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 Che pensate del "patriottismo costituzionale"?

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AutoreMessaggio
kamo

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Numero di messaggi : 271
Data d'iscrizione : 10.05.07

MessaggioTitolo: Che pensate del "patriottismo costituzionale"?   Mar Set 09 2008, 11:41

Avrete seguito le polemiche innescate dalle dichiarazioni del sindaco di Roma, Alemanno, e del ministro delle Difesa, La Russa, alla cerimonia di commemorazione del 65° anniversario della Difesa di Roma, a Porta San Paolo, l'8 settembre, insomma, che per alcuni ha significato la "morte della patria". Così, ad esempio, ha detto uno storico intervenuto ieri al telegiornale, mi sembra al tg1.

Mi ha dato più da pensare la replica del presidente della Repubblica, Napolitano, il suo invito a ritrovarsi intorno ai valori della Costituzione. Ha parlato di "patriottismo costituzionale". Come vi ponete voi tutti su questa questione? E' secondo voi qualcosa da accettare o da respingere? Grazie delle risposte che mi potrete dare.
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FilippoRosso



Numero di messaggi : 18
Data d'iscrizione : 07.08.08

MessaggioTitolo: Re: Che pensate del "patriottismo costituzionale"?   Mar Set 09 2008, 15:01

A me questa parola fa venire il voltastomaco a prescindere. Come quando vedi quelli con la mano sul petto per l'inno.

Nello specifico, mi è pasra una situazione surreale, degna di Bananas.
Un ministro che si dichiara (di fatto) fascista, tanto da ammirare quei bastardi che scelsero di difendere i nazisti fino alla fine. Un ministro che ha giurato su quella costituzione creata contro i criminali in camicia nera.
Basterebbe questo per destituirlo e spedirlo in galera, e invece no....
A Bananas, il presidente della repubblica, garante della Carta Antifascista, non gli dice nulla, si limita a fare il suo discorsetto che, ovviamente, è profondamente diverso da quello del ministro (e ci mancherebbe...)
E basta, come nulla fosse accaduto......
Embarassed

Che facciamo, ridiamo o piangiamo?
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AgrimensoreK



Numero di messaggi : 22
Data d'iscrizione : 04.08.08

MessaggioTitolo: Re: Che pensate del "patriottismo costituzionale"?   Mer Set 10 2008, 11:15

FilippoRosso ha scritto:
A me questa parola fa venire il voltastomaco a prescindere ...
Non sarei così drastico.
Sono anch’io convinto che abbiamo una classe politica incapace di soluzioni e ancor più di alternative, e Napolitano ne è elemento organico, ma questo giudizio generale non può essere il vincolo di valutazione per ogni singolo episodio.
Il Presidente della Repubblica in Italia ha un ruolo e poteri stabiliti dalla Costituzione, tali che non può porsi in aperto contrasto con l’esecutivo senza andare a costituire una contraddizione in termini. Con questa luce credo si possa sforzarsi di considerare il ‘patriottismo costituzionale’ come una significativa tirata di orecchie a LaRussa e Alemanno, dato che sono molti e noti a tutti i legami che intercorrono fra Resistenza e Costituzione. Credo che Napolitano abbia voluto dire che un ‘patriottismo’ che ammetta accondiscendenza verso le forze che la Resistenza combatté non sia tale e tantomeno costituzionale.
Ma, conscio di andare correndo in un campo minato, vorrei aggiungere un valutazione di merito sulla questione che ha fatto scaturire la diatriba, cioè la RSI. Si è trattato di un fenomeno complesso, figlio naturale dal processo storico del fascimo ma enucleato come risposta contingente e raffazzonata alla disfatta dello stesso. La RSI non può che avere una lettura politica e storica nettamente negativa, ed è solo questa che può essere comunicata da un palco istituzionale, a maggior ragione in occasione della ricorrenza dell’8 settembre. Quindi la lettura di LaRussa e Alemmanno è sconsiderata o pericolosamente considerata. In ogni caso indegna del ruolo che ricoprono.
Detto questo è vero che la RSI, con la sua repentina immanenza, travolse e stravolse storie personali e non solo; significativo ciò che accadde ai Carabinieri, che furono cooptati (nelle regioni del Nord) ma che mai si integrarono con i repubblichini (già lo erano poco con le camice nere, tanto che a loro fu affidato l’arresto del duce ed altre azioni di polizia verso i fascisti nelle aree appena liberate già nel ’43), fino ad essere catturati nelle loro caserme (dai tedeschi con l’aiuto dei repubblichini nei primi mesi del ’45, ma già prima alla spicciolata i più retrivi avevano subito la stessa sorte) e deportati in massa nei campi di lavoro in Germania, dove i più sono morti. Tecnicamente sono da annoverare tra i ‘ragazzi di Salò’, ma è evidente che la loro vicenda è di tutt’altro segno rispetto a quella dei fanatici oltranzisti che nella RSI vedevano una possibilità di riscatto del fascismo, e si adoperarono con efferatezza per sedare ogni possibile divergenza politica. Ho conosciuto personalmente uno di questi carabinieri, mancato 3 anni fa, che in Germania è stato deportato come prigioniero politico, ed è uno dei pochi che è tornato indietro: 1,85 di altezza, 43 Kg di peso, le cicatrici delle frustate sulla schiena ed altre assai più profonde dove mai si sono rimarginate.
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alekos18

