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 UE: una razionalità strategica geopolitica delle crisi

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alekos18

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MessaggioTitolo: UE: una razionalità strategica geopolitica delle crisi   Oggi alle 00:31

Unione Europea: una razionalità strategica geopolitica delle crisi

A vedere l'essenza dei Trattati europei (Maastricht, Lisbona, Two Pack, Fiscal Compact, MES) e del Patto di Stabilità emerge il non senso economico dei relativi vincoli ed obblighi, lo scardinamento delle sovranità nazionali, la devastazione dei diritti e delle condizioni sociali dei più. Questo processo d'integrazione, se partiamo dal 1979 con il Sistema Monetario Europeo, data più di trentacinque anni. In questo lungo arco di tempo nessuna correzione di rotta. Anzi, ogni Trattato ha indurito l'indirizzo di cui sopra. L'Unione Europea (UE), filiazione della Comunità Economica Europea (CEE), sta agendo in sinergia con organismi come il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ed in scia dell'invasiva (geo)politica USA. Chi sostiene che l'euro sia un «errore politico e tecnico», fuorvia. Evoca l'idea di una correzione possibile della UE e non ne coglie natura e obiettivi costitutivi.

A ricostruire la genesi di detto processo, anche con la mole di documenti via via declassificati negli States, emerge sin dal Dopoguerra un interesse USA ad un'egemonia all'epoca limitata –per lo scenario internazionale– alla sfera occidentale del continente europeo. Banca Mondiale (1944), FMI (1944), Piano Marshall (1947-1952), NATO (1949), il Comitato Americano per l’Europa Unita (ACUE, 1948) creato per promuovere l’“ideale europeo”, con uomini dei servizi segreti statunitensi alla guida, sono alcuni dei tasselli. All'Aja (7-11 maggio 1948), promosso dal “Comitato internazionale dei movimenti per l’Europa unita”, un congresso produrrà tre risoluzioni (politica, culturale, economica) per «un’Unione Europea politica ed economica» connotata da liberalizzazione dei movimenti dei capitali, coordinazione delle politiche di bilancio e del credito, unificazione valutaria. Quindi, nel 1951, la Comunità europea del carbone e dell'acciaio (CECA) poi, nel 1957, la CEE e la Comunità europea dell'energia atomica (Euratom) che si fonderanno nel 1967. Infine il passaggio alla UE con il Trattato di Maastricht (1992), dopo la caduta del Muro di Berlino (1989) e l'implosione dell'URSS (1991), che apre all'espansionismo euroatlantico ad est, con sempre più evidenti confliggenze in questi ultimi anni tra USA e Germania.
Le classi politico/economiche subdominanti di pressoché tutti gli Stati europei hanno inteso difendere i propri interessi in scia del centro propulsivo d'oltre Atlantico del capitalismo occidentale, sottoscrivendo Trattati che stanno determinando il collasso progressivo dei sistemi socio-economici e derubricando la ragion d'essere di uno Stato ad esecutore di direttive sancite altrove.

Lo scardinamento delle sovranità è stato avviato con i cosiddetti debiti sovrani. Perché da pubblici divenissero esteri (cioè appannaggio di soggetti il più possibile esterni) ed inestinguibili, era necessario eliminare sovranità monetaria e protezionismo finanziario, per cominciare. Quindi sottrarre il controllo sulla propria Banca centrale non più prestatrice d'ultima istanza; smantellare i controlli di politica valutaria e del credito; vanificare un'autonomia d'indirizzo economico. Costretto a finanziarsi sui mercati esteri ogni Stato alza i tassi d'interesse per rendere appetibile l'acquisto dei propri titoli ed il ricorso ai derivati (titoli tossici), immessi sul mercato prevalentemente da banche d'affari USA, concorre ad alimentare spirali debitorie strutturali e senza fine. Da qui il sistema vincolistico recessivo con tagli alla spesa pubblica (pensioni, istruzione, sanità, ecc.), compressioni reddituali e del tenore di vita generale, tassazioni crescenti, implosioni di imprese, licenziamenti e non occupazione, cancellazione di diritti, crollo della domanda interna, dismissione di beni pubblici e del controllo di Stato in settori strategici, banche che erogano con il contagocce crediti a famiglie ed imprese, preferendo la più remunerativa speculazione a danno degli stessi Stati.

Le crisi nella UE sono l'esito di una razionalità geopolitica strategica nordamericana di vecchia data e di lungo respiro (approdo ad un Mercato Unico Transatlantico). Per il tramite della compagnia di giro UE-BCE-FMI, si investe su uno sconquasso di enormi proporzioni, senza precedenti nella Storia per spazialità ed intensità, al fine di acquisire enormi vantaggi produttivi e commerciali sugli alleati/subalterni europei, prevenirne crescite competitive, consolidarsi come potenza centrale nell'arena globale. Insomma, crisi indotte in un contesto di confliggenza infra-atlantica (principalmente USA/Germania) e su scala planetaria (con Paesi come Russia, Cina, India, Brasile, Sudafrica), con Washington che brama il XXI° come il “secolo americano”.

Da questa breve disamina, emergono i primi punti fermi decisivi di un progetto politico di liberazione: la rivendicazione della sovranità e dell'indipendenza nazionali. Quindi: uscita da UE (rescissione dei Trattati) ed euro (ritorno ad una moneta nazionale); riappropriazione delle leve di politica monetaria e fiscale; banca pubblica al servizio dello Stato e della collettività; regolamentazione e controllo del sistema bancario e della circolazione dei capitali in entrata e in uscita; piena capacità d'indirizzo dell’economia; politica industriale, commerciale e fiscale rispondente agli interessi nazionali; eliminazione delle modifiche alla Costituzione (riforma del titolo V, pareggio di bilancio); governo delle dogane e misure protezionistiche (barriere tariffarie e non tariffarie, contingentamenti, sussidi); nazionalizzazione e/o creazione di industrie di Stato nei settori strategici (ricerca, energia, farmaceutica, telefonia, telecomunicazioni, ferrovie, autostrade, servizi, ecc.); riassetto pubblico di ricerca, sanità e previdenza; protezione dei redditi fissi (riattivazione scala mobile, meccanismi d’indicizzazione per salari e pensioni, calmieramento dei prezzi dei beni di prima necessità, ecc.); riscrittura dei rapporti di lavoro, contratti collettivi, protezione del lavoro e dei salari anche per i lavoratori a tempo parziale, riqualificazione del settore lavorativo pubblico, controllo dei lavoratori sulla vita e la gestione delle imprese; politiche sul diritto sociale alla casa; uscita dalla PAC e tutela dell’agricoltura italiana; tutela del commercio, delle libere professioni e della piccola impresa; sostegno ad artigianato e cooperazione; asse culturale nazionale sulla scuola; sganciamento dalla dipendenza dal petrolio con incentivazione delle energie rinnovabili in vista di un'indipendenza energetica; riorientamento della politica estera.

Linee da irrobustire nel merito (per evitare che la fuoriuscita da UE ed euro sia mal condotta e mal direzionata) pur tuttavia indicative dell'azione e della progettualità di "Indipendenza" per un'alternativa di società.

(supplemento n. 1, 12 ottobre 2015, di "Indipendenza").
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