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 Sulla questione nazionale catalana

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alekos18

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MessaggioTitolo: Sulla questione nazionale catalana   Mer Ott 11 2017, 03:36

Ce la raccontano così da settimane, mesi: dietro l'indipendentismo catalano ci sono gli interessi della “ricca” e 'non solidale' (con gli altri 'spagnoli') Catalogna. Più in generale, grande impresa e finanza sostengono gli indipendentismi ben inseriti nel processo globalista per curare meglio i loro egoistici interessi e funzionali ai 'poteri forti' per disintegrare gli Stati nazionali.

Ebbene, dopo Banc Sabadell, una delle maggiori entità bancarie che ha trasferito la sua sede sociale ad Alicante, adesso è la volta di CaixaBank, altro colosso finanziario (primo istituto bancario catalano, terzo in Spagna), che ha deciso di spostare la sua sede da Barcellona a Valencia. Lo riporta l'edizione elettronica di El Pais.
Il consiglio di amministrazione del colosso dell'energia Gas Natural ha deciso di fare altrettanto e trasferirà nelle prossime ore, da Barcellona a Madrid, la propria sede sociale. A riferirlo è la principale agenzia di stampa spagnola, Efe.

Una corsa contro il tempo prima della possibile dichiarazione di indipendenza della Catalogna. Oggi Madrid ha varato un decreto che facilita il trasferimento delle sedi sociali di imprese senza necessità che ci sia la ratifica degli azionisti.

Non sarà che sulla Catalogna non ce la stanno raccontando giusta?
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alekos18

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MessaggioTitolo: Re: Sulla questione nazionale catalana   Mer Ott 11 2017, 03:38

La Catalogna che non viene raccontata

"Il rispetto dello Stato di diritto non è un optional". Con queste parole il vicepresidente della Commissione Europea, Frans Timmermans, bollava in negativo, pochi giorni fa, il referendum catalano del 1° ottobre, precisando che "non era legale" ed auspicando dialogo e soluzione di una questione, quella catalana, che Bruxelles ritiene "interna spagnola". Si tratta dell'ennesima presa di posizione di un alto rappresentante unionista europeo che conferma come la UE non stia affatto soffiando sul fuoco dell'indipendentismo e come invece stia montando realmente la sua preoccupazione.
Il precipitare della situazione con la dichiarazione d'indipendenza annunciata per domani dal presidente catalano Puigdemont e le conseguenze che ne deriverebbero in termini di stretta repressiva da parte di Madrid (l'art. 155 della Costituzione del 1978 permette di sospendere e commissariare il governo e il parlamento di una Comunità Autonoma; l'art. 116 permette la sospensione delle libertà costituzionali con la proclamazione dello stato d’emergenza e dello stato d’assedio) obbligherebbero Bruxelles a posizionarsi più chiaramente e l'aurea della Grande Narrazione di una UE nata per assicurare uno scenario di pace e sviluppo sul continente ne uscirebbe intaccata e in prospettiva, per tutta una serie di possibili reazioni e conseguenze a catena, forse pesantemente compromessa.

Inoltre, le imponenti manifestazioni degli indipendentisti catalani, tipo quella del 1 ottobre, o lo sciopero generale che ha bloccato la Catalogna martedì scorso, per i settori sociali ed i relativi 'numeri' coinvolti, parlano chiaro, parlano di un protagonismo popolare in crescita accelerata e di un'egemonia progressiva della direzione politica delle sinistre radicali nel movimento indipendentista con posizioni tutt'altro che filo UE. Le misure austeritarie neoliberiste 'made in UE' veicolate da Madrid anche in Catalogna, del resto, bruciano sempre più pesantemente. La loro natura depressiva, lì come altrove sul continente europeo, congiunta con una risposta repressiva poliziesca/militare non qualificherebbe di per sé soltanto la 'natura politica' delle autorità di Madrid, ma renderebbe esplicito ciò che produce ed è l'Unione Europea nel dispiegamento progressivo delle sue 'politiche di sviluppo'.

In questo contesto appare peraltro sempre più 'fantasiosa' la tesi dei grandi gruppi oligarchici economico-finanziari che 'starebbero dietro' l'indipendentismo catalano per salvaguardare meglio, 'fuori dalla Spagna', i propri interessi.
Il "Cercle d’Economia" è il forum dove sono rappresentati i due grandi gruppi bancari catalani (CaixaBank e Sabadell) e numerose imprese industriali, le più significative, della Catalogna. Insomma, è l'organismo economico-finanziario del capitalismo catalano, quello che, per intenderci, secondo certa vulgata, vorrebbe la "ricca Catalogna" indipendente per meglio valorizzarsi nella UE e nel capitalismo globalizzato a regìa USA.
La Vanguardia però (http://www.lavanguardia.com/…/el-cercle-reune-puigdemont-de…) riferisce qualcosa di profondamente diverso. Juan José Brugera, presidente di questo circolo, accompagnato dal direttore generale del "Circle", Jordi Alberich, nell'incontro di sabato scorso con Puigdemont (presidente della Generalitat de Catalunya dal 2016), ha espresso la contrarietà del loro organismo alla dichiarazione d'indipendenza. Per il "Circle" sarebbe "una bomba per l'economia catalana", comporterebbe una fuga massiccia di imprese ed esporrebbe al castigo dei mercati finanziari e delle borse. Argomenti che, con sempre più insistenza intimidatoria, si sentono anche fuori dalla Spagna, da ambienti politici, economici e finanziari che contano a livello globale.

