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 Da Monti a Letta: continuità euroatlantica

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alekos18

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MessaggioTitolo: Da Monti a Letta: continuità euroatlantica   Dom Apr 28 2013, 16:25

"Ministri giovani", "quote rosa", il "moderato Letta". Andiamo alla sostanza delle cose.
Tra i vari ministeri, quello per i Rapporti con il Parlamento ha una definizione dall'apparenza poco o nient'affatto interessante. Nel nuovo esecutivo italofono euroatlantico PD-PDL-Centristi, guidato da Enrico Letta, Dario Franceschini è il nuovo tenutario del dicastero. Prende il posto di Piero Giarda coautore, da ministro, appena un mese fa, di "Analisi di alcuni settori di spesa pubblica - Marzo 2013" [http://www.governo.it/rapportiparlamento/documenti/rapporto_spending.pdf]. Si delineano linee guida e cifre dei tagli richiesti dall'Unione Europea: 295 pagine.
Invitiamo a prestare attenzione, tra l'altro, al paragrafo intitolato: La spesa “aggredibile” (da p. 27 a p. 30).
Vediamo in sintesi:

a) si individua "la componente di spesa di maggiore rilievo: spesa per acquisto di beni e servizi (135,6 mld.), retribuzioni (122,1 mld.), trasferimenti a imprese e contributi alla produzione (24,1 mld.), contributi alla famiglie e alle istituzioni sociali (13,2 mld.). La quota maggiore è costituita dalla spesa degli enti sanitari locali (33,1%), da Regioni, Comuni e Province (24,3%), Stato, enti amministrazione centrale e enti previdenziali (37,4%) e Università e altri enti locali (5,2%)".

b) Giarda precisa "che si tratta di una massa di spesa che, negli orientamenti attuali del governo può essere soggetta ad analisi e, se le motivazioni sussistono, può essere sottoposta a riduzione. La riduzione non può, ovviamente, riguardare l'intero, ma solo una (modesta) frazione. Nella prospettiva di interventi di breve termine, è evidente che la spesa aggredibile è molto inferiore all'importo di 295 miliardi di euro". Nel breve periodo, dice, [si badi bene: "nel breve periodo", ndr] non supera il 25-30%. Ma, subito dopo, aggiunge, che "per considerare aggredibile l'intera spesa (cioè i 295 miliardi), occorrerebbe considerare un orizzonte temporale, inclusivo dei tempi di analisi, progettazione, approvazione delle norme e attuazione, che si estenda almeno fino al 2014". Cioè entro un anno e mezzo. Come se non bastasse, facendo riferimento alla Tabella 8, Giarda conclude "che, nel lungo periodo, nel disegno di interventi diretti alla ridefinizione dei confini dell'intervento pubblico (...), la spesa aggredibile non ha invero alcuno limite predeterminabile e dovrebbe invero estendersi anche oltre gli interi 394,6 miliardi della Tabella 8".

c) L'intervento di Giarda prosegue con un successivo paragrafo dal poco rassicurante titolo, stante il contesto, "Come procedere".

"Continuità" e "crescita" sono le due parole che già caratterizzano il nuovo esecutivo Letta targato UE-BCE-FMI-USA. Nel senso che, in continuità con il passato, 'crescerà' la voce dei tagli e lo stato di prostrazione sociale di questo Paese?
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sankara

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MessaggioTitolo: Re: Da Monti a Letta: continuità euroatlantica   Lun Apr 29 2013, 14:54

Il "premier Enrico Letta"? Una persona "buona e fidata degli Stati Uniti, che ha mostrato un fermo impegno nella nostra partnership transatlantica". Così il segretario di Stato americano, John Kerry, citato dall'Ansa (http://www.ansa.it/web/notizie/postit/specialepresidentedellarepubblica/2013/04/27/Tensione-giiuramento-governo-Letta_8624288.html).

