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 Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente

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kamo

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MessaggioTitolo: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Lun Lug 28 2008, 13:18

Che ne pensate della conclusione del congresso di Rifondazione Comunista? Quale, secondo voi, la componente 'migliore'? Quella di Ferrero o di Vendola? Per me quel partito è destinato a spaccarsi e non vedo un gran futuro né per gli uni né per gli altri.

E dopo i congressi dei Comunisti italiani e dei Verdi, come vi sembra lo stato della sinistra italiana?
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alekos18

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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Sab Ago 02 2008, 12:25

kamo ha scritto:
Che ne pensate della conclusione del congresso di Rifondazione Comunista? Quale, secondo voi, la componente 'migliore'? Quella di Ferrero o di Vendola? Per me quel partito è destinato a spaccarsi e non vedo un gran futuro né per gli uni né per gli altri.

E dopo i congressi dei Comunisti italiani e dei Verdi, come vi sembra lo stato della sinistra italiana?

Prima di risponderti, è secondo me importante che nella critica a linee, indirizzi e funzioni politiche di partiti come PRC, PdCI e Verdi che hanno drenato il consenso "di sinistra radicale" alle politiche centriste e neoliberiste del governo Prodi (forze che restano gravitazionalmente, e per cultura governista, interlocutrici del Partito Democratico di Veltroni), non si perdano di vista le individualità, militanti e non, che vi si riconoscono. So bene che i ceti dirigenti di quei partiti (di maggioranza e di minoranza che siano) si fondano sul consenso di delegati e questi, a loro volta, sono espressione di iscritti e militanti. Esiste insomma una qualcerta correlazione tra base e vertice, e le responsabilità dei ceti dirigenti chiamano in causa anche chi li ha posti lì. Non si può però dimenticare che in quei partiti c'è chi ha sviluppato un impegno di lavoro politico e di lotte su tematiche importanti. Esiste cioè un tessuto di valore –umano e politico– che, tutt'altro che generalizzato, purtuttavia non va dimenticato nella critica e che anzi deve essere indotto ad interrogarsi sull'indirizzo e la sensatezza del proprio impegno politico.

Se dovessi sintetizzare i limiti strutturali che hanno segnato i congressi di Verdi, PdCI e PRC, prima ancora della subalternità politica e quindi della corruttibilità di ruoli ed indirizzo che hanno evidenziato stando al governo, individuerei due aspetti:

1. il deficit teorico e l'assenza di una convincente prospettiva di indirizzo politico che hanno connotato detti congressi, non a caso si sono riflessi, secondo me, in prima battuta, nell'aver incredibilmente evitato un'analisi accurata sui perché della fallimentare esperienza di governo e, più in generale, della fallimentare presenza nell'area di governo che dura sostanzialmente da oltre una decina d'anni (almeno dal primo governo Prodi, di centrosinistra, per intenderci). La crisi elettorale è l'esito di una crisi politica più profonda, riflessa nell'incapacità di incidere pressoché in nulla rispetto alle stesse rivendicazioni, a ben vedere misurate, che detti partiti hanno posto come condizione per essere al governo. La principale funzione svolta in questi anni dalle cosiddette "sinistre radicali" è stata quella di far passare nel paese, garantendo per quanto possibile la pace sociale con la loro presenza al governo, l'introduzione dell'euro e la conseguente invasività del direttorio oligarchico europeo nella scrittura della vita politica, economica e sociale del paese. Il resto è venuto da sé, bellicismo al seguito del padrone USA incluso. Solo la prematura caduta del governo Prodi li ha risparmiati dall'essere corresponsabili, dal governo, della formalizzazione giuridica di questa invasività con il Trattato di Lisbona. Quella subalternità si è quindi riproposta, fuori dal governo e anche dal parlamento, nella celebrazione dei rispettivi congressi, con la sostanziale assenza di progettualità strategica, malamente coperta dal richiamo ad un elenco di buone intenzioni sociali e di intenti di lotte per cercare di dare un senso alla ragion d'essere delle rispettive baracche.

2. Questa evidente impasse politica non è a mio avviso congiunturale ma si collega al nodo irrisolto e nemmeno dibattuto (al congresso del PdCI solo accennato), ma assolutamente decisivo, circa il sussistere o meno di sovranità in questo paese e quindi su quale capacità effettiva di incidere si possa avere al governo. L'antiberlusconismo è in tal senso un allucinogeno ideologico che svia dalla dislocazione dei veri poteri e dei veri decisori in questo paese. Eludere questo nodo della sovranità (che è questione nazionale ed è anche la vera questione morale e di democrazia di questo paese) con l'indicazione tutta astratta di terreni e tematiche di lotta da rilanciare, candida le aspettative sociali di effettivo cambiamento ad un destino di illusorietà, impotenza, frustrazione. Questi restano gli interrogativi da sciogliere: si ha o no consapevolezza sulla sovranità molto, molto limitata dei governi cosiddetti nazionali? E, rispetto a questo, cosa si vuole prefigurare come passaggi strategici decisivi di un progetto di liberazione? Quali strumenti e modalità pensare perché i fini da raggiungere tengano conto della condizione coloniale del sistema Italia? Come non vedere che l'autoritarismo sempre più evidente nel funzionamento dei poteri di questo Stato scaturisce –saldandosi in modo sempre più stringente– dalla dipendenza dagli indirizzi atlantisti che a Washington rimandano, anche attraverso la sua creatura Unione Europea? Quando si parla di "crisi della democrazia", non sarà un modo un po' pudico ed ipocrita per non farci i conti? Secondo me, Kamo, la forza dei fatti obbligherà a prendere consapevolezza di questi nodi. L'alternativa, altrimenti, a mio modo di vedere, sarà l'irrilevanza politica, anche per forze che accedano al formale governo del paese.
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cloro



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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Sab Ago 02 2008, 19:23

Che aggiungere alla corretta analisi fatta da Alekos18? Forse giusto un paio di cose: il problema della sovranità italiana è un tema che ha accompagnato la Repubblica fin dai primordi. Ma magari dello spazio politico, localmente, ci sarebbe. Il sistema maggioritario, introdotto col piccolo golpe del mariotto segni, ha alla fine portato all'emaginazione formale di un partito di sinistra in Italia. Partito che però era già stato inibito in quanto al raggio d'azione (ricordiamo la vicenda Turigliatto-Rossi sul rifinanziamento in Afghanistan). Il problema è che le logiche elettorali sono schiaccianti e quindi soprattutto in una logica di alternanza, per cui le merdate fatte prima vengono scontate alle elezioni successive, partiti come rifondazione sono destinati ad essere sconfitti. Una battaglia da fare, per una sinistra radicale vera, sarebbe la battaglia per la legge elettorale. Togliere il premio di maggioranza, ritornando ad un proporzionale puro, che è un vero indicatore di democrazia perchè tutti sono rappresentati. A 'sto punto, anche in un'ottica di "trasformismo" per i partiti piu grossi sarebbe necessario scendere maggiormente a patti, col risultato che certe leggi liberticide non passerebbero. Questo potrebbe essere un primo passo ragionevole, perchè poi una critica seria e "sovversiva" dell'economia vincente in questo periodo, avrebbe bisogno di un sostrato culturale che per ora è inesistente. Aggiungo che anche il conflitto di interessi andrebbe risolto. E non lo dico per un antiberlusconismo che, concordo, è ormai divenuto un anestetico, ma perchè oggi piu' che mai, televisivamente, sarebbe necessario un pluralismo, con la ricomparsa delle piccole televisioni (in Lombardia non ce n'è per esempio, mentre qui in Emilia sì) che avanzassero proposte culturali piu variegate e meno irrigimentanti. Per il resto che dire? siamo abbastanza nella merda e non è facile vedere buchi nel tunnel.
Approfitto per pubblicizzare il mio blog (non a scopo di lucro)
www.cloroalclero.com
ciao e grazie x l'invito :-)
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masilich

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MessaggioTitolo: comunismo   Sab Ago 02 2008, 20:04

ho votato a sinistra da quando ho il diritto di voto. ho votato pci, verdi, pds, prc, rif com e a queste ultime, ferrando e il suo pcl. ciò fa di me un massimalista. scherzi a parte, ciò che contesterei alla sinistra è di essersi appiattita su posizioni moderate ,pur mantenendo toni da "tutto e subito2....parlo della sinistra, poichè verdi e sd di mussi....beh, mi sembrano comitati elettorali o circoli radical chic fuori tempo massimo.come si fa a dire "abbiamo perso il contatto con le masse popolari"? quando mai certi circoletti hanno avuto un qualche contatto con la realtà' lo dimostrano le vari divisioni ai congressi, le scissioni infinite, le mozioni assurde.....quelle tra il parlamentarismo e l'infantilismo descritto all'inizio del secolo scorso da Lenin....sono costretto a tifare per Di Pietro, pur con tutte le riserve che ho sul personaggio o a difendere Grillo e Travaglio, molto più coraggiosi e irriverenti dei tanti "rivoluzionari di professione " che non hanno saputo mantennere nemmeno la fiducia del proprio elettorato.....no....non vedo soluzioni a medio termine, non vedo una sinistra credibile....solo appiattimento generale....e ciò mi porta verso il non voto, verso posizioni libertarie....
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Rodolfo Loffredo



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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Sab Ago 02 2008, 20:12

Beh, carissimi: non mi vergogno di dire che non sapevo che Rifondazione si fosse riunita a congresso. Smisi un assai vago porgere orecchio ai casi di Rifondazione & viciniori quando - dopo le elezioni - si sentì che baccagliavano, mugugnavano e producevano silenzi e brusii, sussurri e grida di dolore, si frantumavano, ipotizzavano di sciogliersi, discettavano di errori e di linee, proponevano ennesime novità. La mia analisi fu: «uffa!».
Volete che metta questo sul forum? Se si - ci vorranno cinque minuti.
rodolfo
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Val



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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Sab Ago 02 2008, 20:49

