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 Declassamento Italia, "ripresina" e Fiscal Compact

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alekos18

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MessaggioTitolo: Declassamento Italia, "ripresina" e Fiscal Compact    Sab Lug 13 2013, 19:06

Standard & Poor's ha declassato l'Italia da BBB+ a BBB, una valutazione  pressoché a ridosso di quella cosiddetta "spazzatura". Molto negativa l'economia italiana, altrettanto le sue prospettive ("outlook"). L'agenzia USA di rating, per quest'anno, parla infatti di un'ulteriore contrazione dell’economia italiana dell'1,9%, con una stima del debito pubblico in ascesa al 129% del Pil, nuovo massimo storico.

In parallelo, la Commissione Europea sta lanciando ripetuti segnali di insofferenza verso il governo Letta. Motivo? Politiche economiche addirittura troppo "lassiste". L'ultimo a scudisciare l'Italia è Simon O’Connor, portavoce del commissario agli Affari economici e monetari Olli Rehn. Tra le ultime "raccomandazioni", varate durante l'ultimo Ecofin di giugno, è richiesto all'Italia di "trasferire il carico fiscale da lavoro e capitale a consumi, beni immobili e ambiente assicurando la neutralità di bilancio". Sospensione dell'IMU e stop dell'aumento dell'IVA non sono insomma graditi. Ai primi di luglio, da Washington, il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha tuonato sull'IMU sulla prima casa: appellandosi a "ragioni di equità ed efficienza" vuole che la tassa sulla prima casa sia mantenuta e che vada di fatto al rialzo attraverso una revisione dei valori catastali.
Ma il pur atlantico governo Letta che, politicamente instabile e frammentato, è scaturito dalle elezioni di febbraio, deve far quadrare conti anche di piazza. Pertanto, ad ulteriori immediate spoliazioni, ha interposto una fase di (molto) relativo respiro, non ottemperando così facendo alle ulteriori, continue, richieste (di fatto recessive e da ristagno economico) dell'asse euroatlantico UE-BCE-FMI.

Solo pochi giorni fa, a fine giugno, dopo il consiglio europeo, l'ineffabile Letta e tutto il trasversale ceto politico/massmediatico atlantico avevano strombazzato ottimismo in virtù della concessione di Bruxelles ad operare “scarti temporanei dalla traiettoria del deficit strutturale” (Barroso docet), ma senza discostamenti dal disavanzo del 3%. Strettissimi margini operativi di bilancio (la carota), comunque vincolati al bastone di programmi di spesa solo se decisi e supervisionati a livello europeo (ad esempio l'inutile, costosa, dannosa TAV). A ben vedere, quindi, un accorto modo per indirizzare e accentuare il controllo della troika UE-BCE-FMI sulle politiche di investimento.
Sullo sfondo, incombe il trattato europeo (Fiscal Compact), che si attiverà nel 2014, con le sue norme sul vincolo del pareggio di bilancio inserito in Costituzione e, nel 2015, relativamente all'obbligo della restituzione del debito in 20 anni (in soldoni manovre da 40-50 miliardi di euro all'anno lievitanti con il peggiorare del rapporto debito-PIL). L'incubo dell'Unione Europea ha ancora tanto di sé da far vedere.

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alekos18

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Data d'iscrizione : 04.04.07

MessaggioTitolo: Re: Declassamento Italia, "ripresina" e Fiscal Compact    Mar Ago 13 2013, 02:38

Poche ore fa sono stati sfornati dei dati, a ben vedere significativi, che tragicamente fotografano il servaggio in cui hanno portato e prostrato socialmente (anche) l'Italia. La fonte è il supplemento al Bollettino statistico pubblicato dalla Banca d'Italia.

1. Come da diverso tempo a questa parte, l'indicatore del debito segna continui record al rialzo. La linea di tendenza non viene meno nemmeno all'ultima rilevazione di giugno. Lieve rispetto al mese prima, accentuata rispetto agli ultimi tre mesi, con ben 40 miliardi d'incremento (totale, allo stato, del debito: 2.075,1 mld).

2. Dall'Italia sono usciti fiumi di soldi per le due ultime eurotruffe mangia-soldi e svuota-sovranità: 5,3 miliardi per l'European Financial Stability Facility (EFSF) e 2,9 miliardi per l'European Stability Mechanism (MES nella dizione italiana). Totale: 8,2 miliardi. Un totale nello specifico di fase, però, perché dall'anno scorso tale sostegno ha raggiunto complessivamente la cifra notevole di ben 50,8 miliardi.

3. Lo "spread", cioè il differenziale btp-bund, il nuovo euroincubo dalla chiara valenza politica di significativa interferenza, cala a 246. La situazione peggiora, l'esecutivo italofono ottempera alle direttive euroatlantiche e l'affidabilità servile e servente dell'Italia, nonostante gli indicatori economici e sociali peggiorino di continuo, cresce. Il calo dello "spread" segnala che gli euroatlantici apprezzano la linea in corso.

4. Gli incassi annuali derivanti da tasse e balzelli sono ulteriormente aumentati: le entrate tributarie (primo semestre 2013 rispetto allo stesso periodo del 2012) passano ora da 180,159 miliardi a 189,436 miliardi di euro. Soldi risucchiati anche da quanto al punto 1 e 2.
L'ineffabile euroatlantico Letta ha pure avvertito: se il governo cade, le tasse aumentano. Ed è già allarme conti, a partire dall'annunciato esaurimento dei fondi per la cassa integrazione in deroga che getterà da settembre sul lastrico tante famiglie italiane già in precarie condizioni. E non si tratta dell'unica voce negativa della guerra euroatlantica, anti-nazionale e anti-sociale, in corso.

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