''Enrico Letta deve spingere per l'unione bancaria'': è il titolo di un commento a firma di Wolfgang Munchau sul Financial Times, il principale giornale economico-finanziario del Regno Unito ed uno dei più antichi, autorevoli e letti del mondo. La questione dell'unione bancaria è considerata a Washington e a Londra cruciale per la tenuta di "Eurozona".

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sankara

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MessaggioTitolo: Re: Da Monti a Letta: continuità euroatlantica   Mer Mag 01 2013, 19:50

Enrico Letta in Europa, per un viaggio che vale oltre 300 miliardi di euro! Perché, subito dopo il voto di fiducia, il neo presidente del Consiglio del “governissimo” PD-PDL-Scelta Civica è partito alla volta di Berlino, Parigi e Bruxelles? Per un motivo da 303,7 miliardi! Si tratta del “pizzo” che l’Unione Europea, in seguito al varo di fondi e meccanismi europei (dall’EFSF al MES), pretende dall’Italia tra il 2013 ed il 2017.
La cifra è stata calcolata dal Centro studi Unimpresa, organizzazione di rappresentanza di piccole e medie imprese, sulla base dei dati elaborati dall’ultimo Documento di Economia e Finanza [http://www.unimpresa.it/crisi-unimpresa-nei-prossimi-5-anni-da-italia-oltre-300-mld-per-aiuti-ue/7249; http://www.unimpresa.it/il-ministro-delrio-imu-sospesa-con-impegno-di-alleggerirla-ma-lue-frena/7270].

Che si rinegozino le succitate cifre oppure si contratti un allentamento dei vincoli del Patto di stabilità UE, il finanziamento dei pur minimi impegni programmatici enunciati da Letta alle Camere –dall’IMU sulla prima casa, che il centrodestra vuole abolire, alla risoluzione del dramma degli esodati– è comunque legato al benestare europeo. L’obiettivo strategico di “re Giorgio” Napolitano di “demolizione” della Parte II della Costituzione, ripresentando norme già bocciate dal referendum costituzionale del 2006, richiede infatti una “tregua” sul fonte economico, allentando quelle politiche di austerità timidamente criticate persino da esponenti del PD per i rischi di esplosione sociale. Dal fronte europeo, però, i primi segnali non sono fino ad ora incoraggianti. Si faranno forse convincere dall’ennesimo progetto di svendita degli immobili pubblici già sul tavolo del Ministero dell’Economia? [cfr. http://ansa.it/web/notizie/postit/specialepresidentedellarepubblica/2013/04/27/Tensione-giiuramento-governo-Letta_8624288.html; http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/saccomanni-taglia-il-debito-col-mattone-54980.htm].

Comunque sia, anche in ambito piccolo imprenditoriale dovrebbero prendere coscienza che dalla catena del debito europea non è affatto facile svincolarsi. L'alternativa politica si chiama conquista della sovranità. Premessa indispensabile per reindirizzare, riorientare, politiche a tutto campo, non solo finanziarie ed economiche. Fondamentale, quindi, è la sovranità; non secondarie essenza e direzione politica di chi la eserciterà.
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sankara

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MessaggioTitolo: Re: Da Monti a Letta: continuità euroatlantica   Gio Mag 02 2013, 21:42

Washington, fiducia al nuovo governo Napolitano-Letta. Mentre l’agenzia rating USA Moody’s ammoniva l’Italia a proseguire sulla strada delle “riforme strutturali”, non escludendo addirittura che Roma «possa aver bisogno del supporto del Fondo Salva Stati e della Banca Centrale Europea» (il che equivarrebbe al manifesto commissariamento della Trojka Commissione UE-BCE-FMI, con tanti saluti agli esodati ed all’abolizione dell’IMU... cfr. http://borsaitaliana.it.reuters.com/article/businessNews/idITMIE93S00E20130429), per il segretario di Stato USA, John Kerry, il neo presidente del Consiglio Enrico Letta è «un amico buono e fidato degli USA», che «nel corso della sua carriera ha mostrato un impegno fermo alla nostra partnership transatlantica» (http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE93S00520130429).

