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 Disinformazione energetica

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Fornaciari



Numero di messaggi : 2
Data d'iscrizione : 12.05.07

MessaggioTitolo: Disinformazione energetica   Sab Mag 12 2007, 09:07

1. TEMPO DI COSTRUZIONE DELLE CENTRALI NUCLEARI
Non occorrono 10 o 15 anni per costruire una nuova centrale nucleare : in un recente incontro con il Direttore del Dipartimento Energia del Ministero alle Attività Produttive, Prof. Sergio Garribba, i responsabili Westinghouse hanno dichiarato che i nuovi reattori nucleari ad acqua in pressione (PWR), largamente prefabbricati in officina, possono esser costruiti, dal primo getto di calcestruzzo all’avviamento commerciale, in soli 36 mesi. In aggiunta si dovrebbe ricordare che anche le nostre prime tre centrali nucleari, Latina, Garigliano e Trino Vercellese, furono costruite rispettivamente in 55, 62 e 51 mesi, quando le competenze non erano certo maggiori di quelle di oggi. Semmai 10 anni occorrono per completare le linee di importazione di gas naturale liquefatto, con un costo di 6 Mld di euro ciascuna, ove si includano tutte le infrastrutture necessarie e cioè stazioni di liquefazione, navi frigorifere (due da 100 mila tonnellate per linea), porti attrezzati e i rigassificatori alla consegna. Con la spesa necessaria a realizzare le 15 linee di trasporto via mare che vorrebbe "subito" l’AD dell’ENI, Paolo Scaroni, si potrebbero costruire 60 centrali nucleari da 1000 MWe ciascuna (pari a tutto il parco nucleare francese) e riportare le nostre bollette elettriche a livello europeo.

2. SMALTIMENTO DELLE SCORIE RADIOATTIVE La radioattività non è una diabolica invenzione dell’uomo, ma é un fenomeno del tutto naturale, scoperto dal fisico francese Henry Becquerel più di cento anni or sono : la gente si preoccupa degli effetti delle radiazioni, ma dovrebbe sapere che tale pericolo è frainteso. La conoscenza del fenomeno aiuta ad chiarirne l’aspetto naturale. La radioattività si trova dappertutto : arriva dallo spazio esterno, é nel terreno, si trova perfino nel nostro corpo. Le radiazioni sono dovunque, intorno a noi e sono presenti sin dalla nascita del pianeta. Noi non possiamo eliminarle dal nostro ambiente. Il livello di radioattività oscilla durante la giornata a causa di fenomeni chimici o naturali, che avvengono nel nostro ambiente, come ad esempio per effetto dell’irraggiamento solare. La dose annuale media efficace di radiazione da sorgenti naturali o da attività umane, per la popolazione mondiale, è di circa 3 mSv. E’ importante sottolineare che il fondo naturale di radiazione varia nelle diverse aree del pianeta, anche di 100 volte, senza che si siano riscontrate differenze nelle statistiche delle leucemie e dei tumori. I livelli più elevati di radiazione nel mondo sono stati riscontrati a Ramsar (Iran) con un valore massimo di 260 mSv/anno (medio 10.2) e a Kerala (India) con un massimo di 35 mSv/anno (medio 3.Cool. In aggiunta non è fuori luogo ricordare che il livello di radiazione in Piazza S. Pietro a Roma, pari a 700 mrem/anno, è più elevato del valore attuale nella zona interdetta di 30 km di raggio attorno alla distrutta centrale nucleare di Chernobyl (500 mrem/anno), perché il selciato di Piazza S. Pietro è realizzato con cubetti di porfido, roccia vulcanica che contiene torio, elemento naturalmente radioattivo. La radioattività si presenta in forma di radiazioni : alfa (fermate da un sottile foglio di carta), beta (fermate da un sottile strato di metallo), gamma (fermate da qualche piede di calcestruzzo) e neutroni, anch’essi facilmente arrestabili. Il nucleare è l’unica tecnologia per produzione di elettricità responsabile completamente di tutti i suoi rifiuti, il cui costo è inserito nel prodotto finale. Le scorie radioattive costituiscono la ragione prima per cui l’energia elettrica dovrebbe esser prodotta solo con il nucleare. Infatti la quantità di scorie prodotte dal nucleare è di gran lunga inferiore a quella prodotta bruciando combustibili fossili e di più facile smaltimento. La tecnologia nucleare è basata sul principio “ concentrare, confinare, contenere” mentre quella convenzionale è basata sul principio opposto “discaricare, diluire, disperdere”. Contrariamente a quello che molti credono, non ci sono problemi di sorta nell’immagazzinare le scorie nucleari. Per gestire i rifiuti ad alta attività sono utilizzate due differenti strategie : lo smaltimento entro rocce stabili e profonde oppure in bunker schermati in superficie.

