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 Dopo la Libia, la Siria. Al Qaeda: l'alleato di Washington

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alekos18

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MessaggioTitolo: Dopo la Libia, la Siria. Al Qaeda: l'alleato di Washington    Ven Ago 17 2012, 11:49

Dopo la Libia, la Siria.
Al Qaeda: l'alleato di Washington

«I ribelli siriani oggi sarebbero incommensurabilmente più deboli senza Al Qaeda. I battaglioni dell’Esercito libero siriano (Fsa) sono stanchi, divisi, confusi e inefficaci. Si sentono abbandonati dall’Occidente e sempre più demoralizzati mentre affrontano la potenza di fuoco superiore e l’esercito professionista del regime di Assad. L’arrivo di jihadisti di Al Qaeda porta disciplina, fervore religioso, esperienza bellica dalle battaglie in Iraq, finanziamenti dai simpatizzanti nel Golfo e, soprattutto, risultati letali (...). In breve, l’Fsa ha bisogno di Al Qaeda ora» ( http://www.cfr.org/syria/al-qaedas-specter-syria/p28782 ). Così Ed Husain, analista del Council on Foreign Relations, pensatoio di alto livello nelle linee d'indirizzo dell’establishment statunitense. A maggio scorso, la presenza di Al Qaeda / Jabhat al Nusrah, in Siria, era stata riconosciuta dal capo del Pentagono, Leon Panetta.

Le parole di Ed Husain sono una presa d'atto che dice molto più di quanto espresso nell'articolo (peraltro riscontrabile in una serie innumerevole di fatti) e cioè che:

1. Washington ed i suoi alleati/subalterni NATO sostengono (con finanziamenti e forniture di armi) quella che per anni è stata dipinta come la Spectre, cioè Al Qaeda. Tra Al Qaeda e Washington, che è la cabina di regìa delle aggressioni 'occidentali', vi è un'oggettiva sinergia di obiettivi senz'altro a medio termine e di fattiva collaborazione militare. Per chi non lo abbia ancora colto, emerge che la cosiddetta lotta al "terrorismo", la supposta minaccia mondiale rappresentata da Al Qaeda, è stato un pretesto giustificativo che Washington ha imposto per l'aggressione a Stati sovrani, non allineati con le proprie direttive o anche solo d'ostacolo al perseguimento dei propri obiettivi strategici di fase. L'uccisione di Bin Laden in Pakistan (poco importa ora entrare nel merito se fosse già morto da anni o meno) e la sua frettolosa (il giorno stesso) sepoltura in mare hanno significato hollywoodianamente l'archiviazione di una fase durata dieci anni e l'apertura di una nuova: banco di prova in Libia, prosieguo ora in Siria, a seguire sarà la volta del Libano (per smantellare Hezbollah) e dell'Iran.

2. Quella che viene presentata come guerra civile siriana è principalmente un'aggressione terroristica esterna, con decine di migliaia di mercenari e di alqaedisti. Gli obiettivi di quest'ultimi (instaurazione di califfati e oscurantisti sistemi sociali) sono ritenuti funzionali, a Washington, per più ragioni: a) abbattimento di governi legittimi sgraditi; b) ridimensionamento delle necessità d'impiego di uomini e mezzi, con funzione ridotta di sostegno logistico-finanziario-militare; c) smantellamenti di Stati e loro ridisegno nei termini di una miriade di statarelli-bantustan comunitari per una più spinta e totale ri-colonizzazione di aree strategiche per risorse e posizionamento geografico.

3. Di là da critiche che si possono muovere al sistema politico ed economico vigente in Siria, peraltro in grado di impartire molte lezioni sul terreno dei rapporti sociali a pretese "democrazie occidentali", la collocazione di campo principale, in questa fase, è tra difesa delle autorità legittime siriane e diritto di un popolo, come ogni popolo, al proprio spazio sovrano, da una parte, ed aggressione imperialista e prospettiva coloniale, dall'altra. Superfluo precisare da che parte stiamo.

