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 Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente

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AutoreMessaggio
AgrimensoreK



Numero di messaggi : 22
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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Ven Ago 08 2008, 09:49

alekos18 ha scritto:
Parto dalla fine. Mi sta a cuore –potrei anche dire: ci sta a cuore (mi riferisco alla compagneria di "Indipendenza")–...
Non ho messo in dubbio l’impegno di ‘Indipendenza’, che credo di comprendere, anzi mi stupiva l’intravvedere una discrasia tra questo (che non avrebbe senso se non fosse aperto ad un’ampia condivisione) e la modalità della chiusa nel tuo post, che mi pareva sottendere soluzioni volutamente riduttive. Ma comprendo di aver frainteso un intento propedeutico, riferito ad una particolare contingenza, con una indicazione di più ampia portata. Me ne scuso.

noname ha scritto:
Centri Sociali strutturati alla perfezione ma che hanno generato cosa ???!!
Non condivido una valutazione così tranchant dei centri sociali: certo non hanno cambiato il mondo, ma alcuni costituiscono importanti presìdi dell’antagonismo militante.

noname ha scritto:
...Non porterà mai a nulla la Politica senza un chiaro intervento sulla psicologia. (...). Visto che è la psicologia che determina l'azione, mi dispiace ma se si vuole uscire fuori da questo empasse, bisogna sprofondare in quei meandri interiori che permettono di ricostruire più da zero che sia possibile un nuovo se stesso e collettivo e sociale.
Non sono riuscito a maturare un parere circostanziato sulla psicologia politica (intesa come strumento di elaborazione ideologica piuttosto che di analisi dei fenomeni), anche se trovo poco accorto De Marchi, che dice che la teoria marxista della lotta di classe può essere ‘sostituita’ con la sua teoria liberale della lotta di classe, che sta appunto nel campo della psicologia politica.
Mi pare però ti riferisca maggiormente alla necessità di distaccarsi dai fallimentari consorzi umani (centri sociali, partiti ecc) per ripartire dalla introspezione individuale. Resto dell’idea che ho espresso nel precedente post: è una forma di rinuncia (o procrastinazione) all’impegno collettivo. Questo aventinismo in persone scafate, come probabilmente sei tu, può essere una pausa sabbatica, ma in chiave sociologica è ciò che ha alimentato l’affermarsi del privatismo e la resa di questa società al capitalismo. Con questa lettura sono portato a dire che è meglio rischiare di sbagliare ancora che rinunciare alla resistenza.
C’è poi un versante dello sprofondare nei meandri interiori per cavarci una nuova società -come dici tu- che non è trascurabile; credo tu intenda altro, ma il senso generale delle tue argomentazioni mi ricordano molto un amico seguace di Bahà'u'llàh: non dico che il materialismo sia l’assioma su cui sviluppare la sola possibile teoria politica soddisfacente, ma -per dirla con Vattimo- preferirei affidare la società al pensiero debole piuttosto che vederla regolata da assoluti metafisici e da emancipazioni trascendentali più o meno collettive, con buona pace dei teodem.
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FilippoRosso



Numero di messaggi : 18
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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Ven Ago 08 2008, 13:11

Ringrazio per l'invito a dire la mia su questo bel forum.
Scusate, però, se non interverrò spesso.
Entro nella questione...... beh, in due parole, sono delusissimo.

Oramai ho poche speranze, a breve, di rivedere una sinistra vera, incazzata e soprattutto unita. Purtroppo, tutti i dirigenti attuali si sono rivelati inadatti al compito, immane, che avevano di fronte.

Viviamo in un'epoca strana. Da un lato il capitalismo liberista mostra finalmente la corda, i nodi vengono al pettine, inevitabilmente, con crisi a ripetizione, costi in vertiginoso aumento, le fragili regole poste a tutela vengono travolte dalla natura incontrollabile di questo sistema economico basato sullo sfruttamento.
Dall'altro canto, però, assistiamo al dissolvimento della sinistra, proprio ora che le sue idee originarie (non le porcherie dittatoriali del XX secolo o della Cina attuale) si dimostrano, a grandi linee giuste.
Assistiamo a partiti che si autodistruggono tra liti immotivate (sì, immotivate), per questioni di principio ridicole, da bambini di 3 elementare, mentre il capitalismo globalizzato assesta alle classi lavoratrici gli ultimi colpi di coda per sopravvivere il più a lungo possibile.

Diritti distrutti, lavoro (per chi ce l'ha) ridotto a schiavitù, per permettere ai padroni di raccattare le ultime briciole prima della fine. E la sinistra che fa?
Litiga sul sesso degli angeli, invece di unirsi, come primo passo fondamentale.
Io mi aspettavo, come inizio, l'immediata riunificazione tra PRC e Pdci. Subito, ora, non fra sei mesi.
E poi, un processo di ricostruzione di una vera opposizione di piazza, con una tambureggiante comunicazione porta a porta, e fabbrica a fabbrica, e ufficio a ufficio, ai lavoratori sulle porcherie che questo Regime Fascista e da Repubblica Bananas sta perpetrando ai loro danni, con la tacita collaborazione del PD.
E invece nulla, si assiste all'ennesima scissione di fatto, senza nemmeno, lo confesso, aver capito perché, senza riuscire a comunicare alle classi debolo, che si aspettavano da noi almeno qualche speranza, dei temi che stanno a cuore a noi tutti: lavoro, salari, diritti, laicità....
Questi sono i temi cruciali, non le poltrone, non le questioni di lana caprina su come intendere il comunismo o il socialismo.

Quindi, da un lato un governo antidemocratico e autoritario, dall'altra (Gelli docet) una finta opposizione creata ad hoc dai poteri forti per dare al popolo l'illusione di vivere in una democrazia.
Resta solo Di Pietro. Sì, un uomo di destra come baluardo a difesa di quel poco di democrazia che resta..... Crying or Very sad

Vergogna! Vergogna eterna su tutti voi, dirigenti di una sinistra morta e sepolta.
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alekos18

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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Ven Ago 08 2008, 14:41

AgrimensoreK ha scritto:
alekos18 ha scritto:
Parto dalla fine. Mi sta a cuore –potrei anche dire: ci sta a cuore (mi riferisco alla compagneria di "Indipendenza")–...
Non ho messo in dubbio l’impegno di ‘Indipendenza’, che credo di comprendere, anzi mi stupiva l’intravvedere una discrasia tra questo (che non avrebbe senso se non fosse aperto ad un’ampia condivisione) e la modalità della chiusa nel tuo post, che mi pareva sottendere soluzioni volutamente riduttive. Ma comprendo di aver frainteso un intento propedeutico, riferito ad una particolare contingenza, con una indicazione di più ampia portata. Me ne scuso.
Non hai niente di cui scusarti. Finché in modo rispettoso ci si confronta... E poi è sempre bene chiarirsi le cose.
Piuttosto...

AgrimensoreK ha scritto:
come (...) poter dare forma e sostanza a qualcosa che rappresenti alternativa di sistema, che stabilisca un nuovo quadro valoriale fondativo (...)
Così scrivevi, ponendo la questione a me. Perché non provi intanto a dire la tua? In caso si potrebbe poi aprire una voce tematica apposita, se la cosa risultasse interessante. Non è questione da poco, te ne rendi conto...

AgrimensoreK ha scritto:
noname ha scritto:
Centri Sociali strutturati alla perfezione ma che hanno generato cosa ???!!
Non condivido una valutazione così tranchant dei centri sociali: certo non hanno cambiato il mondo, ma alcuni costituiscono importanti presìdi dell’antagonismo militante.
Qui, Noname, condivido la notazione di AgrimensoreK. Certo, da quel che leggo e sento, mi pare che, in generale, la valenza politico-sociale dei Centri Sociali si sia molto ridimensionata. Ciò non toglie la notazione di A., di cui sopra, che condivido. Aggiungerei che non è scontato che non si possa, come dire, risalire la china.

Al di là del fatto che molti Centri Sociali sono diventati pressoché esclusivamente luoghi musicali di intrattenimento giovanile e punti-ristoro a prezzi più o meno modici, ritengo che certa stagnazione / involuzione sia riflesso di una crisi più generale di orientamento e del "che fare?" del pluriverso politico anti-capitalista / anti-imperialista. Questa crisi investe i Centri Sociali come d'altro canto, per altri versi, ha concorso all'implosione elettorale dei partiti di sinistra e comunisti.

Telegraficamente direi che i nodi da affrontare e sciogliere per arrivare a rispondere adeguatamente alle problematiche di questi tempi –e di cui qui, parzialmente, con questa lunga serie di interventi, stiamo discutendo– restano:

a) la centralità della riconquista della liberazione nazionale e quindi della sovranità popolare. Nessun cambiamento sociale significativo è possibile se non si ha sovranità politica. Legherei strettamente a questo, perché lo è di per sé, la "crisi della democrazia" in questo paese (il problema è comunque molto più diffuso internazionalmente per cause che, in sintesi, definisco imperialistiche), focalizzabile emblematicamente nella crisi dei diritti sociali, prima ancora che civili.
b) comprensione delle dinamiche sociali e del funzionamento della formazione sociale capitalistica in cui viviamo oggi e comprensione delle dinamiche di subordinazione internazionale d'ordine economico, finanziario, politico e militare che materializzano, anche per l'Italia, gli effetti, le conseguenze, della mancanza di sovranità e della "crisi della democrazia" che accennavo sopra.
c) quadro valoriale (sociale, innanzitutto) di cui accennava AgrimensoreK, che non definirei necessariamente "nuovo" come dicevi tu, A., perché ad es. certi valori sono rintracciabili nel patrimonio d'idee del socialismo e del comunismo storico novecenteschi, e prima ancora, filosoficamente, a ritroso nel tempo, nel patrimonio d'idee di svariati pensatori. Altri, effettivamente, sono da discutere in relazione ai nostri tempi e ai cambiamenti che la tecnologia, ad esempio, ha introdotto nelle nostre vite. Insomma, "vecchio" e "nuovo" sono a mio avviso da rimasticare insieme...

Se interessa discutere di tutto questo, propongo l'apertura di apposite voci:
Il punto (a) potrebbe vedere una parte teorica, generale, da aprire –o riprendere in voci già aperte– all'interno di "parliamo di Indi"; la parte sul nostro paese, quella più legata a questioni di congiunturalità politica, in "politica italiana".
Il punto (b) potrebbe essere suddiviso in due filoni: il primo in "politica internazionale", il secondo in "politica italiana".
Per il punto (c), il luogo più appropriato di discussione potrebbe essere alla voce "cultura e costume". Si potrebbe discutere in termini generali e poi, in caso, su questioni specifiche, aprire voci apposite.
Trattasi di proposte che mi son venute rispondendo a Noname e AgromensoreK. Se qualcuno raccoglie, e si attivano, porterò il mio contributo.
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sankara

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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Ven Ago 08 2008, 15:22

Zoot ha scritto:
sankara ha scritto:

Beh, la prima cosa che mi viene da dire, a te, a tutti, è diamoci da fare.
Okay. Ma come?
Come darsi da fare? A mio avviso bisognerebbe innanzitutto impostare il problema del che fare in maniera del tutto diversa. Piuttosto che partire dal chi rappresenta chi, visto anche il desolante panorama, bisognerebbe porsi il problema del che cosa esprimere e quindi rappresentare.

"Indipendenza" dall’inizio si è caratterizzata per porre un nodo, quello della dipendenza dagli USA e dal suo vassallo/strumento europeo, e della sovranità nazionale negata. Si è d’accordo o no che questo è il nodo della nostra epoca e non solo in Italia? Se la risposta è affermativa, le modalità di azione e d’intervento sociale sono ampie. Ci sono intanto le lotte sul territorio dei NO TAV, NO Ponte, NO Dal Molin, NO inceneritori eccetera, che mi sembrano gli unici segnali di vita significativamente presenti nel paese e che andrebbero nazionalizzate, recepite oltre i territori interessati, anche attorno ad un programma di valorizzazione degli interessi collettivi. Una volontà in tal senso è stata più volte esplicitata dagli stessi movimenti in questione.