Kamo pone tre domande precise alle quali cercherò di dare la mia interperetazione personale.
La prima è inerente alla conclusione del congresso del PRC.
Personalmente trovo che l'italica maestria di fare tutto per non fare niente ha colpito pure qui.
D'accordo che ci sono gli interessi patrimoniali in ballo ma....mi fermo qui e rispondo poi.
La seconda chiede qual'è secondo noi la componente migliore.
Ma,direi che quella di Vendola è ben definita(a parole) e pare decisa nel tentare una nuova esperienza politica decisamente diversa dalla natura comunista,mentre l'altra è un collage che riunisce quattro componenti tutte comuniste, ma come accade da tempo, tutte con i loro distinguo.
Personalmente,per partito preso,conosco perfettamente quella che è per me migliore però ..... mi fermo qui.
Per la terza domanda e cioè quella decisamente più importante e inerente allo stato attuale della sinistra italiana direi che serve una seria riflessione politica più su quel che sarà o si vorrà essere domani mattina e nel prossimo futuro che continuare a rivangare nel passato che mi sembra,una volta decisa la propria appartenenza politica, buona per noi soltanto per non perseverare nello sbaglio.
Io credo che sia davvero necessario ricomporre le forze storiche della sinistra e questo prima di qualsiasi operazione politica velleitaria.
Senza una forza chiara e non pasticciona che si definisce socialista ed un'altrettanto forza comunista identica e di pari livello, non si può fare nessun arcobaleno,specialmente se questo viene fatto sulla testa dei militanti,dei simpatizzanti e degli elettori.
Da questa mia analisi ho volutamente tolto i Verdi ,perchè ritengo che essi rappresentino un pensiero politico che soltanto la brama del profitto capitalista permette di crederla o addirittura costringe questa formazione politica a schierarsi per una parte rivendicando un bene di tutti.
Metterli in un contesto di parte è davvero ingeneroso nei confronti dell'ambiente e della natura stessa.
Concludo questa parte bocciando decisamente la sinistra attuale perchè oltre ad aver dimostrato palesemente di non essere più capace di creare attivismo permanente a forte presenza nel mondo che lei si vanta di rappresentare, si e dimostrata molto dispersiva,non professionale a livello di guida e formazione politica e ,quel che è peggio, divisa,lacerata incapace di non lasciare campo libero in ampi spazi da noi in passato rappresentati fino all'atroieri a forze che oggi permettono alla destra di essere al governo.
E badate bene, fosse solo uno stato di crisi perchè non si riesce a riunire i socialisti con i comunisti, che dopo il craxismo (senza volere entrare nel merito se no facciamo notte) è cosa normale,sarebbe nulla,ma....
Il congresso del PRC è lì ,chiaro,limpido è cristallino a dimostrare che in Italia ,la sinistra riesce a litigare su tutto perdendo sempre più credibilità tra la propria parte ideale.
Sarà che lo si fà per secondi fini personali ,molto materiali,che poco hanno a che vedere con il vero comunismo e il vero socialismo o per altro ancora legato all'orticello del proprio spazio ideale,oppure semplicemente per stupidità, ma questi (purtroppo) sono i fatti che vorrei vedre smentiti(magari!).
Evito in maniera decisa di parlare di altro, perchè mi sembra chiaro che l'autore non domanda quali dovrebbero essere le cose sostanziali, come ad esempio le proposte di cambiamento sulle politiche del lavoro comprese quelle legate alla protezione occupazionale, che la sinistra dovrebbe fare e che, dal referendum perso sulla scala mobile non stà più facendo.
Quindi dedico eventuali commenti ad altri post che verranno sull'argomento.
Magari lì si potrà parlare della morale,dell'egemonia e del sindacalismo di tre grandi compagni del passato e dar vita finalmente ad un socialismo o comunismo davvero differenti.
Staremo a vedere.
Val
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wallace



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MessaggioTitolo: Il problema è la crisi della forma partito   Sab Ago 02 2008, 21:01

Prima di tutto grazie per averci invitato a postare un nostro commento. Siamo una piccola Associazione da sempre schierata a sinistra, ma mai in modo ideologico e preconcetto.

Parteciperemo a questo dibattito portando come contributo l'articolo che abbiamo pubblicato sul nostro sito www.liblab.it a firma di Stefano Olivieri

http://www.liblab.it/ita/Politica/Sinistra/Sinistra,-meglio-rompere-le-righe

Sinistra, meglio rompere le righe
Stefano Olivieri
29/07/2008

La questione oggi è come possa l'attuale sistema di partiti tornare a corrispondere alle necessità reali del paese con una classe politica adeguata - parlando di risorse umane - e con strumenti adeguati - parlando di regole efficaci e trasparenti di delega e rappresentanza reale del paese.

La cifra di questo congresso di RC è da ultimi fuochi, una triste e un po' patetica repubblica di Salò di sinistra che più tenta di ricomporre e più si decompone. E allora compagni - se ancora ha senso dirlo perché qui il pane non lo condivide più nessuno - meglio romppere le righe se davvero si vuole guardare al futuro.

La sconfitta, la forzata uscita dal parlamento della Repubblica con il conseguente vuoto di rappresentatività di una quota del paese sempre più in disagio possono essere un patrimonio di idee e di risorse per una nuova sinistra a condizione che vengano accettate e metabolizzate serenamente, senza pregiudizi e retropensieri. Un comunismo di comunisti che scoprono, ogni qual volta si ritrovano insieme, di avere poco o nulla in comune è la prova provata di un degrado ideologico della politica dei partiti. Partiti che fra la loro gente non sono più tornati se non per cercare voti in campagna elettorale, partiti che si sono autorigenerati attraverso una classe dirigente blindata, autoreferenziale, lontana e sorda ai segnali di mutamento sociale.

Di questo e non di altro si dovrebbe parlare non da oggi ma da almeno due anni, da quando per intenderci si arrivò a formare per il rotto della cuffia un governo di sinistra nel nostro paese. Quella quota di sinistra al governo del 2006 rappresentava ansie e aspettative di tanta povera gente che aveva bisogno - e ancora più oggi - di credere nel futuro, di crescere in un paese più giusto e solidale. Sarebbe occorso tempo, anche più di una legislatura, un respiro lungo e una vista lunga per riforme ponderate e radicali, ma per farlo sarebbe stato necessario un forte atto di umiltà da parte della classe dirigente di tutti i partiti dell'Unione. Perché quel parlamento di nominati, così come quello attuale, non poteva credere di risolvere soltanto tenendo lo scettro in mano un gap di comunicazione divenuto patologicamente abissale. Non poteva pensare che il fuoco si sarebbe spento sotto la cenere, invece lo fece e fu un atto di stupida superbia e di irresponsabile miopia politica.

Il prezzo di questo errore lo abbiamo davanti ai nostri occhi, ma guardarsi sempre indietro non aiuta ad andare avanti e la vera questione oggi è, per la sinistra ma certo non solo per la sinistra, come possa l'attuale sistema di partiti tornare a corrispondere alle necessità reali del paese con una classe politica adeguata - parlando di risorse umane - e con strumenti adeguati - parlando di regole efficaci e trasparenti di delega e rappresentanza reale del paese. Nessuno sfuggirà, da Berlusconi a Bertinotti, al giudizio della storia, e se populismo e demagogia riescono bene o male a governare la cronaca dell'oggi facendo assomigliare il nostro paese a una bella addormentata nel bosco incantato, il risveglio domani sarà fra i più tristi dal dopoguerra ad oggi : la forbice fra poveri e ricchi sempre più aperta, diritti e sovranità popolare sempre più calpestati per favorire il premier e la classe economica che quest'uomo fedelmente rappresenta, uno stato sociale letteralmente annientato. Chi pensa che questa sia soltanto propaganda si vada a leggere non i resoconti edulcorati della tv, ma gli atti parlamentari del nuovo governo e avrà il quadro reale della situazione.

In questa "tabula rasa" dei diritti fa un po' sorridere - malinconicamente sorridere - la querelle ancora aperta a sinistra. I verdi che ritornano - saggiamente secondo me - sul loro territorio d'elezione, quello dello sviluppo ecocompatibile, ma non senza frizioni e spaccature; i comunisti italiani che continuano a parlare di unità ma non rinunciano al loro partito; Rifondazione infine, sospesa fra quel che fu e la Caporetto di Sinistra Arcobaleno.

Qui il punto, compagni, amici o come cavolo ci si deve chiamare ormai, il punto non è se dovrà essere Vendola, o Ferrero, o lo stesso Bertinotti o Diliberto a guidare la flotta. Il punto vero è capire finalmente la differenza fra necessità e opportunità quando si parla di unirsi. Perché oggi continuare a tribolare e dibattere per resuscitare un partito del due, tre o anche 5 per cento non ha senso prima di tutto, finirebbe schiacciato come è già successo. Qui bisogna rovesciare il problema e chiedersi su che cosa - e c'è davvero da scegliere, nel deserto dei diritti attuale - chiamare ad una militanza attiva non un plotone, ma un esercito di cittadini rappresentativo del 10, 15, anche 20 % dell'elettorato complessivo. O si fa questa operazione o è tutto inutile. Occorre vera umiltà, passione civica, democrazia. Occorre tornare a far parlare i cittadini, restituire loro la sovranità di scelta. Se serve una bandiera si scelga anche quella rossa, se proprio serve un simbolo ci si scriva sopra sinistra ma poi basta, rompere le righe e ricominciare daccapo, dallo sconosciuto signor Rossi e dalla sua famiglia, titolare di diritti e di doveri come tutti.

