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 Dopo il referendum in Grecia

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alekos18

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MessaggioTitolo: Dopo il referendum in Grecia   Lun Lug 06 2015, 06:00

Una soddisfazione indicibile, una gioia immensa: le intimidazioni, le minacce, il terrorismo (per ora solo) politico/finanziario euroatlantico non hanno pagato e piegato la maggioranza del popolo greco. Una grande vittoria in una guerra che, però, non è finita. Non abbiamo visto con favore la via del referendum (“Ci auguriamo che l'indizione sia un'operazione politica che punta a vincere, frutto di una lettura attenta della tendenza maggioritaria del Paese, e non un atto avventuristico, un salto nel buio con parvenza democratica”, 29 giugno) perché troppo alta la posta in gioco. Non per il contenuto in sé del referendum, su un documento nemmeno più sul tavolo negoziale, ma per la valenza politica che di fatto lo ha connotato. Ora tiriamo un sospiro di sollievo, perché non c'è tempo da perdere (una vittoria del SI avrebbe significato questo, perdere tempo, con uno scenario ed un'eredità peggiori).

La netta vittoria del NO ai diktat da macelleria sociale della Troika è ormai consegnato alla Storia come un fondamentale passaggio per la liberazione del Paese, un prezioso patrimonio politico che il governo greco è chiamato a non disperdere e vanificare con eventuali proposte di migliorie entro un inalterato quadro austeritario di umiliante subordinazione economica e politica del Paese. Del resto è bene non farsi illusioni: da alcune ore, per l'euroatlantismo, l'obiettivo all'ordine del giorno è il rovesciamento dell'attuale governo greco da raggiungere o concedendo qualcosa e logorandolo socialmente e politicamente sulla breve/media durata oppure, con il non avvio o la rottura a breve delle “negoziazioni”, con modalità eversive più drastiche a tutto campo (stile Ucraina, ad esempio, mutando –non nella sostanza– quel che ci sia da mutare).
In Grecia il difficile, in tal senso, comincia adesso. Ma “difficile” non vuol dire affatto, scontatamente, “sconfitta finale”. Intelligenza politica e relazioni internazionali più strette con Paesi non Allineati al sistema atlantico sono la chiave di volta sulla via della sovranità e dell'indipendenza nazionali e quindi in vista di ben diversi assetti di società e modalità di produzione.
(prima parte – seguirà una lettura interna, italiana, di quest'esito referendario)
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alekos18

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MessaggioTitolo: Re: Dopo il referendum in Grecia   Mar Lug 07 2015, 16:35

(Qui la prima parte: http://indipendenza.lightbb.com/t1362-referendum-in-grecia-il-no-alla-troika)

La netta vittoria del NO ai diktat da macelleria sociale della Troika è anche un formidabile messaggio politico che arriva in tutti i Paesi del continente europeo sotto il giogo dell'euroatlantismo e che già sta producendo effetti diretti ed indiretti. Intanto dà più forza a chi intenda perseguire certe prospettive strategiche di sganciamento e di liberazione dall'euroatlantismo. Si può dire NO, si può alzare la testa e si può aspirare ad un diverso futuro, più dignitoso e degno di essere vissuto. Democrazia è quindi sovranità, ed è anche in-dipendenza, come rifiuto della dipendenza, della subalternità, della sottomissione. Ecco perché l'esempio greco è intollerabile per la Troika ed ecco perché il governo che l'ha reso possibile dev'essere spazzato via ed il suo popolo punito. Per la Troika la Grecia è da alcune ore il cattivo esempio al quale infliggere una punizione esemplare. Ecco perché i margini di negoziazione per una soluzione effettiva, a nostro avviso, fondamentalmente non ci sono.
Il messaggio politico che arriva dalle urne greche ha anche, ai nostri occhi, degli effetti che interessano ad esempio l'Italia.

