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 Draghi e l'euro irreversibile

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sankara

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MessaggioTitolo: Draghi e l'euro irreversibile   Ven Set 07 2012, 22:58

«Faremo tutto il necessario per l'euro che è irreversibile». Con questo obiettivo il Governatore della Banca Centrale Europea (BCE), Mario Draghi, ha spiegato alla stampa la decisione del Consiglio Direttivo di «acquisti illimitati» dei titoli di Stato dei Paesi dell'eurozona sotto la spada di Damocle dei "mercati finanziari", la divinità del XXI° secolo. I quali hanno accolto «con euforia» le dichiarazioni dell'(ex?) Goldman Sachs con un ampio ribasso dello "spread" (scarto) tra i rendimenti dei Buoni del Tesoro poliennali a 10 anni e gli omologhi Bund tedeschi; "spread" che, parola del presidente Giorgio Napolitano, «non è assolutamente spiegabile sulla base dei dati fondamentali dell'economia» (5 settembre 2012). Per una volta si può anche concordare con l'ex PCI. Secondo la grancassa mediatica gli attacchi speculativi sui titoli di Stato rifletterebbero «paura» o «incertezza» degli investitori connessa alle «debolezze sistemiche del sistema euro».

Ma è concepibile legare il destino degli Stati e dei popoli ai capricci ed agli umori degli operatori finanziari di Borsa? O non è forse più razionale pensare che tali attacchi costituiscano uno strumento, finanziario, di pressione politica, in ultima istanza rivolto verso Berlino, condotto dalla finanza estera a dominanza USA e finalizzato a conseguire un obiettivo politico: l'unificazione –bancaria, di bilancio e politica– europea. Non si tratta, si sia ben chiari, di aderire a fantomatiche «teorie del complotto». Si tratta invece di compiere un'analisi che un tempo si sarebbe definita "di struttura", vale a dire del quadro capitalistico e geopolitico, nonché delle strategie delle oligarchie politiche e finanziarie dominanti volte al dominio globale, così come è sempre stato nella Storia. Si possono ad esempio ritenere i "mercati finanziari" come luoghi caratterizzati da un'assoluta trasparenza delle informazioni e popolati da individui perfettamente razionali o, al contrario, esclusivamente irrazionali e timorosi? O non andrebbero invece meglio studiati e compresi i meccanismi teorici e pratici attraverso i quali il complesso finanziario statunitense (agenzie di rating, banche d'affari, fondi d'investimento) riesce magari non a determinare, ma ad indirizzare, influenzare, quotazioni di Borsa?

Fatta questa premessa, vediamo come la decisione della BCE costituisce un ulteriore passo verso il "SuperStato" europeo. Innanzitutto queste dichiarazioni e la conseguente "reazione dei mercati" hanno quantomeno un merito: evidenziare come la "crisi del debito sovrano" e lo psicodramma dello "spread" trovano causa ed alimento nel comportamento della BCE, nel suo mancato intervento come "prestatore di ultima istanza" a favore degli Stati.
La rinuncia alla sovranità monetaria è l'elemento determinante della crisi. Senza l'integrazione monetaria e la liberalizzazione finanziaria, non sarebbe nemmeno pensabile un default del "debito sovrano". La crisi non è il frutto del «lassismo fiscale» degli "Stati periferici", ma la conseguenza dell'aver ceduto la propria sovranità monetaria e finanziaria. Le dichiarazioni di Draghi non segnalano però un'inversione di marcia verso la "monetizzazione del debito". Il diavolo, come sempre, si nasconde nel dettaglio.

Innanzitutto gli acquisti verranno effettuati non sul mercato primario, vale a dire direttamente dai governi al momento dell'emissione, bensì su quello secondario, vale a dire comprando i titoli già in circolazione sui mercati finanziari. Il beneficio in termini di ribasso dello "spread", dunque degli interessi da pagare sui titoli di Stato e di conseguenza sul bilancio pubblico, si avrebbero indirettamente, e non è detto che saranno nemmeno così consistenti, concentrandosi la Outright Monetary Transactions (transazioni monetarie dirette) esclusivamente sui titoli a breve scadenza e non su quelli a lungo termine (perciò non si comprenderebbe a stretto rigore di logica il calo dello scarto sui titoli poliennali). Gli acquisti verrebbero inoltre "sterilizzati", che nel linguaggio economico significa che la moneta creata in un primo tempo dalla BCE verrà successivamente "rastrellata" nei "mercati finanziari", forse dalle banche che quindi si ritroveranno con meno fondi disponibili da concedere a famiglie ed imprese. Inoltre ci troviamo di fronte ad un aiuto condizionato ad un commissariamento del Paese dei titoli acquistati dalla BCE. Intanto, per attivare la procedura, gli Stati in questione dovranno richiedere l'attivazione sul mercato primario dei "fondi affossa-Stati", vale a dire l'European Financial Stability Facility e il suo successore l'European Stability Mechanism. Quindi accettare «strette condizioni», vale a dire la solita disastrosa austerità a base di privatizzazioni, mannaia su salari e Stato sociale, inasprimenti fiscali, altrimenti la BCE interromperà le proprie azioni di acquisto. Presumibilmente i Paesi in oggetto dovranno firmare un Memorandum che equivale ad un commissariamento politico, ed in tal senso si legga l'intervento del Fondo Monetario Internazionale richiesto dallo stesso Draghi «per disegnare le condizioni specifiche di partecipazione al programma per singoli Paesi e per il controllo del programma».

Tutto questo, a nostro avviso, non farà che rendere ulteriormente più difficile l'uscita di uno Stato membro dall'euro e dalla catena del debito, ed in tal senso intendiamo "l'irreversibilità dell'euro" menzionata da Draghi. La "svolta" della BCE non lascia presagire dunque nulla di buono in particolare per il nostro Paese. Costituirà un ulteriore passo verso la cessione dei residui margini di sovranità nazionale ed il preludio a medio termine al definitivo commissariamento del nostro Paese. Si tratta di una spinta verso quel "SuperStato" europeo agognato dai "mercati finanziari" a dominanza USA, che sta procedendo in modo incontrastato, fatta salva l'opposizione di settori del capitalismo tedesco. Opposizione che, questo è quello che percepiamo, non verte tanto sulla direzione finale del processo, ma sulle sue modalità di gestione. Con Berlino che vorrebbe contrattare la dimensione politica ed economica del proprio ridimensionamento a scapito degli altri "Stati periferici". In tal senso le «strette condizioni» da riservare ai Paesi oggetti di "aiuto" potrebbero facilitare una sentenza positiva della Corte Costituzionale tedesca sul varo del MES, sentenza attesa per il 12 settembre. In ogni caso, per il nostro Paese si prevedono tempi ancora più duri, come si evince dalla lettura di editoriali ed interviste della grande stampa che chiedono a Monti l'intervento della BCE. Sarebbe il suggello per il governo forse più nefasto della storia italiana.
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