Sinistra, sciogliamo le righe e contiamoci davanti ad un bivio. Da una parte un percorso in salita fatto di lotte per uno sviluppo democratico ecocompatibile, dove le risorse energetiche e alimentari vadano strappate al liberismo commerciale e finanziario e condivise in funzione della necessità e non della ricchezza di ciascuno. E dove il diritto alla salute, a un lavoro sicuro e decoroso, all'istruzione non siano merce di scambio. Dall'altra parte un percorso che si perde nella nebbia anche se pare in discesa : i voti degli italiani coltivati in serra, le scalate alle banche in compagnia dei "furbetti", lo scambio di biglietti in parlamento sulle preferenze da sopprimere e via dicendo. Si può anche crescere in fretta così ma il punto è che i cittadini non sono buoi, cominciamo a dircelo anche a sinistra, senza se e senza ma.
Chi sceglie la strada in discesa se ne vada pure per la sua strada. Agli altri il diritto di scegliere una guida con elezioni primarie vere e trasparenti, dove sia data reale pari opportunità fra chi si affaccia in politica per la prima volta e chi è stato già eletto (o meglio nominato) in passato. E servirà anche dettare regole nuove ai propri rappresentanti : la porta sempre aperta a tutti i cittadini, non più di due legislature consecutive, assoluta trasparenza di vita durante l'esercizio del mandato.

Se si vuole si può fare, una sinistra forte e consapevole non può e non deve stare solo in piazza. Ma per risvegliare il paese dal torpore non si può non ripartire dai cittadini comuni.
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kisaz



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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Sab Ago 02 2008, 21:06

Sarò breve. Molta retorica, sopratutto l'uscita finale di Vendola che, in termini di marketing, è il peggio che si poteva dire.
"Sono sconfitto e ne sono orgoglioso perchè rappresento una parte sconfitta".
No
Ma perchè chi rappresenta gli interessi dei lavoratori (ritorniamo ai fondamentali) deve rappresentare degli sconfitti?

Le parole progresso e quella che fa quasi schifo a Cachmire Bevtinotti, rivoluzione (anche senza inzaccherarsi di sangue), sono parole positive, parole che sanno "di vittoria".

Fa troppo Colonnello Kilgore?

Beh, il progresso non è un congresso di fichetti parolai ma un posto dove, come in una seduta psicanalitica, si prende coscienza della realtà effettuale, per esempio che il Partito Comunista Cinese ci sta scassando l'economia attraverso lo schiavismo di stato, e si prendono le misure conseguenti, senza continuare a inseguire miti terzomondisti che hanno creato mostri come la Cina ed un'Africa in mano a classi dirigenti che fagocitano tutte le ricchezze o dittarelli da operetta comei fratelli Castro e quel pagliaccio venezuelano di cui mi sono anche scordato il nome.

La sinistra, rossa, rossiccia e rosè perderà sempre più aficonados se non torna as soon as possible, cioè oggi, ai problemi della gente comune.
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masilich

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MessaggioTitolo: i comunisti   Sab Ago 02 2008, 21:09

una domanda semplice:
se ci si svestisse dei panni identitari e le varie forze a sinistra cominciassero a lavorare assieme su tematiche stringenti, tipo il lavoro, la laicità statale, la sicurezza sul lavoro, la politica estera, l'ambiente, ecc...senza troppi simboli e falci e martello?
finora la sinistra ha votato a favore dei cpt, della turco-naplitano, delle missioni in afghanistan....devo continuare? A me la realpolitik staliniana di diliberto non interessa, il pacifismo istituzionale di bertinotti neppure e l'ambientalismo velleitario dei verdi ....beh, meno ancora....
che fare?
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antonio



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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Sab Ago 02 2008, 21:14

Ho seguito poco il congresso per il semplice motivo che non credo più da parecchio a Rifondazione. Il 13 e 14 aprile mi sono astenuto e credo proprio di non partecipare mai più ad alcuna competizione elettorale.

La realtà, per quanto mi riguarda, è sotto gli occhi di tutti e difficilmente potrò convincermi sulla rinascita o rifondazione di una ipotesi comunista. La democrazia parlamentare, la gestione del potere ai vari livelli istituzionali (comunale, provinciale, regionale, nazionale ed europea) ha cambiato profondamente il ceto politico, coinvolgendo pesantemente anche quello cd comunista, tant’è che oggi tra la il “popolo di sx” ed i suoi “rappresentanti” c’è un solco incolmabile.

Se è vero com’è vero che negli ultimi vent’anni il ventaglio retributivo tra il livello più basso del mondo del lavoro e il dirigente più alto delle company (l’AD per citare una figura) si è talmente ampliato fino a raggiungere importi iperbolici, così appare oggi la distanza che separa il lavoratore, il pensionato od il disoccupato con il dirigente del partito. L’iscritto o la iscritta non conta nulla più, per cui alla fine la eventuale linea politica, le scelte cioè che dovrebbero riguardare e coinvolgere milioni di persone sono assunte dagli apparati, da una elite di specialisti del tutto esterni ai processi materiali esistenti. Questi soggetti appaiono appunto come gli amministratori delegati dei partiti, tra i quali da parecchio ha agito e fatto parte anche Rc.

Si prenda l’esempio della Campania e la subalternità assoluta di Rc alla politica del governatore in carica. Chi potrebbe oggi assolvere Rc dal disastro della gestione di quella regione ? Assolutamente nessuno e il cavaliere continuando con la sua politica dello spettacolo, della rimozione dell’immondizia dalle strade senza per nulla risolvere il problema dell’inquinamento passato e futuro, si è assicurato ritengo a piene mani la maggioranza assoluta del consiglio regionale e di quello comunale futuri.

Potrei proseguire ancora per molto, coinvolgendo la subalternità di Rc alle politiche concertative dei sindacati confederali, senza che mai un partito che si definiva comunista assumesse posizioni autonome anche di rottura rispetto a scelte che hanno determinato la caduta verticale del potere d’acquisto dei salari, degli stipendi e delle pensioni. Negli ultimi 16 anni si è assistito ad uno dei più massicci trasferimenti di ricchezze dai redditi del lavoro dipendente al profitto d’impresa senza che nessuno sia stato capace d’interrompere questo flusso. Oggi si assiste muti ed inerti all'impoverimento di vaste masse di uomini e donne impossibilitati ad affronatre gli aumenti senza limiti dei generi alimentari di prima necessità a cominciare dal pane, la pasta ed il latte. A 70 anni dalle leggi razziali il nostro paese rinnova "i fasti" squallidi del 1938, appiccando il fuoco ai campi dei rom ed accettando la militarizzazione delle città per la sicurezza non si sa da chi.

Anni fa si disse che l’unità superiore nasceva dalla divisione: era solo uno slogan ? Alla luce di quello che è accaduto, forse andrebbe ripresa quella massima. Poi mi chiedo: per fare che ? Ritengo a ben vedere che era solo uno slogan.

antonio -caserta
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noname

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MessaggioTitolo: Grazie per l'invito...   Sab Ago 02 2008, 21:50

Grazie per avermi fatto presente il medesimo forum.....

In ogni caso però, questo non è il mio topic preferito, io sono uno di quelli che ha avuto problemi a Roma nel 1992 con Rifondazione Comunista, quando essa scopri i Centri Sociali o meglio quando li identificò come possibili contenitori del pensiero Rifondarolo o comunque Comunista.

Ancora oggi credo che l'espressione artistica sia in grave pericolo sia sotto il Comunismo, sia sotto il Fascismo ed in ogni caso, in ogni dittatura .

Detto questo, mi resta poco da dire in merito all'argomento.

Quello che posso dire senza ombra di provocazione, è come mai alla fin fine Rifondazione Comunista sin dalla sua nascità sia stata robba pè ricchi ???.

Cioè i ricchi che si calano nella parte dei condottieri, atti alla rivoluzione sociale...???!!!!!

In Italia ma non solo, sul finire degl'anni 80' inizio 90', c'erano molte individualità che volevano cambiare le cose, non migliorare quelle che gia c'erano, ma cambiarle !!!!!

Rifondazione Comunista si infiò in codeste frange rendendo vane tutte quelle conquiste fatte fino a quel momento grazie all'autogestione.

Perche c'è da ribadire oggi più che mai che in Italia in realtà, nulla di nuovo c'è stato dal dopo guerra in poi se non l'esperienza autogestionaria.

Tutto il barattato per nuovo dalla sinistra rifondarola viene direttamente dalle esperienze autogestionarie, rimodellate, svuotate dei loro valori e svendute cosi...come oggetti "cool" del vivere fico .

Poi si certo, in grandi line globali il pensero della sinistra quello attaccato al non sfruttamento, non ha vita facile, ma queste sono altre cose che nulla hanno a che vedere con il famoso "basso", cioè il popolo e le sue aspettative .

Mi fermo quì anche perche altrimenti dico troppo .

saluti e grazie ancora per l'invito

noname
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Susanna



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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Sab Ago 02 2008, 22:37

Io credo che finchè ci si becchetterà per giochi di potere, non sarà più possibile una rinascita della Sinistra Italiana, e parlo di Sinistra vera! E non mi riferisco al comunismo Russo o Cinese, come tanti vogliono addossarci, ogni Nazione ha le proprie esigenze e necessità.

L'errore più grande è quello di identificare nelle persone le idee, e non trovare le idee nelle persone, nessuno di noi sarebbe disposto a seguire una persona che è "nessuno", anche se ha idee e voglia di combattere (dico pacificamente) le ingiustizie sociali.

Ormai la Politica è in mano al grande mondo del Potere Economico, dove le Banche la fanno da padrone!

Vogliamo ricordarci di quando venivamo vezzeggiati dalle banche per aprire un conto, o per permettergli di gestire i nostri risparmi? Allora eravamo noi ad avere una percentuale di guadagno...... poi siamo stati obbligati ad usare le banche per tutto, anche gli stipendi devono passare obbligatoriamente dalle banche, e siamo noi adesso a pagare per permettergli di avere i nostri soldi, mi sembra un controsenso, ma ci sono riusciti.

Scusate se parlo con esempi molto semplici, ma sono una persona semplice e mi piace che i semplici come me capiscano.