Prima, però, una premessa che ci riguarda, per chiarezza. L'impianto politico/progettuale di Indipendenza non è quello di Syriza. Siamo (stati) critici nei confronti di alcuni passaggi dell'esperienza di governo e perplessi della sua scelta referendaria (non tanto per la scelta in sé quanto per la sensazione che vi si fosse arrivati senza la certezza di vincere e senza una vera consapevolezza su come gestirne la campagna).
Seguiamo Syriza da non molto tempo prima delle elezioni del 2012, analizzandone la storia, l'evoluzione, le dinamiche interne tra le diverse tante anime (per quanto possibile vista la complessità), la piattaforma politica che maturava in vista delle elezioni politiche del 2012 (duplice ricorso alle urne, a maggio e a giugno, per l'impossibilità, dopo la prima tornata elettorale, di formare un esecutivo) e poi quei suoi 40 punti.
Abbiamo continuato a seguire perché avvertivamo che la sfida politica di Syriza, fermata allora dalla prima formazione politica (Nuova Democrazia) per uno scarto di poco più di 170.551 voti, la candidava alla vittoria alle successive elezioni, a meno di un suo non prevedibile sfaldamento interno e che poi, infatti, non c'è stato.

Questo nostro convincimento –ed interesse– era dato dal combinato di elementi che qui sinteticamente richiamiamo: a) campagna elettorale all'insegna di concetti chiave quali “dialogo” e “negoziazione” con la Troika; b) un impianto generale che non pone affatto la fuoriuscita dalla UE e dall'euro; c) un programma elettorale che di fatto, per la sua realizzazione, porta inevitabilmente fuori dalla UE e dall'euro, perché ne scardina le fondamenta, e sul quale la Troika mai avrebbe potuto né dialogare né negoziare, pena il suo suicidio politico. Non a caso il titolo di quell'articolo era “Grecia/ La sovranità di Syriza”.
Con la vittoria elettorale del 25 gennaio 2015 si è aperta una fase da “teatro dell'assurdo” ad investire Troika e governo greco: sul piano superficiale delle dichiarazioni si dice una cosa, poi un'altra, poi le si rovescia, si sono siglati accordi dove si potevano leggere cose contrastanti; sul piano sostanziale (atti del governo greco e contenuto degli accordi) procedeva di scorrimento un'altra storia che, ai nostri occhi, rendeva ineluttabile l'esito che poi ha portato al referendum, esso stesso da “teatro dell'assurdo” (vertendo su un programma della Troika poi non più riconosciuto dalla stessa), ma significativo per la valenza politica, a trascendere l' “assurdità” di cui sopra. In altri termini vedevamo maturare uno scenario sovranista, con un'interessante, quantunque moderatamente significativa (nel contesto dato), qualità sociale delle rivendicazioni non negoziabili.
Tutta questa fase ci è parsa ancor più di di estremo interesse, perché corredata da pretese, ultimatum, ricatti, intimidazioni, minacce, fino al terrorismo finanziario (dopo l'indizione del referendum) contro il governo ed il popolo greco a rendere plateale e palese a tutti –l'abbiamo scritto– la miserabilità e la vuotezza morale e politica del progetto atlantico europeo; 2) il disprezzo verso il responso delle urne; 3) l'impossibilità di cambiare l'Unione Europea dall'interno.
L'idea di un'altra Europa che maturi, riformandola, dentro l'Unione Europea esistente si è infranta da tempo (l'impossibilità è strutturale dall'origine…) e questi cinque mesi e mezzo circa dall'ascesa al governo (il 25 gennaio) di Syriza hanno avuto il merito di evidenziare molto chiaramente tutto questo. Stante questo contesto ci è parso quindi politicamente inopportuno e non utile far emergere pubblicamente certe nostre perplessità sull'operato di Syriza, perché ci apparivano secondarie rispetto al ben più interessante quadro generale che stava maturando ed anche perché, al netto di aggiustamenti (ai nostri occhi) possibili, potevano rientrare in (anche fortemente discutibili) uscite tattiche.
Paradossalmente ci ha più preoccupato l'indizione del referendum per le ragioni su indicate.

