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 Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente

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AutoreMessaggio
garrulus



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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Lun Ago 11 2008, 21:56

altrestorie ha scritto:

Il mio discorso sull'etica è ambiguo? Dovresti spiegarmi perchè!
Io non ragiono per schemi. Non ho tessere, non difendo posizioni o correnti.
Ma la sinistra dovrebbe appunto occuparsi di democrazia, libertà, diritti. E' nata per questo. O è questo o non è. La sinistra si occupa, o almeno dovrebbe, del bene collettivo. La destra di quello individuale (aldilà delle chicchiere)
Altrimenti abbandoniamo proprio simili nozioni. Ma qui stiamo parlando di sinistra, ed allora dobbiamo comunque darle un significato.
Che poi quella che passa oggi per sinistra sia andata a rimorchio della destra, che faccia quasi altrettanto schifo l'ho detto qualche post fa, ma che significa?
Significa appunto che la sinistra, aldilà del nome, ha smesso di esserlo.
Ed è stata marginalizzata perchè ha sposato il liberismo e gli strumenti della destra. Non ha più un 'identità.
La sinistra ha perso perchè non è più percepita come un 'alternativa reale, o almeno possibile (tanto son tutti uguali dice la gente).
Ed io dico che a questo si è arrivati perchè la sinistra ha dimenticato la questione etica. Perchè i suoi amministratori, governanti e quadri hanno cominciato a prendere mazzette, a farsi le barche, a dimenticarsi quale era lo scopo dell'azione politica... sono passati a destra, di fatto, perchè hanno assunto sogni, obbiettivi, comportamenti di destra, perseguendo interessi individuali, dimenticando che la sinistra era un altra cosa perchè "non rubava. L'assenza di un 'etica della politica è esattamente quello che pratica la destra. Se scompare l'etica, tutto diventa giustificabile..dell'Utri e l'invasione dell'Ungheria, polpot ed i patti con Berlusconi, il controllo militare dei pozzo del petrolio mediorientali e la politica di impoverimento di parte del mondo.
Cosi ha finito per avallare una legge elettorale che consentisse di candidare i prescelti delle segreterie. Si ha simulato un po' di protesta ma in fondo le conveniva.
Perchè la sinistra si vota gli aumenti in parlamento , perchè accetta le prebende, i favori come tutto il resto del mondo politico. In soldoni è parte della casta, perchè ha rinunciato ad un 'etica di riconoscimento.
La sinistra si distingue perchè fa scelte diverse che discendono anche da valori etici, perchè certe cose sono sbagliate prima moralmente ( a prescinder direbbe Totò!!) e poi politicamente.
Altrimenti, come è oggi, tutto è una melassa indistinguibile, perchè tutto è possibile, tutto è lecito. Ed in questo modo la sinistra perde identità e funzione.
Io invece penso ad una sinistra che invece di dilaniarsi in un congresso tra tesserati si fosse aperta alla società chiedendo ai militanti, ai simpatizzanti, a tutti quelli che, pur senza tessere, ritengono indispensabile la presenza di una sinistra di partecipare alla votazione per la linea e la dirigenza (non un leader solo) da scegliere. Pensando che in questa dirigenza possono entrare uomini ancora capaci di parlare alla gente e di mobilitare come Zanotelli appunto ( che non è cattolico) o come Don Gallo, ma anche a gente come Ginssborg e Pardi, Gente che rappresenta persone e bisogni vere e non tessere. Solo cosi la sinistra può rifondarsi. Facce nuove, strumenti nuovi, idee nuove contenuti nuovi si danno strategie nuove.. Altrimenti è la solita zuppa.
Quanto alla globalizzazione dici che una sinistra "che pensa ad una globalizzazione altra possa essere utile".
Ma perchè pensi che qualcuno possa fermare la globalizzazione? Che esista un mezzo per evitarla ed evitare le dinamiche innescate? sarebbe come chiedere che si fermi la scienza, la tecnologia, l'evoluzione...La politica deve porsi l'obiettivo di governarla per renderla funzionale alla gente, ai bisogni delle persone e sottrarla alla logico unica del profitto.
salud pino
Vengo al tuo discorso sulla destra e sulla sinistra che è ciò che ci divide oltre l'impostazione teorica. Innanzitutto mi sembra che tu abbia un'idea del potere in Italia come mantenuto da berlusconi-mafia-p2. Io invece concordo con quella che mi sembra essere l'impostazione di Indipendenza che vede un terreno di lotta tra diversi gruppi di potere (e non un potere unitario!!), uno dei quali, addirittura sembra il più potente, è quello costituito dal patto di sindacato rcs e la grande industria tipo fiat che hanno come referente politico il centro-sinistra e principalmente i "legalisti" alla di pietro. Dunque non tanto un inciucio, una serie di accordi con berlusconi, ma uno scontro con la banda che ha come referente berlusconi, e nessuna di queste due bande è "più morale" dell'altra.
Ma questa è la parte meno importante. Veniamo alla questione più direttamente teorica. Fai una tua distinzione tra destra e sinistra (ce ne sono a centinaia, di contraddittorie, ...) e dici che la sinistra non è più sinistra. Mi sembra che il tuo discorso pecchi là dove indichi che la sinistra avrebbe un'etica della politica, mentre la destra non ce l'avrebbe. Qui il tuo discorso è già deciso e la tua stella polare è sempre una sinistra vera, la vera sinistra. A mio parere sbagli innanzitutto nella descrizione della destra che viene ad assumere un carattere caricaturale. Tra l'altro è problematico affermare che ci possa essere una politica senza un'etica: dipende con quale etica hai a che fare (e mi sembra tra l'altro che quando si parla di "etica del riconoscimento" non si possa parlare di un'etica tout court di sinistra).
Tutto questo per dire che, invece, secondo me, si deve dare un giudizio negativo della sinistra non perché non è più sinistra ma perché i suoi valori (non intendo il generico bene per tutti, ma le sue incarnazioni) non si sono rinnovati, condannandosi quindi all'alternativa dell'appiattimento sull'esistente oppure alla riproposizione di istanze vecchie, posizione che a sua volta ha come alternativa la velleità settaria o la difesa a oltranza del vecchio. Dunque quello della sinistra non è un problema di persone, di tradimenti, ma un problema concettuale: la maggior parte di ciò che è di sinistra, oggi, favorisce anch'esso i dominanti. (E, lo ribadisco, non parlo del lavoro dei militanti, poiché penso che cose utili nella società le facciano finanche associazioncine democristiane di paese). La stessa etica di sinistra può favorire i gruppi dominanti: e questo perché a lungo andare le intenzioni prendono il significato degli effetti che quelle intenzioni hanno avuto fino ad allora.

Lascia poi che ti dica che vedo gli zanotelli e don gallo totalmente inadatti per un ruolo non soltanto tesitmoniale (di qualcosa di giusto, certo). Ci vuole una strategia non tante belle persone al comando o alla visibilità. Poi lasciami esprimere le mie riserve su pardi, che definirei in maniera oggi un po' obsoleta un "utile idiota".

Sull'etica e la politica.
L'etica è sicuramente importante in politica, è ciò che permette le scelte di fondo. Tutto questo però non c'entra con la valutazione che si deve dare sulle forze politiche: questa valutazione non può essere basata sulla "buona fede" soggettiva della forza politica (poiché, lo ripeto, la buona fede può interessare soltanto ad amici e parenti), ma dai risultati "oggettivi" (intendo con questo i risultati nella società) che le loro azioni hanno in un determinato contesto: uno può essere benissimo in buona fede affermando che non si debba far guerra, ma quando per esempio nel '43 i repubblichini cominciano a fare rastrellamenti e rappresaglie questo principio è "oggettivamente" a favore del fascismo. Questo stupido esempio per ricordare il detto popolare che le vie dell'inferno sono lastricate di buone intenzioni... La politica non deve essere misurata sulla buona fede, e così la sinistra deve essere giudicata per quel che è: innanzitutto la sinistra moderata è una forza imperialista, in secondo luogo la sinistra radicale è una forza ininfluente, con posizioni ideologicamente e politicamente subalterne a quelle dominanti.
Questo quello che penso.
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Robespierre



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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Lun Ago 11 2008, 22:42

Caro Pino, cerchiamo di chiarire...
Tu affermi alcune cose:
1) "Il tracollo dell'arcobaleno è avvenuto prima di tutta perchè si è avuta la netta sensazione che fosse un 'operazione di vertice...".
Questo è sicuramente un fattore, ma soltanto uno fra i tanti: non credo che Pd e Pdl fossero percepiti come "operazioni dal basso"...
2) "Ricordo a tutti che RC ha avuto il massimo dei voti quando nel 96 fece la desistenza con Prodi (9,5 alla camera). Perchè la gente non vuole la testimonianza, ma una sinistra che incida nelle scelte". Ti ricordo che la "desistenza" è consistita nel non presentarsi nel maggioritario in alcuni collegi in modo da favorire l'Ulivo... non vi era alcun rapporto organico con esso. Dunque anche in quel caso il ruolo di Rc era, se ben comprendo il tuo pensiero, "puramente testimoniale"...
3) "In campagna elettorale Sansonetti (...) Bertinotti durante una manifestazione etc etc".
Lasciando perdere il patetico Sansonetti, imbelle tirapiedi bertinottiano (che oggi, per la cronaca, spinge per Vendola ed un nuovo centrosinistra a marca Ualter), vorrei chiederti, senza alcuno spirito polemico: in cosa Veltroni è meglio di Fini?
Su Bertinotti: chi si è rivelato politicamente più abile negli ultimi anni, dall'oggettivo punto di vista dei risultati personali e della sua coalizione? Valter od il Babau???
4) "L'antiberlusconismo che intendo io è quello che rifiuta il suo neolibersimo, il lederismo, che si batte per la legalità, che si impegni per la soluzione vera del conflitto di interessi... Avete mai sentito la sinistra interessarsi sul serio di questi temi???"
Caro Pino, la sinistra radicale è sempre stata per questo tipo di opposizione al governo Berlusconi (e sottolineo opposizione, non antiberlusconismo: quest'ultimo è null'altro che un leaderismo all'incontrario). Ma un'opposizione del genere, cioè concreta e sul merito delle politiche economiche e sociali, delle riforme istituzionali, non si può certo fare demonizzando l'avversario e dipingendolo come un diavolo.
Altrimenti gli elettori si fermano ad una valutazione superficiale ("è un diavolo", legge salva premier e così via), senza indagare a fondo il fenomeno (abbassamento dell'obbligo scolastico, tagli a servizi ed enti locali): di qui il successo dell'Idv e di Beppe Grillo... un abbandono del terreno delle rivendicazioni sociali in favore di un'approccio del tutto acritico e di stampo quasi religioso verso "le leggi" ed i "giudici", verso la ricerca di un altrettanto generico e rozzo "rispetto della legalità". Ma mica penserete di escludere per vie legali-regolamentari dalla vita politica l'uomo politico che, nel bene e nel male, è il più votato in assoluto?
Il conflitto di interessi andava prevenuto: cerchiamo di premunirci per il futuro...
Infine vorrei porti un'ultima questione, anche questa senza intento polemico: fammi esempio di una "sinistra" politica che, nella storia della Repubblica Italiana, sia stata "incisiva" e per quali motivi.
Buona serata.
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noname

