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 Roma, 16 marzo. Volantino a manifestazione Federcontribuenti

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MessaggioTitolo: Roma, 16 marzo. Volantino a manifestazione Federcontribuenti   Dom Mar 17 2013, 01:22

Dipendenza e crisi economica.
Come liberarci?

Ormai è da tutti riconosciuto che stiamo attraversando una crisi grave almeno –se non più– come quella del '29, aggravata, ci viene raccontato, dall'eredità dell'enorme debito pubblico. Ci viene quindi detto di stringere i denti e soprattutto la cinghia, in attesa che la tempesta passi. I fatti però mostrano che tagli alla spesa sociale, liberalizzazioni e privatizzazioni, inasprimenti fiscali, hanno peggiorato le condizioni materiali di vita di imprese e cittadini; che queste manovre, chiamate persino "SalvaItalia", stanno deteriorando sempre più tutti i dati economici e aggravando lo stesso peso del debito; che miseria, fallimenti e suicidi sono diventati la quotidianità in Italia.
Di fronte al quadro che ci viene dipinto, ogni sforzo di reagire o anche solo di protestare sembra vano. Una sensazione di impotenza e inutilità porta alla rinuncia a lottare e alla depressione.
Non solo è difficile capire in che modo opporsi, ma perfino contro chi e per che cosa.
La situazione ci appare paradossale: gli impianti produttivi non sono stati fisicamente distrutti, c'è tanta gente che vorrebbe lavorare e produrre, ma le imprese devono chiudere, principalmente proprio a causa delle manovre imposteci dalla Banca Centrale e dalla Commissione Europea e perseguite impunemente dai governi italiani che, con le loro manovre, ottengono solo l'effetto perverso di ridurre la capacità d'acquisto dei cittadini e la liquidità delle piccole e medie imprese. Le quali già sono state duramente colpite dall'adozione di una moneta di fatto straniera quale l'euro, e dalla liberalizzazione selvaggia degli scambi commerciali, entrambe misure fortemente penalizzanti per la nostra economia.

Con il varo delle nuove regole e Trattati europei (M.E.S., Fiscal Compact, Two Packs per citare i più recenti) la situazione è destinata ulteriormente a peggiorare. Con il pretesto di voler ridurre il rapporto debito pubblico / PIL si richiedono manovre draconiane che di fatto riducono il PIL e perciò il rapporto debito-PIL tende sempre ad aumentare. Nel seguire la quota del PIL in discesa, occorreranno sempre nuove e più pesanti manovre in termini di aumento di tasse e diminuzione di spesa sociale, in una rincorsa tanto distruttiva quanto assolutamente inutile. Inoltre il Patto cosiddetto di Stabilità che abbiamo passivamente sottoscritto impedisce alle amministrazioni dello Stato e agli enti locali addirittura di pagare i debiti contratti con le imprese nel mentre li obbliga ad aumentare loro l'imposizione fiscale! Allo stesso tempo i cittadini si vedono aumentate le tasse, decurtati gli stipendi e le pensioni, tagliate le prestazioni sanitarie e socio-assistenziali, ridotti i posti di lavoro, mentre quasi scompaiono le speranze di trovare un lavoro decente.

C'è da domandarsi il perché di tutto questo.
La risposta che abbiamo trovato è la svendita della sovranità nazionale ad opera di un'intera classe politica, anno dopo anno, in parte in modo cosciente, in parte forse non del tutto consapevole. L'unica via che ci resta per riscattarci consiste –tanto per cominciare– nella riconquista della sovranità nazionale, a partire da quella monetaria con l'abbandono della moneta unica e l'utilizzo della Banca Centrale Italiana allo scopo di finanziare la ripresa produttiva e la spesa sociale, le adozioni di politiche monetarie e fiscali finalizzate alla realizzazione di questo obiettivo, con la riduzione delle forme di tassazione a cominciare da quelle più odiose e penalizzanti (Irap, Imu per la prima casa, Irpef per le fasce medio-basse ecc.) e perciò il ripudio dei Trattati Europei che lo impediscono e non permettono neanche di fornire alle imprese aiuti di Stato, con la scusa che violerebbero la concorrenza internazionale (come se oggi ci fosse una reale situazione di parità!).


Sembra un'impresa difficile solo perché tutti hanno preferito raccontarci la favoletta che era colpa nostra, che ci eravamo indebitati troppo, eccetera. In realtà ci stanno costringendo ad indebitarci per poi poterci ricattare meglio.
Nessuno dovrebbe sentirsi in colpa perché ha troppi debiti che non riesce a pagare o perché ha perso o non trova un lavoro, o perché resta indietro nella giungla della competizione globale che è tutt'altro che "sana" o l'unica, ineluttabile scelta. Non è che "così ormai va il mondo", ma così l'hanno ridotto attraverso precise scelte politiche.
In questo modo hanno colpevolmente indotto, in chi è più debole o provato, dei sentimenti di inadeguatezza, spingendolo a prendersela con se stesso, anziché mettere in discussione queste spietate forme indotte di darwinismo sociale.
A dispetto di quanto ci dicono, dobbiamo rendere consapevoli noi e tutti gli altri che patiscono dei veri e propri drammi per la mancanza di lavoro o di mezzi per mandare avanti la propria attività, che la responsabilità non è nostra ma della classe politica che ci ha condotto in questa situazione firmando leggi inique e Trattati capestro, per favorire poteri economici e finanziari sovranazionali, di cui le istituzioni europee sono espressione.
Allo stesso modo potremo acquisire la consapevolezza che una via d'uscita c'è e può essere perseguita proprio e soltanto se non accettiamo di farci piegare ma rialziamo orgogliosamente la testa. Questo vale per tutti, ma soprattutto per i giovani. Sono soprattutto loro che, coadiuvati dagli altri, devono trovare la forza e la volontà di trasformare quella che tutti indicano come una generazione sconfitta, in una generazione che dimostri di non subire questo stato di cose, ma di volerlo ribaltare per riscattare se stessa e la nostra nazione da una situazione di asservimento, riprendendosi e creando il proprio futuro.

Riprendiamoci la vita. Individualmente, collettivamente.
Sovranità, indipendenza, liberazione

“Indipendenza”

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