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 Sovranità e zona di libero scambio USA-UE

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alekos18

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MessaggioTitolo: Sovranità e zona di libero scambio USA-UE   Lun Apr 01 2013, 03:18

Come possono i paesi dell'Unione Europea uscire dalla "crisi" (indotta)? Con un grande accordo di libero scambio con gli Stati Uniti. Il presidente USA, Barack Obama, lo ha già annunciato il mese scorso nel corso del suo discorso sullo Stato dell’Unione: Washington e Bruxelles avvieranno negoziati per l'apertura di una zona di libero scambio ("Transatlantic Trade and Investment Partnership"). Altra alternativa per uscire dalla crisi non ci sarebbe, vien detto. Insomma, quel che da tanti anni abbiamo detto e scritto come "Indipendenza" oggi, in questa fase, è all'ordine del giorno. Se si legge con attenzione la dinamica di 'sviluppo' e di successivo innesco delle crisi impressa con l'Unione Europea, con i suoi restrittivi e recessivi Trattati e con la sua politica monetaria, si dispiega chiaramente, nel tempo, una filiera di tappe che a questo progetto portano (fattivamente, pur se non visibilmente ai più) da molti decenni.

Per Washington, come ha dichiarato il rappresentante al Commercio statunitense, Demetrios Marantis, si tratta di gigantesche opportunità per il proprio export e per la creazione di nuovi posti di lavoro. Il presidente della Commissione Europea Josè Manuel Barroso, dal canto suo, ha affermato che la trattativa per l’accordo UE-USA comincerà entro l’estate e potrebbe essere conclusa entro due anni: un “accordo del secolo” che creerà la ''zona di libero scambio più grande del mondo”.
Obama, nell'incontro a ridosso delle tornata elettorale dello scorso febbraio, ha ricevuto a Washington da Giorgio Napolitano assicurazioni sull'impegno alla continuità delle "riforme" nel solco tracciato dall'asse euroatlantico UE-BCE-FMI (Unione Europea - Banca Centrale Europea - Fondo Monetario Internazionale). Del progetto USA Napolitano ha parlato come "un nuovo stadio storico nei rapporti tra Europa e Stati Uniti, non solo economicamente ma anche da un punto di vista politico". Insomma, dalla N.A.T.O. politico/militare alla N.A.T.O. economica.

Oltre all'eliminazione dei dazi, gli Stati Uniti già dicono di volere la modifica delle regole assai restrittive che oggi, in Europa, colpiscono molti beni in commercio (alimenti, prodotti agricoli e farmaci) e impediscono l'accesso sul mercato di molti esportatori statunitensi. In discussione, pur con gli allentamenti via via imposti dall'Unione Europea ai diversi Stati membri, anche le restrizioni per la tutela della salute, ad esempio nel settore dei medicinali e, soprattutto, nella coltivazione di prodotti agricoli contro l'utilizzo di organismi geneticamente modificati (OGM). E non si tratterà solo di questo. Uno scenario da brividi.
In gioco c'è la volontà di Washington non solo di affermare in modo pieno la "leadership" in Europa, ma di attrezzarsi nel miglior modo possibile alle guerre economico-commerciali e militari con le grandi economie già affermate ed in via di affermazione su scala globale.

Le resistenze e le lotte di liberazione, se vorranno prendersi sul serio, se vorranno incidere, non potranno che rilanciarsi sul terreno decisivo della conquista o della riconquista della sovranità nazionale, per assetti di società ben differenti da quelli capitalistici vigenti ed in vista di relazioni tra Stati sovrani in un quadro di rapporti internazionali necessariamente diverso da quello bellicista ed imperialista dominante.
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alekos18

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MessaggioTitolo: Re: Sovranità e zona di libero scambio USA-UE   Mar Lug 16 2013, 11:28