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MessaggioTitolo: Un saluto notturno che volge al mattino...   Gio Ago 14 2008, 04:18

Ho scritto in questo forum ben cosciente delle mie possibilità e delle mie volonta, quì si affrontano temi che per affrontarli io dovrei essere pagato o mirante ad una cariera..(Hahaheheh)

Non so, è come parlare di calcio per intenderci che tra l'altro io non faccio .
Ci si scarozza su echi di parole emesse da altri e sempre gli stessi tra l'altro.
Con piacere comunque passo nel trovar la gente, cosi dunque cosi come in questo caso passo quì e scrivo.
Non nomino i miei interlocutori, non per mancanza di rispetto ma per praticità .

L'ultima volta che ho scritto qualcosa non intendevo accusare i Centri Sociali ma Rifondazione che in essi si è troppo insinuata .
La critica ai Centri Sociali è ben altra discussione.

Invece una cosa che avevo sorvolato per negligenza è il tema centrale.

Se un qualcuno sta pagando perche da anni in solitudine ha capito il male che c'era in tutto quello che arrivava dagli Stati Uniti, quello sono io .
In altre parole, il famoso andare con la corrente o andare controcorrente, oggi più che mai vuol significare schierarsi con gli Stati Uniti o contro di essi .
Questo schierarsi ormai non è più solo un mero parteciapre da Bar alle discussioni che si affrontano al G8, ma un vero e proprio essere Umano diverso a seconda della decisione di essere pro o contro .
In altre parole quela psicologia tanto cara a tutti che ci comporta di farsi amico sempre quello più grande e forte di tutti, è quella psicologia che ha aseufetto il mondo intero .
Il problema ormai grave, attuale, è l'onnipotenza e onnipresenza ancora più fondamentale in Terra, che gli Sati Uniti esplicano in giro per il Mondo .
Nessuno lo ammette, oggi però, vieni isolato e aditato se parli male dell' "America ".
Questa è una cosa preoccupante ancor di più delle tematiche mondiali a capo del G8 !!!
Poi devo dilungarmi perche a questo punto esce fuori sempre la famosa storia dei numeri .

"se parli male dell'America"......

In realtà non devi parlar male dell'America solo davanti a quei 10-15 milioni di persone che fanno parte dei 60 milioni di Italiani presenti in Italia ...
Non si sa perche però quei 10-15 milioni debbano decretare le leggi morali, etiche e giuridiche che determinano la vita morale e pratica dei restanti 50=45 milioni di Italiani ???!!! .
Tutto questo avviene grazie alla manipolazione dei Media da Parte dello Stato uno .
Lo Stato uno, sottintende quello Stato delle cose che ha le radici e busto ben infilato nella Storia con la A maiuscola .
Lo Stato di sempre cioè .

In Italia sono 10-15 Milioni le persone che rovinano la medesima ed essi sono appunto quelli attaccati allo Stato credendo di stare attaccati davanti alla Tv .
Viceversa si potrebbe anche cercare di far capire ai restanti positivi 50 milioni di persone che sono in Italia, che sono oppresi per colpa di quattro scemi .

Ora non si sa come mai questi due pesi e due misure debbano sempre passare inosservati ...
Voglio intendere, nella scuola infantile si cerca di isolare i deficenti per non creare ritardi nei sani, non capisco come mai invece la società debba essere offesa e repressa per colpa di quattro deficenti .

Lo Strapotere Statunitense è una cosa seria ma esso ha le sue basi, le sue radici, nell'inspiegabile.

Se il Grande Romano Impero avesse avuto la tv ????
Se l'Impero Nazista avesse avuto la Tv ????
Se Mussolini avesse avuto la Tv ???

Se tutti costoro non avessero avuto solo la Tv ma una serie infinita di cittadini asuefatti ad essa, cosa avrebbero fatto ?????
Ecco perche tutto diventa difficile e impossibile da spiegare in due parole.
Io potrei solo lasciarmi mettere sotto osservazione per evidenziare quali differenze di base ci sono in me da un X persona che ha visto sin da piccola i film Americani !!!!!
Io non ho visto nulla, non ho nessun film idolo nella mia testa, i films generazionali li ho sempre evitati come la peste e non perche abbia dispiacere nel guardare un film ma perche la gente, l'essere Umano diventa quello che vede !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Saluti e buon giorno o buona notte

noname
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profsassola



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MessaggioTitolo: cito qualcuno   Gio Ago 14 2008, 23:44

Leggo questa citazione.
"Oggi e' solo Berlusconi capace di tirare fuori l'Italia .
A modo suo ,ma è l'unico modo."
E mi permetto di scrivere che contiene - fondamentalmente - una verità e una bugia.

La verità è che Berlusconi e il suo governicchio se vanno avanti così "tirano fuori" veramente l'Italia prima dall'euro e poi dalla UE.
Nel senso che se continuano a far recedere l'economia italiani gli altri paesi della zona euro per non pagare i debiti dell'Italia ci ridaranno le lirette.
E ci troveremo la benzina a diecimila al litro e i tassi dei mutui al 20%.
Come l'inflazione.
E anche nel senso che per evitare di litigare sui decreto UE gli altri 26 paesi
potrebbero degradare l'Italia da paese membro a paese associato.
Ovvero un paese che non può partecipare alle decisioni - ma deve
seguirle altrimenti fuori della UE.

La bugia è che il modo di Berlusconi non è l'unico.
E che il vero modo sarà quello che la UE costringerà Berlusconi a seguire.
Ovvero a mettersi a fare le riforme necessarie.
Quelle che la UE richiede e che Prodi aveva iniziato a fare.

So che questo non sarà gradito - ma è la realtà.
La UE costringerà il Berlusca a fare quello che la UE si aspettava da Prodi. Per loro va anche bene così.
La pensano come Deng: il colore del gatto non importa, basta che prenda i topi.
Saluti dalla Svezia
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bertolino franco



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MessaggioTitolo: Dopo il congresso di Rifondazione Comunista   Ven Ago 15 2008, 09:27

RIFLESSIONI DOPO IL CONGRESSO DI RIFONDAZIONE COMUNISTA

Devo dire di aver letto e ascoltato analisi e commenti tra di loro contradditori, ma in sé comunque veri.

- Arcobaleno = esperienza fallimentare: ma se non si passava per questa esperienza, si sarebbero presi sicuramente meno voti….
- E' importante coagulare forze di soggetti diversi, ma tali soggetti devo consolidare la propria fisionomia e la propria identità, a volte a discapito del coagularsi….
- Bisogna approfondire l'analisi e il radicamento nel sociale: la spregiudicatezza della prima farebbe perdere sicuramente altri voti alle elezioni…..
- Il momento elettorale è solo un aspetto della lotta da condurre (in fondo cose meravigliose sono accadute quando la sinistra alternativa era extraparlamentare)…ma se perdi i voti e la presenza in parlamento poi ti incazzi assai…
- Bisogna tornare ad una seria militanza…ma quando questa era "di moda" non generava raccolta di voti in sede di elezioni….

Sinceramente non posso negare la verità/realtà di tesi ed antitesi di ogni punto sopra esposto.

Chissà che cosa scriveranno di questo inizio degli anni 2000 in Italia i testi di storia (ammesso che ce siano ancora e che si occupino di vicende dei singoli stati) tra 300 o 400 anni (e ammesso che ci sia ancora il genere umano)…..

……..La maggioranza della popolazione aderiva e votava per una maggioranza razzista, xenofoba e che assecondava come risultati positivi l'adesione ai principi disumani della globalizzazione. Tale maggioranza riusciva comunque ad esercitare un'egemonia culturale che, grazie anche all'appiattimento delle gerarchie cattoliche sui non-valori predominanti, aveva facile gioco di un'opposizione pseudo-riformista che cercava di gestire al meglio le nefaste conseguenze della globalizzazione, anche se con inspiegabili cedimenti e concessioni all'avversario sui temi della (presunta) sicurezza e dei diritti umani.
Persisteva comunque una tenace opposizione, allora detta "di classe", che, tra omologazioni e defenestrazioni parlamentari, cercava di affrontare realmente i problemi posti dalla globalizzazione, riportando l'analisi della realtà alla contraddizione/conflitto fondamentale: oppressi – oppressori.
Sentendosi il potere di classe sufficientemente al sicuro, era stata abbandonata anche la strategia della tensione…….

