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 Berlusconi: ultimo comunista

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padegre



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MessaggioTitolo: Berlusconi: ultimo comunista   Mer Set 03 2008, 21:21

- Berlusconi: ultimo comunista –
a cura di Paolo De Gregorio, 3 settembre 2008

Così Travaglio, tra il serio e il faceto, definisce Berlusconi in un suo articolo sulla concentrazione del potere decisionale in Italia.
“Nella vicenda Alitalia infatti Berlusconi convoca imprenditori, cambia leggi, organizza cordate, dal governo dirige gli affari dell’impresa privata, sistema debiti, sposta dipendenti, fa piani quinquennali e ricorda tanto la grande Unione Sovietica. Il Cavaliere ripristina l’industria di Stato, l’ultimo comunista è lui. (Passate parola)” Marco Travaglio su www.beppegrillo.it.
Però il paradosso mi consente di togliermi qualche sassolino dalle scarpe, perché, al di là delle apparenze dei dibattiti parlamentari, le decisioni vere, nelle cosiddette democrazie liberali, vengono prese da pochissimi, esattamente come nei comitati centrali dei vecchi partiti comunisti, con la differenza che le une vengono definite “libere e democratiche” e le altre “autoritarie e liberticide”.
Per restare in Italia, e nella attualità, nella nostra recente storia abbiamo avuto un solo uomo politico che ha preso la decisione di definire “giustizialisti” e “toghe rosse” un piccolo gruppo di magistrati che avevano avuto l’ardire di inquisire i potenti, e questo uomo solo ha ordinato ai mezzi di informazione, che controlla direttamente e indirettamente (Rai) praticamente il 90% dell’editoria, di fare una campagna, martellante, metodica, ossessiva, durata anni, per trasformare quelle bugie, ripetute all’infinito, in chiare ed evidenti verità, capaci di fargli vincere le elezioni.
Sempre un uomo solo, con la beffarda impudenza di sostenere che è una legge nell’interesse dei cittadini e della giustizia, ha ordinato ai suoi deputati e senatori di approvare il “lodo Alfano” stracciando il principio costituzionale di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, per liberarsi dei processi che lo riguardano. Veramente impossibile anche nell’Unione Sovietica o nella Cina maoista.
Allarghiamo il nostro sguardo sulla “grande democrazia americana” (come Veltroni si ostina a definire gli Usa) e vediamo che pochi petrolieri hanno creato false prove per aggredire l’Iraq e che la grande crisi dei subprime, esportata a livello mondiale, è un “pacco” preparato da banche e finanziarie che hanno acceso mutui a gente che sapevano incapace di pagare e rifilato quelle insolvenze inesigibili, ben confezionate, a migliaia di istituzioni ignare o complici, trasferendo ad altri le insolvenze deliberatamente create, con conseguente crisi economica anche in Italia.
La dotazione di un arsenale atomico e la disponibilità per Israele di armi moderne e sofisticate, fattore che ha alterato tutti gli equilibri in Medio Oriente e ha prodotto innumerevoli guerre, non è stata decisa da nessuna assise democratica, ma dalla potente lobby ebraica americana e dai petrolieri, che avevano bisogno di una potenza militare regionale nel cuore del petrolio mondiale, aiutati dal Pentagono.
Si straparla sempre di libertà e democrazia, ma le decisioni che veramente contano le prendono i grandi banchieri, i capi delle multinazionali, le lobby delle armi, i sionisti, la gente come Murdoch e Soros. Purtroppo bisogna ammettere una cruda verità, che sono i rapporti di forza militari, e non la democrazia, a prevalere nel mondo, come dimostra l’evento bellico provocato da Usa e Georgia, che ha risvegliato la fin troppo paziente Russia, circondata sistematicamente da basi Nato, piazzate negli ultimi anni nei paesi ex-sovietici e confinanti con essa.
Malgrado la Russia non avesse dato alcun segno di aggressività, malgrado avesse concesso alla Nato un corridoio aereo utilizzato per l’aggressione all’Afghanistan, e malgrado un patto di collaborazione con la stessa Nato, le manovre Usa ostili verso la Russia si sono intensificate, e si tratta di ostilità di tipo militare, non giustificabili in nessun modo.
O meglio, inconfessabili, poiché la notevole integrazione economica e il clima di pace con l’Europa stavano dando dei frutti in cui la Nato era diventata un ostacolo e un ferrovecchio, la politica estera americana imposta all’Europa era diventata un impedimento al suo sviluppo, e soprattutto l’Euro era diventato troppo forte e troppo teso a sostituire il dollaro come moneta mondiale di riferimento.
La guerra Usa all’Europa si è manifestata attraverso l’istigazione americana e israeliana, supportata da forniture di armi e consiglieri, ad attaccare territori notoriamente abitati da russi, con il solo e unico scopo di provocare la reazione della Russia e finalmente staccarla dall’Europa, e come fattore tattico, ma non strategico, influire sulle presidenziali americane.
Altro che democrazia! Questa è guerra fredda con la speranza di provocare quella calda, e chi provoca lo fa solo perché si sente in posizioni di supremazia militare e soprattutto perché vede che con la pace e il libero mercato sono proprio gli Usa a perdere influenza, potere economico, finanziario e monetario.
Se la crisi provocata dagli Usa si acutizza e l’Europa si allontana dalla Russia, è ipotizzabile una alleanza con i paesi mediorientali, Iran e Siria, che già chiedono alla Russia missili difensivi, antiaerei e antimissile, capaci di far pagare ad Israele una eventuale aggressione contro i siti nucleari iraniani.
Questa ennesima criminale mossa di Bush e dei sionisti, capace di destabilizzare il mondo è stata presa segretamente, senza legittimazione democratica, da quei poteri forti che dominano il mondo e ci portano quando vogliono loro dentro guerre e tensioni.
Sia il “comunismo reale” che la “democrazia reale” hanno dimostrato che, al di là delle solenni dichiarazioni, funzionano senza democrazia, concentrano il potere nelle mani di pochi e lo usano in modo occulto e spregiudicato, commettendo reati e prevaricazioni.
Gli illusi che pensano di poter contare e incidere nella dittatura mediatica in Italia presto prenderanno atto che solo una gravissima crisi economica e ambientale potrà fermare il regime, non già una opposizione pavida e inesistente.
Paolo De Gregorio
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