L'Italia secondo me, stà andando verso la fine della Repubblica, non ci sarà più necessità di parlare di Politica o di votare per qualche Partito, perchè di proprietà dello Stato Italiano non c'è rimasto più niente, con l'avvento delle privatizzazioni, tutto ciò che era di Proprietà dello Stato Italiano...... non esiste più, e cosa resterà da governare? Ci saranno i Padroni Proprietari dell'Italia.

I nostri nonni hanno pagato le tasse e noi paghiamo le tasse, ma ci ricordiamo a cosa serve pagare le tasse? Serve ad avere i servizi essenziali, i beni primari........ le pensioni...... già! Le pensioni....... ci fanno credere che non ci siano fondi sufficienti, ma quei fondi per cosa sono stati usati? Per una FIAT in difficoltà, o per una Industria illustre in difficoltà....... ma queste Industrie, perchè non restituiscono allo Stato Italiano una parte di ciò che dallo Stato Italiano hanno avuto?

Semplicistici come esempi vero? Bè! Però è lì che sono andati i soldi dei lavoratori, ed oggi è sempre ai lavoratori dipendenti che si chiedono i più grandi sacrifici.........

Tornerò a Parlare di Comunismo, quando vedrò che non ci si scanna per la Poltrona del Potere, ma quando vedrò, che si rinuncia a qualcosa di beneficio personale, a favore delle idee e la giustizia....... adesso mi affido non più ad un partito, ma ad una persona che per il momento credo la pensi come me.

Susanna
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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Sab Ago 02 2008, 22:49

Una serie di compagni con problemi tecnici di registrazione al forum che speriamo riescano a superare. Hanno mandato il loro contributo in redazione. A seguire i testi. Admin
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Non credo che la sinistra abbia fatto una riflessione seria ed approfondita sui motivi che hanno determinato la sconfitta elettorale. Io ritengo che una delle cause sia stata l'incapacità della sinistra di divenire forza di governo, il fatto di essersi allontanata dalla piazza, dai cortei, dai girotondi e, quando è necessario, prendere o accettare decisioni impopolari. Credo che sarebbe stata cosa saggia abbandonare la politica dei "no" e divenire propositivi. Solo così si potrà strappare il governo del Paese a Berlusconi ed alla scellerata politica della destra (sempre che Berlusconi possa definirsi di destra, di centro o di chissà cosa).
Grazie per avermi dato la possibilità di dire la mia.
Antonio

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(...) Ho seguito poco o nulla le vicende di RC. Non credo che in questa fase (ma forse proprio mai...) la forma partito sia utile. A me sembra dannosa. Se, come è vero e come scrive il commentatore all'intervento di Kamo, il vero problema è la sovranità molto limitata, e bisogna partire da questa riflessione per individuare strategie di liberazione, allora indugiare a riflessioni sui destini di insensati orpelli come le forme-partito è pura perdita di tempo. Mi pare che, alla radice, il problema si configuri quasi in termini psicologici e percettivi, quindi culturali.
Magari ne riparliamo.
Ciao, Rolando
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(...) Personalmente ho sostenuto la mozione 1 e sono contento di come sia andata. Saluti. Enrico

Autopsia di un cadavere annunciato. Memorandum dei diversi passaggi storici
di Enrico Del Vescovo

Non c’è alcun dubbio che la situazione particolare generata dalla legge elettorale vigente, la decisione di Veltroni di non allearsi con la sinistra arcobaleno, e la conseguente polarizzazione dovuta al cosiddetto “voto utile” - o, più correttamente, voto inutile, visto l’epilogo...- hanno influito in modo decisivo nel determinare l’esito finale disastroso.
Tuttavia vi sono anche altre cause non meno importanti, ben più profonde e remote, che sarebbe non solo sbagliato, ma persino deleterio e colpevole, sottovalutare e trascurare.
Nella mia analisi occorre innanzitutto comprendere bene la natura peculiare del voto che tradizionalmente in passato è andato ai partiti della sinistra alternativa, ribattezzata impropriamente “sinistra radicale” dai mass media ufficiali, considerando, in particolare, il ruolo di Rifondazione Comunista...

( il seguito su http://www.alternativamente.info/politica/autopsia-di-un-cadavere-annunciato.-memorandum-dei-diversi-passaggi-storici.html )
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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Sab Ago 02 2008, 22:55

Un altro contributo giunto in redazione. Di Marco Veruggio, portavoce nazionale Controcorrente Sinistra Prc
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Congresso Prc. Una svolta a sinistra?

Del VII congresso di Rifondazione Comunista tutto si potrà dire tranne che sia stato noioso. Al conclave di Chianciano Nichi Vendola entra papa ed esce cardinale e la boriosa presunzione di vittoria del gruppo dirigente bertinottiano di fronte alla tenuta del patto tra le minoranze cede il passo a una reazione isterica e scomposta: Sansonetti sale sul palco, dopo un duro intervento di Nicotra contro Liberazione, e lo invita a venire fuori; Alfonso Gianni aggredisce Imma Barbarossa e deve essere allontanato da alcuni delegati. Vendola se ne esce con una velenosa dichiarazione di voto contro la candidatura di Ferrero centrata sul “plebeismo” delle minoranze. Di fronte allo spauracchio di perdere il controllo un pezzo di burocrazia di partito reagisce inferocita, dimenticando non solo la non violenza e la critica del potere, ma anche che “plebe” è il termine con cui le élites indicano il popolo, cioè la nostra gente, versione nostrana di quel termine racaille, con cui Sarkozy si rivolge al sottoproletariato delle banlieues parigine. Vediamo dunque cos'è successo cercando di capire quali scenari si aprono per il maggiore partito della sinistra italiana.
Bertinotti e Vendola si sono presentati a Chianciano pensando che fosse sufficiente giocare sulle contraddizioni interne alle due principali minoranze, tra Grassi e Ferrero, tra Giannini e il resto della terza mozione, per erodere l'esiguo vantaggio dello schieramento anti-costituente della sinistra. Il fatto che non ci siano riusciti non è semplicemente il prodotto sotterraneo di trattative diplomatiche sotterranee: è soprattutto la conseguenza di una pressione costante e incontenibile proveniente dalla base contro qualsiasi concessione ai teorici del superamento. Nel momento in cui sembrava avvicinarsi l'accordo tra la mozione 2 ed Essere Comunisti le notizie di una vera e propria rivolta della base di Grassi hanno cominciato ad affluire insistentemente nelle aule congressuali. Questo è il vero fatto nuovo di questo congresso: l'emergere di una pulsione di sinistra e di un richiamo all'identità, ai valori, alle parole della sinistra di classe che ha spinto pezzi dei gruppi dirigenti a sinistra, anche aldilà delle loro intenzioni, pena la definitiva perdita di contatto con la propria base. Vendola e Migliore hanno accusato Ferrero di voler cavalcare l'onda della radicalizzazione, della reazione ad anni di nuovismi socialprogressisti, di assecondarla invece di contrastarla. A noi interessa prima di tutto che quell'onda si sia manifestata e la ragione del nostro appoggio a Ferrero nasce esattamente nella sua decisione di assecondarla piuttosto che di reprimerla. Del resto Vendola e Migliore ci hanno insegnato per anni che non bisognava fare il processo alle intenzioni ma guardare ai fatti. Dunque non si vede perché ciò che è valso ieri per Clemente Mastella non debba valere domani per Paolo Ferrero. Fatta questa premessa passo ai fatti e cerco di individuare alcuni possibili scenari.

1. Una nuova maggioranza di sinistra. Le minoranze del partito hanno dato vita a una nuova maggioranza politica sulla base di un ordine del giorno finale, che pur attraverso una mediazione tra le differenti posizioni espresse nelle rispettive mozioni, pone le condizioni per una svolta a sinistra in merito ad alcuni punti: la linea politica di Venezia viene superata; la costituente di sinistra viene accantonata in modo definitivo; il Prc si propone come forza di opposizione autonoma e alternativa al Partito Democratico, abbandona ogni ipotesi di rilancio di un nuovo centrosinistra e si predispone a trarne le conseguenze anche sul piano delle giunte locali; vengono rimessi al centro il tema del radicamento sociale, a partire dal sindacato e dai posti di lavoro, del conflitto di classe e della democrazia all'interno del Partito. Il tema dell'autonomia di classe, uscito dalla porta di Venezia in qualche modo rientra a forza dalla finestra di Chianciano, spinto dai processi di polarizzazione sociale.

2. Due partiti in uno. L'atteggiamento assunto dal gruppo dirigente della seconda mozione approfondisce la spaccatura politica manifestatasi nel corso del congresso portandola alle estreme conseguenze. Vendola ha ritirato la propria candidatura e dopo aver decretato la fine di Rifondazione Comunista “per come noi l'abbiamo conosciuta” annuncia la costituzione di quella che nel gergo tecnico si definisce una frazione pubblica, “Rifondazione per la sinistra”, con proprie strutture e organismi di informazione, che chiede ai suoi militanti di portare dentro Rifondazione nuovi supporter di Vendola e prepara una iniziativa pubblica a ottobre per rilanciare la costituente di sinistra. Tutta la stampa nazionale, imparzialmente schierata con Vendola e Bertinotti, interpreta questo annuncio come la nascita di un secondo partito dentro il Prc. Un partito che è destinato probabilmente a separarsi dalla casa madre nel giro di qualche mese. Ma che potrebbe anche approfittare di una crisi precoce della nuova maggioranza per riprendere il controllo del Prc. Un partito che gode del tifo incondizionato dei media e dei gruppi dirigenti del Pd.

3. Luci e ombre della maggioranza. La nuova maggioranza è caratterizzata da una intrinseca debolezza e tuttavia proprio la traiettoria centrifuga presa da Vendola e la radicalizzazione che attraversa la base del Partito la sospingono verso sinistra. Nel momento in cui gli arcobalenisti prendono una posizione intermedia tra Pd e Prc è evidente che o Rifondazione si sposta a sinistra o è destinata a esserne l'inutile fotocopia e a perdere la sua “quota di mercato”. D'altra parte quella stessa maggioranza è soggetta ad alcuni freni. Al suo interno sono presenti non soltanto componenti moderate (Grassi) ma anche un partito degli assessori che vedrebbe i propri interessi minacciati da un'eccessiva radicalizzazione. Già si stanno manifestando i primi segnali di cedimento rispetto alla campagna mediatica che oggi tende a presentare Cianciano come una svolta marxista rivoluzionaria del Prc. Il giorno dopo la sua elezione Ferrero è andato in televisione rilasciando dichiarazioni che tendevano a diluire i contenuti del documento finale in formule tranquillizzanti, in particolare sul tema delle giunte.