Per chi sceglie di restare all’interno di Rifondazione o dei Comunisti Italiani, sarebbe importante che arrivasse a porre con forza quei nodi e spingere all'interno perché si delinei un'area caratterizzata dall'importanza (secondo noi centralità) di questa questione e riesca ad esprimere nel partito un indirizzo o proposta politica conseguente. Non so, è questo che mi viene da dire su due piedi...
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sankara

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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Ven Ago 08 2008, 15:53

FilippoRosso ha scritto:
Ringrazio per l'invito a dire la mia su questo bel forum.
Scusate, però, se non interverrò spesso.
Scuse non accettate!! Confido invece, e non solo io qui dentro, che tu spesso possa far sentire la tua voce e portare il tuo contributo. Volere è potere....

FilippoRosso ha scritto:
Entro nella questione...... beh, in due parole, sono delusissimo (...) Oramai ho poche speranze, a breve, di rivedere una sinistra vera, incazzata e soprattutto unita. Purtroppo, tutti i dirigenti attuali si sono rivelati inadatti al compito, immane, che avevano di fronte (...) Quindi, da un lato un governo antidemocratico e autoritario, dall'altra (Gelli docet) una finta opposizione creata ad hoc dai poteri forti per dare al popolo l'illusione di vivere in una democrazia (...)
I ceti dirigenti dei partiti che nomini, come mostra l’appoggio ai governi di centrosinistra nel periodo 1996-2008, non hanno a mio avviso alcuna intenzione di cambiare l’indirizzo neoliberista attuale, ma di lucrare, in termini di posti e prebende, la rappresentanza di militanti e sensibilità comunista, anticapitalista ed anti-imperialista.

FilippoRosso ha scritto:
(...) Resta solo Di Pietro. Sì, un uomo di destra come baluardo a difesa di quel poco di democrazia che resta..... Crying or Very sad Vergogna! Vergogna eterna su tutti voi, dirigenti di una sinistra morta e sepolta.
Su Di Pietro condivido il tuo sconcerto sul fatto che appaia (anche se scavando solo un pochettinissimo così non è...) come "baluardo ecc. ecc." più e meglio delle sinistre (sempre che abbia ben inteso e che tu non voglia invece esprimere apprezzamento, sul che allora dissentirei...). Cogliendo l'opportunità del riferimento che fai a Di Pietro, ci sarebbe da dire in particolare sul ruolo giocato nell'operazione politico/giudiziaria detta “Mani Pulite” per spazzare via, agli inizi degli anni Novanta del secolo scorso (ieri...), una classe politica di certo corrotta ma non rispondente alle strategie geopolitiche USA della nuova fase neoliberista. D’altronde, sul piano economico e sociale, cosa esprime Di Pietro di alternativo rispetto a quel capitalismo neoliberista che anche tu giustamente critichi?
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FilippoRosso



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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Ven Ago 08 2008, 16:40

OK, cercherò di intervenire quando posso, spero....

Sulla questione DI Pietro, forse mi sono espresso male. Non è che io mi aspetti da lui qualche cosa, constato solo che, per colpa di dirigenti inetti, di Veltroni e della sua assoluta incapacità politica, della maledetta legge elettorale truffa (ma benvoluta da AN fino agli ex DS), e in ultimo per colpa anche della nostra deludente partecipazione al governo Prodi, Di pietro oggi rappresenta in parlamento l'unica opposizione che, volente o nolente, viene percepita come tale.
Solo questo.
Non intendo mica santificare Tonino Laughing .....
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kamo

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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Ven Ago 08 2008, 16:44

FilippoRosso ha scritto:
OK, cercherò di intervenire quando posso, spero....

Sulla questione DI Pietro, forse mi sono espresso male. Non è che io mi aspetti da lui qualche cosa, constato solo che, per colpa di dirigenti inetti, di Veltroni e della sua assoluta incapacità politica, della maledetta legge elettorale truffa (ma benvoluta da AN fino agli ex DS), e in ultimo per colpa anche della nostra deludente partecipazione al governo Prodi, Di pietro oggi rappresenta in parlamento l'unica opposizione che, volente o nolente, viene percepita come tale.
Solo questo.
Non intendo mica santificare Tonino Laughing .....
meno male Laughing bounce
Spero anch'io di leggerti più spesso qui...
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AgrimensoreK



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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Ven Ago 08 2008, 20:12

alekos18 ha scritto:
AgrimensoreK ha scritto:
come (...) poter dare forma e sostanza a qualcosa che rappresenti alternativa di sistema, che stabilisca un nuovo quadro valoriale fondativo (...)
Così scrivevi, ponendo la questione a me. Perché non provi intanto a dire la tua? In caso si potrebbe poi aprire una voce tematica apposita, se la cosa risultasse interessante. Non è questione da poco, te ne rendi conto...
La mia annotazione era di metodo, non si sostanza, non mi restituisci la cortesia e mi carichi di una incombenza (lo stabilire un quadro valoriale di riferimento) che schiaccerebbe chiunque. Eppoi tra gli elementi fondandi del mio personale c’è in buona posizione la partecipazione e la costruzione collettiva. Non sono esposto alla tentazione di fare il Davide Lazzeretti della situazione.
A riguardo della tua nota sul ‘nuovo’, che ho usato per dare un carattere al quadro valoriale, specifico che non sento il bisogno di azzerare il portato novecentesco - cum granum salis - ma rilevo che la sinistra (quella non identitaria, che con un po’ di elasticità possiamo individuare nel crogiuolo rosso-verde movimentista/istituzionale) proprio non ne ha uno condiviso, ergo se dovesse darselo sarebbe nuovo.
Ma anche quello che emerge da Indipendenza mi pare sostanzialmente nuovo: il nazionalitarismo viene posto nel solco del socialismo ma non ne raccoglie l’internazionalismo, e non è un aspetto trascurabile. Se dovessi descriverlo in estrema sintesi lo definirei un interessante aggiormaneto sincretistico del patriottismo illuminista. Anche per farti arrabbiare un po’.
Ci vediamo la settimana prossima perché questo fine settimana il web non mi avrà, Inshallah.
PS –mi scuso con l’Amministratore se non seguo alla lettera le sue puntuali indicazioni.
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altrestorie

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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Ven Ago 08 2008, 20:33

kamo ha scritto:
Leggete un po' qua. La cosa mi ha molto colpito molto (sottolineature e neretto sono miei).

(...) “I comunisti non possono (...) parlare solo a sé stessi o alla sinistra. In questo momento così drammatico per il paese sarebbe grave ed irresponsabile rinunciare alla vocazione nazionale e di massa della nostra proposta politica. Noi dobbiamo lanciare un appello a tutto il Paese, a tutti i cittadini, all’intera società (...). Per respingere le tentazioni di subalternità agli Usa, tanto care alla destra italiana ed alle forze economiche più reazionarie espressione di settori economici in difficoltà, bisogna riprendere nelle nostre mani la responsabilità del futuro. Vogliamo quella piena indipendenza e sovranità che ci viene negata dall’influenza politica e dalla tutela militare che gli Usa esercitano sui paesi europei. Dobbiamo liberarci delle basi militari Usa e Nato ed impedire progetti guerrafondai come quello dello scudo stellare (...)”.

Ebbene, questo passo è tratto dal Documento "Ricostruire la sinistra. Comuniste e Comunisti, cominciamo da noi", approvato dal comitato centrale del Partito dei Comunisti Italiani (PdCI) del 7 e 8 giugno 2008, e poi approvato dal V Congresso del PdCI (18-20 luglio 2008). Per una lettura integrale rinvio al sito http://www.comunisti-italiani.it/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=4691

alekos18 ha scritto:
(...) Questa evidente impasse politica non è a mio avviso congiunturale ma si collega al nodo irrisolto e nemmeno dibattuto (al congresso del PdCI solo accennato), ma assolutamente decisivo, circa il sussistere o meno di sovranità in questo paese e quindi su quale capacità effettiva di incidere si possa avere al governo.
Era a questo documento che ti riferivi, Alekos? Ma non ti sembra che sia una ripresa evidentissima e sorprendente delle cose che dice "Indipendenza"? Non è secondo te un fatto da mettere molto in evidenza?
Si va beh lo sappiamo che siamo uno stato a sovranità limitata..siamo un paese che ha perso la guerra ed è dominato da tempo. Oltretutto con una funzione strategica essenziale per i mericani.
Qualcuno però mi spieghi come si fa a : quella piena indipendenza e sovranità che ci viene negata dall’influenza politica e dalla tutela militare che gli Usa esercitano sui paesi europei.
Dichiariamo gu8erra all'america? La invadiamo e conquistiamo la Casa Bianca?
Ci va Diliberto e le sue truppe?
Una sinistra che ha perso le elezioni ed è stata cancellata dal parlamento, invece di pensare coglionate irrealizzabili, (almeno con questi rapporti di forza), si preoccupasse di rinunciare a questioni identitarie (come è' stato detto da latri) si metta insieme, raccolga le forze, ritrovi contatto con la società ed il reale soprattutto, e cerchi di cominciare ad incidere sulle scelte politiche.
Lasciando perdere il comunismo. Perchè non può essere questo il contenuto di una nuova sinistra, a meno che si non si voglia rimanere alla testimonianza. Figurarsi poi se ci si vuole liberare del giogo mericano!!
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altrestorie

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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Ven Ago 08 2008, 20:45

Volevo dire qualcosa a proposito dell'antiberlusconimo, che qualcuno ha citato come un 'inutile fissa di una parte della sinistra.
A mio avviso si commette un errore sminuendo l'antiberlusconismo.
Perchè l'antiberlusconismo vero e non di facciata è un programma politico serio e corposo che poterebbe incidere fortemente sulla società e sul suo orientamento.
Antiberlusconismo significa abbandono del neoliberismo e del mercato come totem per esplorare almeno possibilità diverse di sviluppo;
significa finirla con la politica dei lustrini senza contenuti;
significa ripristino di un minimo di etica pubblica e politica;
significa ripristino di un livello decente di legalità (dato che l'illegalità è il male peggiore di questo paese);
significa liberarsi della P2 e delle mafie che da anni governano questo paese da dietro le quinte (a proposito di sovranità nazionale!!);
significa smetterla con gli interessi di parte per guardare al "bene pubblico"
significa smetterla con i partiti di "one men band" e far ritornale la centralità degli elettori e dei militanti che devono potere scegliere la guida politica
significa smetterla con un capitalismo assistito e straccione che massimizza e privatizza i profitti e scarica le perdite sulla collettività (casse integrazioni, prebende di stato, finanziamenti impropri ecc ecc).
O per antiberlusconismo si intende antipatia verso il nano??

Non so che lettura date voialtri, ma Berlusconi al governo significa che l'intreccio di poteri oscuri (mafia, p2, affarismo,destra eversiva) che ha mosso le file da dietro le quinte dal dopoguerra in poi, che prima governava con la mediazione dei Craxi, degli Andreotti, dei lima, e di parte del pci ora sta al governo senza alcuna mediazione. O qualcuno pensa sia un caso che il programma di Berlusconi, in sostanza ricalca il Piano di Rinascita democratica?
Se non ci si libera da questo macigno, in questo paese non si potrà mai tornare a fare politica. E se non torna la politica la sinistra non avrà spazio.
Per questo io ritengo che l'antiberlusconismo è propedeutico a qualunque altro discorso.
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Aliosha



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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Sab Ago 09 2008, 11:30

Citazione :
Per questo io ritengo che l'antiberlusconismo è propedeutico a qualunque altro discorso.
Sarà, ma nel corso degli anni l'antiberlusconismo, che io condivido certamente, ha annebbiato le menti di molti dei leaders dei partiti d'opposizione. Facendone un mostro siamo stati al suo gioco. Mentre lui pian pianino ha costruito un macchinario per diffondere pervasivamente il consenso noi ci siamo dedicati a combatterlo frontalmente, senza accorgersi che non solo non ottenevamo molto, ma la leadership partitica ha perso qualsiasi legame con il mondo sottostante.

