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 Syriza al governo

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alekos18

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MessaggioTitolo: Syriza al governo   Mer Gen 28 2015, 21:36

Su Syriza al governo è ancora presto per dire, pregresse (e attuali) posizioni contraddittorie a parte. Non è sensato però, in questa fase, vedere in Syriza dei traditori lestofanti in combutta con la Troika euroatlantica o in subordine dei loro strumenti (in)consapevoli, e nemmeno d’altro canto gli alfieri della sovranità, dell’indipendenza, della liberazione greca.
Certo è che si è determinata una prospettiva, o quantomeno una discontinuità, interessante rispetto al passato; già a partire dai prossimi giorni, dalle prossime settimane, saranno più chiari l’indirizzo ed i risvolti –forse non solo greci– di tutto ciò, in un senso o nell’altro.

Intanto, dalla cronaca leggiamo che, nel primo consiglio dei ministri del governo di Alexis Tsipras, sono state delineate le prime misure da attuare: blocco della cessione del 67% del Pireo (il porto di Atene), reintegro dei dipendenti pubblici dopo licenziamento "incostituzionale", blocco immediato del piano di privatizzazione sia del 30% della compagnia elettrica Public Power Company, la più grande compagnia di Stato del Paese, di cui lo Stato ellenico controlla una quota di maggioranza, sia della compagnia di distribuzione dell’energia elettrica (Admie), ripristino del salario minimo interprofessionale (dai 586 attuali ai 751 euro netti), tredicesima mensilità per le pensioni più basse, elettricità gratuita per 300mila poveri cui era stata tagliata.
In epoca di iperliberismo euroatlantico, sembrano atti rivoluzionari. In sé non lo sono affatto, ma in quest’epoca –ed è il segno dei tempi– assolutamente sì. Il che non significa che tanto debba bastare.
Poi leggiamo dello stop greco alla cooperazione militare con Israele. Sulla “crisi” ucraina –rispetto al comunicato congiunto dell’Unione Europea nel quale si prospettano "nuove misure restrittive" contro la Russia– Atene replica che è stato "emesso senza la prevista procedura per ottenere il consenso dagli Stati, ed in particolare senza assicurarsi del consenso della Grecia” e che “in questo contesto, Atene non è d'accordo con la dichiarazione”.

Sono atti che sembrano riecheggiare una riaffermazione di sovranità e di indipendenza dello Stato, qualificandone socialmente l’indirizzo di governo. Ciò nonostante è ancora presto per dire. Certo è che si tratta di un abc estremamente di base che in Italia poco o nulla si sente. Anche tra chi, a sinistra, ha gioito per l’esito del voto e plaudito a questi primi orientamenti di governo.
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MessaggioTitolo: Re: Syriza al governo   Sab Gen 31 2015, 01:32

Dopo le prime dichiarazioni e i primi atti del governo Tsipras, si sta alzando il livello delle minacce euroatlantiche alla Grecia. Le ultime vengono da Martin Schulz, presidente del Parlamento UE.

In una dichiarazione di poche ore fa al settimanale Der Spiegel ha detto che non rispettando le condizioni trattate con la troika Tsipras "mette il suo Paese in pericolo” e che “gli elettori greci devono essere realistici. Le promesse elettorali vengono mantenute raramente e non ci sono elefanti rosa che sanno suonare la tromba".
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MessaggioTitolo: Re: Syriza al governo   Dom Feb 08 2015, 01:23

Gli ultimatum, i ricatti, le minacce che esponenti delle istituzioni europee e di talune cancellerie 'europee' stanno riversando sul governo greco, chiudendo la porta ad ogni sua proposta negoziale, denotano almeno tre cose: 1) la miserabilità e la vuotezza morale e politica del progetto atlantico europeo; 2) il disprezzo verso il responso delle urne; 3) l'impossibilità di cambiare l'Unione Europea dall'interno.
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MessaggioTitolo: Re: Syriza al governo   Sab Feb 21 2015, 23:00

Accordo Eurogruppo-Grecia: capitolazione o che?