4. La radicalizzazione della base. La radicalizzazione che si esprime nella base del Prc è determinata dalla somma di fattori soggettivi e oggettivi: da una parte si manifesta – talvolta anche con qualche eccesso di ideologismo – una reazione allo smantellamento di contenuti e simboli della tradizione anticapitalista e di classe; dall'altra si manifestano nella base di Rifondazione, che è un pezzo di popolo o – come direbbe Vendola – di plebe, gli stessi umori e le stesse contraddizioni che sono presenti nei ceti popolari su cui oggi si scaricano le conseguenze della crisi capitalistica internazionale (vedi l’inflazione che impoverisce il potere d’acquisto dei salari per sostenere la speculazione finanziaria sul petrolio e sui generi alimentari). Man mano che dai vertici delle mozioni 1 e 2 si scende verso la base le differenze si amplificano ovvero mentre i gruppi dirigenti e le stesse posizioni politiche espresse nelle mozioni da Vendola e Ferrero rappresentano per certi versi differenti articolazioni di una stessa proposta, i sostenitori di Ferrero hanno utilizzato il voto alla mozione 1 – costretti in parte in una logica di voto utile – intepretandola ben aldilà delle intenzioni di chi l’aveva redatta. Possiamo dire quindi che la base di Rifondazione oggi si colloca a sinistra della stessa nuova maggioranza che guiderà il Partito. La possibilità di tradurre le posizioni assunte dal congresso in una reale svolta a sinistra sono legate all’influenza che i processi di polarizzazione sociale eserciteranno sul corpo del partito e attraverso questo sul suo gruppo dirigente. In questo senso l’intervento sociale del Prc svolgerà una funzione essenziale.

5. L’unità della sinistra anticapitalista. Dentro questo fenomeno di radicalizzazione si manifesta anche una forte spinta all’unità con le componenti più radicali della sinistra comunista e anticapitalista. Il lunghissimo applauso tributato dai delegati a Marco Ferrando e Franco Turigliatto quando Ramon Mantovani ha dichiarato la sua nostalgia per un partito in cui c’era posto anche per loro è eloquente. La manifestazione di ottobre insieme alle forze dell’opposizione e le stesse elezioni europee possono essere un passaggio importante per dare corpo a questa aspirazione. In effetti nella sinistra italiana si sta verificando una somma di processi di scomposizione e ricomposizione di cui lo stesso nostro congresso costituisce un effetto. In questi anni – come capita in tutti i sistemi maggioritari e bipolari – i vari soggetti – partiti, correnti, mozioni congressuali, movimenti – sono diventati variegati contenitori in cui convivono posizioni differenti e talvolta contraddittorie. La crisi determinata da questo sviluppo disordinato oggi sta producendo un fenomeno di scomposizione e ricomposizione questa volta su una base politica omogenea o almeno più omogenea. Le forze che, all’interno dei vari partiti lavorano per la costituente di sinistra, si demarcano rispetto alle componenti più di sinistra e si coordinano tra loro. Quella schierate su posizioni radicali fanno altrettanto. Un processo di ricomposizione di un partito anticapitalista dei lavoratori e dei movimenti di lotta potrebbe essere vicino.

6. Controcorrente e la terza mozione. Il bilancio politico del congresso dal punto di vista di Controcorrente mi sembra positivo. Credo sia stata giusta la scelta di dare vita a una ricomposizione delle aree critiche all’interno del Prc, pur prendendo atto delle differenze e dei problemi che ne sarebbero conseguiti. Abbiamo raccolto forze che si sono rivelate decisive ai fini del risultato, facendo sponda al contempo alle pulsioni più di sinistra presenti all’interno della prima mozione. Siamo partiti come un gruppetto semisconosciuto di superstiti ex ferrandiani; oggi siamo una componente politica riconosciuta nel Partito, abbiamo esteso i nostri contatti, intrecciato nuove relazioni, ampliato la nostra area d’influenza, confermato il nostro radicamento in alcune regioni importanti del paese e la capacità di intervento dei nostri quadri. Per quanto riguarda più in generale la terza mozione congressuale è chiaro che le tensioni emerse durante lo svolgimento del congresso, in particolare all’interno dell’area de L’Ernesto devono essere fatte oggetto di un’attenta analisi. Così come si è riusciti a fare una sintesi soddisfacente per tutte le aree presenti all’interno della terza mozione nella stesura del documento congressuale, allo stesso modo sarà necessario trovare un punto di equilibrio nella gestione ben più difficile della fase postcongressuale, pena il venir meno delle ragioni che ci hanno portato alla costituzione di un’aggregazione unitaria.

7. Che fare? Vanno verificate le conseguenze del congresso sulla prospettiva. Intanto cercando di capire le reali intenzioni dei bertinottiani. La mia impressione è che lo stupore suscitato da una sconfitta assolutamente imprevista ne abbia attenuato la lucidità. Hanno fatto un passo verso la scissione ma allo stesso tempo invitano all’occupazione del Prc attraverso una campagna di tesseramento. Inoltre va verificato l’impatto del congresso non solo sugli iscritti, ma anche all’esterno. Il problema è capire se il Prc può tornare a essere un punto di riferimento per i lavoratori, i ceti popolari e i movimenti di lotta. In terzo luogo bisogna intervenire affinché la svolta a sinistra passi dalle parole dell’ordine del giorno conclusivo ai fatti e per fare questo – come dicevo prima – è necessario lavorare sul rapporto tra Partito e conflitto sociale. La manifestazione dell’opposizione annunciata per ottobre potrebbe essere la prima buona occasione.
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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Sab Ago 02 2008, 22:57

Il contributo di un altro compagno...
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La campagna di denigrazione del congresso e dei vincitori la dice lunga sull'intento di demolire non solo rifonda, ma la possibilità di esistenza della sinistra. Ma la questione cruciale è secondo me un'altra , e cioè l'effettiva capacità di una sinistra di sgonfiare, decostruire, smontare i discorsi e le pratiche dei poteri neoconservatori della destra e dell'ex-sinistra (PD). Intanto sarebbe ora di capire che in Europa, e forse dappertutto, è oggi impossibile immaginare che la sinistra possa partecipare al governo senza essere fagocitata in scelte che sono immancabilmente neoconservatrici sia in economia, sia nel sociale, sia nel campo della sicurezza e della politica estera proprio perché si tratta di paesi dominanti che esercitano un potere sugli altri, utile a distribuire un pò di privilegi reali o illusori alle clientele del potere e a chi aspira ad entrarvi.

In altri termini oggi più che mai la sinistra non può che essere minoranza, anche se la parte della popolazione che paga carissimo le pratiche dei poteri non è trascurabile (diciamo circa 10 milioni di lavoratori attivi fra salari di fame e lavori ad alto rischio, lavoro precario, seminero e nero, quindi circa il 30% della popolazione totale che però vota spesso Pd e PdL ... proprio perché la proposta di rappresentanza politica della sinistra è stata fallimentare. Ma, attenzione, la Lega "ha vinto" con discorsi di destra e non perché competitiva da sinistra ... semmai ha recuperato voti di "protesta" contro una sinistra fallimentare).

Allora la questione è che la sinistra potrà contare se riesce a capire come contrastare la disgregazione sociale insita nello sviluppo economico neocon che è anche capace di annichilire le dinamiche collettive (che in Italia sono ancora più disastrate che altrove... Vedi in Francia: almeno ci sono moblitazioni collettive e rivolte nelle banlieues e in generale dei giovani che si rivoltano contro un destino da "posterità inopportuna" e non a caso in Inghilterra il potere ha il terrore dei giovani, che sta criminalizzando facendoli passare per criminali ... bel risultato di 25 anni di tolleranza zero ...).

In Italia non c'è dinamica collettiva salvo rare eccezioni ("No Dal Molin", "No TAV", "No Ponte sullo Stretto", "No discariche") spesso effimere e sappiamo che queste non si costruiscono a tavolino né si inventano per volontà militante, ma se i militanti non sanno dove stare e cosa dire allora non c'è speranza.

Facciamo un esempio: nel piccolo mondo dell'università cosa succede? Non si riesce a fare nulla, perché non esiste possiblità di agire pubblico quando prevalgono da un lato la quasi assoluta narcotizzazione degli studenti (e dei giovani in genere), dall'altro l'impotenza e la paralisi della massa dei precari e infine l'irretimento di tutti gli incardinati che non si sottraggono a logiche "accademiche" note. Allora che fare? Intanto almeno smascherare in modo coerente tutti i discorsi dei poteri che i media ci vomitano addosso ogni giorno, cosa che solo in parte fanno gli amici del manifesto, liberazione, l'unità e popolare network (che farebbero bene a coordinarsi e forse a fondersi, visti i chiari di luna ...).