3. SPRECO DI PUBBLICO DENARO
Tra lo "smantellamento accelerato" delle centrali nucleari dismesse, ma ancora agibili di Caorso e Trino Vercellese (7500 Mld delle vecchie lire in 20 anni), incentivi alle rinnovabili da CIP6 (29 Mld di Euro in 15 anni), invio in Francia del combustibile nucleare irraggiato per riprocessamento (250 milioni di Euro in 5 anni), costruzione dei 15 rigassificatori di LNG e infrastrutture connesse che propone Paolo Scaroni, AD all'ENI (60 Mld di Euro in 8 anni), gli "oneri di sistema" sulle bollette elettriche, già oggi di 1.6 Eurocent/kWh, rischiano di aumentare di oltre 7 volte. E le nostre bollette sono le più alte in tutta Europa. Non è il caso che l'Autorità per l'Energia, se non il Parlamento, intervengano?

4. INVIO IN FRANCIA DEL COMBUSTIBILE NUCLEARE PER RIPROCESSAMENTO
Le agenzie di stampa del 9 maggio 2007, riportano la seguente dichiarazione del Ministro allo Sviluppo Economico, On. Pierluigi Bersani :
"Con l'incontro avuto di recente con il Ministro francese Loos nel quale abbiamo perfezionato gli accordi di Lucca e con il contratto sottoscritto oggi da Sogin e Areva, migliorativo per noi delle precedenti condizioni - osserva il ministro - si chiude positivamente una fase delicata a proposito del riprocessamento del combustibile nucleare. Da oggi comincia una nuova fase di lavoro. Dobbiamo avere tutti la consapevolezza - scandisce - che, dopo anni di totale incuria, il problema "nucleare" è prima di tutto quello di darsi una credibile gestione dei suoi esiti. Nelle prossime settimane, insieme a Sogin, incontreró gli amministratori locali dei siti interessati dalle operazioni di trasferimento del combustibile nucleare irraggiato al fine di dare ogni possibile informazione sulla complessa e lunga fase di trasferimento. Certamente Sogin garantirà un rapporto costante con le realtà locali". Lo dichiara il Ministro allo Sviluppo economico, Pier Luigi Bersani, nel giorno in cui Sogin e la francese Areva hanno sottoscritto il contratto per il riprocessamento del combustibile irraggiato delle centrali di Caorso, Trino e Garigliano. Bersani annuncia poi che sempre nelle prossime settimane presenterà alle Regioni "una possibile road map per l'individuazione e la localizzazione di un deposito di superficie dei rifiuti nucleari che, è bene ricordarlo, non sono soltanto quelli riferibili ai materiali delle centrali, ma all'insieme dei rifiuti che produciamo nel settore civile".
Siamo nella follia più pura! Da un lato si dice che il contratto firmato è "migliorativo" del precedente - chissà cosa era il precedente, visto che questo comporta un costo 15 volte superiore rispetto al costo dello smaltimento a secco (dry disposal) -, dall'altro si dice che " nelle prossime settimane presenterà alle Regioni una possibile road map per l'individuazione e la localizzazione di un deposito di superficie dei rifiuti nucleari", ma allora visto che ha aspettato venti anni, non poteva pensare di sistemare il combustibile irraggiato nel deposito di superficie, anziché inviarlo in Francia? L'invio del combustibile in Francia è un grossolano errore da ogni punto di vista lo si guardi:
1. Il costo (1000 Euro/kg) è 15 volte superiore al costo dello smaltimento a secco (dry disposal).
2. Il volume delle scorie di ritorno è maggiore di quelle inviate.
3. A noi serviva quando si trattava di inviare la quota di plutonio di nostra spettanza al Superphoenix di Creys Malville, chiuso nel 1998.
4. La Germania ha disdetto il contratto di riprocessamento con la BNFL del Regno Unito.
5. Custodire e proteggere il plutonio di ritorno da eventuali attacchi terroristici, è assai più difficile e pericoloso che non conservare in Italia il combustibile irraggiato.
Tutto ciò succede quando si affidano decisioni importanti a degli incompetenti.
Paolo Fornaciari, già responsabile della Atività Nucleare dell'Enel (ATN,ogggi SOGIN).
Roma, 10 maggio 2007