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alekos18

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MessaggioTitolo: Re: Dopo la Libia, la Siria. Al Qaeda: l'alleato di Washington    Dom Apr 14 2013, 19:29

«Al-Nusra è parte della nostra rete e combatte in Siria per instaurare uno stato Islamico». La dichiarazione pubblica di al-Qaeda in Iraq (AQI) che tramite il proprio capo, Abu Bakr al-Baghdadi, ha definito pochi giorni fa il gruppo armato jihadista, attivo in Siria, «un’estensione dello Stato Islamico d’Iraq nonché parte di esso», ufficializza quel che già si sapeva, nonostante la successiva smentita –ambigua ed imbarazzata– del capo di Jabhat al-Nusra, Abu Mohammad al-Julani (nella foto: miliziano di al Nusra uccide militari siriani ad Aleppo).

Si tratta di «un punto a favore delle autorità siriane perché conferma la versione ufficiale che ha sempre parlato di gruppi terroristi e di forze straniere che li appoggiano». Così Bassam Abu Abdallah, direttore del centro di Damasco per gli Studi Strategici. Non pochi osservatori sottolineano l'indebolimento dell'opposizione siriana in una fase per lei ancor più critica sul terreno ed in termini di consenso interno. Di fronte all'opinione pubblica siriana ed internazionale è imbarazzante e non giustificabile questa significativa e rilevante presenza alqaedica in Siria, tanto più perché si chiede un cambio democratico.
Il governo siriano ha già chiesto all'ONU di inserire al-Nusra nella lista delle organizzazioni terroristiche affiliate ad al Qaeda.

A sostegno del paese arabo aggredito da emirati arabi, Paesi atlantici (USA in testa) e al Qaeda, nelle ultime 48 ore sono giunti circa 1.200 combattenti di Hezbollah, il movimento della resistenza libanese, altre «migliaia di armati arrivati dall'Iraq» e «rinforzi dal Pakistan e dall'Afghanistan». Lo riferiscono "al Arabiya" e il quotidiano saudita "al Watan".
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alekos18

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MessaggioTitolo: Re: Dopo la Libia, la Siria. Al Qaeda: l'alleato di Washington    Sab Giu 08 2013, 17:10

"La vittoria" a Al-Qusayr, il segretario generale di Hezbollah, Sayyed Hassan Nasrallah, l'aveva promessa pubblicamente il 24 maggio scorso. Un discorso, il suo, che ufficializzava l'intervento diretto –in termini significativi– della resistenza libanese a fianco delle autorità siriane, di Assad e della stragrande maggioranza della popolazione siriana che li sostiene. Migliaia di combattenti libanesi hanno portato tutta la loro esperienza e capacità militari di decenni di resistenza alle occupazioni e alle invasioni israeliane. Hezbollah, dopo vent'anni circa di occupazione, caccia Israele dal sud del Libano nel 2000 e sconfigge di nuovo, militarmente, Israele che nel 2006 ritenta l'invasione. Oggi l'esercito siriano, le milizie popolari locali (le unità Al-Shabeeba del partito Ba'ath, le Forze Nazionali di Difesa, l'Esercito del Popolo) e gli Hezbollah hanno liberato la cittadina e la regione di Al-Qusayr (sud-ovest di Homs). Stamani la tv siriana e quella di Hezbollah, al Manar, hanno trasmesso in esclusiva le prime immagini dell'ingresso delle forze di liberazione.

Consapevole della rilevanza del coinvolgimento diretto della resistenza libanese nel conflitto, pochi giorni dopo il discorso di Nasrallah il Dipartimento di Stato USA (29 maggio) aveva definito "inaccettabile e pericolosa" la presenza dei combattenti di Hezbollah in Siria e ne aveva chiesto l'immediato ritiro. Nasrallah aveva però già chiarito le ragioni dell'intervento: ''Una guerra politica-economica è stata scatenata contro la Siria e migliaia di combattenti sono stati inviati senza lamentele, mentre il nostro coinvolgimento è considerato un'interferenza". Dal marzo 2011 infatti, cioè dall'inizio della cosiddetta "crisi siriana", migliaia di mercenari, di jihadisti di Al Qaeda e affini, militari e uomini dell'intelligence di Paesi del Golfo (qatarioti, sauditi) e paesi 'occidentali' sono attivi in termini militari, di finanziamenti, di rifornimenti, di sostegno logistico a tutto campo al fine di rovesciare un apparato politico ed un sistema sociale, quello della Repubblica Araba di Siria, che rappresenta un ostacolo ai disegni di dominio euroatlantico e israeliano di controllo e dominio sulla regione e ai fautori di oscurantisti califfati.
Il Libano stesso è stato da subito uno dei fronti di retroguardia (non meno rilevante di quello turco, quindi) della cosiddetta "ribellione siriana". Di là da una serie di fatti, sui media libanesi aveva suscitato scalpore la messa in onda di registrazioni audio come prove attestanti il compito assegnato al deputato Okab Sakr dal capo del “Movimento Futuro”, Saad Hariri, di provvedere al finanziamento e al rifornimento di armi per i cosiddetti "ribelli". Da due anni Sakr fa il 'pendolare' tra il Belgio e Instanbul (Turchia), per sovrintendere al tutto.
Ultimo ma non ultimo l'intervento di Israele che entra direttamente nel conflitto, ai primi di maggio, con motivazioni di circostanza, bombardando la capitale siriana, Damasco, e i suoi dintorni.

