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 Rigassificatori? No, grazie!

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Fornaciari



Numero di messaggi : 2
Data d'iscrizione : 12.05.07

MessaggioTitolo: Rigassificatori? No, grazie!   Sab Mag 12 2007, 09:18

L’ impiego delle più efficienti centrali a gas a ciclo combinato nella produzione di energia elettrica, suggerito negli anni '80 e '90 dai Presidenti ENI, Franco Reviglio prima e Gabriele Cagliari poi, era certamente una scelta opportuna e oculata, ma allora il prezzo del gas era di 130 lire/mc, contro un valore (25 eurocents/mc) quadruplo oggi. Eravamo infatti fa reduci da un periodo eccezionale e fortunato durato oltre un anno – dal gennaio ‘98 al marzo ’99 - di petrolio a bassi prezzi (10/13$/b) e non è fuori luogo ricordare che Daniel Yergin, Presidente della Cambridge Research Association degli Stati Uniti, uno dei maggiori esperti energetici internazionali, al Congresso Wec di Tokyo del 1995, definiva il gas naturale come "la stella sorgente nel portafoglio energetico mondiale" e ed i maggiori esperti ed analisti petroliferi internazionali, quali Neil Atkinson, Peter Davis, Robert Mabro, Peter Odell, Ken Koyama e il nostro Marcello Colitti, vagheggiavano di essere entrati in una “nuova era” a bassi prezzi del greggio. Inoltre, in virtù di contratti a lungo termine intelligentemente sottoscritti dall’ENI in passato, importavamo gas a 20 eurocents/mc, ma alla scadenza di tali vantaggiosi, irrepetibili contratti saremo obbligati ad importare gas ad un prezzo di almeno 50 eurocents/mc. All’inizio degli anni 2000, l’allora Presidente del Consiglio, On. Giuliano Amato sosteneva ancora : “la ripresa è in corso, l’economia va, è tornata a tirare, secondo l’ISTAT l’Italia ha creato 250.000 posti di lavoro nel 1999 e, se non siamo al paradiso terrestre nemmeno siamo troppo lontani”. Ma non è stato così : in pochi anni la situazione energetica mondiale è improvvisamente e drammaticamente precipitata : ci sono state guerre per il controllo e il possesso delle fonti energetiche e il prezzo del petrolio, è schizzato in 36 mesi da 10 a 70 $/b e quello del gas naturale da 2 a 14 $/MBTU. Si poteva prevedere? Sì, anzi era stato previsto. Cinquanta anni fa, il Presidente USA, Dwight D. Eisenhower lanciava alla Assemblea Generale delle Nazioni Unite il Programma “Atomi per la Pace”, che divenne due anni dopo il logo della prima Conferenza internazionale sugli usi pacifici dell’energia nucleare svoltasi a Ginevra nell’agosto del 1955. In quegli anni, un geologo della Shell, tale Marion King Hubbert, aveva sviluppato una tecnica che gli aveva consentito di prevedere il declino della produzione petrolifera del suo Paese e a livello mondiale. Hubbert aveva presentato nel marzo del 1956 un rapporto alla Conferenza annuale dell’American Petrolum Institute, rapporto che la Shell aveva poi pubblicato nel giugno di quello stesso anno con il titolo : "Nuclear energy and fossil fuels", in cui si prevedeva il declino della produzione petrolifera USA per l'inizio degli anni '70 e a livello mondiale – ma di questa seconda profezia si è parlato assai meno – per il 2000. Marion King Hubbert fu pesantemente criticato dall'industria petrolifera del suo Paese, giudicato una Cassandra, un pessimista e un visionario inattendibile. Ma Hubbert ebbe ragione, infatti la produzione petrolifera USA iniziò a declinare proprio nel 1971, esattamente come lui aveva profetizzato 15 anni prima. Anche a livello mondiale il declino si è verificato, come lui aveva predetto, nei primi anni 2000, confermato dal raddoppio del prezzo del barile di petrolio dal dicembre 2000 al gennaio 2006. L'annuncio di Hubbert su una possibile crisi petrolifera futura scatenò, nell’estate del 1956, un ampio dibattito su tutta la stampa internazionale. L’efficientissimo Servizio stampa dell’ENI doveva esserne a conoscenza, anche per il clamore che la profezia di Hubbert aveva destato tra le Compagnie petrolifere americane. E, in quel periodo, Enrico Mattei aveva fatto raccogliere in 20 volumi, con il titolo “Stampa e oro nero”, tutti gli articoli della stampa internazionale, riguardanti il petrolio e la sua persona, che l’efficientissimo uffici stampa dell’ENI gli faceva pervenire ogni mattina sulla scrivania. Non può esser casuale che Enrico Mattei, pur essendo un petroliere, nel novembre di quello stesso anno, richiedesse al Presidente del Consiglio, On. Antonio Segni, l'autorizzazione per realizzare a Latina la prima centrale nucleare italiana che divenne "critica" il 28 dicembre 1962, pochi mesi dopo il tragico attentato di Bascapè. A quell' epoca si riteneva che l'iniziativa di Enrico Mattei , fosse legata all’idea di entrare in forza nel settore elettrico attraverso la porta non ancora presidiata del nucleare, puntando a trasformare l’ENI in ENE, Ente Nazionale Energia, di cui allora si parlava, oppure alla consapevolezza che fosse necessario pensare al “dopo petrolio”, di cui anche alla Conferenza di Ginevra si era parlato, prima che si costituisse l'ENEL. Ma se fosse stata vera la prima alternativa, sarebbe stato più semplice per Mattei costruire una centrale termoelettrica a gas, fonte energetica allora emergente, di cui egli era stato illustre e fortunato pioniere in Val Padana. E’ invece assai probabile che Mattei conoscesse bene la profezia di Hubbert e che fosse giustamente preoccupato di trovare delle concrete alternative al possibile declino della produzione petrolifera mondiale, declino che sarà poi confermato dagli studi di Campbell, Laherrere, Simmons e Leach, nei primi anni 2000, nonché dalle guerre in Iraq e Cecenia. Enrico Mattei era uomo che sapeva guardare alto e lontano, con straordinaria e intelligente lungimiranza ed aveva particolarmente presente l’importanza della autonomia energetica del nostro Paese. Oggi si preferisce invece diffondere un improbabile e pericoloso ottimismo, come fa il recentemente pubblicato rapporto "World Energy Outlook 2005" della IEA, sul futuro del mercato petrolifero con l'assurda previsione di un prezzo del barile di 39 dollari (si noti bene la precisione : 39$ non 40) al 2030! L’idea non è nuova : venti anni fa, dopo il disastro di Chernobyl, l’On. Gianni De Michelis tuonava ( v. Corriere della Sera del 7 settembre 1986) : “Quest’anno non c’è stato solo Chernobyl, c’è anche il fatto che abbiamo scoperto molto gas”. Gli “imponenti giacimenti da poco scoperti in Italia “ di cui parlava De Michelis, erano in realtà nuovi contratti di approvvigionamento di gas sottoscritti dall’ENI con Algeria e Russia e che indussero l’ENI, data l’eccedenza di gas disponibile in Italia, ad imporne l’impiego termoelettrico, allora vietato da una direttiva CEE