L'accordo ieri tra Eurogruppo e Grecia viene visto da molti come la capitolazione ufficiale della Grecia. Vedremo. Ci sono molti aspetti che ci danno da pensare, e non nei termini pessimistici che sentiamo.
Le cose da dire, per inquadrare la questione anche nel necessario contesto geopolitico, sono molte ed indubbiamente la situazione di scontro tra Atene e la Troika (ridenominata «istituzioni») resta molto delicata. Le pressioni telefoniche di Washington su Atene alla vigilia dell'incontro si inscrivono in questo contesto e sono significative dell'interesse USA per la (sua) UE. Allo stato, comunque, i rapporti di forza sono assolutamente impari, a meno che non intervengano fatti anche 'esterni', geopolitici.
«Gli studi più autorevoli, più seri, che sono stati fatti riguardo ad eventuali opzioni di uscita della Grecia dall'euro segnalano che la Grecia avrebbe comunque un problema: quello dei finanziamenti esteri. Ecco, il problema è capire chi è che sarebbe disposto a finanziare la Grecia dall'estero nell'arco della transizione, eventualmente la Grecia decidesse di uscire. La Russia si è fatta avanti, ma lei capisce ovviamente [rivolto al conduttore, ndr] che qui si pongono dei problemi che vanno al di la dell'analisi economica di noi poveri studiosi dell'economia, qui si pongono dei problemi che si presentano in termini geopolitici» (Emiliano Brancaccio, Sky TG24 Economia, 19 febbraio 2015).

Intanto, in attesa di valutare i provvedimenti di riforma che il governo greco emanerà lunedì, come previsto ieri nell'intesa, leggiamo qua e là cose che stridono con un atteggiamento di sottomissione o capitolazione.
Leggiamo di minacce di veto che Atene opporrebbe all'Accordo transatlantico per il commercio e gli investimenti (TTIP) che è un obiettivo strategico di Washington.
Leggiamo delle leggi che il parlamento greco si appresta ad approvare contro gli sfratti e per l'innalzamento del salario minimo nel settore privato (Varoufakis, ministro greco delle finanze, ha detto che riguarda il settore privato e che non ha nessun impatto fiscale), per non parlare della riassunzione di migliaia di licenziati dal settore pubblico. .
Leggiamo che il primo ministro Alexis Tsipras «ha preso di mira le licenze dei canali televisivi privati praticamente oggi concesse gratuitamente, i prestiti bancari concessi solo ai soliti noti. Tsipras ha detto che d'ora in avanti il governo eserciterà il diritto di voto in caso di partecipazioni di maggioranza in banche private, si andrà a verificare la correttezza di alcune privatizzazioni e si faranno verifiche fiscali aggressive sui conti bancari off-shore» (http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2015-02-18/syriza-dichiara-guerra-oligarchi-113829.shtml?uuid=ABPTthwC).
Che sia il modo greco di leggere la lotta alla corruzione e all'evasione fiscale di cui si è parlato con l'Eurogruppo venerdì? Vien da chiedersi se, al di là della sbandierata intesa raggiunta che entrambe le parti salutano positivamente, ci sia intesa anche sul senso delle cose concordate. Anche perché, proprio poche ore fa, sull'accordo di finanziamento raggiunto, Tsipras ha affermato che sono stati cancellati gli impegni sull’austerità dei precedenti governi verso i creditori internazionali del Paese («abbiamo fatto un passo decisivo, lasciando l’austerità, i piani di salvataggio e la troika. In questo modo abbiamo raggiunto il nostro principale obiettivo. Abbiamo vinto una battaglia, non la guerra. Le difficoltà, le vere difficoltà ... Sono davanti a noi») e poco prima Yanis Varoufakis, parlando alla stampa a Bruxelles, ad accordo siglato, affermava: «Non abbiamo firmato nessun Memorandum, è l'inizio di una fase senza questo, saremo co-autori della nostra lista di riforme, non seguiremo più uno script datoci da agenzie esterne, bisogna avere veramente la vista corta per pensare che abbiamo firmato il vecchio accordo».
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MessaggioTitolo: Re: Syriza al governo   Gio Mar 19 2015, 21:24