Per quel che riguarda RC, sono molto amareggiago.Sebbene non lo si voglia ammettere apertamente, ho l'impressione che ci si stringa sempre piu' forte a dei pilastri che una volta (e fore anche ora) potevano dare stabilita' e sicurezza. Si ha una terribile paura di scomparire fondendosi in un mare indefinito di moderazione. Son convinto pero' che si possa lottare fermamente per una alternativa a questo sistema economico liberista, col profitto che schiaccia tutto il resto, senza proporre un sistema che ahime', alla prova dei fatti si e' sempre dimostrato fallimentare.
E' anche una questione di linguaggio, e forse su questo campo abbiamo molto da aprrendere dall'abominevole Berlusconi.
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rifo88



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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Sab Ago 09 2008, 12:22

Aliosha ha scritto:
Per quel che riguarda RC, sono molto amareggiago.Sebbene non lo si voglia ammettere apertamente, ho l'impressione che ci si stringa sempre piu' forte a dei pilastri che una volta (e fore anche ora) potevano dare stabilita' e sicurezza. Si ha una terribile paura di scomparire fondendosi in un mare indefinito di moderazione. Son convinto pero' che si possa lottare fermamente per una alternativa a questo sistema economico liberista, col profitto che schiaccia tutto il resto, senza proporre un sistema che ahime', alla prova dei fatti si e' sempre dimostrato fallimentare.
E' anche una questione di linguaggio, e forse su questo campo abbiamo molto da aprrendere dall'abominevole Berlusconi.
Non si propone la costituzione dei soviet, ma la comunione con i movimenti, non il 1917 ma il 2001.. Certo, non ci vergognamo di essere comunisti, quando Berlusconi definisce il PD comunista noi dovremmo alzare la voce e dire che i comunisti siamo noi e solo noi. La lotta al capitalismo si può combattere, non è la fine della storia.. Ma se non si propone niente salvo che tornare al governo e tradire di nuovo gli elettori non si tornerà al governo...
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altrestorie

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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Sab Ago 09 2008, 12:43

Aliosha ha scritto:
Citazione :
Per questo io ritengo che l'antiberlusconismo è propedeutico a qualunque altro discorso.
Sarà, ma nel corso degli anni l'antiberlusconismo, che io condivido certamente, ha annebbiato le menti di molti dei leaders dei partiti d'opposizione. Facendone un mostro siamo stati al suo gioco. Mentre lui pian pianino ha costruito un macchinario per diffondere pervasivamente il consenso noi ci siamo dedicati a combatterlo frontalmente, senza accorgersi che non solo non ottenevamo molto, ma la leadership partitica ha perso qualsiasi legame con il mondo sottostante.

Per quel che riguarda RC, sono molto amareggiago.Sebbene non lo si voglia ammettere apertamente, ho l'impressione che ci si stringa sempre piu' forte a dei pilastri che una volta (e fore anche ora) potevano dare stabilita' e sicurezza. Si ha una terribile paura di scomparire fondendosi in un mare indefinito di moderazione. Son convinto pero' che si possa lottare fermamente per una alternativa a questo sistema economico liberista, col profitto che schiaccia tutto il resto, senza proporre un sistema che ahime', alla prova dei fatti si e' sempre dimostrato fallimentare.
E' anche una questione di linguaggio, e forse su questo campo abbiamo molto da aprrendere dall'abominevole Berlusconi.
Il punto, a mio avviso, è che l'antiberlusconimo è stato solo di facciata.
Dall'inizio. Nel 96 la giunta per le autorizzazioni (a maggioranza centrosinistra) del parlamento avallò l'interpretazione fatta nel 94 (maggioranza di destra) consentendo di aggirare, con un cavillo peloso, la legge del 57 che vietava l'elezione di concessionari pubblici.
Quando era discusso dopo la sconfitta del 96 lo tirò dall'angolo D'Alema con la bicamerale elevandolo a rango di padre costituente.
Poi Violante ci fu l'accordo, sputtanato da Violante, per garantirgli che non gli si toccassero le TV .
Veltroni ha fatto lo stesso. Quando Fini Casini hanno avuto il coraggio di rompere, con Fini che minacciò di fare finalmente una legge sul conflitto, Veltroni invece di trattare con questi,m disse che senza Berlusconi le riforme non si facevano.
Una legge sul conflitto di interessi non solo non è sta mai fatta. ma non è stato mai manco tentato veramente.
Soprattutto si è andato sempre al traino della destra, senza vere mai coraggio che, so di mettere in discussione il liberismo, optando solo per un capitalismo dalla facce meno truce.
In nome della realpolitik ( o di accordi sotto banco penso io) si dato legittimità di interlocutore politico ad un mafioso piduista. Si è tradito nella sostanza la costituzione antifascista. La storia della sinistra.
Dal manualetto del giovane comuni8sta ricordo che prima di tutto non ci si accorda con la destra. Ricordo Amendola (che non era Stalin) che rifiutò di dibattere con Almirante, perchè disse che con i fascisti non era possibile manco la dialettica.
Invece abbiamo avuto Bertinotti, il comunista più amato dalle destre che discettava in tutti i salotti berlusconiani, ne magnificava le capacità politica ed il direttore di Liberazione diceva "Meglio Fini che Veltroni".
Per cui l'antiberlusconismo è sempre stato solo di maniera, per tacitare la base che è molto più radicale nelle richieste di quanto lo siano i supposti leader.
L'antiberlusconismo che intendo io è quello per cui, a prescindere come direbbe Totò, non si riconosce legittimità politica ad un piduista in odore di mafia, quello che Bossi e la Padania ( quando erano costole della sinistra) chiamava il mafioso di Arcore.
L'antiberlusconismo significa, come ho scritto, che i contenuti della politica di una sinistra decente, devono andare nella direzione esattamente opposto. La presunta sinistra ha una linea berlusconian-moderata..i contenuti sono quelli.
L'altra questione che poni, mi vede d'accordo, almeno in parte. Ci si sta aggrappando a qualcosa che era sicuramente valido. Che forse lo è ancora, ma non può esser riproposto tale e quale. il Comunismo oggi non può esser letto come quando esisteva una classe operai vera, numerosa, colonna vertebrale della società. I bisogni sono cambiati. Il tenore di vita è cambiata ( anche se stiamo ritornando a situazioni di nuova povertà). Del resto Ferrero, dopo avere detto mai con il PD, ora già pare possibilista, incominciano i "se"...
Ma se si parte dal comunismo e dalla critica radicale al capitale ( che per me è fondatissima, dato che il capitalismo è fallito, come ammettono anche in america fior di intellettuali) come ci si allea con il PD che fa comunque del liberismo il suo orizzonte? Si ritorna a commettere gli stessi errori, cercando un 'alleanza che poi nella pratica non può funzionare. Perchè cosa c'è in comune con Rutelli, ma ormai anche con D'Alema (gli cascassero le palle) e Veltroni?
La vedo nera. Anzi nerissima.
Se la sinistra non parte dall'idea di una ri-unione con tutti i frammenti, lasciando perdere gli anacronismi delle schegge impazziti, per discutere sul serio di nuovi contenuti, di nuovi strumenti e di nuove forme di rappresentanze (oggi è inconcepibile una sinistra che non parta dalle primarie ma che decide nelle segreterie) non si fa nessun passo avanti. Ed anche se si ritorna in parlamento non si conclude niente.

salud pino
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aparme



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MessaggioTitolo: Spaccatura della sinistra   Sab Ago 09 2008, 14:13

Il mio parere a riguardo delle due mozioni è negativo. La sempre più accentuata spaccatura della sinistra è la maggiore causa della scomparsa dal parlamento. La posizione di Vendola è più evoluta rispetto a quella di Ferrero che è decisamente conservatrice. L'errore di fondo che i partiti della sinistra fanno è quello di credere che la perdita dipenda dal fatto che alle elezioni ci si è presentati semiuniti perdendo i propri simboli e bandiere. C'è una regressione delle politiche.
IL CONTESTO SOCIO ECONOMICO ATTUALE
La società si evolve a ritmi velocissimi mentre la politica di sinistra fa fatica ad elaborare un progetto comune che si contrappone al modello "crescita" e al turbocapitalismo, lo sta elaborando ma con una lentezza impressionante.
Il nemico della sinistra non è più il padrone e la questione lavoro si contrappone alla tutela dell'ambiente. La tutela dell'ambiente nel sistema attuale fa perdere un sacco di posti di lavoro. Bisogna elaborare una strategia complessiva che si occupi di tutelare i posti di lavoro, l'ambiente e si opponga all'assurdo sistema basato sulla crescita che non c'è più da diversi anni e i dati lo dimostrano. Bisogna imparare a comunicare e soprattutto bisogna cooperare anche con quella parte oppressa di imprenditori che non emergono perchè questo sistema glielo impedisce.
Le sfide che la sinistra si appresta ad affrontare sono mondiali e sono importanti. Cito qualche esempio: privatizzazione dell'acqua, guerra infinita, la base di Vicenza, l'assalto al territorio italiano dovuto all'inettitudine di una classe politica che permette che ciò avvenga, la questione OGM e brevetti delle sementi (non potremo un giorno scambiarci i semi ma dovremmo comprare ogni anno dei semi sterili) che non è solo una questione di salute, il problema della mobilità e del legame alle oscillazioni del petrolio con la solita palla che quando aumenta il prezzo del petrolio aumenta il prezzo della benzina quando scende come per magia il prezzo della benzina non scende.
Il problema della "questione morale" dei conflitti di interesse.
Capite che sono sfide enormi e come può un partitino anche che arrivi nella migliore delle ipotesi al 6% rispondere a tali problematiche? Il Pd poteva essere una opportunità, ma è stato creato come parte del sistema al quale la sinistra si deve opporre, tanto è che continua a parlare di crescita anche di fronte all'evidenza che la crescita è finita.
La sostanza è questa: o si capisce che è necessario unire le forze per dare risposte serie e chiare a questi problemi, partendo dal locale e dalle piazze, facendo nascere una sinistra che punti a essere una sinistra di governo improntata al bene comune e non alla crescita economica (che non corrisponde mai alla crescita del benessere dei cittadini), oppure si è destinati all'estinzione o comunque all'essere messi da parte.
I mezzi di informazione sono tutti o quasi contro di noi, il potere economico idem, se anche, il popolo come sta facendo, ci è in larga maggioranza contro, con il supporto di chi la sinistra e gli ambientalisti possono far valere le proprie ragioni?
Io sono sempre più convinto che siamo di fronte ad un bivio, o la classe politica decide di continuare così (e la tendenza è questa vedi aumento degli orari di lavoro settimanali, il ritorno al carbone "pulito" ecc) e allora si salvi chi può, oppure si va verso la sostenibilità sociale e ambientale che sono gli argomenti che si stanno elaborando nel grosso laboratorio della sinistra e negli ambienti della sinistra cattolica (che esiste e deve essere nostra alleata), e solo un grande movimento che contempli valori di sinistra e valori ecologisti può elaborare un progetto complessivo di riforma sostenibile della società.
E la mozione Vendola proponeva appunto questi quesiti.
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rifo88



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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Sab Ago 09 2008, 17:42