Fatta questa premessa, entriamo nel merito degli effetti in Italia del messaggio politico che arriva dalle urne greche: da un lato contraddizioni/ambiguità di talune forze che si sono ispirate a Syriza e/o plaudito al suo successo referendario e dall'altro rigidità dogmatiche, pregiudizi politici, incapacità patenti di analisi e di tattica politica che ha investito forze di certa altra sinistra e di certo sovranismo.
C'è una parte della sinistra (largamente intesa), che si è ispirata a suo tempo a Tsipras/Syriza o l'ha riscoperto nelle ultime ore, che dev'essere incalzata e le sue contraddizioni/ambiguità fatte esplodere sul perché in Italia non recepiscano quell'impianto sovranista che incastona e può rendere attuabile quel programma economico-sociale di fase di Tsipras/Syriza. C'è poi il M5S, che ha tanto plaudito anche al merito della prospettiva politica determinatasi con l'azione di governo di Syriza e che dev'essere incalzato pure in relazione a questo, ad una chiarezza di indirizzo sul tema del combinato UE-euro e quindi su una necessaria (e comunque insufficiente…) lotta per la sovranità politica a tutto campo. Vi è infine certo sovranismo che ha costruito e denigrato Tsipras/Syriza poco informandosi o, in certi casi, facendolo ma costruendo poi strane interpretazioni, piegando frasi e passaggi di anche discutibile tattica di questo o di quel dirigente entro ipotesi strampalate e demonologiche, insultando e denigrando, salvo poi, non pochi, scoprirsi dopo l'esito del referendum dei novelli “je suis Tsipras”. Lo si è fatto per miseri interessi di piccolo cabotaggio della propria organizzazione e/o anche per certo livore pregiudiziale con ciò che è 'altro 'da sé o anche 'di sinistra', una 'sinistra' purchessia, senza distinzioni. Quanti poi, compresi irriducibili cultori demonologici, hanno poi espresso stupore, meraviglia, per l'evolversi delle cose, salvo –alcuni, però– quadrare il cerchio sostenendo che Tsipras/Syriza è arrivata dove arrivata non perché lo volesse, ma per effetto degli eventi e delle reazioni altrui. Insomma, senza ritegno e contegno del ridicolo…
Questo (variegato) sovranismo dev'essere incalzato politicamente in termini di contenuto e di serietà (quanto meno sul piano dell'analisi e della presa in considerazione, condivisibile o meno, della tattica), perché sovente manchevole e recidivo in tal senso e connotato da superficialismo e rigidità dogmatiche. E soprattutto, poi, perché effettivamente non è bene essere per un qualunque sovranismo.
È un messaggio, quello che arriva dalle urne greche, che ha –non volendolo– dei salutari effetti a svelare opportunismi e superficialità, e che indirettamente suggerisce riflessioni interne a certe organizzazioni, ai singoli ed anche pubbliche, di confronto.
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alekos18

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MessaggioTitolo: Re: Dopo il referendum in Grecia   Mer Lug 08 2015, 04:18

Obama sta esercitando pressioni molto forti perché sia scongiurata l'ipotesi “Grexit”. Destinataria delle sue maggiori preoccupazioni è, in tal senso, la Germania più che Tsipras/Syriza, che pur non rendendo tranquilla l'amministrazione statunitense non è, in questa attuale contingenza, il suo principale problema.
La Casa Bianca teme, non senza ragioni, conseguenze non scontatamente controllabili per gli interessi USA a partire dall'atteggiamento della Germania.
Due le sue principali preoccupazioni.

