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 Ottobre Rosso. Il giorno dell'assalto al cielo

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alekos18

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MessaggioTitolo: Ottobre Rosso. Il giorno dell'assalto al cielo   Sab Nov 08 2014, 01:18

Ottobre Rosso. Il giorno dell'assalto al cielo

Il 7 novembre di 97 anni fa (25 ottobre secondo il Calendario Gregoriano) aveva inizio una rivoluzione destinata a lasciare un segno importante nella storia del Novecento: i bolscevichi, guidati da Lenin, assaltavano il Palazzo d'Inverno a San Pietroburgo, mettendo in atto il primo tentativo di transizione dal particolare modello capitalistico russo vigente con gli Zar ad un modello di società ‘altra’ che rivendicava una prospettiva socialista. I bolscevichi s’inserirono nelle contraddizioni aperte dalla grande macelleria umana in corso (la Prima Guerra Mondiale) e diedero una risposta politica alla prostrazione delle classi subalterne russe: immediata fuoriuscita senza condizioni dalla guerra; confisca di tutte le grandi proprietà fondiarie; nazionalizzazione di tutte le terre del paese e loro messa a disposizione dei Soviet locali dei salariati agricoli e dei contadini. Si annunciava la nascita della Repubblica dei Soviet degli operai, dei salariati agricoli e dei contadini.

Il 24 novembre 1917 Antonio Gramsci sull’Avanti, quotidiano del Partito Socialista Italiano, parlava della rivoluzione bolscevica come di una “rivoluzione contro il ‘Capitale’ di Karl Marx. ‘Il Capitale’ di Marx era, in Russia, il libro dei borghesi, più che dei proletari. Era la dimostrazione critica della fatale necessità che in Russia si formasse una borghesia, si iniziasse un'era capitalistica, si instaurasse una civiltà di tipo occidentale, prima che il proletariato potesse neppure pensare alla sua riscossa, alle sue rivendicazioni di classe, alla sua rivoluzione. I fatti hanno superato le ideologie. I fatti hanno fatto scoppiare gli schemi critici entro i quali la storia della Russia avebbe dovuto svolgersi secondo i canoni del materialismo storico. I bolscevichi rinnegano Carlo Marx, affermano con la testimonianza dell'azione esplicata, delle conquiste realizzate, che i canoni del materialismo storico non sono così feroci come si potrebbe pensare e come si è pensato. Eppure c'è una fatalità anche in questi avvenimenti, e se i bolscevichi rinnegano alcune affermazioni del Capitale, non ne rinnegano il pensiero immanente vivificatore. Essi non sono "marxisti", ecco tutto; non hanno compilato sulle opere del Maestro una dottrina esteriore di affermazioni dogmatiche e indiscutibili”.

Qui sta il lascito più significativo che rileviamo già solo nell’attivazione di quella rivoluzione: la capacità politica di leggere gli eventi correlando situazione internazionale e condizione specifica della società russa; un approccio non dogmatico sul soggetto sociale portatore del cambiamento; l’intelligenza di legare istanze delle differenti componenti sociali a diverso titolo sfruttate e dominate in vista di un cambio di società, innestando una progettualità sociale avanzata, da rettificare strada facendo, all'interno delle rivendicazioni generali nazionali del popolo russo. Impiegando al meglio le armi della scienza marxiana, la teoria si è interfacciata e plasmata con la prassi e si è proceduto imparando dagli avvenimenti.
Altro tema è, quindi, l’interrogarsi sui percorsi susseguenti a quell’atto rivoluzionario.

Anche in Italia l'aggressione capitalistica, per il tramite dell’atlantica Unione Europea, alle sovranità nazionali, ai diritti dei lavoratori, alla solidarietà sociale e alle conquiste di anni ed anni di lotte, pone in risalto, oggi più che mai, l'urgenza di un'alternativa al sistema politico/economico oggi dominante.
A 97 anni di distanza, quel colpo di cannone dell'incrociatore Aurora, che segnò l’inizio della Rivoluzione, simbolicamente riecheggia ancora nelle lotte di liberazione nazionali in corso per un cambiamento nei rapporti di produzione e negli assetti di società.

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