A Washington, funzionari del Fondo Monetario Internazionale definiscono la Grecia come il Paese meno collaborativo incontrato nei 70 anni di vita dell'Istituto. Così scrive Bloomberg (
http://www.bloomberg.com/news/articles/2015-03-18/imf-said-to-consider-greece-most-unhelpful-client-ever). Il Parlamento greco ha appena approvato, con procedura "urgente", un pacchetto di misure, fra cui elettricità gratuita, aiuti agli indigenti per le abitazioni, buoni pasto a circa 300.000 persone. La Commissione Europea l'ha bocciato in quanto azione "unilaterale".
Il presidente dell'Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, nelle scorse ore ha evocato la possibilità di imporre alla Grecia limiti alle sue movimentazioni di capitali. A seguire il capogruppo del Ppe al Parlamento europeo, Manfred Weber, ha dichiarato che da Atene sinora si sono viste "solo provocazioni e violazioni degli accordi" e che "Tsipras dovrebbe scusarsi per questo". Scuse che non sono arrivate, anzi; il primo ministro greco ha replicato che non ha intenzione di prendere ordini dai 'tecnici' e che i partner UE "non ci spaventeranno" con minacce che si dimostrano vuote.
 
Intanto l'incontro di Tsipras con Putin a Mosca, previsto per gli inizi di maggio in occasione delle celebrazioni ufficiali della fine della Seconda guerra mondiale, è stato anticipato all’8 aprile.
 
Torniamo a dire. Gli ultimatum, i ricatti, le minacce che esponenti delle istituzioni europee e di talune cancellerie 'europee' stanno riversando sul governo greco, chiudendo la porta ad ogni sua proposta negoziale, denotano almeno tre cose: 1) la miserabilità e la vuotezza morale e politica del progetto atlantico europeo; 2) il disprezzo verso il responso delle urne; 3) l'impossibilità di cambiare l'Unione Europea dall'interno.
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MessaggioTitolo: Re: Syriza al governo   Sab Apr 04 2015, 00:53

"Secondo il quotidiano britannico [Telegraph, ndr], che cita fonti di Syriza, il governo Tsipras ha messo a punto un piano B che scatterà il 9 aprile in assenza di un accordo con i creditori: non verrà pagata la rata dovuta al Fondo monetario internazionale e gli istituti di credito passeranno allo Stato" (http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/04/03/grecia-telegraph-aiuti-nazionalizzera-banche-tornera-dracma/1563389/).

In questo contesto non pare casuale l'anticipo della visita di Tsipras a Mosca l'8 aprile, rispetto alla data prevista del 9 maggio per la parata che ricorda i 70 anni della Vittoria nella Grande Guerra Patriottica contro la Germania nazista. Geopolitica e macroeconomia come al solito s'intrecciano...
http://www.firstonline.info/a/2015/04/03/tsipras-a-mosca-l8-aprile-cremlino-fitta-agenda-la/0b37e880-4540-442d-9f8d-9a55d9968149
http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2015-04-02/tsipras-vola-putin-l-8-aprile-e-giorno-atene-e-senza-liquidita-secondo-bruxelles-162346.shtml?uuid=ABWyRXJD

La risposta politica russa all'aggressione militare atlantica in Ucraina si può chiamare "sostegno alla Grecia" e per la sua sovranità ed indipendenza è interesse (anche) della Grecia liberarsi dal combinato atlantico UE-euro. Una Grecia che si rimettesse in piedi porrebbe seriamente a rischio la tenuta già insostenibile di questo (voluto e costruito) sistema di spoliazione e neoservilismo euroatlantico, con la differenza che fungerebbe da precedente indicando vie emancipatorie possibili in dinamiche internazionali 'di sponda' (Russia, Cina, Iran...). Una prospettiva che richiederebbe nei Paesi liberandi dal combinato UE-euro una direzione politica all'altezza della situazione, intelligente ed adeguata per perseguire, appunto, la propria sovranità ed indipendenza nel quadro di relazioni internazionali differenti da quelle attuali di stampo (all'ingrosso definibile) 'occidentale'.
Se questo solo si avviasse, si tratterebbe di un tornante d'epoca di straordinaria importanza, il più significativo dalla fine della cosiddetta Guerra Fredda. Nel qual caso è bene non farsi illusioni: non sarà un passaggio indolore ed effetti si avrebbero in tutti i Paesi della UE. L'invasività aggressiva USA, infatti, si farebbe più sfacciata e più 'energica'.