"Washington spieghi, faccia chiarezza" avevano tuonato le cancellerie europee sul cosiddetto Datagate, arrivando 'a caldo' a lanciare dichiarazioni infiammate, a minacciare ripercussioni sui negoziati relativi all'avvio del Trattato di Libero Scambio con gli Stati Uniti.
Forse un sussulto di dignità e sovranità nazionali di fronte allo spionaggio americano su larga scala nei confronti degli "alleati" europei denunciato dall'ex agente della NSA (uno dei servizi segreti USA) Edward Snowden? Tutt'altro.
Si è trattato di una grande sceneggiata, condotta in ordine sparso, con ricadute forse commerciali legate alle trattative in corso. Anziché concedere asilo politico a chi ha denunciato spionaggio ostile, si fa di tutto per consegnarlo agli Stati Uniti. Stride, infatti, la contraddizione tra un'indignazione formalmente dovuta e l'interdizione (frutto delle pressioni di Washington) all'atterraggio –negli aeroporti di diverse capitali europee, Italia inclusa– dell'aereo di Evo Morales. Si riteneva infatti che, con il presidente boliviano, a bordo ci fosse anche Snowden, proprio colui che aveva svelato l'attività di spionaggio all'origine dello "scandalo". Una decisione peraltro senza precedenti dalla fine della seconda guerra mondiale con la quale, interdicendo il rifornimento di carburante, si è messa a rischio la vita di un capo di Stato.

La vicenda, suo malgrado, ha però –per un momento almeno– portato all'attenzione dei più l'esistenza di trattative in corso per la costituzione di un mercato unico transatlantico tra Stati Uniti ed Unione Europea. Fatto su cui vige una sostanziale assenza di informazioni quanto a natura, ragioni, conseguenze. Venerdì scorso si è concluso, negli Stati Uniti, il primo giro di negoziati che Washington vuole chiudere presto, entro il 2014. Del caso Snowden, come hanno evidenziato diversi negoziatori, non si è parlato. E nemmeno di diritti doganali, essendo la liberalizzazione negli accordi di libero scambio fra Stati Uniti ed Europa già molto avanzata.
L’unica misura raggiunta ha riguardato l'assunzione di identiche norme relative agli strumenti finanziari derivati.
Ma la posta in gioco per Washington è più ambiziosa: eliminare tutte quelle barriere al commercio rappresentate da leggi o direttive, come nel caso dei prodotti agricoli e di allevamento (dalle regole restrittive, in Europa, sull'uso di ormoni nei bovini, sul trattamento del pollame al cloro, sugli OGM), dei medicinali, dei servizi, dei diritti intellettuali, delle piccole e medie imprese, delle materie prime ed energetiche, dei servizi pubblici, dei "diritti" degli investitori, eccetera.
Il secondo incontro sarà a Bruxelles, nella settimana che inizierà il 7 ottobre.

Sempre più chiaramente, insomma, si dispiega la funzione di "dependance" USA dell'Unione Europea. Il che ben s'integra con il processo disgregativo delle economie europee, frutto della struttura atlantica del combinato UE-euro.
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MessaggioTitolo: Re: Sovranità e zona di libero scambio USA-UE   Mar Lug 16 2013, 14:33

L'intervento di Mattia Corsini al postato di cui sopra, stimola un ulteriore intervento di "Indipendenza".

-----------

Scrive Mattia Corsini Grazie mille. Eppure, qualcosa si muove. E tanto per cambiare si muove in Germania, ma non é escluso che l'esempio sia presto imitato. Una cosa invidio ai tedeschi. L'orgoglio nazionale e il fermo rifiuto di asservirsi a chichessia senza lottare.

http://www.keinpfusch.net/2013/07/effetto-prism.html

KEIN PFUSCH®: Effetto Prism
www.keinpfusch.net
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Rivista Indipendenza @ Mattia Corsini, Circolo Indipendenza Torino.
Siamo di fronte ad una confliggenza tra formazioni capitalistiche (USA-Germania). Alle classi grande imprenditoriali tedesche, dal loro punto di vista, 'sciogliersi' nel sistema euro (socializzando i debiti sovrani, armonizzando le politiche fiscali, ecc., con conseguente smantellamento del proprio sistema capitalistico renano) non è assolutamente d'interesse. Chi fa l' "anti-tedesco" (guarda caso figure alla Monti hanno più volte tuonato in tal senso e così tutti i corifei della grancassa massmediatica atlantica, con servile cognizione di causa) fa un gioco "americano". Siamo in presenza quindi di conflitti d'interesse in campo atlantico evidentissimi.

