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 I sommari di "Indipendenza"

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MessaggioTitolo: I sommari di "Indipendenza"   Mer Ago 01 2007, 01:03

Sommario del n. 22
luglio/agosto 2007 (Nuova serie)

(versione articolata su www.rivistaindipendenza.org
Per copia saggio, inviare richiesta con indirizzo a info@rivistaindipendenza.org)

· Editoriale/ Disincanto e riorientamento.
· Evasione fiscale e rapporti sociali dominanti.
· Il ritorno del “revisionismo costituzionale”.
· Sinistra e Rifondazione Comunista all’assalto della Costituzione.
· Riforma elettorale: Mattarellum contro la democrazia.
· Appalti pubblici e disastri nazionali.
· Colonizzazione economica, diktat europei e svendite pubbliche.
· Da Lassalle a Prodi. L’equivoco statalista.
· Ambiente, sviluppo e salute: la grande distrazione.
· Quattrocchi, Giuliani e Nassiriya. Eroismo e valori nazionali: i nodi di tre questioni (II^ e ultima parte).
· Sul comunismo, oltre il comunismo.
· Imperialismo: attualità e significato. Una lettura nazionalitaria.
· Uno “scudo” per nemico. La strategia d’attacco U.S.A.
· Comunitarismo, Eurasia, Impero. Le ragioni nazionalitarie di un rifiuto (seconda parte).
· Comunitarismo, Eurasia. Parla Costanzo Preve.
· Le ragioni di un dissenso. Notazioni critiche a Costanzo Preve.
· Recensioni: Serge Latouche. La scommessa della decrescita. Feltrinelli.
· Lettere su: Le ambiguità della decrescita; la cosa di sinistra detta da D’Alema.

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Nel caso volessi dare un contributo un po’ più fattivo, suggeriamo piccole, importanti cose, senza mettere limiti ad altro di possibile:
· segnalare indirizzi postali o anche elettronici (individuali, associativi, ecc.) di possibili interessati a copia omaggio e/o a ricevere i notiziari elettronici
· richiedere copie da distribuire
· segnalare le librerie dove si verificasse che la rivista è esaurita e/o segnalarne di nuove
· organizzare incontri (pubblici ma anche informali) nella propria città
· collaborare per i notiziari, con affiancamento quantomeno iniziale (trattasi di impegno tarabile secondo le disponibilità di tempo)
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Ultima modifica di Admin il Ven Nov 07 2008, 19:55, modificato 1 volta
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MessaggioTitolo: Sommario n. 23 (novembre / dicembre 2007)   Mar Dic 25 2007, 14:12

Sommario n. 23 (novembre/dicembre 2007)

(versione articolata su www.rivistaindipendenza.org
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· Editoriale/ "Partito Democratico", "Cosa Rossa" e riforma elettorale.
· Dalla "Casta" alla dipendenza. Il "caso Beppe Grillo".
· Il lavoro tradito. Analisi del “protocollo sullo Stato sociale”.
· Genetica imperialista. La guerra biologica degli OGM.
· Il cav(i)llo di Troia. Per un no agli OGM senza “tolleranza” e “coesistenza”.
· La fame nel motore. La frode degli agro-carburanti.
· In memoria di L. Tomatis. Sugli intrecci tra "scienza", "medicina" ed "industria".
· Per una controstoria del Sud Italia.
· Note su giolittismo, emigrazione e “questione morale”.
· Intrecci e strategie del capitale finanziario. Intervista a G. La Grassa.
· Eurodipendenza. Nella morsa dell’“Europa delle Banche”. Intervista a F. Zampieri.
· Per un rilancio del metodo del materialismo storico.
· Decrescita 1. Sfide alla modernità
· Decrescita 2. Sfide nella modernità.
· Il volto dell’Impero prima dell’11 settembre.
· Recensione.
· Lettere.


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Ultima modifica di Admin il Lun Ago 25 2008, 22:59, modificato 3 volte
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kamo

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MessaggioTitolo: Re: I sommari di "Indipendenza"   Gio Gen 03 2008, 03:21

Perché non proponete alla discussione di questo forum un articolo di questo o di qualche altro numero, al limite presentandone una sintesi per chi non l'ha letto? Potrebbe essere una cosa interessante, non trovate?