Intanto anche qui in Italia è necessario fare la propria parte. Indipendenza (che è rivista e associazione) invita a partecipare alle iniziative che promuove -in proprio o in collaborazione- e ad attivarsi nei luoghi per avviare nuove realtà (http://indipendenza.lightbb.com/t1251-associazione-indipendenza-documento-generale-e-8-punti).
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MessaggioTitolo: Re: Syriza al governo   Dom Mag 24 2015, 23:42

Dichiarazione 'di pressione' alla Troika ("Istituzioni": UE-BCE-FMI) per un suo ammorbidimento o premessa per uno sganciamento dai diktat euroatlantici?
Atene non è in grado di pagare le rate del prestito del FMI. Lo ha dichiarato oggi il ministro dell'Interno Nikos Voutsis in un’intervista alla tv greca Mega. Si tratta di quattro rate in scadenza a giugno per un ammontare di 1,6 miliardi di euro. "Questo denaro non sarà versato, perché non c'è", ha dichiarato il ministro.
La Troika chiede al governo greco di accettare una nuova cura di austerità e di privatizzazioni in cambio di ulteriori prestiti, ma da Atene replicano che l’austerità imposta all’infinito è la causa del problema e non la sua soluzione e che tra pagare le rate del debito al FMI o pagare stipendi/pensioni la scelta è già fatta e curerà gli interessi di vasti strati popolari greci.
Tattica o meno che sia quella dichiarazione, pare proprio che il tempo delle schermaglie -questo sì- stia per scadere e quello della chiarezza politica di indirizzo stia per cominciare. In un verso o nell'altro. Superfluo dire cosa auspichiamo...
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MessaggioTitolo: Re: Syriza al governo   Mar Giu 02 2015, 04:05

Mosca propone al ministero della Difesa ellenico di coprodurre fucili mitragliatori AK-47 (Kalashnikov) in Grecia. La richiesta è stata avanzata verbalmente durante la recente visita del ministro della Difesa greco Panos Kammenos a Mosca. Secondo il sito onalert.gr, il Cremlino aspetta una risposta entro agosto. La valenza 'critica' di una proposta del genere è evidente: la Grecia è membro della NATO e, di fatto, un alleato/subalterno degli USA. Washington non accetterà mai una tale collaborazione fra Atene e la Russia.

Intanto Huw Pill, capo economista per l’Europa della statunitense Goldman Sachs, sostiene che, per superare l’attuale fase di stallo tra Grecia e Troika ("Istituzioni"), è necessario che si vada a nuove elezioni in Grecia (in pratica è la sfiducia al governo Tsipras) oppure un referendum sulla permanenza nell’euro al fine di ammorbidire la piattaforma elettorale con cui Syriza ha vinto le elezioni. In mancanza, secondo Pill, ci sarà un default tecnico della Grecia, anche se questo non comporterebbe necessariamente l’uscita immediata dall’Eurozona: “Il default di uno Stato sovrano", sostiene Pill, "è un processo politico, con regole e procedure che allungano i tempi e conferiscono un ampio grado di discrezionalità e flessibilità”.

Insomma, la solita arroganza imperiale...
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MessaggioTitolo: Re: Syriza al governo   Sab Giu 27 2015, 00:37

E' assolutamente (anche questo) collegato con l'assemblea di domenica 6 settembre...
Et voilà, forse finalmente ci siamo (come da art. sotto richiamato)...
Ma la vera partita, in Grecia come altrove nell'Unione Europea, deve ancora seriamente cominciare. Nulla sarà lineare, nulla sarà scontato, in un verso o nell'altro. Diversi i soggetti e gli interessi/'ideali' 'in gioco'. Chi ha il potere di decidere in ultima istanza e entità (Stati e soggetti di diversa natura) in scia sono già preparati al nuovo scenario che si dovesse determinare in Grecia. Del resto, nell'articolo, c'è un passaggio illuminante: «...Il presidente dell'Eurogruppo poi riserva una stoccata al governo Tsipras, alimentando i rumors secondo cui sarebbe in atto un manovra europea per far cadere l'esecutivo: "L'intera società greca è a pezzi da qualche tempo. Basti pensare all'autorità fiscale, che non funziona più, agli investitori esteri che lasciano il paese, la gente non ha più fiducia nel governo"».
Insomma, è la 'democrazia' della Grande Unione Europea. Domanda: applicheranno la ricetta ucraina, cioè un golpe con regìa USA, referenza 'liberal' e manovalanza neonazista?
http://www.repubblica.it/…/26/news/grecia_cronaca-117740684/

