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 Decreto IMU-Bankitalia e Super Porcellum

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alekos18

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MessaggioTitolo: Decreto IMU-Bankitalia e Super Porcellum   Ven Gen 31 2014, 02:15

Decreto IMU-Bankitalia e Super Porcellum. Blindature preventive atlantiche
Accorpando IMU (seconda rata) e Bankitalia in un unico decreto da prendere o lasciare, si è voluto minacciare una ritorsione anti-popolare in termini di tassazione, speculando su una diffusa e crescente prostrazione sociale, per far passare una rivalutazione delle quote di Bankitalia (dai 156 mila euro di valore del 1936 a 7,5 miliardi di euro di riserve della Banca centrale). Che bisogno c’era di legare le sorti di un’operazione di tale importanza a un decreto legge che incorpora anche l’abolizione del saldo IMU, se non per accelerare la tempistica d’approvazione e scongiurare il rischio di una mancata conversione in legge del decreto in tempo utile?

Un’operazione che ha più ricadute, di cui la prima –paradossalmente– non è più gravosa della seconda e della terza. Il decreto, infatti, certo avvantaggia gli azionisti, principalmente banche private, cui viene assicurata una regalìa in termini di ricapitalizzazione delle quote con un dividendo sugli utili innalzato al 6%, fino cioè a 450 milioni di euro di profitti l'anno (a fronte di una tassazione –peraltro una tantum– delle quote prevista al 12%, spiccioli destinati allo Stato che non valgono i “costi” speculativi a tutto campo di quei soggetti ai danni della collettività sociale italiana). Quella che gli euroatlantici chiamano “public company” è una riorganizzazione del governo di Palazzo Koch, riorganizzazione che di “pubblico” non ha niente, se non i danni che derivano da un’operazione che si apre e si chiude nel recinto della finanza speculativa e che ha finalità politiche.

Non essendo più possibile detenere più del 3% delle quote, quei gruppi con molte più azioni dovranno vendere. Gli effetti sono duplici: da un lato azionisti sopra il 3% come IntesaSanpaolo (circa il 30%), Unicredit (22%), Assicurazioni Generali (6%), Cassa di Risparmio di Bologna, Inps e Banca Carige, si apprestano ad incassare miliardi dalla vendita delle quote in loro possesso destinate ad essere enormemente rivalutate. In questo contesto, con la motivazione di favorire la corretta distribuzione del capitale, è previsto che Banca d’Italia possa «acquistare temporaneamente le proprie quote di partecipazione» (quindi, tecnicamente, con soldi pubblici si finanzieranno le banche private). Insomma, oltre il danno anche la beffa.
Dall’altro, dal momento che l’acquisto di quote è previsto anche per soggetti stranieri (gruppi bancari, assicurativi, fondi pensioni) vien da sé che l’operazione rinsalda ulteriormente il trasferimento di ulteriori residuali quote di “potere” (in questo caso finanziario) dai sub/dominanti italoparlanti a soggetti più significativi nella catena di comando piramidale di dominio geopolitico ed economico-finanziario che in ultima istanza porta oltre Atlantico.

Questa seconda ricaduta prelude alla terza. La nuova “governance” di Bankitalia, infatti, mira a rendere il più difficilmente praticabile possibile, un domani, l’esercizio della piena sovranità anche sul fronte monetario, rinsaldando il controllo della Banca nazionale in mani sempre più estere, atlantiche. Non ci pare in tal senso casuale che questo provvedimento passi in concomitanza con una riforma elettorale che mira a sancire il passaggio dal Porcellum al Super Porcellum, cioè ad una precostituzione ancora più stretta degli assetti parlamentari dell’esercizio formale del voto e della democrazia.
Tutto s’inscrive nella volontà di attuare una più estesa blindatura preventiva euroatlantica a fronte di un possibile (e necessario) movimento e/o scenario sovranista, indipendentista, che porti l'Italia a liberarsi dell'euro e dell’Unione Europea. Il che, a ben vedere, non farà altro che evidenziare ancora di più questa necessità e ad estenderne la consapevolezza sociale. Le lotte di liberazione nazionale, nella Storia, insegnano che oppressioni sofisticate e feroci non servono ad impedire la volontà di liberazione dei popoli quando questi si mettono in moto. Ci sono nuovi assetti e rapporti di società da costruire. La partita non è chiusa.

“Indipendenza”
30 gennaio 2014
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