In primo luogo, nella sua creatura UE, se perdesse la Grecia, si aprirebbe una 'crepa' in cui potrebbero inserirsi gli interessi russi. Per Mosca, che pure sta mantenendo un profilo attivo ma basso, la situazione è interessante per rispondere all'interventismo golpista e bellicista di Washington a Kiev, operazione portata avanti per ri-erigere un muro, una nuova cortina di ferro ai confini occidentali della Russia, minando o comunque fortemente indebolendo le relazioni tra questa ed i Paesi europei (in primis la Germania). Con un'Ucraina sull'orlo della bancarotta ed una situazione interna lì lacerata anche dai contrasti tra le corrotte fazioni oligarchiche filo-atlantiche, la Grecia rischia di diventare un'altra tegola, tanto più che Syriza ha tra le sue rivendicazioni anche la fuoriuscita dalla NATO.

In secondo luogo la crisi greca nella UE potrebbe alimentare in altri Paesi spinte centrifughe nutrite in tutti questi anni dalle prescrizioni austeritarie della Troika. La disunità della UE potrebbe mettere a rischio per Washington –questa la seconda ragione per scongiurare una “Grexit”– firma e varo del suo agognato Trattato Transatlantico (TTIP).

In questo contesto il rapporto sfornato dal Fondo Monetario Internazionale (FMI) il 2 luglio sull'insostenibilità greca del debito suona tanto da ciambella di salvataggio per Atene ad 'invogliarla' a restare o, per meglio dire, ad essere 'mantenuta' nell'euro-UE: 50 miliardi di euro di “aiuti” supplementari per i prossimi tre anni e riduzione sostanziale del debito. Ovviamente niente di 'liberatorio' dalla gabbia euroatlantica, ma la scommessa intanto è nell'ammorbidimento di Syriza, che poi verrebbe cucinata a fuoco lento per togliere di mezzo un esecutivo comunque scomodo. Per Washington Syriza rimane inaffidabile e tempo per rovesciarla c'è.
Comunque 'curiosa' questa disponibilità di un'istituzione finanziaria come il FMI ad 'adeguarsi' ai desiderata geopolitici della Casa Bianca: ancora una volta la finanza internazionale, quando la geopolitica imperiale dispone, mostra di sapersi mettere in scia...

Il timore di Washington di un avvicinamento della Grecia alla Russia non è affatto detto che debba essere condiviso anche da Berlino. Anzi, il rigorismo economico/finanziario tedesco potrebbe geopoliticamente vedere di buon occhio una “Grexit” che determinasse un avvicinamento di Atene a Mosca perché indebolirebbe la posizione statunitense in Europa e potrebbe preparare il terreno ad una ripresa delle relazioni con la Russia.
Molto si gioca in queste ore.

Intanto, all'Eurosummit di ieri, la Merkel ha dato cinque giorni di tempo al governo greco per presentare un nuovo piano per non andare in default e uscire dall’eurozona. La cosa 'curiosa' è che la cancelliera tedesca, domenica 12 luglio, al nuovo vertice sulla Grecia vuole tutti i 28 Stati membri dell'Unione Europea, non solo quindi i Paesi dell’eurozona. Significative le parole del presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk: “Non ho mai parlato di scadenze ma oggi dico che abbiamo solo cinque giorni per trovare l’accordo finale, tutti hanno responsabilità di trovare una soluzione”, altrimenti le conseguenze comprendono “il fallimento della Grecia e delle sue banche”. “Se il negoziato dovesse concludersi con un nulla di fatto non sarà doloroso solo per il popolo greco ma ci saranno conseguenze per l’Europa anche dal punto di vista geopolitico: chi pensa non sia così è un ingenuo. La situazione è molto critica, non possiamo escludere scenari cupi, nessun accordo domenica significa conseguenze per tutti perciò domenica dobbiamo discutere a 28, non solo eurozona”. Gli ha fatto eco il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker: “Domenica ci sarà la decisione finale e non posso escludere nessuna ipotesi”.
Niente male per la “piccola e insignificante Grecia”, come taluno l'ha sprezzantemente definita. Ma la partita resta aperta.

