guerra. La guerra causò danni a questi interessi capitalistici 'italiani'.

In questo scenario e negli altri che richiami, non c'erano e non ci sono le motivazioni economiche e nemmeno le capacità militari per il configurarsi autonomo di un "imperialismo italiano". Ti sei mai chiesto il perché questo presunto imperialismo non si sia mai manifestato di propria iniziativa? Perché non abbia cioè mai espresso (se non all'epoca del fascismo) autonome vocazioni e finalità imperialiste? Hai notato che, quando una presenza militare italiana si è configurata in qualche angolo del mondo, lo è stata sempre al seguito e per conto dell'alleato/padrone USA? Quella italiana è da sempre prevalentemente un'economia industriale di trasformazione (attualmente peraltro sempre più in crisi per i vincoli "europei", altro capitolo di sub-dominanza...) e gli interessi economici delle aziende e del capitale 'italiano' sono sempre stati diversi e diversamente garantiti rispetto a quelli del resto dei paesi industriali avanzati. La destabilizzazione USA nel cosiddetto "Medio Oriente", in termini di danni economici e di relazioni con il mondo arabo, hanno svantaggiato il capitale 'italiano'. La compensazione con una sorta di riduzione del danno degli interessi del capitale 'italiano' nell'area, aggiunta a qualche commessa a stelle e strisce che strategicamente avviluppano sempre più il nostro paese ai meccanismi della dipendenza, non configura un "imperialismo italiano". E, per concludere e non farla più lunga di quanto già sia, questo o quel beneficio che, nella fattispecie, gli Stati Uniti possono dispensare (in maniera peraltro diseguale nel codazzo dei paesi suoi subalterni) a chi si accoda, a chi si pone in scia del suo interventismo militare, non configura un imperialismo, come di certo non assolve le classi servili sub-dominanti nostrane. Pone un doppio livello di liberazione: nazionale e, quindi, sociale. Perché senza sovranità effettiva non si decide alcunché.
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Redcar



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MessaggioTitolo: Re: Dopo il corteo di Roma dell'11 ottobre...   Ven Ott 17 2008, 17:19

Caro Alekos18, innanzi tutto grazie per il benvenuto. Da come sei partito pensavo di non trovarmi d'accordo su niente, ed invece mi risultano le stesse tue definizioni. Dove non mi trovo d'accordo, ovviamente, è sulla discussione del caso. Insomma secondo te in Italia abbiamo un "capitalismo dipendente", come una qualsiasi "Repubblica delle banane" tipo anni '70-'80!.... ...ed addirittura si pone ancora il problema della sovranità nazionale! Se così fosse, certamente saremmo in una situazione diversa da quella che noi abbiamo analizzato, ed è vero che ne discendono comportamenti diversi. Hai citato il periodo fascista come periodo in cui l'imperialismo (o, per te, solo il capitalismo) italiano ha dimostrato autonomia: dimentichi che, ad esempio, l'impresa in Libia è iniziata ben precedentemente! Il capitalismo italiano era già allora imperialista!
Certo, l'imperialismo italiano non è mai stato tra i più forti, ma quanto dici mi fa dubitare che tu consideri imperialisti solo gli USA! Certamente dirai che non ho opposto quasi argomentazioni, ed in effetti è vero, ma mi deprime vedere che per qualcuno gli ultimi cento anni non sono passati. Nel Corno d'Africa, ad esempio, non c'è oggi concorrenza interimperialistica fra Italia ed USA?
Sinceramente, spero che non siano in troppi a vedere le cose come te...
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alekos18

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MessaggioTitolo: Re: Dopo il corteo di Roma dell'11 ottobre...   Sab Ott 18 2008, 01:49

Redcar ha scritto:
Caro Alekos18, innanzi tutto grazie per il benvenuto. Da come sei partito pensavo di non trovarmi d'accordo su niente, ed invece mi risultano le stesse tue definizioni.
Un buon punto di partenza, quindi, non trovi? E si tratta, peraltro, di passaggi che mi sembrano decisivi proprio in relazione a quanto Admin scriveva, aprendo questa discussione, soprattutto per la seconda parte del suo invito.