Grazie e ciao
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MessaggioTitolo: Sommario n. 24 (luglio / agosto 2008)   Lun Ago 25 2008, 22:48

Il sommario del n. 24 luglio / agosto 2008 (nuova serie)

(versione articolata su www.rivistaindipendenza.org
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· Editoriale/ Dentro la crisi delle sinistre.
· Una stangata per l’Europa. Da Padoa Schioppa a Tremonti: continuità politica economica di una subalternità coloniale.
· L’Istat e le solite rilevazioni annuali inattendibili.
· Eurodisastro. Tra bugie e realtà.
· Il Trattato di Lisbona. Lezioni dall’Irlanda.
· Alle origini della scuola neoliberista. Pressioni esterne contro la scuola pubblica.
· Sistema nazionale della pubblica istruzione: dalle cause della sua decadenza agli interventi per la sua rinascita.
· Verso la fine della scuola della repubblica? Un commento sulla proposta di legge del centrodestra.
· "Crisi alimentare" e sovranità. Escalation dei prezzi e fame nel mondo: le vere ragioni, i rimedi possibili.
· Dal petrolio al nucleare: diversa la fonte, analoga la dipendenza. Proposte per l’indipendenza energetica nazionale.
· A volte ritornano. Le mistificazioni sul nucleare.
· Da "monnezza" a ricchezza. La valorizzazione dei rifiuti.
· La famiglia nell'attuale fase del totalitarismo neoliberista. La famiglia moderna: un'istituzione sociale di origine feudale.
· Gli operai non sono una classe.
· Recensione.
· Lettere.


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MessaggioTitolo: sommario n. 25 di "Indipendenza"   Mar Dic 23 2008, 02:12

Il sommario del n. 25 novembre / dicembre 2008 (nuova serie)
(versione articolata a breve su www.rivistaindipendenza.org
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· Editoriale/ Crisi finanziaria, Stati e dominanza imperiale.


· Dentro la crisi finanziaria.


· L’assalto alla scuola italiana negli ultimi decenni (prima parte).


· Sud Italia 1/ Modalità di una "inter-dipendenza".


· Sud Italia 2/ Ascesa e crisi di una "inter-dipendenza".


· Sud Italia 3/ Gestire il sud: economia dell'occasione e amministrazione della disfunzione.


· Dalla crisi della democrazia sociale al leghismo.


· La Banca di Mercatopoli.


· Agenzie di rating: il monopolio delle "tre sorelle" USA.


· Le piramidi finanziarie: truffe e fallimenti.


· Cancro geneticamente promosso: l'inquietante connubio Big-Farma e Biotech.


· Per un mondo sostenibile libero da OGM.


· Il Sessantotto incompreso. Intervista a Massimo Bontempelli.


· Esistono condizioni di possibilità del comunismo?


· USA/ Il volto nero di Obama.


· Recensione.


· Lettere.


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Ultima modifica di Admin il Gio Ott 01 2009, 11:04, modificato 1 volta
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MessaggioTitolo: N. 26 di "Indipendenza". Sommario   Mer Lug 29 2009, 16:27

Sommario esteso n. 26 (luglio/agosto 2009)


Editoriale/ L'indipendentismo, per un'alternativa di società (sul sito www.rivistaindipendenza.org)


FIAT voluntas Obama: agli Stati Uniti la ‘prima azienda pubblica italiana’ a profitto privato: interessi e dinamiche. «Un accordo storico» ed «un motivo di orgoglio per l’Italia»: così all’unisono grande stampa ed establishment politico e finanziario italiano hanno salutato il "matrimonio" tra le case automobilistiche FIAT e Chrysler, che a loro dire darebbe nuovo vigore all’Italia e all’industria dell’auto.È una tesi convincente? Le strategie economiche degli Agnelli–Elkann e la promozione dell’accordo dell’amministrazione USA lasciano intendere che la posta in gioco sia ben altra, non slegata dal risiko geopolitico globale.


FIAT - Chrysler. Geopolitica di un accordo. Per Gianfranco La Grassa, il connubio tra le due multinazionali dell’auto è un progetto al 100% politico, volto anche a favorire una 'famiglia', fedele alleata atlantica in Italia. «L’epoca attuale va assomigliando a quella degli ultimi tre decenni dell'800 e di poco più di un decennio nel '900. La strada sembra proprio condurre verso un’epoca "imperialista" (policentrismo) di quel genere (...) In tale contesto la FIAT –fallita in quanto impresa– è ormai legata mani e piedi alle sorti di questa nuova politica statunitense».