Nei primi due anni del conflitto, Hezbollah aveva invitato a mettere da parte le armi e ad avviare un dialogo inter-siriano per una soluzione pacifica, senza interferenze esterne di chicchessia. Preso atto della sola disponibilità delle autorità siriane all'avvio di un dialogo inter-siriano e della non volontà del fronte di Stati arabi (Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi), "occidentali" (in primis USA, ma ci sono anche Francia, Gran Bretagna, Turchia, ecc.) e dei miliziani di Al Qaeda, fronte convinto di poter fare in Siria quel che è riuscito in Libia, tre mesi fa Hezbollah è passato all'azione. Ha messo in moto la sua macchina militare annunciando la sua partecipazione ai combattimenti in regioni limitrofe al confine libanese, al cui interno non erano mancati attacchi con razzi dei cosiddetti "ribelli" nelle zone notoriamente roccaforti di Hezbollah.

Aver liberato l'area di Al-Qusayr non significa aver vinto la guerra di liberazione, ma ne è una tappa molto significativa, strategica, per più ragioni: per la posizione geografica nel paese dell'area, snodo commerciale e importante polo industriale (qui si trovano tra l'altro le più importanti raffinerie di idrocarburi e qui passano le condotte di gas e greggio con i suoi terminali sul Mediterraneo) e per la valenza politico-militare. L'intervento combinato di truppe e milizie popolari siriane da un lato ed Hezbollah dall'altro può significare molto nel prosieguo della guerra. In sé è anche un chiarissimo messaggio per quei circoli atlantici che da tempo caldeggiano, pianificano, attuano aggressioni nell'area arabo-asiatica, oggi puntando alla Siria, domani al Libano (Hezbollah) e dopodomani all'Iran.
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alekos18

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MessaggioTitolo: Re: Dopo la Libia, la Siria. Al Qaeda: l'alleato di Washington    Ven Giu 14 2013, 18:08

Come in altri teatri di guerra (ultimo la Libia), quando gli ascari dell'imperialismo USA o di potenze "occidentali" con velleità regionali non riescono ad avere la meglio, come un coniglio dal cilindro, si tira fuori qualche motivo-pretesto. Poco importa che le presunte "prove", come già accaduto, si rivelino fabbricate, false. In Siria non si è riuscito a scalfire, con la guerra estero-diretta, il sostegno di larga parte della popolazione alle legittime autorità siriane e militarmente i cosiddetti "ribelli" stanno subendo un rovescio dopo l'altro: inaccettabile per emirati oscurantisti del Golfo e cancellerie euroatlantiche che scalpitano per riscrivere la carta regionale. Chi per acquisire qualcosa, chi per obbligo di servaggio (es. Italia), comunque in scia di chi detta tempi e modi: gli Stati Uniti. 
Ecco dunque Washington dichiarare che è stata superata la linea rossa: Assad avrebbe usato armi chimiche. Siamo, insomma, alla replica di copioni già visti: ad es., in Iraq e in Libia. Ora, anche per la Siria si parla di «no fly zone» e di armi ai ribelli (più di quanto hanno finora ricevuto). Praticamente una dichiarazione di guerra.  

Mosca accusa Washington senza mezzi termini: hanno fabbricato prove false. «Le informazioni sull'uso di armi chimiche da parte di Assad sono state costruite» dagli USA come «le bugie sulle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein», ha scritto su Twitter il presidente della Commissione Esteri della Duma vicino al Cremlino, Alexiei Pushkov. Obama come Bush, insomma. Il primo consigliere di Putin per la politica estera, Yury Ushakov, ha sottolineato che già «la decisione di Washington di fornire sostegno militare ai ribelli siriani metterà in crisi le chanche di pace e in particolare l'iniziativa russo-statunitense su una conferenza di pace».