e considerato“transitorio ed eccezionale”dalla revisione 1986 del PEN 1985. C’è chi (Vittorio Mincato) diceva : “di gas ne abbiamo tanto che non sappiamo neppure dove metterlo”, o chi (Paolo Scaroni) : “l’Italia ha deciso la via del tutto a gas e non si può tornare indietro”, compiacendosi – io mi preoccuperei - del fatto che “il nostro Paese è l’unico al mondo a produrre il 60% dell’energia elettrica con il gas naturale” oppure chi (Leonardo Maugeri) :“la Terra galleggia su un mare di petrolio” Tutte sciocchezze, parafrasando Winston Churchill, si potrebbe dire che “il petrolio è una cosa troppo seria per lasciarlo gestire dai petrolieri”. Ma oggi la "stella sorgente" di Daniel Yergin è tramontata, non per esaurimento delle risorse come aveva predetto il Club di Roma trenta anni or sono, ma a causa del prezzo, aumentato del 600% negli ultimi cinque anni. La affermazione che la costruzione di alcune centrali a gas e ciclo combinato "ha avuto importanti effetti positivi, tanto che il sistema elettrico italiano sta guadagnando competitività sul mercato europeo" è semplicemente ridicola: il costo del solo combustibile nelle centrali a gas e ciclo combinato è 4 volte di più del costo complessivo del nucleare e tre volte rispetto al carbone. All’ottimismo sulla durata delle riserve si sono poi aggiunte altre 2 improbabili speranze : i benefici ottenibili dal completamento del processo di liberalizzazioni e l’impiego di rigassificatori per importare il gas liquefatto via mare. Le liberalizzazioni, la concorrenza e il mercato vanno benissimo in molti settori dell’economia e costituiscono indubbiamente un efficace stimolo allo sviluppo. Non altrettanto nel caso dell’energia: ma quale mercato e quale concorrenza possono esservi infatti, quando, come nel nostro caso, l’80% del costo di generazione elettrica è dovuto a combustibili il cui prezzo, soggetto a “cartello” e non a “mercato”, non è contendibile ed è aumentato del 600% in soli tre anni? Se poi alla liberalizzazione si aggiunge la scarsa propensione del privato ad investire nella incertezza del numero dei clienti, può intervenire la crisi come è accaduto in California nel 2001. E l’energia e quella elettrica in particolare, è una componente fondamentale dello sviluppo economico e sociale. Non a caso i padri fondatori del sistema elettrico nazionale – ingiustamente definiti i baroni del settore - si erano intelligentemente ripartiti il territorio nazionale in aree di competenza, evitando accuratamente di farsi concorrenza tra di loro. Più che liberalizzare si dovrebbero diversificare le fonti energetiche. Altra illusione : i rigassificatori. Ma come si fa a pensare che il gas liquefatto, importato via mare, essendo dal 20 al 30% più costoso di quello importato via gasdotto, possa competere ? Resto stupefatto, incredulo e sbalordito nel leggere nella edizione del 26 marzo del Corriere della Sera, l’articolo “Scontro sul rigassificatore vicino alla Valle dei Templi”. Ma quale scontro, non se ne dovrebbe neppure parlare!
I rigassificatori di LNG sono inutili per il nostro Paese, pericolosi e costosissimi per tutti.
Inutili, perché siamo già sufficientemente riforniti via gasdotto da Russia, Olanda, Algeria e Libia; semmai dovremmo ridurre, nella generazione di energia elettrica, l’impiego del gas. Il trasporto del gas liquido via mare è necessario solo per quei Paesi, come USA, Giappone e Australia, che sono separati da oceani rispetto al produttore e che ben difficilmente possono esser riforniti via gasdotto, ma non per noi. In ogni caso un semplice calcolo tecnico-economico dimostra che, per distanze inferiori ai 2500/3000 km, il trasporto via gasdotto è più conveniente. Si dovrebbe anche sapere che il costo del trasporto via mare fa aumentare il prezzo del gas al consumo, rendendone poco probabile la concorrenza. Per competere bisogna poter offrire un prodotto che costi meno e non di più : come un gas più caro possa competere con uno meno costoso è un mistero che neppure il Mago di Arcella saprebbe spiegare.
Pericolosi : ad una temperatura di meno 161 gradi C° ogni minimo errore comporta rischi altissimi considerata l’altissima infiammabilità e la facilità con la quale il gas esplode e facile obiettivo per gruppi di terroristi. Tra gli incidenti degli ultimi due anni vanno ricordati quelli di Skikda in Algeria e in Belgio : il primo ha causato 27 morti e 74 feriti, il secondo 15 morti e 200 feriti. C’è inoltre la preoccupazione di danneggiare il turismo estero sulle nostre spiagge : quanti tedeschi, svizzeri, austriaci o sloveni continuerebbero a passare le ferie da noi con il rischio di trovarsi in mezzo ad una nuvola di fuoco?
Costosissimi poi, perché oltre il rigassificatore, ultimo anello della linea di trasporto via mare, sono necessari la stazione di liquefazione, le navi frigorifere (almeno due per linea), i porti attrezzati e, infine, il rigassificatore per un totale di 6 miliardi di Euro per ogni linea da 8 Mld di mc/anno. C’è chi (Bersani) si “accontenta” di 3 o 4, chi (Di Pietro) ne vorrebbe 11, chi (Scaroni) ne pretende “15 subito!”. Con la spesa necessaria a realizzare i 15 rigassificatori di Scaroni, circa 90 miliardi di euro, tenendo conto di tutte le infrastrutture necessarie si potrebbero costruire 60 centrali nucleari da 1000 MWe, pari a tutto il parco nucleare francese! Eppure, sembra incredibile, c’è chi li considera “una cosa seria” e non è il rag. Fantozzi che lo dice.
Ma veniamo all’ultimo caso : l’AD della Edison, Umberto Quadrino, ha firmato a Doha (Qatar) nei giorni scorsi, un contratto per importare dal Golfo Persico per 25 anni 6.4 mld di mc di gas liquefatto all’anno. Una operazione che costerà al Paese e cioè agli utenti elettrici :
* 1.7 Mld di euro all’anno per acquistare di 6.4 Mld di mc di gas
* 600 Ml di euro all’anno per il trasporto via mare del gas liquefatto
* 36 Ml di euro di interessi all’anno per la costruzione di ognuna delle 8 centrali CCG da 600 MWe
* 384 Ml di euro all’anno per esercizio e manutenzione
* Spesa totale annua di 2.97 Mld di euro per produrre 38.4 TWh all’anno, pari a 77.4 eurocents/kWh
Il costo del kWh prodotto sarebbe triplo rispetto al nucleare e doppio rispetto al carbone.
Per non parlare poi, a parte gli aspetti di sicurezza, dei problemi connessi con l’ingorgo del traffico navale in adriatico – quattro superpetroliere da 100 mila tonnellate due volte la settimana – con danni alla pesca e al turismo estivo sulle nostre spiagge. Più che “contribuire in maniera significativa alla diversificazione e alla sicurezza degli approvvigionamenti del gas dell'Italia”, l’operazione Qatar sembra un regalo a petrolieri ed armatori, agevolato da incentivi governativi, a carico degli utenti elettrici.