Il Grande Mostro di Sigonella. Come la Sicilia viene preparata alle prossime guerre. Per la Campagna per la smilitarizzazione di Sigonella, tenuta in occasione del Controvertice G8 sull’Ambiente (Siracusa, aprile 2009), Antonio Mazzeo ha preparato una scheda sulla base di Sigonella, uno dei più importanti avamposti statunitensi per il controllo dell’Europa e la proiezione nei teatri di guerra dell’immediato futuro, a dimostrazione dell’importanza dell’Italia, e particolarmente della Sicilia, nella logistica militare di dominio di Washington. Come l’autore ha rilevato in un suo scritto più articolato disponibile sulla rete ("La Mega Sigonella", giugno 2005), «ogni operazione bellica degli ultimi trent’anni è stata sostenuta dalla base che sorge nel cuore della Sicilia: creata per contenere la presenza sovietica nel Mediterraneo, l’infrastruttura si è progressivamente trasformata nel trampolino di lancio delle missioni USA e NATO nei Balcani, in Africa e in Medio Oriente». Dall’autunno 2003 la base siciliana è al centro di nuovi lavori di potenziamento, rigorosamente tenuti segreti al Parlamento e ai cittadini: «lavori per centinaia di milioni di euro che prevedibilmente finiranno nelle mani di imprese in odor di mafia, una costante questa che ha caratterizzato parte degli appalti di costruzione e di fornitura di beni e servizi a Sigonella. Un modello di accumulazione mafiosa che ha contribuito ad accelerare la crescita dei poteri eversivi criminali e la saldatura con i ceti politici ed economici dominanti, con conseguenze devastanti per il territorio e la società, prima fra tutte l’impossibilità a progettare e realizzare nell’isola un modello alternativo e reale di sviluppo».


Un Ponte di guerra. Dalle basi USA allo Stretto di Messina. La lobby delle grandi opere tra armi e cemento (prima parte). Antonio Mazzeo è animatore del sito Terrelibere.org, dedito a temi spesso poco o fittiziamente indagati come il Sud Italia, la mafia, l’emigrazione e le multinazionali, ed autore di vari saggi di controinformazione. Uno di questi, Il mostro sullo Stretto. Sette ottimi motivi per non costruire il Ponte (Edizioni Punto L, Ragusa, 2006), scritto insieme ad Antonello Mangano, argomenta con dovizia di particolari perché la costruzione del Ponte sullo stretto di Messina (ma l’analisi è pressoché estendibile a molte "grandi opere" come la TAV) sarebbe un disastro per gli interessi nazionali. Leggendo il libretto si comprende perché costruire il Ponte è affare solo per la "lobby delle grandi opere", sconvolge la vita delle popolazioni locali, favorisce gli interessi mafiosi, apre ulteriori voragini nei conti pubblici, non crea occupazione, distrugge l’ambiente, è collegato all’industria bellica ed alle imprese impegnate nelle costruzione delle basi militari. Opporsi alla realizzazione del Ponte sullo Stretto risponde, dunque, non solo a obiettivi di difesa del territorio e dell’ambiente o di lotta ai modelli socioeconomici di stampo neoliberista. Attorno al progetto ruotano infatti gli interessi dei Signori delle guerre aventi fulcro a Washington. L’eventuale costruzione del Ponte sarà funzionale alle strategie belliche USA e darà impulso ai processi di militarizzazione del Sud Italia. Su questi punti e su intrecci ed interessi del Ponte con il capitalismo statunitense si sofferma lo scritto.


Una miseria di lavoro. La riforma degli assetti contrattuali. Governo, Confindustria e sindacati concertano ulteriori peggioramenti delle condizioni economiche e sociali dei lavoratori. I paragrafi dello scritto: 1) Europa e neoliberismo. La contrattazione a perdere della "Triplice sindacale" del 1992-'93; 2) Dal "federalismo fiscale" al federalismo contrattuale. La demolizione del contratto nazionale e del diritto di sciopero; 3) Dalla "lotta" alla "concertazione". Sulla parabola sinistra della CGIL; 4) "Libero mercato" contro "protezionismo": una mitologia da sfatare. La realtà dello statalismo neoliberista.


