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 lettera aperta a Marco Travaglio

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AutoreMessaggio
padegre



Numero di messaggi : 40
Data d'iscrizione : 17.08.08

MessaggioTitolo: lettera aperta a Marco Travaglio   Mer Ago 27 2008, 14:34

- lettera aperta a Marco Travaglio -
a cura di Paolo De Gregorio, 27 agosto 2008

Nel tuo articolo “Le cose che non si dovevano dire”, a proposito del licenziamento di Padellaro all’Unità, scrivi la seguente frase: “sono molto affezionato al principio di autorità, dunque riconosco agli editori il potere di nominare i direttori che più li aggradano”.
Incredibilmente mostri di non aver compreso che il “liberismo” editoriale, che tu rispetti, è il sistema che ha portato il pensiero unico, ha concentrato nelle mani di pochi capitalisti la proprietà di quasi tutti i media (Tv compresa), ma non di tutti solo perché si possa dire che siamo in democrazia, ma è sicuramente un potere che fa vincere le elezioni.
Non mettere in evidenza, in modo chiaro e definitivo, che il capitalismo si garantisce l’eternità e l’egemonia culturale e politica attraverso la proprietà editoriale, è come dire che la Tv e i giornali non sono stati decisivi a Berlusconi per prendere il potere, ma è stato eletto per la sua onestà e il suo disinteresse per il denaro.
Caro Travaglio, bisogna “urlare” che la “libertà di stampa” non esiste, i meccanismi che consentono ai capitalisti di selezionare i loro impiegati giornalisti sono raffinati e collaudati, trionfa fra questi il fatto che i proprietari contano sulla autocensura e sull’omissione,una volta che è stata stabilita quella “linea editoriale” che è un soave e democratico suggerimento del padrone, ma più dura dell’acciaio.
Quella sparuta e ininfluente minoranza di giornalisti che cercano di essere indipendenti, dai partiti o dalla proprietà, prima o poi vengono messi a tacere, spesso in modo subdolo e silenzioso.
Il vero giornalismo può nascere solo se giornalisti col pallino della indipendenza si associano tra loro, fanno una redazione, e cominciano in Internet a scrivere e cercare collaborazioni in tutta Italia, tra quei moltissimi che lo fanno senza fini di lucro, ma per passione civile.
Se nessuno fa questo, e se nessuno, neanche tu, sostiene che solo i giornalisti associati tra loro possono essere indipendenti, è segno che il denaro e il prestigio televisivo sono diventati privilegi irrinunciabili, e se qualcuno comunque ti farà lavorare, ti userà solo per dimostrare che è aperto e democratico.
Anche Psolini scriveva qualcosa sul Corriere della Sera, il giornale faceva la figura aperta e liberale, ma era una goccia nel mare, e nessuno è mai diventato indipendente leggendo quel giornale.
La battaglia che viene prima di qualunque altra, semplicemente per tornare alla democrazia, e avere una “opinione pubblica” anche antagonista, è questa sui “media”.
Boicottare il canone Tv per incrinare il potere dei partiti, puntare ad una “public company” che compri Tv regionali e cominci a fare informazione, fare dei buoni quotidiani “on-line”diretti da giornalisti indipendenti (senza stipendio), sono le cose da fare, incominciando subito, senza farsi distrarre e senza disperdere forze e tempo con raccolte di firme inutili o referendum che possono essere facilmente aggirati.
Paolo De Gregorio
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marcocappelli



Numero di messaggi : 1
Data d'iscrizione : 23.09.08

MessaggioTitolo: Re: lettera aperta a Marco Travaglio   Mar Set 23 2008, 01:26

padegre ha scritto:
- lettera aperta a Marco Travaglio -
a cura di Paolo De Gregorio, 27 agosto 2008