Una mancanza che rilevo è l'assenza di "letture prospettiche".
Ci sono elementi (situazione concreta di chi lavora ed è sfruttato) che parrebbero suggerire che ci si trova in un contesto pre-esplosivo, come se dovesse verificarsi un altro 68, nonostante che manchino un "papa buono", i Beatles e i Rolling Stones, la sociologia dell'alienazione …ed altri fatti concomitanti…
Ma ci sono anche fattori (inconcludenza dell'opposizione, affermarsi dell'uomo forte, disprezzo del debole e del diverso) che rimandano pericolosamente al periodo pre-fascista…

Senza dubbio, c'è bisogno di analisi: forse quelle lunghe e barbose riunioni classiche dei gruppi extraparlamentari degli anni '70 non erano poi cosi' inutili. Si cercava di capire che cosa stava succedendo…..
In effetti oggi è anche difficile trovare l'ambito in cui affrontare collettivamente temi e riflessioni come quelli che mi permetto di elencare anche se un po' alla rinfusa (temi e riflessioni che, purtroppo, sono rimasti fuori o ai margini dalla discussione del congresso di Rifondazione Comunista).

1-Il 20% della popolazione mondiale (occidente) utilizza l’80% delle risorse mondiali, lasciandone solo il 20% al restante 80% degli individui.

2-L’occidente consciamente o inconsciamente tende a far perdurare questa situazione, anzi a farla ulteriormente peggiorare, a sfavore della maggioranza del pianeta.

3-Ognuno dei “fortunati” occidentali collabora, col proprio lavoro, facendo “il proprio dovere”, al mantenimento di questi squilibri: se non altro non reagendo a tanta palese ingiustizia.
Credo che in ogni attività/occupazione di un occidentale si possono rintracciare elementi che rivelano tale colpevole coinvolgimento.
Per esempio, io mi occupo di contabilità per una multinazionale che produce macchine agricole: devo fornire tempestivamente dati per rendere efficiente la fornitura delle stesse ai produttori agricoli anche europei, i quali produrranno cereali che potranno vendere solo se la CEE continua a sovvenzionare l’agricoltura europea, contro i prodotti provenienti dai paesi in via di sviluppo. Inoltre i prodotti occidentali invadono il terzo mondo e annichiliscono l’economia locale.
Mi potrei collocare, pur essendo iscritto al sindacato e aderendo agli scioperi, tra i parassiti della Comunità Europea che interagiscono (traendone vantaggio) a impedire ai diseredati l’accesso allo sviluppo e all’emancipazione…...

4-Ogni singolo occidentale, se ben si analizza con sincerità e spregiudicatezza, si trova in una situazione di correità, complicità (detta laicamente/ingraianamente) nel senso che collabora più o meno attivamente a danneggiare (impedire lo sviluppo, ridurre alla povertà) i propri simili più “sfortunati”.
Per dirla in termini religiosi, per chi ci crede, ogni occidentale è in una situazione di peccato: chi degli occidentali potrà meritare il paradiso ???? (invece si continuano a fare nuovi santi occidentali…)

5-Vorrei precisare che la correità/peccato non è da pensare solo relativamente allo stile di vita, a quando cioè si è fuori dal lavoro: penso che sia la nostra stessa attività quotidiana, sul posto di lavoro, a nuocere assai alla maggioranza dei nostri simili. Potrei anche non consumare Coca Cola, non andare al Mc Donald’s, non acquistare Nike; se poi però, consciamente o inconsciamente, continuo ad essere un tassello del mosaico dell’oppressione del nord sul sud del mondo e coopero col il mio lavoro a far sì che la vergognosa situazione rimanga così com’è, mi trovo in una evidente contraddizione…..

6-Sovente emerge una certa “renitenza” a spingere l’analisi “troppo in là”. Se si analizza l’attuale situazione con sincerità e spregiudicatezza, si arriva senza dubbio a mettere in crisi il proprio vivere (non solo il “modus vivendi”) occidentale. Sembra che l’analisi non debba “disturbare”, non debba spingersi fino a mettere in crisi il proprio lavoro, il proprio conto in banca, la speranza di una pensione…tutte cose a cui i diseredati hanno già da tempo dovuto fare a meno, o non hanno mai avuto a disposizione.
Spesso, nel nord, ci si accontenta dell’urlo dell’indignazione (che non cambia un bel nulla): non posso dire di non sapere, non posso partecipare a questa colpevole omertà, molto più colpevole di quella mafiosa.

7-Un aspetto sconcertante è la spudorata autoreferenzialità dell’occidente: il suo/nostro “progresso”, i suoi/nostri “valori”, il suo/nostro sentirsi “avanti”, visti dai cosiddetti “paesi in via di sviluppo” appaiono come “perbenismo interessato, dignità fatta di vuoto, ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto…”
Alla tv, sui giornali, nei discorsi di tutti i giorni sembra che ci sia una gara, uno sforzo organizzato per precludere, escludere la riflessione sui temi del sottosviluppo e della responsabilità dell’occidente.

8-Borsa, banche, fondi pensione, FMI, Banca Mondiale, WTO sono istituzioni o covi di briganti dove viene pianificato il saccheggio del Sud del mondo e il mantenimento del debito ?? Quando i loro parametri e i loro indici mostrano un buon andamento, significa che gli “altri” stanno ancora peggio.
Che cosa scriverebbe oggi un Marx originario della Sierra Leone o del Burkina Faso ????

9-Domanda: la contraddizione Nord-Sud è diventata principale/dominante, sia qualitativamente (l’oppressione non è più solo sfruttamento, è riduzione a condizioni sub-umane) sia quantitativamente (gli oppressi sono la maggioranze del pianeta) ???

10-Altra domanda: la priorità analitica va data al conflitto Nord-Sud oppure alla contraddizione di genere (uomo-donna) o a quella ambientale (uomo-natura) ???

Ciao
Franco - Modena
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wallace



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MessaggioTitolo: Grazie   Mer Ago 27 2008, 05:48

Grazie a tutti per i vostri contributi. Letti tutti insieme, pero', alcuni rivestono aspetti un po' troppo rigidi e precostituiti e, nonostante i buoni propositi di molti, suonano ancora un po' troppo ideologici. Non leggono la realta', ma la descrivono per come credono/vorrebbero che fosse. Chiedo perdono per la franchezza.
L'ultimo intervento mi aiuta molto perche' indica almeno la luna e non il dito.

1) E' la forma partito del '900 quella piu' idonea ad affrontare le contraddizioni di questo millennio? E dunque che senso ha buona parte della discussione dentro RC e su RC?

2) Il "pensiero comunista" classico ha realizzato che lo scontro non e' piu' di classe (come detto bene da alcuni ), ma di sistema? Tradotto: tra chi consuma il superfluo e chi non consuma nemmeno l'indispensabile (sono tranchant per chiarezza...): problema ormai totalmente interclassista che il capitale ha letto e interpretato molto bene. Ad oggi, nel mondo occidentale, sicuramente meglio, molto meglio rispetto alle forze tradizionalmente di sinistra.
E sempre sulla stessa linea: il "pensiero comunista" tradizionale in Occidente lo sa che nel sud del mondo le uniche conquiste importanti che suonano "di sinistra" sono lo sbocco di lotte sociali ideate, costruite e portate a termine con metodologie, tattiche e strategie assolutamente "non comuniste"?? Dal Messico a Coachabamba...fino agli indigeni del Roraima in Brasile.

3) Saro' brutale. Ma quante persone RC era in grado di portare in piazza SENZA i Movimenti anche all'epoca bella?

4) Qual'e' secondo voi l'esperienza di lotta e di partecipazione piu' ampia e rappresentativa degli strati sociali piu' deboli, sfruttati ed emarginati (volutamente non parlo di classe...) in questo povero Paese chiamato Italia in questi ultimi tre anni??

5) Ultimo , ma non ultimo. Senza forse, il punto nodale. Qual'e' il contributo teorico piu' originale e potenzialmente devastante per il capitalismo, elaborato in questi ultimi anni per ipotizzare l'uscita fuori da questo liberismo iperconsumista esasperato?
Vi dico solo per aiutarvi che non e' un contributo nato dal filone marxista-leninista.

Un caro saluto a tutti

Antonio
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Susanna



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MessaggioTitolo: Solo riflessioni......   Mer Ago 27 2008, 10:04

...... considerando che non posso competere e non posso esprimermi "competentemente" con esempi del passato, visto che mi sono affacciata al mondo Politico, non molto tempo fà....... me ne pento? Non me ne pento? Non saprei dirlo adesso! Però sono contenta di essermi finalmente svegliata ed aver iniziato ad adoperare il mio cervello e le mie dita, dando libero spazio ai miei pensieri.........
1° riflessione:
cosa si fà quando un palazzo è stato costruito senza basi solide, quando lo scricchiolio delle pareti che continuano a crescere, è così assordante da dover tapparsi le orecchie quando gli si passa accanto? Credo che il buon senso, sia prima quello di non continuare a costruirci ulteriori piani ed appesantire ancor di più basi che non esistono!
2° riflessione:
Berluscono-Veltroni-Bossi-Casini-Fini ecc.
quali erano i Loro propositi quando hanno iniziato la Loro carriera politica?
Chi di Loro ha pensato di agire sinceramente per il popolo Italiano?
Chi di Loro non ha pensato prima ad un benefico interesse personale?
Umano no? Chi di noi non ha detto almeno una volta. "Se fossi un Politico finirebbero tutti i miei guai!"
3° riflessione:
Credo che ancora non sia nato l'uomo o la donna, che abbiano il coraggio di disintegrare il Potere Bancario, ma anzi questo potere è stato alimentato e protetto da coloro che invece dovevano proteggere i veri interessi dell'Italia!