P.S.
Gli studi effettuati ci consentono di affermare che il rigassificatore collocato nella zona industriale in caso di esplosione causerebbe una catastrofe; nel caso del peggiore incidente, una nube di gas incendiario si spingerebbe fino a 30 miglia (55 chilometri) distruggendo tutto nel suo cammino e causando un numero elevatissimo di morti. Secondo un altro studio preparato per il Pentagono l'energia contenuta in una gasiera è equivalente a quella di diverse bombe atomiche. Danni ambientali certi anche se non si conoscono con precisione gli effetti sull'ambiente marino. L'acqua marina raffreddata a -7° C e clorata dall'impianto (pari a 20-30 tonnellate di cloro attivo all'anno) causerebbe gravi danni alla pesca. Gli impianti produrrebbero svernamenti in mare e forti emissioni di metano ad alto effetto serra. Effettivamente l’uomo da sempre ha fatto il possibile per trarre un vantaggio alla propria esistenza, sin dalla cosiddetta fase primitiva a quella che oggi definiamo civilizzata. A mio avviso però la differenza fra l’uomo di un tempo e quello di oggi è sostanziale perché mentre il primo sfruttava il massimo per ottenere maggior profitto senza gravare troppo sull’ecosistema, il secondo vuole il tutto a discapito di tutto ottenendo così l’esatto opposto
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giuliana