5. RINNOVABILI : ENERGIE DEL FUTURO O DEL PASSATO ?
Romano Prodi, parlando lunedì 7 maggio a Unioncamere, ha ricordato come “il Consiglio Europeo dello scorso marzo ha approvato un Piano europeo per l’energia basato fondamentalmente sulle misure per il risparmio energetico e un più intenso utilizzo delle rinnovabili”. E il Governo non è rimasto con le mani in mano e “ ha già identificato e proposto misure sul risparmio energetico” e “quanto prima predisporrà un piano organico di sostegno a questo obiettivo, piano che diventi un punto di riferimento per coloro, centri di ricerca e imprese che oggi investono in questo settore…Da questo dipenderà l’equilibrio futuro della nostra economia più che per altri settori”. Ma quale equilibrio, ma quale risparmio! Con proposte del tipo “tenete il coperchio sulla pentola durante la cottura” oppure “non ricoprite i termosifoni”, non si va molto lontano e le energie rinnovabili sono le energie del passato, non del futuro!
Fin dai tempi più remoti, lo sviluppo e il progredire del genere umano sono stati accompagnati da un continuo aumento del fabbisogno energetico. L'uomo, per alleviare le proprie fatiche e per realizzare opere che non era in grado di costruire con le sole sue forze, ebbe bisogno fin dai primordi, di crescenti quantità di energia. Prima per nutrirsi e, scoperto il fuoco, per riscaldarsi; poi uscito dalle caverne, per costruirsi una dimora e, una volta stabilitosi, per cacciare e coltivare i campi. Vennero poi i lunghissimi tempi dell'età del bronzo e del ferro, dell'ansia di conoscere, del desiderio di spostarsi per terra, con l'uso dell'energia animale e per mare con la navigazione a remi, dell'impiego dell'energia del sole, del vento e del fluire delle acque, di quelle energie che oggi noi chiamiamo "rinnovabili".
Nel terzo millennio a.C. le avevano utilizzate Archimede con gli specchi ustori per incendiare la flotta romana che stava assediando la sua città, Siracusa e Annibale attraversando le Alpi con la poderosa energia degli elefanti in una lunga carovana del suo esercito, per sentieri impervi e spaventosi, sotto le tormente di neve. Un'impresa titanica anche ai giorni nostri.
Il mulino a vento compare in Europa durante il Medioevo e si diffonde nelle regioni ventose della Spagna della Francia dell'Inghilterra, e dia altri Paesi.
Oggi, il combinato effetto della crescita demografica e del desiderio di tutti i migliorare il proprio livello di vita, richiede un aumento del fabbisogno energetico mondiale del 100% entro la metà del secolo. Le nuove energie rinnovabili del vento e del sole, per il costo elevato e la loro intermittente natura, sono del tutto inadatte a risolvere il problema che ci sta di fronte. E a nulla sono valsi gli incentivi che i Governi succedutisi negli ultimi venti anni hanno generosamente dispiegato : 30 miliardi di euro per far crescere il contributo da zero del 1986 al 2.8% di oggi.
L'alternativa è dunque quella di mantenere il divario tra un Nord ricco e prospero ed un Sud in permanente via di sviluppo nel contesto di un nuovo "colonialismo energetico", oppure favorire la crescita del livello di benessere anche nei Paesi del Terzo Mondo, lasciando ad essi significative quote delle fonti energetiche di più facile utilizzo per loro, come suggeriva l’allora Presidente francese Mitterand al Congresso Mondiale dell'Energia (WEC) di Cannes nel 1986. Bisogna però essere coscienti che la prima alternativa comporta rischi di guerre, conflitti, sabotaggi e migrazioni epocali, mentre la seconda richiede