Nelle società dei diversi Stati (declassati a diverso grado...) del continente europeo questo braccio di ferro USA-Germania lo si sta pagando con le "crisi indotte" (non solo Grecia). In questa fase, all'interno di queste contraddizioni, si aprono (si sono già aperte...) opportunità politiche per chi colga l'importanza, l'indispensabilità di coniugare prospettiva di emancipazione sovranista e riscrittura di rapporti e modo di produzione sociali. in Italia scontiamo desertificazione politico/culturali, ritardi organizzativi, confusionarismi diffusi, pregiudizialità patenti (concetto di Patria e di indipendenza, ad esempio).

Questa 'finestra' storica non resterà aperta indefinitamente. In tali termini si chiuderà al chiudersi (anche provvisorio) di detta confliggenza. O il sistema UE-euro ingabbia la Germania e l'intera Europa nella prospettiva transatlantica a guida USA (negoziati in corso), oppure spaccheranno l'euro con una cintura di paesi che direttamente entreranno nell'area di una dollarizzazione anche palese (tra questi l'Italia, che del sistema atlantico per gli Stati Uniti è ventre molle e perno decisivo, anche per la sua collocazione strategica). Lo sganciamento, in questa seconda ipotesi, si sostanzierà in classi dirigenti servili che parleranno di "sovranismo" (su questo terreno già stanno lavorando in termini senz'altro comunicativi...). Per limitarci nelle nostre lande, gli italofoni atlantici magnificheranno le sorti dell'Italia pre euro, quelle classi dirigenti, eccetera eccetera. Un sovranismo senza caratterizzazione emancipativa chiara, attorno alla quale costruire consensi tra le diverse classi dominate, spiana la strada -volenti o nolenti- ad una prospettiva di "destra". (Anche) su questo è necessario riflettere, confrontarsi, agire di conseguenza...
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alekos18

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MessaggioTitolo: Re: Sovranità e zona di libero scambio USA-UE   Mer Lug 17 2013, 02:50

Piero Roncoletta Mi è difficile comprendere quale sia il reale atteggiamento degli USA nei confronti della UE. Da un lato, ritengo che negli USA ne abbiano abbastanza di un'Europa in recessione perenne che comunque è un limite alla crescita della loro economia; le importazioni in tutti i paesi del sud europa sono in crollo verticale e questo riguarda anche i beni prodotti negli USA, nonostante un cambio a loro ampiamente favorevole. Da questo punto di vista, una prossima disgregazione dell'area UE non sarebbe dunque mal vista, se davvero questa si risolvesse in una vera ripresa collettiva. D'altro canto, ci sono in corso queste segrete trattative per la creazione di un mercato unico transatlantico, condotte direttamente con la Commissione Europea che, visto che il diritto comunitario prevale su quello nazionale, potrebbero consentire agli USA di imporre i loro desiderata scavalcando i singoli governi e parlamenti nazionali e quindi hanno un altissimo valore strategico. Allora, quale è l'Europa preferibile dal punto di vista americano?

Rivista Indipendenza Questa recessione non è un accidenti della Storia. E' il frutto consequenziale delle politiche depressive e da ristagno economico scaturite dai Trattati europei e dalle relative politiche monetariste imposte. Chi trae giovamento, interesse, da tutto ciò?

Secondo aspetto. Dicono la Germania. Eppure, passati gli anni della rendita di posizione (per tutta una serie di motivi) di cui ha goduto, anche la Germania sta progressivamente entrando in questa spirale. E allora? Resta inevaso l'interrogativo iniziale.

Terzo aspetto. Washington non ha mai ostacolato l'euro. Se guardiamo ai decisori d'ultima istanza politici ed economici degli States e ai fatti (geo)politici, questo processo è stato da loro auspicato e favorito. Ci sono radici antiche molto esplicite e 'ufficiali' in tal senso che rimandano agli anni immediatamente successivi al secondo conflitto mondiale. E, del resto, cosa avrebbero fatto in senso contrario?

Quarto aspetto. Washington spinge per il superamento di questa crisi generalizzata 'indotta' sul continente europeo. Ovviamente non in modo disinteressato. Non servirebbe altrimenti allo scopo. L'amministrazione Obama 'suggerisce' ed individua proprio nell'unificazione politica, nella centralizzazione delle politiche europee e di bilancio, nella socializzazione dei debiti sovrani, in una comune politica fiscale, in una uniformità bancaria europea, la chiave di volta delle crisi (indotte) sul continente europeo.