Nel tuo articolo “Le cose che non si dovevano dire”, a proposito del licenziamento di Padellaro all’Unità, scrivi la seguente frase: “sono molto affezionato al principio di autorità, dunque riconosco agli editori il potere di nominare i direttori che più li aggradano”.
Incredibilmente mostri di non aver compreso che il “liberismo” editoriale, che tu rispetti, è il sistema che ha portato il pensiero unico, ha concentrato nelle mani di pochi capitalisti la proprietà di quasi tutti i media (Tv compresa), ma non di tutti solo perché si possa dire che siamo in democrazia, ma è sicuramente un potere che fa vincere le elezioni.
Non mettere in evidenza, in modo chiaro e definitivo, che il capitalismo si garantisce l’eternità e l’egemonia culturale e politica attraverso la proprietà editoriale, è come dire che la Tv e i giornali non sono stati decisivi a Berlusconi per prendere il potere, ma è stato eletto per la sua onestà e il suo disinteresse per il denaro.
Caro Travaglio, bisogna “urlare” che la “libertà di stampa” non esiste, i meccanismi che consentono ai capitalisti di selezionare i loro impiegati giornalisti sono raffinati e collaudati, trionfa fra questi il fatto che i proprietari contano sulla autocensura e sull’omissione,una volta che è stata stabilita quella “linea editoriale” che è un soave e democratico suggerimento del padrone, ma più dura dell’acciaio.
Quella sparuta e ininfluente minoranza di giornalisti che cercano di essere indipendenti, dai partiti o dalla proprietà, prima o poi vengono messi a tacere, spesso in modo subdolo e silenzioso.
Il vero giornalismo può nascere solo se giornalisti col pallino della indipendenza si associano tra loro, fanno una redazione, e cominciano in Internet a scrivere e cercare collaborazioni in tutta Italia, tra quei moltissimi che lo fanno senza fini di lucro, ma per passione civile.
Se nessuno fa questo, e se nessuno, neanche tu, sostiene che solo i giornalisti associati tra loro possono essere indipendenti, è segno che il denaro e il prestigio televisivo sono diventati privilegi irrinunciabili, e se qualcuno comunque ti farà lavorare, ti userà solo per dimostrare che è aperto e democratico.
Anche Psolini scriveva qualcosa sul Corriere della Sera, il giornale faceva la figura aperta e liberale, ma era una goccia nel mare, e nessuno è mai diventato indipendente leggendo quel giornale.
La battaglia che viene prima di qualunque altra, semplicemente per tornare alla democrazia, e avere una “opinione pubblica” anche antagonista, è questa sui “media”.
Boicottare il canone Tv per incrinare il potere dei partiti, puntare ad una “public company” che compri Tv regionali e cominci a fare informazione, fare dei buoni quotidiani “on-line”diretti da giornalisti indipendenti (senza stipendio), sono le cose da fare, incominciando subito, senza farsi distrarre e senza disperdere forze e tempo con raccolte di firme inutili o referendum che possono essere facilmente aggirati.
Paolo De Gregorio

Caro Paolo,

mi associo a questa tua esortazione poiché condivido in pieno il tuo pensiero, espresso con parole che non avrei potuto usare meglio.

Travaglio, come Grillo e tanti altri - tutti pur con sfumature diverse, è un sensazionalista (forse anche volendo non potrebbe fare molto di più) che ottiene praticamente solo il risultato di infiammare gli animi per un quarto d'ora, creare autogiustificazion-ismo, lasciare tutto come prima.

Marco Cappelli.
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FilippoRosso



Numero di messaggi : 18
Data d'iscrizione : 07.08.08

MessaggioTitolo: Re: lettera aperta a Marco Travaglio   Lun Set 29 2008, 13:37

Attenzione però a non aspettarsi da Marco Travaglio quelle cose che non può dare.
Il problema di oggi è che, scomparsa l'opposizione e soprattutto scomparsa la sinistra, con la sua grande sensibilità verso le ingiustizie e per la moralità pubblica e privata, molti di noi, io compreso, abbiamo dato a Travaglio una sorta di Patente Speciale per sostituire quella opposizione che non c'è più.
Ovvio che poi, certe volte, si resti delusi....
Travaglio non è di sinistra, e lui lo dice chiaramente, molto onestamente.
E' solo un grandissimo giornalista, un arguto osservatore, uno che, in una Italia dove quasi tutti sono servi del potere, sa stare in autonomia anche a costo di pagare certe scelte.
Io lo stimo tantissimo, ma non mi aspetto da lui idee coincidenti con le mie, soprattutto in economia. Lui è sostanzialmente liberista, seppur nel rispetto delle regole e contro i monopoli. Insomma, ha una impostazione di destra all'europea, seria, non buffonesca e cialtronesca come quella della destra italica.
Io invece sono un antiliberista, quindi ovvio che non voterei Marco su questi temi Laughing , anche se lo appoggio per la sua sete di giustizia e per il drammatico appello che lancia ogni giorno, seppur in maniera divertente: stiamo scivolando verso il fascismo vero, autoritario, verso un disastro economico e sociale spaventoso.
Attenzione: Marco su questo ha ragione a prescidere dal fatto che non sia un compagno. Non serve a nulla fargli le pulci su quelle idee che non collimano con le nostre.
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alekos18