un maggior impegno dei Paesi industrializzati nelle tecnologie più sofisticate. Ne fanno fede i numerosi conflitti e guerre occorse in questi ultimi 40 anni nell'area Medio-Orientale, che detiene i 2/3 delle riserve mondiali di petrolio. Il problema che si presenta all’umanità alla vigilia del terzo millennio, non è solo “una sfida economica, energetica o ecologica”, ma soprattutto è una sfida etica: si tratta di fornire a tutti e non solo a pochi, l’energia necessaria a garantire uno sviluppo dignitoso, sostenibile e solidale nel rispetto dell’ambiente. Si tratta soprattutto di ridurre le intollerabili differenze che ancora oggi permangono nel livello di vita tra i Paesi ricchi del Nord e quelli poveri del Sud del pianeta. Unica soluzione per fare tutto ciò rispettando l’ambiente è di aumentare drammaticamente la penetrazione dell’energia elettrica sul consumo di energia totale e generare tale energia con il nucleare. Gli stessi impianti possono essere usati anche per dissalare l’acqua del mare per usi agricoli o potabili e per produrre idrogeno nelle ore notturne. Ma che dice Romano Prodi del nucleare ? Dopo aver ribadito che al primo posto ci saranno tutte le misure necessarie per assicurare la ripresa economica del Paese, il Presidente del Consiglio ha aggiunto che sul versante energetico «non c'è una misura che risolve tutti i problemi, ma ci sono tante misure : tra queste, ha indicato, l'eolico, il solare, il ripensamento delle politiche dei trasporti, ma soprattutto l'industria del risparmio. Prodi ha quindi chiuso al nucleare, «almeno per i prossimi venti anni, fino a che non ci saranno garanzie sulla sicurezza».
Ben diverso era il suo pensiero quando nel 1986 mi invitò sulle colline bolognesi a parlare del disastro di Chernobyl e ancor di più l'anno seguente nel Suo brillante e applaudito intervento alla Conferenza Nazionale sull'Energia di Roma : “ Il contesto internazionale in cui oggi si discute è quello di un mondo industrializzato che non abbandonerà il nucleare e di un mondo in via di sviluppo che dovrà poter dipendere da petrolio e gas naturale a prezzi non resi irragionevoli da tensioni di domanda. Un eventuale blocco della costruzione di centrali nucleari colpisce non solo l'industria del settore, ma tutta l'industria italiana, che continuerà a scontare un maggior costo dell'energia rispetto ai Paesi concorrenti. Ogni fonte ha i suoi problemi, sia in condizioni di esercizio normale sia in caso di incidente. La soluzione qui non sta certo nello stimolare l'una o l'altra paura, ma nel mobilitare le aspirazioni a una migliore qualità della vita per incrementare le nostre capacità di utilizzare al meglio le diverse risorse disponibili». Oggi, per compiacere Pecoraro Scanio, Realacci o Bertinotti, rinnega le sue profonde convinzioni. Non è un buon segnale per nessuno, specialmente per un politico : la politica e quella energetica in particolare richiedono coraggio e lungimiranza di visione e la capacità di aggregare il consenso su obiettivi definiti nell'interesse generale, non di cambiare parere pur di mantenere il potere.
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MessaggioTitolo: avviso a Fornaciari e a tutti i forumisti   Dom Mag 13 2007, 02:23

Al di là della discutibilità delle tue tesi, particolarmente sulla questione nucleare, invitiamo te e con l'occasione tutti a non postare articoli lunghi, ma segnalare il collegamento (link).

Nell'occasione sono stati accorpati due tuoi scritti.
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