Forse non abbiamo idea di quale sarà il fondo del tunnel ... D'altro canto, per favore, basta con le storie delle beghe di correnti e di gruppettini: la discriminante è il rapporto con i discorsi e le pratiche neocon ... Quindi il Partito Democratico non può essere considerato di sinistra punto! Magari ci sono ancora brave persone là dentro ma è un partito neocons come Blair ecc. e allora basta chi cerca solo alleanza col PD. Basta.

ciao
t. p.
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patrizia pieri



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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Sab Ago 02 2008, 23:33

conoscendo personalmente Nichi Vendola, sapevo che avrebbe perso, perchè il popolo della sinistra radicale, quella dura e pura, come penso ce ne siano rimasti pochi, non può capire un uomo come Nichi, così intellettuale e sensibile....e così presente nel panorama politico che purtroppo è venuto a crearsi.
io non credo più che esista una vera sinistra, un partito di comunisti, la realtà che ci circonda, e non solo quella del dopo-voto, mi dà ragione.
i temi così cari ai comunisti di una volta non esistono più, ma, peggio, non sono più la priorità dei parlamentari che dicono di voler rappresentare una sinistra radicale. ero a piazza navona per Travaglio, e ho incontrato tanti "vecchi" compagni che non vedevo più da anni, perchè eravamo lì? per Di Pietro? per Travaglio? per disperazione? forse per cercare in quell'appuntamento "qualcosa di sinistra" e che però non ho trovato comunque, pur simpatizzando sempre per chi "osa" replicare e protestare contro questo governo. Per me non esite più un posto dove collocarmi.....una maggioranza di sinistra, adulta, politicizzata ed efficente non esiste, non c'è........il peso di tutti i miei anni votati alla politica per cambiare e a sperare chissà che e finiti nella più cocente delusione di una Italietta felice solo perchè non paga l'ici è enorme. è enorme veramente...........p.
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Giulio



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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Dom Ago 03 2008, 00:13

Penso che la politica sia oggi soprattutto un problema pratico. E la teoria è connessa a questo problema pratico. Pare evidente che gli italiani si fidano di più di Brlusconi e del centrodestra che di Prodi e del centrosinistra. Forse non hanno torto: ll centrosinistra è una piramide di parassiti politici ed economici. Il centro destra è una congrega di .... inutile dilungarsi. Ma a chi è corto di cervello piace. Un polo a sinistra va costruito sulla semplice idea dell'alternativa di sistema motivata culturalmente, socialmente, economicamente ed ecologicamente.
Rifondazione comunista è tra le forze che possono inserirsi in questa costruzione purchè riscopra in pieno la linea dell'alternativa e sfugga sia al dottrinarismo noioso e borioso dei trotskisti , di Diliberto ecc. sia allo stereotipo del rivoluzionario disobbediente, bombarolo e sfigato.
Ricordo come si era seri negli anni '70.
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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Dom Ago 03 2008, 01:23

Altro contributo giunto in redazione...

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Sono stato colpito dalla reazione negativa della componente congressuale sconfitta; coloro che si autoproclamano pronti al dialogo con chiunque si sono arroccati in una sterile e inconcludente polemica post-congressuale che non gli fa onore personale e politico, ammesso che rivendicano ancora l’appartenenza alla casa comunista.

Chi mi conosce sa che preferisco come socialista alla Ragaz il confronto con le componenti anarchiche, comuniste, radicali rispetto a qualsiasi atra posizione c.d. riformista. In Italia c’è il caso Di Pietro ma è un fenomeno politico tipicamente nazionale, non riscontrabile altrove. Del resto ricordo bene - in ogni caso - le foto di un compagno del PDCI, noto sul web per diverse mailing list, che mostravano un simpatico Di Pietro in ex terra sovietica… ma non è questo l’argomento su cui desideravo farvi sapere la mia opinione.

Sono contento che anche Rifondazione comunista abbia ritrovato il sale dell’identità propria con uno slancio di tutto rilievo, visto che si è mobilitata tutta la stampa borghese (in primis Repubblica ma anche la “rossa” Rai tre) per mettere in risalto i pericoli della svolta a sinistra, in primis per la temuta impossibilità di ricostituire un fronte di governo alternativo al PdL e secondariamente per la possibile scissione interna.
Francamente non sono preoccupato dell’arcipelago a sinistra ma semmai della mancanza di un protagonista politico nelle lotte sindacali, ecologiste, femministe e libertarie. Si ho scritto bene intendevo proprio libertarie. In quanto ritengo che il non aver mandato a casa il Governo Prodi sulla questione delle libertà civili e sulla mancata abolizione della Legge 30 sia stata la ragione principale della sconfitta di questo partito alle ultime elezioni. Sicuramente io non l’ho piu’ votato e come me molte altre persone che conosco e che ho invitato all’astensione politica consapevole. Non è un caso che abbia ricevuto nella mia cassetta postale molte lettere di dissenso che affermavano che ero un complice della strategia veltroniana. Quando la sinistra ragiona col paraocchi anziché col cuore e col la testa può essere che gli sfugga il controllo della situazione. Soprattutto dimenticavano di considerare che le Assemblee romane anarchiche si coagulavano intorno a questo pensiero. Che non c’entrava nulla con quello scritto o detto dal comico Grillo, dimostrando – tra l’ altro - che chi voleva occuparsi di politica non era nemmeno in grado di vedere e ascoltare quello che avveniva intorno.

Ho grande stima di una persona politica come Ferrero che di certo non si inchinerà al Papa di turno e saprà meglio garantire la laicità di un partito che è schierato per una visione laica della vita politica. Lo racconta la sua storia e la sua formazione personale. Anche nella FGEI.
Dico questo come compagno che ha il suo principale interesse nella teologia sociale e che conosce altrettanto bene i compromessi di un partito che ha tentato invano e in malo modo di costruirsi qualche credenziale nel mondo cattolico. Lo posso dire perché per un anno sono stato iscritto al PRC ed ho conosciuto i goffi tentativi locali nel contrastare lo strapotere di Comunione e liberazione nell’alto milanese.
La tattica utilizzata era il silenzio. Mi ha colto francamente il dubbio se non fosse un silenzio complice o peggio un silenzio comprato.
Trovo in ogni caso positivo che le minoranze si siano aggregate sulla base di una ricerca identità. Non essendo piu’ un iscritto non ho il diritto di partecipare a questo momento di ricostruzione di un percorso politico ma mi sento di dire ai comunisti: non mollate per favore.

L’Italia ha ancora bisogno dei comunisti. In questo momento sento a sinistra la mancanza di un riferimento forte ma sento anche l’assenza di una chiara e decisa presa di posizione sulle tematiche etiche, in una visione laica dello Stato, e delle libertà civili. Mi riferisco alla tematica del testamento biologico (che oggi riguarda ben 7000 persone che lo hanno depositato presso Associazioni e medici), alle lotte per rivendicare il matrimonio civile gay, alla ricerca scientifica mirata al progresso, ecc.
Posso dire con certezza che non mancherò di ascoltare la voce che i comunisti sapranno esprimere nei prossimi mesi, anche se questo significherà perdere il saluto di compagni come Enzo di Como e altri ancora, che si riconoscono più nelle esercitazioni di fine Congresso per l’isola dei famosi che su temi qualificanti la storia di un partito che vuol rivendicare con orgoglio la bandiera dell’eguaglianza.
A questa gente io mi sento vicino. Come socialista cristiano. Non è molto la vicinanza, lo so. Ma non è poi nemmeno trascurabile.

Saluti socialisti.
Maurizio Benazzi
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sandiego65



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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Dom Ago 03 2008, 01:47


dopo i congressi di Rifondazione Comunista e dei Verdi, la sinistra italiana esce, secondo il mio modesto parere, ancora piu' frantumata al suo interno. Ma e' sopratutto all'esterno che ha dato uno spettacolo assurdo e farneticante che ha alienato anche i simpatizzanti-nostalgici di una sinistra che non c'e' piu' storicamente dal 1989!
Se vogliono ricrearsi una verginita' politica, devono presentarsi al Paese con messaggi e uomini nuovi e non legati alla "professione del politico", ma volontari di un impegno che non accetta la pensione dopo due anni al Parlamento e tutti i vantaggi e vantaggini della casta, fino all'indennita' di consigliere di quartiere!
E' un modesto consiglio di un democratico di altri tempi, anti fascista e anti comunista, che vive molto lontano dall'Italia, ma che conosce tutto lo spettacolo della politica italiana di oggi, Verdi e RC compresi.
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daedalus



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MessaggioTitolo: dopo ... e prima   Dom Ago 03 2008, 13:57

che fare dopo il congresso?
quello che non si e fatto prima.
La sinistra italiana, malgrado il partito comunista piu forte nel mondo occidentale non e stata in grado:
di fare la rivoluzione
di governare per decenni si e limitata a stare all opposizione in un quadro di spartizione di regioni, canali tv etc.
quando finalmente si e seduta al governo grazie a Prodi, ex DC, ed ex solo perche la DC non c e piu, non e stata capace di governare, anzi e andata in piazza per protestare contro se stessa.
e stata quindi capace ad autocancellarsi dal parlamento grazie a Veltrusconi, ma anche grazie ad una campagna elettorale demenziale.
I prodromi dello scollamento dalla base sono da cercarsi lontano: nel 68 dicevamo di non volerci sedere alla tavola dei padroni ma di volerla rovesciare: ebbene non la abbiamo rovesciata, non ci siamo seduti, solo briciole, neanche gli ossi,
Ora che siamo di nuovo extra-parlamentari possiamo solo migliorare, anche se la starada e tutta in salita, ma l unica via e l unione non la divisione, anche se storicamente alla sinistra italiana viene meglio dividersi che unirsi, sembra ? quasi che qualche ente estero soffi sulle divisioni
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Gian Luigi Bettoli



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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Dom Ago 03 2008, 14:22