Sinistra cattolica?? Ma che stiamo a dire? Non esiste sinistra cattolica.. Al massimo cristiana.. Il cattolicesimo è il Papa ed è nemico della sinistra..
Vendola, che peraltro stimo molto come presidente della Puglia, mi viene a dire che "Il Papa è a un millimetro dallo spirito santo...".. Se avesse vinto invece dei Giovani Comunisti avremmo avuto i Papa Boys..
Non penso che la società si sia modificata così radicalmente nell'arco di due anni di governo Prodi, penso che noi siamo cambiati perché in nome delle poltrone abbiamo sacrificato tutto.. E ora? E ora non ci sono i valori e manco le poltrone... Ben ci sta..
Ora si deve ricostruire, dal basso, dalla piazza e dalle fabbriche, recuperando parole d'ordine che ad alcuni fanno paura, disseppellire l'ascia di guerra della lotta di classe e portare conflitto reale in questo Paese.. Basta pensare alla meno peggio.. O si è con operai e studenti o si è contro di loro.. E io sto con loro..
Se ci arrendiamo e ci mettiamo a inseguire la destra non finiremo mai perché loro sono sempre più avanti.. La nostra strategia dovrebbe essere dare una chiave di lettura del mondo radicalmente opposta alla Destra e al Centro..
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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Sab Ago 09 2008, 20:42

rifo88 ha scritto:
Sinistra cattolica?? Ma che stiamo a dire? Non esiste sinistra cattolica.. Al massimo cristiana.. Il cattolicesimo è il Papa ed è nemico della sinistra..
Vendola, che peraltro stimo molto come presidente della Puglia, mi viene a dire che "Il Papa è a un millimetro dallo spirito santo...".. Se avesse vinto invece dei Giovani Comunisti avremmo avuto i Papa Boys..
Non penso che la società si sia modificata così radicalmente nell'arco di due anni di governo Prodi, penso che noi siamo cambiati perché in nome delle poltrone abbiamo sacrificato tutto.. E ora? E ora non ci sono i valori e manco le poltrone... Ben ci sta..
Ora si deve ricostruire, dal basso, dalla piazza e dalle fabbriche, recuperando parole d'ordine che ad alcuni fanno paura, disseppellire l'ascia di guerra della lotta di classe e portare conflitto reale in questo Paese.. Basta pensare alla meno peggio.. O si è con operai e studenti o si è contro di loro.. E io sto con loro..
Se ci arrendiamo e ci mettiamo a inseguire la destra non finiremo mai perché loro sono sempre più avanti.. La nostra strategia dovrebbe essere dare una chiave di lettura del mondo radicalmente opposta alla Destra e al Centro..
Ecco perchè la sinistra non ha futuro. Non considerare il lavoro di Don Ciotti oppure di Alex Zanotelli che sono cattolici si ma dell'ala sinistra della chiesa, e non considerare che con preti come loro si possa collaborare è una delle cose che rende la sinistra lontana dal popolo della nuova sinistra. La società si è evoluta, io che ci lavoro in fabbrica anche se faccio parte dei colletti bianchi mi rendo conto di quanta avversione c'è ormai per la sinistra. Gli operai esistono eccome ma sono stati traditi e riconquistare la loro fiducia non è cosa semplice. Poi durante i grandi scioperi passati si poteva contare su una grande massa di persone adesso le fabbriche sono state smembrate, chi lavora è sotto ricatto nelle grandi aziende, le piccole aziende sono indebitate fino al collo perchè le grandi le pagano a distanza di due anni. Sono con te quando dici che la chiave di lettura del mondo deve essere radicalmente opposta alla destra e al centro, e lo è anche Vendola che si ispira a Gramsci, ma non c'è più una classe da combattere c'è un sistema da combattere ed è cosa ben diversa. Sul fatto che bisogna scendere in piazza e nelle fabbriche sono completamente d'accordo e lo davo per scontato, però si tratta di fare un qualcosa di ben più complesso e che necessita grande consenso, è una questione culturale.
Come la dici tu ci porterà a non poter mai modificare lo status quo, perchè non avremo mai i numeri per modificare le leggi sul lavoro ed eliminare la precarietà che è la causa principale delle morti sul lavoro e soprattutto del ricatto implicito che i consigli di amministrazione (perchè i padroni non esistono quasi più), esercitano su i lavoratori, senza i numeri non si fa niente. Ecco perchè bisogna unire le forze per il bene comune, anche con persone come Don Ciotti e Zanotelli e Don Gallo che tutti i giorni affrontano le piazze. Guarda l'impegno di Libera per la lotta contro le mafie.
Poi io sono Ateo e sono contro le religioni di per se, le considero un metodo di condizionamento della mente umana, ciononostante ci sono molte persone all'interno del mondo cattolico che credono in uno stato laico e che lottano per le stesse cose che lottiamo noi, io non dico di unirci ma in merito a tante battaglie sicuramente potremmo collaborare. Conosco la storia e voglio uno stato laico e su questo penso siamo d'accordo. Poi è giusto che ognuno la veda come vuole, però che esistano 5 partiti comunisti mi sembra proprio una aberrazione e non porta da nessuna parte.
La destra la sta seguendo il Pd e io ho detto "no grazie", sono d'accordo anche sul fatto che non bisogna essere tutti amici ma bisogna imparare a pensare in maniera globale per agire localmente. L'Italia e il suo governo hanno perso gran parte della loro sovranità nel silenzio di quasi tutti la palla si sposta a livello internazionale dove gli interessi in ballo sono molteplici e non solo confinati alle fabbriche che comunque considero una parte importante della lotta e gli operai e il lavoro dove sono io sono sempre il primo a difenderli sena molta collaborazione da parte loro però.
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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Sab Ago 09 2008, 20:56

Non credo che possa esistere una sinistra cattolica.
Una sinistra deve essere per definizione laica.
Ed una sinistra deve anche essere aperta alla società, ai movimenti, alla cultura, all'impegno sociale.
E' innegabile che Zanotelli, Don Gallo siano più a sinistra di parecchi supposti comunisti, ma è anche innegabile che costoro non hanno a che fare con la gerarchie cattoliche. Sono più propriamente cristiani perchè si ispirano al messaggio originario di Cristo e non certo al cattolicesimo di questa chiesa che è un potere nefasto.
Inoltre Don Gallo e Zanotelli sono credenti, ma hanno posizioni laicissime, perciò non confondiamo.

Quanto agli operai certo che formalmente esistono, ma non hanno coscienza di classe, aspirano a vivere da borghesi , perseguono gli stessi "vizi", votano per Berluska perchè "cosi pagano meno tasse", o per la lega "perchè manda a ffanculo gli immigraticcherubanoillavoro"....Saranno stati anche traditi, ma allo stesso modo in cui è stata tradita la classe media che si aspettava un cambiamento a favore della legalità, o quel poco di imprenditoria onesta che avrebbe voluto un capitalismo decente, con delle regole civile...
Tutti siamo stati traditi..ma non per questo si vota poi a destra...
pino
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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Sab Ago 09 2008, 21:11

aparme ha scritto:
rifo88 ha scritto:
Sinistra cattolica?? Ma che stiamo a dire? Non esiste sinistra cattolica.. Al massimo cristiana.. Il cattolicesimo è il Papa ed è nemico della sinistra..
Vendola, che peraltro stimo molto come presidente della Puglia, mi viene a dire che "Il Papa è a un millimetro dallo spirito santo...".. Se avesse vinto invece dei Giovani Comunisti avremmo avuto i Papa Boys..
Non penso che la società si sia modificata così radicalmente nell'arco di due anni di governo Prodi, penso che noi siamo cambiati perché in nome delle poltrone abbiamo sacrificato tutto.. E ora? E ora non ci sono i valori e manco le poltrone... Ben ci sta..
Ora si deve ricostruire, dal basso, dalla piazza e dalle fabbriche, recuperando parole d'ordine che ad alcuni fanno paura, disseppellire l'ascia di guerra della lotta di classe e portare conflitto reale in questo Paese.. Basta pensare alla meno peggio.. O si è con operai e studenti o si è contro di loro.. E io sto con loro..
Se ci arrendiamo e ci mettiamo a inseguire la destra non finiremo mai perché loro sono sempre più avanti.. La nostra strategia dovrebbe essere dare una chiave di lettura del mondo radicalmente opposta alla Destra e al Centro..
Ecco perchè la sinistra non ha futuro. Non considerare il lavoro di Don Ciotti oppure di Alex Zanotelli che sono cattolici si ma dell'ala sinistra della chiesa, e non considerare che con preti come loro si possa collaborare è una delle cose che rende la sinistra lontana dal popolo della nuova sinistra. La società si è evoluta, io che ci lavoro in fabbrica anche se faccio parte dei colletti bianchi mi rendo conto di quanta avversione c'è ormai per la sinistra. Gli operai esistono eccome ma sono stati traditi e riconquistare la loro fiducia non è cosa semplice. Poi durante i grandi scioperi passati si poteva contare su una grande massa di persone adesso le fabbriche sono state smembrate, chi lavora è sotto ricatto nelle grandi aziende, le piccole aziende sono indebitate fino al collo perchè le grandi le pagano a distanza di due anni. Sono con te quando dici che la chiave di lettura del mondo deve essere radicalmente opposta alla destra e al centro, e lo è anche Vendola che si ispira a Gramsci, ma non c'è più una classe da combattere c'è un sistema da combattere ed è cosa ben diversa. Sul fatto che bisogna scendere in piazza e nelle fabbriche sono completamente d'accordo e lo davo per scontato, però si tratta di fare un qualcosa di ben più complesso e che necessita grande consenso, è una questione culturale.
Come la dici tu ci porterà a non poter mai modificare lo status quo, perchè non avremo mai i numeri per modificare le leggi sul lavoro ed eliminare la precarietà che è la causa principale delle morti sul lavoro e soprattutto del ricatto implicito che i consigli di amministrazione (perchè i padroni non esistono quasi più), esercitano su i lavoratori, senza i numeri non si fa niente. Ecco perchè bisogna unire le forze per il bene comune, anche con persone come Don Ciotti e Zanotelli e Don Gallo che tutti i giorni affrontano le piazze. Guarda l'impegno di Libera per la lotta contro le mafie.
Poi io sono Ateo e sono contro le religioni di per se, le considero un metodo di condizionamento della mente umana, ciononostante ci sono molte persone all'interno del mondo cattolico che credono in uno stato laico e che lottano per le stesse cose che lottiamo noi, io non dico di unirci ma in merito a tante battaglie sicuramente potremmo collaborare. Conosco la storia e voglio uno stato laico e su questo penso siamo d'accordo. Poi è giusto che ognuno la veda come vuole, però che esistano 5 partiti comunisti mi sembra proprio una aberrazione e non porta da nessuna parte.
La destra la sta seguendo il Pd e io ho detto "no grazie", sono d'accordo anche sul fatto che non bisogna essere tutti amici ma bisogna imparare a pensare in maniera globale per agire localmente. L'Italia e il suo governo hanno perso gran parte della loro sovranità nel silenzio di quasi tutti la palla si sposta a livello internazionale dove gli interessi in ballo sono molteplici e non solo confinati alle fabbriche che comunque considero una parte importante della lotta e gli operai e il lavoro dove sono io sono sempre il primo a difenderli sena molta collaborazione da parte loro però.
Non so se sono io che non so scrivere o tu che non hai letto con attenzione, Zanotelli NON è cattolico.. Don Gallo NON è cattolico.. Sono cristiani.. Il cattolicesimo implica obbedienza al Papa, Unico rapprensentante di Dio sulla Terra..
Se Vendola si ispira a Gramsci... Povero Antonio.. Sempre tirato per la giacchetta.. Gramsci al sentire che il Papa è santo avrebbe fatto fuoco e fiamme.. Tu dici cose giuste ma ti arrabbi perché ha vinto la linea che tu difendi.. Nessuno propone i soviet.. Ma c'è un limite alla deriva.. Un limite che se superato ci porterà dritti nel PD..
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garrulus



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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Sab Ago 09 2008, 21:53

kamo ha scritto:
Che ne pensate della conclusione del congresso di Rifondazione Comunista? Quale, secondo voi, la componente 'migliore'? Quella di Ferrero o di Vendola? Per me quel partito è destinato a spaccarsi e non vedo un gran futuro né per gli uni né per gli altri.