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Numero di messaggi : 999
Data d'iscrizione : 04.04.07

MessaggioTitolo: Re: lettera aperta a Marco Travaglio   Mar Set 30 2008, 15:11

FilippoRosso ha scritto:
Attenzione però a non aspettarsi da Marco Travaglio quelle cose che non può dare.
Il problema di oggi è che, scomparsa l'opposizione e soprattutto scomparsa la sinistra, con la sua grande sensibilità verso le ingiustizie e per la moralità pubblica e privata, molti di noi, io compreso, abbiamo dato a Travaglio una sorta di Patente Speciale per sostituire quella opposizione che non c'è più.
Ovvio che poi, certe volte, si resti delusi....
Travaglio non è di sinistra, e lui lo dice chiaramente, molto onestamente.
E' solo un grandissimo giornalista, un arguto osservatore, uno che, in una Italia dove quasi tutti sono servi del potere, sa stare in autonomia anche a costo di pagare certe scelte.
Io lo stimo tantissimo, ma non mi aspetto da lui idee coincidenti con le mie, soprattutto in economia. Lui è sostanzialmente liberista, seppur nel rispetto delle regole e contro i monopoli. Insomma, ha una impostazione di destra all'europea, seria, non buffonesca e cialtronesca come quella della destra italica.
Io invece sono un antiliberista, quindi ovvio che non voterei Marco su questi temi Laughing , anche se lo appoggio per la sua sete di giustizia e per il drammatico appello che lancia ogni giorno, seppur in maniera divertente: stiamo scivolando verso il fascismo vero, autoritario, verso un disastro economico e sociale spaventoso.
Attenzione: Marco su questo ha ragione a prescidere dal fatto che non sia un compagno. Non serve a nulla fargli le pulci su quelle idee che non collimano con le nostre.
Condivido la forma, il modo del tuo ragionare, FilippoRosso. Qualche chiosa. Forse è scomparsa quella che impropriamente si definiva opposizione (a che, poi?). Idem per quanto riguarda la "sinistra". Temo che questa scomparsa sarà provvisoria, nel senso che ritengo certa "opposizione di sinistra" (fittiziamente e sedicentemente detta anche "radicale") funzionale per certe frazioni dominanti più accorte alla copertura sociale (in termini di coinvolgimento delle rappresentanze che si pongano come espressive delle classi subalterne) delle loro politiche. Temo che, in un modo o nell'altro, si provvederà a rendere visibili delle aree di parcheggio dove depotenziare spinte sociali che si temano come eversive (nel senso letterale del termine, cioè miranti a sradicare -"evertere", in latino- le fondamenta del sistema di potere dominante)...

Sarà banale dirlo, ma non sono scomparse le ragioni di un'opposizione radicale al modello sociale e culturale dominante. Ritengo che ci si trovi a vivere in una finestra d'epoca di grandi opportunità. Opportunità per meglio interrogarsi ed agire su diversi piani: a) sulle prospettive teoriche, di assetto di società e di modo di produzione verso cui muoversi; b) sui nodi politici (in senso lato) del nostro tempo; c) sulle modalità politiche, in prospettiva anche organizzative, con cui dare gambe ad un progetto di liberazione. Anche con questo forum, ci inscriviamo e ci sentiamo parte di questo ineludibile processo. Alla prossima
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Nello

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MessaggioTitolo: Re: lettera aperta a Marco Travaglio   Gio Ott 02 2008, 17:23

marcocappelli ha scritto:
Travaglio, come Grillo e tanti altri - tutti pur con sfumature diverse, è un sensazionalista ... che ottiene praticamente solo il risultato di infiammare gli animi per un quarto d'ora, creare autogiustificazionismo, lasciare tutto come prima.