Ho scarsa voglia di stare a leggere tutte, proprio tutte complete le opinioni sull'argomento. Ho la sensazione precisa che in gran parte si stia parlando a prescindere: ... da cosa pensino alla base i compagni, ... da come stiano andando le cose nel mondo reale, ....
Come sia andato il congresso del PRC - e delle altre formazioni partitiche della sinistra - è presto detto: di fronte al responso popolare (=siete inutili, toglietevi di mezzo!), le ormai esangui e suonate leaderships politiche hanno confermato... di essere appunto inutili.
Non ci credo alle alternative "in basso a sinistra" di chi è stato un ministro deludente ed incapace; faccio fatica a credere pure ad un gruppo dirigente come quello bertinottiano, con una linea politica apparentemente credibile, ma smentita da comportamenti reali da ceto politico decotto.
Quello che rimane della sinistra è ormai allo stato di encefalogramma piatto del tipo definibile come "argentino": più di dieci correnti congressuali complessivamente (di cui almeno 5 nel Prc: ma va considerata anche la sesta, quella del non voto, della non iscrizione, dei voti polemici contro tutte e tutti nei vari congressi locali), alle quali vanno aggiunti i partitini come Pcl, Sc, Pac, .... Uniche "alternative" rimaste: il populismo fascistoide di Di Pietro; il veltrusconismo - con una componente "neo-Dc" sempre più pesante al suo interno; il dipietrismo in seconda di Beppe Grillo. C'è da suicidarsi!
Le uniche idee sensate in giro (che corrispondano ad un progetto concreto è tutto da vedere) sono l'appello di Sinistra Democratica e le proposte fiorentine per la Costituente della Sinistra. Se non saranno baciate dalla fortuna o da un minimo di consenso, di sinistra politica in Italia non ne sentiremo parlare per tanto tempo.
Gian Luigi Bettoli, Spilimbergo (Pn), cooperatore sociale, storico ed ex segretario provinciale del Prc.
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profsassola



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MessaggioTitolo: Una forza di sinistra   Dom Ago 03 2008, 18:49

Cari amici
Vi scrivo dalla Svezia, un paese governato spesso da socialdemocratici con l'appoggio dei verdi e di un partito a sinistra dei socialdemocratici.
Per farsi valere questi tre partiti hanno dovuto ricorrere ad accordi e a compromessi.
Il risultato è la Svezia - o se volete la Danimarca la Finlandia la Norvegia tanto lì le cose vanno più o meno allo stesso modo.
Paesi con società funzionanti - alcuni dicono "modello" - società create partendo da situazioni peggiori di quella italiana negli anni 20 e 30.
E non fatemi sapere che la Scandinavia non è l'Italia - "frequento" le due zone della UE da 60 anni e passa.
In nessun paese del mondo le cose vanno come in Italia.
E per farle andare meglio ci vuole una forza a sinistra del PD.
Una forza - non un'accozaglia di partitini di "duri e puri". Con personaggi probi e onesti come Turigliatto.
Che con le migliori intenzioni del mondo e di sinistra - porta al governo personaggi come Bossi Berlusconi Fini Maroni Calderoli Alemanno.
Unitevi e tornate - il paese ha bisogno di UNA forza di sinistra.
Auguri da un liberal italo-svedese con il cuore a sinistra.
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alekos18

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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Dom Ago 03 2008, 23:09

Entro nel forum e vedo un balzo di iscritti e di interventi. Per giunta ad agosto !!! Tutta colpa di Kamo, e delle sue domandine... scherzo, ovviamente. Piuttosto, c'è da ringraziarlo. Sia come sia, un saluto ai nuovi e a tutti. Ho letto gli interventi, molti davvero stimolanti, e non lo dico per dire. Proverò più avanti ad interloquire, ma adesso c'è un punto che vorrei ri-focalizzare all'attenzione. Rispondendo a Kamo, ponevo il nodo della questione nazionale in questo paese, che ri-sintetizzo telegraficamente nei concetti di sovranità, (inter-)indipendenza, liberazione. Bisognerebbe entrare nel merito di questi concetti, ma spero che all'ingrosso ci si capisca. Ora, sia che si pensi di cambiare lo stato di cose esistente (in senso emancipativo ed egualitario, s'intende) accedendo al governo, sia che si pensi di farlo fuori dalle istituzioni, ferma restando la questione di come si pensa di procedere, a mio avviso ci si scontra con un preliminare nodo di fondo: questo paese gode o no di una sua sovranità? Chi governa davvero l'Italia? Si governa (a prescindere ora da giudizi di merito) o si amministra per conto terzi? La democrazia di cui tanto si sente parlare (a sproposito) si esaurisce nell'esercizio formale di un voto, peraltro sempre più alterato da leggi elettorali pensate per precostituire scenari normalizzati? Come mai, che al governo ci sia il centrosinistra o il centrodestra, pur nelle loro conflittualità di interessi di frazioni, di gruppi, di oligarchie, alla fine è sempre la logica del primato dell'impresa e del mercato ad essere assunta a fondamento e modello non solo economico ma anche sociale di questo paese? E come mai, per tutto ciò che conta, è sempre alle direttive di Washington che ci si subordina? Mi chiedo: è così difficile vedere i legami di dipendenza economica, finanziaria, militare che fanno di questo Stato un paese sovrano solo in ciò che gli compete nella sua subalternità e dipendenza?

Da alcuni decenni a questa parte, è divenuto un autentico luogo comune, 'a sinistra', la denuncia della filiera che, senza andare ancora più indietro nel tempo (Craxi...) e per dirla all'ingrosso, si può sintetizzare nel binomio Gelli-Berlusconi. Da quanto tempo si sente dire che Berlusconi, iscritto alla P2, sta attuando il Piano di Rinascita Democratica (ahi, ahi, povera democrazia...) di quella loggia massonica P2 che mirava ad un progressivo assorbimento degli apparati democratici della società italiana dentro le spire di un autoritarismo legalizzato! Decisivi, in questa prospettiva, lo svuotamento ed il sovvertimento della Costituzione. Con effetti politici e sociali. Non puro formalismo giuridico. Ebbene, potremmo fare una critica 'da sinistra' a quanto di inapplicato c'è in questa Costituzione, ma l'esito che io vedo in divenire, e che prescinde dai governi Berlusconi e da quelli "antagonisti" di centrosinistra (+ partiti della cosiddetta "sinistra radicale", comunisti inclusi), è che il processo di svuotamento 'da destra' della Costituzione si manifesta, meglio: continua a manifestarsi, nella realtà di provvedimenti sociali, economici, politici (la partecipazione alle guerre imperiali dell'alleato/padrone statunitense, ad esempio), indifferentemente da chi è al governo. Nonostante la Costituzione, contro la Costituzione. Bruxelles, Francoforte, Washington fluttuano nell'etere come i luoghi simbolici di poteri dislocati altrove cui, di continuo, ci si richiama...

La crisi (teorica, culturale, politica) della sinistra, dei partiti di sinistra, dei partiti che non si definiscono di sinistra ma comunisti, non vi sembra vada ricercata dentro questo vuoto, in questa rimossa questione della dipendenza e della non sovranità nazionale? Non vi sembra che, molto più grave di una sconfitta elettorale, stiano venendo al pettine, dopo anni di esposizione al governo, le ragioni di una crisi endemica, da ricercare dentro questa impotenza strutturata di poter incidere in modo significativo? E non vi pare che questa consapevolezza sia percepita immediatamente, nel vissuto sociale da chi quelle forze potrebbe votare?
Nei congressi di Verdi, PdCI e PRC ciò che è apparso sulla scena, visibili a tutti, sono state le lotte intestine, di potere, e una resa dei conti sulle responsabilità politiche di politiche fallimentari. Ma ora, a sipario calato, lo scenario che caratterizzerà non solo questi tre partiti, ma anche tutti i vari altri partitini comunisti (e probabilmente di ulteriori germineranno) continuerà a ruotare attorno al rapporto più o meno stretto da avere con il Partito Democratico. Chi punta sull'identità comunista senza fare i conti con quei nodi (secondo me decisivi) che ponevo, con il tempo finirà con il rifluire nell'orbita del PD o nel consacrarsi a presenza testimoniale e irrilevante nella società. Penso quindi, giacché la rassegnazione è la peggiore delle sconfitte, che quei nodi debbano essere posti, spiegati, articolati, diffusi, fatti diventare coscienza e possibilmente azione, in qualunque partito "di sinistra" o comunista si intenda stare. E anche guardando oltre, a strati sociali e generazioni che questi mondi "identitari" percepiscono sempre più lontani e inutili. Cominciarne a parlare anche da questo forum non sarebbe male.
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Doriana Goracci



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MessaggioTitolo: la nostra e la loro   Lun Ago 04 2008, 08:54

Mi si chiede un parere, eccolo.

Ci hanno fatto e ci faranno ancora dire la nostra, su Eluana, i migranti, i militari, le guerre,il carovita, il nucleare, l'Europa, il laicismo, la sanità, la scuola, il lavoro, la sicurezza, la globalizzazione, il neo Prc e su tante altre cose..., intanto Loro fanno i fatti e all'Ombra degli oleandri in fiore, si parla di un autunnale testamento biologico collettivo, di come non vogliamo vivere e in che modo è più indolore morire...Ma si, facciamoli lavorare.

Doriana Goracci
4.8.2008
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niga



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MessaggioTitolo: fumo negli occhi   Lun Ago 04 2008, 11:28

Al di là di ogni legittima valutazione della situazione politica in Italia, è certamente illuminante rileggersi, a freddo, il "Piano di rinascita democratica" della P2 che (pur con gli inevitabili aggiornamenti tecnici, dopo 32 anni) è oggi perfettamente compiuto.

Se già 5 anni fa il maestro Licio Gelli se ne compiaceva nell'intervista a "Repubblica" titolata "Guardo il Paese, leggo i giornali e dico: avevo già scritto tutto trent'anni fa. Giustizia, tv, ordine pubblico: è finita proprio come dicevo io", oggi il nuovo parlamento è l'esatta fotografia di quello che era già stato impostato.

AREZZO - Son soddisfazioni, arrivare indenni a quell'età e godersi il copyright. "Ho una vecchiaia serena. Tutte le mattine parlo con le voci della mia coscienza, ed è un dialogo che mi quieta. Guardo il Paese, leggo i giornali e penso: ecco qua che tutto si realizza poco a poco, pezzo a pezzo. Forse sì, dovrei avere i diritti d'autore. La giustizia, la tv, l'ordine pubblico. Ho scritto tutto trent'anni fa". Tutto nel piano di Rinascita, che preveggenza. Tutto in quelle carte sequestrate qui a villa Wanda ventidue anni fa: 962 affiliati alla Loggia. C'erano militari, magistrati, politici, imprenditori, giornalisti. C'era l'attuale presidente del Consiglio, il suo nuovo braccio destro al partito Cicchitto: allora erano socialisti.