E dopo i congressi dei Comunisti italiani e dei Verdi, come vi sembra lo stato della sinistra italiana?
Mi sembra che la sinistra italiana sia finita. Questa non è un'affermazione epocale, ma un dato di fatto: le questioni che vangono poste, la maniera in cui vengono poste, eludono completamente le questioni principali.
Davanti al sostanziale restringimento del campo politico e decisionale, le questioni che si dovrebbero affrontare sono appunto le coordinate congiunturali e strutturali che determinano in qualche modo questa situazione. Mi sembra che Indipendenza ne colga un aspetto imprescindibile, cioè la questione della sovranità nazionale, senza la quale non sarà possibile prendere alcuna decisione. Al di là delle contingenze dei congressi di rifondazione, al di là dell'antiberlusconismo (fenomeno prettamente moralistico e dunque non politico), bisognerebbe riaffermare con Brecht: "parliamo di rapporti di produzione!", intendendo qui le dinamiche strutturali della società. E' certamente vero che ci sono compagni della sinistra radicale che svolgono un buon lavoro nella società (come ci sono associazioni persino filodemocristiane che svolgono un lavoro utile!!!), ma questo non significa che la sinistra sia ancora utilizzabile, come concetto e forza politica. Si deve lavorare innanzitutto a livello di opinione e, di più, di educazione politica, per creare una nuova forza politica con una buona base sociale. E non mi si dica che la forza politica c'è già, che la sinistra sarebbe una buona forza politica se i dirigento non avessero "tradito", ecc ecc... perché la politica non è fatta di buone intenzioni, ma di azioni all'interno di un contesto analizzato teoricamente.
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Robespierre



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MessaggioTitolo: Antiberlusconismo   Sab Ago 09 2008, 23:46

Non condivido l'antiberlusconismo, in quanto è stata una delle principali cause del tracollo arcobaleno.Come spieghereste altrimenti il disperato ricorso al voto Pd-utile (financo persone con la tessera di Rc in tasca!), se non con un generico e poco conseguente spauracchio del babau Berlusconi, proprio nel momento di minore pericolosità del personaggio?
Ricordiamoci sempre che Berlusconi è un potente, ed i potenti quasi mai pagano per le loro malefatte ( e quando questo avviene abbiamo le rivoluzioni). Quindi concentriamoci sulla critica al nocciolo della sua linea politica neo-mercantilista, al suo tentativo di restaurare un'istruzione "alta" per "pochi", e lasciamo perdere i casi suoi....L'astensionismo di sinistra, lo spostamento (seppur minimo) di voti a partiti come la Lega, possono venire facilmente svelati dalla delusione per le mancate promesse del governo Prodi, ed in particolare dell'incapacità della sinistra radicale di far pesare i propri voti. Questo fatto è stato a mio avviso da scarsa capacità politica: non hanno saputo scegliere su quali temi utilizzare l'artiglieria pesante e su quali chiudere un occhio, limitandosi ad un continuo quanto inconcludente brusio di sottofondo, finendo poi inevitabilmente a votare tutto!
Faccio un esempio: se voglio portare a casa una migliore riforma del sistema pensionistico o voglio ritirare i soldati dall'Afghanistan, non posso contemporaneamente innalzare il vessilo di Luxuria e dei dico...
L'ultimo congresso di Rifondazione ci parla comunque di un partito in salute, in grado di cambiare "governo" nonostante la rimbombante campagna mediatica pro Vendola, che ha spesso assunto tratti quasi mistico-fideistici ( financo nel manifesto), a cui ha corrisposto la descrizione del Prc come un mausoleo di settari...
Siamo proprio nella merda fino al collo.. intellettuali e riviste di sinistra stanno peggio dei partiti, i centri sociali sono divisi tra mille campanilismi e rinchiusi in forme di protesta tanto spettacolarizzate quanto ininfluenti e si dedicano a fare la gara a chi porta più gente in piazza (vedi fischi a Torino a Bertinotti...)
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aparme



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MessaggioTitolo: Serve una sinistra unita   Dom Ago 10 2008, 01:45

Garrulus ha scritto una frase che appoggio in pieno e che secondo me è il fondamento di quello che si deve fare: "Si deve lavorare innanzitutto a livello di opinione e, di più, di educazione politica, per creare una nuova forza politica con una buona base sociale".
Iniziare a lavorare insieme su temi concreti e con strategie di lungo periodo. Al di la del cristiano o cattolico e di Vendola o Ferrero, il succo di quello che volevo dire è che è necessario creare un gruppo unico, che si chiami poi come meglio si crede, che inizi a lavorare insieme localmente e con la gente in un processo partecipato su temi come decrescita, tutele sociali , difesa dell'ambiente, si batta insieme ai movimenti contro le oscenità che si stanno perpetrando come la base di Vicenza, a proposito il trattato di Lisbona prevede la creazione di un esercito unico europeo sotto il comando della NATO e ha sancito la nascita della comunità europea dell'energia nucleare e nessuno ha detto niente, il nostro parlamento lo ha approvato all'unanimità il 31 luglio. Chi deve raccogliere questo gruppo? tutti coloro che la pensano come noi e che hanno a cuore il destino dell'Italia. Per le 60 ore lavorative settimanali che hanno approvato alla commissione europea si sono opposti solo 4 paesi e l'unico grande è stato la Spagna. Come può un partitino che si posiziona all'opposizione dire la sua? Questa è la questione. La perdita di buona parte della sovranità degli stati verso l'Unione Europea, governata dalla BCE e da Confindustria sposta il campo di battaglia in Europa, un Europa nella quale prevale la destra. Non mi arrabbio perchè non ha vinto Vendola ma mi arrabbio perchè prevale il ritorno al passato che non può dare le risposte giuste ai problemi attuali. Se la sinistra si è affermata nel popolo nel passato è perchè ha saputo rispondere alle esigenze del contesto nel quale si è formata. Il contesto è cambiato e se si vuole sopravvivere bisogna adeguarsi e progettare un programma che risponda alle necessità di questo tempo, forse uno dei più complessi e oscuri della storia.
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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Dom Ago 10 2008, 12:37

Robespierre ha scritto:
Non condivido l'antiberlusconismo, in quanto è stata una delle principali cause del tracollo arcobaleno.Come spieghereste altrimenti il disperato ricorso al voto Pd-utile (financo persone con la tessera di Rc in tasca!), se non con un generico e poco conseguente spauracchio del babau Berlusconi, proprio nel momento di minore pericolosità del personaggio?
Ricordiamoci sempre che Berlusconi è un potente, ed i potenti quasi mai pagano per le loro malefatte (e quando questo avviene abbiamo le rivoluzioni). Quindi concentriamoci sulla critica al nocciolo della sua linea politica neo-mercantilista, al suo tentativo di restaurare un'istruzione "alta" per "pochi", e lasciamo perdere i casi suoi.... L'astensionismo di sinistra, lo spostamento (seppur minimo) di voti a partiti come la Lega, possono venire facilmente svelati dalla delusione per le mancate promesse del governo Prodi, ed in particolare dell'incapacità della sinistra radicale di far pesare i propri voti. Questo fatto è dipeso a mio avviso da scarsa capacità politica: non hanno saputo scegliere su quali temi utilizzare l'artiglieria pesante e su quali chiudere un occhio, limitandosi ad un continuo quanto inconcludente brusio di sottofondo, finendo poi inevitabilmente a votare tutto!
Faccio un esempio: se voglio portare a casa una migliore riforma del sistema pensionistico o voglio ritirare i soldati dall'Afghanistan, non posso contemporaneamente innalzare il vessilo di Luxuria e dei Dico...
L'ultimo congresso di Rifondazione ci parla comunque di un partito in salute, in grado di cambiare "governo" nonostante la rimbombante campagna mediatica pro Vendola, che ha spesso assunto tratti quasi mistico-fideistici (financo nel manifesto), a cui ha corrisposto la descrizione del Prc come un mausoleo di settari...
Siamo proprio nella merda fino al collo... intellettuali e riviste di sinistra stanno peggio dei partiti, i centri sociali sono divisi tra mille campanilismi e rinchiusi in forme di protesta tanto spettacolarizzate quanto ininfluenti e si dedicano a fare la gara a chi porta più gente in piazza (vedi fischi a Torino a Bertinotti...)
Il tracollo dell'arcobaleno è avvenuto prima di tutto perché si è avuta la netta sensazione che fosse un 'operazione di vertice, la somma di partitini senza contenuti, idee né prospettive.
Ricordo a tutti che RC ha avuto il massimo dei voti quando nel 1996 fece la desistenza con Prodi (9,5 alla camera). Perchè la gente non vuole la testimonianza, ma una sinistra che incida nelle scelte. Ed io non voterei una sinistra che fosse la testimonianza di roba del secolo passato, senza possibilità di incidere sulle scelte fondamentali per la mia vita.

Quanto all'antiberluscnimso, insisto. La sinistra intende un antiberlusconismo di facciata.
In campagna elettorale Sansonetti il perfetto comunista disse che era meglio Fini che Veltroni e apparve sulla prima del Tempo. Giustamente la gente votò Veltroni!!
Bertinotti durante una manifestazione magnificò le doti politiche di Berlusconi, al punto che Giodano se lo dovette portare...
Questo è antiberlusconismo?
L'antiberlusconismo che intendo io è quello che rifiuta il suo neolibersimo, il lederismo, che si batte per la legalità, che si impegni per la soluzione vera del conflitto di interessi... Avete mai sentito la sinistra interessarsi sul serio di questi temi???
Qual è l'antiberlusconismo? Quello chiacchierone e salottiero di Bertinotti??
Non si deve combattere il baubau berlusconi, ma i contenuti del berlusconismo che hanno portato alla marginalità della sinistra...
Intendiamoci sui termini altrimenti parliamo di cose diverse..
pino
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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Dom Ago 10 2008, 12:56

Garrulus scrive :
Citazione :
Davanti al sostanziale restringimento del campo politico e decisionale, le questioni che si dovrebbero affrontare sono appunto le coordinate congiunturali e strutturali che determinano in qualche modo questa situazione. Mi sembra che Indipendenza ne colga un aspetto imprescindibile, cioè la questione della sovranità nazionale, senza la quale non sarà possibile prendere alcuna decisione. Al di là delle contingenze dei congressi di rifondazione, al di là dell'antiberlusconismo (fenomeno prettamente moralistico e dunque non politico), bisognerebbe riaffermare con Brecht: "parliamo di rapporti di produzione!", intendendo qui le dinamiche strutturali della società. E' certamente vero che ci sono compagni della sinistra radicale che svolgono un buon lavoro nella società (come ci sono associazioni persino filodemocristiane che svolgono un lavoro utile!!!), ma questo non significa che la sinistra sia ancora utilizzabile, come concetto e forza politica. Si deve lavorare innanzitutto a livello di opinione e, di più, di educazione politica, per creare una nuova forza politica con una buona base sociale. E non mi si dica che la forza politica c'è già, che la sinistra sarebbe una buona forza politica se i dirigento non avessero "tradito", ecc ecc... perché la politica non è fatta di buone intenzioni, ma di azioni all'interno di un contesto analizzato teoricamente.
Ho gia chiesto, lo rifaccio. Come ci si riappropria della sovranità nazionale?
Si dichiara guerra alla merica? Si esce dalla NATO? produciamo noi il petrolio?
Spiacente questo sono utopie. A questo ci si può arrivare solo se la sinistra diventa un partito di massa, va al governo e cambia le scelte strategiche del paese. Quindi puà essere il fine, non il punto di partenza per una rifondazione della sinistra.