Redcar ha scritto:
Dove non mi trovo d'accordo, ovviamente, è sulla discussione del caso. Insomma secondo te in Italia abbiamo un "capitalismo dipendente", come una qualsiasi "Repubblica delle banane" tipo anni '70-'80!.... ...ed addirittura si pone ancora il problema della sovranità nazionale! Se così fosse, certamente saremmo in una situazione diversa da quella che noi abbiamo analizzato, ed è vero che ne discendono comportamenti diversi.
Ovviamente il «caso» è particolarmente importante e dirimente, giacché in Italia viviamo e intendiamo muoverci politicamente, in senso lato (cioè anche culturalmente e socialmente). Non è irrilevante, quindi, capire in quale scenario ci troviamo. Ora, potremmo discutere se l'Italia sia da annoverare tra le «"repubbliche delle banane" tipo anni '70-'80» o se la sua condizione di dipendenza non sia propriamente questa, ma si posizioni un po' più su nella gerarchia dei paesi servili dell'Impero americano. Come valutazione personale, sulla base di fatti ed argomentazioni su cui ora non mi soffermo, ritengo che l'Italia abbia conosciuto e conosca trattamenti e momenti da «"repubblica delle banane" tipo anni '70-'80» nel quadro però di una condizione di dipendenza più raffinata di quella cui furono sottoposte quelle "repubbliche". Dico questo anche in relazione agli sviluppi storico-politici relativamente recenti che hanno segnato la vita di questo paese (penso al fascismo, quindi alla Resistenza, all'affermazione del Partito Comunista Italiano come partito di massa, all'anomalia di questo paese all'interno dell'area ad egemonia USA, al significato atlantico della cosiddetta «strategia della tensione» anche con trattamenti da "repubblica delle banane", e via proseguendo). Certo è che, da più di un sessantennio, si configura per questo paese, nelle sue diverse fasi e caratterizzazioni, una condizione di marcata dipendenza che non limito solo al modo di produzione e alla relativa formazione sociale. Sussiste, in Italia, una condizione servile che non è circoscrivibile solo in termini di «capitalismo dipendente». Parlare così significherebbe limitare il problema, non cogliendone cause e natura complessive. Di primo acchito si potrebbe, in quei termini, liquidare la cosa come un problema loro, dei capitalisti nostrani. Alla fin fine non è mai così, ovunque, perché una dipendenza investe tutto e tutti, senza fare differenze. Questo passaggio è decisivo ed è qui lo spartiacque di sempre che connota i movimenti di liberazione nazionale quando si prende coscienza della dipendenza del proprio paese. Lo spartiacque sta in quel che, con termine secondo me oggi obsoleto e superato, sarebbe (stata) la caratterizzazione "borghese" o "proletaria" di un movimento di liberazione nazionale: scrollarsi di dosso la dipendenza esterna per affermare la propria egemonia e riproporre all'interno, per i propri ed esclusivi interessi di classe, una catena di dipendenza ai danni di altre classi sociali subalterne oppure condurre la lotta di liberazione nazionale in vista di un duplice obiettivo strategico, contro la dominazione esterna e contro la dominanza interna delle classi dominanti, che siano servili e conniventi o che nutrano ambizioni di 'autonomia' e di ulteriore affermazione (sovra)nazionale. In altri termini –ed è il terreno in cui ci collochiamo– la liberazione sociale viene assunta come logico e consequenziale completamento della (ri)conquista della sovranità nazionale. E' quest'ultima che può consentire e determinare l'altra, non viceversa. Nessuna rivoluzione sociale attecchisce se non si fa e si pone prima in termini di liberazione nazionale.

