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 Le incognite di Matteo Renzi

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alekos18

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MessaggioTitolo: Le incognite di Matteo Renzi   Lun Feb 17 2014, 03:50

Tre video-interviste ad altrettanti personaggi anti-berlusconiani (Prodi, De Benedetti, Monti) da parte di un giornalista economico americano (Alan Friedman) lungo l’asse massmediatico atlantico Financial Times – Corriere della Sera, per dire cose note, anche se non conosciute, sull’operazione speculativo/politica del novembre 2011 che sbaraccò l’imbelle governo Berlusconi ai desiderata della Troika (UE-BCE-FMI), sono servite a punzecchiare il pur zelante servitore Napolitano che di quell’operazione fu esecutore contoterzista. Un ‘attacco’ morbido, stante il suo ruolo di principale garante della stabilità (sudditanza...) atlantica in Italia, pur tuttavia indispensabile per fargli mollare il protetto (suo e di settori d’apparato) Letta e non creare ostacoli alla resistibile ascesa del fatuo e vanesio Renzi. Un attacco che innescasse rumors e che, per la figura del destinatario, non poteva essere frutto di una scelta autonoma maturata in una qualunque frazione del PD. Recepito il messaggio nella sua valenza, Napolitano ha obbedito e scaricato Letta.

Perché? Rispetto all’atlantico Letta (“che accarezza i problemi”), il procedere compulsivo del rampante ed ambizioso Renzi, in grado di conciliare piddismo e (post) berlusconismo, potrebbe non solo imprimere un’accelerazione alla completa colonizzazione del Paese ma anche chiudere una transizione politicista prolungata verso un nuovo bipolarismo indispensabile a Washington per fare dell’Italia il principale contraltare di un fronte di Paesi UE anti Germania che ancora, oltre Atlantico, non  disperano di portare a più miti consigli capitalistici e ridimensionare nei suoi disegni di media potenza in ascesa.

Le prime battute sulla composizione del futuro governo Renzi non sembrano però indicare che il percorso sia lineare e privo di insidie anche per via di interessi e confliggenze particolari ‘infra’ e ‘tra’ i gruppi politicisti di riferimento atlantisti. Il venir meno in queste ore di nomi ‘di peso’, referenti autorevoli del gotha finanziario euroatlantico, che pure nei giorni scorsi erano dati come possibili ministri, sta a significare una frenata, forse prudenziale (non bruciare nomi spendibili per altre stagioni...), rispetto al timore che Matteo Renzi, demandato a guidare questa transizione, possa nullificarsi in breve tempo. Il grado di incapacità e di marcescenza del ceto politicista subalterno è del resto evidente nel fatto che si sia puntato –con precipitazione che pare avventuristica– su un personaggio, quale il sindaco di Firenze, pompato in maniera sfacciata e smodata dall’estero, confondendone la psicotica ossessiva compulsività con una capacità di iniziativa politica. L’eventualità che si riveli in breve tempo un boomerang non è scontata, ma in tutta evidenza nemmeno esclusa.
All’orizzonte abbiamo: la formazione di un governo che si profila modesto, rispetto alle attese, nella ‘levatura di referenza’ dei ministri; le nomine di molte decine di manager di pressoché tutte le controllate pubbliche (Finmeccanica, Eni, Terna, Snam, Telecom, Poste, ecc.), peraltro tutte in odor di svendita, i cui consigli di amministrazione sono in scadenza a primavera e con interessi molteplici di dominanti e sub/dominanti da combinare; i primi provvedimenti di natura economica e sociale (prima ancora che la legge elettorale e le cosiddette riforme istituzionali) che dovranno apparire “nuovi” e in controtendenza agli occhi di Confindustria e ceti sociali, quello medio incluso, prostrati da anni di austeritarie predazioni/spoliazioni atlantiche.
Renzi è, insomma, atteso da un inizio molto scoppiettante che si misurerà e dovrà essere verificabile in pochissimi mesi, pena l’esaurirsi della sua bolla mediatica che potrebbe avere conseguenze devastanti e risultare alla fine una mossa dagli effetti deleteri non solo sulla stessa tenuta del PD ma, quel che più conta, sui ceti subalterni e su larga parte del ceto medio e piccolo-imprenditoriale le cui sofferenze di lungo corso potrebbero determinare sconquassi tali e reattività non scontatamente controllabili dalle manine d’Oltre Oceano...
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sankara

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MessaggioTitolo: Re: Le incognite di Matteo Renzi   Mar Feb 18 2014, 09:38

Per comprendere meglio certe relazioni sovranazionali...
http://www.ilgiornale.it/redirect/esteri/time-chiama-gi-renzi-lobama-italiano-993168.html
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sankara

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MessaggioTitolo: Re: Le incognite di Matteo Renzi   Mer Feb 19 2014, 02:20

Toh! Ancora sulle manine d'Oltre Oceano....

http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/1-dietro-il-ribaltone-letta-renzi-c-lo-zampone-di-obama-e-poteri-forti-72120.htm
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sankara

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MessaggioTitolo: Re: Le incognite di Matteo Renzi   Mer Feb 19 2014, 02:21

Per chi non avesse ancora chiaro in che baratro l'euroatlantismo sta spingendo l'Italia...

Riferendosi al governo Renzi: "il segno della loro confusione e disperazione"... "Ma tra 30 giorni, quando si capisce che non c'è niente..."..."Non c'è un'idea, è avventurismo: siamo agli slogan" [Governo, Barca: “Pressioni da De Benedetti per fare il ministro, ma ho detto no”]

http://tv.ilfattoquotidiano.it/2014/02/17/governo-barca-pressioni-da-de-benedetti-per-fare-ministro-ma-ho-detto-no/266333/
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alekos18

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MessaggioTitolo: Re: Le incognite di Matteo Renzi   Mar Feb 25 2014, 03:28

Più passano i giorni, più il vanesio e narciso Renzi le spara grosse. Si tratta della inevitabile spirale in cui s’avvita chi è ossessionato dal dare un’immagine di sé e del suo governo sempre più “smart” (ipse dixit). Alle Camere, nel suo discorso (si fa per dire) programmatico, ha snocciolato numeri e pompato aspettative come se la crisi (indotta) in cui versa il nostro Paese non fosse frutto della lunga e sempre più pervasiva dipendenza coloniale euroatlantica e, in scia, dell’affarismo dei ceti sub/dominanti italofoni. Ha insomma parlato d’altro, eludendo l’essenziale.

Senza allargare adesso il discorso ad altri passaggi, significative le perplessità di Confartigianato Imprese. "Fatti due conti veloci", dice il suo presidente Giorgio Merletti, "ci sono, sul lato imprese e lavoro, 100 miliardi da trovare subito”.
Per il debito residuo di Stato, Regioni ed enti locali verso le imprese nel 2014 servono “almeno 70 miliardi”. Assumendo l’impegno di Renzi alla riduzione del cuneo fiscale a 2 cifre, prosegue Merletti, si aggiungono “circa 34-35 miliardi, cioè il 10% dei 344 e rotti miliardi del cuneo in Italia in valore assoluto”.

Il punto è che Renzi, comunque, farà. E farà ancora più danni. In nome dell’euroatlantismo.
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