Ci hanno indirizzato poco a poco di non poter fare a meno delle Banche, di non poter fare a meno di Finanziamenti, di non poter fare a meno di possedere tutto ciò che non era nelle possibilità di chiunque avesse un reddito dipendente, ci hanno costretti ad indebitarci, a credere che firmare cambiali o fare richieste di denaro da rendere mensilmente, fosse cosa normale e utile per la crescita del Paese.
Oggi....... bè! Oggi, tutti noi, quelli che hanno creduto in un sistema di credito/debito, si trovano a fare i conti con salari sempre più risicati e prosciugati, con contratti non rinnovati, con serivizi non più erogati.

Ma noi per cosa paghiamo le Tasse? Per avere Servizi Sociali, Diritto alla salute, Diritto alla casa, Diritto al lavoro, Diritto ad una Pensione decorosa, dopo anni di sacrifici!
Allora c'è da chiedersi........ quanti di questi Diritti siamo beneficiari?

Si continua a dilapidare i beni dello Stato, svendendo e non facendoli fruttare nel beneficio di tutti, e a chi si svendono? Per questo basta leggere i giornali, ed è già un pregio riuscire a trovare notizie "abbastanza" veritiere.

Eppure siamo noi, gente comune, ad avere il Potere in mano, ma ancora non abbiamo preso coscienza di questo, anzi siamo pronti a farci la guerra fra categorie, perchè ancxhe in questo ci hanno addestrato i nostri Politici, proprio perchè hanno paura della nostra forza dovuta all'unione!

Si dovebbre smettere di parlare di Politici irosi e capricciosi, si dovrebbe invece iniziare a mettere in pratica "nellunione" le strategie che ci vengono suggerite, e si dovrebbe soprattutto smettere di dire quella odiosa frase......... "TANTO...... ORMAI........" e chinare il capo, sfogandosi solo a scrivere su qualche forum che ci sembra vicino alle nostre idee.......

Insomma, passare dalla teoria alla pratica, ce la possiamo fare!

Susanna
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kamo

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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Gio Ago 28 2008, 12:17

wallace ha scritto:
1) E' la forma partito del '900 quella piu' idonea ad affrontare le contraddizioni di questo millennio? E dunque che senso ha buona parte della discussione dentro RC e su RC?
Una presenza organizzata penso sia sempre fondamentale. Certe volte ho la sensazione che si confonda la crisi della forma partito con la crisi di senso e di indirizzo politico di certi partiti. E poi le forme partito del Novecento non erano mica tutte impostate allo stesso modo. D'altro canto mi sembra che le forme movimento, di rete, eccetera, che nascono generalmente da bisogni reali, paghino un po' se non sono organizzati laddove poi non si collegano a qualche partito (penso allo stesso PRC con parti di "no global").

wallace ha scritto:
2) Il "pensiero comunista" classico ha realizzato che lo scontro non e' piu' di classe (come detto bene da alcuni ), ma di sistema? Tradotto: tra chi consuma il superfluo e chi non consuma nemmeno l'indispensabile (sono tranchant per chiarezza...): problema ormai totalmente interclassista che il capitale ha letto e interpretato molto bene.
Penso che il "comunismo storico novecentesco" (per usare un'espressione letta su "Indipendenza"), nelle sue varianti regionali e/o nazionali, si muovesse in un'ottica di alternativa di sistema da realizzare attraverso la lotta di classe. Sempre su "Indipendenza" ho letto articoli che danno una chiave di lettura (anche teorica) sul perché di una sconfitta storica. Oggi mi sembra che rimanga valida, in linea generale, la necessità di un'alternativa di sistema e che esistano conflittualità di classe. Trovo necessario interrogarsi e capire le ragioni di quella sconfitta come lezioni da apprendere. E trovo convincente e stimolante come l'imposta la rivista. Condivido poi la contraddizione nazionalitaria posta come principale e fondamentale possibilità politica di attuare un cambio, un passaggio dal modo di produzione e da società capitalistiche ad altro.

wallace ha scritto:
E sempre sulla stessa linea: il "pensiero comunista" tradizionale in Occidente lo sa che nel sud del mondo le uniche conquiste importanti che suonano "di sinistra" sono lo sbocco di lotte sociali ideate, costruite e portate a termine con metodologie, tattiche e strategie assolutamente "non comuniste"?? Dal Messico a Coachabamba...fino agli indigeni del Roraima in Brasile.
Quelle che citi ed altre ancora, come rileva "Indipendenza", si caratterizzano infatti come lotte di liberazione nazionali. Le più interessanti e conseguenti non a caso sono quelle che legano questione nazionale e critica al capitalismo (come analisi e come progetto di società).

wallace ha scritto:
4) Qual'e' secondo voi l'esperienza di lotta e di partecipazione piu' ampia e rappresentativa degli strati sociali piu' deboli, sfruttati ed emarginati (volutamente non parlo di classe...) in questo povero Paese chiamato Italia in questi ultimi tre anni??
5) Ultimo , ma non ultimo. Senza forse, il punto nodale. Qual'e' il contributo teorico piu' originale e potenzialmente devastante per il capitalismo, elaborato in questi ultimi anni per ipotizzare l'uscita fuori da questo liberismo iperconsumista esasperato?
Vi dico solo per aiutarvi che non e' un contributo nato dal filone marxista-leninista.
Quei tuoi "più" mi spiazzano. Hai tu una risposta?
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vedraivedrai



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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Dom Ago 31 2008, 23:15

Brevemente, perchè è già stato detto molto:
Io credo che il materialismo storico e l'analisi marxista della società siano ancora il perno per decifrare il presente.
Ovviamente il dibattito è aperto, ma liquidare la cosa come antistorica è a parer mio un luogo comune.
In quest'ottica, la sinistra che sceglie di affrancarsi da detta analisi non fa altro che perpetrare il sistema di cose presenti.
Essendo la rivoluzione un tema inattuale, solo una forza che mantenga ferma la barra su questa consapevolezza è in grado di avanzare proposte di riforma del sistema.
Le uniche forze che oggi, per lo meno nella dialettica, la pensano così, sono quelle comuniste.
A parer mio quella diaspora va ricomposta e puntigli, precisazioni, recriminazioni e quant'altro sono esercizi un pò elitari.
Quelli che vogliamo rappresentare non aderiscono a forme elitarie della politica.
Io opero per questa prospettiva.
Ciao

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FilippoRosso



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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Mar Set 09 2008, 15:23

Attenzione ai discorsi sul "sistema", contrapponendo il "nostro" (mondo occidentale opulento) al "loro" (terzo e quarto mondo), perché non è così semplice.
I mondo, in realtà, si intersecano. Da noi in Italia, presunto paese civile ed evoluto, c'è molta più povertà di quel che pensate.
Qui al sud è già una situazione drammatica, e sarà esplosiva appena termineranno le pensioni pubbliche che sostengono moltissime famiglie grazie a nonni e genitori.

Nel terzo mondo, viceversa, esistono sacche di ricchezza sfrenata, incredibile.
E poi ci sono Cina, India, Brasile..... sono ancora terzo mondo?
Cosa ha il loro sviluppo di diverso dal nostro liberista? Si dirà "da loro c'è uno squilibrio enorme di ricchezza..."
Vero, ma quello sta crescendo anche da noi e fra pochi anni avrà raggiunto quel livello. Finora, lo squilibrio era stato mantenuto basso (relativamente) grazie alla politica (ora sparita) mista statale/privata, vero vanto dell'Italia del dopoguerra, e che adesso è stata smantellata, perché ritenuta vecchia e superata, a favore del liberismo spicciolo.
Insomma, non c'è il bianco e il nero, ma ci sono ancora (e sempre) delle classi sociali più elevate ed altre (lavoratori normali, precari, disoccupati) meno abbienti, sparse ovunque nel mondo. Non si chiamano più "proletari", ma poveri (chi più chi meno) lo sono sempre.
Il problema è: come si fa a riunirle e a convincerle a votare a sinistra? Quale sinistra bisognerebbe costruire per aiutarli?
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Robespierre



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MessaggioTitolo: Nuova sinistra   Mer Set 10 2008, 17:33

Secondo il mio modesto punto di vista servirebbe una nuova formazione politica, in grado di accantonare le ormai desuete ( e per i più incomprensibili) divisioni tra "massimalisti" e "riformisti".
In concreto auspicherei una larga aggregazione, dal Psi al Pcl, sul modello del vecchio Psi massimalista (in cui si andava dai socialisti liberali ai comunisti), quale metaforico luogo di latenza invernale per superare questo rigido inverno politico.
Ma siccome questo non avverrà, spero almeno che si faccia chiarezza tra chi : 1)vuole "entrare" nel Pd; 2) vuole una forza organicamente alleata con quest'ultimo 3) chi vuole una forza autonoma.
Purtroppo anche questa condizione difficilmente si verificherà, se pensiamo ai socialisti che contromanifestano versus i piazzanavonisti,ai Comunisti Italiani, delusi (!!!) per la sconfitta di Vendola in quanto speravano di rimanere l'unico partito comunista (!!!!!!!!) od ai Vendoliani che spaccheranno in due il Prc tramite scissione ma non per andare in Sd o nel Pd ma per fare ancora qualcosa d'altro...
Ragazzi, questa sinistra cominciamo a costruirla noi dal basso, comune per comune, amministrativa per amministrativa...
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sankara

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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Mar Set 16 2008, 14:48

Robespierre ha scritto:

Ragazzi, questa sinistra cominciamo a costruirla noi dal basso, comune per comune (...)...