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Numero di messaggi : 1014
Data d'iscrizione : 04.04.07

MessaggioTitolo: Re: Che pensate del "patriottismo costituzionale"?   Gio Set 11 2008, 01:55

Ho la forte sensazione, direi anche il convincimento, che il duo Alemanno-La Russa, nella ricorrenza della difesa di Roma a Porta S. Paolo, abbia portato a termine una piccola operazione per ragioni di spicciolo interesse politico-partitico. Il primo ha detto: le leggi razziali del '38 furono il vero male assoluto, non il ventennio; il secondo: riconoscimento patriottico ad «altri militari in divisa, come quelli della Nembo dell'esercito della Rsi, [che, ndr] soggettivamente, dal loro punto di vista, combatterono credendo nella difesa della patria, opponendosi nei mesi successivi allo sbarco degli anglo-americani e meritando quindi il rispetto, pur nella differenza di posizioni, di tutti coloro che guardano con obiettività alla storia d'Italia». Certo, La Russa riecheggiava con altre parole il senso di dichiarazioni rese nel tempo da personaggi "antifascisti" (ricordo ad esempio Ciampi, Violante, sui "ragazzi di Salò"...), ma era prevedibile che le esternazioni di questi due personaggi di spicco di Alleanza Nazionale e delle istituzioni, per giunta nella cornice di una ricorrenza particolare e gravida di significati nella Storia d'Italia, non sarebbe passata sotto silenzio. L'amplificazione massmediatica era assicurata.

I termini mi sono sembrati ben studiati per creare polemica e allo stesso tempo aver poi agio di meglio precisare senza doversi trovare dentro insanabili imbarazzi politici. Secondo me il fine è stato ad uso e consumo interno, con i destinatari del messaggio da ricercare all'interno di Alleanza Nazionale (AN), dentro la sua area militante ed elettorale. Ci si trova alla vigilia della nascita ufficiale del partito unico del centrodestra, il Popolo della Libertà, e mi sembra che questo sia uno dei messaggi -altri probabilmente seguiranno- per dire al corpo militante (ed elettorale) dell'ex MSI e dell'imminente ex AN che la saldatura con Forza Italia e la già annunciata "leadership carismatica" di Silvio Berlusconi non significano la perdita della propria identità. Uscite come quelle del suddetto duo, quindi, toccando il cuore, l'immaginario, possono fungere come rassicurante messaggio di tenuta. Del resto, il rischio di perdere altri pezzi, e vedere indebolito il proprio peso politico dentro il nuovo partito, per AN esiste, con tutti gli effetti che potranno seguire nella riscrittura delle cariche. Collateralmente, ma in via subordinata, ritengo si eserciti una qualcerta pressione politico-psicologica sullo stesso presidente della Camera, Fini. Niente di granché rilevante, comunque. E' sicuramente più interessante, da discutere e da chiarire, il significato del "patriottismo costituzionale".

Dirò più avanti qualcosa al riguardo, al di là, quindi, di uno strano retrogusto...lo dico, dello spontaneo, immediato, disgusto che provo: il richiamo alla Patria, come anche alla libertà, alla democrazia, alla giustizia (sociale), in bocca a certe persone, è già fuori luogo, svilito. Sarà necessario entrare nelle cose...
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garrulus



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MessaggioTitolo: Re: Che pensate del "patriottismo costituzionale"?   Dom Set 14 2008, 17:41

Non ho ben seguito la questione. Mi pare piuttosto annosa, tirata fuori in certi momenti come sterile polemica politica. Le questioni della memoria sono delicate, poiché una memoria non può essere creata a tavolino.
In ogni caso, mi pare che il patriottismo della costituzione sia ormai un concetto piuttosto definito, con riferimenti specifici (in primis Habermas, ma anche Bobbio) che fanno parte anche della cultura di centro-sx.
Mi pare comunque un concetto un po' troppo formalistico (sarà che non amo granché Habermas...).
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alekos18

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MessaggioTitolo: Re: Che pensate del "patriottismo costituzionale"?   Gio Set 18 2008, 17:45