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MessaggioTitolo: a Brindisi si vuole realizzare un rigassificatore   Sab Mag 12 2007, 18:39

a Brindisi si vuole realizzare un rigassificatore all'interno del porto,
così come a Taranto. in entrambe le città, le aree individuate per i rigassificatori sono limitrofe alle zone industriali e a alto rischio: a Brindisi il rigassificatore viene costruito affianco al petrolchimico e a una delle centrali elettriche a carbone, a Taranto a ridosso della raffineria.
a Brindisi gli enti locali e il movimento cittadino, sotto la guida delle associazioni ambientaliste, tra le prime Italia Nostra, protestano contro il rigassificatore: negli ultimi 40 anni il territorio di Brindisi ha dovuto subire l'industria petrolchimica e ben 2 centrali a carbone e la popolazione è stanca dell'impatto di questi mega impianti sull'ambiente e sulla salute dei cittadini.
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kamo

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MessaggioTitolo: Re: Rigassificatori? No, grazie!   Ven Giu 01 2007, 04:04

Esaurimento delle riserve di combustibili fossili; a dispetto della retorica sulla “concorrenza perfetta”, il mercato del petrolio e del gas è caratterizzato da pratiche di collusione tra Paesi ed imprese produttrici che si riflette sull’elevato livello dei prezzi; l’intervento dei privati nel settore dell’energia elettrica è causa di speculazioni, sprechi, mancati investimenti ed accordi per spartirsi il mercato; i rigassificatori sono inutili, costosissimi e pericolosi (vedasi Brindisi e Taranto).