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MessaggioTitolo: Re: Dopo il referendum in Grecia   Gio Lug 09 2015, 18:25

Spezzeremo le reni alla Grecia!”, disse un tale. A tanti decenni di distanza, al netto delle diversità, le cose di fatto si ripetono. C'è da sperare che si ripeta anche l'epilogo (intanto di fase). Come allora, insomma: chi andò per spezzare finì spezzato.
Come è pensabile sperarlo per l'oggi, in epoca di di cosiddetta (molto impropriamente) globalizzazione, in quella che è la principale 'dependance' strategica USA, cioè l'Unione Europea? Vediamo.

Grazie alla "piccola Grecia" lo scenario a breve ci pare duplice: accoglienza delle proposte di Atene oppure Grexit. Da qui non si scappa: o si accetta la proposta greca (moratoria del debito, taglio dello stesso e nuovo prestito finalizzato alla politica economica non austeritaria che Atene intende perseguire e che, pur con posizioni misurate, va in controtendenza con il neoliberismo euroatlantico), o la si respinge. Altro non ci sembra che sia possibile.
Entro stasera la Troika attende il documento greco per studiarlo prima dell'assise di domenica che vedrà presenti tutti i Paesi della UE, non solo dell'eurozona, come da richiesta tedesca. Il punto, però, è che la questione non è finanziaria, ma politica. Le proposte greche andranno lette con la lente politica prima che con quella contabile. E a meno di un suo suicidio politico, l'indirizzo è già noto, è quello che dal 2012 ha portato Syriza al governo e poi a scuotere, come mai accaduto prima, l'impalcatura dell'Unione Europea e di conseguenza anche gli interessi strategici statunitensi in questa parte di mondo.

A meno di un suicidio politico del governo greco, quindi, la palla è nel campo euroatlantico, e più specificamente alla confliggenza in corso tra Germania e USA.
Se la Grecia resta alle condizioni poste da Syriza, si crea un precedente di portata enorme inaccettabile per la Germania e per quei Paesi legati all'area tedesca. Una fibrillazione che in ultima istanza non è accettabile nemmeno per gli Stati Uniti. Diciamo che 'da subito' non lo è per la Germania, e a medio termine non lo è per gli USA.
Cacciare la Grecia, confidando nella sua implosione, potrebbe riservare sorprese anche per ragioni di relazioni/alleanze geopolitiche (con la Russia, ad esempio), scenario assolutamente inaccettabile per gli Stati Uniti (e non del tutto sgradito in Germania, che non ha interesse alla cortina di ferro che Washington sta erigendo ai confini occidentali della Russia). Non a caso Washington in queste ore è in febbrile attività per scongiurare la Grexit.

Il punto è: come trovare la mediazione con la Germania, sapendo che in prospettiva –interesse comune– è il rovesciamento dell'attuale governo greco? Forse in una soluzione di compromesso che sposti di poco nel tempo una sistemazione dei conti finanziari. Una soluzione di compromesso per guadagnare tempo e fare 'conti' d'altro tipo con il governo, liquidando dall'interno l'attuale esperienza di governo.
Le prossime ore daranno indicazioni più chiare in tal senso.
Intanto, “grazie Grecia” assolutamente sì. Ma è bene darsi da fare anche qui da noi, in Italia.
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MessaggioTitolo: Re: Dopo il referendum in Grecia   Lun Lug 13 2015, 00:53

Il documento dell'eurogruppo, con la Germania in testa, sforna un elenco di umilianti e coloniali diktat che in sostanza pongono questa alternativa: capitolazione della Grecia, spoliazione dei suoi beni, cancellazione dei diritti e della dignità sociale di un popolo oppure cacciata "temporanea", Grexit.
Quale che sia la risposta del governo greco (noi auspichiamo da sempre una rottura con la UE, i suoi Trattati e la sua moneta) c'è da ringraziare Syriza per due motivi: 1) aver svelato il volto miserabile, arrogante e predatorio dell'Unione Europea atlantica contro i popoli del continente europeo che dice di rappresentare; 2) aver svelato l'impossibilità di cambiare l'Unione Europea dall'interno.