Risposte di Indipendenza a commenti dati allo scritto e all'articolo di cui sopra (si veda il profilo Francesco Cartolini). Per quanto estrapolati, arricchiscono il nostro punto di vista sulla questione.

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I decisori d'ultima istanza non sono loro [ndr, il riferimento è alla Germania]. Loro sono una semi-potenza regionale e non a tutto campo. Se in Grecia avverrà, nella forma che sia, un golpe, il consenso e la regìa sono USA. La Germania, negli spazi che si sta ritagliando e che le sono consentiti, sta perseguendo suoi interessi capitalistici e di semi-potenza regionale che vuole crescere. Superfluo dire cosa ne pensiamo al riguardo, ma è bene, dal nostro punto di vista, essere attenti nell'osservare 'cose' e dinamiche. La guerra USA ed in subordine UE in Ucraina la dice non lunga, ma lunghissima. L'intervento (geo)politico di Washington sui creditori e per il tramite di organismi come il FMI sul sostegno ad un Paese, come l'Ucraina, in bancarotta e di fatto collassata, mentre in Grecia si mostra durezza e rigore per alcune centinaia di milioni (non decine e decine di miliardi come in Ucraina) di interventi "umanitari" decisi dal governo Syriza, la dice tutta sulla primazia (geo)politica dei decisori d'ultima istanza (gli USA e poi gli alleati/subalterni) e sul ruolo delle grandi oligarchie finanziarie euroatlantiche. Quando serve, interviene la 'politica' e mette la mordacchia. Quando serve, alla finanza è consentito di muoversi senza freni... Vieni all'assemblea di Indipendenza del 6 settembre a Roma

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Mi attribuisci un convincimento ("la società greca è a pezzi") che non ho espresso. Parlo di 'altro'. Temo, in Grecia, un golpe. Sulla possibilità e capacità di resistenza dei popoli "Indipendenza" costruisce (dalle origini) la sua 'filosofia' politica. Auspichiamo altrove e ci battiamo da tempo qui in Italia perché ogni resistenza nazionale porti ad assetti ben diversi di società e di modalità di produzione. La (ri)conquista della sovranità e dell'indipendenza sono premessa per 'altro' di costruibile. Insomma, come scriviamo nel documento costitutivo dell'ass. Indipendenza e che è l'essenza politica di Indipendenza dalle sue origini (1986): "...La rivendicazione 'nazionale' è dunque oggi la più efficace a contrastare le tendenze 'globaliste' del capitalismo, potendo fungere da premessa e da collante generale per tutta una serie di rivendicazioni sociali. Dall’incontro delle due diverse prospettive può scaturire il massimo dell’efficienza politica. Sintetizzando: la rivendicazione nazionale (innanzitutto nei termini della conquista della sovranità e dell’indipendenza) è la questione principale, la prospettiva della giustizia e della liberazione sociale è la questione fondamentale...". (https://associazioneindipendenza.wordpress.com/associazi.../ )