Quinto aspetto. Effetti negativi sull'export statunitense? Stando ai dati del FMI, gli USA gradualmente vedono i loro fondamentali economici in miglioramento (non solo per la questione del cambio), contrariamente a quanto accade in modo sempre più pervasivo e 'penetrante' in Europa. Gli obiettivi di cui sopra possono comportare un rallentamento di fase dell'export USA (e peraltro stanno producendo effetti negativi anche per altre economie concorrenti, ad es. quella cinese), ma rappresentano un vantaggio strategico enorme sui diversi paesi europei che potrebbe rivelarsi decisivo per molto, molto tempo.

Le trattative per la creazione di un mercato unico transatlantico sono secondo noi la risposta d'approdo di tutta questa operazione eurounionista. In linea generale, è già molto evidente chi trarrà vantaggio da questo mercato unico. Quale sarà il quadro normativo e, soprattutto, se questo mercato vedrà tutti o una parte dei paesi della attuale Unione Europea farne parte, sarà sancito dall'esito di questo conflitto interno al campo atlantico tra Stati Uniti e Germania.
L'Europa preferibile dal punto di vista americano? Ovviamente la UE tutta.
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sankara

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MessaggioTitolo: Caso Snowden e Mercato Unico Transatlantico   Sab Lug 27 2013, 08:05

Caso Snowden e Mercato Unico Transatlantico
"Washington spieghi, faccia chiarezza" avevano tuonato le cancellerie europee sul cosiddetto Datagate, arrivando 'a caldo' a lanciare dichiarazioni infiammate, a minacciare ripercussioni sui negoziati relativi all'avvio del Trattato di Libero Scambio con gli Stati Uniti.

Forse un sussulto di dignità e sovranità nazionali di fronte allo spionaggio americano su larga scala nei confronti degli "alleati" europei denunciato dall'ex agente della NSA (uno dei servizi segreti USA) Edward Snowden? Tutt'altro.

Si è trattato di una grande sceneggiata, condotta in ordine sparso, con ricadute forse commerciali legate alle trattative in corso. Anziché concedere asilo politico a chi ha denunciato spionaggio ostile, si fa di tutto per consegnarlo agli Stati Uniti. Stride, infatti, la contraddizione tra un'indignazione formalmente dovuta e l'interdizione (frutto delle pressioni di Washington) all'atterraggio –negli aeroporti di diverse capitali europee, Italia inclusa– dell'aereo di Evo Morales. Si riteneva infatti che, con il presidente boliviano, a bordo ci fosse anche Snowden, proprio colui che aveva svelato l'attività di spionaggio all'origine dello "scandalo". Una decisione peraltro senza precedenti dalla fine della seconda guerra mondiale con la quale, interdicendo il rifornimento di carburante, si è messa a rischio la vita di un capo di Stato.

La vicenda, suo malgrado, ha però –per un momento almeno– portato all'attenzione dei più l'esistenza di trattative in corso per la costituzione di un mercato unico transatlantico tra Stati Uniti ed Unione Europea. Fatto su cui vige una sostanziale assenza di informazioni quanto a natura, ragioni, conseguenze. Venerdì scorso si è concluso, negli Stati Uniti, il primo giro di negoziati che Washington vuole chiudere presto, entro il 2014. Del caso Snowden, come hanno evidenziato diversi negoziatori, non si è parlato. E nemmeno di diritti doganali, essendo la liberalizzazione negli accordi di libero scambio fra Stati Uniti ed Europa già molto avanzata.

L’unica misura raggiunta ha riguardato l'assunzione di identiche norme relative agli strumenti finanziari derivati.

Ma la posta in gioco per Washington è più ambiziosa: eliminare tutte quelle barriere al commercio rappresentate da leggi o direttive, come nel caso dei prodotti agricoli e di allevamento (dalle regole restrittive, in Europa, sull'uso di ormoni nei bovini, sul trattamento del pollame al cloro, sugli OGM), dei medicinali, dei servizi, dei diritti intellettuali, delle piccole e medie imprese, delle materie prime ed energetiche, dei servizi pubblici, dei "diritti" degli investitori, eccetera.

Il secondo incontro sarà a Bruxelles, nella settimana che inizierà il 7 ottobre.

Sempre più chiaramente, insomma, si dispiega la funzione di "dependance" USA dell'Unione Europea. Il che ben s'integra con il processo disgregativo delle economie europee, frutto della struttura atlantica del combinato UE-euro.


"Indipendenza"
16 luglio 2013
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