Il documento, che ha la sua cabina di elaborazione e regìa a Berlino, contiene tre messaggi di portata enorme: 1) annichilimento della Grecia, punizione collettiva di un popolo e rovesciamento di un governo che, con i suoi limiti, volendo rappresentare bisogni e rivendicazioni del suo popolo, ha osato mettere in discussione le direttive vessatorie predatorie euroatlantiche della Troika e ha chiesto modifiche a condizioni collettive inaccettabili di vita; 2) minaccioso avvertimento agli altri popoli del continente europeo, particolarmente ai prossimi cui è programmata un'intensificazione delle politiche ironicamente dette "austeritarie", cioè Francia e Italia; 3) aperta sfida agli Stati Uniti. Berlino risponde a Washington che da tempo, ma in modo evidente nelle ultime ore è intervenuto per tenere unita la sua creatura politica, l'Unione Europea, e l'ha fatto in diverse cancellerie, Atene inclusa.

Dopo la vittoria del NO al referendum di domenica, con il rifiuto al programma austeritario della Troika che per sua stessa ammissione avrebbe rafforzato la proposta negoziale del governo greco, Tsipras sfornava un documento peggiorativo di quello respinto al referendum e che lui stesso, come Syriza del resto, aveva invitato a respingere.
A nostro avviso la sterzata d'indirizzo è venuta per pressione decisa di Washington che si è avvalso anche della sua referenza principale continentale -in questa fase- nella UE, Parigi, indotta per ragioni di interesse 'proprio' a sostenere la posizione statunitense. In tal senso, al bastone austeritario di diversi provvedimenti contenuti nella proposta greca, che ha avuto in modo evidente 'forti' suggeritori, c'era la carota del sostegno finanziario, dello scadenzamento del debito e dell'intervento diretto del FMI con numeri e condizioni che potevano allettare Atene (un'operazione, a nostro avviso, che incorporava un cavallo di Troia a tempo, cioè il logoramento e successivo rovesciamento del governo, sgradito comunque agli interessi anche degli Stati Uniti).
Oggi la Germania ha sfornato un documento che non può essere accettato nemmeno per chi volesse vendersi politicamente e per questo prevedibilmente sarà respinto. Un documento che s'inscrive quindi, in modo evidente, nello scontro tra Stati Uniti e Germania in termini e modi che, per intensità e posta in gioco, non ha precedenti nelle situazioni di confliggenza che pure in questi ultimi anni non sono mancate, particolarmente in politica estera. L'aver assunto questa posizione sarà foriero di conseguenze a tutto campo che interesseranno anche l'Italia.

Intanto auspichiamo che la Grexit che finalmente Atene dovrà -dovrebbe- come minimo far propria, non si limiti alla sola fuoriuscita dall'euro. Una fuoriuscita temporanea, infatti, significherebbe un rientro dalla finestra delle politiche austeritarie per poter essere riammessi nell'euro. Ergo, è bene prendere con decisione la strada della rescissione dai Trattati, della riconquista della sovranità a tutto campo e di un riposizionamento della propria collocazione e delle proprie relazioni internazionali.
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MessaggioTitolo: Re: Dopo il referendum in Grecia   Mar Lug 14 2015, 18:03