Concordo con quest’ultima tua affermazione, Robespierre. La ritengo un’indicazione molto più proficua dall’auspicare nuove e fantomatiche riaggregazioni nella "sinistra istituzionale". La questione che però ti rivolgo è questa: quale programma dovrebbe essere a fondamento di questa nuova "sinistra"? A mio avviso non si può prescindere dalla questione nazionale e dalla dipendenza di questo Paese, ed attorno a questo nodo costruire una strategia ed un sistema di alleanze che potrebbe essere dirompente per gli equilibri del capitalismo italiota e la dominanza di Washington sul Bel Paese. Stammi bene
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Robespierre



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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Mar Set 16 2008, 17:24

Caro Sankara,
cominciamo dal programma:
1)riaffermazione del carattere di interesse nazionale e di inalienabilità di alcuni beni e servizi: acqua, infrastrutture e trasporti, risorse energetiche e loro rete di distribuzione,poste, patrimonio ambientale.
2)rilancio della scuola pubblica, quale vettore di uguaglianza e fine dei finanziamenti a strutture private (dagli asili ai master).
3)potenziamento del servizio sanitario nazionale, basta con i finanziamenti a strutture private.
4) introduzione di strumenti di welfare universalistici ( salario minimo garantito), ribadire la centralità del lavoro a tempo indeterminato, estensione universale della sindacalizzazione nelle aziende.
5)aumento delle tasse sui redditi più alti fino al 50%; ripristino della patrimoniale;abolizione di Iva ed Ici; tassazione secca al 25% sulle speculazioni di borsa.
6)ribadire la laicità delle istituzioni.
7) ripristino della leva militare, al fine di mantenere una base popolare tra le forze armate (che altrimenti rischiano di diventare un ricettacolo di pericolosi invasati estremisti).

Diciamo qualcosa anche sulla politica estera:

1) rilanciare il ruolo dell'Italia nell'area mediterranea, in chiave pacifista ed antimperialista;
2) lavorare per un'Europa sociale, pacifista e progressista, e per migliorare i suoi rapporti con le potenze emergenti (Russia, Cina, India)
3)aiuto e solidarietà ai paesi progressisti ovunque essi si trovino nel mondo (lontani da ogni forma di ipocrisia)
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FilippoRosso



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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Ven Set 19 2008, 16:06

Robespierre ha scritto:
Caro Sankara,
cominciamo dal programma:
1)riaffermazione del carattere di interesse nazionale e di inalienabilità di alcuni beni e servizi: acqua, infrastrutture e trasporti, risorse energetiche e loro rete di distribuzione,poste, patrimonio ambientale.
2)rilancio della scuola pubblica, quale vettore di uguaglianza e fine dei finanziamenti a strutture private (dagli asili ai master).
3)potenziamento del servizio sanitario nazionale, basta con i finanziamenti a strutture private.
4) introduzione di strumenti di welfare universalistici ( salario minimo garantito), ribadire la centralità del lavoro a tempo indeterminato, estensione universale della sindacalizzazione nelle aziende.
5)aumento delle tasse sui redditi più alti fino al 50%; ripristino della patrimoniale;abolizione di Iva ed Ici; tassazione secca al 25% sulle speculazioni di borsa.
6)ribadire la laicità delle istituzioni.
7) ripristino della leva militare, al fine di mantenere una base popolare tra le forze armate (che altrimenti rischiano di diventare un ricettacolo di pericolosi invasati estremisti).

Diciamo qualcosa anche sulla politica estera:

1) rilanciare il ruolo dell'Italia nell'area mediterranea, in chiave pacifista ed antimperialista;
2) lavorare per un'Europa sociale, pacifista e progressista, e per migliorare i suoi rapporti con le potenze emergenti (Russia, Cina, India)
3)aiuto e solidarietà ai paesi progressisti ovunque essi si trovino nel mondo (lontani da ogni forma di ipocrisia)

Ottimo, quoto in pieno.

Ma il problema non è tanto stilare un programma davvero di sinistra, quanto trovare uomini e donne adatte a divulgarlo senza timori reverenziali
prima di tutto tra i lavoratori, i precari, i disoccupati, senza perdersi dietro le squallide diatribe personali a cui assistiamo dentro RC, per esempio.

Il fatto, poi, che i media di regime siano totalmente asserviti al governo o alle forze economiche non aiuta la divulgazione dell'eventuale programma.
Per questo occorre di nuovo scendere per strada e andare nei luoghi di lavoro (non solo le fabbriche) in tutti i modi.
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Robespierre



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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Mar Set 23 2008, 18:48

Senza dubbio bisogna tornare "all'inchiesta" ed alla "propaganda porta a porta"; ma ci troviamo in un momento nel quale la gente ha poca voglia di sentire e parlare di politica.
A volte penso che ci vorrebbero altre forme e linguaggi, per poter fare breccia in questo muro di gomma (quale è diventata l'opinione pubblica nei confronti dei "temi sociali".
Ad esempio nella passata campagna elettorale spendevo tempo ed energie a spiegare (per quanto mi riguarda) l'importanza di votare Arcobaleno, ma eri costretto ad arrocarti su temi "macropolitici" , di fase e lunghi da spiegare (importanza della sopravvivenza di una sinistra politica). Ma questo importa solo a (pochi) chi è gia orientato a sinistra.
Con gli "apolitici" parlavi delle grandi questioni: lavoro, salari, scuola, pace: tutti concordavano con la tua descrizione ed il tuo giudizio negativo della realtà. Ma pochissimi, per non dire nessuno, valutavano l'idea di un voto "non utile".
Come se ne esce? E quale contenitore politico può organizzare e mandare avanti un discorso serio per il futuro? Con tutto il rispetto, aborro l'idea di finire a fare l'attivista no-global all'americana (extrema ratio), così come quella di finire a tirare l'acqua al mulino di un uomo di destra come Di Pietro (ed al suo "partito personale", populista e forcaiolo).
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tadiottof



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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Mer Set 24 2008, 05:43

profsassola ha scritto:
Leggo questa citazione.
"Oggi e' solo Berlusconi capace di tirare fuori l'Italia .
A modo suo ,ma è l'unico modo."
E mi permetto di scrivere che contiene - fondamentalmente - una verità e una bugia.

La verità è che Berlusconi e il suo governicchio se vanno avanti così "tirano fuori" veramente l'Italia prima dall'euro e poi dalla UE.
Nel senso che se continuano a far recedere l'economia italiani gli altri paesi della zona euro per non pagare i debiti dell'Italia ci ridaranno le lirette.
E ci troveremo la benzina a diecimila al litro e i tassi dei mutui al 20%.
Come l'inflazione.
E anche nel senso che per evitare di litigare sui decreto UE gli altri 26 paesi
potrebbero degradare l'Italia da paese membro a paese associato.
Ovvero un paese che non può partecipare alle decisioni - ma deve
seguirle altrimenti fuori della UE.

La bugia è che il modo di Berlusconi non è l'unico.
E che il vero modo sarà quello che la UE costringerà Berlusconi a seguire.
Ovvero a mettersi a fare le riforme necessarie.
Quelle che la UE richiede e che Prodi aveva iniziato a fare.

So che questo non sarà gradito - ma è la realtà.
La UE costringerà il Berlusca a fare quello che la UE si aspettava da Prodi. Per loro va anche bene così.
La pensano come Deng: il colore del gatto non importa, basta che prenda i topi.
Saluti dalla Svezia
concordo
2000snlp
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FilippoRosso



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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Lun Ott 06 2008, 12:44

Butto lì una provocazione, ma mica tanto provocazione: e se, a questo punto, si sciogliesse RC, ma anche (si spera) il Pdci e SD per forzare la nascita di qualcosa di positivo, e nuovo?

Insomma, oramai è passato molto tempo dal crollo, e non è successo niente, a parte squallidi teatrini.
La sx non esiste più, non è nemmeno capace di radunare 4 gatti in piazza, nemmeno di dire vaffanculo a Silvio o ai fascisti.... Ma allora, perché tenere in piedi degli apparati morti e sepolti?
Basta, si sciolga tutto, si mandino a casa (vabbè, già sono a casa) lorsignori ex onorevoli e si riparta da zero.
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alekos18

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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Ven Ott 10 2008, 15:33

FilippoRosso ha scritto:
Butto lì una provocazione, ma mica tanto provocazione: e se, a questo punto, si sciogliesse RC, ma anche (si spera) il Pdci e SD per forzare la nascita di qualcosa di positivo, e nuovo?

Insomma, oramai è passato molto tempo dal crollo, e non è successo niente, a parte squallidi teatrini.
La sx non esiste più, non è nemmeno capace di radunare 4 gatti in piazza, nemmeno di dire vaffanculo a Silvio o ai fascisti.... Ma allora, perché tenere in piedi degli apparati morti e sepolti?
Basta, si sciolga tutto, si mandino a casa (vabbè, già sono a casa) lorsignori ex onorevoli e si riparta da zero.
Temo che –scioglimento o meno dei partiti da te indicati– la crisi che vorresti si superasse, rischia di non esserlo né nell'uno né nell'altro caso. Questo perché, secondo me, non c'è solo e tanto una crisi di tipo organizzativo (ritengo anzi che la costruzione di un partito, o comunque di una realtà organizzata e diffusa, in forme anche nuove da discutere, resti un necessario passaggio ed una necessaria condensazione di idee e di attività –altrimenti sparse, frammentate, per quanto valide– da rendere dinamiche nella società...). Avverto una crisi di idee e prima ancora di analisi di quel che succede nella realtà. Avverto uno spaesamento analitico e progettuale. L'evento ultimo, in ordine di tempo e di significato: l'interventismo statuale (cioè di diversi Stati) a sostegno dei 'propri' sistemi finanziari e gruppi (con tanto di scelta su chi soccorrere o meno, il che apre ulteriori riflessioni) a seguito della crisi finanziaria scoppiata a settembre negli Stati Uniti. Questo fatto (ma non erano affatto mancati altri...) fa piazza pulita di anni ed anni di stucchevoli e ritriti salmi responsoriali sulla fine degli Stati e sulle magnifiche (e al più da correggere) sorti progressive del "globalismo", uno dei vuoti concettuali più depistanti –per diffusione ed accettazione– che a mia memoria/conoscenza sia stato ad arte propagandato e propalato, e sul quale si sono spalmati analisi, scenari e indicazioni di lotta suppostamente "antagonisti". E ripropone, ancora una volta, ragionando di cause e di con-cause, il tema di chi decide cosa e di chi, invece, dovrebbe decidere e si vede negato questo diritto/dovere.