Una guerra su larga scala alla Siria significherà davvero l'apertura del vaso di Pandora, estendendosi ben oltre la penisola arabica. Paesi "occidentali" ed emirati arabi si sono a diverso titolo coinvolti, alcuni da subito. Al Qaeda e organizzazioni affini si sono schierate da questa parte del fronte. Si è riproposto insomma l'asse che ha aggredito la Jamahiriya libica. 
Israele è entrato nel conflitto bombardando Damasco e dintorni ai primi di maggio. Di fronte ad un'aggressione di tale e vasta portata, Hezbollah ha portato il suo sostegno alle autorità repubblicane siriane e alla maggioranza della popolazione che le sostiene. L'Iran non è detto che resti a guardare. Anche perché, se cade Damasco, a Teheran sanno di essere il prossimo obiettivo. 
Tra imperialismo e resistenza, superfluo dire da che parte stiamo.
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MessaggioTitolo: Re: Dopo la Libia, la Siria. Al Qaeda: l'alleato di Washington    Sab Ago 31 2013, 16:49

A Washington lo hanno dichiarato da subito, ben prima che arrivassero sul posto gli ispettori ONU, che quello del 21 agosto, in un’area della periferia di Damasco, era un attacco chimico ordinato da Assad. Nonostante questa accusa pregiudiziale si stia sgretolando con il trascorrere dei giorni, Washington ha già fatto sapere che partirà un «attacco limitato nel tempo» alla Siria.

Sul "casus belli" addotto dall'amministrazione statunitense per il suo ennesimo intervento imperialista, ci limitiamo a segnalare, in sintesi, solo qualcosina:

– Il 29 agosto, all'Associated Press (AP) i "ribelli" siriani del sobborgo di Ghouta a Damasco ammettono: le armi chimiche ci sono state fornite dall'Arabia Saudita e le abbiamo usate noi. Al giornalista dell'AP, Dale Gavlak, corrispondente dal Medio Oriente da due decenni per AP, BBC e NPR, i miliziani sponsorizzati dall'Occidente e dalle petromonarchie del Golfo, riconoscono che l'«incidente» del 21 agosto è dipeso da una gestione impropria di alcuni combattenti delle armi chimiche, il che ha scatenato «un'esplosione per errore».

– Gwyn Winfiled, esperto nel campo delle armi non convenzionali, intervistato da Repubblica (22 agosto): «L’attacco con agenti tossici ieri in Siria sembra avere tutte le caratteristiche di un nuovo incidente del Tonchino: un “casus belli” creato ad arte per giustificare un’escalation militare delle potenze straniere, come quello che nel ’64 autorizzò l’intervento americano in Vietnam». Sulle responsabilità delle autorità siriane, Winfiled "è scettico": «Come non esserlo? È difficile credere che il regime di Assad lanci un’offensiva del genere in simultanea con l’arrivo a Damasco degli ispettori ONU incaricati delle indagini sulle armi chimiche. Come in ogni omicidio, l’investigatore dovrebbe chiedersi: cui prodest? Non giova certo al regime, che in ogni caso verrà incolpato».

– Frank Gardner, corrispondente per la sicurezza della BBC, si chiede: «Perché il governo di Assad, che ha recentemente riconquistato terreno ai ribelli, effettuerebbe un attacco chimico, mentre gli ispettori delle Nazioni Unite sono nel Paese?» (cfr. http://www.bbc.co.uk/news/world-middle-east-23777201)

– Sulla vicenda, Carla Del Ponte, ex procuratore capo del Tribunale penale internazionale e membro della commissione d’indagine sulla violazione dei diritti umani in Siria, ha riproposto ciò che ebbe a dire in un'intervista alla Radio Svizzera Italiana il 6 maggio scorso. Del Ponte parlava già allora di prove certe "che ad utilizzare armi chimiche in Siria sono stati gli insorti e non gli uomini fedeli al regime di Bashar al Assad" (cfr. http://www.youtube.com/watch?v=kmX5sJktyC8#t=40).
I "ribelli" non sono infatti nuovi all'uso di armi chimiche e diversi di loro sono stati arrestati a più riprese in Turchia ed Iraq nell'atto di introdurre in Siria gas Sarin e armi chimiche. Miliziani di al Nusra, il ramo siriano di al Qaeda, ha prodotto numerosi video in cui mostra armi chimiche e ne annuncia l'utilizzo.