Dalla "democrazia progressiva" al progressivo degrado. Questo breve scritto rappresenta una rielaborazione redazionale, avallata dall'autore, dell'articolo di Gianfranco La Grassa, "Una società malata". Secondo l’autore, la classe dirigenziale del PCI, per come si venne a caratterizzare in particolare a partire dagli anni Sessanta, è tra i maggiori responsabili dell’attuale degrado culturale e politico italiano. L'autore ricorda in particolare l’indispensabile sostegno del PCI-PDS-DS all’operazione "Mani Pulite", determinante nell’instaurazione di un blocco di potere economico ancor più succube alle strategie geopolitiche ed economiche di dominio degli Stati Uniti.


L’assalto alla scuola italiana negli ultimi decenni (seconda parte). «La scuola italiana è una facciata di elementi di vita scolastica che si riproducono per lo più per inerzia, con qualche aspetto e momento isolatamente ancora valido, ma con una sostanza educativa crollata sotto le bombe di dinamiche sociali diseducatrici lasciate incontrollatamente operare, e di innovazioni ministeriali particolarmente devastanti a partire dal 1996. Tutto questo ha una tragicità su cui ci si sofferma troppo poco, perché la fine del sistema nazionale della pubblica istruzione significa –anche per la crisi di altre agenzie educative, a cominciare dalla famiglia– che non c’è più trasmissione di saperi e valori da una generazione all’altra, che è recisa la memoria storica, e quindi la capacità di comprensione politica, e che i giovani si affacciano alla vita adulta privi di strumenti di decodificazione del funzionamento effettivo del mondo in cui vivono». Così, in "Per la rinascita del sistema nazionale della pubblica istruzione" ("Indipendenza" n. 24), scrivevano Massimo Bontempelli e Marino Badiale. Ora, in questa seconda parte del suo scritto, Roberto Renzetti prosegue la storia delle riforme della scuola degli ultimi decenni trattando della riforma Moratti.


Famiglia tradizionale e libera individualità sociale. Le trasformazioni indotte dal "capitalismo neoliberista" stanno erodendo anche l’istituzione sociale della famiglia. Massimo Bontempelli, dopo aver ricostruito e descritto (n. 24° di "Indipendenza") origini, trasformazioni e attuale disgregazione della famiglia moderna –di cui si dettagliavano pregi e difetti– ritiene che affrontare questo processo significa pensare «un nuovo modo di essere uomini e donne, oltre la logica devastante del capitalismo assoluto». In linea con le conclusioni del precedente scritto, l’autore auspica una prassi politica (che trarrebbe alimento da uno "Stato-nazione" finalizzato alla promozione di interessi collettivi) che si prefigga obiettivi di libertà che siano «veramente tali perché incorporino i valori positivi della famiglia borghese in una piena valorizzazione delle esigenze individuali che quella mortificava, soprattutto nelle donne».


"Washington Consensus" e crisi finanziaria. Un’efficace descrizione dei condizionamenti economici del "Washington Consensus" e dei suoi effetti sulle economie nazionali, integrata da una concisa illustrazione dei privilegi economici dell’imperialismo statunitense. Questo il contenuto di "The End of the Washington Consensus" pubblicato nel dicembre 2008 sul sito CounterPunch, a firma dei docenti universitari statunitensi Jeffrey Sommers e Michael Hudson. Lo proponiamo in traduzione, con chiose redazionali in parentesi quadra. I titoletti sono redazionali. L’espressione "Washington Consensus" indica, in sinergia tra loro, tutta una serie di provvedimenti economici "neoliberisti", tra cui: liberalizzazione dei movimenti di capitale e deregolamentazione dei mercati finanziari; apertura dell’economia alle merci estere; riduzione dei deficit di bilancio attraverso tagli alla spesa pubblica (in particolare quella con finalità sociali) ed aumento dell’imposizione fiscale sui redditi medi e bassi; privatizzazioni / svendite; flessibilità del lavoro. Si tratta di misure finalizzate, in ultima istanza, a promuovere gli interessi del capitale finanziario statunitense, imposte globalmente dagli USA attraverso istituzioni sovranazionali come il FMI ed il WTO ed anche tramite, nel "vecchio continente", il processo d’integrazione europea. Nell’affrontare la gravissima crisi economica in corso, gli autori rilevano come gli Stati Uniti di fatto non adottino alcuna di quelle misure di "risanamento" economico di cui sfacciatamente pretendono l’assunzione da parte degli altri Stati per smantellarne la sovranità industriale e finanziaria e controllarli tramite l’arma del debito. L’Italia è un esempio di scuola in tal senso, essendo la sua odierna disastrosa situazione economica anche il frutto dell’applicazione delle succitate misure neoliberiste, avviate in particolare a partire dagli anni Ottanta sotto la spinta dell’Atto Unico Europeo (1987), quindi del Trattato di Maastricht (1992) e dell’adozione dell’euro.