Non conosci o vuoi deliberatamente ignorare il fenomeno dei Meetup, aggregazioni poitiche di persone, cittadini comuni, che invece che andare al cinema o in birreria o in discoteca, si riuniscono, parlano, elaborano, organizzano convegni, volantinaggi, banchetti, conferenze-dibattito.
Questo non risponde alla tua definizione "lasciare tutto come prima".
Queste persone sono certo il frutto dell'operazione mediatica di Grillo, ma non per questo i loro strumenti e le loro finalità sono da disprezzare o (peggio) da classificare come "sensazionalismi".
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FilippoRosso



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MessaggioTitolo: Re: lettera aperta a Marco Travaglio   Lun Ott 06 2008, 13:15

alekos18 ha scritto:
FilippoRosso ha scritto:
Attenzione però a non aspettarsi da Marco Travaglio quelle cose che non può dare.
Il problema di oggi è che, scomparsa l'opposizione e soprattutto scomparsa la sinistra, con la sua grande sensibilità verso le ingiustizie e per la moralità pubblica e privata, molti di noi, io compreso, abbiamo dato a Travaglio una sorta di Patente Speciale per sostituire quella opposizione che non c'è più.
Ovvio che poi, certe volte, si resti delusi....
Travaglio non è di sinistra, e lui lo dice chiaramente, molto onestamente.
E' solo un grandissimo giornalista, un arguto osservatore, uno che, in una Italia dove quasi tutti sono servi del potere, sa stare in autonomia anche a costo di pagare certe scelte.
Io lo stimo tantissimo, ma non mi aspetto da lui idee coincidenti con le mie, soprattutto in economia. Lui è sostanzialmente liberista, seppur nel rispetto delle regole e contro i monopoli. Insomma, ha una impostazione di destra all'europea, seria, non buffonesca e cialtronesca come quella della destra italica.
Io invece sono un antiliberista, quindi ovvio che non voterei Marco su questi temi Laughing , anche se lo appoggio per la sua sete di giustizia e per il drammatico appello che lancia ogni giorno, seppur in maniera divertente: stiamo scivolando verso il fascismo vero, autoritario, verso un disastro economico e sociale spaventoso.
Attenzione: Marco su questo ha ragione a prescidere dal fatto che non sia un compagno. Non serve a nulla fargli le pulci su quelle idee che non collimano con le nostre.
Condivido la forma, il modo del tuo ragionare, FilippoRosso. Qualche chiosa. Forse è scomparsa quella che impropriamente si definiva opposizione (a che, poi?). Idem per quanto riguarda la "sinistra". Temo che questa scomparsa sarà provvisoria, nel senso che ritengo certa "opposizione di sinistra" (fittiziamente e sedicentemente detta anche "radicale") funzionale per certe frazioni dominanti più accorte alla copertura sociale (in termini di coinvolgimento delle rappresentanze che si pongano come espressive delle classi subalterne) delle loro politiche. Temo che, in un modo o nell'altro, si provvederà a rendere visibili delle aree di parcheggio dove depotenziare spinte sociali che si temano come eversive (nel senso letterale del termine, cioè miranti a sradicare -"evertere", in latino- le fondamenta del sistema di potere dominante)...

Sarà banale dirlo, ma non sono scomparse le ragioni di un'opposizione radicale al modello sociale e culturale dominante. Ritengo che ci si trovi a vivere in una finestra d'epoca di grandi opportunità. Opportunità per meglio interrogarsi ed agire su diversi piani: a) sulle prospettive teoriche, di assetto di società e di modo di produzione verso cui muoversi; b) sui nodi politici (in senso lato) del nostro tempo; c) sulle modalità politiche, in prospettiva anche organizzative, con cui dare gambe ad un progetto di liberazione. Anche con questo forum, ci inscriviamo e ci sentiamo parte di questo ineludibile processo. Alla prossima

Perfettamente d'accordo. Ma, è altrettanto banale dirlo, oggi come oggi sono sparite le forze politiche che si facevano interpeti di questo malessere e disagio.
Gli unici che, piaccia o no, a volte riescono a farsi applaudire per ciò che sostengono sono Travaglio (soprattutto) e Grillo (e in parlamento Di Pietro).
Stop. Purtroppo non c'è altro.
Allora, che senso ha attaccare i due, o i tre?
Piuttosto, riconosciamo che su moltissimi temi hanno ragione, che il "nostro " popolo di sinistra avrebbe diritto di avere una rappresentanza politica ben diversa dai 4 scemi che ci hanno portato alla disfatta.
Una rappresentanza di nuovo "incazzata", che non fa sconti, che è presente in tutti quei casi in cui c'è da protestare per qualcosa: il lavoro, la democrazia, l'informazione, la sanità, la scuola....
Io non vedo più alcuna bandiera di sinistra nei luoghi dove si protesta, ma vedo, a volte le bandiere di Tonino. Di chi è la colpa, di Di Pietro o nostra, che non esistiamo più?
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