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Trattasi di riflessione e prendila come tale. "Indipendenza" ha un punto di vista differente da Syriza sulla questione UE-euro. Ma da subito (lo scrivemmo sulla nostra rivista cartacea nel 2012, al tempo del doppio giro di elezioni in Grecia) non fummo affatto aspri con il modus operandi di Syriza. Analizzando i 40 punti elettorali, notammo che quelli erano assolutamente incompatibili con la permanenza nella UE e, sulla NATO, era chiarissima la seconda parte del punto 40: "...uscire dalla NATO". Ora, come riflessione, come nostra lettura che non abbiamo mutato da allora perché secondo noi non sono cambiate queste condizioni, Syriza ha continuato a perseguire una linea non oltranzista nei toni e nemmeno nei contenuti, ma si è attenuta a dei punti base minimi da 'linea rossa'. Così facendo andava lo stesso dritto dritto allo scontro con la UE: o questa avrebbe dovuto cedere, aprendo un precedente pericoloso nell'Unione, oppure, come sta facendo la UE, avrebbe mostrato il volto feroce (che le appartiene) ed il pugno di ferro (che solo in parte -il che è tutto dire...- ha sinora calato). Dal punto di vista politico questi anni e particolarmente questi cinque mesi di governo possono essere serviti a mostrare a parte (probabilmente consistente) del popolo greco cos'è la UE. Su misure minimali, "umanitarie", la UE dice "no" e rilancia con richieste di provvedimenti ulteriori da devastazione sociale di una situazione già devastata (tagli alle pensioni, licenziamenti, aumento della tassazione sulle famiglie, ecc.). Tutto questo produce una politica di 'accumulo delle forze' sociali. Allo scontro non ci si va con le ristrette elite, ma con forze popolari organizzate ed una dirigenza preparata, collegiale e diffusa. Perlomeno così ci pare. Lo vedemmo nel 2012 e lo vediamo adesso. Potremmo sbagliare, ma siamo arrivati allo scenario che, in Grecia, prefiguravamo allora. Ancora non siamo all'ufficialità, certo, ma la prospettiva (immediata) ci pare scontata. Ma la 'vera partita' ancora si deve aprire. Qui conta avere (anche) una visione d'insieme internazionale delle cose. Per sapersi poi muovere localmente. "Indipendenza" (rivista e neonata associazione) sta facendo la sua parte e vuole alzare significativamente il suo contributo politico. Ricordo ancora: 1^ assemblea nazionale di Indipendenza a Roma domenica 6 settembre (qui l'evento: https://www.facebook.com/events/899270580134935/ )
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MessaggioTitolo: Re: Syriza al governo   Lun Giu 29 2015, 04:41

In modo particolare dopo la sua ascesa al governo, Tsipras/Syriza ha diviso passionalmente in Italia. Interessa qui considerare due 'aree': da un lato gli apologeti ('syrizini'&affini) dall'altro i detrattori (il pressoché totale variegato fronte dei sovranisti anti-euro e/o anti-UE).
Parliamo di formazioni politiche prima che di individualità.
Gli apologeti, arrivati a costituire una lista con il suo nome, non hanno mai colto la natura fattivamente, anche se mai esplicitamente sovranista, della piattaforma politica di Syriza (dai 40 punti del 2012 ad oggi), comunque di rottura con l'impianto dell'Unione Europea. Una lista, quella Tsipras in Italia, con obiettivi –vien da pensare– elettoralistici vista l'assenza di un analogo impianto programmatico.
I detrattori, anche quelli per la fuoriuscita dalla UE e di conseguenza anche dall'euro, hanno bollato in mille modi Tsipras/Syriza salvo rimanere spiazzati dal risolversi 'di fase' della situazione (rottura delle negoziazioni e referendum). Sarebbe bastato leggere i contenuti dei documenti ufficiali scaturiti da accordi puntualmente disattesi e prestare meno attenzione alle dichiarazioni di circostanza delle due parti...

Tre anni fa su “Indipendenza” (rivista cartacea) veniva pubblicato l'articolo "Grecia/ La sovranità di Syriza". Particolare attenzione era rivolta al suo programma in 40 punti. Notammo la loro assoluta incompatibilità con la permanenza nella UE e, sulla NATO, era chiarissima la seconda parte del punto 40: "...uscire dalla NATO". Scrivemmo che “...l'essenziale risiede nel presupposto per la sua realizzazione, cioè nel recupero della sovranità che pure formalmente non viene mai evocata, e quindi nello sganciamento dai Trattati e dalla moneta coloniale euroatlantica. Già solo questi punti programmatici, infatti, sarebbero inaccettabili, se non letteralmente irricevibili per qualsiasi 'tavolo negoziale' con le oligarchie di Bruxelles-Francoforte-Washington. I Trattati parlano chiaro. Di più. La reperibilità dei fondi in grado di sostanziare quei punti programmatici presuppongono uno sviluppo economico e incorporano una politica protezionista conseguente, connessa con un ruolo centrale, decisivo, dell'azione di Stato. Insomma, siamo agli antipodi delle direttrici perseguite dal processo di integrazione europeo. Non serve essere dei politologi per cogliere che si tratta di un programma in assoluto contrasto con i diktat ed i vincoli europei. (…) Sembra quasi di vedere, con Syriza al governo, la delegazione greca incontrarsi con i vertici euroatlantici (ipotizzandone la fattibilità), porre le proprie condizioni, vedersele rifiutare e comunicarlo con grande enfasi, davanti alle telecamere, al proprio popolo. Far maturare in questo modo tra le classi dominate greche il grado di consapevolezza e di dignità, l'inevitabilità e la necessità della fuoriuscita, acquisendo consenso ben oltre il proprio bacino elettorale, scaricando l'arma del terrore massmediatico e facendo emergere i reali interessi materiali in gioco" (Indipendenza, n. 32 – settembre/ottobre 2012).

