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 Renzi e il Jobs Act

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alekos18

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Numero di messaggi : 1013
Data d'iscrizione : 04.04.07

MessaggioTitolo: Renzi e il Jobs Act   Sab Mar 15 2014, 11:16

Il mantra propagandistico di Renzi è "facciamo i compiti a casa", poi andremo a ridiscutere i vincoli “con l’Europa”. Il bastone oggi per la carota (forse) domani. Siamo sotto elezioni. Il 25 maggio si vota per europee ed amministrative. Un doppio test sull'Unione Europea (suo gradimento o meno) e in vista, in Italia, delle politiche anticipate (valutazione dei rapporti di forza). Renzi "smart" è compulsivo e fa il "sinistro", a fronte di un paese disastrato economicamente e socialmente che declina di continuo.

È già in campagna elettorale e promette. Riecheggiando il "milione di posti di lavoro" del suo mentore di marketing politico, Silvio Berlusconi, ha sfornato, con dizione anglosassone, il Jobs Act: sostanzialmente contratti a tempo determinato con tempi più lunghi dei normali contratti a tempo determinato odierni, un prolungamento più o meno di tre anni per milioni di giovani precari. Se ne conservano tutte le stesse scarse tutele, anzi togliendone qualcuna, come l’impossibilità di nuovi contratti di apprendistato per un datore di lavoro che non avesse confermato a tempo indeterminato i precedenti. C’è la certezza del non rinnovo e, alla fine, solo la possibilità, non la certezza, della loro trasformazione in contratti a tempo indeterminato. La precarietà è insomma scandita a tre anni. In cambio, un’elemosina di 80 euro in più in busta paga, sotto forma di sgravio Irpef.

Questa elemosina arriverà, dice. Non “prima”delle elezioni del 25 maggio, come aveva dichiarato, ma “dopo”.
Intanto la Commissione Europea plaude al consolidamento del precariato ma punta il dito sui conti. Le fa eco, nel suo bollettino mensile, la stessa Banca Centrale Europea che invita i Paesi a risanare il bilancio e bacchetta anche l’Italia: "Nessun progresso sul deficit", rimasto al 3% nel 2013 (come da Trattato di Maastricht) contro il 2,6% raccomandato e in vista dello 0,5 (come da nuovi obblighi europei).
Se il deficit piange, il debito non ride, ed anche quello italiano torna a salire. Il supplemento al Bollettino statistico di Finanza pubblica della Banca d’Italia informa che si è attestato a 2.089,5 miliardi di euro, nuovo record storico.
Non c’è verso. Nonostante le ricette e le imposizioni euroatlantiche (dismissioni, svendite, tagli) il debito cresce di continuo. Risultato: per l’asse UE-BCE-FMI è come se finora non si fosse fatto niente. Quindi è d’obbligo ancora dismettere, svendere, tagliare. Lo dobbiamo fare “per i nostri figli”, è il nuovo mantra euroatlantico del servaggio perpetuo.

Non sarà il caso di mandare gambe all’aria direttive, vincoli euroatlantici e i suoi (“facciamo i compiti a casa”, “conti in ordine per i nostri figli”, ecc.) stucchevoli mantra? Intanto siamo avvertiti: l’elemosina di Renzi è a rischio.
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