Spero di aver riassunto correttamente le tesi principali dello scritto di Fornaciari, certo di non agevole lettura su di un forum. In ogni caso, interessanti le argomentazioni apportate contro i rigassificatori. I dati riportati senza dubbio sconcertano, anzi a ben vedere turbano. Ma allora perché perseguire progetti così anti-economici e pericolosi per l’ambiente? Quali forze politiche e soprattutto economico-finanziarie stanno promuovendo i rigassificatori? Quali profitti ritengono di realizzare? C’è qualcuno in grado di chiarire tali questioni?
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alekos18

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MessaggioTitolo: Re: Rigassificatori? No, grazie!   Dom Giu 03 2007, 17:13

kamo ha scritto:
Esaurimento delle riserve di combustibili fossili; a dispetto della retorica sulla “concorrenza perfetta”, il mercato del petrolio e del gas è caratterizzato da pratiche di collusione tra Paesi ed imprese produttrici che si riflette sull’elevato livello dei prezzi; l’intervento dei privati nel settore dell’energia elettrica è causa di speculazioni, sprechi, mancati investimenti ed accordi per spartirsi il mercato; i rigassificatori sono inutili, costosissimi e pericolosi (vedasi Brindisi e Taranto).

Spero di aver riassunto correttamente le tesi principali dello scritto di Fornaciari, certo di non agevole lettura su di un forum. In ogni caso, interessanti le argomentazioni apportate contro i rigassificatori. I dati riportati senza dubbio sconcertano, anzi a ben vedere turbano. Ma allora perché perseguire progetti così anti-economici e pericolosi per l’ambiente? Quali forze politiche e soprattutto economico-finanziarie stanno promuovendo i rigassificatori? Quali profitti ritengono di realizzare? C’è qualcuno in grado di chiarire tali questioni?

Quanto dici è parte del nodo più generale che vorrei porre a tutti i forumisti. La questione energetica è di centrale importanza non solo per la sua valenza nell'economia produttiva di un paese, ma per questioni non meno importanti quali la sovranità nazionale e l'impatto sull'ambiente. Quest'ultimo aspetto sarà di immediata comprensione per tutti. L'ambiente, il territorio -e questo è un principio che non scopre "Indipendenza"- ci sono dati per chi verrà. Non si ha affatto un potere illimitato di far quel che si vuole del territorio, figurarsi se questo avviene perché funzionale agli appetiti speculativi di spezzoni di classe più o meno dominante, o comunque di oligarchie. L'indirizzo produttivo non può essere scisso dall'impatto ambientale. Si tratta, insomma, di un abc di principio, nazionalitario, largamente sentito e percepito in svariate realtà e movimenti di resistenza nel mondo

A questo si lega ed è strutturalmente determinante la questione della sovranità. E' di tutta evidenza che una dipendenza energetica diviene dipendenza da chi questa energia la somministra. La guerra del gas, scatenata mesi fa da Mosca per ragioni geopolitiche di riaffermazione imperiale innanzitutto nei suoi ex possedimenti regionali, deve far riflettere. Le stesse guerre imperiali avviate dagli Stati Uniti, dal dopo implosione del comunismo storico novecentesco e dell'URSS, anche per controllare le fonti energetiche vitali per il controllo indiretto dei sistemi produttivi di potenze emergenti come la Cina, devono altrettanto far riflettere.

Con questo, e chiudo, invito ad avviare, se possibile, questa riflessione, esortando i forumisti a fare mente locale -anche alle conoscenze e ai contatti che ognuno può avere- per apportare punti di vista ed indicazioni quanto più validi possibili. E cioè: ferma restando l'idea di pensare ad una strategia energetica (innanzitutto tenendo conto, ovviamente, dove viviamo, in Italia) tecnicamente alternativa a quella onnivora, sviluppista, petrolifera, inquinante, del sistema produttivo e sociale dominante, su quali ambiti è possibile intervenire, come muoversi, perché questa alternativa sia credibilmente pensabile e perseguibile quale aspetto (tra altri) fondante e decisivo di un progetto e di una prospettiva di liberazione?
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MessaggioTitolo: Re: Rigassificatori? No, grazie!   

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