Redcar ha scritto:
addirittura si pone ancora il problema della sovranità nazionale! Se così fosse, certamente saremmo in una situazione diversa da quella che noi abbiamo analizzato, ed è vero che ne discendono comportamenti diversi.
Ripropongo il tuo passaggio perché è questo il punto decisivo che cogli. Se è come sosteniamo, se la chiave di lettura del reale fosse, sia pur a grandi linee, nel senso che pone "Indipendenza" –ed il nostro lavoro politico investe anche una disamina d'analisi dei riflessi e degli effetti di questo nodo ancora irrisolto e decisivo per tutto– ti rendi conto da te non solo della necessità, che ne deriverebbe, di riorientare contenuti, modalità e linguaggi di lotta, ma del terremoto di prospettiva, di mentalità, di indirizzo che obbligherebbe a rileggere e a riflettere su decenni di lotte sociali e di inevitabili sconfitte in questo paese. Non per piangersi addosso, ma per riaprire sul serio una prospettiva sociale di effettivo cambiamento. Questo può essere inizialmente spaesante, ma l'alternativa è tra abbaiare alla luna e battersi consapevoli dello stato delle cose e dello scenario che conseguentemente si può concorrere a determinare.

Redcar ha scritto:
Hai citato il periodo fascista come periodo in cui l'imperialismo (o, per te, solo il capitalismo) italiano ha dimostrato autonomia: dimentichi che, ad esempio, l'impresa in Libia è iniziata ben precedentemente! Il capitalismo italiano era già allora imperialista!
Non ho fatto riferimento alla Libia (1911) come non ho fatto –se per questo– riferimento agli interessi coloniali dell'Italia in Africa. Già prima del 1911, se per questo, era iniziato il tentativo dello Stato sabaudo di ritagliarsi un proprio spazio coloniale nei rimasugli lasciati dalle grandi potenze. Ci fu prima l'acquisto della baia di Assab sul Mar Rosso (1882) da parte dell'armatore Raffaele Rubattino (in stretta sinergia strategica con le ambizioni di Casa Savoia), poi l'acquisizione dell'importante città portuale di Massaua (1885-1890) che porta all'occupazione dell'Eritrea e di parte della Somalia. L'espansione coloniale in Africa riprenderà sotto Crispi per essere fermata con la sconfitta militare ad Adua (1896). Poi c'è, come ricordi tu, la Libia...; sì, indubbiamente l'Italia monarchica cercò di avviare una politica coloniale (forse per ragioni più interne, come valvola di sfogo sociale per gli effetti del "colonialismo interno" nel sud Italia), ma senza avere mezzi e respiro strategico propri di potenze, per rimanere ai tempi, come le imperialiste –queste sì– Gran Bretagna o Francia. Ciò, ovviamente, non attenua né giustifica il colonialismo italiano, come nulla toglie alla legittimità di una resistenza anti-coloniale e al dovere di opporsi, nel proprio paese, a certo tipo di politiche. Solo parlavo di imperialismo. Semmai è con il fascismo che si ha una spinta un po' più decisia e 'organica' in questa direzione. Per questo sopra vi facevo riferimento.

Redcar ha scritto:
Certo, l'imperialismo italiano non è mai stato tra i più forti, ma quanto dici mi fa dubitare che tu consideri imperialisti solo gli USA! Certamente dirai che non ho opposto quasi argomentazioni, ed in effetti è vero, ma mi deprime vedere che per qualcuno gli ultimi cento anni non sono passati.
Non è che mi sia chiaro cosa intendi dicendo: «mi deprime vedere che per qualcuno gli ultimi cento anni non sono passati». Comunque, secondo me gli USA sono ancora l'unico Stato in grado di dispiegare una politica imperialista su scala globale, nel senso di quel che scrivevo nel postato precedente. Dico questo anche se ultimamente, a partire dalle resistenze in Iraq ed Afghanistan, ma non solo, ritengo che grosse difficoltà le stiano incontrando. Ovviamente non basta. Non basta essere buttati fuori –ed il processo non è ancora concluso– dai Vietnam del XXI° secolo. Così come non basta un'inevitabile reazione russa alle mire boriose e sanguinarie dell'uomo di Washington a Tbilisi, il presidente georgiano Saakasvili, per parlare del ritorno di Mosca sullo scenario globale.
Non vedo (ancora) concorrenzialità a questo livello. Esistono però delle potenze (la stessa Russia e Israele, ad esempio) che esprimono una politica imperialista regionale. Esistono poi interessi più 'spiccioli' (commesse militari, ad esempio, come quella che si vocifera in queste ore della fornitura di 18 velivoli G-222 costruiti dall'Alenia che gli USA destineranno in Afghanistan) per quegli Stati (con relativi appannaggi ai grandi gruppi imprenditoriali di riferimento) che sono zelanti nell'essere in scia delle politiche imperiali di Washington.