Libano / Il fronte guidato da Hezbollah vince nelle urne, ma non in Parlamento. Se si dovesse trarre una lettura sintetica dell'esito elettorale del 7 giugno scorso, ricalcando gli stereotipi massmediatici dominanti che vengono costantemente rilanciati quando si parla di Libano, il campo del "Bene" (cioè gli anti-siriani / anti-iraniani, i referenti / alleati "democratici" dell'Occidente) avrebbe vinto sul campo del "Male" (cioè i pro-siriani / pro-iraniani, che minano democrazia, pace e futuro). Una lettura della realtà che rappresenta un fuoco di sbarramento ideologico da superare, per comprendere –comunque poi la si voglia giudicare– una realtà ben diversa ed articolata.


Iran / "Onda verde": viaggiare disinformati. Dietro il golpe di twitter e dei supposti brogli, lotta di classe e (geo)politica nel paese degli ayatollah. Se le scelte di politica estera fungono da riflesso della politica interna, a pieno titolo è da includere la sfera ideologica-'informativa' in Italia, il cui grado di manipolazione dei fatti, anche quando si tratta di "esteri", è un valido indicatore del grado di dipendenza e subalternità servile alle strategie statunitensi. Da tempo, sull'Iran, lo stereotipo veicolato dai massmedia è quello di un regime oscurantista e dittatoriale che avrebbe sublimato se stesso nella vittoria fraudolenta delle elezioni del 12 giugno scorso e nella susseguente repressione dell'anelito di libertà del suo popolo. Una politica di demonizzazione che ha dei fini (isolamento esterno e destabilizzazione interna) in nome di interessi –innanzitutto– geopolitici per la sua collocazione geografica e per il suo esercitare un ruolo significativo in scacchieri adiacenti molto rilevanti (Medio Oriente e Asia centrale). Dall’esito dello scontro a Teheran dipenderà il futuro del paese e dell’intera regione del "Grande Medio Oriente" ed avrà effetti / riflessi significativi su scala mondiale: per il suo contrappeso all'egemonia israeliana; per l’appoggio dato ai gruppi della resistenza palestinese e libanese; per mettere indirettamente in discussione cosiddetti "regimi moderati" e ruolo strategico delle monarchie del Golfo (Arabia Saudita in testa); per le intese allacciate con paesi come il Venezuela; per le intese e gli accordi verso oriente, strategici con Pechino (interscambio gas-petrolio / manifattura, tecnologie, infrastrutture) e con Afghanistan e Pakistan per la costruzione di gasdotti, con sullo sfondo lo SCO, l'Organizzazione per la Cooperazione di Shangai imperniato su Cina e Russia. Quantunque si siano inserite regìe esterne interessate ad una (contro-)"rivoluzione colorata", l'estensore ritiene fuorviante che la causa della crisi in corso a Teheran sia esclusivamente o anche solo principalmente imputabile a Washington e che i sostenitori di Mousavi siano da vedere tutti come dei prezzolati dalla CIA. Vi sono aspri conflitti politici interni al sistema di potere iraniano intrecciati a diversi interessi di classe, analizzati nell'articolo, su cui, per le finalità di cui sopra, c'è chi esternamente da tempo soffia sul fuoco e continuerà a farlo, operando all'occorrenza sul terreno in modo più o –come ha deciso per ragioni più generali di natura geopolitica l'amministrazione Obama– meno visibile.


Recensioni: Benny Morris, La prima guerra di Israele, RCS libri, 2007; Ilan Pappe, La pulizia etnica in Palestina, Fazi editore, 2008.


Lettere: "Pacchetto sicurezza", Turchia, scuola, "pax israeliana", contestazioni a Gheddafi, strage ferroviaria di Viareggio.


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