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 Hans-Werner Sinn, l'euro e la Grecia

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alekos18

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MessaggioTitolo: Hans-Werner Sinn, l'euro e la Grecia   Mar Feb 12 2013, 20:29

La Grecia deve uscire "subito, temporaneamente, dall’euro, svalutando la moneta del 20-30-40%, pena la definitiva distruzione dell’economia, arrivata a un tale punto di degrado da poter essere considerata come 'tragedia umanitaria' e quindi cominciare anche a ventilare l’ipotesi di chiedere l’intervento dell’ONU”. Torna a ripeterlo l’economista tedesco Hans-Werner Sinn, stavolta insieme ad una cinquantina di altri economisti, che hanno presentato un rapporto urgente al Consiglio d’Europa, alla presidenza della BCE, all’ufficio centrale della commissione bilancio e tesoro dell’Unione Europea.

Per l'economista tedesco Sinn il vero pericolo è la messa in essere di politiche di salvataggio, con rischi di gran lunga maggiore rispetto all'uscita di un Paese dall’euro ("l’istituto Ifo ha studiato circa 70 casi di svalutazione delle monete, arrivando alla conclusione che la ripresa inizia dopo un anno o due"). Sinn, dalla sua, porta dati e cifre: "Gli Stati membri dell’Eurozona hanno messo a disposizione 1.400 miliardi di euro in prestiti di salvataggio, 700 miliardi di euro forniti dalla Bundesbank attraverso i suoi prestiti. Poi c’è l’ESM con 700 miliardi di euro, che dovrebbero essere elevati a 2.000 miliardi di euro, contando l’aiuto di investitori privati. Ciò stabilizza i mercati dei capitali, ma destabilizza anche i restanti Stati europei stabili e spazza via i risparmi dei pensionati e dei contribuenti. Stiamo scivolando gradualmente in una trappola da cui non potremo più fuggire". A suo dire le "misure di austerity eccessive all’interno dell’Eurozona non funzioneranno" e senza mezzi termini dice che, così perseverando, "si guideranno questi Paesi sull’orlo della guerra civile" con l’Europa destinata a conoscere la più lunga recessione che la Storia ricordi.

Per Sinn, uscire dall’euro non è la fine del mondo. Un'affermazione, la sua, non di oggi: "quello a cui stiamo assistendo in Grecia è un disastro, ma la catastrofe non è causata dalla sua uscita, bensì dalla sua permanenza nell’Eurozona". Una prospettiva avversata da Washington e da tutte le cancellerie euro-atlantiche che, secondo Sinn, verrà accettata quando anche la Francia precipiterà nel vortice della crisi. Ed è proprio di oggi un ulteriore significativo campanello d'allarme in tal senso. La Corte dei Conti francese ha dichiarato che è improbabile che la Francia riesca a raggiungere il proprio obiettivo di un deficit nominale del 3% del PIL nel 2013, a causa della debole crescita della sua economia, ed invita l'Unione Europea a fare chiarezza sugli obiettivi di deficit per i paesi membri ("la Corte dei Conti ritiene che ci sia la necessità per le autorità competenti dell'Unione Europea di specificare la rilevanza che viene attribuita ai criteri rispettivamente per i bilanci nominali e per quelli strutturali").

Sulla Grecia, intanto, è calato pressoché il silenzio. E' bene che non si sappia, non si parli di cosa sta accadendo. Per sapere, è necessario cercare, avere anche interlocuzioni in loco. Le notizie che arrivano sono sempre più drammatiche. Sullo sfondo di scioperi continui e ad oltranza, s'intensificano gli assalti ai supermercati, al momento in forma non violenta. Gruppi di persone, esasperate e affamate, entrano e portano via merce senza pagare. Cominciano i primi rifiuti alle assurde regole europeiste imposte dalla PAC (Politica Agricola Europea): la distruzione di tonnellate di prodotti che sforino le quote prefissate. L'ultima azione è di molti imprenditori agricoli che si sono rifiutati di distruggere tonnellate di arance e limoni, come richiesto dalla UE interessata (per conto di chi?) a mantenere i prezzi ai livelli concordati. La frutta è stata distribuita gratuitamente nelle piazze. Azione estemporanea, invece, quella di ex proprietari di caseifici: il prodotto di migliaia di vasetti di yogurt è stato regalato davanti a scuole ed ospedali. Estemporanea, però. Le loro aziende sono state acquisite, a quattro soldi, da multinazionali.
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MessaggioTitolo: Re: Hans-Werner Sinn, l'euro e la Grecia   Sab Feb 16 2013, 22:54

alekos18 ha scritto:
La Grecia deve uscire "subito, temporaneamente, dall’euro, svalutando la moneta del 20-30-40%, pena la definitiva distruzione dell’economia, arrivata a un tale punto di degrado da poter essere considerata come 'tragedia umanitaria' e quindi cominciare anche a ventilare l’ipotesi di chiedere l’intervento dell’ONU”. Torna a ripeterlo l’economista tedesco Hans-Werner Sinn, stavolta insieme ad una cinquantina di altri economisti, che hanno presentato un rapporto urgente al Consiglio d’Europa, alla presidenza della BCE, all’ufficio centrale della commissione bilancio e tesoro dell’Unione Europea.