Il punto non coinvolge solo "lorsignori ex onorevoli", come scrivi, della cosiddetta "sinistra radicale" e ceti politici consunti che si riciclano da formazione (vecchia) in formazione (nuova). Coinvolge le cosiddette "basi" e comunque tutte le intelligenze politiche anche non inserite in alcuna struttura organizzata che certi assunti hanno però fatto propri, con annessi frasari "antagonisti" di alterità e di immaginifici "mondi possibili". A me non sembra di vedere intorno un fermentare di autocritica, un desiderio di interrogarsi su una crisi che travolge, sta travolgendo, analisi senza fondamento e prospettive politiche illusorizzanti. Si potrebbe dire: calma piatta o, come tu dici, a "molto tempo dal crollo, non è successo niente". Il che è molto significativo. Secondo me è bene, guardandosi intorno, tirare le somme, trarre conclusioni (politicamente definitive) rispetto a indirizzi di partiti, gruppi, circoli, individualità intellettuali che hanno abbaiato alla luna. E riscoprire la voglia, il gusto, il buon senso, l'intelligenza, la necessità di capire per meglio orientarsi. Senza paura di andare contro (anche la propria) corrente. Lungo altre direttrici ci si potrà ritrovare con le varie umanità politiche. Probabilmente dovendo distinguere il grano dal loglio.

Robespierre ha scritto:
Senza dubbio bisogna tornare "all'inchiesta" ed alla "propaganda porta a porta"; ma ci troviamo in un momento nel quale la gente ha poca voglia di sentire e parlare di politica.
A volte penso che ci vorrebbero altre forme e linguaggi, per poter fare breccia in questo muro di gomma (quale è diventata l'opinione pubblica nei confronti dei "temi sociali".
Ad esempio nella passata campagna elettorale spendevo tempo ed energie a spiegare (per quanto mi riguarda) l'importanza di votare Arcobaleno, ma eri costretto ad arrocarti su temi "macropolitici" , di fase e lunghi da spiegare (importanza della sopravvivenza di una sinistra politica). Ma questo importa solo a (pochi) chi è gia orientato a sinistra.
Con gli "apolitici" parlavi delle grandi questioni: lavoro, salari, scuola, pace: tutti concordavano con la tua descrizione ed il tuo giudizio negativo della realtà. Ma pochissimi, per non dire nessuno, valutavano l'idea di un voto "non utile".
Come se ne esce? E quale contenitore politico può organizzare e mandare avanti un discorso serio per il futuro? Con tutto il rispetto, aborro l'idea di finire a fare l'attivista no-global all'americana (extrema ratio), così come quella di finire a tirare l'acqua al mulino di un uomo di destra come Di Pietro (ed al suo "partito personale", populista e forcaiolo).
E' vero, ma intanto si tratta, come è sempre stato nella Storia, che minoranze coscienti sappiano leggere la realtà, avere idee, indicare direzioni a quello che poi può diventare intervento sociale e quindi azione consapevole di massa, non un suo agitarsi istintivo, reattivo per esasperazione, ma senza bussola. La "gente" cui ti riferisci, robespierre –e non mi sembra di forzarne il sentire esprimendomi così–, è stanca e disillusa del sentir parlare anche certa politica "critica", "anti-sistema", avendone a più riprese constatato incongruenze ed incapacità.
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Robespierre



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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Sab Ott 18 2008, 17:40

Partendo dal ragionamento di Alekos, espando il mio pensiero: non è affatto detto che sia la sinistra a "superare" il capitalismo. Magari toccherà ad altre organizzazioni politiche che oggi non siamo neanche in grado di immaginare! Forse proprio per la "stanchezza" verso una certa critica "antisistema".
Ma "oggi" io sono di sinistra... che fare?
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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Sab Ott 18 2008, 19:42

Robespierre ha scritto:
Partendo dal ragionamento di Alekos, espando il mio pensiero: non è affatto detto che sia la sinistra a "superare" il capitalismo. Magari toccherà ad altre organizzazioni politiche che oggi non siamo neanche in grado di immaginare! Forse proprio per la "stanchezza" verso una certa critica "antisistema".
Ma "oggi" io sono di sinistra... che fare?
Stai seguendo l'interessantissimo scambio di idee tra Redcar e Alekos qui ( http://indipendenza.lightbb.com/politica-italiana-f2/dopo-il-corteo-di-roma-dell-11-ottobre-t210.htm ). Forse la tua domanda ("che fare?") è da collegare con quanto si sta dicendo lì. Che dici?
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gian



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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Dom Ott 19 2008, 02:13

bertolino franco ha scritto:
RIFLESSIONI DOPO IL CONGRESSO DI RIFONDAZIONE COMUNISTA

.....Una mancanza che rilevo è l'assenza di "letture prospettiche".
Ci sono elementi (situazione concreta di chi lavora ed è sfruttato) che parrebbero suggerire che ci si trova in un contesto pre-esplosivo...

Franco - Modena
Non ho dati o analisi scientifici da esporre in merito, ma ho la sensazione che viviamo tutto sommato in un periodo storico ancora di relativa agiatezza economica, non vedo nell’immediato come invece vedi tu, un contesto pre-esplosivo.

I figli nostri oggi mi pare stiano godendo ancora della ricchezza accumulata o ereditata con notevoli sacrifici dai loro padri.
Gran parte di questi lavoratori (trentenni) vivono ancora in famiglia, e questo istituto fin che può cerca di aiutarli economicamente.

La situazione di chi lavora oggi ed è sfruttato non scoppia ancora in rivolta, fintantoché non si esauriscono quelle risorse (capitali/immobili) accantonate o accumulate negli anni precedenti a questo periodo, dai loro padri.

Saluti
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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Mer Nov 19 2008, 18:11

Ciao a tutti,ieri sera ho visto Porta a Porta e quello che resta della cosi detta Sinistra,orribile tutto.
Io sono stato stimolato però nello scrivere questo articolo nel mio blog.
http://deepactions.blogspot.com/2008/11/lingenuitla-grande-forza-della-sinistra.html

Ciao a tutti
noname
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smirnoff



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MessaggioTitolo: Voglie di secessione a Rifondazione?   Lun Dic 15 2008, 13:46

Torno solo per un momento sull'argomento Rifondazione e Congresso, perchè sono rimasto colpito dalla condotta della mozione Vendola che sta di fatto spaccando il partito per fare una secessione spaccando ulteriormente il partito per creare una nuova (verrebbe da dire l'ennesima) forza di sinistra, insieme con i verdi e con Sinistra democratica..una nuova realtà politica che si chiami la Sinistra, che sia plurale e moderna come la sognava Bertinotti, una forza che a me sembra un Partito Democratico in piccolo, o meglio una corrente sinistra del Pd più vicina a D'Alema che non ai valori che Rifondazione difendeva sino a qualche mese fa. A questo punto della situazione, però viene da chiedere se forse non è meglio che Vendola se ne vada per "sbloccare" Ferrero che a me sembra bloccato e incapace di muoversi per seguire una linea politica precisa.
Sono pienamente consapevole che Rifondazione sta attraversando una fase difficile, dovuta al fallimento di quella Sinistra l'Arcobaleno che tanto avevano voluto....ma non sarebbe il caso (e lo chiedo a tutte le compagne e i compagni di Rifondazione) cercare di lavorare ad un nuovo soggetto comunista piuttosto che fare un'ennesima scissione che indebolirebbe ulteriormente i comunisti in Italia? Non sarebbe il caso di riunire sotto un solo simbolo tutte quelle forze che hanno nel loro simbolo falce e martello (alle ultime elezioni erano quattro...) e non sarebbe il caso di riprendere il discorso da quel 20 ottobre che aveva segnato il nostro ritorno con più di centomila bandiere rosse in piazza?
La mia speranza è che i vari Ferrero o Vendola capiscano che per sanare la sinistra non serve una nuova scissione, che rafforzerebbe PD e PDL, ma una nuova unione che riparta, stavolta, veramente dalla gente in piazza il 20 ottobre di un anno fa.
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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Mer Dic 17 2008, 16:04

Innanzitutto ben arrivato. Se vuoi, alla voce "Presentazioni", puoi tratteggiare in sintesi un tuo profilo politico, di idee...

smirnoff ha scritto:
Torno solo per un momento sull'argomento Rifondazione e Congresso, perchè sono rimasto colpito dalla condotta della mozione Vendola che sta di fatto spaccando il partito per fare una secessione spaccando ulteriormente il partito per creare una nuova (verrebbe da dire l'ennesima) forza di sinistra, insieme con i verdi e con Sinistra democratica...
Che Rifondazione vada a spaccarsi in due, mi sembra ineluttabile alla luce dell'esito del Congresso. La ragione per cui la "secessione" non si è ancora formalizzata, pur essendo evidentissima nella pratica politica, sento dire che attiene soprattutto a contenziosi 'materiali' sulla torta dei finanziamenti pubblici al PRC e quant'altro. C'è anche chi aspetta la verifica delle elezioni europee di primavera, dove si voterà con il sistema proporzionale, per una possibile resa dei conti e rovesciamento degli esiti congressuali. Ma in un modo o nell'altro, per ragioni di appartenenza di frazione e di tattica congiunturale politica, più che di strategia, ormai ci sono due anime distinte, contrapposte, logorate ed irriconciliabili anche in termini di rapporti personal/politici.