Chi ha condiviso quel progetto è oggi alla guida del paese. "Se le radici sono buone la pianta germoglia. Ma questo è un fatto che non ha più niente a che vedere con me". Niente, certo. Difatti quando parla di Berlusconi e di Cicchitto, di Fini di Costanzo e di Cossiga lo fa con la benevolenza lieve che si riserva ai ricordi di una stagione propizia. Sempre con una frase, però, con una parola che li fissa senza errore ad un'origine precisa della storia.
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niga



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MessaggioTitolo: il testo originale   Lun Ago 04 2008, 11:37

per limiti di spazio, il testo del "Piano" può essere scaricato da molti siti, quale ad esempio http://www.girodivite.it/Il-piano-di-rinascita-democratica.html
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mocofepa



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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Lun Ago 04 2008, 12:27

Prima di tutto Vi ringrazio per essere stato invitato a questa tematica del Vs forum e riguardo a questa, non mi resta che dirvi di visitare il sito da me creato su mie idee che si sono sviluppate nel lontano 1992.
http://digilander.libero.it/mocofepa/
Se avete pazienza di leggere il tutto meglio diversamente cliccate sul menu la voce "il Perchè" dove troverete risposte eauriente di come la penso ancora oggi dopo il congresso di RC.
Io compagno da sempre ma libero nelle mie idee già a suo tempo avevo capito cosa sarebbe successo e benche da chi lo ha letto ho ricevuto più discredito che buona volontà di capire mi accorgo ora che anche la sinistra per salvarsi vuol diventare o meglio come nel suo DNA a ritornare federalista eche con il centralismo democratico che nel l'ultimo congresso di RC se non erro non è stato abolito si ripropone ad essere dinuovo riformista non per le riforme di cui oggi abbiamo bisogno ma per ottenere ciò che si voleva ottenere con la rivoluzione.

Mocofepa
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altrestorie

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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Lun Ago 04 2008, 14:18

Francamente l'idea uscita vincente dal congresso che si possa andare avanti ritornando al comunismo, cioè ad un secolo fa lascia perplessi...se non scappa da ridere.
Come sentir parlare di corrente trozkista nel 2008!!Rolling Eyes Rolling Eyes
L'altro fatto inaccettabile del congresso è che si sono scannati per le tessere..in Calabria mancavo solo l'omicidio o il duello al coltello.
In verità come all'epoca del parolaio rosso RC, come tutta la sinistra, ha perso il contato con il reale, la base, è un partito che nelle scelte e negli strumenti non si differenzia dagli altri. Ed una sinistra che non è davvero alternativa non è sinistra.
Non ho visto battaglie vere per un ritorno dell'etica. Non ho visto battaglie per la legalità (vero problema di questo paese)..ho visto invece il direttore di Liberazione che è sempre d'accordo con la destra, ho sentito Bertinotti magnificare le capacità politiche di Berluska, ho visto Curzi che votava nel consiglio per salvare il culo a Saccà e giustificarsi con un ragionamento politologico paraculo che meritava un cazzotto.
Ho letto nel forum analisi molto interessanti e vere, ma secondo me troppo "alte".
Il problema è che RC, la dirigenza, non ha capito che il mondo è cambiato. Si punta sull'operaismo con operai scomparsi e che votano a destra. Nessuno (o quasi) è in grado di usare un PC quindi di comunicare con le nuove generazioni. Siamo fermi alla difesa del lavoro...intendendo il lavoro di un secolo fa. Dei precari si interessano poco. Infatti le sezioni di RC paiono circoli di vecchi stalinisti...
La sicurezza è stata lasciata alla destra ed alle sue risposte razziste e demagogiche.
L'antiberluskonismo vine considerato come giustizialismo..cosi come chi si schierò contro l'indulto. Votato in nome di principi assolutamente astratti che cozzano con i bisogni reali delle persone.
Badate io sostengo che il comunismo può avere un suo valore..ma non si parte da li. Si parte dai problemi concreti non dalle discussioni politologiche.
Ferrero ha rilasciato un 'intervista a Repubblica su cui in gran parte si può concordare. Ma è teoria, nella pratica hanno fatto la guerra delle tessere e chiunque avesse seguito il dibattito sul congresso, non avrebbe capito una mazza di cosa davvero intendevano fare. Vendola e Ferrero hanno fatto una guerra di potere, come avviene in tutti i partiti, per dividersi i brandelli di quello che restava.
Incapaci di capire ancora una volta che la rissosità andata avanti per dici anni ha giocato un ruolo determinante nel fallimento elettorale della sinistra e del centrosinistra.
Piaccia o meno la gente vuole che la politica risolva i problemi. E RC, come il CS in genere non ha dato mai la sensazione di essere in grado di pigliare decisioni vere e forti.
Con Bertinotti che addirittura si fa prendere da crisi mistiche invece di portare avanti un anticlericalismo duro e senza sconti.
Credo anche che buona parte dell'elettorato sia molto più radicale dei loro rappresentanti. Vuole scelte nette e chiare. Vuole potere contare.
Ed in che modo avrebbe potuto contare in questo congresso?
Una delle poche cose buone del CS, è stata l'introduzione delle primarie. Vista come il diavolo dalle nomenklature perchè spesso i pronostici sono ribaltati. Come fu nel caso di Vendola. Ed allora perchè non fare un congresso aperto alla gente, alla società civile come si dice, lasciando agli elettori della sinistra e non ai delegati scegliere la dirigenza. Altrimenti qualcuno mi spieghi cosa significa il "in basso e a sinistra" lanciato da Ferrero?
Significa che ancora una volta lui dall'alto scegliere cosa è giusto in basso e a sinistra?
A cosa servirà rimettere su un partitino del 4 %? L'idea che si parta per fare solo l'opposizione è un errore. Se un partito non si pone come obbiettivo l'andare al governo
(anche in tempi lunghi) cosa fa, la testimonianza?? Ma se non arrivo a fine mese o non posso pagare il mutuo sai che mi frega della testimonianza!!
Insomma la vedo nera per la sinistra, RC, o come la si vuole chiamare.
C' spazio per un solo partito a sinistra del PD, a mio avviso, ma già solo in RC convivono anime troppo diverse. Se nessuno si pone il problema dell'unità delle sinistra ed elabora strumenti e contenuti nuovi, Ferrero e compagnia, Vendola e Migliore, Grassi e Ferrando... avranno grosse delusioni. E noi resteremo senza una straccio di rappresentanza, condannati al non voto.


pino
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tadiottof



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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Lun Ago 04 2008, 15:34

Ho gia' scritto che i partiti della sinistra organizzano i proletari, cioe' quelli che non riescono a sfamare la prole, mentre i partiti della destra, con le buone (leggi berlusconiane e dalemiane) o con le cattive (fascismi) disorganizzano.
Per il momento pochi sono alla fame.
Non e' ancora il tempo della "rifondazione".
Intanto consiglio la lettura di "La produzione di merci per mezzo di merci"
di Piero Sraffa, perche' senza adeguati strumenti teorici non si va da nessuna parte.
franco2000snlp
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AgrimensoreK



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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   Lun Ago 04 2008, 15:46

Credo che il problema sollevato da kamo (“Quale, secondo voi, la componente 'migliore'? Quella di Ferrero o di Vendola?”) sia un falso problema. La differenza sotanziale tra le 2 correnti non sta nella prospettiva ma nella gestione del contingente e, purtroppo, la contrapposizione non è nemmeno figlia di una profonda riflessione sulle modalità della transizione ma l’espressione della degenerazione delle correnti (leggasi mozioni).
Conosco un po’ il PRC - pur non avendovi mai appartenuto per una questione ideologica (che in estrema sintesi si può esprimere nella convinzione che la storia non ammette rifondazioni di sorta) - per alcune vicissitudini, tra le quali quella di aver cercato, coordinandone i primi passi, di dare vita a Sinistra Europea nella mia città. Non l’ho fatto sulla via di Damasco ma con la matura consapevolezza che la ragione statutaria di SE avrebbe potuto innestare uno spirito interessante nella sinistra, lo stesso spirito che in tanti abbiamo respirato nell’assemblea degli autoconvocati del dicembre scorso a Roma, in seno ai sedicenti stati maggiori della sinistra arcobaleno.
Mi sono arreso prendendo atto che le meschine logiche belligeranti tra le correnti del PRC erano assolutamente preponderanti su ogni possibile apertura ed innovazione nella cultura e nella prassi.
Un’ultima riflessione di merito: sono fermamente proporzionalista e credo che un (uno) partito comunista in Italia ed Europa ci debba essere, anche se non ne farei parte, quindi, in linea di principio, Ferrero (che tra l’altro, sono convinto, è persona intellettualmente onesta) ha ragione; ma se riporto il tutto nelle realtà effettuale fortemente e rapidamente volgente al bipartitismo, vedo che questa logica identitaria, se non inserita quantomeno in una azione rapida ed efficace per la creazione di una federazione della sinistra (Sinistra) non subalterna al PD e non incline a sacrificare sull’altare della ‘vocazione di governo’ i propri principi fondanti, porta alla assoluta marginalità politica.
Marginalità che sarebbe esiziale perché si somma a quella sociale: la sinistra (Sinistra) in questa società di homo videns, di frequentatori di fastfood americani e di ansiosi clienti delle multinazionali cresciute sul branding, è fortemente minoritaria.
Per la sinistra il problema non è più quello di conquistrare l’x% nelle elezioni, è la (ri-)costruzione di una base sociale che non porti il santino di Marx nel taschino della giacca griffata, ma che abbia una propria ragione ideologica radicata e vissuta giorno per giorno. Non è una questione che si risolve da qui alle europee.
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MessaggioTitolo: Re: Dal congresso del PRC, tra scissioni, futuro... e presente   

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