In pressoché tutti i sostenitori del «patriottismo della Costituzione (del 1948, ndr)» è presente un'ambiguità, un controsenso di fondo, di tale evidenza da dover essere interrogato e compreso nel suo opportunismo. Questo "patriottismo della Costituzione" è un'operazione ideologica che ha avuto origine negli USA (in uno Stato che, privo di quei connotati di identità e di appartenenza culturale riconducibili all'idea di nazione, essendosi strutturato su basi comunitariste –e classiste– aveva necessità di trovare un comune riferimento identitario), è poi stata esportata in Germania (il trapianto si rese necessario quando fu evidente l'irreversibilità della riunificazione tedesca che bisognava incapsulare nell'Europa a stelle e strisce e Jürgen Habermas, negli anni Ottanta, di quel "patriottismo" fu il cantore) ed in Italia viene messa in moto negli anni Novanta. Ricordiamoci di Scalfaro alla presidenza della Repubblica e poi di Ciampi. Si tratta di figure simboliche e come tali vanno assunte per ben più significativi processi. Lo scalfarismo mirava a tenere le istituzioni, screditate dopo il terremoto giudiziario che travolse certi partiti e certi gruppi imprenditoriali in non casuale concomitanza con il contesto geopolitico mondiale in mutamento. Con il ciampismo ci troviamo alla vigilia dell'introduzione di quella iattura coloniale chiamata euro ed alla conclamazione di quella spirale di declino strutturale e di crisi generale del paese accelerata in particolare dal Trattato di Maastricht (1992). Il disorientamento sociale doveva essere imbozzolato in un'idea (mistificata) di Patria che catalizzasse fiducia verso le istituzioni e non disturbasse i manovratori nella direzione (anti-nazionale ed anti-patriottica) in cui si stava (e si sta) portando il paese. Sussiste ancora l'esigenza di rassicurare un sentire popolare diffuso che è sconcertato, perplesso, di fronte alla perdita della sovranità monetaria e all'evidenza che le decisioni politiche ed economiche di fondo sono stabilite altrove, fuori dallo spazio politico nazionale.

In termini ultra-sintetici il controsenso cui mi riferivo all'inizio sta in questo, che si celebra la Costituzione italiana nel mentre ci si fa propugnatori e sostenitori attivi della Costituzione Europea (Trattato di Lisbona, nella dizione ultima). Parlamento e governo, con l'avallo entusiasta anche dell'attuale presidente della Repubblica, ne hanno sancito in modo unanime l'adesione e l'assunzione. Il tutto nella pressoché totale assenza di informazione. Non se ne è parlato, non se n'è discusso, non si è conseguentemente ritenuto nemmeno di dover verificare la volontà popolare. La si è anzi scientemente elusa, per evitare (come in altri paesi) che si venisse sconfessati e smentiti nelle urne. Ebbene, la Costituzione italiana si fonda su un impianto strutturale e relative articolazioni che, pur con i loro limiti, sono divergenti, se non antitetici e conflittuali con quella europea. Quest'ultima, sovraordinata, se e quando entrerà a regime, scardinerà automaticamente le fondamenta di quella italiana, cancellando conquiste –pur parziali– ottenute nell'ottica di un avanzamento dei diritti sociali nonché delle garanzie e degli spazi di democrazia. Con i pur persistenti limiti (sotto tale profilo) della Costituzione italiana, pur disattesa (già all'indomani della sua entrata in vigore) nelle parti più avanzate che la caratterizzano, e pur progressivamente sfaldata e smontata, in modo sempre più accentuato dai governi che si sono succeduti da almeno gli ultimi 15-20 anni, con tutta una serie di normative di carattere sociale, civile, istituzionale che sono quanto di più distante dai princìpi fissati sulla carta costituzionale, questa è pur sempre da considerare di gran lunga avanzata rispetto a quella "europea". Vien da sé che non si può sostenere l'una e allo stesso tempo l'altra che ne è il sostanziale rovesciamento. Se si entra nel merito delle aree tematiche, degli articoli, dei concetti, le contraddizioni sono troppo evidenti, per non chiedersi come si concilino –per i "patrioti della Costituzione italiana"– due testi tanto diversi nei princìpi e negli scenari politico/sociali che prefigurano.

In Italia, lo sbocco di questo "patriottismo della Costituzione" si sostanzia nell'essere abdicazione all'indipendenza e alla sovranità della "Patria" e anche ai valori fondanti della stessa Costituzione italiana che ci si picca di omaggiare e celebrare. Un anestetico ideologico per la transizione ad un nuovo assetto di dipendenza servile del nostro paese. Quando questa transizione sarà conclusa, di "patriottismo della Costituzione" certi signori e certe forze non parleranno più.
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