Syriza ha proseguito la sua linea anche dopo l'ascesa al governo il 25 gennaio scorso. Abbiamo seguito le negoziazioni leggendo i documenti ufficiali via via sfornati ed osservato le dinamiche politiche e l'evoluzione delle cose. Abbiamo più volte scritto al riguardo e parlato in occasione di nostre (di “Indipendenza”) specifiche iniziative. Non ci siamo mai sperticati in lodi (non condividendo degli accenti e alcune posizioni), ma prestato attenzione ad una linea politica –quella di Syriza– che, al di là delle sue dichiarazioni europeiste, andava dritto dritto allo scontro con la UE: o questa avrebbe dovuto con/cedere, avviando un precedente pericoloso nell'Unione, oppure avrebbe mostrato il volto feroce (che le appartiene) ed il pugno di ferro (che solo in parte –il che è tutto dire...– ha sinora calato). Dal punto di vista politico questi anni e particolarmente questi cinque mesi di governo possono essere serviti a mostrare a parte (probabilmente consistente) del popolo greco (e non solo) cos'è la UE, la sua irriformabilità, la sua miseria morale e politica.
Su misure minimali, "umanitarie", la UE dice "no" e rilancia con richieste di provvedimenti ulteriori da devastazione sociale di una situazione già devastata (tagli alle pensioni, licenziamenti, aumento dei prezzi, aumento della tassazione sulle famiglie, ecc.). Tutto questo produce una politica di 'accumulo delle forze' sociali. Allo scontro non ci si va con ristrette elite, ma con forze popolari organizzate ed una dirigenza preparata, collegiale e diffusa. Allo scenario che in quello scritto del 2012 prefiguravamo per la Grecia alla fine siamo arrivati.

Ora, domenica 5 luglio, c'è questo referendum, se accettare o respingere le proposte della Troika che vogliono accentuare l'opera di spoliazione e distruzione sociale della nazione. Non abbiamo il polso della società greca nel suo complesso e, nonostante le cose e l'aspettativa logica dei numeri impongano un certo esito, è bene aspettare il responso ufficiale. Ci auguriamo che l'indizione sia un'operazione politica che punta a vincere, frutto di una lettura attenta della tendenza maggioritaria del Paese, e non un atto avventuristico, un salto nel buio con parvenza democratica. È chiaro che una vittoria dei NO, con uno sviluppo a seguire non così scontato come ci si potrebbe aspettare, aprirebbe una fase che la vittoria dei SI potrebbe solo ritardare ma con ripercussioni evidenti sugli attuali assetti politici greci.
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MessaggioTitolo: Re: Syriza al governo   Mer Lug 01 2015, 16:22

Il giornale greco efsyn.gr pubblica rilevazioni ad oggi sul referendum del 5 luglio: il 54% di greci è orientato al no mentre il 33% al sì. Gli altri sono indecisi.

Dopo l'annuncio della chiusura delle banche e il limite ai prelievi dal bancomat, il fronte del sì era aumentato dal 30 al 37%, mentre i no erano scesi dal 57 al 46%.

Fonte: http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=el&tl=it&u=http%3A%2F%2Fwww.efsyn.gr%2F&sandbox=1 . Da qui cercare l'articolo: Votare "no" alla proposta di istituzioni
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