Nel capitolato dei diktat dell'Eurogruppo ad Atene, ci sono 'perle' da evidenziare oltre quelle note (abolizione delle baby pensioni, riforma dell'Iva, fondo dove far confluire asset statali che saranno 'monetizzati' per ricapitalizzare le banche, abbattere il debito e, con gli avanzi, investire) che devono far riflettere sulla pervasività coloniale e su come la Troika euroatlantica procede alla spoliazione della sovranità di un popolo con interventi a tutto campo in ambiti che ai più sfuggono:
- indipendenza dell'ufficio di statistica
- creazione del 'Fiscal Council' previsto dal Fiscal Compact per controllare i bilanci
- adozione del Codice di procedura Civile e la direttiva di risoluzione delle banche (BRRD) che vieta l'intervento degli Stati nelle banche
- misure più dure sul mercato del lavoro come l'introduzione dei licenziamenti collettivi e l'abolizione della contrattazione collettiva (“in linea con la rilevante direttiva UE” dice il documento dell'Eurogruppo)
- depoliticizzazione della Pubblica Amministrazione, ovvero cacciata dei membri di Syriza che ora la occupano
- compensazione altrimenti abolizione delle riforme attuate dal Governo in questi mesi, ad eccezione di quelle umanitarie.
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MessaggioTitolo: Re: Dopo il referendum in Grecia   Gio Lug 16 2015, 13:58

Tsipras non ha tradito, ha capitolato. A voler essere descrittivi e non personalistici, ha capitolato un'ipotesi politica, un progetto di riformabilità della UE dall'interno. È questo il messaggio politico che viene da Atene e che travalica i confini della Grecia. Chi altrove volesse percorrere la stessa strada, da oggi è privo di argomenti e su questo andrà incalzato e contrastato. Il programma di Syriza (non del solo Tsipras) si è incentrato non sullo sganciamento e su un percorso di liberazione dall'impianto euroatlantico della UE, ma sulla critica alle direttive austeritarie di questa e sul convincimento che impianto e direttive fossero modificabili.

Dal 2012 ad oggi la crescita del consenso di Syriza è avvenuta su tali basi. Da allora Indipendenza ha visto con estremo interesse il percorso politico di questa formazione politica di sinistra perché il suo programma moderatamente sociale con punte al suo interno avanzate si sarebbe rivelato incompatibile con l'impianto immodificabile dei Trattati e delle connesse politiche impositive. Questa incompatibilità avrebbe portato all'esplosione delle contraddizioni, allo svuotamento delle illusioni di certo alter-europeismo sociale, alla radicalizzazione nelle società (non solo greca, quindi) di strati più ampi di popolazione intossicata, come tutte le altre nella UE, da decenni di propaganda europeista.
L'alternativa si sarebbe giocata su due scenari ben distinti e antitetici, entrambi comprensivi di durezze e sacrifici, ma con prospettive differenti: liberazione dalla gabbia euroatlantica o capitolazione.

Chi accusa Tsipras di essere un traditore dimentica la natura della proposta politica di Syriza, riduce la politica ad invettiva, si lascia andare a (qui comprensibili) uscite umorali. Mostra in tal modo di non saper leggere politicamente lo stato delle cose e, fuorviando il perché politico di questa capitolazione, concorre a non far maturare la piena consapevolezza di quanto è nell'evidenza di certo indirizzo politico e di certi esiti. Se infatti Tsipras è un traditore, altri potrebbero non esserlo, e allora di nuovo a farfugliare e cercare consensi su fantasmagorici cambiamenti delle politiche austeritarie per via negoziale e altro blaterando.

Quanto alla Grecia. Il programma austeritario è inapplicabile ed insostenibile, sposta di poco nel tempo la rimozione delle ultime illusioni europeiste, farà maturare ulteriori strati di popolazione radicalizzandole nella lotta di liberazione. Che sia Syriza su ben altre basi dalle attuali o altra forza indipendentista che, dalla riconquista a tutto campo della sovranità, punti a spezzare le catene della dipendenza è cosa che non è possibile oggi dire. Nulla è pregiudicato in Grecia ed il grado di radicalizzazione sociale si nutrirà nel breve periodo di ulteriori riscontri. La Grecia vive nella lotta per la sovranità, l'indipendenza e la liberazione dall'euroatlantismo anche qui in Italia. Perché dire Grecia significa dire anche Italia.
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