Per Obama, presidente USA, quanto accaduto il 21 agosto «minaccia gli interessi di sicurezza nazionale degli Stati Uniti» e gli Stati Uniti attaccheranno se necessario da soli, anche senza avallo del Consiglio di Sicurezza dell'ONU. Secondo il Segretario di Stato USA, John Kerry, le informazioni raccolte sono solide ed «è in gioco la credibilità e la sicurezza degli Stati Uniti». Curiose le sue reiterate dichiarazioni sul fatto che gli USA non hanno intenzione di «ripetere gli errori» commessi per l'Iraq. Allora, il suo predecessore Colin Powell espose di fronte al Consiglio di Sicurezza ONU le prove che dimostravano il presunto possesso di armi di distruzioni di massa da parte di Saddam Hussein, poi rivelatesi false con ammissione, a distanza di alcuni anni, della stessa della Casa Bianca.
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alekos18

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MessaggioTitolo: Re: Dopo la Libia, la Siria. Al Qaeda: l'alleato di Washington    Lun Set 02 2013, 23:09

"Abbiamo sfidato gli Stati Uniti e la Francia a portare una sola prova. Obama e Hollande ne sono stati incapaci, anche davanti ai loro popoli". Così il presidente siriano Bashar Hafiz al-Asad, in esclusiva su Le Figaro, respinge le accuse sull'attacco chimico del 21 agosto, in un quartiere periferico di Damsco, attribuite alle autorità siriane da Washington e dal codazzo dei suoi alleati/subalterni. "Chiunque operi contro gli interessi della Siria e dei suoi cittadini", ha detto ancora Assad, "è un nemico. Il popolo francese non è nostro nemico, ma la politica del suo Stato è ostile al popolo siriano. Nella misura in cui la politica dello Stato francese è ostile al popolo siriano, questo Stato sarà suo nemico. Questa ostilità finirà quando lo Stato francese cambierà politica. Ci saranno ripercussioni, ovviamente negative, sugli interessi della Francia. In caso di attacco militare contro la Siria, aggiunge Assad, bisognerà parlare della risposta siriana, ma anche di ciò che potrebbe succedere dopo il primo bombardamento. Ora, nessuno può sapere cosa succederà. Tutti perderanno il controllo della situazione quando la polveriera esploderà. Il caos e l'estremismo si espanderanno. Esiste il rischio di una guerra regionale''.

"Ci hanno mostrato alcuni materiali che non contengono nulla di concreto e che non ci convincono. Non ci sono né mappe geografiche né nomi. Inoltre ci sono molte incongruenze, restano moltissimi dubbi". Il ministro degli Esteri russo, Sergej Viktorovič Lavrov, bolla così l'aleatorietà delle supposte "prove" fornite dagli USA sull'uso di armi chimiche da parte di Damasco. "Non ci sono fatti, ma solo e semplicemente dichiarazioni che loro sanno per certo. E  quando voi chiedete delle conferme più dettagliate", ha proseguito Lavrov, "replicano che è tutto segreto e che per questo non possono farcele vedere: vuol dire che non vi sono elementi per la cooperazione internazionale. Quello che ci hanno fatto vedere in precedenza e ultimamente i nostri partner americani, come pure quelli britannici e francesi, non ci convince assolutamente. Russia e Cina sono esclusivamente per soluzioni diplomatiche e contrarie al ritorno al linguaggio degli ultimatum e alla rinuncia del negoziato".
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iskra

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MessaggioTitolo: Re: Dopo la Libia, la Siria. Al Qaeda: l'alleato di Washington    Lun Set 09 2013, 09:28

Da anni sento parlare di "male assoluto" con riferimento alla Germania nazista. Qualcosa di orribile i crimini di cui si è macchiata. Ma esagero se dico che gli Stati Uniti, a partire dall'olocausto nucleare di Hiroshima e Nagasaki (ma qualcuno potrebbe obiettarmi giustamente, ancor prima, lo sterminazionismo a danno dei nativi americani) ne ha più che surclassato gli orrori?
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Dopo la Libia, la Siria. Al Qaeda: l'alleato di Washington
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