Redcar ha scritto:
Nel Corno d'Africa, ad esempio, non c'è oggi concorrenza interimperialistica fra Italia ed USA?
Secondo me non esiste nel modo più assoluto, semplicemente perché l'Italia non esiste come potenza imperialista. Nel Corno d'Africa, piuttosto, è evidente una ripresa della penetrazione statunitense in funzione principalmente anti-cinese. Non dimenticare quanto sta avvenendo in Somalia, con l'Etiopia a fare il lavoro sporco per conto degli USA (che pure non stanno facendo mancare la loro presenza logistica ed anche, in certe circostanze, operativa), in un conflitto che è praticamente stato silenziato. Te lo chiedo perché potresti aprirmi visuali che non vedo, ma in relazione all'Italia, cos'è che vedi di imperialistico e di concorrenziale con gli USA nel Corno d'Africa? A ben ritrovarti.
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FilippoRosso



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MessaggioTitolo: Re: Dopo il corteo di Roma dell'11 ottobre...   Dom Ott 19 2008, 13:46

Sono stato felice di rivedere volti, bandiere, cori, che pensavo fossero estinti.
Per fortuna ci siamo ancora!

Però, subito dopo mi è tornata la dempressione nel vedere come i soliti "capetti" di partito non abbiano capito un *****, e continuino nella loro assurda diatriba tra chi ce l'ha più lungo.

Allora, perché la base, che non mi pare così divisa come i loro rappreesentanti, non inizia il processo di unificazione (vero, non all'arcobaleno) a prescindere dai partiti?. Se gli elettori e i militanti si uniscono, allora i cosiddetti leader dovranno seguirli, per forza, anche se questo per loro significa perdere poltrone.

Mi piacerebbe il nome "Sinistra Popolare" per il nuovo partito, che unisca tutti i votanti da Ferrando fino a SD.
Mi piacerebbe anche che tra i futuri leader NON ci sia nessuno di coloro che attualmente sta nelle segreterie.
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Robespierre



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MessaggioTitolo: Re: Dopo il corteo di Roma dell'11 ottobre...   Dom Ott 19 2008, 19:20

Io non ho partecipato alla manifestazione dell'11 ottobre perchè una fonte molto attendibile mi aveva assicurato che Vendola avrebbe approfittato della maggiore esposizione mediatica per annunciare la "scissione", in una conferenza stampa a latere. Per cosa o per chi sarei andato a manifestare? Avrei dovuto calarmi nella battaglia degli striscioni (cioè a chi ha più gente dietro il proprio?), senza sapere dove infilarmi?
Poi, magia, non succede nulla. Forse di fronte ad una tale manifestazione di "convergenza di popolo" su alcuni temi e rivendicazioni, qualcuno ha pensato che era meglio riflettere sui "metodi"?
O forse hanno deciso di posticipare al 25 ottobre, in caso sfilassero con il Pd, vista la sicura sovraesposizione mediatica?
Mi sa che ha ragione Filippo. Proviamo a creare associazioni politiche di sinistra localmente, e vediamo se riusciamo ad ottenere riscontri concreti.
In pratica: proviamo a vedere se c'è ancora qualcuno che ha voglia di fare qualcosa...
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alekos18

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MessaggioTitolo: Re: Dopo il corteo di Roma dell'11 ottobre...   Dom Ott 19 2008, 20:43