smirnoff ha scritto:
una nuova realtà politica che si chiami la Sinistra, che sia plurale e moderna come la sognava Bertinotti, una forza che a me sembra un Partito Democratico in piccolo, o meglio una corrente sinistra del Pd più vicina a D'Alema che non ai valori che Rifondazione difendeva sino a qualche mese fa. A questo punto della situazione, però viene da chiedere se forse non è meglio che Vendola se ne vada per "sbloccare" Ferrero che a me sembra bloccato e incapace di muoversi per seguire una linea politica precisa.
Condivido quanto dici. Aggiungo che è dalla nascita di Rifondazione Comunista che tutte le scissioni, le secessioni, le espulsioni maturano di fatto sul nodo del rapporto con il centrosinistra e con il governo che ne è di volta in volta espressione. Resta irresistibile la forza gravitazionale di attrazione oggi del Partito Democratico (PD), ieri de L'Ulivo, in chiave (di proiezione) governista. A ben vedere questo vale per tutte le frazioni, sia ovviamente per quelle entrate più o meno subito nel PD, sia comunque per tutte quelle formazioni (comuniste) che in apparenza si sono mantenute e si mantengono critiche e distanti. Pensa al PdCI che, al di là di momenti e prese di posizioni 'estremiste' (dichiarazioni e manifestazioni), le ha smentite regolarmente nella sua proiezione governista nel centrosinistra. Poi, sai, quando si è all'opposizione, è più facile alzare i toni. Ora c'è da chiedersi: perché questa deriva è una costante? A mio avviso c'è un nodo di fondo che si riflette anche nelle tue parole e parte proprio dalla fine del tuo intervento...

smirnoff ha scritto:
Sono pienamente consapevole che Rifondazione sta attraversando una fase difficile, dovuta al fallimento di quella Sinistra l'Arcobaleno che tanto avevano voluto....ma non sarebbe il caso (e lo chiedo a tutte le compagne e i compagni di Rifondazione) cercare di lavorare ad un nuovo soggetto comunista piuttosto che fare un'ennesima scissione che indebolirebbe ulteriormente i comunisti in Italia? Non sarebbe il caso di riunire sotto un solo simbolo tutte quelle forze che hanno nel loro simbolo falce e martello (alle ultime elezioni erano quattro...) e non sarebbe il caso di riprendere il discorso da quel 20 ottobre che aveva segnato il nostro ritorno con più di centomila bandiere rosse in piazza?
La mia speranza è che i vari Ferrero o Vendola capiscano che per sanare la sinistra non serve una nuova scissione, che rafforzerebbe PD e PDL, ma una nuova unione che riparta, stavolta, veramente dalla gente in piazza il 20 ottobre di un anno fa.
Il nodo è che proprio la risposta che ci si dà, da comunisti delusi, è sempre la stessa: un nuovo partito comunista che si propone per l'unità e come casa comune dei comunisti, anche se di fatto ciò si traduce nella fondazione dell'ennesimo partitello comunista in polemica, più o meno esplicita, con tutti gli altri partiti e partitini comunisti esistenti. Mi sembra che l'idea della costituzione di sempre nuovi partiti comunisti sia come il passare di mano in mano un cerino acceso, che nel frattempo brucia, si consuma e fa scottare, senza che si sia 'quagliato' alcunché...

Due mi sembrano i punti su cui si cade, caduta tanto più evidente quando un partito comunista cresce nei consensi e, trovandosi a dover dare senso al consenso ottenuto, si pone il legittimo problema concreto dell'accesso al governo e quindi dei rapporti con gli alleati. Correggimi se sbaglio nell'iter -all'ingrosso- che è da autentico (anche quando non voluto) copione. Si è 'arrabbiati' e rumorosi quando si è 'piccoli'. Man mano che si cresce, i (relativi) numeri e la legittima aspirazione di incidere aprono possibilità di governo. A quel punto i toni si ammorbiscono, non in piazza o di fronte al proprio "popolo", ma sul piano che conta, quello della stesura di un accordo con gli alleati. L'accordo raggiunto, poi, nella concreta pratica di governo, viene puntualmente disatteso per quel pochino di sinistro (di comunista manco a parlarne) che vagamente poteva contenere. La parola d'ordine, a quel punto, è da rinvio alla sempre immaginifica seconda fase di governo, che altrettanto puntualmente non arriva mai. La fine della storia, a furia di questi copioni, la si è vista nelle urne ad aprile: sinistre comuniste e arcobalenizzate sono state spazzate via.

Non ti sembra, Smirnoff, che questo sia l'excursus, senz'altro in questo paese, di ogni partito/partitino comunista in cui, alle prime pagine del copione di cui sopra (che si rinnova da troppo tempo), c'è sempre un seme fondativo di esigenza di fondazione/costruzione di un "nuovo" partito comunista? Non si tratta a questo punto di urlare contro "traditori" e "venduti".
Secondo me ci sono due nodi, di cui il secondo avverto come principale, come il più importante e decisivo. Il primo, che funge da completamento del secondo, è che non si ha chiaro come declinare nella modernità una prospettiva praticabile di costruzione alternativa al sistema dominante. Ammessa e non (scontatamente) concessa una sensibilità anti-capitalista ed anti-imperialista (che peraltro non necessariamente coincide con il dirsi "comunista"), brilla l'assenza di una strategia che sappia condizionare la propria esposizione al governo a fattive riforme che incamminino in direzione di un diverso assetto di società e di produzione. Con buona pace di tanto retaggio marxiano e marxista, di studi ed analisi di ogni tipo, ordine e grado, non si sa sostanzialmente che pesci prendere. La cosa è tanto più evidente proprio quando si accede al governo e anche quando si è tentato di condizionarlo dall'esterno. Al di là di rivendicazioni di fondo stataliste, che richiamano peraltro Lassalle più che Marx, non si va al di là del piccolo cabotaggio politico, alla fin fine assolutamente improduttivo di risultati significativi.

Il secondo nodo, di natura politico/culturale prima ancora che sociale ed economica, risiede nella duplice rinuncia da decenni di fatto operata, generalmente parlando, da "vecchia" e "nuova" sinistra", e da tutto il pluriverso di partiti e partitini comunisti: battersi per la legalità costituzionale con uno spostamento sempre più sociale della lettera della costituzione vigente e battersi quindi ed innanzitutto per l’indipendenza reale, effettiva, nazionale del Paese. Quest'ultimo punto è secondo me la cruna dell'ago. In termini anti-capitalisti ed anti-imperialisti (anche comunisti, se vogliamo) si rivendica in astratto un cambiamento di società e di condizioni sociali, ma si elude il punto della sovranità dello spazio politico, del fatto che l'accesso al governo non avviene mai, da decenni, in condizioni di indipendenza e sovranità. Il governo è sempre più un organismo gestionale di ricezione di decisioni, quelle fondamentali, prese altrove, a Washington e, per il suo tramite, a Bruxelles. Non ti sembra, insomma, che ci si candidi sicuramente alla sconfitta, se si rinuncia alla decisiva rivendicazione della sovranità quale terreno di valore da perseguire, sul quale stringere alleanze, a partire dal quale allargare i consensi e dare senso e fondamento ad esiti di cambiamento radicale?
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MessaggioTitolo: Scissione nel PRC dei "vendoliani"   Dom Gen 25 2009, 02:46

A Chianciano (24-25 gennaio), al seminario dell'ex mozione congressuale che faceva riferimento a Nichi Vendola, è stata ufficializzata una nuova frattura (la quarta di una certa consistenza) nella storia del Partito della Rifondazione Comunista (PRC, nato nel 1991 dalle ceneri del PCI). Fuoriesce una parte del gruppo di firmatari della mozione congressuale di Vendola di sei mesi fa. Tra questi, oltre allo stesso Vendola (governatore della Puglia, tra i fondatori di Rifondazione), ci sono Franco Giordano (ex segretario), Gennaro Migliore (ex capogruppo alla Camera), Alfonso Gianni (ex sottosegretario allo Sviluppo economico) e tanti ex parlamentari e dirigenti del Prc. Un altro gruppo di firmatari della stessa mozione ha però annunciato nei giorni scorsi di voler restare nel PRC. Tra questi: Milziade Caprili, ex vicepresidente del Senato, Giusto Catania, europarlamentare, gli ex parlamentari Augusto Rocchi, Matilde Provera e Luigi Comodi, l'ex sottosegretario Rosa Rinaldi, Raffaele Tecce, responsabile enti locali, Tommaso Sodano, responsabile ambiente, Sandro Valentini della direzione Prc.

Vendola, Giordano e Migliore tenteranno di condurre ''Rifondazione per la sinistra'', il nuovo movimento che nasce a Chianciano, stringendo maggiormente i rapporti con Sinistra democratica di Claudio Fava e Fabio Mussi. A seguirli potrebbe arrivare il gruppo guidato da Katia Bellillo, ex ministro, e Umberto Guidoni, parlamentare europeo, che dovrebbe staccarsi dal Pdci di Oliviero Diliberto. Anche la maggioranza dei Verdi della portavoce Grazia Francescato auspica maggiori forme unitarie a sinistra.

Di seguito, alcuni interventi 'a caldo' avuti sulla pagina di "Indipendenza" su facebook. Li riportiamo come stimolo ad una riflessione più ad ampio raggio anche qui sul forum.

Rivista Indipendenza Scissione consumata: intanto è Vendola ad uscire dal PRC. Presto un nuovo partitino di sinistra, (ex?) comunista. Non sarà che, al fondo, qualcosa gira a vuoto?

Enrico Ruggiero alle ore 15.18 del 24 gennaio
Come simbolo una stella rossa, che siano tifosi della squadra slava?

Mariano Malafronte alle ore 15.32 del 24 gennaio
Eh...bella merda....invece di unirci ci dividiamo ancora di più....siamo proprio dei sadici,nn faremo altro che consegnare l'italia in mano alle destre e al nuovo fascismo....sn davvero amareggiato....

Roberto Lino alle ore 15.33 del 24 gennaio
non nè posso più di sentire scissioni, divisioni e basta!!!! bisogna costruire un unico partito di sinistra, che riporti il popolo alla sua giusta dimensione, un partito che si batta per il popolo, bisogna ritornare alla lotta di classe!!! e per lottare con forza bisogna essere uniti!