È proprio il progetto in itinere di “mercato unico transatlantico” ad essere al centro della nota della Casa Bianca (http://www.whitehouse.gov/the-press-office/2013/04/28/statement-press-secretary-swearing-prime-minister-enrico-letta-italy). Nota che esprime addirittura l’impazienza di Obama per promuovere anche con il servile governo italiano di turno «gli scambi commerciali, l’occupazione e la crescita sulle due sponde dell'Atlantico». Si tratta di slogan politichesi che celano gli obiettivi strategici di definitiva annessione capitalistica USA della “vecchia Europa”, che però prima, nell’ottica di Washington, dovrà superare gli “anacronistici nazionalismi” per giungere all’unificazione economica, bancaria, politica europea.

Un altro obiettivo di fase degli USA è il dominio sul Medio Oriente. Siria ed Iran sono da tempo nel mirino dei bombardieri USA. Se gli USA dovessero realmente passare all’azione, l’allineamento italiano alle posizioni di Washington dovrà essere senza tentennamenti. Ed allora, chi meglio di Emma Bonino alla carica di ministro degli Esteri, tra l’altro figura il cui orizzonte antropologico è permeato da un ‘libertinismo’ assoluto sul piano del costume, quanto di più funzionale all’americanizzazione ‘culturale’ fondata su “sesso, droga e rock n’ roll”? Uno stordimento che purtroppo, nonostante la crisi incessante, pervade ancora grandissima parte della popolazione italiana, ancora incosciente di quali meccanismi e di quali interessi (ben più potenti della mitica casta politica italiota...) la stiano portando alla rovina economica e sociale...
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sankara

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MessaggioTitolo: Re: Da Monti a Letta: continuità euroatlantica   Lun Mag 13 2013, 16:11

La Corte dei Conti boccia i conti del governo Monti. Dal “Decreto sviluppo” alla “legge di stabilità”, i provvedimenti economici del governo dei “tecnici” dell’ultimo quadrimestre brillano per sciatteria, confusione e pressappochismo.

Le coperture finanziarie dei provvedimenti varati si basano su un utilizzo improprio di fondi e/o su previsioni di gettito non affidabili ed esageratamente ottimistiche.

Inoltre: struttura e formulazione dei testi rendono sempre disagevole la lettura; il ricorso allo strumento dei decreti legge, per varare norme, manca dei presupposti di necessità ed urgenza; si rileva il frequente rinvio ad una imponente mole di provvedimenti secondari di attuazione; si registrano continue variazioni di leggi anche recenti, con effetti negativi sulle coperture finanziarie; si va all'approvazione di emendamenti senza relazione tecnica o senza il visto positivo della Ragioneria generale.

Insomma, i conti sono stati redatti male e non tornano. E li chiamavano “tecnici”...
http://www.corteconti.it/export/sites/portalecdc/_documenti/controllo/sezioni_riunite/sezioni_riunite_in_sede_di_controllo/2013/delibera_5_2013_rq.pdf
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alekos18

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MessaggioTitolo: Re: Da Monti a Letta: continuità euroatlantica   Mar Mag 28 2013, 18:07

I vincoli europei bloccano il rinnovo dei contratti nella Pubblica Amministrazione (P. A.) anche per il 2014. "Non ci sono le risorse" afferma il ministro della P.A., Gianpiero D'Alia, al ForumPa. E aggiunge: "Dobbiamo responsabilizzare il sindacato, dobbiamo farlo capire ai sindacati e ai dipendenti: oggi la fase della rivendicazione è finita".

Insomma, in maniera sempre più evidente è l'Unione Europea ed il "sogno" (meglio: incubo) euroatlantico che stanno facendo fare passi indietro giganteschi e spaventosi alle pur parziali conquiste sociali ottenute, con le lotte, alcuni decenni fa.