Quanto all'antiberlusconismo, invito per l'ennesima volta d intenderci sul termine.
In primo luogo non è una questione etica, ma politica. Antiberlusconismo non significa battersi contro berluska perchè è il male. Ma significa battersi contro il sistema di potere che rappresenta. Significa battersi contro la destra che incarna e le scelte mafioso-liberiste. Non per un fatto moralistico, ma esattamente per un fatto politico. Ed il ritorno di un minimo di etica nella politica, il ripristino di un livello decente di moralità pubblica non sono richieste etiche, ma politiche perchè altrimenti la politica la sinistra non la può fare, perchè la fa la mafia, la P2.
Faccio riflettere sul fatto che la legge, la regola, servono a protezione dei deboli e per limitare l'abuso dei potenti. Se salta la regola, vince il potente.
E se la politica non si interessa di questi rapporti di forza, di cose deve interessarsi??
Ricordo anche che negli anni 70 Berlinguer pose la questione dell'etica come fatto politico essenziale. E il decadimento della sinistra è cominciato esattamente dalla scomparsa di Berlinguer e dal fatto che quell'istanza è stata completamente ignorata.

Inoltre abbandonare questo tema politica per la sinistra, anche a livello tattico-strategico è un suicidio perchè si lasceranno praterie a quel campione di populismo che è di Pietro.
Credo che bisogna fare un attimino delle riflessioni più puntuali invece di parlare di "rapporti di produzione" che se lo fai in un quartiere popolare ti tirano le pietre!! Idem se lo fai al dal Molin o a Chiaiano.
Scendiamo sulla terra, nelle cose concrete.
pino salud
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garrulus



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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Dom Ago 10 2008, 15:55

altrestorie ha scritto:
Garrulus scrive :
Citazione :
Davanti al sostanziale restringimento del campo politico e decisionale, le questioni che si dovrebbero affrontare sono appunto le coordinate congiunturali e strutturali che determinano in qualche modo questa situazione. Mi sembra che Indipendenza ne colga un aspetto imprescindibile, cioè la questione della sovranità nazionale, senza la quale non sarà possibile prendere alcuna decisione. Al di là delle contingenze dei congressi di rifondazione, al di là dell'antiberlusconismo (fenomeno prettamente moralistico e dunque non politico), bisognerebbe riaffermare con Brecht: "parliamo di rapporti di produzione!", intendendo qui le dinamiche strutturali della società. E' certamente vero che ci sono compagni della sinistra radicale che svolgono un buon lavoro nella società (come ci sono associazioni persino filodemocristiane che svolgono un lavoro utile!!!), ma questo non significa che la sinistra sia ancora utilizzabile, come concetto e forza politica. Si deve lavorare innanzitutto a livello di opinione e, di più, di educazione politica, per creare una nuova forza politica con una buona base sociale. E non mi si dica che la forza politica c'è già, che la sinistra sarebbe una buona forza politica se i dirigento non avessero "tradito", ecc ecc... perché la politica non è fatta di buone intenzioni, ma di azioni all'interno di un contesto analizzato teoricamente.
Ho gia chiesto, lo rifaccio. Come ci si riappropria della sovranità nazionale?
Si dichiara guerra alla merica? Si esce dalla NATO? produciamo noi il petrolio?
Spiacente questo sono utopie. A questo ci si può arrivare solo se la sinistra diventa un partito di massa, va al governo e cambia le scelte strategiche del paese. Quindi puà essere il fine, non il punto di partenza per una rifondazione della sinistra.

Quanto all'antiberlusconismo, invito per l'ennesima volta d intenderci sul termine.
In primo luogo non è una questione etica, ma politica. Antiberlusconismo non significa battersi contro berluska perchè è il male. Ma significa battersi contro il sistema di potere che rappresenta. Significa battersi contro la destra che incarna e le scelte mafioso-liberiste. Non per un fatto moralistico, ma esattamente per un fatto politico. Ed il ritorno di un minimo di etica nella politica, il ripristino di un livello decente di moralità pubblica non sono richieste etiche, ma politiche perchè altrimenti la politica la sinistra non la può fare, perchè la fa la mafia, la P2.
Faccio riflettere sul fatto che la legge, la regola, servono a protezione dei deboli e per limitare l'abuso dei potenti. Se salta la regola, vince il potente.
E se la politica non si interessa di questi rapporti di forza, di cose deve interessarsi??
Ricordo anche che negli anni 70 Berlinguer pose la questione dell'etica come fatto politico essenziale. E il decadimento della sinistra è cominciato esattamente dalla scomparsa di Berlinguer e dal fatto che quell'istanza è stata completamente ignorata.

Inoltre abbandonare questo tema politica per la sinistra, anche a livello tattico-strategico è un suicidio perchè si lasceranno praterie a quel campione di populismo che è di Pietro.
Credo che bisogna fare un attimino delle riflessioni più puntuali invece di parlare di "rapporti di produzione" che se lo fai in un quartiere popolare ti tirano le pietre!! Idem se lo fai al dal Molin o a Chiaiano.
Scendiamo sulla terra, nelle cose concrete.
pino salud
Temo abbiamo una diversa concezione del concreto. Se vai al dal Molin o a Chiaiano a predicare il rilancio di un'ennesima nuova sinistra ti tirano le pietre lo stesso. Così come abbiamo affossato la sinistra alle scorse elezioni e contiamo di farlo anche alle prossime, le europee (anch'io che ero un elettore di rifondazione). E' inutile parlare di cose "concrete", ma faresti meglio a dire particolari, se non si ha una teoria che indica come interpretare queste tue azioni: anzi, questa è sempre stato il problema della sinistra che si è fatta ingabbiare, infatti, in concezioni schematiche, meccaniche, che l'hanno portata dritto nelle braccia dei dominanti (qui si legga Fortini).
Poi la cosa che mi lascia perplesso del tuo discorso è che mi dici di scendere a terra e non parlare dei rapporti di produzione, quando tu ne presupponi un'analisi (alquanto dubbia, per quanto mi riguarda) indicando un complesso di potere mafioso-piduista che farebbe capo a Berlusconi. Dimenticando il PD, Veltroni, D'Alema, RCS, tutti i rapporti di sudditanza della sinistra moderata o radicale. E' ora di finirla con lo schematismo destra=dominanti, sinistra=regola-democrazia. "Democrazia per chi?" direbbe qualcuno... non dimentichiamoci che anche l'aggressione alla Serbia del 1999 (sponsorizzata dalle sinistre europee) era una guerra per la democratizzazione del mondo secondo la dottrina del pacifismo giuridico (appunto, democrazia per chi?). Poi anche il tuo discorso dell'etica in politica è abbastanza ambiguo.
"E se la politica non si interessa di questi rapporti di forza, di cose deve interessarsi??". Appunto, allora cominciamo a chiederci in che posizione si trova l'Italia nei rapporti di forza mondiali. Cominciamo a chiederci quali sono le forze politiche, economiche e sociali che in Italia perseguono una politica che negli effetti (le buone intenzioni non interessano a nessuno se non a familiari e amici) continuano a mantenere l'Italia in posizione subordinata agli USA. Non si tratta di dichiarare guerra all'America, ma di avere una politica, prima di tutto, di poterla avere. Di essere consapevoli di questi rapporti di forza e fare di tutto per scalfirli, per prima cosa sul lato economico (ma qui ci vogliono volontà politiche): dubito che una sinistra che pensa al "concreto", che pensa ad una globalizzazione altra possa essere utile.
Non si tratta di rifondare la sinistra ma di fondare (o fondere) una forza politica con una strategia politica.
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altrestorie

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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Dom Ago 10 2008, 19:00

Il concreto per Garrulus e Altrestorie

Credo che il concreto sia andare a Chiaiano e spiegare che se si vota dell'Utri, vince sempre quella camorra che impedisce l'avvio di un ciclo pulito della raccolta.
Che invece di tirare le pietre ai poliziotti ci sono mezzi di protesta più efficaci , ad esempio disdire in massa l'abbonamento al digitale terrestre, rifiutarsi di pagare la tarsu, non pagare il canone TV, prendere i sacchetti ed andarli a depositare a S Giacomo (sede del comune).
Tu vorresti fare un 'analisi dei rapporti di produzione, roba per economisti, per livelli culturali medio alti... io penso ad una sinistra che sia capace di far passare l'analisi politica di almeno gli ultimi vent'anni. Non so come la leggi tu, ma dopo Tangentopoli, Berluska è stato il cuneo infilato dai gattopardi perchè nulla cambiasse. Con Berlusconi la mafia e la P2 (e la destra ad esse legata) è andata al potere senza più la mediazione che prima era della DC (che bene o male faceva ancora politica).

Il mio discorso sull'etica è ambiguo? Dovresti spiegarmi perchè!
Io non ragiono per schemi. Non ho tessere, non difendo posizioni o correnti.
Ma la sinistra dovrebbe appunto occuparsi di democrazia, libertà, diritti. E' nata per questo. O è questo o non è. La sinistra si occupa, o almeno dovrebbe, del bene collettivo. La destra di quello individuale (aldilà delle chicchiere)
Altrimenti abbandoniamo proprio simili nozioni. Ma qui stiamo parlando di sinistra, ed allora dobbiamo comunque darle un significato.
Che poi quella che passa oggi per sinistra sia andata a rimorchio della destra, che faccia quasi altrettanto schifo l'ho detto qualche post fa, ma che significa?
Significa appunto che la sinistra, aldilà del nome, ha smesso di esserlo.
Ed è stata marginalizzata perchè ha sposato il liberismo e gli strumenti della destra. Non ha più un 'identità.
La sinistra ha perso perchè non è più percepita come un 'alternativa reale, o almeno possibile (tanto son tutti uguali dice la gente).
Ed io dico che a questo si è arrivati perchè la sinistra ha dimenticato la questione etica. Perchè i suoi amministratori, governanti e quadri hanno cominciato a prendere mazzette, a farsi le barche, a dimenticarsi quale era lo scopo dell'azione politica... sono passati a destra, di fatto, perchè hanno assunto sogni, obbiettivi, comportamenti di destra, perseguendo interessi individuali, dimenticando che la sinistra era un altra cosa perchè "non rubava. L'assenza di un 'etica della politica è esattamente quello che pratica la destra. Se scompare l'etica, tutto diventa giustificabile..dell'Utri e l'invasione dell'Ungheria, polpot ed i patti con Berlusconi, il controllo militare dei pozzo del petrolio mediorientali e la politica di impoverimento di parte del mondo.
Cosi ha finito per avallare una legge elettorale che consentisse di candidare i prescelti delle segreterie. Si ha simulato un po' di protesta ma in fondo le conveniva.
Perchè la sinistra si vota gli aumenti in parlamento , perchè accetta le prebende, i favori come tutto il resto del mondo politico. In soldoni è parte della casta, perchè ha rinunciato ad un 'etica di riconoscimento.
La sinistra si distingue perchè fa scelte diverse che discendono anche da valori etici, perchè certe cose sono sbagliate prima moralmente ( a prescinder direbbe Totò!!) e poi politicamente.
Altrimenti, come è oggi, tutto è una melassa indistinguibile, perchè tutto è possibile, tutto è lecito. Ed in questo modo la sinistra perde identità e funzione.