Gustavo de Mari alle ore 15.38 del 24 gennaio
Senz'altro girerà a vuoto come da anni fa la sinistra tafazziana!!Ormai il tafazzismo fa parte a pieno titolo del DNA della sinistra italiana.

Cino Di Fede alle ore 16.12 del 24 gennaio
azz la smettiamo con la sinistra al parlamento? non ci puo' stare in questo sistema. i comunisti veri ne stiano fuori

Enrico Ruggiero alle ore 17.29 del 24 gennaio
Il PCI cosa era, una scheggia impazzita?

Angelo Raffaele Laghezza alle ore 17.29 del 24 gennaio
Certo è che il fatto che a sinistra non riusciamo proprio ad organizzare un'unica forza unitaria socialista, senza PD, mi rammarica molto.
Ogni mozione del PRC, oramai, sta fondando un suo micro partito.
Quando la mozione Bertinottiana, alla cui corrente appareneva anche Vendola e Giordano, rappresentava la maggioranza del partito, allora bastava votare in Parlamento in maniera diversa da come indicato dal direttivo del partito (anche in palese contrasto col programma del movimento politico) per esserne esclusi, vedi Turigliatto. Adesso che è in minoranza e dovrebbe attenersi alla corrente Ferrero si scinde, sono rimasto molto deluso, anche se adesso voto PCL.
Spero cominci a svilupparsi qualcosa a sinistra che coinvolga PCL, Sin.Critica e di quello che rimane di Rifondazione e del PdCi dopo le varie scissioni.

Cino Di Fede alle ore 18.17 del 24 gennaio
enrico infatti si e' visto dove sono finiti tutti

Nando Di Benedetto alle ore 18.58 del 24 gennaio tramite Facebook Mobile
"Che fai 'sto week end?". "Maaa, vorrei fondare un nuovo soggetto della sinistra critica, radicale nei principi ma altresì realistica, in grado di catalizzare i consensi dei molti, troppi compagni privi di rappresentatività". "Mè cojoni, dici davvero? E dove si collocherebbe il nuovo soggetto?". "Alternativo al Piddì". "Vabbè, hai detto cotica. Pure l'Udc rispetto al PD sembra il Poum". "In uno spazio alternativo, diverso dai soliti stilemi dell'ex Prc, ma senza lo snobismo di Diliberto nè l'oltranzismo di Ferrando, di sicuro concorrente rispetto al soggetto di Mussi e Fava". "Bello! Allora alle nove in pizzeria, ok?". "Ok"

Cino Di Fede alle ore 19.00 del 24 gennaio
hai ragione nando. purtroppo siamo a questi livelli

Mario D'Alessandro alle ore 20.54 del 24 gennaio
atto scontato per andare alle elezioni con la sinistra ds verdi ecc. il solito merdaio d'altra parte anche loro hanno il mutuo da pagare...

Cino Di Fede alle ore 21.26 del 24 gennaio
raga' i comunisti non possono stare in questo parlamento mettiamecelo in testa. stessa cosa per consigli regionali, provinciali e comunali. li si ci sta' per magna'. non e' roba da comunisti

Pia Panseri ha scritto alle ore 19.25
in questo periodo sentivamo la mancanza di un nuovo soggetto politico a sinistra o cosidetto partito che va ad aggiungersi alla frattaglia .....complimenti

Domi Sbiroli ha scritto alle ore 11.59 del 25 gennaio
...ma questi scissionisti de noantri non facevano prima a conflure nel pd, visto che avevano nostalgia della poltrona? per il resto be, il bipolarismo ha distrutto la sinistra italiana, quella di una volta... condivido, per noi comunisti non ci sarà mai spazi nella "casta" del partito trasversale!!!

Antonio Bolscevico alle ore 13.28 del 25 gennaioscissionisti? si alla matriciana ..bah giusto frattaglie lasolita minestra degli opportunisti....culi di piombo senza se e senza mavistoche rifognazione non garantiscie poltrone ...si buttano a destra


Antonio Bolscevico alle ore 13.34 del 25 gennaio
quoto in pieno"raga' i comunisti non possono stare in questo parlamento mettiamecelo in testa. stessa cosa per consigli regionali, provinciali e comunali. li si ci sta' per magna'. non e' roba da comunisti"
i peggiori nemici del comunismo sono gli pseudo comunisti
salud y rebeldia


Ultima modifica di Admin il Dom Gen 25 2009, 16:19, modificato 4 volte
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raes



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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Dom Gen 25 2009, 12:12

le scissioni sono inevitabili quando non c' è chiarezza nelle idee
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tadiottof



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MessaggioTitolo: sinistra   Dom Gen 25 2009, 14:16

Ripeto che secondo me la sinistra si distingue dalla destra in quanto organizza i lavoratori, cioe' quelli che prendono uno stipendio o salario.
E' inevitabile che chi paga il salario, fara' di tutto per pagare di meno.
Quindi lo scopo principale della destra, che rappresenta coloro che devono pagare il salario, fara' di tutto per diminuire il potere contrattuale della controparte.
In tempi normali si va alla trattativa sindacale.
In tempi straordinari, quando la controparte e’ troppo organizzata, si va allo sfascio dell’organizzazione; e’ successo al tempo del fascio, per la destra, e dell'URSS per la sinistra.
In questi ultimi anni prevale la destra.
Non c’e’ piu’ un partito comunista che organizzi e i lavoratori, quelli che vivono del salario, devono starsene di quanto offre il datore di lavoro.
I lavoratori hanno perso la memoria.
La situazione non cambiera’ facilmente, ne’ molto presto.
Ci vorra’ un altro Marx e altri industriali illuminati come Pirelli, Olivetti, Owen ecc.
2000snlp
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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Dom Gen 25 2009, 17:19

Ciao a tutti.
Aspettavo questo topic,aspettavo che venisse aperto,ho aspetato perche erano giorni che mi girava per la testa la definizione "Industria della Politica".
Industria della politica per intenderci alla stregua della definizione "Industria dello Spettacolo" . In altre parole al di là dei fatti odierni cioè la nascita di un nuovo Partito, è da tempo che questa mi sembra essere la situazione ,l'apparenza e forse la sostanza della Politica Italiana ma forse non solo .
La Politica è un affare e dal giorno che la Politica ha preso le movense usualmente usate dai divi del piccolo schermo e del grande schermo,la Politica è diventata un Industria che produce forse più soldi del mondo dello Spettacolo stesso . Arrivare dunque grazie all'esposizione mediatica nel constatare di essere in grado di aprire una propria Fabbrichetta,è il sunto ed il valore primo ed ultimo delle scissioni e delle nascite dal nulla mediatico di partiti e partitini.
Sarebbe sbagliato iniziare nel tagliare la testa a Vendola ( metaforicamente !!!!) ma sarebbe giusto comunque iniziare nel far fallire codeste fabbrichette .
Io mi scuso ma ogn'uno scarica i propri bagagli quando scrive,sicchè ben anche nessuno ancora me ne dia atto ma è da tempo che io avverto che la sconfitta di un nemico implica l'assorbimento da parte del vittorioso della cultura del nemico che ha sconfitto, con ciò ricordo che quando negl'anni 90' il movimento autogestionario fù sventrato ed ispezionato fino all'inverosimile dal Potere morboso,il Potere stesso si impossessò di molte delle dinamiche scoperte da noi nell'esperienza autogestionaria.
L'esperienza autogestionaria ci insegna che da una crew che conta, ne nascono altre mille che altro non fanno che disperdere le energie .
L'esperienza autogestionaria ci insegna molte cose che oggi appunto sono riscontrabili nella società ufficiale ben che ovviamente distorte,una è questa,nel mondo dell'autogestione alla fine si esprimeva anche chi non era in grado di farlo e se questo poteva sembrare giusto, dall'altra sembrava come dare il contentino all'handicappato,fino a quando però non è accaduto che l'handicappato ha avuto il sopravvento facendo scemare alla fine l'autogestione nell'assistenzialismo .
Ora è il turno di Vendola e la sua Crew,ma intanto il tempo passa, la gente muore e loro se la godono,lavorando si fa per dire sulle nostre disgrazie,guadagnando soldi sulle disgrazie del Popolo.

Saluti
noname
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tadiottof



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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Mar Feb 10 2009, 23:04

Mi sono riletto.
Avevo scritto:
"In tempi straordinari, quando la controparte (i lavoratori) e’ troppo organizzata, si va allo sfascio dell’organizzazione; e’ successo al tempo del fascio, per la destra, e dell'URSS per la sinistra."

Non si capisce cosa volessi dire.
Forse mi era rimasta qualche parola sulla tastiera.
Tento di rimediare.
Negli anni 20 la destra doveva sfasciare la nascente organizzazione dei lavoratori: il lavoro sporco lo fecero fare alle camicie nere, ai fascisti, che devastarono le tipografie, le camere del lavoro, le sedi dei partiti socialisti e, una volta al potere, i Tribunali processarono e condannarono gli esponenti principali.
Dal dopoguerra, dai tempi dell'URSS, l'organizzazione fu minata dall'interno: non mi direte che D'Alema, Veltroni, Napolitano sono comunisti?
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kamo

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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Dom Mar 29 2009, 18:56

Rifondazione Comunista, Comunisti italiani, Socialismo 2000 e Consumatori si presenteranno uniti alle prossime elezioni Europee. Il loro simbolo sarà un tondo rosso con al centro una falce e un martello gialli sovrastati da una stella.

Ho seguito la cosa, cercando di capire se si tratta di un passo solo elettoralistico, legato al superamento della soglia di sbarramento o se ci sono anche un progetto ed un percorso credibili, adeguati a questa fase. Ho la sensazione, al di là delle cose che ho letto e sentito dai promotori, che non si sappia bene che fare e dove andare, che si investa molto sulla scommessa identitaria della riproposizione di un simbolo e di un nome, ma poi...
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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   

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Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente
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