Su che basi poggia, quindi, la su indicata tesi? Non sarebbe irrilevante cominciare a chiederne conto a chi la sostiene.
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alekos18

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MessaggioTitolo: Re: Sulla questione nazionale catalana   Mer Ott 11 2017, 03:39

La Catalogna, gli indipendentismi e l'Unione Europea

La tesi che l'Unione Europea (UE) soffi sul fuoco degli indipendentismi, ultimo alla ribalta della cronaca politica quello catalano, è da taluni affermato come un fatto acclarato, indiscutibile, di buon senso, ovviamente non rivendicabile ufficialmente da Bruxelles: la UE mira a conculcare in via progressiva la sovranità degli Stati, e questo sì è un fatto acclarato, mentre nient'affatto lo è l'assunto che, a tale scopo, sostenga e finanzi gli indipendentismi.

Ebbene, con questo intervento, ci si sofferma solo su questo punto. Il che non vuol dire che non siano 'cruciali' altri aspetti riguardanti sia la questione catalana sia la questione nazionale in linea generale visto che il continente europeo, Italia inclusa, vede diverse nazioni senza Stato. E si tratta di aspetti decisamente rilevanti. Ad esempio, pensare di risolvere queste questioni per via repressiva o per via politica (con pluralità di soluzioni possibili) connota la 'qualità' di qualunque formazione statuale ed anche politica, particolarmente di quelle che rivendicano legittimamente (e condivisibilmente dal nostro punto di vista) la sovranità e l'indipendenza, come nel caso italiano. 'Stonerebbe' rivendicare 'per sé' e negare ad altri un'analoga rivendicazione. Per non parlare delle implicazioni vincolistiche costituzionali evocate per 'discriminare'. Insomma, sono solo alcuni degli aspetti cruciali che oggi pone la questione catalana ma, come detto, ora ci soffermiamo soltanto sul punto della presunta relazione d'interesse della UE verso gli indipendentismi sul continente europeo in funzione disgregativa degli Stati-nazione esistenti.

Ammesso e non concesso che la direzione politica del movimento indipendentista catalano e tutta la Generalitat della Catalogna siano concordemente favorevoli all'ingresso nella UE e nell'euro (le posizioni sono invece da differenziare e, curiosamente, questo suppostamente generalizzato unionismo europeo non viene enfatizzato, anzi, è molto contenuto sulla grancassa massmediatica dominante unionista) qual è il primo passo per l’ingresso nell’Unione? Sulla base dell'art. 49 del Trattato sull’Unione Europea (TUE) s'inoltra domanda di adesione al Consiglio europeo che, dopo essersi consultato con la Commissione ed il Parlamento europeo, deve pronunciarsi all’unanimità (attenzione: all'unanimità) per approvare la candidatura del nuovo Stato. Solo se questa domanda viene accolta dal Consiglio, il Paese richiedente consegue lo status di candidato.

Come è noto, il Consiglio europeo è composto dai “leader” degli Stati membri della UE. Ora, il rappresentante spagnolo voterebbe per l'adesione della Catalogna alla UE? Voterebbe per l'adesione creando un precedente per le altre nazionalità al suo interno (Paesi Baschi in primis)? Stante l'atteggiamento che le autorità di Madrid non da oggi manifestano al riguardo, la risposta è no. Anche in uno scenario fantasioso che vedesse Madrid ribaltare le proprie posizioni, voterebbero per l'adesione altri “leader” degli Stati membri della UE, Germania inclusa, ad avallare in tal modo analoghi processi al proprio interno? Altrettanto ragionevolmente la risposta è no, salvo immaginare diabolici e fantasiosi piani cospirativi UE o filo-UE che però, a ben vedere, comprometterebbero la stessa esistenza della UE.

È quindi da escludere un interesse della UE, e del suo committente storico, gli Stati Uniti, ad una disgregazione di uno Stato utilizzando anche localismi, regionalismi, indipendentismi? Certo che no, non è da escludere ma, ad avviso di chi scrive, solo se uno Stato si affrancasse dal combinato UE-USA e ancor più se lo facesse con un'idea di società antitetica a quella neoliberista/capitalista dominante. Una ragione in più per non liquidare sbrigativamente, repressivamente, impoliticamente, la questione catalana.
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