E vengo alla sovranità. I prezzi del petrolio sono scesi e stanno scendendo perchè la domanda, a causa del prezzo troppo alto, è crollato. Dato che i primi a non avere interesse a diversificare le fonti di energia sono i paesi dell'Opec, attraverso la domanda, cioè con il potere del consumatore e non dell'elettore si possono ottenere migliori risultati, che con gli scioperi, le manifestazioni e la lotta politica in senso stretto.
Se la sinistra in questi anni fosse riuscita a convincere un decimo del suo elettorato a non comprare mondadori a non guardare mediaset, a non assicurarsi mediolanum , Berlusconi si sarebbe dimesso da solo perchè avrebbe perso una montagna di quattrini ed il suo impero sarebbe andato a puttane.
Penso alla sinistra che debba collegarsi alle numerose realtà che operano in rete ed invece la maggioranza dei dirigenti non usa il PC. Un mio sogno progetto è quello di un network di siti e portali che operasse insieme ad esempio per mandare mail a ripetizione sul sito dell 'nterno contro le iniziative di Maroni e bloccarlo, facendo operazioni coordinate sui siti delle prefetture . Che operasse nello stesso modo contro le compagnie di servizi per costringerle a calare il prezzo.
In un mondo dove le multinazionali del petrolio(ma anche di altri settori) fatturano più degli stati e decidono se si fa la guerra o meno, agire come consumatori è una tattica dirompente.
Quando si è manifestato contro la guerra in Iraq siamo andati in piazza in milioni in tutto il mondo. Non è fregato niente a nessuno. Se quegli stessi milioni avessero posate le macchine per una settimana, avrebbero cambiato il corso della storia. Queste sono le analisi concrete che deve fare e proporre la sinistra.
Questo è l'unico modo in cui ci si riappropria della sovranità nazionale. Perchè l'Italia come entità politico/militare è uno sputo.
Però è una fetta di mercato importante, e se una multinazionale del petrolio perde un 2% del suo fatturato a causa dell'Italia le brucia il culo si.
L'analisi la fanno i dirigenti i militanti, poi alla gente proponi le soluzioni, non la collaborazione ad elaborare analisi convincenti (il dibattito no!!).
In questo caso le pietre non te le tirano, perchè le cose concrete la gente le capisce. Te le tirano se vedono che al congresso di Rc si è parlato solo di aria fritta, di cose che la gente non capisce, di rapporti di forza e di potere interni legati nientedimeno che a posizione di figure storiche di un centinaio di anni fa. Detto con il massimo rispetto e senza ironia. Te le tirano se ti vedono chiacchierare in Tv amabilmente con un fascista, seguire le elezioni da via veneto, spendere a via condotti.
Ma l'attuale sinistra a queste cose non ci arriva, perchè credo che ormai sia parte del problema e non la soluzione. E' talmente inserita nelle logiche di potere, di questo potere che non vede aldilà del proprio naso.

Io invece penso ad una sinistra che invece di dilaniarsi in un congresso tra tesserati si fosse aperta alla società chiedendo ai militanti, ai simpatizzanti, a tutti quelli che, pur senza tessere, ritengono indispensabile la presenza di una sinistra di partecipare alla votazione per la linea e la dirigenza (non un leader solo) da scegliere. Pensando che in questa dirigenza possono entrare uomini ancora capaci di parlare alla gente e di mobilitare come Zanotelli appunto ( che non è cattolico) o come Don Gallo, ma anche a gente come Ginssborg e Pardi, Gente che rappresenta persone e bisogni vere e non tessere. Solo cosi la sinistra può rifondarsi. Facce nuove, strumenti nuovi, idee nuove contenuti nuovi si danno strategie nuove.. Altrimenti è la solita zuppa.
Quanto alla globalizzazione dici che una sinistra "che pensa ad una globalizzazione altra possa essere utile".
Ma perchè pensi che qualcuno possa fermare la globalizzazione? Che esista un mezzo per evitarla ed evitare le dinamiche innescate? sarebbe come chiedere che si fermi la scienza, la tecnologia, l'evoluzione...La politica deve porsi l'obiettivo di governarla per renderla funzionale alla gente, ai bisogni delle persone e sottrarla alla logico unica del profitto.
salud pino

ps aldilà di qualche asprezza nei toni io considero che siamo dallo stessa parte, perchè anche sul territorio per quel poco che posso lavoro per unire tutte le possibili forze a sinistra.

2ps sarò assente per qualche giorno semmai la discussione la si riprende.
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tadiottof



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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Lun Ago 11 2008, 08:33

tadiottof ha scritto:
I Partiti
I partiti sono organizzazioni.
I partiti sono organizzazioni in difesa della borghesia o della teocrazia o dell'aristocrazia e sono finanziati dal capitale o dal clero o dalla nobilta'.
Cinquantanni dopo la pubblicazione del manifesto del Comunismo si' e' costituito in Italia il Partito socialista: ci si arrivo' dopo molte cooperative di mutuo soccorso ("Mazzini e Bakunin" di Nello Rosselli ed. Einaudi 1972)
Scusate compagni (?) ma non ho proprio tempo per continuare.
Aggiungo solo che i partiti degli operai non hanno finanziatori e un partito non si fa con un blog, un partito ha delle spese vive da sostenere per sopravvivere.
2000snlp
PS
Mussolini all'inizio era anticapitalista, anticlericale e repubblicano, poi divenne filocapistalista, clericale e monarchico.
D'Alema sta percorrendo la stessa strada, ma non hanno bisogno di lui.
L'obiettivo non dovrebbe essere la rifondazione di un partito comunista, ma la divulgazione del marxismo.
Il nuovo partito comunista, che non avra' sponsor (finanziatori) non puo' nascere con una operazione verticistica; ci deve essere una richiesta che sorge dalla base.
Se non c'e' l'iniziativa dei diretti interessati, il progetto e' destinato a fallire.
Gramsci distingue gli intellettuali in organici e tradizionali.
Emanuele Severino, Umberto Eco, Sylos Labini, possono essere classificati tra gli intellettuali tradizionali (non sono legati allo stipendio): il loro punto di vista e' soprattutto accademico. Sono di classe diversa rispetto all'intellettuale organico, come il funzionario comunale o il Vigile urbano.
Per accettare la definizione di intellettuale per questa tipologia di impiegati, bisogna riferirsi al ruolo degli impiegati fino agli anni 50-60: di loro la gente non alfabetizzata, aveva rispetto, perche' andavano in ufficio a "scrivere".
Ora tutti o quasi tutti sanno scrivere, ma nessuno, o troppo pochi, leggono, cosi' che le disposizioni di legge vengono contrastate quando sono gia' in vigore e se ne subiscono gli effetti.
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Vincenzo



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MessaggioTitolo: Rancore   Lun Ago 11 2008, 13:14

Vorrei soffermarmi su un paio di motivi che hanno accomunato tutte le posizioni in campo al congresso e soprattutto – così mi è sembrato – gli interventi di gran parte dei delegati:
un aspetto è quello dello “sconfittismo” – presente in una delle mozioni in campo (Vendola). Questa forma di “determinismo” si fonda su una serie persistente di “nonsense” sociologici assai ricorrenti negli interventi pre e post congressuali: quello della società come deserto e dell’americanizzazione della politica. Io penso che la società italiana non sia affatto desertificata (casomai piena di “rancore”, come dirò in seguito) e che l’immagine che in Italia sia ha della politica americana sia un ridicolo stereotipo. Su quest’ultimo ha scritto un egregio intervento proprio su “Liberazione” Martino Mazzonis un po’ di tempo fa (7 maggio 2008).
Un altro motivo è proprio quello del “rancore” analizzato recentemente dal sociologo Aldo Bonomi come tratto caratteristico della società italiana attuale, divisa in piccole appartenenze, concentrata su egoismi e interessi da bottega.
Io credo che sia proprio una parte di questo “rancore” che abbiamo visto in opera prepotentemente a Chianciano, nell’animosità di “compagni” che si scannano fino all’osso (e oltre) per motivi incomprensibili e difficilmente immaginabili in persone che – udite udite – addirittura condividono un progetto epocale da far tremare le vene ai polsi: quello della “rifondazione comunista” – su cui a questo punto, a diciassette anni dalla sua nascita, occorrerebbe fare un serio bilancio, invece di snocciolare tutte le volte ogni evento traumatico nella storia del partito come un ulteriore “tappa” necessaria al processo di rifondazione.

Tutto questo non si può spiegare semplicemente con l’elevata passione politica in gioco o con gli animi esasperati dalla sconfitta epocale.
Forse si può (in parte) comprendere con il fatto che il “rancore” viene in larga parte praticato da “professionisti” della politica che, avendo sperimentato su di sé l’abolizione della divisione del lavoro, hanno fatto del partito e della sua vita la loro unica ragione di esistenza. Dunque il fondamento di una identità integrale, come tale esclusiva ed escludente, fondata su di un “individualismo proprietario” di tipo originale, che invece di difendere la villetta a schiera dalle incursioni degli zingari, mira a conservare la fettina di “micropotere” partitico minacciata dal compagno della mozione avversaria.
Va da sé che si tratta di un pervertimento dell’ideale originario di liberazione, una “eterogenesi dei fini” tanto sottaciuta quanto presente ed operante, se nella pratica politica quotidiana si vuole veramente mettere da parte quella separazione tra mezzi e fini, tra strumenti concreti e mete politiche dichiarate, che dovrebbe essere a fondamento della scelta della non-violenza (altra grande sconfitta da questo congresso).
Se ciò che ho osservato è vero, allora ne dobbiamo concludere che all’interno il partito non sarebbe affatto immune dai mali più generali del paese cui intenderebbe in qualche modo far fronte.
Mi rendo conto che queste considerazioni sono piuttosto pessimistiche e allora vorrei anch’io sforzarmi di apprezzare quella “luce” apparsa a Chianciano – evidenziata dal anche sempre sarcastico D’Alema (Liberazione del 30/7) – che si esprime nella volontà del “ritorno al sociale”. Solo con un’avvertenza: bisogna stare attenti che lo sforzo di “territorializzarsi” e di non essere più “corpo separato” dal resto della società non si trasformi paradossalmente nel risultato di assomigliarle nei suoi aspetti peggiori.
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sankara

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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Lun Ago 11 2008, 13:34

Vincenzo ha scritto:
Vorrei soffermarmi su un paio di motivi che hanno accomunato tutte le posizioni in campo al congresso e soprattutto – così mi è sembrato – gli interventi di gran parte dei delegati:
un aspetto è quello dello “sconfittismo” – presente in una delle mozioni in campo (Vendola). Questa forma di “determinismo” si fonda su una serie persistente di “nonsense” sociologici assai ricorrenti negli interventi pre e post congressuali: quello della società come deserto e dell’americanizzazione della politica. Io penso che la società italiana non sia affatto desertificata (casomai piena di “rancore”, come dirò in seguito) e che l’immagine che in Italia sia ha della politica americana sia un ridicolo stereotipo. Su quest’ultimo ha scritto un egregio intervento proprio su “Liberazione” Martino Mazzonis un po’ di tempo fa (7 maggio 2008).
Interessante il tuo intervento. Vorrei meglio capire un tuo passaggio, quello sull' "americanizzazione della politica". Al di là del fatto che possa anche essere possibile che, in Italia, della politica americana si abbia un "ridicolo stereotipo", non ti sembra però che, per ciò che riguarda (non solo) il nostro paese, quello sia tutt'altro che un "nonsense". E ben più che solo "sociologico", per giunta?
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AgrimensoreK



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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Lun Ago 11 2008, 15:32

altrestorie ha scritto:

Se la sinistra in questi anni fosse riuscita a convincere un decimo del suo elettorato a non comprare mondadori a non guardare mediaset, a non assicurarsi mediolanum , Berlusconi si sarebbe dimesso da solo perchè avrebbe perso una montagna di quattrini ed il suo impero sarebbe andato a puttane.
Qui cogli il punto che a sinistra ci ostiniamo a sottovalutare: è certamente vero che i leader della sinistra c’hanno abbondantemente messo del loro per rendere la situazione drammatica, ma il vero punto è che la sinistra – non quella anagrafica, ma quella che vive con coscienza la propria essenza – è fortemente minoritaria in questa società. Essere di sinistra in una società pervasivamente capitalista, consumista, individualista e competitiva oggi è molto faticoso e richiede un impegno che va oltre la dialettica. La maggior parte delle persone non si pone il problema di cosa significa, per esempio, avere la propria pensione garantita da un fondo azionario incontrollato, il conto bancario presso una ‘banca armata’, ‘comprare’ l’acqua da ACEA, le scarpe della Nike, pessimi paninazzi da Mcdonald, affidarsi a canali di informazione (che divengono facilmente e tristemente di formazione) totalmente controllati ed asserviti ecc ecc. È pressoché impossibile affrancarsi da tutto questo perché queste cose fanno incoscientemente parte del quotidiano, ed è un quotidiano che esclude strutturalmente la sinistra (sia quella marxista storica che vorrebbe che chi vi aderisce non fiancheggi imprese che sfruttano il lavoro sia quella moderna, pacifista ed ecologista), e insinua giorno per giorno un livello sempre più alto di accettazione dei fondamentali della destra liberale (sul piano economico) e retriva (sul piano delle libertà individuali). Esattamente ciò che serve al mercantilismo delle imprese globali, al cinismo delle potenze piccole e grandi ed ai nostri mediocri governati, che se dovessero prendere il largo rispetto alla corrente che porta il mondo non saprebbero trovare alcuna rotta, centrodestri o centrosinistri che siano. Il risultato è che oggi il popolo della sinistra è assai più arrendevole e praticante costumi destrorsi e destrogeni di quanto non lo fosse la borghesia ottocentesca, che almeno per quanto riguardava le proprie prerogative e la propria coscienza di classe era molto attenta.

altrestorie ha scritto:

Pensando che in questa dirigenza possono entrare uomini ancora capaci di parlare alla gente e di mobilitare come Zanotelli appunto ( che non è cattolico) o come Don Gallo, ma anche a gente come Ginssborg e Pardi, Gente che rappresenta persone e bisogni vere e non tessere. Solo cosi la sinistra può rifondarsi. Facce nuove, strumenti nuovi, idee nuove contenuti nuovi si danno strategie nuove. Altrimenti è la solita zuppa.
Stimo ¾ delle persone che citi, ma credo che questa compilation, oltre che un po’ riduttiva rispetto al panorama della sinistra sia movimentista sia istituzionale, risulti veramente troppo eterogenea ed eccessivamente catecumenale. Ti dico con cognizione di causa che anche Ginsborg, che pure si impegna sul fronte della sinistra unita e plurale, avrebbe difficoltà a pensare di far parte di questo quadrunvirato.
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garrulus



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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Lun Ago 11 2008, 17:41

altrestorie ha scritto:
Il concreto per Garrulus e Altrestorie

Credo che il concreto sia andare a Chiaiano e spiegare che se si vota dell'Utri, vince sempre quella camorra che impedisce l'avvio di un ciclo pulito della raccolta.
Che invece di tirare le pietre ai poliziotti ci sono mezzi di protesta più efficaci , ad esempio disdire in massa l'abbonamento al digitale terrestre, rifiutarsi di pagare la tarsu, non pagare il canone TV, prendere i sacchetti ed andarli a depositare a S Giacomo (sede del comune).
Tu vorresti fare un 'analisi dei rapporti di produzione, roba per economisti, per livelli culturali medio alti... io penso ad una sinistra che sia capace di far passare l'analisi politica di almeno gli ultimi vent'anni. Non so come la leggi tu, ma dopo Tangentopoli, Berluska è stato il cuneo infilato dai gattopardi perchè nulla cambiasse. Con Berlusconi la mafia e la P2 (e la destra ad esse legata) è andata al potere senza più la mediazione che prima era della DC (che bene o male faceva ancora politica).

Il mio discorso sull'etica è ambiguo? Dovresti spiegarmi perchè!
Io non ragiono per schemi. Non ho tessere, non difendo posizioni o correnti.
Ma la sinistra dovrebbe appunto occuparsi di democrazia, libertà, diritti. E' nata per questo. O è questo o non è. La sinistra si occupa, o almeno dovrebbe, del bene collettivo. La destra di quello individuale (aldilà delle chicchiere)
Altrimenti abbandoniamo proprio simili nozioni. Ma qui stiamo parlando di sinistra, ed allora dobbiamo comunque darle un significato.
Che poi quella che passa oggi per sinistra sia andata a rimorchio della destra, che faccia quasi altrettanto schifo l'ho detto qualche post fa, ma che significa?
Significa appunto che la sinistra, aldilà del nome, ha smesso di esserlo.
Ed è stata marginalizzata perchè ha sposato il liberismo e gli strumenti della destra. Non ha più un 'identità.
La sinistra ha perso perchè non è più percepita come un 'alternativa reale, o almeno possibile (tanto son tutti uguali dice la gente).
Ed io dico che a questo si è arrivati perchè la sinistra ha dimenticato la questione etica. Perchè i suoi amministratori, governanti e quadri hanno cominciato a prendere mazzette, a farsi le barche, a dimenticarsi quale era lo scopo dell'azione politica... sono passati a destra, di fatto, perchè hanno assunto sogni, obbiettivi, comportamenti di destra, perseguendo interessi individuali, dimenticando che la sinistra era un altra cosa perchè "non rubava. L'assenza di un 'etica della politica è esattamente quello che pratica la destra. Se scompare l'etica, tutto diventa giustificabile..dell'Utri e l'invasione dell'Ungheria, polpot ed i patti con Berlusconi, il controllo militare dei pozzo del petrolio mediorientali e la politica di impoverimento di parte del mondo.
Cosi ha finito per avallare una legge elettorale che consentisse di candidare i prescelti delle segreterie. Si ha simulato un po' di protesta ma in fondo le conveniva.
Perchè la sinistra si vota gli aumenti in parlamento , perchè accetta le prebende, i favori come tutto il resto del mondo politico. In soldoni è parte della casta, perchè ha rinunciato ad un 'etica di riconoscimento.
La sinistra si distingue perchè fa scelte diverse che discendono anche da valori etici, perchè certe cose sono sbagliate prima moralmente ( a prescinder direbbe Totò!!) e poi politicamente.
Altrimenti, come è oggi, tutto è una melassa indistinguibile, perchè tutto è possibile, tutto è lecito. Ed in questo modo la sinistra perde identità e funzione.

E vengo alla sovranità. I prezzi del petrolio sono scesi e stanno scendendo perchè la domanda, a causa del prezzo troppo alto, è crollato. Dato che i primi a non avere interesse a diversificare le fonti di energia sono i paesi dell'Opec, attraverso la domanda, cioè con il potere del consumatore e non dell'elettore si possono ottenere migliori risultati, che con gli scioperi, le manifestazioni e la lotta politica in senso stretto.
Se la sinistra in questi anni fosse riuscita a convincere un decimo del suo elettorato a non comprare mondadori a non guardare mediaset, a non assicurarsi mediolanum , Berlusconi si sarebbe dimesso da solo perchè avrebbe perso una montagna di quattrini ed il suo impero sarebbe andato a puttane.
Penso alla sinistra che debba collegarsi alle numerose realtà che operano in rete ed invece la maggioranza dei dirigenti non usa il PC. Un mio sogno progetto è quello di un network di siti e portali che operasse insieme ad esempio per mandare mail a ripetizione sul sito dell 'nterno contro le iniziative di Maroni e bloccarlo, facendo operazioni coordinate sui siti delle prefetture . Che operasse nello stesso modo contro le compagnie di servizi per costringerle a calare il prezzo.
In un mondo dove le multinazionali del petrolio(ma anche di altri settori) fatturano più degli stati e decidono se si fa la guerra o meno, agire come consumatori è una tattica dirompente.
Quando si è manifestato contro la guerra in Iraq siamo andati in piazza in milioni in tutto il mondo. Non è fregato niente a nessuno. Se quegli stessi milioni avessero posate le macchine per una settimana, avrebbero cambiato il corso della storia. Queste sono le analisi concrete che deve fare e proporre la sinistra.
Questo è l'unico modo in cui ci si riappropria della sovranità nazionale. Perchè l'Italia come entità politico/militare è uno sputo.
Però è una fetta di mercato importante, e se una multinazionale del petrolio perde un 2% del suo fatturato a causa dell'Italia le brucia il culo si.
L'analisi la fanno i dirigenti i militanti, poi alla gente proponi le soluzioni, non la collaborazione ad elaborare analisi convincenti (il dibattito no!!).
In questo caso le pietre non te le tirano, perchè le cose concrete la gente le capisce. Te le tirano se vedono che al congresso di Rc si è parlato solo di aria fritta, di cose che la gente non capisce, di rapporti di forza e di potere interni legati nientedimeno che a posizione di figure storiche di un centinaio di anni fa. Detto con il massimo rispetto e senza ironia. Te le tirano se ti vedono chiacchierare in Tv amabilmente con un fascista, seguire le elezioni da via veneto, spendere a via condotti.
Ma l'attuale sinistra a queste cose non ci arriva, perchè credo che ormai sia parte del problema e non la soluzione. E' talmente inserita nelle logiche di potere, di questo potere che non vede aldilà del proprio naso.

Io invece penso ad una sinistra che invece di dilaniarsi in un congresso tra tesserati si fosse aperta alla società chiedendo ai militanti, ai simpatizzanti, a tutti quelli che, pur senza tessere, ritengono indispensabile la presenza di una sinistra di partecipare alla votazione per la linea e la dirigenza (non un leader solo) da scegliere. Pensando che in questa dirigenza possono entrare uomini ancora capaci di parlare alla gente e di mobilitare come Zanotelli appunto ( che non è cattolico) o come Don Gallo, ma anche a gente come Ginssborg e Pardi, Gente che rappresenta persone e bisogni vere e non tessere. Solo cosi la sinistra può rifondarsi. Facce nuove, strumenti nuovi, idee nuove contenuti nuovi si danno strategie nuove.. Altrimenti è la solita zuppa.
Quanto alla globalizzazione dici che una sinistra "che pensa ad una globalizzazione altra possa essere utile".
Ma perchè pensi che qualcuno possa fermare la globalizzazione? Che esista un mezzo per evitarla ed evitare le dinamiche innescate? sarebbe come chiedere che si fermi la scienza, la tecnologia, l'evoluzione...La politica deve porsi l'obiettivo di governarla per renderla funzionale alla gente, ai bisogni delle persone e sottrarla alla logico unica del profitto.
salud pino

ps aldilà di qualche asprezza nei toni io considero che siamo dallo stessa parte, perchè anche sul territorio per quel poco che posso lavoro per unire tutte le possibili forze a sinistra.

2ps sarò assente per qualche giorno semmai la discussione la si riprende.
Innanzitutto concordo con ciò che ti obietta alekos18 nella sezione del forum "parliamo di Indi". La questione della sovranità è fondamentale per la possibilità di una politica, di una strategia, per la possibilità stessa della decisione.
Non capisco se il concreto sia anche andare a spiegare che votando Bassolino ci si ritrova in quelle condizioni. Mi sembra che non consideri una cosa fondamentale quando parli di concreto. Ogni cosa che dici è teorica, tutto il tuo discorso presuppone un'analisi: il mio pdv è che lasinistra negli ultimi anni ha sbagliato ogni analisi, se pure ne ha fatta, e questo è il principio della sua fine. Quando dico che ci vuole un'analisi, non significa che dobbiamo andare tra lagente e cercare di farla fare a loro, ma voglio dire che se vogliamo una strategia, non possiamo prescindere da un'analisi seria dei rapporti di forza e, secondo la mia impostazione, dei rapporti di produzione. Solo una seria analisi può aiutare a distinguere le questioni principali dalle questioni secondarie per una strategia che voglia scalfire un sistema di potere. Mi sembra che tu parli principalmente di tattica di lotta.
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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   

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Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente
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