FilippoRosso ha scritto:
(...) Allora, perché la base, che non mi pare così divisa come i loro rappreesentanti, non inizia il processo di unificazione (vero, non all'arcobaleno) a prescindere dai partiti? (...)
Robespierre ha scritto:
Mi sa che ha ragione Filippo. Proviamo a creare associazioni politiche di sinistra localmente, e vediamo se riusciamo ad ottenere riscontri concreti.
In pratica: proviamo a vedere se c'è ancora qualcuno che ha voglia di fare qualcosa...
Raccolgo quanto propongono FilippoRosso e Robespierre, dando la mia disponibilità. Penso anch'io che, partendo dal basso, forse si potrebbe riuscire a smuovere qualcosa, ad attivare processi adesso impensabili. Aggiungerei che è fondamentale, per il "fare", discutere e capire cosa ha senso fare e in che modo farlo. Che siano associazioni locali, come dice Robespierre, o intanto luoghi di incontro anche informali, potrebbero servire a conoscersi e a dirsi cose che lo spazio del forum non consente. A tal proposito anche l'incontrarsi a manifestazioni potrebbe essere una cornice simpatica (in senso letterale...) per conoscersi e scambiare punti di vista, idee. In prospettiva, la manifestazione del 29 novembre, a Roma, promossa dal Forum Palestina potrebbe essere un'opportunità.

Che ne dite? Mi rivolgo anche agli altri forumisti, oltre a FilippoRosso e a Robespierre che hanno lanciato l'idea.
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sankara

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MessaggioTitolo: Re: Dopo il corteo di Roma dell'11 ottobre...   Dom Ott 19 2008, 20:59

alekos18 ha scritto:

Raccolgo quanto propongono Filippo Rosso e Robespierre, dando la mia disponibilità. Penso anch'io che, partendo dal basso, forse si potrebbe riuscire a smuovere qualcosa, ad attivare processi adesso impensabili (...) Che ne dite?
L'idea mi trova favorevole. Concordo pure con Alekos sull'importanza di discutere del cosa e in che modo "fare".
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kamo

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MessaggioTitolo: Re: Dopo il corteo di Roma dell'11 ottobre...   Dom Ott 19 2008, 21:08

sankara ha scritto:
alekos18 ha scritto:

Raccolgo quanto propongono Filippo Rosso e Robespierre, dando la mia disponibilità. Penso anch'io che, partendo dal basso, forse si potrebbe riuscire a smuovere qualcosa, ad attivare processi adesso impensabili (...) Che ne dite?
L'idea mi trova favorevole. Concordo pure con Alekos sull'importanza di discutere del cosa e in che modo "fare".
Consideratemi dei vostri, anche se il mio tempo non è tanto. Comunque pure da lontano posso sempre dare il mio contributo. Tenetemi informato anche in posta privata. Poi lo sapete, sono diventato un estimatore di ciò che sostiene "Indipendenza". Ciao
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Razumichin

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MessaggioTitolo: Re: Dopo il corteo di Roma dell'11 ottobre...   Dom Ott 19 2008, 23:43

sankara ha scritto:
alekos18 ha scritto:

Raccolgo quanto propongono Filippo Rosso e Robespierre, dando la mia disponibilità. Penso anch'io che, partendo dal basso, forse si potrebbe riuscire a smuovere qualcosa, ad attivare processi adesso impensabili (...) Che ne dite?
L'idea mi trova favorevole. Concordo pure con Alekos sull'importanza di discutere del cosa e in che modo "fare".
Anch'io sono ben felice di aderire, credo sia davvero un'iniziativa importante e forse -ho questa sensazione- si otterrà più di quanto, realisticamente, possiamo pensare.
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Robespierre



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MessaggioTitolo: Re: Dopo il corteo di Roma dell'11 ottobre...   Lun Ott 20 2008, 18:16

Io ci sto pensando. Ma non ho ancora trovato un "nome", un' etichetta adeguata... Per come sono preso adesso mi piacerebbe perfino eliminare il termine "sinistra"... Ma non è facile.
"Altro territorio", "Laboratorio"...
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