Per l'economista tedesco Sinn il vero pericolo è la messa in essere di politiche di salvataggio, con rischi di gran lunga maggiore rispetto all'uscita di un Paese dall’euro ("l’istituto Ifo ha studiato circa 70 casi di svalutazione delle monete, arrivando alla conclusione che la ripresa inizia dopo un anno o due"). Sinn, dalla sua, porta dati e cifre: "Gli Stati membri dell’Eurozona hanno messo a disposizione 1.400 miliardi di euro in prestiti di salvataggio, 700 miliardi di euro forniti dalla Bundesbank attraverso i suoi prestiti. Poi c’è l’ESM con 700 miliardi di euro, che dovrebbero essere elevati a 2.000 miliardi di euro, contando l’aiuto di investitori privati. Ciò stabilizza i mercati dei capitali, ma destabilizza anche i restanti Stati europei stabili e spazza via i risparmi dei pensionati e dei contribuenti. Stiamo scivolando gradualmente in una trappola da cui non potremo più fuggire". A suo dire le "misure di austerity eccessive all’interno dell’Eurozona non funzioneranno" e senza mezzi termini dice che, così perseverando, "si guideranno questi Paesi sull’orlo della guerra civile" con l’Europa destinata a conoscere la più lunga recessione che la Storia ricordi.

Per Sinn, uscire dall’euro non è la fine del mondo. Un'affermazione, la sua, non di oggi: "quello a cui stiamo assistendo in Grecia è un disastro, ma la catastrofe non è causata dalla sua uscita, bensì dalla sua permanenza nell’Eurozona". Una prospettiva avversata da Washington e da tutte le cancellerie euro-atlantiche che, secondo Sinn, verrà accettata quando anche la Francia precipiterà nel vortice della crisi. Ed è proprio di oggi un ulteriore significativo campanello d'allarme in tal senso. La Corte dei Conti francese ha dichiarato che è improbabile che la Francia riesca a raggiungere il proprio obiettivo di un deficit nominale del 3% del PIL nel 2013, a causa della debole crescita della sua economia, ed invita l'Unione Europea a fare chiarezza sugli obiettivi di deficit per i paesi membri ("la Corte dei Conti ritiene che ci sia la necessità per le autorità competenti dell'Unione Europea di specificare la rilevanza che viene attribuita ai criteri rispettivamente per i bilanci nominali e per quelli strutturali").

Sulla Grecia, intanto, è calato pressoché il silenzio. E' bene che non si sappia, non si parli di cosa sta accadendo. Per sapere, è necessario cercare, avere anche interlocuzioni in loco. Le notizie che arrivano sono sempre più drammatiche. Sullo sfondo di scioperi continui e ad oltranza, s'intensificano gli assalti ai supermercati, al momento in forma non violenta. Gruppi di persone, esasperate e affamate, entrano e portano via merce senza pagare. Cominciano i primi rifiuti alle assurde regole europeiste imposte dalla PAC (Politica Agricola Europea): la distruzione di tonnellate di prodotti che sforino le quote prefissate. L'ultima azione è di molti imprenditori agricoli che si sono rifiutati di distruggere tonnellate di arance e limoni, come richiesto dalla UE interessata (per conto di chi?) a mantenere i prezzi ai livelli concordati. La frutta è stata distribuita gratuitamente nelle piazze. Azione estemporanea, invece, quella di ex proprietari di caseifici: il prodotto di migliaia di vasetti di yogurt è stato regalato davanti a scuole ed ospedali. Estemporanea, però. Le loro aziende sono state acquisite, a quattro soldi, da multinazionali.

In quel che dice l'economista c'è una sola cosa che non va, la parola temporaneamente...

Sul resto poi, non mi stupirei del fatto che le regole europoidi vengano messe in discussione solo quando nella rete cadrà qualche "pesce grosso" tipo la Francia. Finchè si tratta della povera Grecia, che prima o poi meriterà il poco invidiabile titolo di nazione martire dei mercati, o dell'Italietta, che gli frega a a Bruxells o a Francoforte, ma quando toccherà a loro stessi, come cambieranno subito le carte in tavola...

Nelle crisi comunque si vedono anche cose che il mercatismo aborrisce, parole che sembravano scomparse come la solidarietà tornano ad avere una loro attualità, l'assurdo e irrazionale principio mercatista di distruggere tonnellate e tonnellate di buona frutta, per mantenere artificialmente alti i prezzi, cosa che ripugna la coscienza e ferisce il cuore, comincia a essere disattesa, e questo credo deponga a favore del popolo greco che sta subendo una vera e propria guerra da parte dei potentati economici esteri.

Destino questo che attende anche la nostra povera e bistrattata Italia...
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