O con l'Unione Europea, i suoi vincoli, le sue direttive, le sue riforme regressive anti-sociali, o per la conquista della sovranità nazionale e l'attuazione di rivendicazioni, diritti sociali, riforme di effettiva utilità per le classi subalterne.
In Italia, come in tutte le nazioni sorelle del continente europeo, sovranità, indipendenza, liberazione. Oppure la barbarie.
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alekos18

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MessaggioTitolo: Re: Da Monti a Letta: continuità euroatlantica   Gio Mag 30 2013, 01:29

L'Istat: 80 anni di austerità per raggiungere il 60% nel rapporto debito/Pil. Nel suo documento annuale, l’istituto statistico nazionale scrive che un Paese in condizioni analoghe a quelle dell'Italia per debito pubblico e andamento del Pil impiegherebbe 80 anni per raggiungere uno dei parametri di Maastricht (il 60% nel rapporto debito/Pil).
E' il requiem dell'Istat sulle nuove regole fiscali europee (pareggio di bilancio strutturale e Fiscal compact).

Le simulazioni dell’Istat evidenziano che “gli spazi per l’attuazione di politiche di bilancio discrezionali per la correzione del ciclo economico risultano inesistenti nel caso dell’applicazione stretta della regola del pareggio di bilancio strutturale”.
Nel capitolo dell’Annuario dedicato alla finanza pubblica, l’Istat ricorda che il miglioramento del rapporto deficit/Pil è stato realizzato grazie all’aumento delle entrate (+2,5% nel 2012) che ha più che compensato quello delle spese (+0,7%). “I progressi conseguiti non sono stati sufficienti ad arrestare la crescita del rapporto debito/Pil". Insomma, costi sociali e nazionali per nulla. Anzi, per stare peggio.

Direttive e vincoli dell'Unione Europea portano verso il baratro. Chi oggi plaude all' "uscita dalla procedura per i disavanzi eccessivi" quale "merito dello sforzo di tutti gli Italiani, che devono essere orgogliosi di questo risultato" (Enrico Letta) fa solo della propaganda ideologica. E' la carota di un istante, consolatoria ed illusoria, intermedio tra bastonate anti-sociali ed anti-nazionali durature. Lo ricorda lo stesso Enrico Letta: "Raccogliamo il frutto del lavoro dei precedenti governi, in particolare di quello Monti (...). Quanto all'attuale esecutivo, l'impegno è di rispettare gli obblighi europei e di applicare il programma votato" dalle Camere.

Ribadiamo: o con l'Unione Europea, i suoi vincoli, le sue direttive, le sue riforme regressive anti-sociali, o per la conquista della sovranità nazionale e l'attuazione di rivendicazioni, diritti sociali, riforme di effettiva utilità per le classi subalterne.
In Italia, come in tutte le nazioni sorelle del continente europeo, sovranità, indipendenza, liberazione. Oppure la barbarie.
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iskra

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MessaggioTitolo: Re: Da Monti a Letta: continuità euroatlantica   Gio Giu 20 2013, 01:05

E' incredibile come stanno mettendo in ginocchio un paese...
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sankara

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MessaggioTitolo: Re: Da Monti a Letta: continuità euroatlantica   Sab Giu 22 2013, 23:42

10 anni di euro hanno causato la perdita del 39,7% del potere d'acquisto delle famiglie italiane. E' il dato che emerge da uno studio del Codacons (Coordinamento delle associazioni a tutela dei diritti dei consumatori) su cento prodotti con il prezzo che avevano nel 2001 (ultimi giorni di vita della lira) tradotto in euro e il costo attuale con relativa percentuale di aumento. 

Una delle argomentazioni con cui, al tempo, la servile classe euroatlantica di questo paese aveva magnificato l'euro era stata proprio la stabilità dei prezzi. Il salasso, secondo il Codacons, non si fermerà nemmeno quest'anno e in quelli a seguire. Nonostante ciò il terrorismo massmediatico euroatlantico ancora prosegue il suo 'battage' sulla perdita del potere d'acquisto in caso di uscita dall'euro e dall'Unione Europea.
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